Diario quotidiano del 19 gennaio 2017 – Equitalia pubblica nuove FAQ sulla rottamazione delle cartelle

Pubblicato il 19 gennaio 2017



1) Legge di Bilancio 2017: ecco le misure per le amministrazioni locali
2) Autotrasportatori: al via il versamento cumulativo della tassa automobilistica
3) Bonus prima casa: la cassa integrazione non è una causa di forza maggiore
4) Legge di Bilancio 2017: perdite fiscali di start up partecipate da società quotate
5) Quale compenso spetta al commercialista che abbia adempiuto solo in parte alla prestazione?
6) Anticipi di pensione
7) Definizione agevolata: disponibile il modulo AD2
8) Definizione agevolata: le faq di Equitalia
9) Entrate Tributarie Internazionali gennaio: il MEF pubblica il report di novembre 2016
10) Dichiarazione 770/2017: ecco il modello unificato definitivo
11) Certificazione unica 2017: pronto il modello definitivo
12) Dichiarazione IVA 2017: modello reso definitivo
diario-quotidiano-articoli-91) Legge di Bilancio 2017: ecco le misure per le amministrazioni locali 2) Autotrasportatori: al via il versamento cumulativo della tassa automobilistica 3) Bonus prima casa: la cassa integrazione non è una causa di forza maggiore 4) Legge di Bilancio 2017: perdite fiscali di start up partecipate da società quotate 5) Quale compenso spetta al commercialista che abbia adempiuto solo in parte alla prestazione? 6) Anticipi di pensione 7) Definizione agevolata: disponibile il modulo AD2 8) Definizione agevolata (rottmazione delle cartelle): le faq di Equitalia 9) Entrate Tributarie Internazionali gennaio: il MEF pubblica il report di novembre 2016 10) Dichiarazione 770/2017: ecco il modello unificato definitivo 11) Certificazione unica 2017: pronto il modello definitivo 12) Dichiarazione IVA 2017: modello reso definitivo *****

1) Legge di Bilancio 2017: ecco le misure per le amministrazioni locali

Legge di Bilancio 2017: principali interventi destinati alle amministrazioni locali esaminati da una nota di Assonime.

La legge di bilancio 2017 contiene molteplici interventi destinati alle amministrazioni locali. I più rilevanti riguardano: nuove regole sull’equilibrio di bilancio di regioni e enti locali; disposizioni concernenti la dotazione e l’utilizzo delle risorse finanziarie; specifiche norme destinate a favorire gli investimenti delle amministrazioni locali e infine misure che regolano i rapporti finanziari con autonomie speciali. In particolare:

- i commi 463-482 introducono le nuove regole del pareggio di bilancio per gli enti territoriali. Queste nuove regole sono la conseguenza delle modifiche recentemente introdotte (legge n. 163/2016) alla disciplina dell’equilibrio di bilancio di regioni e enti territoriali definita nella legge n. 243/2012 di attuazione dell’articolo 81, sesto comma della Costituzione (principio di pareggio del bilancio). Si stabilisce che a decorrere dal 2017 gli enti territoriali concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica conseguendo, sia in fase previsionale che di rendiconto, un saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate e le spese finali, in conformità all’identica disposizione contenuta nell’articolo 9 della legge n. 243/2012. Il mancato rispetto del saldo in pareggio prevede l’applicazione di un articolato sistema sanzionatorio. In caso di conseguimento dell’obiettivo si applica invece un sistema premiale;

- i commi 446-452 disciplinano, a decorrere dal 2017, la dotazione ed il riparto del Fondo di solidarietà comunale, che costituisce il fondo per il finanziamento dei comuni, con finalità anche perequative, alimentato con una parte del gettito Imu di spettanza ai comuni stessi;

- i commi 433-443 introducono diverse norme finalizzate ad agevolare la gestione contabile e finanziaria degli enti locali, tra cui principalmente: la possibilità di modificare il piano di riequilibrio finanziario pluriennale (comma 434), la facoltà di riformulare il piano triennale di copertura del disavanzo nei casi in cui ricorrano presupposti stabiliti dalle nuove disposizioni (comma 435), la previsione di un più ampio periodo temporale (dal triennio ora previsto al quinquennio) per l’effettuazione delle misure di riduzione delle spese correnti cui sono tenuti gli enti che accedano al fondo di rotazione per la stabilità finanziaria degli enti locali (comma 436);

- i commi da 485 a 508 perseguono l’obiettivo di sostenere gli investimenti delle amministrazioni locali attraverso l’assegnazione agli enti locali di spazi finanziari fino a complessivi 700 milioni l’anno (di cui 300 da destinare all’edilizia scolastica) ed alle regioni di spazi fino a complessivi 500 milioni annui per spese di investimenti, disciplinando al contempo i requisiti necessari per gli enti richiedenti per avere accesso alle risorse stanziate.

