Diario quotidiano del 23 gennaio 2017: obblighi di formazione e sanzioni anche per i revisori legali

Pubblicato il 23 gennaio 2017



1) Albo revisori legali: sulla mancata formazione previste sanzioni “light”
2) Alle Onlus non spetta l’aliquota Iva agevolata del 10% prevista per l’uso domestico
3) Banca Dati delle Quotazioni Omi: online la versione aggiornata del Manuale
4) Elenchi intrastat dell’ultimo periodo del 2016
5) Lavoratori somministrati 2016: comunicazione obbligatoria entro il 31 gennaio 2017
6) Legge di Bilancio 2017: novità in materia di IVA
7) Determinate le retribuzioni convenzionali 2017 per i lavoratori all’estero
8) Stop alla cartella esattoriale che recupera il credito Iva non riportato nel modello dichiarativo
9) La cessione del terreno agricolo vuole l’Iva
10) Partite Iva: stop alla sanzione per l’omessa dichiarazione di cessazione
11) Task force JITSIC: ruolo degli intermediari fiscali “pro” evasione
12) Enti locali: arriva il parere sul bilancio di previsione 2017-2019
13) Nuovo pacchetto di misure europee in materia di protezione dei dati
14) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: dati relativi alle iscrizioni e cessazioni delle imprese nel 2016
diario-quotidiano-articoli-81) Albo revisori legali: sulla mancata formazione previste sanzioni “light” 2) Alle Onlus non spetta l’aliquota Iva agevolata del 10% prevista per l’uso domestico 3) Banca Dati delle Quotazioni Omi: online la versione aggiornata del Manuale 4) Elenchi intrastat dell’ultimo periodo del 2016 5) Lavoratori somministrati 2016: comunicazione obbligatoria entro il 31 gennaio 2017 6) Legge di Bilancio 2017: novità in materia di IVA 7) Determinate le retribuzioni convenzionali 2017 per i lavoratori all’estero 8) Stop alla cartella esattoriale che recupera il credito Iva non riportato nel modello dichiarativo 9) La cessione del terreno agricolo vuole l’Iva 10) Partite Iva: stop alla sanzione per l’omessa dichiarazione di cessazione 11) Task force JITSIC: ruolo degli intermediari fiscali “pro” evasione 12) Enti locali: arriva il parere sul bilancio di previsione 2017-2019 13) Nuovo pacchetto di misure europee in materia di protezione dei dati 14) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: dati relativi alle iscrizioni e cessazioni delle imprese nel 2016 ****

1) Albo revisori legali: sulla mancata formazione previste sanzioni “light”

Il MEF procederà ad irrogare a tutti i revisori legali che non adempiono agli obblighi previsti per l’aggiornamento professionale la sanzione amministrativa pecuniaria da € 50,00 a € 2.500,00.

Difatti, dal 2017 anche gli iscritti all’albo dei revisori legali (al pari dei commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e così via), sezione A e B (nella cui sezione sono iscritti anche coloro che non esercitano l’attività di revisore legale), devono osservare gli obblighi di formazione continua. Viceversa, per l’attività di revisione legale sulle eventuali violazioni sono previste le max sanzioni che vanno da 1.000 a 150 mila euro.

Tutto questo sulla base delle disposizioni contenute nel D.Lgs. 17 luglio 2016, n. 135 recante “Attuazione della direttiva 2014/56/Ue che modifica la direttiva 2006/43/CE concernente la revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169/2016.

Resta aperta la questione di come rendere equivalente la formazione a carico degli iscritti nel Registro dei revisori con quella necessaria per essere iscritti nell’Albo commercialisti, onde evitare che il professionista iscritto sia nell’albo dei commercialisti sia nell’Albo dei revisori debba maturare almeno 150 (90 per i commercialisti + 60 per i revisori legali) crediti formativi per ogni triennio. Occorre, quindi, che sia stipulato al più presto l’accordo tra il CNDCEC/Mef al fine di assicurarne l’equivalenza.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con un comunicato inserito l’11 gennaio scorso sulla home page del proprio sito internet, ha, come è noto, ricordato ai diretti interessati l’avvio dell’imminente appuntamento che per molti si aggiungerà agli attuali “pesi” che ricadono sui commercialisti.

Si tratta dell’obbligo di formazione continua ex art. 5 D.Lgs. n. 39 del 2010. Adesso il Ministero dell’Economia e delle finanze rende noto di avere istituito, “senza oneri per la finanza pubblica né a carico della contribuzione annuale”, un apposito Comitato didattico-scientifico per la formazione dei revisori legali.

Nel triennio ogni iscritto deve conseguire almeno 20 crediti formativi per anno solare, per un totale di 60 in un triennio.

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2) Alle Onlus non spetta l’aliquota Iva agevolata del 10% prevista per l’uso domestico

Le ONLUS, quali enti non commerciali, qualora svolgano un’attività commerciale, devono considerarsi soggetti passivi IVA, a nulla rilevando le disposizioni del TUIR che agevolano, ai soli fini delle imposte sui redditi, gli enti non commerciali e/o le ONLUS stesse.

