Diario quotidiano del 13 dicembre 2016 – Trasmissione dei dati delle fatture e dei corrispettivi: dal 13 dicembre è possibile aderire alle opzioni

Pubblicato il 13 dicembre 2016



1) Equitalia: dal 9 dicembre 2016 con la nuova app Spid, più facile definizione agevolata
2) Trasmissione dei dati delle fatture e dei corrispettivi: dal 13 dicembre è possibile aderire alle opzioni
3) Tangenti: anche se regolarmente pagate, le fatture emesse a tale scopo restano false
4) In scadenza l’acconto Iva 2016: come funziona
5) Possibile emettere la nota di credito IVA solo dopo che la procedura concorsuale si é conclusa
6) Già operante la sospensione dei pagamenti Imu e Tasi
7) Accertamento induttivo al taxista se risulta incoerente
8) Arriva il saldo Imu-Tasi “fai da te”
9) Estensione dell’erogazione del voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting
10) Manifestazione dei Commercialisti a Roma del 14 dicembre 2016: chiarimenti dal CNDCEC
diario-quotidiano-articoli-71) Equitalia: dal 9 dicembre 2016 con l'app Spid, più facile definizione agevolata 2) Trasmissione dei dati delle fatture e dei corrispettivi: dal 13 dicembre è possibile aderire alle opzioni 3) Tangenti: anche se regolarmente pagate, le fatture emesse a tale scopo restano false 4) In scadenza l’acconto Iva 2016 5) Possibile emettere la nota di credito IVA solo dopo che la procedura concorsuale si é conclusa 6) Già operante la sospensione dei pagamenti Imu e Tasi 7) Accertamento induttivo al taxista se risulta incoerente 8) Arriva il saldo Imu-Tasi “fai da te” 9) Estensione dell’erogazione del voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting 10) Manifestazione dei Commercialisti a Roma del 14 dicembre 2016: chiarimenti dal CNDCEC ****

1) Equitalia: dal 9 dicembre 2016 con Spid, più facile definizione agevolata

Equiclick, la app di Equitalia per smartphone e tablet, diventa ancora più facile da usare. Da oggi, infatti, è possibile accedere ai servizi dell’area riservata anche attraverso Spid, il Sistema pubblico di identità digitale.

Un’ulteriore semplificazione utile anche in vista degli adempimenti previsti per i contribuenti che intendono aderire alla definizione agevolata delle cartelle. Attraverso Equiclick, così come tramite il portale www.gruppoequitalia.it, è possibile avere sempre sotto controllo la propria situazione, pagare cartelle e avvisi, sospendere la riscossione e individuare lo sportello più vicino. Inoltre è possibile ottenere la rateizzazione del proprio debito per importi fino a 60mila euro. Finora l’accesso all’area riservata di Equiclick poteva avvenire solo utilizzando le credenziali (codice fiscale, password e pin) fornite dall’Agenzia delle entrate. Con Spid, già attivo sul sito della società, si ampliano le modalità di utilizzo anche della App che, in pratica, consente ai contribuenti di avere i servizi del classico sportello di Equitalia in tasca.

In particolare, per coloro che sono interessati alla definizione agevolata prevista dal decreto legge 193/2016, diventa più semplice acquisire informazioni dall’area riservata di Equiclick, conoscere con precisione l’esistenza di eventuali debiti e quindi decidere di aderire ai benefici previsti dal provvedimento convertito con modificazioni dalla legge 225/2016 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 dicembre.

Equiclick, lanciata a luglio e che ad oggi conta più di 20 mila download, è composta da due “aree”, la prima – open e senza password - non richiede credenziali per accedervi e, con la funzione “paga online”, permette di saldare cartelle e avvisi utilizzando carta di credito o prepagata. Inoltre, con la funzione “trova lo sportello”, si può individuare rapidamente l’ufficio di Equitalia più vicino, anche con gli orari di apertura al pubblico. Entrando nell’area riservata si può anche verificare in tempo reale la propria situazione relativa a cartelle e avvisi di pagamento. Qui è possibile, in modo semplice e veloce, selezionare dalla lista dei propri documenti quelli che si vogliono pagare, generare il codice del bollettino Rav con l’importo aggiornato e saldare il debito. Sempre all’interno dell’area riservata si può consultare la lista dei documenti rateizzabili e selezionarli, ottenere la rateizzazione e, se si vuole, cominciare subito a pagare, anche memorizzando le scadenze delle rate sul calendario dello smartphone o del tablet. Se si ritiene di non dover pagare gli importi richiesti, si ha la possibilità, nei casi previsti dalle norme, di inviare la domanda per sospendere la riscossione in attesa delle verifiche dell’ente creditore.

(Equitalia, comunicato del 9 dicembre 2016)

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2) Trasmissione dei dati delle fatture e dei corrispettivi: Dal 13 dicembre è possibile aderire alle opzioni

Dal 13 dicembre i contribuenti che intendono esercitare l’opzione per la memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi o di quella per la trasmissione telematica dei dati delle fatture potranno farlo online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per consentire le operazioni di adeguamento, la piattaforma “Fatture e Corrispettivi” non sarà disponibile nella giornata di lunedì 12 dicembre e fino alle ore 10 dell’indomani.

Come aderire alle opzioni

A partire dal 13 dicembre 2016 i contribuenti potranno optare per la trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, che resterà valida per tutto il 2017 e per i 4 anni successivi. Le opzioni possono essere esercitate accedendo alla piattaforma “Fatture e corrispettivi”, dal sito internet delle Entrate, utilizzando le proprie credenziali Fisconline o Entratel, la propria Carta Nazionale dei Servizi oppure attraverso Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale.

Quest’anno, il primo in cui è possibile aderire, ci sarà più tempo per esercitare le opzioni: la scelta, infatti, potrà essere effettuata entro il 31 marzo 2017, con riferimento alle fatture e ai corrispettivi relativi alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta 2017 e nei 4 successivi.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 233 del 9 dicembre 2016)

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3) Tangenti: anche se regolarmente pagate, le fatture emesse a tale scopo restano false

Sono sempre false le fatture per pagare tangenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 52321 del 9 dicembre 2016, ha deciso che le fatture emesse a fronte di consulenze non svolte ed aventi il fine di creare una provvista occulta per coprire il pagamento di tangenti configurano il reato di emissione di fatture false, a nulla rilevando che le somme in questione siano state regolarmente pagate e mai restituite e anche riportate in contabilità. La pronuncia scaturisce da un procedimento penale relativo a reati contro la Pubblica Amministrazione commessi da alcuni imprenditori. In tale contesto, venivano emesse delle fatture per operazioni inesistenti per occultare il pagamento di una tangente.