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2) Autotrasportatori: al via il versamento cumulativo della tassa automobilistica

Le aziende con flotte e camion di cui siano proprietarie, usufruttuarie, acquirenti con patto di riservato dominio ovvero utilizzatrici in leasing, possono effettuare un versamento cumulativo della tassa automobilistica di proprietà di tutti i detti mezzi. La Legge di Bilancio per il 2017 (art. 1, commi 38-39 della L. 232/2016) ha, infatti, ampliato la facoltà che era già riconosciuta in passato in relazione al pagamento della tassa dovuta per veicoli i concessi in locazione finanziaria da parte delle imprese concedenti.

L’art. 7 della Legge n. 99/2009 stabilisce infatti che, al fine di semplificare e razionalizzare la riscossione della tassa dovuta su veicoli concessi in locazione finanziaria, le singole Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sono autorizzate a stabilire le modalità con le quali le imprese concedenti possono provvedere ad eseguire cumulativamente, in luogo dei singoli utilizzatori, il versamento delle tasse dovute per i periodi di tassazione compresi nella durata dei rispettivi contratti.

Dunque tale facoltà è adesso estesa anche in caso di proprietà, usufrutto e acquisto con patto di riservato dominio. Secondo quanto disposto dalla stessa manovra finanziaria i versamenti cumulativi dell’imposta dovranno essere fatti a ciascuna Regione o Provincia autonoma nelle quali i mezzi siano immatricolati, mentre, nel caso di locazione finanziaria, si fa riferimento al luogo di residenza dell’utilizzatore del veicolo.

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3) Bonus prima casa: la cassa integrazione non è una causa di forza maggiore

Vendere la casa poiché il contribuente è in cassa integrazione non rappresenta una causa di forza di maggiore. Per cui si perde il bonus prima casa se venduta prima che siano trascorsi cinque anni dall’acquisto.

Lo afferma la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 678 del 12 gennaio 2017, che ha respinto il ricorso di due contribuenti che avevano impugnato la sentenza della CTR, a loro sfavorevole. In pratica, secondo gli Ermellini il collocamento in CIG per tredici mesi, addotto quale giustificazione per la vendita dell’immobile da parte dei due ricorrenti, non avrebbe potuto legittimare la cessione e, dunque, la coppia è destinata a perdere il beneficio “prima casa”.

Già la CTR era stata di questo parere, affermando a tal proposito che la contestazione dell’avviso di liquidazione per il recupero del bonus prima casa era illegittima: la tesi difensiva secondo cui la CIG aveva costretto i due contribuenti a vendere l’immobile non è stata considerata plausibile.

Invece, i coniugi avrebbero potuto dimostrare che a causa dei minori introiti non potevano più pagare il mutuo: ma la CTR aveva valutato l’eventuale sussistenza della forza maggiore, escludendo nella circostanza in esame che il caso della cassa integrazione applicata al contribuente potesse richiamare, in concreto, quell’esimente. Infatti, la cassa integrazione era temporanea e nessuno aveva dimostrato che il minor introito avrebbe impedito il pagamento delle rate. Dunque, la Corte di legittimità ha respinto il ricorso dei due malcapitati e ha ordinato la compensazione delle spese di lite.

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4) Legge di Bilancio 2017: perdite fiscali di start up partecipate da società quotate

I commi 76-80 dell’art. 1, Legge n. 232/2016 consentono la cessione delle perdite prodotte nei primi tre esercizi di attività di nuove aziende a favore di società quotate che detengano una partecipazione nell’impresa cessionaria pari almeno al 20%.

Perdite fiscali di Start Up partecipate da società quotate: cosa cambia

Al via la possibilità per le società quotate, che detengono partecipazioni in imprese che svolgono nuove attività produttive, di poter utilizzare le perdite fiscali di queste ultime. La novità è contenuta nella legge di Bilancio 2016 (commi da 76 a 80) e consente alle società quotate di acquisire le perdite fiscali, utilizzabili in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d'imposta successivi entro il limite del reddito imponibile e per l’intero importo (art. 84 del T.U.I.R.), delle start-up partecipate per almeno il 20%.

La cessione potrà avvenire con le stesse modalità previste per la cessione dei crediti d’imposta, ovvero tramite notifica all'ufficio delle Entrate o al centro di servizio presso il quale è stata presentata la dichiarazione dei redditi del cedente, nonché al competente concessionario del servizio della riscossione.