Nel caso di specie, pertanto, le ONLUS che gestiscono residenze sanitarie, pongono in essere un’attività decommercializzata ai soli fini dell’IRES ma rilevante ai fini dell’IVA, seppure esente ai sensi dell’art. 10, n. 21, del DPR. n. 633 del 1972.

Conseguentemente, in linea con l’orientamento espresso nella circolare n. 82 del 1999, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 8/E del 19 gennaio 2017, ritiene che le stesse non possano fruire dell’aliquota agevolata del 10% sui contratti di somministrazione di energia elettrica prevista “per uso domestico” ai sensi del n. 103 della parte III della tabella A, allegata al DPR 633/72.

L’amministrazione finanziaria si è espressa sul regime Iva applicabile ai contratti per la fornitura di energia elettrica stipulati con Onlus che gestiscono residenze sanitarie assistenziali (Rsa), negando la possibilità di fruire dell’aliquota agevolata al 10%, poiché si tratta di un’attività decommercializzata ai soli fini dell’Ires, ma rilevante ai fini dell’Iva, seppure esente. Il chiarimento arriva come risposta all’interpello presentato da una società che stipula contratti per la fornitura di energia elettrica con fondazioni iscritte all’anagrafe delle Onlus, le quali, agendo in regime di accreditamento e convenzionamento presso la Regione o altri enti locali, gestiscono Rsa, attività per la quale percepiscono anche un corrispettivo dagli ospiti.

Secondo l’istante, l’operazione va assoggettata all’aliquota del 10%, prevista per la fornitura di energia elettrica “per uso domestico” dal n. 103 della tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972. La soluzione interpretativa prospettata è supportata da varie motivazioni, ad esempio dal fatto che nella citata disposizione normativa si parla genericamente di uso domestico, senza prevedere alcuna esclusione di tipo soggettivo; inoltre, la circolare ministeriale 82/1999 ha specificato che il concetto di uso domestico non vale solo per le abitazioni a carattere familiare, ma anche per analoghe strutture a carattere collettivo, come caserme, scuole, asili, case di riposo. Infine, l’ulteriore caratteristica della esclusiva finalità di solidarietà sociale senza fini di lucro perseguita dalla Onlus dovrebbe dirimere ogni dubbio.

Il parere dell’Agenzia è diverso, avendo ravvisato un elemento ostativo alla tassazione agevolata: infatti, benché le Rsa – come le case di riposo – soddisfino il requisito della residenzialità in quanto forniscono accoglimento, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero a persone anziane prevalentemente non autosufficienti, manca il secondo requisito individuato dalla stessa circolare 82/1999, ossia il non utilizzo dell’energia elettrica somministrata “nell’esercizio di imprese o per effettuare prestazioni di servizi, rilevanti ai fini Iva, anche se in regime di esenzione”.

Nel caso in esame, invece, le attività gestite dalle Onlus sono decommercializzate ai soli fini delle imposte sui redditi (articolo 150 del Tuir), mentre rientrano nell’ambito applicativo dell’Iva, pur risultando esenti ai sensi dell’articolo 10, n. 21, del Dpr 633/1972. Le Onlus, infatti, qualificati enti non commerciali, se svolgono un’attività commerciale, sono da considerare soggetti passivi Iva. Non possono, quindi, fruire dell’aliquota del 10% sui contratti di somministrazione di energia elettrica prevista per l’uso domestico.

L’Agenzia, infine, precisa che la prassi dell’amministrazione è in linea con i principi comunitari dell’Iva, secondo i quali le disposizioni di favore (come l’applicazione di un’aliquota ridotta) devono necessariamente essere interpretate in modo restrittivo dagli Stati membri.

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3) Banca Dati delle Quotazioni Omi: online la versione aggiornata del Manuale

Disponibile dal 19 gennaio 2017 sul sito dell’Agenzia delle Entrate la versione aggiornata del Manuale Operativo che definisce le regole per la formazione e la gestione della Banca Dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (BDQ Omi).

Gli obiettivi del Manuale

Il documento ha lo scopo di definire le istruzioni tecniche per la formazione e la gestione della Banca Dati delle Quotazioni Omi. La pubblicazione delle metodologie e dei processi mira, altresì, a garantire la trasparenza dell’operato dell’Agenzia nei confronti di altre organizzazioni, enti e privati cittadini. Oltre a rappresentare un importante strumento di ausilio per le attività di stima effettuate dall’Amministrazione finanziaria, la Banca Dati Omi ha acquisito, negli anni, una considerevole rilevanza esterna, essendo utilizzata sia da istituzioni pubbliche che dagli operatori del mercato immobiliare. Ai maggiori dettagli contenutistici della nuova versione si accompagna un restyling del testo, anche grafico e tipografico, con l’obiettivo di agevolarne la consultazione.