Inoltre, sussisteva il reato di evasione fiscale che concorreva con quello di occultare il pagamento della tangente, poiché i documenti emessi erano tali da costituire un costo deducibile per l’impresa che li aveva ricevuti.

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4) In scadenza l’acconto Iva 2016

In prossimità di fine anno, come è noto, si approssima la scadenza dell’acconto Iva per il 2016.

A tal fine, ricordiamo di seguito i punti principali dell’adempimento.

In particolare, i soggetti passivi ai fini Iva devono eseguire, entro il prossimo 27.12.2016, il versamento inerente all’acconto Iva per l’anno di imposta 2016.

Acconto Iva

La norma di riferimento che regola il versamento dell’acconto Iva è contenuta nell'art. 6, L. 29.12.1990, n. 405, che nella sua attuale formulazione prevede «entro il giorno 27 del mese di dicembre, l'obbligo di versare un importo pari all'88% del versamento effettuato, o che avrebbe dovuto essere effettuato, con riferimento all'ultimo mese o trimestre dell'anno cui si riferisce l'acconto».

Tale adempimento è richiesto (salvo alcune specifiche eccezioni) alla gran parte dei titolari di partita Iva, i quali, sostanzialmente, sono chiamati a effettuare una liquidazione straordinaria e ad anticipare, di fatto, l’imposta dovuta per l’ultimo periodo di liquidazione dell’anno 2015 (mese di dicembre per i contribuenti mensili, mesi da ottobre a dicembre per i contribuenti trimestrali).

Più in particolare, i soggetti passivi Iva sono tenuti al pagamento, entro il prossimo 27.12.2016, di quanto dovuto «a titolo di acconto» in relazione alle liquidazioni periodiche di chiusura, ossia alle liquidazioni periodiche finali inerenti all’anno d’imposta 2015, riguardanti l'ultimo mese o l'ultimo trimestre dell'anno: si tratta, nello specifico, delle liquidazioni relative al mese di dicembre (per i contribuenti mensili), al trimestre ottobre-dicembre (per i contribuenti trimestrali ordinari), al quarto trimestre per i contribuenti trimestrali cd. «speciali» di cui all’art. 73, co. 1, lett. e) e all’art. 74, co. 4, D.P.R. 26.10.1972, n. 633 (autotrasportatori, distributori di carburante, imprese di somministrazione acqua, gas, energia elettrica, ecc.).

Il pagamento delle somme dovute a titolo di acconto Iva deve essere effettuato, esclusivamente con modalità telematiche (direttamente o tramite incaricati abilitati) utilizzando il modello di pagamento F24.

L’acconto Iva, che non è dovuto nel caso in cui risulti di importo inferiore a euro 103,29, non può essere rateizzato e deve essere versato in un'unica soluzione, senza applicare alcuna maggiorazione a titolo di interessi.

I codici tributo da utilizzare per il versamento dell’acconto tramite il Mod. F24 sono specifici a seconda della periodicità con cui il contribuente ha effettuato le liquidazioni periodiche nel corso dell'anno d'imposta 2015 e, precisamente, il contribuente può utilizzare, alternativamente, uno dei seguenti codici:

- codice 6013 per i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’Iva mensilmente;

- codice 6035 per i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’Iva trimestralmente.

L’acconto Iva può essere oggetto di «compensazione orizzontale», ossia il contribuente può avvalersi dell’istituto della compensazione di cui all’art. 17, D.Lgs 9.7.1997, n. 241, con altre imposte. Pertanto, i contribuenti che hanno a disposizione crediti riportabili nel Mod. F24 (relativi ad altre imposte, tributi, contributi o anche il credito Iva emerso in sede di dichiarazione annuale) possono utilizzarli per compensare l'importo dovuto a titolo di acconto Iva.

L’importo versato a titolo di acconto Iva dovrà essere scomputato dal debito dell’ultima liquidazione Iva dell’anno 2016 e più precisamente:

- verrà detratto all’Iva da versare per il mese di dicembre (per i contribuenti mensili);

- in sede di dichiarazione annuale Iva (per i contribuenti trimestrali);

- da quanto dovuto per la liquidazione del quarto trimestre (per i contribuenti trimestrali cd.«speciali»).

Metodi di calcolo dell’acconto Iva

Il calcolo per determinare l’imposta dovuta a titolo di acconto Iva può essere eseguito in modo differente in base al metodo prescelto dal contribuente. Le vigenti disposizioni tributarie, infatti, consentono la possibilità di optare fra tre distinte modalità:

- metodo storico;

- metodo previsionale (art. 6, co. 2, L. 405/1990);

- metodo delle operazioni effettuate, cd. metodo «effettivo-analitico» (art. 6, co. 3-bis, L. 405/1990), a seconda, quindi, che il calcolo venga effettuato su dati storici, revisionali o effettivi.

Spetta al contribuente la scelta, «ragionando» su quello più vantaggioso. In linea generale, il procedimento più utilizzato risulta essere il metodo storico,

che si basa sull’intera imposta pagata l’anno precedente.

Metodo storico

L’importo dovuto a titolo di acconto in base al «metodo storico» si ottiene calcolando l’88% del versamento effettuato, o che avrebbe dovuto essere effettuato, per l’ultimo periodo di liquidazione dell’anno precedente.

Nel metodo storico, la base di riferimento è commisurata all’Iva a debito risultante:

- dalla liquidazione periodica relativa al mese di dicembre dell’anno precedente (per i contribuenti mensili);

- dalla dichiarazione annuale Iva o dal Mod. Unico dell’anno precedente (per i contribuenti trimestrali ordinari o su opzione);

- dalla liquidazione periodica del quarto trimestre dell’anno precedente per i contribuenti trimestrali cd. «speciali» (artt. 73, co. 1, lett. e), e 74, co. 4, D.P.R. 633/1972).

