Diario quotidiano del 5 dicembre 2016: le nuove specifiche tecniche della Fattura Elettronica

Pubblicato il 5 dicembre 2016



1) Rimborso tributi locali: per velocizzare i tempi occorre comunicare l’IBAN
2) Ulteriori semplificazioni della procedura “Certificazione rimborsi al cittadino”
3) Violazione delle disposizioni sulle informazioni dei prodotti accertata da funzionari doganali
4) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale
5) Società in house: la revoca del sindaco si chiede al giudice ordinario
6) L’accertamento nei confronti delle società di persone chiude il cerchio: non occorre poi la notifica ai soci
7) Scelta per la trasmissione di fatture e corrispettivi prorogata a marzo 2017
8) Scadenza del 16 dicembre 2016: dal MEF le FAQ sulle seconda rata IMU-TASI
9) Enti locali: vigilanza e controllo, aggiornati dal CNDCEC i primi tre Principi
10) Fondo di integrazione salariale: pagamento diretto dell'assegno ordinario e dell'assegno di solidarietà
11) Nuova dichiarazione d’intento disponibile dal 2 dicembre 2016
12) Fatturazione Elettronica verso le Pubbliche Amministrazione: come adeguarsi alle nuove specifiche tecniche
diario-quotidiano-articoli-71) Rimborso tributi locali: per velocizzare i tempi occorre comunicare l’IBAN al comune competente 2) Ulteriori semplificazioni della procedura “Certificazione rimborsi al cittadino” 3) Violazione delle disposizioni sulle informazioni dei prodotti accertata da funzionari doganali 4) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale 5) Società in house: la revoca del sindaco si chiede al giudice ordinario 6) L’accertamento nei confronti delle società di persone chiude il cerchio: non occorre poi la notifica ai soci 7) Scelta per la trasmissione di fatture e corrispettivi prorogata a marzo 2017 8) Scadenza del 16 dicembre 2016: dal MEF le FAQ sulle seconda rata IMU-TASI 9) Enti locali: vigilanza e controllo, aggiornati dal CNDCEC i primi tre Principi 10) Fondo di integrazione salariale: pagamento diretto dell'assegno ordinario e dell'assegno di solidarietà 11) Nuova dichiarazione d’intento disponibile dal 2 dicembre 2016 12) Fatturazione Elettronica verso le Pubbliche Amministrazione: come adeguarsi alle nuove specifiche tecniche ***   1) Rimborso tributi locali: per velocizzare i tempi occorre comunicare l’IBAN al comune competente Procedura rimborsi tributi locali. Richieste di rimborso a carico dell’Erario. Comunicazione dell’IBAN. Al fine di agevolare e velocizzare le procedure di liquidazione delle richieste di rimborso da parte dello Stato, si invitano i contribuenti che non lo avessero ancora fatto a comunicare il proprio codice IBAN al comune competente all’istruttoria della pratica di rimborso. Si ricorda che i rimborsi in questione riguardano i contribuenti che hanno effettuato un errato versamento relativo all’IMU - quota riservata allo Stato – o alla Maggiorazione TARES. La comunicazione del codice IBAN vale sia nel caso in cui tale codice non sia stato fornito all’ente locale sia in quello in cui lo stesso, seppure già indicato sia stato sostituito, nelle more della liquidazione della somma da rimborsare, da un nuovo codice. I comuni, infatti, attraverso l’applicazione disponibile sul Portale del federalismo fiscale, hanno a disposizione una nuova funzionalità con la quale inserire o modificare i codici IBAN per le pratiche già trasmesse. (Ministero dell’Economia e finanze, comunicato del 1° dicembre 2016) ******   2) Ulteriori semplificazioni della procedura “Certificazione rimborsi al cittadino” In merito alle procedure di riversamento, rimborso e regolazioni contabili relative ai tributi locali si fa presente che a partire dal 23 novembre 2016 i Comuni hanno a disposizione quattro nuove funzionalità che risolvono alcune problematiche verificatesi nell’inserimento dei dati e a cui si ritiene opportuno dare un adeguato rilievo: - Acquisizione dell’IBAN per pratiche con stato “Trasmessa” Con tale funzionalità è possibile attivare la ricerca delle pratiche prive di IBAN. Si ricorda che, al fine di agevolare e velocizzare le procedure di liquidazione delle richieste di rimborso da parte di Erario, è essenziale fornire l’IBAN del soggetto beneficiario del rimborso. Nel caso in cui, quindi, non sia stato inizialmente comunicato l’IBAN o tale codice sia stato nel frattempo modificato, è possibile procedere all’inserimento o alla modifica. - Nuovo campo “Codice catastale del comune di origine” La nuova funzionalità consente al comune di acquisire tutte le comunicazioni e le richieste di rimborso relative ai versamenti effettuati dai contribuenti sul codice catastale di Comuni che, al momento attuale, risultano soppressi in seguito di fusioni e confluiti nel Comune che sta operando. La stessa modalità potrà essere utilizzata anche nei casi in cui debbano essere inserite richieste di rimborso da parte dell’Erario relative a importi che il contribuente ha versato erroneamente ad altro comune, ma è il comune che sta operando ad essere effettivamente titolato a trasmettere detta richiesta. - Gestione dei beneficiari diversi dal contribuente che ha effettuato l’errato versamento Con la nuova funzionalità è possibile inserire i dati relativi alle richieste di rimborso da parte dell’Erario a favore di soggetti diversi dal contribuente che ha effettuato il