Diario quotidiano del 18 gennaio 2017: niente IRAP per il commercialista che assiste i propri colleghi

Pubblicato il 18 gennaio 2017



1) Redditometro: le presunzioni dell’accertamento sintetico si superano col tenore dei redditi annuali precedenti
2) Niente Irap per il commercialista che assiste i propri colleghi
3) Spese elevate del professionista: per l’applicazione dell’Irap necessitano altre motivazioni
4) Le guide fiscali vanno al passo coi tempi: dal bonus mobili al contenzioso tributario
5) Entrate tributarie e contributive gennaio-novembre 2016
6) Proroghe di termini: registro nazionale degli aiuti di Stato
7) Nuovo pacchetto di proposte europee sulla prestazione dei servizi
8) La società cancellata dal Registro delle imprese deve disattivare la PEC
9) Stabile organizzazione e Iva: primo interpello sui nuovi investimenti
10) Iva e 770: definitivi i primi modelli 2017
11) Rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2017
12) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di dicembre 2016
diario-quotidiano-articoli-81) Redditometro: le presunzioni dell’accertamento sintetico si superano col tenore dei redditi annuali precedenti 2) Niente Irap per il commercialista che assiste i propri colleghi 3) Spese elevate del professionista: per l’applicazione dell’Irap necessitano altre motivazioni 4) Le guide fiscali vanno al passo coi tempi: dal bonus mobili al contenzioso tributario 5) Entrate tributarie e contributive gennaio-novembre 2016 6) Proroghe di termini: registro nazionale degli aiuti di Stato 7) Nuovo pacchetto di proposte europee sulla prestazione dei servizi 8) La società cancellata dal Registro delle imprese deve disattivare la PEC 9) Stabile organizzazione e Iva: primo interpello sui nuovi investimenti 10) Iva e 770: definitivi i primi modelli 2017 11) Rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2017 12) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di dicembre 2016 ****

1) Redditometro: le presunzioni dell’accertamento sintetico si superano col tenore dei redditi annuali precedenti

Redditometro, non serve correlare spese e redditi: Per vincere le presunzioni dell’accertamento sintetico, non è necessario provare la correlazione tra le spese, di acquisto o mantenimento dei beni, e i redditi esenti o le somme ottenute da precedenti disinvestimenti con cui tali spese sono state finanziate.

La Corte di cassazione con la sentenza n. 27069/2016 ritiene che basti dimostrare la disponibilità di tali risorse nel periodo d’imposta accertato, circostanza sintomatica del fatto che le spese contestate siano state sostenute proprio con quelle risorse, anziché con redditi sottratti a tassazione. La vicenda scaturisce da un accertamento per l’anno 2007 fondato sullo scostamento tra il reddito dichiarato e quello sintetico, ottenuto cumulando gli incrementi patrimoniali con le risultanze del calcolo redditometrico. La Ctr del Veneto aveva confermato la legittimità dell’accertamento, ritenendo che il contribuente non avesse dimostrato l’analitica correlazione tra le disponibilità economiche paventate e il sostenimento delle spese: non aveva dimostrato, dunque, che le spese contestate erano state sostenute «proprio con quei redditi esenti e con quelle disponibilità finanziarie» di cui si era limitato a provare l’esistenza. I giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso del contribuente e cassato la sentenza impugnata, poiché «la Ctr non ha fatto corretta applicazione dei principi espressi da questa Corte con le sentenze nn. 6396/2014,8095/14, 17665/14, 25104/14, 733912015». Con tali decisioni si è ritenuto che per vincere la presunzione redditometrica, la prova contraria di cui è onerato il contribuente non riguarda la dimostrazione dell’impiego effettivo dei redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte negli acquisti effettuati, ma soltanto la dimostrazione dell’entità di tali redditi e la durata del relativo possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta. Tali principi risultano violati dalla Ctr che aveva invece ritenuto che la prova contraria idonea a vincere quella nascente dall’accertamento redditometrico richiedesse ineludibilmente la dimostrazione del nesso di causalità fra il possesso delle disponibilità del contribuente e il sostentamento delle spese indicate dall’ufficio.