Occorre ricordare che, nell'ipotesi di variazione della cadenza con cui vengono effettuate le liquidazioni periodiche rispetto all'anno precedente, a seguito di opzione da parte del contribuente o in conseguenza del superamento del limite di volume d'affari previsto, il parametro di commisurazione dell'acconto in base al metodo «storico» riferito a tale anno è costituito in base a quanto segue:

- se la cadenza è stata trimestrale (e si verifica il passaggio dal regime trimestrale a quello mensile), l’acconto deve essere calcolato su 1/3 dell'imposta versata in sede di dichiarazione annuale per i trimestrali su opzione e da 1/3 dell'ammontare versato per il quarto trimestre dai trimestrali «speciali»;

- se la cadenza è stata mensile (e si verifica il passaggio dal regime mensile a quello trimestrale) occorre calcolare l’acconto in base all'ammontare dei versamenti degli ultimi tre mesi dell'anno precedente.

Metodo previsionale

Con il metodo previsionale l’acconto viene calcolato sulla base di una stima delle operazioni che si ritiene di effettuare fino al 31 dicembre dell’anno in corso.

Con questo metodo, l’acconto è pari all’88% dell’Iva che si prevede di dover versare per i periodi sopra citati.

Dunque, in luogo dell'utilizzo del metodo storico, il contribuente può scegliere di utilizzare il metodo previsionale che consente di calcolare l'acconto Iva sulla base della stima delle operazioni che verranno effettuate fino alla chiusura del periodo di riferimento.

Pertanto, ai fini dell’individuazione del dato previsionale, il contribuente deve fare una stima delle fatture attive da emettere e di quelle passive da ricevere entro il 31.12.2016.

In pratica, ferma restando la misura percentuale dell'acconto pari sempre all'88%, la determinazione del dato previsionale dovrebbe coincidere con quanto il contribuente ritiene di dover versare relativamente alla liquidazione del mese di dicembre 2016 (per i contribuenti mensili) o dell'ultimo trimestre dell'anno 2016 (per i contribuenti trimestrali).

Occorre, tuttavia, essere molto prudenti nella scelta del metodo previsionale per il calcolo dell’acconto Iva, poiché, contrariamente agli altri due metodi, quest’ultimo espone il contribuente al rischio di sanzioni (sanzione ordinaria del 30% sugli importi dovuti e non versati) nel caso in cui l’acconto versato risulti, a consuntivo, inferiore all’88% dell’imposta definitivamente liquidata.

Il contribuente potrà comunque avvalersi sempre dell’istituto del ravvedimento operoso, provvedendo a versare sia la maggiore Iva dovuta, sia le relative sanzioni con interessi, utilizzando i codici tributo 8904 per la sanzione, e 1991 per gli interessi legali.

Metodo analitico-effettivo (o delle operazioni effettuate)

In alternativa al metodo storico e a quello previsionale, è previsto un ulteriore criterio basato su «dati reali» considerando l’imposta relativa alle operazioni effettuate fino alla data del 20 dicembre dell’anno corrente.

In questo caso, la misura in percentuale del versamento è pari al 100% del debito tributario.

Infatti, qualora i contribuenti adottino il cd. metodo «analitico-effettivo», il calcolo di quanto dovuto a titolo di acconto Iva dovrà essere pari al 100% dell’imposta base Iva risultante da una liquidazione «straordinaria» derivante dalle operazioni effettivamente poste in essere fino al 20.12.2016 (operazioni registrate o soggette a registrazione nel periodo di riferimento).

Più precisamente, il metodo analitico-effettivo (o delle operazioni effettuate) consiste nel calcolare l’acconto dovuto sulla base di un’apposita liquidazione che considera le operazioni effettuate fino alla data del 20.12.2016: si tratta di una liquidazione periodica «aggiuntiva», basata su dati effettivi, il cui saldo (se a debito) darà la misura dell’acconto dovuto.

Per l’utilizzo del calcolo sui dati «effettivi o reali», si dovranno prendere in considerazione, in linea generale, i seguenti dati:

- fatture emesse (e i corrispettivi) regolarmente registrate;

- operazioni annotate nel registro delle fatture acquisti;

- le reali operazioni effettuate anche se non ancora registrate.

In particolare, applicando il suddetto metodo di calcolo, l’acconto risulta pari al 100% dell’importo risultante da un’apposita e straordinaria liquidazione periodica effettuata dal contribuente, che tiene conto dell’Iva relativa alle seguenti operazioni e così schematizzata:

- operazioni annotate (o che avrebbero dovuto essere annotate) nel registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali);

- operazioni che risultano effettuate (ai sensi dell’art. 6, D.P.R. 633/1972), ma non ancora registrate o fatturate, non essendo ancora decorsi i termini per l’emissione della fattura o per la registrazione, nel periodo dal 1° novembre al 20 dicembre;

- operazioni annotate nel registro delle fatture degli acquisti dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali).

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5) Possibile emettere la nota di credito IVA solo dopo che la procedura concorsuale si é conclusa

E’ possibile emettere la nota di credito IVA, nel caso di mancato pagamento connesso a procedure concorsuali, solo una volta che dette procedure si siano concluse infruttuosamente.

Lo dispone l’articolo 1, comma 567 (IVA sulle variazioni dell’imponibile o dell’imposta) della Legge di bilancio 2017, che attende la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Articolo 1, comma 567 (IVA sulle variazioni dell’imponibile o dell’imposta)

Il comma 567 ripristina la regola secondo cui l’emissione di una nota di credito IVA, nonché l’esercizio del relativo diritto alla detrazione dell’imposta corrispondente alle variazioni in diminuzione, possono essere effettuati, nel caso di mancato pagamento connesso a procedure concorsuali, solo una volta che dette procedure si siano concluse infruttuosamente. A tal fine è stato modificato l’articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Il comma interviene sulla disciplina delle variazioni dell’imponibile IVA o dell’imposta stessa, al fine di ripristinare la regola secondo cui l’emissione di nota di credito IVA e, dunque, la possibilità di portare in detrazione l’IVA corrispondente alle variazioni in diminuzione, in caso di mancato pagamento connesso a procedure concorsuali, può avvenire solo una volta che dette procedure si sono concluse infruttuosamente.

Si rammenta che la disciplina relativa alle note di credito IVA, contenuta nell’articolo 26 del D.P.R. n. 633 del 1972, è stata da ultimo modificata dalla legge di stabilità 2016 (articolo 1, commi 126 e 127 della legge n. 208 del 2015), allo scopo di anticipare al momento di apertura di una procedura concorsuale la possibilità di emettere una nota di credito e, dunque, portare in detrazione l’IVA corrispondente alle variazioni in diminuzione, in caso di mancato pagamento connesso a procedure concorsuali, anziché doverne attendere l’infruttuosa conclusione, in luogo di dover attendere l’infruttuoso esito delle medesime procedure per l’esercizio del relativo diritto.