versamento oggetto di rimborso (eredi oppure persona giuridica non più attiva ovvero diversa da quella che ha effettuato il versamento). La funzione prevede anche un apposito campo per inserire la necessaria documentazione. - Gestione delle richieste di rimborso per versamenti effettuati con bonifico in Banca d’Italia Le richieste di rimborso da parte dell’Erario a seguito di versamenti effettuati con bonifico in Banca d’Italia (pagamenti dovuti dai residenti all’estero) possono essere gestite indicando, nell’apposito campo “CRO”, il codice identificativo del bonifico. È necessario comunque allegare la distinta del bonifico (PDF/A non firmato). (Ministero dell’Economia e finanze, comunicato del 1° dicembre 2016) ******   3) Violazione delle disposizioni sulle informazioni dei prodotti accertata da funzionari doganali Modalità di definizione e di pagamento della sanzione amministrativa prevista dall’articolo 12 del Decreto Legislativo n.206/2005 (Codice del consumo) per la violazione delle disposizioni sulle informazioni dei prodotti di cui all’articolo 11 dello stesso Decreto accertata da funzionari doganali. La definizione, nelle vie brevi, della violazione di cui all’articolo 11 del Decreto Legislativo n. 206/2005 può essere effettuata - entro 60 giorni dalla contestazione o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione - mediante il versamento, da effettuarsi con il modello F 23 tramite istituti di credito od uffici postali, della sanzione amministrativa di cui all’articolo 12 del Decreto Legislativo n.206/2005 nella misura ridotta prevista dall’articolo 16 della Legge n. 689/1981. Nel modello F 23 devono essere indicati gli estremi del processo verbale ed il codice tributo “741 T” (Multe inflitte dalle autorità giudiziarie ed amministrative-oblazione), oppure il codice tributo “422 T” qualora i processi verbali di contestazione siano stati redatti da funzionari doganali congiuntamente con i militari della Guardia di Finanza. Per quanto riguarda il pagamento della suddetta sanzione amministrativa, con Risoluzione n.105/E del 17.11.20161, l’Agenzia delle Entrate ha attribuito specifici codici meccanografici identificativi degli Uffici doganali che il trasgressore deve indicare nel campo 6 “codice ufficio o ente” del modello F 23. Dell’avvenuto versamento in misura ridotta il trasgressore è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’ufficio doganale che ha contestato la violazione trasmettendo copia della relativa quietanza, al fine di evitare l’inoltro alla competente Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del rapporto amministrativo previsto dall’art.17 della Legge n.689/1981. (Agenzia delle Dogane, comunicazione del 30 Novembre 2016) ******   4) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale L’INPS, con la circolare n. 205 del 1 dicembre 2016, illustra la disciplina del Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del Gruppo Poste Italiane di cui al D.Interm. 78642/2014. Il Fondo, assicura una tutela a sostegno del reddito sia in costanza di rapporto di lavoro, a seguito di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, sia in caso di cessazione dello stesso, a favore dei lavoratori dipendenti di Poste Italiane spa e delle società del Gruppo Poste Italiane di cui all’art. 7, comma 9 sexies del decreto legge n. 101 del 31 agosto 2013, convertito in legge 30 ottobre 2013, n. 125 . Questi gli argomenti trattati: Quadro normativo. Finalità e ambito di applicazione. Prestazioni. Tipologia. Condizioni di accesso alle prestazioni. Ambito di applicazione: beneficiari. Programmi formativi. Criteri e modalità di accesso. Termini e modalità di presentazione della domanda di intervento. Elementi della domanda. Misura del finanziamento. Modalità di finanziamento dell’intervento formativo e modalità operative. Assegno ordinario. Cause d’intervento. Criteri e modalità di accesso. Misura della prestazione. Durata dell’intervento. Contribuzione correlata. Contributo addizionale. Assegno ordinario e attività di lavoro. Assegno ordinario e altre prestazioni. Termini e modalità di presentazione della domanda. Pagamento delle prestazioni. ******   5) Società in house: la revoca del sindaco si chiede al giudice ordinario Nell’ambito delle società in house, chi vuole fare revocare un sindaco (ovvero, uno dei componenti del collegio sindacale) deve rivolgersi al giudice ordinario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezioni unite, con la sentenza n. 24591 del 1 dicembre 2016. Su nomina e revoca di amministratori e sindaci delle società in house decide il giudice ordinario: Le azioni che riguardano la nomina o la revoca di amministratori e sindaci delle società a totale o parziale partecipazione pubblica rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, anche nel caso in cui le società siano costituite secondo il modello dell’in house providing. È questo il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite della Cassazione che ha affermato che l’impugnazione della delibera con la quale si procede alla revoca del collegio sindacale (anche) da una società in house rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La facoltà riconosciuta agli enti pubblici dall’art. 2449 c.c., di revocare amministratori o sindaci di propria nomina, per previsione dell’atto