La plusvalenza sulla cessione dell’immobile non può essere desunta dal valore definito ai fini dell’imposta di registro – Diario quotidiano del 27 gennaio 2017

Pubblicato il 27 gennaio 2017



1) Dichiarazione precompilata: possibile inviare i dati sanitari fino al 9 febbraio 2017
2) Dichiarazione Iva annuale e modello Iva 74-bis: disponibili le specifiche tecniche
3) Basta l’email per provare il conferimento dell’incarico professionale
4) La plusvalenza sulla cessione dell’immobile non può essere desunta dal valore definito ai fini dell’imposta di registro
5) Credito ricerca e sviluppo cumulabile con gli incentivi comunitari
6) Fondi pensione: aggiornato manuale di vigilanza
7) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. ottava salvaguardia)
8) Libro giornale: con la sintesi giornaliera si paga meno imposta di bollo
9) Omessa dichiarazione annuale Iva: il credito dell’anno precedente non si perde
10) Professionisti: “in cantiere” il diritto all’equo compenso non solo per gli avvocati
diario-quotidiano-articoli-71) Dichiarazione precompilata: possibile inviare i dati sanitari fino al 9 febbraio 2017 2) Dichiarazione Iva annuale e modello Iva 74-bis: disponibili le specifiche tecniche 3) Basta l’email per provare il conferimento dell’incarico professionale 4) La plusvalenza sulla cessione dell’immobile non può essere desunta dal valore definito ai fini dell’imposta di registro 5) Credito ricerca e sviluppo cumulabile con gli incentivi comunitari 6) Fondi pensione: aggiornato manuale di vigilanza 7) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. ottava salvaguardia) 8) Libro giornale: con la sintesi giornaliera si paga meno imposta di bollo 9) Omessa dichiarazione annuale Iva: il credito dell’anno precedente non si perde 10) Professionisti: “in cantiere” il diritto all’equo compenso non solo per gli avvocati *****

1) Dichiarazione precompilata: possibile inviare i dati sanitari fino al 9 febbraio 2017

Pubblicato dall’Agenzia delle entrate il provvedimento direttoriale n. 17731 del 25 gennaio 2017 recante modifiche al provvedimento del 29 luglio 2016 in materia di modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata e modifiche al provvedimento del 15 settembre 2016 in materia di modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie e delle spese veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, a decorrere dall’anno di imposta 2016.

Come riferito dal comunicato della stessa Agenzia del 25 gennaio 2017, c’è tempo fino al 9 febbraio 2017 per l’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2016 per prestazioni non erogate, o parzialmente erogate.

Estesa la scadenza per l’invio dei dati

I soggetti tenuti alla trasmissione delle spese sanitarie, la cui platea è aumentata in quanto include, rispetto allo scorso anno, le strutture autorizzate e non accreditate, gli psicologi, gli infermieri, le ostetriche, le parafarmacie, i tecnici di radiologia medica e gli ottici, avranno più tempo per inviare i dati relativi alle citate spese del 2016. L’estensione del termine, dal 31 gennaio al 9 febbraio, va incontro alle esigenze rappresentate dalle categorie tenute all’invio dei dati per il primo anno e all’esigenza di fornire ai contribuenti un 730 precompilato con un maggior numero di spese mediche. La proroga del termine si intende riferita alla trasmissione di tutte le spese sanitarie sostenute nel 2016, da parte di tutti i soggetti tenuti a questo obbligo. La proroga riguarda ovviamente anche i veterinari, che da quest’anno sono tenuti all’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese veterinarie.

Proroga dei termini anche per l’opposizione all’utilizzo dei dati

In osservanza del sistema di tutela della privacy approvato, è posticipato al 9 marzo 2017 il termine entro il quale i contribuenti potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio rifiuto all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2016 ai fini dell’elaborazione del 730 precompilato. Coloro che vorranno esercitare la facoltà di opposizione potranno quindi trasmettere il modello direttamente all’Agenzia fino al 31 gennaio 2017 oppure accedere dal 10 febbraio al 9 marzo 2017 direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it) tramite la tessera sanitaria oppure le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia.

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2) Dichiarazione Iva annuale e modello Iva 74-bis: disponibili le specifiche tecniche

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato le specifiche tecniche dei moduli Iva (dichiarazione annuale e Iva 74-bis).