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2) Niente Irap per il commercialista che assiste i propri colleghi

Lo afferma la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26031/2016.

La Suprema Corte ha rovesciato la sentenza del giudice di appello, che aveva ritenuto legittimo l’atto impositivo a carico del contribuente in merito all’imposta per l’anno 2000. Infatti, i compensi del contribuente derivavano per la maggior parte dall’attività di membro di diversi collegi sindacali, oltre dalle collaborazioni di studi commerciali. “In tema di IRAP – hanno evidenziato i giudici supremi nella sentenza in esame – l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. 49 comma 1 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 è escluso dall’applicazione dell’imposta qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata, situazione che ricorre quando il contribuente non sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, ma risulti inserito in strutture organizzate riferibili ad altrui responsabilità ed interesse”.

In virtù di ciò, il ricorso del professionista è stato accolto ed è stato annullato l’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale impugnata dal contribuente.

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3) Spese elevate del professionista: per l’applicazione dell’Irap necessitano altre motivazioni

Non basta che le spese del professionista siano esorbitanti. Affinché possano giustificare l’imposizione dell’IRAP, necessitano altre motivazioni da parte dell’Amministrazione e non basta che esse siano riferite alle spese indicate dal contribuente nel quadro RI. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 521/2017, che ha accolto il ricorso di un commercialista che aveva impugnato il silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate avverso la sua richiesta di rimborso dell’IRAP ritenuta indebitamente corrisposta.

Il professionista desumeva la mancanza del requisito dell’autonoma organizzazione, ma la Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto legittimo l’assoggettamento all’imposta, desumendo che le spese per i beni strumentali e le collaborazioni di terzi erano significative (circa 50mila euro l’anno).

Gli Ermellini si sono dichiarati contrari all’imposizione nel caso in esame. “La CTR ha accertato in fatto che le somme spese per produrre reddito (beni strumentali e collaborazioni esterne) in ragione del loro ammontare, sono tali da offrire un contributo alla produzione del reddito, ma senza valutare se la natura delle spese effettuate (viaggi e aggiornamenti, affidamento a terzi di attività contabili) possa avere contribuito effettivamente al reddito del ricorrente, e ciò al di là del semplice dato costituito dall’ammontare di tali spese”. In virtù di ciò, la Suprema Corte di piazza Cavour ha accolto il ricorso del professionista cassando la sentenza impugnata.

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4) Le guide fiscali vanno al passo coi tempi: dal bonus mobili al contenzioso tributario

Le guide del Fisco “L’Agenzia informa”: aggiornamento guida “Bonus mobili ed elettrodomestici” e aggiornamento guida “Il contenzioso tributario”.

Da metà luglio il processo tributario telematico sarà esteso su tutto il territorio nazionale. Confermata per un altro anno l’agevolazione per chi arreda la casa ristrutturata

La frequente evoluzione delle norme fiscali impone ricorrenti aggiornamenti delle pubblicazioni della collana “L’Agenzia informa”. È il caso, questa volta, della guida sulla detrazione – prorogata, con qualche modifica, anche per il 2017 – per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati all’arredo di un immobile oggetto di ristrutturazione e di quella sul contenzioso tributario, che presenta il calendario in base al quale, nel corso dell’anno, il processo telematico sarà possibile in tutte le Commissioni tributarie d’Italia.

Bonus mobili

La legge di bilancio 2017 ha stabilito che la detrazione Irpef del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), vale anche per le spese sostenute nell’anno in corso, purché collegate a interventi di ristrutturazione edilizia iniziati a partire dal 1° gennaio 2016 (invece, per gli stessi beni comprati nel periodo compreso tra il 6 giugno 2013 e il 31 dicembre 2016, il presupposto per fruire dell’agevolazione era quello di aver sostenuto spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dal 26 giugno 2012).