I contenuti

La prima parte, dedicata ad una sintesi della mission e dei servizi dell’Omi, si arricchisce di un capitolo che approfondisce le dimensioni della qualità della BDQ, in linea con gli standard europei e internazionali. Il documento sottolinea allo stesso tempo che l’elaborazione delle quotazioni Omi si basa sull’expertise estimativa degli operatori tecnici dell’Agenzia e sull’impiego dell’inferenza statistica, ove la numerosità dei dati rilevati lo consente. Nella seconda sezione sono riportate in dettaglio le istruzioni tecniche relative alle diverse fasi che concorrono al processo di formazione della BDQ Omi. In particolare, rispetto alla versione del 2008, sono state recepite e descritte le novità introdotte nella zonizzazione dei comuni italiani (Revisione decennale, Revisione parziale, Riallineamento e Rettifica) ed è stata approfondita la descrizione dei processi di campionamento. Infine, sono indicati con maggiore dettaglio i processi di controllo che la Direzione Centrale Osservatorio del mercato immobiliare e servizi estimativi effettua prima della pubblicazione semestrale delle quotazioni Omi.

Come consultare e scaricare la nuova versione del Manuale

Collegandosi al sito internet www.agenziaentrate.it, nella sezione Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Manuali e guide è possibile consultare e scaricare la versione 2.0 aggiornata del Manuale della BDQ Omi.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 11 del 19 gennaio 2017)

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4) Elenchi intrastat dell’ultimo periodo del 2016

IVA: elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni e servizi ricevuti relativi all’ultima parte del 2016: Nota di Assonime del 19 gennaio 2017.

Il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2017 (decreto-legge n. 193 del 2016) ha disposto l’eliminazione dal 1° gennaio 2017, tra l’altro, dell’obbligo di trasmissione degli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi ricevuti da soggetti stabiliti in altri Stati membri dell’Unione europea (Mod. Intra 2).

Tale previsione ha generato qualche incertezza, approssimandosi la prima scadenza utile per la trasmissione degli elenchi Intrastat relativa al 2017: ciò in quanto nel decreto fiscale viene precisato che gli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi ricevuti sono eliminati a decorrere dal 1° gennaio 2017, ma non è specificato il periodo di riferimento delle operazioni da indicare negli elenchi di cui viene prevista l’abolizione. Ricordiamo, in proposito, che gli elenchi Intrastat devono essere presentati entro il giorno 25 del mese successivo a quello di riferimento nell’ipotesi di periodicità di presentazione mensile, oppure entro il giorno 25 del mese successivo al trimestre di riferimento in caso di obbligo di presentazione con cadenza trimestrale.

Al riguardo l’Agenzia delle dogane, con la nota n. 244 del 10 gennaio 2017, ha chiarito che l’obbligo di trasmissione degli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi ricevuti relativi all’ultimo trimestre o all’ultimo mese del 2016 non è venuto meno, e dunque i soggetti obbligati sono tenuti, entro il prossimo 25 gennaio 2017, alla trasmissione telematica, alla stessa Agenzia, degli elenchi riepilogativi concernenti gli acquisti intracomunitari di beni e le prestazioni di servizi ricevuti riferiti al quarto trimestre ed al mese di dicembre dell’anno 2016.

In proposito l’Agenzia ha preliminarmente osservato che la soppressione dell’obbligo di cui si tratta, stabilita dal c.d. decreto fiscale, è finalizzata ad evitare una duplicazione di adempimenti in quanto è correlata alla previsione, contenuta nello stesso decreto, di un nuovo adempimento telematico, e cioè la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle relative variazioni, riguardante le operazioni effettuate a decorrere dal 2017. Considerato, quindi, che le operazioni riguardanti periodi precedenti non devono essere inserite nella nuova comunicazione, l’Agenzia ha confermato che i dati contenuti nel Modello Intra 2 relativi all’ultima parte dell’anno 2016 devono essere trasmessi all’Agenzia delle dogane, trattandosi di dati che, in caso contrario, l’Amministrazione finanziaria non potrebbe acquisire per altra via. Nella stessa nota n. 244 l’Agenzia delle dogane conferma, inoltre, quanto già affermato in tema di elenchi Intrastat nella precedente nota n. 137063 del 20 dicembre 2016, e cioè che le modifiche apportate in materia dal c.d. decreto fiscale non riguardano gli elenchi riepilogativi concernenti le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti comunitari: i soggetti obbligati devono, quindi, continuare a trasmettere tali elenchi anche nel 2017.

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5) Lavoratori somministrati 2016: comunicazione obbligatoria entro il 31 gennaio 2017

Entro il 31 gennaio 2017 le aziende che hanno utilizzato, nel corso del 2016, lavoratori in somministrazione, dovranno effettuare una comunicazione annuale obbligatoria alle rappresentanze sindacali aziendali (RSA) ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria (RSU) o, in mancanza, agli organismi territoriali di categoria delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, con i dati relativi ai contratti di somministrazione stipulati nel 2016.