costitutivo, si qualifica come estrinsecazione non di un potere pubblico, ma essenzialmente di una potestà di diritto privato, in quanto espressione di una potestà attinente a una situazione giuridica societaria, rispetto alla quale è esclusa qualsiasi valenza amministrativa. Confermano la giurisdizione del giudice ordinario le indicazioni della relazione illustrativa del codice del 1942 e il fatto che l’art. 2449 c.c. comunque individui nello statuto, ovvero in un atto di natura negoziale, la fonte esclusiva dell’attribuzione della facoltà di nomina da parte dell’ente pubblico. In tale contesto, è indubbio che le società a partecipazione pubblica costituiscano, in ambito societario, una categoria nella quale sono comprese, in termini di specialità, le società controllate e le società in house. Vale, quindi, il seguente principio di diritto: le azioni concernenti la nomina o la revoca di amministratori e sindaci delle società a totale o parziale partecipazione pubblica sono sottoposte alla giurisdizione ordinaria, anche nel caso in cui le società stesse siano in house. ******   6) L’accertamento nei confronti delle società di persone chiude il cerchio: non occorre poi la notifica ai soci Con la sentenza 16713/2016, la Cassazione ritiene che nelle società personali non sia necessaria la notifica ai soci negli accertamenti effettuati alle società di persone. Dunque, la responsabilità illimitata dei soci, in merito alle obbligazioni tributarie, rappresenta un’incombenza di tipo diretto per la quale il debito della società si trasforma in debito del socio e, di conseguenza, ai fini della riscossione della pretesa tributaria, non è necessario che l’ufficio notifichi al socio direttamente l’avviso di accertamento o la cartella di pagamento. La Ctr Toscana, invece, si era pronunciata per l’annullamento di una cartella di pagamento notificata al socio di una società in nome collettivo decorsi oltre 10 anni dalla notifica dell’avviso di accertamento alla società, divenuto definitivo in conseguenza alla sua mancata impugnazione. A parere della Ctr la pretesa tributaria era da considerarsi decaduta, dovendosi ritenere ininfluente la circostanza per la quale, nel menzionato intervallo temporale, l’ufficio abbia notificato alla società personale alcuni atti interruttivi della decadenza. La Suprema Corte ha ribaltato il risultato del giudizio di secondo grado, intervenendo anche nel merito e respingendo il ricorso introduttivo proposto dal contribuente avverso la cartella di pagamento. La Cassazione, quindi, sostiene che non è necessario che al socio venga notificato l’avviso di accertamento o la cartella di pagamento, essendo sufficiente la comunicazione dell’avviso di mora da parte del concessionario della riscossione, poiché la responsabilità del socio nei confronti dei debiti della società personale è solidale, illimitata, diretta e subordinata esclusivamente alla preventiva escussione del patrimonio societario (art. 2304, c.c.). In tale contesto, per i giudici di legittimità, non può ritenersi violato il diritto di difesa del socio (Cassazione 28361/2013, n. 29625/2008 e n. 19188/2006) giacché lo stesso ha la facoltà di impugnare l’atto notificatogli direttamente e, in quel contesto, eccepire la pretesa nel merito oltre a impugnare cumulativamente tutti gli atti presupposto. La medesima sentenza, infine, precisa che la decadenza di una pretesa tributaria divenuta definitiva, in conseguenza alla mancata impugnazione dell’avviso di accertamento, non é quinquennale ma decennale e che l’interruzione della prescrizione, che ha avuto luogo nei confronti della società, assume efficacia nei confronti dei soci. ******   7) Scelta per la trasmissione di fatture e corrispettivi prorogata a marzo 2017 Opzione per la trasmissione di fatture e corrispettivi possibile fino a marzo 2017, prima previsto, invece, entro il 31 dicembre 2016. Lo dispone l’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 1° dicembre 2016. Per la trasmissione delle fatture introdotta anche l’opportunità di modificare i flussi informativi entro quindici giorni dalla scadenza prevista per l’invio telematico dei dati relativi a ogni trimestre Rimane, dunque, tempo fino al 31 marzo 2017 per decidere se aderire alla trasmissione telematica dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute e alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri, le due modalità previste, a partire dal 1° gennaio 2017, dal Decreto legislativo 127/2015. Per consentire a contribuenti e intermediari un completo approfondimento delle specifiche tecniche e un’accurata valutazione in merito alla convenienza a esercitare le opzioni, il citato provvedimento 1° dicembre 2016, amplia la finestra temporale a disposizione, spostando in avanti di novanta giorni il termine, precedentemente fissato al 31 dicembre da due distinti provvedimenti del 28 ottobre scorso. La disposizione dettata dal provvedimento odierno tiene conto del fatto che le opzioni vincolano il contribuente per cinque anni, vale a dire, in fase di prima applicazione, con riferimento alle fatture e ai corrispettivi relativi alle operazioni effettuate nel 2017 e nei successivi quattro periodi d’imposta. Viene anche introdotta la possibilità, a favore dei contribuenti che optano per la trasmissione dei dati delle fatture, di modificare i flussi informativi entro quindici giorni dalla scadenza del termine previsto per la trasmissione dei dati relativi a ogni trimestre. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016 n. 182017, in attuazione delle disposizioni di cui al comma 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, ha definito le specifiche tecniche degli strumenti tecnologici attraverso cui operare la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, la modalità̀ per l’esercizio dell’opzione, l’individuazione delle informazioni da trasmettere, il loro formato e i termini di trasmissione, le regole di approvazione delle componenti hardware e software degli strumenti tecnologici citati atte a garantire la sicurezza (autenticità̀, integrità e riservatezza) dei dati memorizzati e trasmessi. Entrambi i provvedimenti stabiliscono che l’opzione per esercitare la trasmissione dei dati deve essere esercitata: - esclusivamente in modalità telematica mediante l’apposita funzionalità del sito web dell’Agenzia delle entrate, previa autenticazione con le credenziali dei servizi telematici, da parte del soggetto passivo IVA o di un suo delegato secondo le regole degli stessi servizi telematici; - entro il termine del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di inizio della trasmissione dei dati delle fatture o di inizio della memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi. L’innovativa possibilità di trasmissione telematica dei dati citati, ispirati da un rapporto più trasparente possibile tra contribuenti e Amministrazione finanziaria, è definita nelle specifiche tecniche allegate ai provvedimenti del 28 ottobre 2016. Tali elementi hanno certamente una correlazione con gli usuali processi contabili ed amministrativi dei contribuenti e dei loro intermediari. I contribuenti che volessero, quindi, fruire di tali modalità per il periodo d’imposta 2017 dovrebbero esercitare le opzioni entro il 31 dicembre 2016. Al fine di consentire tanto ai contribuenti quanto agli intermediari di cui all’articolo 3, comma 3, del D.P.R. n. 322/1998 un corretto e completo approfondimento delle specifiche tecniche e, conseguentemente, una accurata valutazione in merito all’opportunità di esercitare le predette opzioni che, si ricorda, vincolano il contribuente per 5 anni, nel rispetto delle disposizioni dello Statuto del Contribuente, con il presente provvedimento viene garantita ai contribuenti una più ampia finestra temporale per l’esercizio dell’opzione: quest’ultima, infatti, in fase di prima applicazione, con riferimento alle fatture e ai corrispettivi riferiti alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta 2017 e nei 4 successivi, potrà essere esercitata entro il 31 marzo 2017. Inoltre, sempre nel rispetto delle disposizioni dello Statuto del Contribuente, con il presente provvedimento è stata introdotta la possibilità, per i contribuenti che eserciteranno l’opzione per la trasmissione dei dati delle fatture, di modificare i flussi informativi trimestrali entro quindici giorni dalla scadenza del termine previsto per la trasmissione dei dati relativi a ogni trimestre. ******   8) Scadenza del 16 dicembre 2016: dal MEF le FAQ sulle seconda rata IMU-TASI Sono disponibili dal 2 dicembre 2016 le FAQ del Ministero dell’Economia e finanze Lo rende noto lo stesso MEF con il comunicato di pari data: Il prossimo 16 dicembre scade il termine per il versamento della seconda rata dell’IMU e della TASI per l’anno 2016. Il versamento deve essere eseguito a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base delle delibere pubblicate alla data del 28 ottobre 2016 nel sito informatico www.finanze.it. Al fine di agevolare l’adempimento, anche in considerazione della vigenza per l’anno 2016 del “blocco” degli aumenti dei tributi locali, sono state elaborate le risposte ad alcune domande frequentemente poste all’amministrazione finanziaria da contribuenti, operatori professionali e associazioni di categoria in merito alla corretta individuazione delle aliquote applicabili per il versamento del saldo. Eccole di seguito per esteso: FAQ VERSAMENTO SECONDA RATA IMU E TASI 2016 Di seguito vengono messe a disposizione le risposte ad alcune domande frequentemente poste all’amministrazione finanziaria da contribuenti, operatori professionali, associazioni di categoria e soggetti che realizzano i software per il calcolo dei tributi, in merito alla corretta individuazione delle aliquote applicabili per il versamento della seconda rata dell’IMU e della TASI per l’anno 2016. 