Per gli interventi di ristrutturazione iniziati nel 2016 (anche se proseguiranno nel 2017), l’importo massimo agevolabile (10.000 euro) va considerato al netto delle spese sostenute nello stesso anno e per le quali si è fruito della detrazione. Nessuna novità su beni agevolabili, tipologie di lavori che danno accesso al bonus, modalità di pagamento, modalità di fruizione della detrazione, documentazione da conservare.

Le casistiche non sono cambiate rispetto al passato, tuttavia nel caso in cui parte degli acquisti siano già stati portati in detrazione con il regime precedente, è chiaro che l’importo massimo di 10mila euro, riferito a lavori iniziati nel 2016 o nel 2017, deve essere considerato al netto delle spese per le quali si è fruito già dell’agevolazione.

Contenzioso tributario

Dopo la sperimentazione pilota avviata nel 2015 presso le Commissioni tributarie di Umbria e Toscana e, successivamente, in altre sei regioni, nel 2017 il processo tributario telematico raggiungerà le rimanenti, come disposto dal Dm 15 dicembre 2016, con il seguente calendario:

dal 15 febbraio nelle regioni Basilicata, Campania e Puglia

dal 15 aprile in Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Lombardia

dal 15 giugno in Calabria, Sardegna e Sicilia

dal 15 luglio nelle regioni Marche e Val D’Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

La modalità telematica è facoltativa; tuttavia, chi in primo grado l’ha utilizzata dovrà poi continuare così per l’intero grado del giudizio e per l’eventuale appello, salvo che non vi sia sostituzione del difensore.

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5) Entrate tributarie e contributive gennaio-novembre 2016

E’ disponibile sui siti del Ministero dell’Economia e finanze (www.finanze.it e www.rgs.mef.gov.it) il Rapporto sull’andamento delle entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-novembre 2016 redatto congiuntamente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ai sensi dell’art. 14, comma 5 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196).

GENNAIO- NOVEMBRE 2016

Le entrate tributarie e contributive nei primi undici mesi del 2016 evidenziano nel complesso un aumento dell’1,0% (+6.093 milioni di euro) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

Il dato tiene conto dell’aumento dello 0,8% (+ 3.150 milioni di euro) delle entrate tributarie e della crescita delle entrate contributive dell’1,5% (+ 2.943 milioni di euro).

L’importo delle entrate tributarie comprende anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, quindi integra il dato già diffuso con la nota del 9 gennaio scorso. Si rinvia la pubblicazione del Bollettino Internazionale del mese di Novembre 2016 in attesa della disponibilità dei dati della Francia.

(Ministero Economia e finanze, comunicato n. 9 del 16 gennaio 2017)

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6) Proroghe di termini: registro nazionale degli aiuti di Stato

Nel decreto legge mille proroghe n. 244/2016 (articolo 6, commi 6 e 7) viene prorogato al 1° luglio 2017 l’avvio dell’operatività del Registro nazionale degli aiuti di Stato. Il Registro è stato istituito presso il Ministero dello sviluppo economico dalla legge europea 2014 (n. 115/2015), che ha modificato la legge n. 234/2012. Il Registro è una banca dati che conterrà i dati relativi agli aiuti autorizzati dalla Commissione, compresi quelli non soggetti a notifica contemplati dal regolamento generale di esenzione, quelli concessi a titolo di compensazione per i servizi di interesse economico generale e gli aiuti de minimis. Il Registro includerà l’elenco dei soggetti tenuti alla restituzione degli aiuti incompatibili dei quali la Commissione europea abbia ordinato il recupero.