Servono per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate, da parte di contribuenti, curatori fallimentari e commissari liquidatori, dei dati contenuti nelle due dichiarazioni

Dopo il debutto dei modelli in bozza e la pubblicazione delle loro versioni definitive, ecco sul sito delle Entrate, allegate ai rispettivi provvedimenti del 25 gennaio 2017, anche le specifiche tecniche per inviare telematicamente i dati delle dichiarazioni Iva annuale 2017 e Iva 74-bis.

Per quanto riguarda il modello Iva annuale 2017 (approvato con provvedimento del 16 gennaio 2017), l’allegato “A” del provvedimento del 25 gennaio 2017 riporta il contenuto e le specifiche tecniche da adottare per la trasmissione per via telematica all'Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nella dichiarazione Iva relativa all'anno d'imposta 2016 da parte dei contribuenti tenuti a tale adempimento, che provvedono direttamente all'invio, nonché da parte dei soggetti che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione. Invece, in relazione al modello Iva 74-bis (approvato anch'esso con provvedimento del 16 gennaio 2017), concernente le operazioni effettuate nella frazione d'anno antecedente la dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, da utilizzare a partire dall'anno d'imposta 2017, il neo provvedimento, con l’allegato “A”, definisce il contenuto e le specifiche tecniche da adottare per la trasmissione per via telematica all'Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nel suddetto modello dichiarativo, da parte dei curatori fallimentari e dei commissari liquidatori tenuti a tale adempimento, che provvedono direttamente all'invio, nonché da parte degli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione.

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3) Basta l’email per provare il conferimento dell’incarico professionale

E’ sufficiente uno scambio di corrispondenza, via posta elettronica (anche non Pec), per provare l’avvenuto conferimento dell’incarico professionale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1792 del 24 gennaio 2017, la quale ritiene che le comunicazioni via mail o fax possono assurgere ad elementi di prova dell’incarico conferito dal cliente al professionista.

In tal modo la Suprema Corte ha cassato, con rinvio, la decisione con cui i giudici di merito avevano revocato il decreto ingiuntivo ottenuto da un professionista per la somma che gli era dovuta da un cliente (società), quale compenso per le prestazioni professionali di consulenza ed assistenza espletate.

La società, si era opposta al decreto ingiuntivo avuto notificato, negando di aver mai affidato l’incarico al tecnico.

A questa aveva dato ragione anche la Corte d’appello la quale, confermando il giudizio già reso in primo grado, aveva dichiarato indimostrato l’affidamento del mandato professionale.

Dal canto suo, il professionista nel proprio ricorso promosso in sede di legittimità ha messo in evidenza il vizio di motivazione del giudice di merito e questo nonostante i testi sentiti nel corso dell’istruttoria avessero confermato la sua presenza presso i locali della società e nonostante fossero state depositate in atti comunicazioni via fax e via mail intervenute tra le parti, confermative del mandato medesimo.

Viceversa, la Corte di cassazione ha ritenuto fondato il vizio di motivazione lamentayo dal professionista, sottolineando che, immotivatamente, la Corte di secondo grado non aveva indicato le ragioni per le quali le comunicazioni mail e fax allegate fossero da ritenere prive di valenza dimostrativa dell’incarico oggetto della lite.

Mancava, altresì, una valutazione specifica e logicamente argomentata sulle deposizioni dei testi.

Prova incarico può avvenire anche con presunzioni: Difatti, la Cassazione ha precisato come la prova del conferimento dell’incarico professionale, quando il diritto al compenso sia dal convenuto contestato sotto il profilo della mancata instaurazione di siffatto rapporto, possa essere data dall’attore con ogni mezzo istruttorio, anche per presunzioni.

Compete, poi, al giudice di merito, valutare se, in concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita, sottraendosi il relativo accertamento al sindacato di legittimità “se adeguatamente e coerentemente motivato”.

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4) La plusvalenza sulla cessione dell’immobile non può essere desunta dal valore definito ai fini dell’imposta di registro

Cessione immobiliare: Il fatto che il contribuente abbia definito un accertamento di valore sulla base dell’imposta di registro non vuole dire che poi debba subire un pari trattamento per poi determinare la plusvalenza ai fini delle imposte sui redditi.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1823 del 24 gennaio 2017, secondo cui la plusvalenza immobiliare non tollera la medesima presunzione di calore ai fini del registro.