Le norme introdotte dovrebbero trovare applicazione ai casi in cui il cessionario o committente sia assoggettato a una procedura concorsuale successivamente al 31 dicembre 2016 (in particolare, l’anticipo della detrazione alla data della procedura concorsuale e quelle relative alla disapplicazione dell’obbligo di registrare la variazione per la controparte contrattuale, nel caso di procedure concorsuali).

Per effetto delle modifiche operate dalle norme in esame (lettera a)) viene modificato il comma 2 dell’articolo 26 del citato D.P.R. n. 633 del 1972, al fine di chiarire che l’emissione della nota di credito e dunque dell’esercizio del diritto alla detrazione è condizionato all’infruttuosità delle procedure concorsuali, da cui deriva la variazione in diminuzione dell’imponibile.

Più in dettaglio, il vigente comma 2 dell’articolo 26 consente al cedente del bene o al prestatore del servizio di portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione dell’imponibile, se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura viene meno - in tutto o in parte - o se ne riduce l’ammontare imponibile successivamente alla registrazione, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili, ovvero in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente.

Con le modifiche in commento, si chiarisce che il diritto alla detrazione dell’imposta per variazione dell’imponibile trova applicazione anche nel caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, a causa di:

- procedure concorsuali o esecutive individuali rimaste infruttuose;

- accordo di ristrutturazione dei debiti, omologato con decreto ai sensi dell’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, legge fallimentare;

- piano di risanamento e di riequilibrio, pubblicato nel registro delle imprese e attestato ai sensi dell’articolo 67, terzo comma, lettera d), della legge fallimentare.

Il comma 1, lettera b) elimina dal comma 8 dell’articolo 26 del citato D.P.R. n. 633 del 1972 il riferimento al comma 4, in conseguenza dell’abrogazione di quest’ultimo con la lettera d).

Analoga finalità di coordinamento è perseguita dalla successiva lettera c) del comma 1, che elimina dal comma 12 dell’articolo 26 il riferimento al comma 4.

Il comma 1, lettera d) abroga le seguenti disposizioni:

- comma 4 dell’articolo 26, che fissa il momento in cui è consentita l’emissione di note di accredito IVA all’assoggettamento a una procedura concorsuale, ovvero al decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti, ovvero alla data di pubblicazione nel registro delle imprese di un piano di risanamento e di riequilibrio e, per le procedure individuali, all’eventuale infruttuoso svolgimento;

- comma 6 dell’articolo 26, che consente di applicare la disciplina delle variazioni IVA in aumento, se - dopo gli eventi che possono comportare la variazione in diminuzione (procedure concorsuali, accordo di ristrutturazione, piano di risanamento o procedure esecutive individuali infruttuose) - il corrispettivo è totalmente o parzialmente pagato. In tal caso, il diritto di portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione in aumento si trasferisce sul cessionario o committente che abbia assolto all’obbligo di variazione;

- comma 11 dell’articolo 26, ai sensi del quale il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, ovvero del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, coerentemente alla ratio delle modifiche apportate dalla legge di stabilità 2016;

- il secondo periodo del comma 5 dell’articolo 26, che esonera il cessionario o il committente dall’obbligo di registrare la variazione nel caso di procedure concorsuali, accordi di ristrutturazione o piani di risanamento.

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6) Già operante la sospensione dei pagamenti Imu e Tasi

Una comunicazione sulla sospensione degli adempimenti tributari per i contribuenti colpiti dagli eventi sismici verificatisi a partire dal 24 agosto 2016.

A seguito delle numerose richieste di chiarimenti pervenute in relazione all’operare della sospensione degli adempimenti tributari disposti in favore dei contribuenti colpiti dagli eventi sismici verificatisi a partire dal 24 agosto 2016, l’Ifel, con la nota del 6 dicembre 2016, ha fornito alcune precisazioni volte ad orientare Comuni e contribuenti in vista della scadenza della seconda rata dell’IMU e della Tasi del 16 dicembre 2016.

Normativa vigente

Dall’esame complessivo della normativa attualmente in vigore (DM del 1° settembre 2016 del Ministero dell’Economia e delle Finanze e decreti legge n. 189 e n. 205 del 2016) emerge che la sospensione degli adempimenti tributari, scadenti nel periodo compreso tra il 24 agosto 2016 ed il 16 dicembre dello stesso anno, è già operante nei confronti dei contribuenti residenti, o aventi la sede legale o operativa nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche, nei Comuni di cui all’allegato 1 del decreto legge n. 189 del 2016 riportato in calce al seguente comunicato (si tratta di 62 Comuni).

Il termine per la ripresa degli adempimenti e dei versamenti oggetto della sospensione, inizialmente fissato dal Dm del Mef al 20 dicembre 2016, è stato successivamente prorogato dall’articolo 48, comma 10, del dl 189/2016 al 30 settembre 2017.

Disciplina in corso di conversione in legge

Il perimetro dei Comuni nei quali opera la sospensione degli adempimenti tributari si amplia considerando la disciplina attualmente all’esame del Parlamento nell’ambito della conversione in legge del decreto n. 189/2016, che come noto ha inglobato i contenuti del dl 205/2016.

In questo caso infatti, fermi restando i requisiti previsti dal decreto ministeriale del 1° settembre 2016 con riferimento ai soggetti beneficiari (residenti se persona fisica, aventi la sede legale o operativa nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche), il nuovo articolo 48 del dl 189/2016 dispone che la sospensione si applica anche ad ulteriori 69 Comuni ricompresi nell’allegato 2 (oltre ai menzionati enti compresi nell’allegato 1 che già ne beneficiano per la disciplina vigente). Va tuttavia precisato che dalla lettura dell’articolo 1 del dl 189/2016, nell’attuale versione all’esame del Parlamento, si evince che per i Comuni di “Teramo, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto le disposizioni di cui agli articoli 45, 46, 47 e 48”, e quindi la sospensione degli adempimenti tributari, “si applicano limitatamente ai singoli soggetti danneggiati che dichiarino l’inagibilità del fabbricato, casa di abitazione, studio professionale o azienda, ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, con trasmissione agli uffici dell’Agenzia delle entrate e dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale territorialmente competenti”.