A decorrere dal 1° luglio 2017 la trasmissione delle informazioni al Registro e l’adempimento degli obblighi di interrogazione dello stesso da parte dei soggetti pubblici e privati che concedono o gestiscono aiuti, costituiranno condizione legale di efficacia dei provvedimenti di concessione ed erogazione delle misure di aiuto. L’inadempimento di tali obblighi comporterà la responsabilità patrimoniale del responsabile della concessione o dell’erogazione dell’aiuto; tale inadempimento sarà rilevabile anche dall’impresa beneficiaria ai fini del risarcimento del danno.

L’istituzione del Registro degli aiuti di Stato attua gli obblighi di trasparenza e pubblicità previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato e garantisce il rispetto del divieto di cumulo degli aiuti. L’istituzione di un registro centrale degli aiuti o di un sito web dedicato, che contenga informazioni complete sugli aiuti concessi è richiesta sia dal regolamento (UE) n. 1407/2013 in materia di aiuti di Stato de minimis, sia dal regolamento generale di esenzione (UE) n. 651/2014, nonché dalla comunicazione della Commissione 2014/C 198/02 in materia di trasparenza che, in particolare, fissa un periodo transitorio di due anni perché gli Stati membri mettano a punto meccanismi di trasparenza. Obblighi analoghi sono richiamati in altre comunicazioni adottate dalla Commissione europea per specifiche categorie di aiuti (come trasporto aereo, ambiente ed energia).

Il Registro nazionale degli aiuti di Stato nasce dalla trasformazione della Banca dati anagrafica delle agevolazioni (BDA) istituita presso il Ministero dello sviluppo economico, la quale assicura in parte già la raccolta e il monitoraggio delle informazioni, ma senza riuscire a garantire la necessaria efficacia dell’attività di controllo in assenza di norme sanzionatorie previste per l’omissione dell’invio delle informazioni. Nel corso del tempo, in corrispondenza delle modifiche normative intervenute a livello europeo, la BDA è stata gradualmente adeguata, attraverso appositi interventi tecnici di modifica del sistema. Fino alla data di entrata in vigore del regolamento sul funzionamento del nuovo registro, si applicano le modalità di trasmissione delle informazioni stabilite dall’articolo 14, comma 2, della legge n. 57/2001. Alcune funzionalità del Registro nazionale degli aiuti sono state anticipate già a partire da luglio 2016 con la circolare ministeriale n. 62871/2016 che ha aggiornato le modalità tecniche di trasmissione delle informazioni sugli aiuti concessi. Le modalità di trasmissione sono state nuovamente ridefinite con il decreto del Ministero dello sviluppo economico 22 dicembre 2016 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 dicembre 2016), in modo da assicurare il rispetto degli impegni assunti dal Governo italiano con la Commissione europea (Accordo di partenariato 2014-2020 per l’utilizzo dei fondi strutturali e di investimento europei).

(Assonime, nota del 16 gennaio 2017)

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7) Nuovo pacchetto di proposte europee sulla prestazione dei servizi

La Commissione europea ha presentato il 10 gennaio scorso un consistente pacchetto di proposte volte a dare nuovo impulso al settore dei servizi, che costituisce una delle dieci priorità della Strategia di rilancio del mercato interno delineata nell’ottobre 2015. Alla base vi è l’idea che molti ostacoli ingiustificati frenano lo sviluppo dell’integrazione in questo settore chiave dell’economia europea, nonostante gli importanti progressi indotti negli ultimi anni dall’attuazione della Direttiva Servizi (2006/123/CE). Le iniziative della Commissione riguardano quattro ambiti:

- E-card europea dei servizi (proposta di regolamento e proposta di direttiva)

Verrà istituita una procedura interamente elettronica che, senza modificare l’approccio e i principi contenuti nella Direttiva Servizi, dovrebbe rendere più semplice l’espletamento delle formalità amministrative richieste ai prestatori di servizi per le imprese (quali architetti, consulenti informatici, imprese di ingegneria) o di servizi di costruzione per poter operare in altri Stati membri. Questa nuova procedura sarà applicabile su base volontaria, in alternativa a quelle già esistenti.