Nelle cessioni di immobili e di aziende, l’accertamento della plusvalenza immobiliare non è presumibile solo sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito, ai fini dell’imposta di registro, ovvero ai fini delle imposte ipotecaria e catastale. E ciò vale anche per i giudizi in corso, intrapresi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 147/2015 – avente carattere interpretativo – che ha chiarito la valenza presuntiva di siffatti tipi di accertamento.

La Corte Suprema, ha quindi accolto il ricorso di alcuni contribuenti, cui l’Agenzia delle Entrate aveva notificato degli avvisi di accertamento emessi ai fini della rettifica del prezzo di cessione di un’area edificabile. Il prezzo di cessione era stato determinato dall'Ufficio – e questo censuravano i ricorrenti - in via presuntiva, sulla base del prezzo definito dall'acquirente in sede di applicazione dell’imposta di registro.

Nell'accogliere la censura, la Suprema Corte ricorda come nelle more del presente giudizio, sia intervenuto il suddetto D.Lgs. n. 147/2015, secondo cui le disposizioni del TUIR ex D.p.r. n. 917/1986 e del D.Lgs. n. 446/1997, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende, nonché per la costituzione o il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore dichiarato, accertato e definito ai fini dell’imposta di registro ex D.p.r. n. 131/1986, ovvero ai fini delle imposte ipotecaria e catastale ex D.Lgs. n. 347/1990.

Legge interpretativa Applicabile ai giudizi in corso: Il D.Lgs. n. 147/2015, ha concluso la Cassazione, è applicabile anche ai giudizi in corso, atteso che il carattere retroattivo costituisce elemento connaturale delle leggi aventi, come nella specie, carattere interpretativo.

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5) Credito ricerca e sviluppo cumulabile con gli incentivi comunitari

E’ possibile beneficiare del cumulo tra il credito d’imposta per ricerca e sviluppo ed i contributi comunitari, sempreché la somma del citato credito d’imposta e l’importo dei contributi comunitari sia inferiore alla spesa ammissibile complessivamente sostenuta nel periodo di imposta per il quale si chiede l'agevolazione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 12/E del 25 gennaio 2017, cui è seguito da parte della stessa Agenzia il comunicato n. 18 di pari data.

Investimenti in attività di ricerca e sviluppo: Ok al cumulo tra credito d’imposta e incentivi comunitari

Spazio alla cumulabilità del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo con i contributi comunitari concessi per i medesimi investimenti. Con la suddetta risoluzione n. 12/E, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulla fruibilità dell’agevolazione per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo e delle sovvenzioni erogate dall’Unione Europea specificando, in particolare, le modalità di calcolo per verificare gli importi in relazione ai quali è possibile beneficiare del credito. L’esistenza del cumulo va verificata solo sui costi ammissibili a entrambe le discipline agevolative: l’importo del credito d’imposta teoricamente spettante sommato con i contributi comunitari riferibili ai costi eleggibili al credito non deve risultare superiore ai costi ammissibili di competenza del periodo di imposta per il quale si intende accedere all’agevolazione. Ciò al fine di accertare che, a seguito del cumulo degli incentivi, le spese relative agli investimenti ammissibili non risultino coperte oltre il limite massimo, rappresentato dal 100% del loro ammontare.

Come cambia l’agevolazione

La legge di Stabilità 2015, modificando la misura introdotta dall’art. 3 del Dl 145/2013, ha riconosciuto un credito d’imposta a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019. La legge di bilancio 2017 ha recentemente prorogato di un anno il periodo di tempo nel quale possono essere effettuati gli investimenti ammissibili (fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020) e ha potenziato il beneficio prevedendo, con decorrenza dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016:

- l’applicazione di un’aliquota unica del credito di imposta, pari al 50%, a prescindere dalla tipologia di investimenti effettuati;

- l’ammissibilità delle spese relative a tutto il “personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo” non essendo più richiesto il requisito di specializzazione, secondo il quale detto personale doveva essere “altamente qualificato”;

- l’incremento a 20 milioni di euro (dagli originari 5 milioni di euro) dell’importo massimo annuale del credito di imposta spettante a ciascun beneficiario.