In altre parole, per i Comuni espressamente richiamati dall’articolo 1, la previsione della sospensione dei pagamenti non opera in maniera generalizzata, ma si applica unicamente in favore dei contribuenti che, dimostrando il nesso di causalità tra i danni riportati dal proprio immobile e gli eventi sismici, dichiarano l’inagibilità dello stesso immobile.

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7) Accertamento induttivo al taxista se risulta incoerente

Al via l’accertamento induttivo al taxista se il suo reddito non risulta coerente agli standard settoriali: L’incoerenza apre le porte all’induttivo.

Difatti, secondo quanto deciso dalla C.T.R. Lombardia, con la sentenza 4969/34/2016, l’incoerenza dei ricavi dichiarati rispetto a quelli desumibili dagli studi di settore basta a disattendere la contabilità, anche se formalmente regolare. Pertanto l’amministrazione può rideterminare induttivamente i ricavi d’impresa. In tal caso la ricostruzione può avvenire quantitativamente, in base alle tariffe, ai turni lavorativi e al valore delle licenze commerciali, e qualitativamente, in base all’idoneità del reddito a soddisfare i bisogni economici della famiglia.

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8) Arriva il saldo Imu-Tasi “fai da te”

Al via il saldo Imu-Tasi del 16 dicembre “fai da te” nella ricerca delle delibere comunali da utilizzare per il conteggio delle somme da versare. Secondo le indicazioni contenute nelle ultime Faq diffuse dal Ministero Economia e Finanze (si veda il Diario quotidiano del 5 dicembre 2016), infatti, i contribuenti sono liberi di disapplicare le decisioni locali adottate in violazione delle norme di riferimento. Così, per esempio, se il comune ha aumentato una delle aliquote Imu, il proprietario di immobili è legittimato ad applicare l’aliquota dell’anno precedente, ignorando la delibera dell’ente.

Verifica delle aliquote

Si premette che la prima rata Imu-Tasi del 16 giugno 2016, tranne le previste eccezioni, si sarebbe dovuta calcolare sulla base delle aliquote deliberate per il 2015.

Occorre inoltre considerare che la legge di stabilità 2016 (208/2015) ha disposto il blocco delle aliquote relative ai tributi locali, con la sola eccezione della Tari. Il medesimo blocco, peraltro, è stato esteso all’anno 2017. Il quadro normativo di riferimento va completato con le date che i comuni dovevano rispettare nella manovra 2016. Pertanto, la delibera consiliare avrebbe dovuto essere adottata non oltre il 30 aprile e avrebbe dovuto essere pubblicata sul sito Internet delle Finanze non oltre il 28 ottobre 2016. Alla luce di queste indicazioni di carattere generale, le Finanze hanno pertanto invitato i contribuenti a verificare il rispetto dei requisiti di legittimità da parte dei comuni.

Conseguentemente, se l’ente ha approvato una aliquota più elevata, è corretto non tenerne conto ed applicare l’aliquota dell’anno scorso. Se invece il comune ha aumentato l’aliquota per una fattispecie e ne ha ridotto la misura per un’altra, pensando così di aver rispettato globalmente il divieto di legge, è corretto applicare quella ridotta e far riferimento alla misura 2015 in luogo di quella incrementata. Un altro caso particolare riguarda la maggiorazione Tasi dello 0,8 per mille che consente lo sforamento dell’aliquota massima del 10,6 per mille, data dalla somma di Imu e Tasi. La finanziaria 2016 ne ha consentito il mantenimento per gli immobili diversi dall’abitazione principale. A tale scopo, occorreva però una delibera espressa del consiglio comunale. Pertanto, il comune che l’aveva deliberata nel 2015 e nel 2016 non ha deliberato nulla, contando sull’automatica riproposizione delle regole dell’anno scorso, non potrà fare affidamento sulla maggiorazione. L’effetto è che i contribuenti sono legittimati a calcolare la Tasi senza lo 0,8 per mille aggiuntivo.

Delibere comunali «tardive»

Criteri analoghi sono indicati per le delibere tardive. Se i contribuenti si accorgono quindi che la delibera è stata adottata dopo il 30 aprile 2016 oppure è stata adottata entro tale data ma pubblicata sul sito delle Finanze oltre il 28 ottobre 2016, gli stessi dovranno utilizzare le misure del 2015.

Le risposte del Ministero ricordano, infine, che il blocco della pressione fiscale comporta anche il divieto di revocare agevolazioni già concesse.

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9) Estensione dell’erogazione del voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting

Estensione dell’erogazione del voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting o, per fare fronte agli oneri dei servizi per l’infanzia alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici (Decreto 1 settembre 2016 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2016. Disposizioni per l’anno 2016).

Sono arrivati i chiarimenti dell’INPS con la circolare n. 216 del 12 dicembre 2016.

La legge di stabilità per l’anno 2016 ha previsto l’estensione del beneficio di cui all’articolo 4, comma 24, lettera b, della legge n. 92/2012 (voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting, oppure contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati) anche per le madri lavoratrici autonome o imprenditrici. Il contributo è stato previsto in via sperimentale per l'anno 2016, nel limite di spesa di 2 milioni di euro (art. 1, comma 283, della legge 208/2015).

Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali dell’1 settembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2016, sono stati definiti i criteri di accesso e le modalità di utilizzo del beneficio relativamente alla predette lavoratrici.

Con la presente circolare si forniscono, quindi, le istruzioni operative relative alle disposizioni in esso contenute.

Ambito di applicazione

Possono accedere al beneficio in questione (voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting, oppure contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati) le madri lavoratrici autonome o imprenditrici ed in particolare:

- le coltivatrici dirette, mezzadre e colone;

- le artigiane ed esercenti attività commerciali;

- le imprenditrici agricole a titolo principale, nonché le pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne di cui all’art. 66, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

La domanda di beneficio (voucher o contributo asilo nido) è consentita alle lavoratrici aventi diritto al congedo parentale; infatti l’accesso al nuovo beneficio presuppone la rinuncia a mesi di congedo parentale corrispondenti alle mensilità di beneficio concesse.