Nel sistema proposto il prestatore di servizi potrà rivolgersi in prima battuta all’autorità competente del proprio paese d’origine, utilizzando la propria lingua nazionale. Per la prestazione transfrontaliera di servizi in via temporanea l’e-card sarà rilasciata direttamente dal paese d’origine, ma il paese di destinazione potrà opporsi al rilascio in presenza delle superiori esigenze di interesse pubblico contemplate dalla Direttiva Servizi. Per la prestazione di servizi in regime di libertà di stabilimento (mediante una sede secondaria stabilita in un altro Stato membro) sarà invece l’amministrazione del paese ospitante a rilasciare l’e-card dopo aver verificato che il prestatore soddisfa le disposizioni regolamentari ivi vigenti, come previsto dalla Direttiva Servizi.

- Test di proporzionalità delle nuove norme nazionali sui servizi professionali (proposta di direttiva)

Verrà introdotta una metodologia uniforme sulla cui base gli Stati membri dovranno eseguire la valutazione di proporzionalità richiesta dal diritto europeo nel caso di adozione di nuove prescrizioni nazionali sui servizi professionali o di revisione delle prescrizioni vigenti. La proposta non implica una deregolamentazione delle professioni, lasciando agli Stati membri ogni decisione al riguardo; essa dovrebbe però assicurare che il processo di definizione dei requisiti di accesso ed esercizio delle attività professionali sia trasparente e che non vengano stabilite regole ingiustificatamente restrittive.

- Guida per le riforme nazionali in materia di regolamentazione delle professioni (comunicazione della Commissione)

Una nuova comunicazione della Commissione detta alcune raccomandazioni agli Stati membri su come rimuovere le restrizioni ingiustificate relative a determinate professioni: architetti, ingegneri, consulenti fiscali e contabili, avvocati, esperti in marchi e brevetti, agenti immobiliari, guide turistiche. L’analisi della Commissione si basa su un “indicatore di restrittività” che considera un insieme di fattori, quali la portata di eventuali riserve di attività, i requisiti di formazione e abilitazione, l’obbligo di iscrizione ad organizzazioni professionali, i requisiti relativi alla forma societaria ecc. Le raccomandazioni sono formulate per ciascuno Stato membro tenendo conto del particolare assetto regolatorio e quindi sono differenti da un paese all’altro. La Commissione seguirà il processo di adeguamento alle raccomandazioni e potrà, se del caso, intervenire con le misure appropriate (procedura d’infrazione, proposte legislative) per rimuovere le barriere residue.

- Proposta di una procedura di notifica nel settore dei servizi (proposta di direttiva)

La Direttiva Servizi impone agli Stati membri di notificare alla Commissione i progetti di norme che introducono per le attività di servizi i requisiti potenzialmente restrittivi indicati in una “lista grigia”, al fine di promuoverne una valutazione multilaterale di compatibilità con il diritto europeo. La Commissione intende ora modernizzare e rendere più efficiente la procedura di notifica, migliorare la qualità e il contenuto delle informazioni trasmesse ed estendere la notifica agli schemi di autorizzazione. La disciplina proposta prevede, in particolare, un periodo di consultazione di tre mesi per valutazione multilaterale della misura notificata, con il coinvolgimento degli stakeholders interessati.

(Assonime, nota del 16 gennaio 2017)

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8) La società cancellata dal Registro delle imprese deve disattivare la PEC

La società cancellata dal Registro delle imprese deve disattivare la PEC. Se non lo fa rischia di vedersi recapitare un atto “indesiderato”.

Secondo quanto asserito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 602 del 12 gennaio 2017, se la società si è cancellata dal Registro delle Imprese, ma ha lasciato ancora attivo l’indirizzo di posta elettronica certificata, le notifiche ad essa indirizzate si possono eseguire regolarmente sulla Pec. La pronuncia interessa particolarmente i ricorsi per la dichiarazione di fallimento.