I dati obbligatoriamente richiesti sono:

il numero dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi;

la durata dei contratti;

il numero e la qualifica dei lavoratori utilizzati.

Il periodo di riferimento è l’anno 2016 e la comunicazione non dovrà prevedere il nome dei lavoratori somministrati ma solo il dato numerico.

L’invio potrà avvenire tramite:

consegna a mano,

raccomandata con ricevuta di ritorno,

posta elettronica certificata (PEC).

Ordinariamente, sono le Agenzie di Somministrazione che si attivano nel comunicare i dati all’azienda.

Ricordo, in conclusione, che la norma (art. 40, co 1, decreto legislativo n. 81/2015) prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.250 euro in caso di mancato o non corretto assolvimento dell’obbligo comunicativo.

Fac-simile della comunicazione annuale sindacati per somministrazione

(Carta intestata Azienda utilizzatrice)

Spett. le RSU o RSA

o

OO.SS. territoriali categoria

Luogo, data

Oggetto: comunicazione annual lavoratori somministrati (ai sensi dell’art. 36, comma 3, D.l.vo 81/2015)

Con la presente, la scrivente azienda, in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 36, comma 3, D.l.vo 81/2015, comunica che, nell’anno 2016 ha fatto ricorso ai seguenti contratti di somministrazione di lavoro:

N. Contratti di somministrazione

conclusi

Durata mese/giorni

Numero dei lavoratori utilizzati

Qualifiche utilizzate

Cordiali saluti.

Firma

Per ricevuta data e firma

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6) Legge di Bilancio 2017: novità in materia di IVA

Legge di Bilancio 2017: disposizioni in materia di IVA esaminate da Assonime con una nota del 19 gennaio 2017.

È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016 (S.O. n. 57/L) la legge 11 dicembre 2016, n. 232 – Legge di Bilancio per il 2017. In questa sede si segnalano brevemente le misure in tema di imposta sul valore aggiunto in essa contenute, rinviando a successivi approfondimenti l’analisi delle singole tematiche relative a tale tributo.

Introduzione del “Gruppo IVA”

L’art. 1, commi 24, 25 e 26, della legge di bilancio introduce in ambito nazionale la disciplina comunitaria del c.d. “Gruppo IVA”, esercitando la facoltà espressamente accordata agli Stati membri dell’Unione europea dall’art. 11 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 che disciplina l’imposta sul valore aggiunto.

Le nuove disposizioni – inserendo nel d.P.R. n. 633 del 1972 il nuovo Titolo V-bis (artt. da 70-bis a 70-duodecies) – consentono di considerare come un unico soggetto, agli effetti dell’IVA, l’insieme dei soggetti passivi stabiliti nel territorio nazionale, esercenti attività d’impresa, arte o professione, che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolati tra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi.

La costituzione del Gruppo IVA è opzionale, ma l’opzione se esercitata è valida per un triennio e resta valida, di anno in anno, fino a revoca.

In sintesi, in base alla nuova normativa:

- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che vengono effettuate da un soggetto partecipante ad un Gruppo IVA in favore di un altro soggetto anch’esso partecipante al medesimo Gruppo non sono considerate cessioni di beni e prestazioni di servizi, rimanendo irrilevanti ai fini IVA;

- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che vengono rese da un soggetto appartenente ad un Gruppo IVA nei confronti di un soggetto ad esso estraneo si considerano, ai fini IVA, effettuate dal Gruppo IVA unitariamente inteso;

- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi poste in essere nei confronti di un soggetto appartenente ad un Gruppo IVA da parte di un soggetto ad esso estraneo si considerano, ai fini IVA, effettuate al Gruppo IVA unitariamente considerato. Gli obblighi e i diritti derivanti dall’applicazione delle norme IVA si intendono, rispettivamente, posti a carico e a favore del Gruppo IVA: ciò comporta, fra l’altro, che gli obblighi di fatturazione, registrazione, comunicazione, dichiarazione, ecc. devono essere assolti dal Gruppo IVA e non dal singolo soggetto partecipante. Centrale a tal fine è il ruolo del rappresentante del Gruppo, che, di norma, è il soggetto che esercita il controllo sui componenti lo stesso. Le nuove disposizioni sul Gruppo IVA si applicano dal 1° gennaio 2018, con concreta operatività dei Gruppi medesimi a partire dall’anno d’imposta successivo (2019). L’efficacia delle nuove norme è subordinata alla preventiva consultazione, da parte del MEF, del Comitato IVA dell’Unione Europea.

Modifiche alla disciplina delle liquidazioni IVA di gruppo

L’art. 1, commi 27 e 28, della legge modifica, dal 1° gennaio 2017, la disciplina delle liquidazioni IVA di gruppo di cui all’art. 73 del d:P.R. n. 633 del 1972.