Si ricorda che per le predette categorie di lavoratrici, il diritto al congedo parentale è fruibile per un massimo tre mesi entro l’anno di vita del bambino oppure entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato, a condizione che la lavoratrice sia in regola con il versamento dei contributi (cfr circolare n. 46 del 17 marzo 2006).

Il contributo può essere richiesto anche nel caso in cui la lavoratrice autonoma ha fruito in parte del congedo parentale (quindi se la lavoratrice ha già fruito di un mese di congedo parentale, la domanda di beneficio può essere presentata per gli altri due mesi a condizione che al momento della domanda di beneficio sussista la regolarità contributiva sopra specificata).

Si precisa che, al pari del congedo parentale, anche il contributo in questione è concesso in ragione del singolo figlio (e quindi anche per più figli).

Sono, in ogni caso, escluse dal beneficio le seguenti categorie:

1. le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati;

2. le lavoratrici che usufruiscono dei benefici di cui al Fondo per le Politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità istituito con l’art.19, comma 3, del decreto legge 4 giugno 2006, n.223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n.248.

Al successivo paragrafo 7 sono specificati i termini e le condizioni di presentazione delle domande per le lavoratrici in argomento.

Misura e durata del beneficio

Il contributo è pari ad un importo massimo di 600,00 euro mensili.

Nel caso in cui la madre lavoratrice richieda il contributo per l’acquisto dei servizi di baby sitting, l’Istituto corrisponderà alla lavoratrice madre 600 euro in voucher, secondo le modalità di cui alla circolare n. 75 del 6 maggio 2016, per ogni mese di congedo parentale al quale la stessa rinuncia (vedi infra par. 3.1).

Il contributo per la fruizione della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, invece, verrà erogato attraverso pagamento diretto da parte dell’INPS alla struttura prescelta dalla lavoratrice madre, dietro esibizione, da parte della struttura stessa, della documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio, fino a concorrenza dell’importo di 600 euro mensili per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice rinuncia (vedi infra par. 3.2).

Il contributo è erogato per un periodo massimo di tre mesi, solo per frazioni mensili intere, in alternativa alla fruizione di altrettanti mesi di congedo parentale ai quali la lavoratrice, di conseguenza, rinuncia.

Si precisa che per frazione mensile intera deve intendersi un mese continuativo di congedo: a titolo esemplificativo, se la lavoratrice ha usufruito di un mese e un giorno di congedo parentale, potrà accedere al beneficio per un solo mese, residuandole 29 giorni da utilizzare solo come congedo parentale. Allo stesso modo il beneficio, una volta richiesto, potrà essere interrotto solo al compimento di una frazione mensile così come sopra definita.

Contributo per l’acquisto di servizio di baby sitting

I voucher (o buoni lavoro) sono corrisposti esclusivamente in modalità telematica, secondo le istruzioni di cui alla citata circolare n. 75/2016, contenente altresì le indicazioni relative alle fasi da seguire nella procedura per l’utilizzo telematico dei buoni lavoro.

In ogni caso le madri dovranno procedere all’appropriazione telematica dei voucher entro e non oltre 120 giorni dalla ricevuta comunicazione di accoglimento della domanda tramite i canali telematici (vedi infra par. 8).

La mancata appropriazione o l’appropriazione parziale, entro il termine sopra indicato, comporterà l’automatica rinuncia totale o parziale al beneficio con il conseguente ripristino della possibilità di utilizzo del periodo di congedo parentale.

Contributo per la fruizione dei servizi della rete pubblica e privata accreditata - Elenco delle strutture

Il contributo per la fruizione dei servizi per l’infanzia erogati da strutture della rete pubblica e private accreditate, potrà essere erogato esclusivamente se il servizio viene svolto - entro e non oltre il 31 luglio 2017 - da una struttura scelta dalla lavoratrice tra quelle presenti nell’elenco gestito dall’Istituto e relativo all’anno 2016.

Tale elenco è pubblicato sul sito web istituzionale (www.inps.it) ed è aggiornato in tempo reale, affinché le lavoratrici possano consultarlo prima di effettuare l’iscrizione del bambino alla struttura prescelta e prima di presentare la domanda di ammissione al beneficio.

Le istruzioni per l’iscrizione o la conferma delle strutture eroganti servizi per l’infanzia, nonché le modalità di pagamento delle stesse, sono pubblicate sul sito istituzionale www.inps.it al seguente percorso: home page>concorsi e gare>avvisi.

Le procedure telematiche di iscrizione/conferma di iscrizione resteranno attive fino al 31 dicembre 2016.

L’Istituto provvederà a comunicare, a mezzo posta elettronica certificata, ad ogni struttura il nominativo delle madri beneficiarie, nonché il numero di mesi di beneficio concesso.

Secondo quanto disposto dall’art. 2 del Decreto Ministeriale dell’1 settembre 2016, il pagamento sarà corrisposto direttamente dall’INPS fino ad un massimo di 600,00 euro mensili per ogni bambino e per un periodo massimo di tre mesi, sulla base delle mensilità concesse alla beneficiaria e sarà erogato, nei termini di legge, a seguito dell’invio alla sede provinciale INPS territorialmente competente da parte della struttura, della richiesta di pagamento, in cui dovranno essere riportati:

- il nominativo ed il codice fiscale della madre lavoratrice beneficiaria;

- il dettaglio dei mesi di servizio fruiti (es. dicembre 2016, gennaio 2017 e così via);

- il nome ed il codice fiscale del minore iscritto alla struttura.

Le strutture presenti nell’elenco, sono altresì tenute ad inviare presso la propria sede provinciale INPS territorialmente competente, unitamente alla richiesta di pagamento, il modello di delegazione liberatoria e la dichiarazione della madre beneficiaria di utilizzo del contributo economico, sono disponibili nel sito istituzionale www.inps.it nella home page>concorsi e gare>avvisi. In mancanza delle quali l’Istituto non provvederà al pagamento delle predette richieste afferenti alla fruizione dei suddetti servizi all’infanzia.

Le richieste di pagamento dovranno essere intestate all’Istituto. Qualora le richieste siano effettuate mediante emissione di fattura, si ricorda che le fatture stesse dovranno pervenire tramite sistemi di fatturazione elettronica di cui all’art. 1, commi da 209 a 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni (circolare n. 30 del 3 marzo 2014).

Le richieste di pagamento non potranno avere ad oggetto periodi di fruizione dei servizi per l’infanzia successivi al 31 luglio 2017.