Dopo la cancellazione della società: fallimento entro un anno

La legge fallimentare prevede che gli imprenditori individuali o le società possono essere dichiarati falliti fino a massimo un anno da quando hanno provveduto alla loro cancellazione dal registro delle imprese, sempre però che l’insolvenza si sia manifestata prima della predetta cancellazione o entro l’anno successivo alla stessa.

Pertanto, se la società non controlla più la vecchia casella di posta elettronica certificata, non sarà neanche in grado di costituirsi nel giudizio prefallimentare (non avendone conoscenza), né potrà difendersi. Con sua somma sorpresa, così, l’impresa potrebbe trovarsi ad essere dichiarata fallita senza neanche aver preso parte all’udienza e controbattuto alle eccezioni dell’avversario.

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9) Stabile organizzazione e Iva: primo interpello sui nuovi investimenti

Arriva la risposta delle Entrate ai quesiti di una multinazionale.

Pubblicata sul sito dell’Agenzia la prima risposta all’interpello sui nuovi investimenti, introdotto nel nostro ordinamento dal D.lgs. n. 147/2015 sull’internazionalizzazione delle imprese. Il quesito, sottoposto da una grande multinazionale, riguarda gli aspetti fiscali di un piano di investimento che supera la soglia di 30 milioni di euro prevista dall’art. 2 del Decreto legislativo e che, se realizzato, comporterebbe l’ampliamento della produzione della società italiana appartenente al gruppo, ricadute occupazionali (assunzione a tempo indeterminato di circa cento dipendenti) e maggior gettito Irpef, Ires e Irap. I chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate sono contenuti nella risoluzione n. 4/E del 17 gennaio 2017, disponibile nella sezione nella sezione “Normativa e Prassi” del sito delle Entrate.

I soggetti coinvolti nel piano di investimento – Nell’interpello, il gruppo multinazionale XY presenta alle Entrate il progetto di un nuovo investimento che prevede la produzione di alcuni prodotti presso lo stabilimento della società italiana del gruppo (Alfa) e la creazione di un hub logistico per la distribuzione dei prodotti realizzati nei vari stabilimenti del gruppo. Le società del gruppo coinvolte nel nuovo investimento sono:

- la società Alfa, con sede legale in Italia;

- la società consociata Beta, con sede legale in uno Stato estero (Stato B);

- la società controllante Gamma, con sede in un altro Stato estero (Stato C).

Quando sussiste la stabile organizzazione – Nell’interpello l’Agenzia chiarisce che l’ipotesi di una stabile organizzazione non si realizza a condizione che Beta non svolga nel centro logistico attività di “deposito, di esposizione o di consegna di merci” di altre imprese, ad esempio Alfa. Per non integrare l’ipotesi di stabile organizzazione “materiale” è inoltre necessario che nella sede dell’hub non vengano svolta attività diverse da quelle di “deposito, di esposizione o di consegna di merci”, come ad esempio attività commerciale di raccolta degli ordini o di vendita dei prodotti di Beta.

L’Iva sulle operazioni connesse al piano d’investimento – Nell’interpello, l’Agenzia fornisce anche chiarimenti sul trattamento fiscale da applicare in materia di Iva a una serie di operazioni di acquisto finalizzate alla successiva rivendita poste in essere dalla società consociata Beta. Tra i casi esaminati nella risoluzione, gli acquisti intracomunitari e le importazioni di prodotti finiti con introduzione in un deposito fiscale utilizzato ai fini Iva. L’Agenzia specifica che le risposte fornite con l’interpello hanno valore nei confronti di Alfa, Beta e Gamma, finché le circostanze di fatto e di diritto descritte nella richiesta di parere restano invariate.