La novità è però soggetta a tutta una serie di condizioni, e precisamente:

- le azioni della società cessionaria o della società che controlla direttamente o indirettamente la società cessionaria, devono essere negoziate in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione di uno degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con il quale l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni;

- il rapporto di partecipazione, come già anticipato, deve prevedere una percentuale del diritto di voto esercitabile nell’assemblea ordinaria e di partecipazione agli utili non inferiore al 20%;

- la società cedente non deve svolgere in via prevalente attività immobiliare;

- la cessione deve riguardare l’intero ammontare delle perdite fiscali;

- la società cedente e la società cessionaria devono avere un esercizio sociale coincidente;

- il requisito partecipativo del 20% deve sussistere al termine del periodo d’imposta relativamente al quale avviene la cessione delle perdite fiscali;

la cessione deve essere perfezionata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Start-up innovative

La Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016) ha introdotto alcune novità in materia di start-up innovative.

Esse riguardano:

- l’atto costitutivo delle start-up innovative (sia quello notarile sia quello redatto mediante modello standard elettronico senza intervento del notaio): dal 1° gennaio 2017 è previsto che sia esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria in caso di contestuale iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese (art. 1 c. 69 L. 232/2016);

- le agevolazioni per gli investitori.

In particolare, a decorrere dall’anno 2017:

l’aliquota di detrazione o deduzione è aumentata al 30% (sia per gli investimenti delle per­sone fisiche-soggetti IRPEF, sia per quelli delle società di capitali-soggetti IRES) (art. 1 c. 66 lett. c L. 232/2016);

- l’investimento massimo detraibile è stato fissato per le persone fisiche in 1.000.000 di euro (in precedenza era di 500.000 euro) (art. 1 c. 66 lett. a L. 232/2016).

L’efficacia delle disposizioni sull’aliquota e sull’investimento massimo detraibile è subordi­nata all’autorizzazione della Commissione Europea, richiesta a cura del Ministero dello Svi­luppo Economico (art. 1 c. 67 L. 232/2016).

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5) Quale compenso spetta al commercialista che abbia adempiuto solo in parte alla prestazione?

Sul tema si è pronunciato il Tribunale di Monza con il decreto del 26 ottobre 2016, secondo cui se il professionista ha eseguito solo in parte la prestazione richiesta, il compenso che gli spetta non può corrispondere a quello indicato nella lettera di incarico ma deve essere ricalcolato nella minore somma più congrua rispetto alle attività svolte. Sicché il suo credito dovrà essere ammesso in prededuzione e con il privilegio nella procedura fallimentare ma solo per la parte corrispondente alla prestazione eseguita.

Il provvedimento decideva sul reclamo di un commercialista incaricato da una società, che voleva accedere al concordato preventivo, di redigere una relazione in base all’articolo 161 della legge fallimentare che attestasse la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano.

La società tuttavia era stata poi dichiarata fallita e il professionista aveva formulato domanda di insinuazione al passivo per l’intero importo fissato come suo compenso nella lettera di incarico.

Il curatore fallimentare aveva evidenziato al giudice delegato che il commercialista non aveva prodotto una relazione con giudizio negativo ma aveva esposto in sintesi i motivi che impedivano il rilascio di un’attestazione positiva; poiché l’incarico conferito non quantificava gli onorari che sarebbero maturati in caso di impossibilità di rilascio dell’attestazione, il giudice delegato gli aveva riconosciuto un compenso pari a circa il 64% di quello originariamente fissato e ora preteso dal professionista.

Contro il decreto di ammissione parziale, il professionista aveva proposto reclamo al tribunale.

I giudici di Monza, che non hanno accolto le richieste del commercialista, hanno poi ricordato quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza 17079 del 12 agosto 2016, secondo cui il professionista deve porre i creditori nelle condizioni di esprimere un consenso informato sul piano di concordato preventivo; pertanto è necessario che non solo verifichi, valuti e attesti, ma anche riferisca le sue fonti conoscitive e descriva i controlli specificatamente effettuati per giungere alle proprie conclusioni. Né si può limitare a recepire i dati dalla società debitrice senza fornire elementi di giudizio idonei alla valutazione dell’effettiva realizzabilità dei crediti.

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6) Anticipi di pensione

Anticipi di pensione, APE e RITA: Dal 1° maggio 2017, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, è istituito l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. APE volontaria). Si tratta di un prestito, corrisposto in quote mensili per 12 mensilità, fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Sono previste particolarità per i lavoratori che si trovano in condizioni particolari (c.d. APE sociale) e per i lavoratori in esubero in virtù di ristrutturazioni aziendali (c.d. APE aziendale).

