Diario quotidiano del 18 gennaio 2017: niente IRAP per il commercialista che assiste i propri colleghi

Pubblicato il 18 gennaio 2017

1) Redditometro: le presunzioni dell’accertamento sintetico si superano col tenore dei redditi annuali precedenti
2) Niente Irap per il commercialista che assiste i propri colleghi
3) Spese elevate del professionista: per l’applicazione dell’Irap necessitano altre motivazioni
4) Le guide fiscali vanno al passo coi tempi: dal bonus mobili al contenzioso tributario
5) Entrate tributarie e contributive gennaio-novembre 2016
6) Proroghe di termini: registro nazionale degli aiuti di Stato
7) Nuovo pacchetto di proposte europee sulla prestazione dei servizi
8) La società cancellata dal Registro delle imprese deve disattivare la PEC
9) Stabile organizzazione e Iva: primo interpello sui nuovi investimenti
10) Iva e 770: definitivi i primi modelli 2017
11) Rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2017
12) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di dicembre 2016
diario-quotidiano-articoli-81) Redditometro: le presunzioni dell’accertamento sintetico si superano col tenore dei redditi annuali precedenti 2) Niente Irap per il commercialista che assiste i propri colleghi 3) Spese elevate del professionista: per l’applicazione dell’Irap necessitano altre motivazioni 4) Le guide fiscali vanno al passo coi tempi: dal bonus mobili al contenzioso tributario 5) Entrate tributarie e contributive gennaio-novembre 2016 6) Proroghe di termini: registro nazionale degli aiuti di Stato 7) Nuovo pacchetto di proposte europee sulla prestazione dei servizi 8) La società cancellata dal Registro delle imprese deve disattivare la PEC 9) Stabile organizzazione e Iva: primo interpello sui nuovi investimenti 10) Iva e 770: definitivi i primi modelli 2017 11) Rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2017 12) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di dicembre 2016 ****

1) Redditometro: le presunzioni dell’accertamento sintetico si superano col tenore dei redditi annuali precedenti

Redditometro, non serve correlare spese e redditi: Per vincere le presunzioni dell’accertamento sintetico, non è necessario provare la correlazione tra le spese, di acquisto o mantenimento dei beni, e i redditi esenti o le somme ottenute da precedenti disinvestimenti con cui tali spese sono state finanziate.

La Corte di cassazione con la sentenza n. 27069/2016 ritiene che basti dimostrare la disponibilità di tali risorse nel periodo d’imposta accertato, circostanza sintomatica del fatto che le spese contestate siano state sostenute proprio con quelle risorse, anziché con redditi sottratti a tassazione. La vicenda scaturisce da un accertamento per l’anno 2007 fondato sullo scostamento tra il reddito dichiarato e quello sintetico, ottenuto cumulando gli incrementi patrimoniali con le risultanze del calcolo redditometrico. La Ctr del Veneto aveva confermato la legittimità dell’accertamento, ritenendo che il contribuente non avesse dimostrato l’analitica correlazione tra le disponibilità economiche paventate e il sostenimento delle spese: non aveva dimostrato, dunque, che le spese contestate erano state sostenute «proprio con quei redditi esenti e con quelle disponibilità finanziarie» di cui si era limitato a provare l’esistenza. I giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso del contribuente e cassato la sentenza impugnata, poiché «la Ctr non ha fatto corretta applicazione dei principi espressi da questa Corte con le sentenze nn. 6396/2014,8095/14, 17665/14, 25104/14, 733912015». Con tali decisioni si è ritenuto che per vincere la presunzione redditometrica, la prova contraria di cui è onerato il contribuente non riguarda la dimostrazione dell’impiego effettivo dei redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte negli acquisti effettuati, ma soltanto la dimostrazione dell’entità di tali redditi e la durata del relativo possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta. Tali principi risultano violati dalla Ctr che aveva invece ritenuto che la prova contraria idonea a vincere quella nascente dall’accertamento redditometrico richiedesse ineludibilmente la dimostrazione del nesso di causalità fra il possesso delle disponibilità del contribuente e il sostentamento delle spese indicate dall’ufficio.

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2) Niente Irap per il commercialista che assiste i propri colleghi

Lo afferma la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26031/2016.

La Suprema Corte ha rovesciato la sentenza del giudice di appello, che aveva ritenuto legittimo l’atto impositivo a carico del contribuente in merito all’imposta per l’anno 2000. Infatti, i compensi del contribuente derivavano per la maggior parte dall’attività di membro di diversi collegi sindacali, oltre dalle collaborazioni di studi commerciali. “In tema di IRAP – hanno evidenziato i giudici supremi nella sentenza in esame – l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. 49 comma 1 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 è escluso dall’applicazione dell’imposta qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata, situazione che ricorre quando il contribuente non sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, ma risulti inserito in strutture organizzate riferibili ad altrui responsabilità ed interesse”.

In virtù di ciò, il ricorso del professionista è stato accolto ed è stato annullato l’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale impugnata dal contribuente.

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3) Spese elevate del professionista: per l’applicazione dell’Irap necessitano altre motivazioni

Non basta che le spese del professionista siano esorbitan