Si prevede una nuova modalità di comunicazione dell’adesione a tale disciplina: in luogo della trasmissione del modello IVA 26, appositamente previsto, la società controllante comunica all’Agenzia delle entrate l’esercizio dell’opzione in parola con la dichiarazione IVA presentata nell’anno solare a decorrere dal quale si intende esercitare l’opzione. Per consentire di avvalersi delle liquidazioni di gruppo per il 2017, nel modello di dichiarazione annuale IVA 2017, relativo al 2016, è stato inserito il nuovo quadro VG.

Inoltre, si considera controllata la società le cui azioni o quote sono possedute per oltre la metà dalla controllante almeno dal 1° luglio dell’anno solare precedente a quello di esercizio dell’opzione, anziché - come stabilito anteriormente alle modifiche - fin dall’inizio dell’anno solare precedente.

Aliquota IVA dei trasporti urbani di persone su acqua

L’art. 1, commi da 33 a 35, della legge modifica, a partire dal 1° gennaio 2017, il regime IVA stabilito per i trasporti urbani di persone che vengono effettuati con mezzi abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare. A partire da tale data detti servizi non sono più esenti dal tributo (come era previsto dall’art. 10, n. 14, del D.P.R. n. 633 del 1972), ma imponibili con l’aliquota ridotta del 5 per cento: i servizi in parola sono stati a tal fine inseriti nel nuovo n. 1-ter) della Tabella A, parte II-bis, allegata al citato D.P.R. n. 633.

Nuove percentuali di compensazione IVA su taluni prodotti agricoli

L’art. 1, comma 45, della legge ha previsto, per il settore agricolo, l’innalzamento, per il solo anno 2017, delle percentuali di compensazione IVA applicabili agli animali vivi della specie bovina e suina, stabilendo che le stesse non possano superare, rispettivamente, la misura del 7,7 per cento (a fronte del 7,65 per cento previsto per l’anno 2016) e dell’8 per cento (7,95 per cento per l’anno 2016).

Al riguardo, si ricorda che, in linea generale, le percentuali di compensazione che vengono applicate all’ammontare delle cessioni effettuate determinano l’IVA forfettariamente detraibile, in luogo dell’imposta assolta sugli acquisti, da parte delle imprese agricole che adottano il regime speciale disciplinato dall’art. 34 del d.P.R. n. 633 del 1972.

Le nuove misure delle suddette percentuali, come in passato, saranno concretamente fissate con apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, da adottare entro il 31 gennaio 2017.

Modifiche alla legge fallimentare in tema di falcidiabilità del debito IVA in sede di transazione fiscale

L’art. 1, comma 81, della legge ha sostituito, a far data dal 1° gennaio 2017, il testo dell’art. 182-ter della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), relativo al trattamento dei crediti tributari e contributivi; tra le novità introdotte si segnala, in particolare, la c.d. “falcidiabilità” del debito per l’IVA non pagata dal debitore all’Erario.

Più in particolare, viene ammessa la possibilità che, nell’ambito della procedura di concordato preventivo di cui all’art. 160 della stessa legge fallimentare, la proposta di transazione fiscale presentata ai creditori dall’imprenditore in stato di crisi possa prevedere il pagamento parziale, e non solo dilazionato, anche del debito per l’IVA dovuta dallo stesso debitore all’Amministrazione finanziaria.

Modifiche alla disciplina IVA in materia di variazioni in diminuzione per procedure concorsuali

L’art. 1, comma 567, della legge ha modificato la disciplina IVA delle perdite su crediti, eliminando la possibilità – prevista dalla legge di bilancio per lo scorso anno, e che sarebbe dovuta diventare operativa a partire dall’anno in corso – di effettuare le variazioni in diminuzione, previste dall’art. 26 del d.P.R. n. 633 del 1972, al momento in cui il cessionario o committente viene ad essere assoggettato ad una procedura concorsuale.

Conseguentemente, è stata ripristinata la previgente disciplina in base alla quale le variazioni in diminuzione e, quindi, i recuperi dell’imposta addebitata in via di rivalsa al momento della fatturazione, e computata nelle liquidazioni del cedente o prestatore, possono essere operate solo al momento in cui la procedura ha avuto termine e sia risultata infruttuosa, rendendo definitiva la perdita per il creditore.

Differimento degli aumenti delle aliquote IVA previsti per l’anno 2017

Con i commi da 631 a 632 dell’art. 1 della legge il legislatore è intervenuto rinviando l’operatività delle c.d. “clausole di salvaguardia” – previste dalla legge di stabilità 2015 – che disponevano, con effetto dal 2017, gli aumenti di alcune aliquote dell’IVA.

Nello specifico, viene differito dal 1° gennaio 2017 al 1° gennaio 2018:

- l’incremento di tre punti percentuali dell’aliquota IVA ridotta del 10 per cento;

- l’incremento dell’aliquota IVA ordinaria del 22 per cento, prevedendosi un aumento di tre punti percentuali dal 1° gennaio 2018, e di ulteriori 0,9 punti percentuali a partire dal 1° gennaio 2019.