Cumulo tra credito d’imposta e incentivi comunitari

Il documento di prassi chiarisce che la cumulabilità tra credito d’imposta e contributi comunitari va verificata in relazione ai costi ammessi ad entrambe le discipline agevolative. Se la somma degli incentivi comunitari correlati ai costi ammissibili e del credito di imposta risulta minore o uguale alla spesa ammissibile complessivamente sostenuta nel periodo di imposta per il quale l’istante intende accedere all’agevolazione, si potrà beneficiare del credito di imposta per l’intero importo calcolato. Nel caso, invece, di superamento del limite massimo (cioè il 100% dei costi sostenuti) bisognerà ridurre corrispondentemente il credito di imposta, in modo da garantire che tutti gli incentivi ricevuti per sovvenzionare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo non eccedano i costi complessivamente sostenuti eleggibili al credito di imposta.

Chi può accedere al credito d’imposta

Possono accedere al beneficio tutte le imprese che, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dal settore in cui operano, dal regime contabile adottato e dalle dimensioni aziendali, effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo.

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6) Fondi pensione: aggiornato manuale delle segnalazioni statistiche e di vigilanza

Al fine di rendere ulteriormente efficace lo svolgimento dei compiti istituzionali affidati dalla legge alla COVIP (art. 19, D.Lgs. n. 252/2005), si è provveduto a un aggiornamento del “Manuale delle segnalazioni statistiche e di vigilanza dei fondi pensione”, integrando in unico flusso (survey DA) le informazioni relative al singolo iscritto e pensionato e i dati sul codice fiscale.

Nello specifico, le righe “R1000110 - Dati anagrafici dell'iscritto2 e “R1000150 - Dati anagrafici del pensionato” delle tavole, rispettivamente, Tav. I.26 - Informazioni per singolo iscritto. Anagrafica e situazione personale e lavorativa e Tav. I.29 - Informazioni per singolo pensionato. Anagrafica e dati sulla rendita sono integrate con le variabili “Codice fiscale” e “Situazione alla fine dell’anno”. La prima variabile contiene il codice fiscale, e consente l’associazione di tutte le informazioni previste nel flusso di dati sul singolo individuo.

La seconda variabile serve, invece, a dare evidenza del fatto che alla fine dell’anno l’iscritto risulti aderire o meno alla forma di previdenza complementare (o, nel caso del pensionato, che lo stesso sia ancora titolare o meno della prestazione pensionistica erogata dalla forma pensionistica, direttamente o tramite un’impresa di assicurazione).

Sono state altresì spostate le voci “C0022700 - Riserve tecniche” e “C0022900 - Attività supplementari” (“Tav. I.13 - Informazioni sulle riserve tecniche”), originariamente richieste con la segnalazione sui dati aggregati annuali (survey AA1 e AA2), nella segnalazione dei dati aggregati annuali di bilancio (survey BL1 e BL2).

Considerando le modifiche apportate, al fine di consentire agli operatori di adeguare le procedure i termini per l’inoltro dei dati annuali relativi al 2016 sono così rivisti:

- 31 maggio 2017, con riguardo ai fondi pensione di nuova istituzione e ai fondi pensione preesistenti che adottano il sistema di contabilità per quote;

- 30 giugno 2017, con riguardo ai fondi pensione preesistenti che non adottano il sistema di contabilità per quote.

Per gli anni successivi rimangono confermate le scadenze relative alla trasmissione dei dati annuali riportate nel paragrafo “Termini di trasmissione dei dati” del Manuale.

(Covip, circolare n. 22 del 19 gennaio 2017)

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7) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. ottava salvaguardia)

L’INPS, con la circolare n. 11 del 26 gennaio 2017, fornisce le istruzioni operative per l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 214 a 218, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019” (nuove disposizioni in materia di salvaguardia) riguardanti, tra l’altro, le tipologie di lavoratori, i criteri di ammissione alla salvaguardia, le modalità ed il termine di presentazione delle istanze di accesso al beneficio e le operazioni di monitoraggio.

Nel supplemento ordinario n. 57 della Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016 è stata pubblicata la legge 11 dicembre 2016, n. 232 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”

Tale legge, all’articolo 1, commi da 214 a 218, reca disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (Allegato n. 1).

In particolare, il predetto articolo, dopo aver rideterminato ai commi 212 e 213 le risorse finanziarie stanziate ed il limite numerico stabilito per le diverse operazioni di salvaguardia ad oggi intervenute - risultanti dal monitoraggio e verifica delle precedenti misure di salvaguardia per le quali la certificazione del diritto al beneficio è da ritenersi conclusa - individua nei successivi commi sia le categorie di lavoratori alle quali continuano ad applicarsi i requisiti di accesso ed il regime delle decorrenze vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011, sia le modalità di gestione delle operazioni di monitoraggio e le risorse stanziate per la salvaguardia in parola.