Il Fisco “consulente” scioglie i dubbi delle grandi imprese – L’articolo 2 del D.lgs. n. 147/2015, noto come “decreto internazionalizzazione”, ha introdotto l’interpello sui nuovi investimenti, mediante il quale le imprese che intendono effettuare investimenti in Italia, di ammontare non inferiore a trenta milioni di euro e che abbiano significative ricadute occupazionali, possono presentare all’Agenzia delle Entrate un piano di investimento per conoscerne il trattamento fiscale. L’Agenzia, dopo aver esaminato l’istanza, emana una risoluzione rendendo pubbliche le posizioni interpretative rese in risposta agli interpelli di interesse generale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 10 del 17 gennaio 2017)

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10) Iva e 770: definitivi i primi modelli 2017

Ritoccata la dichiarazione Iva, rispetto alla versione di prova, con l’arrivo dell’opzione di gruppo da esprimere nell’anno precedente a quello di prima applicazione del regime.

Resi ufficiali, con distinti provvedimenti del 16 gennaio 2017, alcuni dei modelli da utilizzare per i prossimi adempimenti dichiarativi relativi all’anno d’imposta 2016. In particolare, promossi, insieme alle relative istruzioni, i set completi di Iva, 730, Certificazione unica e 770. L’ultimo, a differenza degli altri già consultabili in bozza, arriva direttamente in “bella copia” e con una novità all’insegna della semplificazione. Infatti, fino allo scorso anno, si parlava di 770 al plurale, perché due erano le versioni disponibili: “ordinario” e “semplificato”. Il primo era utilizzato dai sostituti d’imposta per comunicare i dati relativi alle ritenute su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale, operazioni di natura finanziaria e le indennità di esproprio, le compensazioni operate e i crediti d’imposta utilizzati; il secondo, invece, era dedicato alle altre tipologie di redditi (lavoro dipendente, equiparati e assimilati, indennità di fine rapporto, prestazioni in forma di capitale erogate da fondi pensione, lavoro autonomo, provvigioni, diversi) e ai dati contributivi, previdenziali e assicurativi. Il 770/2017, invece, annulla le differenze e si presenta senza varianti, in versione unificata, accogliendo, da solo, le diverse tipologie di redditi prima gestite dai due modelli soppressi.

Il modello per la dichiarazione dei sostituti d’imposta presenta tre principali novità:

è stato inserito il nuovo quadro DI per la gestione dell’eventuale maggior credito derivante da dichiarazioni integrative a favore, presentate in base all’articolo 2, comma 8-bis del Dpr 322/1998, come modificato dall’articolo 5 del Dl 193/2016

sono scomparse dalle prime tre sezioni del quadro ST e dal quadro SV le caselle riferite alla compensazione interna degli importi relativi alla eccedenza di versamento, che da quest’anno sono transitate nell’F24

è stato semplificato il quadro SX di riepilogo dei crediti e delle compensazioni dal quale sono stati depennati alcuni crediti non più attuali.

Per quanto riguarda la Certificazione unica e il modello 730, sono confermate le novità già annunciate in occasione della pubblicazione online delle bozze. Rispetto allo scorso anno, quindi, inaugurati nuovi spazi e sezioni dedicati, ad esempio, ai regimi agevolati per i premi di risultato e i lavoratori “impatriati”, ai rimborsi di beni e servizi effettuati dal datore di lavoro non soggetti a tassazione, ai maggiori sconti d’imposta per le assicurazioni a tutela delle persone con disabilità grave, allo “School bonus”.

Qualche ritocco, invece, per il modello Iva definitivo rispetto a quello di prova, a seguito dell’introduzione in dichiarazione dell’opzione per partecipare al gruppo Iva per l'annualità 2017.

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11) Rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2017

L’Inps, con la circolare n. 8 del 17 gennaio 2017, descrive i criteri e le modalità applicative della rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali, e l’impostazione dei relativi pagamenti per l’anno 2017.

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12) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di dicembre 2016

Le quote di TFR, accantonate al 31 dicembre 2015, vanno rivalutate dello 1,7953%.

Vincenzo D’Andò