Lo prevede l’art. 1, c. 166-186 e 188-190, della L. 11 dicembre 2016 n. 232 (in G.U. 21 dicembre 2016 n. 297 Suppl. Ord. n. 57).

Sempre con decorrenza 1° maggio 2017, è possibile richiedere la rendita integrativa temporanea anticipata (c.d. RITA), riservata ai soggetti, cessati dal lavoro, in possesso dei requisiti per l’accesso all’APE, certificati dall’INPS. Essa consiste in un’integrazione del reddito in attesa della pensione, ottenuta riscuotendo in via anticipata le prestazioni della previdenza complementare fino al conseguimento dei requisiti pensionistici del regime obbligatorio. Si tratta, in sostanza, di un “reddito ponte”, erogato non dal settore bancario e assicurativo (come nell’APE volontaria), né dallo Stato (Ape sociale), bensì dal Fondo di previdenza complementare cui il lavoratore è iscritto e ha contribuito. Anticipo che potrà essere abbinato, ricorrendone le condizioni, all’APE volontaria o all’APE sociale.

Per accedere all’anticipo pensionistico, il soggetto richiedente deve prestare all’INPS la domanda di certificazione del diritto all’APE. L’INPS, verificato il possesso dei requisiti, certifica il diritto e comunica all’interessato l’importo minimo e l’importo massimo ottenibile. Il soggetto in possesso della certificazione deve presentare domanda di APE e contemporaneamente domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge. Le domande di APE e di pensione non sono revocabili, salvo in caso di esercizio del diritto di recesso (art. 67 duodecies, c. 2, D.Lgs. 206/2015). Il termine per recedere dal contratto di assicurazione è di 14 giorni.

APE volontaria

L’anticipo pensionistico volontario (c.d. APE volontaria) può essere richiesto da tutti i lavoratori che, al momento della domanda, hanno un’età anagrafica minima di 63 anni e che maturano il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi, purché siano in possesso del requisito contributivo minimo di 20 anni.

Inoltre, la pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’APE richiesta, deve essere pari o superiore (al momento dell’accesso alla prestazione) a 1,4 volte il trattamento minimo INPS.

Sono esclusi dalla possibilità di ottenere l’APE coloro che sono già titolari di un trattamento pensionistico diretto.

La durata minima dell’APE è di 6 mesi.

L’entità minima e massima di APE richiedibile, saranno disciplinate con DPCM.

La restituzione del prestito, che include interessi e premio assicurativo (a copertura della premorienza), avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni.

Trattandosi di un prestito (e non di una prestazione previdenziale), le somme erogate non concorrono a formare il reddito ai fini dell’IRPEF.

APE sociale

Ai lavoratori che al compimento del requisito anagrafico dei 63 anni aderiscono all’APE, è riconosciuta un’indennità (c.d. APE sociale) per una durata pari al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e il conseguimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia.

L’indennità, non soggetta a rivalutazione, è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione e non può superare l’importo massimo mensile di € 1.500.

L’indennità spetta a condizione che l’interessato si trovi alternativamente in una delle situazioni indicate in tabella:

Situazione del soggetto

Anzianità contributiva posseduta

Stato di disoccupazione involontaria e conclusione integrale della prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi

Almeno 30 anni

Assistenza, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, a coniuge o parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (art. 3, c. 3, L. 104/92)

Capacità lavorativa ridotta almeno pari al 74%, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile

Al momento della decorrenza dell’indennità: lavoratore dipendente all’interno delle professioni indicate nella seguente nota (*), svolgendo da almeno 6 anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo

Almeno 36 anni

(*) Si tratta di:

A. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici

B. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni

C. Conciatori di pelli e di pellicce

D. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante

E. Conduttori di mezzi pesanti e camion

F. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni

G. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza

H. Insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido.

L’indennità è compatibile con la percezione di redditi da lavoro dipendente o parasubordinato nel limite di € 8.000 annui e di redditi derivanti da attività di lavoro autonomo nel limite di € 4.800 annui.

APE aziendale

Al fine di gestire gli “esuberi” derivanti da ristrutturazioni aziendali, i datori di lavoro possono, previo accordo individuale con il lavoratore, partecipare al costo dell’operazione APE affrontato dallo stesso, attraverso il versamento all’INPS di un contributo, la cui entità è liberamente scelta nell’accordo.

Il contributo non può comunque essere inferiore all’equivalente della contribuzione volontaria (pari nel 2017 al 33% della retribuzione imponibile dell’ultimo anno) per ogni anno di anticipo e deve essere versato, in unica soluzione, al momento dell’erogazione della prima mensilità dell’APE.