Ai sensi del comma 218 del medesimo articolo, i benefici della salvaguardia in argomento sono riconosciuti nel limite di 30.700 soggetti, nel rispetto del contingente numerico stabilito dal comma 214 per ciascuna categoria di lavoratori, e nel limite massimo di 137 milioni di euro per l’anno 2017, 305 milioni di euro per l’anno 2018, 368 milioni di euro per l’anno 2019, 333 milioni di euro per l’anno 2020, 261 milioni di euro per l’anno 2021, 171 milioni di euro per l’anno 2022, 72 milioni di euro per l’anno 2023, 21 milioni di euro per l’anno 2024, 9 milioni di euro per l’anno 2025 e 3 milioni di euro per l’anno 2026.

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8) Libro giornale: con la sintesi giornaliera si paga meno imposta di bollo

Banche: Nel libro giornale le operazioni della stessa specie possono essere indicate per sintesi giornaliera, con la conseguenza che esso non deve essere “integrato” dal supporto informatico contenente ciascuna specifica operazione e che, pertanto, per quest’ultimo non si deve pagare l’imposta di bollo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 735 del 13 gennaio 2017, che ha respinto la tesi del Fisco, confermando quindi l’annullamento integrale degli atti impositivi.

Dunque, ai fini dell’imposta di bollo la banca può tenere il libro giornale delle operazioni in forma sintetica, ossia raggruppandole per tipologia. Le scritture analitiche presenti nell’archivio informatico non scontano alcun prelievo, in quanto non devono ritenersi “integrative” del libro giornale. Il caso riguardava Banca Intesa, raggiunta da una contestazione fiscale dell’Agenzia delle Entrate per gli anni 2005 e 2006 in merito all'imposta di bollo.

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9) Omessa dichiarazione annuale Iva: il credito dell’anno precedente non si perde

La circostanza di avere omesso la denuncia non fa perdere il diritto alla detrazione Iva: Difatti, il contribuente ha diritto al credito Iva se, pur omettendo la dichiarazione annuale, dimostra i requisiti sostanziali per la detrazione dell'imposta. La Corte di cassazione con l’ordinanza n. 1962 del 25 gennaio 2017. continua a confermare l’orientamento favorevole ai contribuenti (eppure gli uffici delle Entrate, pare che non vogliano recepire tali statuizioni della Corte suprema, infatti, per i medesimi casi continuano a “sfornare” tutta una serie di avvisi di accertamenti che poi in cassazione vengono “demoliti”).

Nell’ulteriore caso di specie, l’Agenzia delle entrate aveva notificato ad una società una cartella di pagamento con la quale pretendeva il versamento Iva in conseguenza del disconoscimento del credito derivante dall’esercizio precedente.

L’azienda aveva omesso la presentazione della dichiarazione e di conseguenza l’Amministrazione finanziaria aveva determinato il debito. Il provvedimento era stato impugnato davanti ai giudici tributari. Entrambi i gradi di giudizio avevano annullato la pretesa. L’ufficio era ricorso per Cassazione ma i giudici di legittimità hanno confermato la decisione di merito.

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10) Professionisti: “in cantiere” il diritto all’equo compenso non solo per gli avvocati

Gli avvocati tornano a dettare l’agenda delle politiche per le libere professioni: Un Disegno di Legge messo a punto dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, prevede il diritto all’equo compenso, “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto, alle caratteristiche della prestazione legale”. Per la quantificazione economica il riferimento è il Decreto 55/2014 che stabilisce il valore delle prestazioni forensi quando tocca al giudice stabilire la liquidazione di una parcella.

Calderone: “Ora l’estensione a tutte le categorie”

Nell’audizione alla Camera sul Jobs act degli autonomi abbiamo sollecitato il principio dell’equo compenso per i professionisti, perché non è vero che questi ultimi siano l’elemento forte nel rapporto contrattuale con il committente”. Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, appena rieletta al vertice del Cup, il coordinamento delle professioni organizzate in Ordini, delinea uno degli obiettivi del suo mandato. Gli avvocati, con il Ddl sull’equo compenso, fanno da apripista ma non devono “giocare” da soli.

Vincenzo D’Andò