Presentazione della domanda

La domanda deve essere presentata all’Istituto in modo esclusivo attraverso il sito web istituzionale, accedendo direttamente tramite PIN dispositivo (circolare n. 50 del 5/03/2011) oppure tramite patronato.

Le istruzioni per la presentazione della domanda di beneficio sono consultabili sul sito web istituzionale attraverso il seguente percorso: home>concorsi e gare> avvisi.

Il servizio d'invio delle domande è disponibile attraverso il seguente percorso: -> Servizi per il cittadino –> Autenticazione con PIN –> Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito –> Invio delle domande per l’assegnazione dei contributi per l’acquisto dei servizi per l’infanzia.

Nella domanda la madre lavoratrice deve:

a) indicare a quale dei due benefici intende accedere ed, in caso di scelta del contributo per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, indicare la struttura per l’infanzia (pubblica o privata accreditata) nella quale la lavoratrice stessa ha effettuato l’iscrizione del minore (si precisa che la scelta del beneficio non può essere variata, salvo la presentazione di una nuova domanda, che comporta revoca della precedente, entro i limiti temporali di presentazione);

b) indicare il periodo di fruizione del beneficio, specificando il numero di mesi;

c) dichiarare la rinuncia al corrispondente numero di mesi di congedo parentale;

d) dichiarare di aver presentato la dichiarazione ISEE valida.

Nel caso in cui la madre volesse fruire del contributo per più figli dovrà presentare una domanda per ogni figlio e conseguentemente la riduzione del congedo parentale opererà in riferimento al figlio per il quale il contributo è concesso.

Variazione e cancellazione della domanda

L’invio della domanda compilata on line può essere effettuato immediatamente oppure rinviato ad un momento successivo, utilizzando in quest’ultimo caso l’apposita funzionalità di salvataggio dei dati inseriti, presente nella procedura.

La domanda salvata e non inviata può essere modificata sino al momento dell’invio, termine oltre il quale la domanda non potrà più essere modificata, ma solamente cancellata ed eventualmente ripresentata. Il tutto fino all’emanazione del provvedimento di accoglimento, dopo il quale la domanda non potrà più essere cancellata ma si potrà rinunciare al beneficio.

Una volta inviata la domanda, la tipologia di beneficio scelto (servizi di baby sitting o servizi per l’infanzia erogati da strutture pubbliche o private accreditate) non potrà più essere modificata, salvo ripresentazione di nuova domanda.

Solamente le domande inviate sono considerate validamente presentate. Le domande salvate e non inviate non saranno prese in considerazione.

Cambiamento della struttura erogante servizi per l’infanzia

La madre lavoratrice può cambiare la struttura erogante i servizi per l’infanzia, prescelta al momento della domanda.

La variazione deve essere effettuata dalla madre lavoratrice accedendo nuovamente alla procedura presente sul sito WEB istituzionale (percorso: Home page > Servizi per il cittadino > Autenticazione con PIN > Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito > Voucher o contributo per l’acquisto dei servizi per l’infanzia), oppure tramite patronato.

Termini e condizioni per la presentazione delle domande

Possono presentare domanda di beneficio le madri lavoratrici autonome che, alla data di entrata in vigore del citato DM 1.9.2016, ossia dall’11 novembre 2016, e fino al 31.12.2016 (salvo esaurimento anticipato dello stanziamento previsto dall’art.1, comma 283 della legge di stabilità 28 dicembre 2015, n.208), si trovino nelle seguenti condizioni:

sia concluso il teorico periodo di fruizione dell’indennità di maternità (tale periodo, nei casi di parto e di affidamento non preadottivo, coincide con i tre mesi dalla data di nascita o di ingresso in famiglia – vedi esempio 1; nei casi di adozione/affidamento preadottivo nazionale o internazionale coincide con i cinque mesi dalla data di ingresso in famiglia – vedi esempio 2);

non sia decorso 1 anno dalla nascita o dall’ingresso in famiglia (nei casi di adozione e affidamento).

Inoltre, poiché il contributo può essere concesso per un massimo di 3 mesi ed è erogato solo per frazioni mensili intere, occorre conseguentemente che:

- il beneficio sia richiesto dalla madre che, al momento di presentazione della domanda, abbia ancora a disposizione almeno un mese di congedo parentale (vedi esempio 3);

- alla data di presentazione della domanda sussista una corrispondenza tra le mensilità richieste e le mensilità di congedo parentale ancora fruibili alle quali la lavoratrice rinuncia;

- la domanda non sia presentata durante il 12° mese di vita o dall’ingresso in famiglia del minore, in quanto al 12° mese non sussiste più l’unità minima di congedo parentale (una mensilità), alla quale la madre può rinunciare (vedi esempi 4).

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Esempio 1

Data di nascita: 2 settembre 2016

Fine del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità (3 mesi dopo il parto): 2 dicembre 2016.

Dal giorno successivo al termine del periodo di maternità, ossia dal 3 dicembre 2016 è possibile presentare domanda di beneficio, fino al 31 dicembre 2016 (salvo esaurimento anticipato dei fondi), per un massimo di tre mesi di beneficio.

Esempio 2

Data di ingresso in famiglia (in caso di adozione/affidamento preadottivo): 5 luglio 2016.

Fine del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità (5 mesi dall’ingresso in famiglia): 5 dicembre 2016.

Dal giorno 6 dicembre 2016 è possibile presentare domanda di beneficio, fino al 31 dicembre 2016 (salvo esaurimento anticipato dei fondi), per un massimo di tre mensilità di beneficio.

Esempio 3

Data di nascita: 7 maggio 2016.

Fine del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità (3 mesi dopo il parto): 7 agosto 2016.

Nella fattispecie il congedo parentale è fruibile fino al 7 maggio 2017, ossia fino al compimento dell’anno di vita del bambino.

Se la lavoratrice non ha fruito affatto di periodi di congedo parentale, la stessa può presentare domanda di beneficio dall’11 novembre 2016 al 31 dicembre 2016, per tre mensilità.

Se la lavoratrice invece ha fruito di 20 giorni di congedo parentale, la stessa può presentare domanda di beneficio dall’11 novembre 2016 al 31 dicembre 2016, per due mensilità, residuando comunque la possibilità di fruire del congedo parentale residuo (10 giorni) entro l’anno di vita del bambino.

Esempio 4

Data di nascita: 1 gennaio 2016.