1) Per il versamento della seconda rata dell’IMU e della TASI, che scade il 16 dicembre 2016, quali delibere occorre prendere in considerazione ai fini della determinazione del tributo e dove possono essere reperite? Risposta: Il versamento della seconda rata dell’IMU e della TASI deve essere effettuato sulla base delle delibere approvate dal comune per l’anno 2016 a condizione che: - l’atto sia stato adottato entro il 30 aprile 2016 (ad eccezione dei comuni del Friuli Venezia Giulia, per i quali è stato stabilito al 30 giugno 2016 e poi ulteriormente differito al 31 luglio 2016 limitatamente ai comuni interessati dalle ultime elezioni amministrative); - l’atto sia stato pubblicato sul sito internet www.finanze.it entro il 28 ottobre 2016; - l’aliquota fissata per la singola fattispecie impositiva non sia stata aumentata rispetto a quella applicabile nell’anno 2015. La verifica in ordine alla sussistenza di tali condizioni può essere agevolmente effettuata attraverso l’accesso allo stesso sito internet www.finanze.it. In particolare, nella pagina in cui è riportato per ciascun comune il risultato dell’interrogazione sulle delibere dell’IMU e della TASI adottate per un determinato anno, viene visualizzata una tabella in cui sono indicate la data di adozione della delibera (Data documento) e la data di pubblicazione della stessa (Data pubblicazione). Ai fini della verifica circa la sussistenza di un eventuale aumento rispetto al 2015, è possibile, infine, nell’ambito della medesima interrogazione, confrontare le aliquote determinate per il 2016 e quelle vigenti nel 2015 attraverso la consultazione delle relative delibere. 2) Qualora non risulti alcuna delibera IMU e TASI pubblicata per l’anno 2016 sul sito internet www.finanze.it, quali aliquote devono essere prese in considerazione ai fini del versamento del saldo? Risposta In tal caso, il versamento del saldo deve essere effettuato sulla base delle aliquote vigenti nell’anno 2015, tenendo conto, ovviamente, delle novità introdotte dalla legge di stabilità 2016 in materia di abitazione principale, terreni agricoli e immobili in comodato e locati a canone concordato. Si vedano in proposito le indicazioni riportate ai seguenti link: - abitazione principale e terreni agricoli - immobili in comodato e locati a canone concordato. 3) La delibera di determinazione delle aliquote IMU e TASI pubblicata sul sito www.finanze.it è stata approvata dal comune oltre il termine del 30 aprile 2016. Deve essere considerata ai fini del versamento del saldo? Risposta Poiché l’art. 1, comma 169, della legge n. 296 del 2006 prevede che, in caso di mancata approvazione delle aliquote entro il termine stabilito per l’adozione del bilancio di previsione – che per l’anno 2016 è stato fissato al 30 aprile 2016 – le stesse “si intendono prorogate di anno in anno”, deve ritenersi che il versamento debba essere effettuato tenendo conto delle aliquote vigenti nell’anno 2015. Sono, tuttavia, fatte salve le ipotesi di esercizio da parte del comune del potere di autotutela amministrativa volto all'eliminazione di un vizio di legittimità o alla correzione di un errore materiale, oltre alle fattispecie espressamente previste dalla legge, quali il dissesto finanziario e la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Nell’applicare le aliquote vigenti per il 2015, occorre, ovviamente, tener conto delle novità introdotte dalla legge di stabilità 2016, per le quali si rinvia alla FAQ n. 2). Si richiama, infine, quanto precisato alla FAQ n. 1) in ordine ai diversi termini fissati per l’approvazione del bilancio di previsione per i comuni del Friuli Venezia Giulia. 4) Qualora la delibera di determinazione delle aliquote IMU e TASI risulti approvata entro il termine di legge ma pubblicata sul sito internet www.finanze.it oltre la data del 28 ottobre 2016, le aliquote con essa determinate devono essere ritenute applicabili per l’anno 2016? Risposta No, in tal caso le aliquote applicabili per l’anno 2016 sono quelle vigenti nel 2015, in quanto in materia di IMU e di TASI la pubblicazione delle delibere sul sito internet www.finanze.it entro il 28 ottobre di ciascun anno costituisce condizione per l’applicabilità delle stesse nell’anno di riferimento. Fanno eccezione le ipotesi di dissesto finanziario e quelle in cui la delibera pubblicata tardivamente sia stata adottata nell’esercizio del potere di autotutela amministrativa volto all'eliminazione di un vizio di legittimità o alla correzione di un errore materiale. Nell’applicare le aliquote vigenti per il 2015, occorre, ovviamente, tener conto delle novità introdotte dalla legge di stabilità 2016, per le quali si rinvia alla FAQ n. 2). 5) Qualora la delibera pubblicata sul sito internet www.finanze.it per il 2016 stabilisca l’aumento delle aliquote dell’IMU sia per l’abitazione principale di lusso sia per gli altri immobili, considerato il blocco degli aumenti dei tributi locali, si applicano le aliquote vigenti per l’anno 2015? Risposta Sì, poiché il comma 26 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015 dispone, per l’anno 2016, l’automatica sospensione dell’efficacia delle delibere che prevedono aumenti dei tributi rispetto ai livelli di aliquote applicabili per l'anno 2015. Al riguardo, si evidenzia che, come precisato nella Risoluzione n. 2/DF del 22 marzo 2016 (http://www.finanze.it/export/sites/finanze/it/.content/Documenti/Varie/Risoluzione-n.2-del-2016-Sospensione-dellefficacia-delle-deliberazioni-di-aumento-dei-tributi-locali-.pdf) “le disposizioni di sospensione riguardano in generale tutte le manovre degli enti locali che producono l’effetto di restringere l’ambito applicativo di norme di favore, come avviene ad esempio nel caso di eliminazione di fattispecie di agevolazione”. 