L’Ape aziendale può anche essere attivata dai fondi di solidarietà bilaterali, compresi quelli dei settori della somministrazione di lavoro e dell’artigianato, inclusi anche i fondi interprofessionali, aumentando così le prestazioni erogabili già previste (artt. 26 e 27 D.Lgs. 148/2015).

RITA

I soggetti cessati dal lavoro, in possesso dei requisiti per l’accesso all’APE (certificati dall’INPS), possono – dal 1°maggio 2017 – richiedere la RITA al fine di integrare il proprio reddito in attesa della pensione. In tal modo essi riscuotono in via anticipata le prestazioni della previdenza complementare (con esclusione di quelle in regime di prestazione definita), fino al conseguimento dei requisiti pensionistici del regime obbligatorio.

La prestazione consiste nell’erogazione frazionata del montante (in tutto o in parte) accumulato, in forma di rendita temporanea.

L’operazione viene incentivata fiscalmente. È infatti previsto che la parte imponibile della RITA – sia che costituisca l’intero importo della prestazione complessivamente maturata presso il fondo pensione, sia che costituisca una quota parte dello stesso – sia assoggettata a tassazione con la ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15%, ridotta del 2% per ogni anno eccedente il 15° di partecipazione al Fondo, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. In altre parole, per ogni anno di iscrizione ulteriore al 15° anno, il lavoratore gode di una riduzione ulteriore dello 0,3%, sino ad abbassare l’aliquota sostitutiva al 9%. Ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta, saranno computati fino a un massimo di 15 anche gli anni di iscrizione alla previdenza complementare anteriori al 1° gennaio 2007.

Tabella di riepilogo

Tipo di Anticipo

Caratteristiche

Condizioni

Prestazione

Ape volontaria

- almeno 63 anni

diritto al pensionamento entro 3 anni e 7 mesi

almeno 20 anni di contribuzione

importo della pensione maturata non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo

Rendita tramite il finanziamento di una banca (provvista finanziaria), fino alla maturazione dei requisiti effettivi stabiliti per la pensione di vecchiaia La restituzione del prestito è diluita su 20 anni

Ape sociale

Alternativamente:

- stato di disoccupazione, esaurimento dell’indennità INPS da almeno 3 mesi anzianità contributiva di almeno 30 anni

- assistenza da almeno 6 mesi, del coniuge o di un parente di 1° grado convivente con handicap in situazione di gravità; anzianità contributiva di almeno 30 anni

- invalidità con riduzione della capacità lavorativa almeno pari al 74%; anzianità contributiva di almeno 30 anni

- svolgimento da almeno 6 anni in via continuativa, di attività per le quali è richiesto un impegno difficoltoso e rischioso; anzianità contributiva di almeno 36 anni

Trattamento assistenziale di importo non superiore a € 1.500 euro al mese, che accompagna al raggiungimento della pensione

Ape aziendale

Esubero di personale in presenza di processi di ristrutturazione, riconversione e riorganizzazione

Contributo che funziona con gli stessi meccanismi dell’Ape volontaria, con la differenza che il finanziamento è posto a carico del datore di lavoro

RITA

Cessazione dal lavoro; possesso dei requisiti per l’accesso all’APE, certificati dall’INPS

Integrazione del reddito in attesa della pensione, riscuotendo in via anticipata la prestazioni della previdenza complementare, in forma di rendita temporanea, del montante (in tutto o in parte) accumulato, fino alla maturazione dei requisiti pensionistici

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7) Definizione agevolata: disponibile il modulo AD2

E’ disponibile dal 17 gennaio 2017 sul sito internet di Equitalia il nuovo modello – Modulo DA2 – “Dichiarazione di adesione alla definizione agevolata per i carichi che rientrano nelle proposte di accordo o del piano del consumatore”.

Compilazione domanda definizione agevolata.

Come è noto, per aderire alla definizione agevolata occorre compilare il modulo DA1 in ogni sua parte. Tale modulo può essere compilato anche online e, dopo averlo stampato e firmato, va consegnato o presso gli sportelli dell'Agente della riscossione oppure inviato alla casella mail della Direzione Regionale di Equitalia Servizi di riscossione di riferimento (modulo più copia del documento di identità).

Ora Equitalia fa sapere che se la richiesta di accesso alla definizione agevolata riguarda carichi oggetto di proposte di accordo o del piano del consumatore a seguito di composizione della crisi da sovraindebitamento (articolo 6, commi 9-bis e 9-ter, del DL n. 193/2016, come modificato dalla Legge n. 225/2016) è necessario utilizzare lo specifico modulo DA2.