Fine del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità (3 mesi dopo il parto): 1° aprile 2016.

Nella fattispecie il congedo parentale è fruibile fino al 1° gennaio 2017 ossia fino al compimento dell’anno di vita del bambino.

Se la lavoratrice non ha fruito affatto di periodi di congedo parentale, la stessa può presentare domanda di beneficio dall’11 novembre 2016 al 1° dicembre 2016, per una sola mensilità.

Accoglimento o rigetto della domanda

Il provvedimento di accoglimento o rigetto è pubblicato sul sito web istituzionale ed è consultabile mediante accesso personale della lavoratrice madre alla procedura di presentazione della domanda.

Indicazione in domanda di un indirizzo di posta elettronica certificata.

Il menzionato provvedimento è altresì trasmesso presso l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) indicato dalla madre lavoratrice al momento della presentazione della domanda. Qualora in domanda si indichi anche un indirizzo di posta elettronica non certificata, nessuna comunicazione sarà in questo caso inviata su tale casella di posta, prevalendo la trasmissione del provvedimento sulla casella PEC. Pertanto, qualora la madre richiedente abbia indicato in domanda l’indirizzo di posta elettronica certificata del patronato, il provvedimento è inviato esclusivamente a tale indirizzo PEC.

Si ricorda che detto provvedimento è comunque sempre consultabile sul sito web istituzionale, mediante accesso personale della lavoratrice madre alla procedura di presentazione della domanda.

L’efficacia recettizia del provvedimento di accoglimento o rigetto decorre dalla data di trasmissione dello stesso a mezzo PEC.

Indicazione in domanda del solo indirizzo di posta elettronica non certificata.

In caso di mancata indicazione di un indirizzo di posta elettronica certificata, la notizia della comunicazione a mezzo pubblicazione sul sito web istituzionale è data alle madri lavoratrici all’indirizzo e-mail dalle stesse comunicato al momento della compilazione della domanda.

Si precisa che la notizia trasmessa all’indirizzo e-mail non contiene copia del provvedimento di accoglimento o di rigetto della domanda, bensì solo l’avvertenza che sul sito web dell’Istituto detto provvedimento è stato pubblicato con l’invito ad accedere per la consultazione.

L’efficacia recettizia del provvedimento decorre, in questo caso, dall’accesso in procedura per la visualizzazione del provvedimento e, comunque, dal sessantunesimo giorno successivo alla presentazione della domanda.

Rinuncia al beneficio

La rinuncia al beneficio può essere effettuata dal giorno successivo all’accoglimento della domanda, esclusivamente in via telematica attraverso la medesima procedura utilizzata per l’acquisizione della domanda.

In caso la rinuncia avvenga successivamente all’appropriazione dei voucher, i voucher non ancora utilizzati potranno essere restituiti secondo le modalità indicate al punto 3 della circolare 75/2016.

Considerato che il beneficio è divisibile solo per frazioni mensili intere, la rinuncia parziale dovrà essere per uno o più mesi e non per frazioni di esso.

A titolo di esemplificazione, qualora la lavoratrice abbia richiesto ed ottenuto un contributo di due mesi di voucher (importo 1.200 euro di voucher), nel caso in cui abbia utilizzato voucher per un importo pari a 610 euro e voglia rinunciare al residuo beneficio, non potrà chiedere di recuperare il secondo mese di congedo parentale, in quanto l’utilizzo di voucher per un importo superiore a 600 euro si colloca nella seconda mensilità che non può essere frazionata.

La madre lavoratrice a cui è stato riconosciuto il beneficio e che abbia effettuato l’appropriazione dei voucher, qualora effettui la rinuncia on-line, è tenuta alla restituzione dei voucher percepiti e non utilizzati. In mancanza, la rinuncia non avrà effetto e la lavoratrice non potrà chiedere i periodi di congedo parentale a cui ha rinunciato per accedere al beneficio. I voucher non restituiti verranno considerati come fruiti.

Si rammenta che la mancata appropriazione dei voucher entro e non oltre 120 giorni dalla ricevuta comunicazione di accoglimento della domanda tramite canali

telematici equivale a rinuncia tacita al beneficio stesso.

L’Istituto provvede ad effettuare controlli in merito alle situazioni dichiarate dalle lavoratrici richiedenti il beneficio.

L’Istituto, salvo quanto previsto dal D.P.R. 445 del 28 dicembre 2000, provvederà a recuperare le somme erogate a coloro che avranno prodotto dichiarazioni risultate mendaci a seguito dei controlli che verranno effettuati.

10. Monitoraggio

L’Istituto nei limiti della copertura finanziaria indicata nel decreto ministeriale del 1 settembre 2016 provvederà a tenere aperta la procedura di presentazione delle domande fino al 31 dicembre 2016.

In conformità con quanto disposto dall’art. 3, comma 3, dello stesso decreto ministeriale, in relazione all’andamento delle domande e alle disponibilità residue, il Ministero del Lavoro, delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con successivo decreto direttoriale, potrà indicare un valore massimo dell’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare di appartenenza (ISEE) dell’anno di riferimento per accedere al beneficio, ovvero, anche in via concomitante, potrà rideterminare la misura del beneficio.

Al raggiungimento del limite di spesa di 2 milioni di euro (art. 7 del decreto cit.), l’Istituto non prenderà in considerazione ulteriori domande.

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10) Manifestazione dei Commercialisti a Roma del 14 dicembre 2016: chiarimenti dal CNDCEC

Il CNDCEC, con la nota informativa n. 130/2016 pubblicata il 12 dicembre 2016 sul proprio sito internet, rende noto che la manifestazione del 14 dicembre 2016, indetta dalle associazioni sindacali, è patrocinata dallo stesso Consiglio nazionale dei Commercialisti che, infatti, supporta l’iniziativa collaborando attivamente all’organizzazione logistica dell’evento che si svolgerà a Roma, in Piazza Santi Apostoli dalle ore 10,30 alle ore 13,00.

Sono già state chieste tutte le necessarie autorizzazioni per lo svolgimento dell’evento. A tal fine, gli iscritti sono pregati di comunicare al proprio Ordine locale l’eventuale adesione. Dal canto suo, il Cndcec metterà a disposizione un apposito servizio navetta per potere raggiungere la manifestazione. Dunque, l’Ordine locale dovrà comunicare al Cndcec il numero dei partecipanti.

Vincenzo D’Andò