6) La delibera pubblicata sul sito internet www.finanze.it per il 2016, rispetto a quella applicabile per il 2015, introduce un’aliquota agevolata dell’IMU per gli immobili di categoria catastale C1 utilizzati direttamente dal possessore, ma, contestualmente, aumenta quella relativa ad un’altra fattispecie. Se il contribuente utilizza direttamente un negozio (C1) per l’esercizio della propria attività commerciale, può beneficiare dell’aliquota agevolata o l’intera delibera deve considerarsi inefficace in ragione del fatto che prevede anche un aumento? Risposta In tal caso, il contribuente usufruisce dell’aliquota agevolata deliberata per i negozi in quanto l’atto deve considerarsi inefficace solo nella parte in cui dispone, per l’altra fattispecie, l’aumento dell’aliquota rispetto al 2015. Il comma 26 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015 prevede, infatti, che la sospensione dell’efficacia delle delibere degli enti locali che prevedono aumenti dei tributi operi soltanto con riferimento alla parte in cui sono disposti detti aumenti. Sono, invece, fatte salve le restanti parti che non comportano alcun incremento delle aliquote, ma rechino una diminuzione o una conferma delle stesse. 7) La delibera pubblicata sul sito internet www.finanze.it stabilisce per il comodato un’aliquota dell’IMU più alta di quella vigente nel 2015. Come deve comportarsi il contribuente? Risposta In virtù del c.d. blocco degli aumenti dei tributi locali, il contribuente deve applicare l’aliquota agevolata vigente nel 2015, a nulla rilevando la circostanza che la legge di stabilità 2016 abbia introdotto, a carico dell’erario, per gli immobili concessi in comodato ai parenti, che rispettino le condizioni di cui alla lett. 0a) dell’art. 13, comma 3, del D.L. n. 201 del 2011, la riduzione del 50 per cento della base imponibile. Il comma 26 dell’art. 1 della stessa legge di stabilità, infatti, stabilisce espressamente che, al fine di verificare se nell’anno 2016 vi sia stato un aumento rispetto all’anno 2015, occorre confrontare i “livelli di aliquote”, così come deliberati dal comune in ciascuno dei due anni. Pertanto, nel caso prospettato, qualora ricorrano i requisiti previsti dalla citata lett. 0a), alle unità immobiliari date in comodato si applicherà sia l’agevolazione consistente nella riduzione del 50 per cento della base imponibile, sia l’aliquota agevolata vigente nell’anno 2015. Tale conclusione vale ovviamente anche per la TASI, stante che ai fini della determinazione della base imponibile di tale tributo si applicano le medesime regole dell’IMU. Le stesse considerazioni, infine, possono essere svolte anche in merito alla fattispecie relativa agli immobili locati a canone concordato di cui alla legge n. 431 del 1988, per i quali la legge di stabilità 2016 ha previsto - sia in materia di IMU sia in materia di TASI - la riduzione dell'imposta, determinata applicando l'aliquota stabilita dal comune, al 75%. Tale riduzione deve essere applicata, pertanto, sull’imposta calcolata tenendo conto dell’eventuale aliquota agevolata vigente nel 2015. 8) La delibera TASI pubblicata sul sito www.internet.it per l’anno 2016 prevede l’applicazione ai c.d. fabbricati merce dell’aliquota dell’1 per mille, mentre nell’anno 2015 per gli stessi immobili il comune aveva disposto l’azzeramento dell’aliquota. In tal caso, la TASI deve essere versata per l’anno 2016? Risposta No, nel caso di specie, stante la sospensione dell’efficacia delle delibere che stabiliscono aumenti dei tributi locali, i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, anche per l’anno 2016, non devono essere assoggettati alla TASI. Né deve ritenersi che le modifiche apportate dalla legge di stabilità 2016 in merito agli immobili in questione implichino che agli stessi possa essere in ogni caso applicata l’aliquota della TASI fino al 2,5 per mille, anche in deroga alla sospensione dell’efficacia delle delibere comunali che comportino un aumento del tributo. Le modifiche in questione – che consistono nel prevedere un’aliquota standard dell’1 per mille, che può essere ridotta sino all’azzeramento ed elevata solo fino al 2,5 per mille – riguardano, infatti, la manovrabilità a regime dell’aliquota applicabile ai fabbricati di cui si tratta, fermo restando che, per l’anno 2016, in virtù della disposizione di natura eccezionale di cui al comma 26 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015, non è consentito alcun incremento rispetto alla misura dell’aliquota vigente nell’anno 2015. 9) Il comune per l’anno 2016 ha elevato l’aliquota dell’IMU dallo 0,76 per cento all’1,06 per cento, ma dalla lettura della delibera emerge che il comune si trova in una situazione di dissesto finanziario. Gli aumenti stabiliti sono applicabili considerato il blocco dei tributi per il 2016? Risposta Sì, in quanto il comma 26 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015 prevede espressamente che la sospensione dell’efficacia degli aumenti non operi per gli enti locali che deliberano il dissesto e il predissesto. 