Di seguito la nota di Equitalia:

Definizione agevolata ai sensi del DL n. 193/2016 convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016

La Definizione agevolata prevista dal decreto legge n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016, in vigore dal 3 dicembre, si applica alle somme riferite ai carichi affidati a Equitalia tra il 2000 e il 2016. Chi intende aderire pagherà l’importo residuo delle somme inizialmente richieste senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Come presentare la domanda

Per aderire alla definizione agevolata è necessario compilare il modulo DA1 (*) in ogni sua parte.

Il modulo può essere compilato anche on line. Al termine della compilazione sarà necessario stamparlo, firmarlo e presentare la domanda:

presso gli Sportelli dell’Agente della riscossione;

alla casella e-mail/pec della Direzione Regionale di Equitalia Servizi di riscossione di riferimento, inviando il modulo DA1, debitamente compilato in ogni sua parte, unitamente alla copia del documento di identità.

Equitalia Servizi di riscossione comunicherà al contribuente entro il 31 maggio 2017 l’ammontare complessivo delle somme dovute e gli invierà i bollettini di pagamento.

(*) Se la richiesta di accesso alla definizione agevolata riguarda carichi oggetto di proposte di accordo o del piano del consumatore (art. 6 commi 9-bis e 9-ter del D.L. n. 193/2016, come modificato dalla Legge n. 225/2016) è necessario utilizzare lo specifico modulo - DA2.

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8) Definizione agevolata (rottamazione delle cartelle): le faq di Equitalia

La definizione agevolata consente ai contribuenti di ottenere una riduzione delle somme da pagare a Equitalia.

Equitalia ha pubblicato sul proprio sito internet le seguenti FAQ:

Quali sono le somme che rientrano nella definizione agevolata?

La definizione agevolata prevista dal decreto legge n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016 , si applica alle somme riferite ai carichi affidati a Equitalia tra il 2000 e il 2016.

Chi aderisce deve pagare l’importo residuo del debito senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Equitalia invierà al contribuente, entro il 28 febbraio 2017, una comunicazione per posta ordinaria sulle somme che le sono state affidate entro il 31 dicembre del 2016 e che a tale data non risultano ancora notificate.

Per avere informazioni sugli importi che sono stati affidati a Equitalia nel 2016 è possibile rivolgersi anche allo sportello o accedere all’area riservata sul sito www.gruppoequitalia.it.

Per aderire alla definizione agevolata bisogna fare una richiesta? Entro quando?

Sì, utilizzando il modulo “DA1 - Dichiarazione di adesione alla Definizione agevolata” disponibile sul sito www.gruppoequitalia.it. e presso tutti gli sportelli di Equitalia. La dichiarazione deve essere presentata entro e non oltre il 31 marzo 2017.

Dove si deve presentare la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata?

Il modulo deve essere consegnato allo sportello, oppure inviato agli indirizzi di posta elettronica (e-mail o pec) riportati nel modulo della dichiarazione e anche sul sito www.gruppoequitalia.it.

Chi ha presentato la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata e vuole integrarla con gli importi affidati a Equitalia nel 2016, può farlo?

Si, è sufficiente presentare, entro il 31 marzo 2017, una nuova dichiarazione utilizzando il modulo “DA1 - Dichiarazione di adesione alla definizione agevolata” e indicare solo ed esclusivamente i nuovi carichi che intende definire.

Chi ha un contenzioso con Equitalia può comunque richiedere la definizione agevolata?

Sì, la legge stabilisce che per aderire si debba espressamente dichiarare di rinunciare a eventuali contenziosi relativi alle cartelle interessate dalla definizione agevolata.

Chi ha già un piano di rateizzazione in corso, può comunque aderire alle agevolazioni previste dalla Legge?

Sì, ma deve pagare le rate con scadenza dal 1° ottobre al 31 dicembre 2016.

Equitalia quando comunicherà le somme da pagare e le relative scadenze?

Entro il 31 maggio 2017 Equitalia comunicherà l’ammontare complessivo della somma dovuta, la scadenza delle eventuali rate, inviando i relativi bollettini di pagamento.

Si paga in un’unica soluzione o anche in più rate?

Si può pagare con i bollettini RAV precompilati inviati da Equitalia, nel numero di rate richieste con il modello di dichiarazione (da 1 rata fino a un massimo di 5), rispettando le date di scadenza riportate sulla comunicazione. In caso di pagamento in un’unica rata, la scadenza è fissata nel mese di luglio 2017

Come e dove si può pagare?