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7) Determinate le retribuzioni convenzionali 2017 per i lavoratori all’estero

A decorrere dal periodo di paga in corso dal 1° gennaio 2017 e fino a tutto il periodo di paga in corso al 31 dicembre 2017, le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per le assicurazioni obbligatorie dei lavoratori italiani operanti all’estero ai sensi del D.L. 317/1987 nonché per il calcolo delle imposte sul reddito da lavoro dipendente sono stabilite nella misura risultante, per ciascun settore, dalle tabelle allegate al decreto stesso.

E’ stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 del 19 gennaio 2017, il decreto 22 dicembre 2016 del Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze per la determinazione delle retribuzioni convenzionali 2017 per i lavoratori all’estero.

Come noto l’art. 51 comma 8-bis del TUIR prevede che il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, sia determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto.

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8) Stop alla cartella esattoriale che recupera il credito Iva non riportato nel modello dichiarativo

Stop alla cartella esattoriale che contesta soltanto l'avvenuta omissione del credito Iva nel modello dichiarativo.

Lo stabilisce la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1266 del 18 gennaio 2017, che ha rigettato il ricorso del Fisco.

Dunque, la sola omissione del credito IVA nel modello Unico non è sufficiente perché la società decada da un’agevolazione fiscale.

L’Agenzia aveva emesso nei confronti di una società una cartella esattoriale per il recupero di IRAP ed IVA. Secondo l’Agenzia, la società avrebbe compensato il debito di imposta nel modello Unico con un credito derivato dall’agevolazione per gli investimenti in aree svantaggiate: sarebbe decaduta dall’agevolazione al momento in cui aveva fatto valere il credito in compensazione, perché aveva indicato in ritardo l’investimento. Tale credito sarebbe stato dunque inesistente. La società aveva quindi impugnato la cartella esattoriale. Per la CTR, però, l’omessa indicazione del credito IVA non costituiva causa di decadenza, al contrario di quanto sosteneva il Fisco.

Secondo la Cassazione, la “ratio della sentenza impugnata è nell’assenza di una specifica norma che preveda la decadenza dall’agevolazione per mancata indicazione del credito correlativo in modello Unico”. Come osservato, infatti, secondo la CTR la mancata indicazione del credito IVA non costituiva causa di decadenza: tale errore sarebbe stato inoltre irrilevante in virtù della sua emendabilità.

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9) La cessione del terreno agricolo vuole l’Iva

Secondo quanto risposto dal viceministro dell’economia e delle finanze, Luigi Casero, all’interrogazione parlamentare dei giorni scorsi, in Commissione VI della Camera, è emerso che sul tema dell’applicazione o meno dell’Iva alla cessione di un terreno divenuto edificabile da parte dell’azienda agricola, la cessione a titolo oneroso di un terreno fabbricabile posseduto dal produttore agricolo sconta l’applicazione dell'Iva, a prescindere dalla edificabilità e se utilizzato strumentalmente nell’ambito dell’attività esercitata. Sul punto l’interrogante evidenzia che la giurisprudenza di legittimità (si veda la recente ordinanza n. 11600/2016) ritiene di escludere, dall’assoggettamento all’Iva, la cessione dell’area edificabile, in origine agricola, da parte di un’impresa agricola, con la conseguenza che il detto trasferimento dovrebbe essere assoggettato all’imposta di registro proporzionale, poiché l’operazione è priva del requisito soggettivo richiesto dal tributo.

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10) Partite Iva: stop alla sanzione per l’omessa dichiarazione di cessazione

Poiché non si paga più la sanzione per l’omessa presentazione della dichiarazione di cessazione di un’attività, l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 7/E/2017, ha abolito il codice tributo 8120 che era necessario per il pagamento della multa (si veda nel diario quotidiano del 20 gennaio 2017).

La sanzione era stata abolita dall’articolo 7-quater del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193): con il decreto sulle semplificazioni fiscali è stato, infatti, previsto che L’agenzia delle Entrate procede d’ufficio alla chiusura delle partite Iva dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso, risultano non aver esercitato nelle tre annualità precedenti attività d’impresa ovvero artistiche e professionali. Dunque non si applica più la sanzione per la mancata presentazione della dichiarazione di cessazione attività ai fini Iva.

Il codice tributo 8120 era stato istituito con la risoluzione n. 35/E del 3 aprile 2014. La sanzione per l’omessa comunicazione di cessazione dell’attività andava da un minimo di 516 euro a un massimo di 2.065 euro.

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11) Task force JITSIC: ruolo degli intermediari fiscali “pro” evasione

A Parigi il meeting della task force JITSIC, trenta amministrazioni fiscali condividono le conclusioni e sviluppano le azioni sui Panama Papers.