10) In caso di mancata approvazione di una delibera per il 2016, e di conseguente applicazione delle aliquote vigenti per il 2015, deve essere considerata anche la maggiorazione TASI dello 0,8 per mille stabilita dal comune per tale ultimo anno? Risposta No, in questo caso la maggiorazione TASI dello 0,8 per mille vigente nel 2015 non è applicabile nel 2016 in quanto non confermata dal comune con espressa delibera del consiglio comunale, come invece richiesto dall’art. 1, comma 28, della legge di stabilità per il 2016. La necessità di tale delibera deriva dalla circostanza che la maggiorazione è stata prevista dalla legge per i soli anni 2014 e 2015 e non è stata prorogata anche per l’anno 2016. La legge di stabilità ha, invece, consentito limitatamente all’anno 2016 e solo per i comuni che l’avevano già applicata nell’anno 2015, la possibilità di confermare tale maggiorazione, sancendo così il carattere straordinario della norma in esame. E’ evidente che, ai fini dell’applicabilità della maggiorazione anche per l’anno 2016, la delibera di conferma deve essere stata adottata e pubblicata nei termini di legge. Pertanto, la maggiorazione prevista per il 2015 non sarà applicabile nel 2016 non solo quando manchi del tutto una delibera di conferma, ma anche quando quest’ultima sia stata adottata oltre il termine del 30 aprile 2016, fissato per l’approvazione del bilancio di previsione (fatti salvi i diversi termini, indicati nella FAQ n. 1), per i comuni del Friuli Venezia Giulia), o sia stata pubblicata sul sito internet www.finanze.it oltre la data del 28 ottobre 2016 prevista dalla legge ai fini dell’efficacia dell’atto. ******   9) Enti locali: vigilanza e controllo, aggiornati dal CNDCEC i primi tre Principi Il Consiglio nazionale dei commercialisti sta procedendo anche alla rielaborazione dei restanti 12 documenti la cui pubblicazione risale al 2011 Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha aggiornato i primi tre Principi di Vigilanza e controllo dell'Organo di Revisione degli Enti Locali. Sono in fase di rielaborazione e aggiornamento i restanti principi, la cui pubblicazione risale al 2011. Il lavoro di revisione – effettuato da un apposito gruppo di lavoro coordinato dal dottor Antonino Borghi, all’interno dell’area di delega dei consiglieri nazionali Marcello Marchetti e Giovanni Parente – si è reso necessario per le novità normative introdotte in questo ambito negli ultimi anni. I tre principi già rivisitati - pubblicati sul sito del Consiglio nazionale della categoria - si occupano rispettivamente di composizione, estrazione a sorte, accettazione, compenso, nomina, durata, incompatibilità ed ineleggibilità, insediamento, comportamento, funzionamento, funzioni dell’Organo di revisione, della sua funzione di vigilanza e di controllo contabile, di quella di collaborazione e dei pareri obbligatori. (Consiglio nazionale dei commercialisti, comunicato del 2 dicembre 2016) ******   10) Fondo di integrazione salariale: pagamento diretto dell'assegno ordinario e dell'assegno di solidarietà Con decreto interministeriale n. 94343 del 3 febbraio 2016, pubblicato in G.U. n. 74 del 30/03/2016, il Fondo residuale istituito presso l’INPS con D.I. n. 79141/2014, è stato adeguato, a decorrere dal 1° gennaio 2016, alle disposizioni del D.lgs 148/2015, di riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, assumendo, dalla medesima data del 1° gennaio, la denominazione di Fondo di integrazione salariale. Con decreto ministeriale 30 novembre 2015 è stato costituito il Comitato amministratore del Fondo di solidarietà residuale, insediatosi in data 18 dicembre 2015; con nota prot. 40/998.18-01-2016 Il Ministero del Lavoro ha chiarito che il Fondo di integrazione salariale sarà gestito dal medesimo Comitato amministratore. Il Fondo di integrazione salariale garantisce le seguenti due prestazioni: l’assegno di solidarietà, disciplinato dall’art. 6 del D.I. n. 94343/2016; l’assegno ordinario disciplinato dall’art. 7 del D.I. n. 94343/2016, come ulteriore prestazione in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che occupano mediamente più di quindici dipendenti, compresi gli apprendisti, nel semestre precedente la data d’inizio delle sospensioni o delle riduzioni di orario di lavoro). Per le prestazioni sia di assegno di solidarietà che di assegno ordinario il Fondo provvede a versare alla gestione d’iscrizione del lavoratore interessato la contribuzione correlata alla prestazione. Durante il periodo di percezione sia dell’assegno di solidarietà che dell’assegno ordinario il Fondo non eroga la prestazione accessoria dell’assegno al nucleo familiare né il T.F.R., in quanto prestazioni non previste dal D.I. n. 94343/2016. A norma dell’art. 29, c. 7, del D.lgs 148/2015, i trattamenti di integrazione salariale erogati dal Fondo sono autorizzati dalla struttura territoriale INPS competente in relazione all’unità produttiva. In caso di aziende plurilocalizzate, l’autorizzazione è comunque unica ed è rilasciata dalla sede INPS dove si trova la sede legale del datore di lavoro o presso la quale il datore di lavoro ha richiesto l’accentramento della posizione contributiva. Con la circolare n. 22 del 4/2/2016 ed il msg n. 1986 del 5/5/2016, sono state fornite le prime istruzioni relative all’operatività del Fondo medesimo e alle modalità di presentazione delle istanze, rispettivamente, di assegno ordinario e di assegno di solidarietà. In attesa delle istruzioni Uniemens, utili per procedere alle operazioni di conguaglio o rimborso delle prestazioni anticipate dal datore di lavoro, il pagamento dell’assegno ordinario e di quello di solidarietà avverrà, in fase di prima applicazione, esclusivamente con la modalità del pagamento diretto, al fine di garantire continuità di reddito ai lavoratori sospesi ovvero in riduzione di orario. (INPS messaggio n. 4885 del 2 dicembre 2016) Errata corrige circolare n. 