Si può pagare con la domiciliazione bancaria (se richiesto nel modello di dichiarazione), oppure in banca, anche con il proprio home banking, agli uffici postali, nei tabaccai, tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul sito www.gruppoequitalia.it, con la App Equiclick o direttamente agli sportelli di Equitalia.

Cosa succede se non si paga o si paga in ritardo una rata del piano di definizione agevolata?

Chi non paga anche solo una rata, oppure lo fa in misura ridotta o in ritardo, perde i benefici della definizione agevolata previsti dalla legge. Gli eventuali versamenti effettuati saranno comunque acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto.

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9) Entrate Tributarie Internazionali gennaio: il MEF pubblica il report di novembre 2016

Il report Entrate Tributarie Internazionali gennaio-novembre fornisce l’analisi dell'andamento tendenziale del gettito tributario per i principali Paesi europei.

Lo riferisce la nota del Ministero dell’Economia e finanze del 18 gennaio 2017.

Entrate tributarie

L’andamento tendenziale delle entrate tributarie del periodo gennaio-novembre 2016 mostra:

- una crescita per l’Irlanda (+6,5%), la Germania (+4,4%), l’Italia (+3,9%), il Regno Unito (+3,9%), la Francia (+2,8%) e la Spagna (+2,8%);

- una variazione positiva per il Portogallo (+1,5%).

Nei primi undici mesi del 2016 l’andamento delle entrate tributarie conferma la marcata variabilità tra i Paesi già osservata nel corso del 2015.

Proseguendo il trend positivo degli ultimi trentadue mesi, l’Irlanda mostra a novembre il tasso Cresce il gettito tributario del Regno Unito (+3,9%) che mostra dei tassi di variazione in linea con la media osservata nel corso del 2015.

Si osserva la medesima dinamica per le entrate tributarie della Germania che registra una crescita tendenziale delle entrate (+4,4%), eguagliando il tasso di crescita medio dello scorso anno.

L’Italia fa registrare a novembre un nuovo incremento (+3,9%), confermando l’andamento positivo da gennaio 2015.

Si conferma in ripresa il gettito della Francia (+2,8%), dopo la flessione osservata a febbraio (- 0,2%).

Si inverte l’andamento negativo osservato da inizio anno del gettito tributario della Spagna che mostra a novembre un incremento tendenziale del 2,8%.

Il gettito del Portogallo mostra nuovamente una variazione positiva (+1,5%), confermando la ripresa registrata nel mese scorso.

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10) Dichiarazione 770/2017: ecco il modello unificato definitivo

E' stato approvato il modello 770/2017 (anno d'imposta 2016): Vengono unificati i modelli 770 Semplificato e 770 Ordinario

Il modello 770/2017 (anno d'imposta 2016) con le istruzioni per la compilazione è stato approvato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate con Provvedimento n. 10047 del 16 gennaio 2017.

Novità

Scompaiono, dunque, le due precedenti versioni:

- “ordinario” utilizzato dai sostituti d’imposta per comunicare i dati relativi alle ritenute su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale, operazioni di natura finanziaria e le indennità di esproprio, le compensazioni operate e i crediti d’imposta utilizzati

- “semplificato” dedicato alle altre tipologie di redditi (lavoro dipendente, equiparati e assimilati, indennità di fine rapporto, prestazioni in forma di capitale erogate da fondi pensione, lavoro autonomo, provvigioni, diversi) e ai dati contributivi, previdenziali e assicurativi.

Il modello 770/2017 è adesso uno solo e contiene, le diverse tipologie di redditi prima gestite dai due modelli soppressi.

Questa le altre principali novità:

- è stato inserito il nuovo quadro DI per la gestione dell’eventuale maggior credito derivante da dichiarazioni integrative a favore, presentate in base all’articolo 2, comma 8-bis del Dpr 322/1998, come modificato dall’articolo 5 del Dl 193/2016

- sono scomparse dalle prime tre sezioni del quadro ST e dal quadro SV le caselle riferite alla compensazione interna degli importi relativi alla eccedenza di versamento, che da quest’anno sono transitate nell’F24

- è stato semplificato il quadro SX di riepilogo dei crediti e delle compensazioni dal quale sono stati depennati alcuni crediti non più attuali.

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11) Certificazione unica 2017: pronto il modello definitivo

E’ stato approvato il modello definitivo Certificazione Unica “CU 2017”, relativa all’anno 2016 e quadro CT, con relative istruzioni.