Al meeting organizzato a Parigi il 16 e il 17 gennaio 2017, trenta amministrazioni finanziarie hanno condiviso le loro conclusioni sulle indagini dei Panama Papers, in particolare sul ruolo degli intermediari fiscali, inclusi istituzioni finanziarie, consulenti, avvocati e commercialisti, che hanno favorito l’evasione e l’elusione fiscale. La riunione della task force ha visto il più grande scambio di informazioni simultaneo mai realizzato prima d’ora, basato sugli strumenti giuridici concordati nell’ambito della Convenzione Multilaterale Ocse - Consiglio d’Europa e dei trattati fiscali.

L’obiettivo della riunione

L’incontro è stato il terzo del gruppo JITSIC, Joint International Taskforce on Shared Intelligence and Collaboration, convocato presso l’Ocse per discutere dei progressi sull’attività di compliance, sullo scambio di informazioni, sulla conoscenza del ruolo dello studio legale Mossack Fonseca e sulle sue relazioni con altri intermediari.

I risultati ottenuti

Sono stati raggiunti significativi risultati rispetto all’ultima riunione della task force, (incluso lo sviluppo di approcci omogenei per richiedere le informazioni tra i partner dei trattati) ed è stata approfondita la conoscenza delle varie tipologie di evasione fiscale messe a punto dagli intermediari fiscali e delle nuove tecniche di analisi dei dati. Progressi importanti sono stati ottenuti anche per l’attività di compliance, con oltre 1700 controlli e verifiche effettuati sui contribuenti, più di 2550 richieste di informazioni e l’individuazione di una lista target di 100 intermediari. Un ulteriore positivo effetto è rappresentato dal fatto che un cospicuo numero di contribuenti si è fatto avanti spontaneamente per dichiarare al Fisco le proprie operazioni offshore. Questo incontro si è concentrato sulla figura degli intermediari, con gli Stati membri che hanno messo in comune le prove sui soggetti chiave grazie agli sforzi realizzati come per esempio l’analisi dei dati, la procedura di collaborazione volontaria, i contraddittori con i contribuenti e la documentazione a disposizione.

Informazioni condivise e capacità di intelligence

La condivisione di queste informazioni all’interno di un gruppo come quello del JITSIC è unica nel suo genere e pone le basi per una cooperazione ancora più rafforzata tra le amministrazioni finanziarie.

La task force continuerà ad attingere alle migliori competenze di intelligence delle autorità fiscali di tutto il mondo e a condividere le migliori pratiche per l'analisi dei dati e la collaborazione sulle informazioni.

Di conseguenza, le amministrazioni fiscali potranno condividere le informazioni nell’ambito dei quadri normativi esistenti per lo scambio di dati, opereranno in conformità con le loro leggi, politiche e normative nazionali e lavoreranno a stretto contatto con altre agenzie nazionali per identificare i beneficiari effettivi e il ruolo che gli intermediari e le istituzioni ricoprono nel facilitare l’evasione fiscale.

Per maggiori informazioni sulla task force: www.oecd.org/tax/forum-on-tax-administration/ftajitsicnetwork.htm.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 12 del 20 gennaio 2017)

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12) Enti locali: arriva il parere sul bilancio di previsione 2017-2019

Il documento, messo a disposizione dal Consiglio nazionale dei commercialisti, è redatto in collaborazione con Ancrel

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha reso disponibile la relazione dell'organo di revisione degli Enti locali sulla proposta di bilancio di previsione e pluriennale 2017- 2019.

Il documento, redatto in collaborazione con l’Associazione Nazionale Certificatori e Revisori Enti Locali (Ancrel), è stato aggiornato in base alle ultime disposizioni di legge, e sostituisce quello pubblicato nelle scorse settimane. Il documento è composto di un testo word con traccia della relazione dell'organo di revisione e dalle tabelle excel per l'inserimento dei dati. I consiglieri nazionali delegati alla materia, Marcello Marchetti e Giovanni Gerardo Parente, precisano che esso rappresenta soltanto una traccia per la formazione della relazione da parte dell'organo di revisione

(CNDCEC, comunicato del 20 gennaio 2017)

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13) Nuovo pacchetto di misure europee in materia di protezione dei dati

Presentato un nuovo pacchetto di misure europee in materia di protezione dei dati.

Lo scorso 10 gennaio la Commissione europea ha presentato tre diverse iniziative in materia di protezione dei dati.

La prima misura è una proposta di regolamento volta a una complessiva riforma della disciplina sulla protezione dei dati personali nel settore delle comunicazioni elettroniche, che è attualmente contenuta nella direttiva 2002/58/CE (c.d. direttiva e-privacy). La proposta si inserisce tra le misure di attuazione della Digital Single Market Strategy, in funzione complementare al nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati, adottato nel 2016 (Regolamento (UE) 2016/679).

Sulla base del REFIT condotto sulla direttiva e-privacy, la Commissione ha concluso che gli obiettivi e i principi del quadro giuridico vigente siano ancora validi. Tuttavia, i recenti importanti sviluppi economici e tecnologici rendono necessario ripensare alcuni profili della disciplina per garantire la tutela delle comunicazioni veicolate attraverso i nuovi servizi internet-based.