203 del 25 novembre 2016. ”Rilevazione delle retribuzioni contrattuali degli operai a tempo determinato (O.T.D.) e degli operai a tempo indeterminato (O.T.I.) del settore agricolo, in vigore alla data del 30.10.2016, per la determinazione delle medie salariali”. In riferimento alla circolare n. 203 del 25 novembre 2016, si comunica che il totale nazionale corretto del livello 5 – operai con rapporto di lavoro a tempo determinato – della tabella “Cooperative e Consorzi Agricoli” è 70,20 e non 67,20 così come inserito per mero errore materiale nell’allegato 1 della predetta circolare. (INPS messaggio n. 4883 del 2 dicembre 2016) ******   11) Nuova dichiarazione d’intento disponibile dal 2 dicembre 2016 Dichiarazione d’intento: Un provvedimento delle Entrate approva un nuovo modello. Disponibile la nuova versione della dichiarazione d’intento per acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’Iva sul sito dell’Agenzia www.agenziaentrate.gov.it. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate 213221 del 2 dicembre 2016, infatti, approva un nuovo modello di dichiarazione d’intento con le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati. Questo modello sostituisce quello approvato con il provvedimento del 12 dicembre 2014 e modificato con provvedimento dell’11 febbraio 2015. Le modifiche non comportano alcuna variazione alla possibilità per gli esportatori abituali di effettuare operazioni di acquisto senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, consentendo tuttavia un più puntuale monitoraggio ed una migliore analisi del rischio delle operazioni in commento, anche al fine di contrastare fenomeni evasivi e fraudolenti connessi all’utilizzo improprio di tale regime agevolativo. Riferimenti normativi Come presentare il modello - Gli esportatori abituali potranno presentare la nuova dichiarazione in via telematica all’Agenzia, utilizzando il software “Dichiarazione d’intento” disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it. Il modello approvato oggi può essere utilizzato per le dichiarazioni d’intento relative alle operazioni di acquisto da effettuare a partire dal 1° marzo 2017. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 226 del 2 dicembre 2016) ******   12) Fatturazione Elettronica verso le Pubbliche Amministrazione: come adeguarsi alle nuove specifiche tecniche Il formato FatturaPA, utilizzato per la trasmissione delle fatture elettroniche verso le Pubbliche Amministrazioni, è stato adeguato per consentire anche la fatturazione elettronica tra privati, a partire dal 1° gennaio 2017. Il nuovo formato sarà utilizzato sia per la fatturazione elettronica verso la PA sia per quella tra privati, secondo un unico tracciato XML e sempre attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), come previsto dal Dlgs n. 127/2015. Come già comunicato lo scorso 11 novembre 2016, a tal fine è necessario un adeguamento alle nuove specifiche tecniche da parte dei soggetti interessati. In particolare, le Pubbliche Amministrazioni, i loro fornitori, e tutti gli operatori che intendono utilizzare il Sistema di Interscambio per la fatturazione elettronica dovranno configurare i propri sistemi informatici per avvalersi, a partire dal nuovo anno, esclusivamente del nuovo tracciato XML e del relativo schema XSD per tutte le trasmissioni delle fatture. Passaggio del Sistema di Interscambio (SdI) al nuovo formato Per consentire il passaggio dal vecchio al nuovo formato FatturaPA il Sistema di Interscambio non sarà fruibile dal 1° all’8 gennaio 2017. In questo periodo non sarà possibile, tramite il SdI, trasmettere le fatture elettroniche e le notifiche; il SdI continuerà a consegnare le fatture elettroniche e le notifiche, alle PA e ai fornitori, nel vecchio formato. Pertanto, fino al 31 dicembre 2016 le fatture elettroniche dovranno essere trasmesse nel vecchio formato (1.1) mentre, a decorrere dal successivo 9 gennaio, il SdI accetterà esclusivamente fatture elettroniche nel nuovo formato (1.2), secondo le regole aggiornate. Ulteriori indicazioni per le PA su come adeguarsi al nuovo formato FatturaPA Le PA che gestiscono manualmente la ricezione delle fatture non dovranno effettuare particolari operazioni, salvo eventualmente recepire il nuovo foglio di stile (file XSLT disponibile sul sito www.fatturapa.gov.it nella sezione Documentazione fatturaPA - Versione valida a partire dal 1 gennaio 2017). Le Pubbliche Amministrazioni che gestiscono le fatture in ingresso con procedure automatizzate dovranno predisporre una soluzione di adeguamento al nuovo formato FatturaPA (1.2) che andrà messa in esercizio nel periodo di chiusura del Sistema di Interscambio (dal 1° all’8 gennaio 2017). Sullo stesso sito è pubblicato un documento di indicazioni operative per le PA per facilitare le operazioni di adeguamento. Servizio gratuito di generazione e trasmissione delle fatture elettroniche Sempre a decorrere dal 9 gennaio 2017, il servizio gratuito di generazione e trasmissione delle fatture elettroniche, messo a disposizione a partire dallo scorso 1° luglio in linea con il D.Lgs. 127/2015, permetterà di generare e trasmettere le fatture elettroniche verso la PA e tra privati nel nuovo formato FatturaPA 1.2. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 227 del 2 dicembre 2016)   Vincenzo D’Andò