L’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento n. 10044 del 16 gennaio 2017, ha approvato il modello di Certificazione Unica “CU 2017”, relativa all’anno 2016, unitamente alle istruzioni di compilazione, nonché del frontespizio per la trasmissione telematica e del quadro CT con le relative istruzioni, con le modalità per la comunicazione dei dati contenuti nelle Certificazioni Uniche e approvazione delle relative specifiche tecniche per la trasmissione telematica.

Per la consegna del modello al soggetto che percepisce le somme i sostituti d’imposta avranno tempo fino al 31 marzo (e non più fino al 28 febbraio), mentre rimane ferma la scadenza del 7 marzo per la trasmissione telematica delle certificazioni uniche da parte dei datori di lavoro e degli enti pensionistici. Queste le principali novità:

Spazio anche ai premi di risultato: Entra nel nuovo modello una sezione ad hoc per gestire le somme erogate per premi di risultato. La legge di Stabilità 2016 ha, infatti, previsto, a decorrere dal 2016, l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali del 10% per i premi di risultato; il beneficio riguarda, inoltre, la partecipazione agli utili d’impresa da parte dei lavoratori. Possono fruire dell’agevolazione i titolari di reddito di lavoro dipendente, del settore privato, di importo non superiore a 50mila euro nell’anno precedente a quello in cui le somme agevolate sono state percepite.

Lavoratori “impatriati” e rimborsi: Tra le novità compaiono, inoltre, appositi campi per gestire il regime speciale, introdotto dal D.lgs. n. 147/2015, relativo ai redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato e che concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 70% del suo ammontare. È stata infine introdotta una nuova sezione per gestire i dati relativi ai rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione effettuati dal datore di lavoro.

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12) Dichiarazione IVA 2017: modello reso definitivo

Sono stati approvati anche i modelli di dichiarazione IVA 2017 e IVA BASE 2017.

Nuovi i termini di presentazione e versamento dell’imposta

In particolare, i modelli di dichiarazione IVA 2017 e le relative istruzioni sono stati approvati con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 10050 del 16 gennaio 2017.

In particolare con il neo provvedimento sono stati approvati con numerose modifiche al modello precedente:

Modello IVA/2017 composto da:

il frontespizio, contenente anche l’informativa relativa al trattamento dei dati personali;

i quadri VA, VB, VC, VD, VE, VF, VJ, VI, VH, VK, VN, VL, VT, VX, VO, VG, VS, VV, VW, VY e VZ;

Modello IVA BASE/2017 composto da:

il frontespizio, contenente anche l’informativa relativa al trattamento dei dati personali;

i quadri VA, VB, VE, VF, VJ, VI, VH, VL, VX e VT.

Queste le principali novità dei modelli:

Termini e modalità di presentazione

La dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi e il termine di presentazione è fissato al 28 febbraio.

Versamenti e integrative a favore

E’ stata mantenuta la possibilità di versare il saldo annuale Iva entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte dovute con riferimento alla dichiarazione dei redditi (30 giugno), con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al termine di scadenza ordinario fissato al 16 marzo. E’ stato istituito, inoltre, il nuovo quadro VN per indicare il credito derivante dal minor debito o dal maggior credito scaturito dalle dichiarazioni integrative presentate ai sensi del Dpr n. 322 del 1998.

Nuove percentuali di compensazione per i produttori agricoli

Nei quadri VE e VF sono stati inseriti i righi per esporre le operazioni soggette alle percentuali di compensazioni di nuova istituzione (decreto interministeriale del 26 gennaio 2016).

Regimi opzionali

Nella sezione 3 del quadro VO, rigo VO33, è stata introdotta la casella per comunicare la revoca dell’opzione per il regime ordinario dell’Iva, esercitata relativamente al 2015, da parte dei soggetti che si sono avvalsi per il 2016 del regime forfetario disciplinato dall’art. 1 della legge n. 190 del 2014. Nella stessa sezione, rigoVO34, sono state introdotte tre nuove caselle: la prima per comunicare l’opzione per il regime ordinario, a partire dal 2016, da parte dei soggetti che negli anni precedenti si sono avvalsi del regime fiscale di vantaggio di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del Dl n. 98 del 2011; la seconda per comunicare la revoca dell’opzione per il regime ordinario da parte dei soggetti che nel 2014, in presenza dei requisiti di accesso al regime di vantaggio, non si sono avvalsi di questo regime e accedono, dal 2016, al regime forfetario di cui all’art. 1 della legge n. 190 del 2014; la terza per comunicare la revoca dell’opzione per l’adesione dal 2015 al regime di vantaggio da parte dei soggetti che accedono, dal 2016, al regime forfetario disciplinato dall’art. 1 della legge n. 190 del 2014.

Vincenzo D’Andò