Le principali caratteristiche della proposta della Commissione sono pertanto le seguenti:

la direttiva e-privacy sarà sostituita da un regolamento, direttamente applicabile negli Stati membri senza necessità di recepimento, in modo da assicurare una protezione uniforme degli utenti finali dei servizi di comunicazione elettronica e ridurre i costi di compliance per le imprese;

il campo di applicazione della disciplina riguarderà in generale la prestazione di servizi di comunicazione elettronica verso utenti finali nell’Unione (compresi i servizi forniti dagli operatori OTT), l’utilizzo di tali servizi e la protezione delle informazioni relative alle apparecchiature terminali;

la riservatezza sarà garantita sia per i contenuti sia per i metadati delle comunicazioni elettroniche (quali i numeri chiamati, i siti web visitati, l’ora e la durata della chiamata), che potranno essere trattati solo per specifiche finalità o se l’utente ha dato il suo consenso al trattamento per scopi specificati, non conseguibili mediante anonimizzazione;

la disciplina relativa ai cookie sarà semplificata prevedendo che l’utente del terminale riceva un avviso semplice e chiaro circa le modalità di raccolta dei cookies e le misure per fermare o minimizzare il processo, nonché escludendo la necessità del consenso per i cookie non intrusivi della privacy o volti a misurare gli accessi a un sito;

sarà rafforzata la protezione contro le comunicazioni indesiderate a scopo di marketing, rendendo obbligatoria l’acquisizione del consenso dell’utente indipendentemente dal mezzo utilizzato (salvo che lo Stato membro opti per una soluzione in cui ai consumatori spetta il diritto di opporsi alla ricezione di telefonate a scopo commerciale) e imponendo all’operatore di mostrare il suo numero telefonico o di utilizzare un prefisso specifico che indichi la natura commerciale della chiamata;

l’enforcement delle nuove disposizioni – compresa l’irrogazione di significative sanzioni per le violazioni accertate – sarà affidato alle autorità nazionali per la protezione dei dati e nei casi di rilievo transfrontaliero si applicheranno i meccanismi di cooperazione previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati personali.

La seconda misura del nuovo pacchetto è una comunicazione sul trasferimento dei dati personali nei paesi extra UE dopo l’adozione del Regolamento generale e sulla strategia che la Commissione europea intende seguire in questo campo.

Infine, la Commissione ha presentato una proposta di regolamento sulla protezione dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi europei, che adegua il vigente Regolamento (CE) n. 45/2001 ai nuovi e più elevati standard fissati dal regolamento generale del 2016.

La Commissione auspica che le proposte legislative vengano approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro il 25 maggio 2018, data in cui diventerà applicabile il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati.

(Assonime, nota del 20 gennaio 2017)

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14) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: dati relativi alle iscrizioni e cessazioni delle imprese nel 2016

Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati al 2016. Il Consiglio Nazionale del Notariato, in adempimento all’obbligo di legge stabilito dall’articolo 3 del D.L. 1/2012, pubblica i dati relativi alle Società a responsabilità limitata semplificata e alle Società a responsabilità limitata a capitale ridotto sul proprio sito istituzionale.

Di seguito i numeri delle nuove società registrate e iscritte al 31 dicembre 2016. Lo stock delle imprese registrate corrisponde a tutte le imprese con questa forma giuridica esistenti alla data del 31 dicembre scorso, i flussi di iscrizione e cessazione indicano le imprese che si sono iscritte o hanno cessato l'attività nel corso del 2016.

MOVIMPRESE

Srl semplificate e a capitale ridotto: stock delle imprese registrate al 31 dicembre 2016 e flussi di iscrizioni e cessazioni nell'anno

REGIONE

REGISTRATE

ISCRIZIONI

CESSAZIONI (*)

ABRUZZO

4.190

1.299

67

BASILICATA

1.644

558

23

CALABRIA

4.675

1.526

50

CAMPANIA

17.682

6.182

300

EMILIA-ROMAGNA

7.318

2.435

136

FRIULI-VENEZIA GIULIA

1.171

405

28

LAZIO

26.459

9.017

437

LIGURIA

2.142

745

40

LOMBARDIA

13.419

4.593

327

MARCHE

3.525

1.153

74

MOLISE

1.144

371

21

PIEMONTE

4.050

1.407

89

PUGLIA

9.707

3.2524

138

SARDEGNA

3.999

1.249

43

SICILIA

11.166

3.719

124

TOSCANA

6.802

2.274

126

TRENTINO-ALTO ADIGE

1.157

431

26

UMBRIA

2.201

704

34

VALLE D'AOSTA

90

22

2

VENETO

7.010

2.417

150

ITALIA

129.551

43.761

2.235

Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

(*) Al netto delle cancellazioni d'ufficio

(Consiglio Nazionale del Notariato, nota del 20 gennaio 2017)

Vincenzo D’Andò