La revisione dell’agevolazione ACE – Diario quotidiano del 12 dicembre 2016

Pubblicato il 12 dicembre 2016



1) Modello F24 telematico: istituito codice tributo per la compensazione dei crediti spettanti agli avvocati ammessi al patrocinio gratuito
2) Studi di settore: via libera per il 2016 ai correttivi anticrisi
3) Rateazione per le liti pendenti, con transazioni, da definire entro il 30 settembre 2017
4) Al via negli studi professionali la detassazione premi di produttività
5) Ok al ricorso fiscale da parte del consigliere della Srl
6) Per l’accertamento fiscale sulla prima casa non serve la fase del contraddittorio preventivo
7) Prestiti soggetti a Iva se accessori ad operazioni imponibili
8) Anche con l’opzione per il regime IRI commercianti ed artigiani pagheranno i contributi in regime ordinario
9) Razionalizzazione dell’Aiuto alla crescita economica – ACE
10) Fisco, comunicazione rimborsi via sms per 2400 contribuenti
diario-quotidiano-articoli-81) Modello F24 telematico: istituito codice tributo per la compensazione dei crediti spettanti agli avvocati ammessi al patrocinio gratuito 2) Studi di settore: via libera per il 2016 ai correttivi anticrisi 3) Rateazione per le liti pendenti, con transazioni, da definire entro il 30 settembre 2017 4) Al via negli studi professionali la detassazione premi di produttività 5) Ok al ricorso fiscale da parte del consigliere della Srl 6) Per l’accertamento fiscale sulla prima casa non serve la fase del contraddittorio preventivo 7) Prestiti soggetti a Iva se accessori ad operazioni imponibili 8) Anche con l’opzione per il regime IRI commercianti ed artigiani pagheranno i contributi in regime ordinario 9) Razionalizzazione dell’Aiuto alla crescita economica – ACE 10) Fisco, rimborsi via sms per 2400 contribuenti

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1) Modello F24 telematico: istituito codice tributo per la compensazione dei crediti spettanti agli avvocati ammessi al patrocinio gratuito

Modello F24 telematico: Introdotto il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, mediante, dei crediti per spese, diritti e onorari spettanti dagli avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato.

Questo grazie alla risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 113/E del 7 dicembre 2016.

Per consentire l’utilizzo in compensazione dei crediti con il modello F24 telematico, è stato, quindi, istituito il seguente codice tributo:

- “6868” denominato “Compensazione spese, diritti e onorari di avvocato per gratuito patrocino - articolo 1, commi da 778 a 780 della legge 28 dicembre 2015, n. 208”.

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito, nella colonna “importi a debito versati”.

Il campo “anno di riferimento”, è valorizzato con l’anno di ammissione del credito alla procedura di compensazione, nel formato “AAAA”.

L’articolo 1, comma 778 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, prevede che “A decorrere dall'anno 2016, entro il limite di spesa massimo di 10 milioni di euro annui, i soggetti che vantano crediti per spese, diritti e onorari di avvocato, sorti ai sensi degli articoli 82 e seguenti del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, in qualsiasi data maturati e non ancora saldati, sono ammessi alla compensazione con quanto da essi dovuto per ogni imposta e tassa, compresa l'imposta sul valore aggiunto (IVA), nonche' al pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti mediante cessione, anche parziale, dei predetti crediti entro il limite massimo pari all'ammontare dei crediti stessi, aumentato dell'IVA e del contributo previdenziale per gli avvocati (CPA)(…)”.

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2) Studi di settore: via libera per il 2016 ai correttivi anticrisi

Studi di settore: ok degli esperti alle evoluzioni degli studi per il 2016 ai correttivi anticrisi ed alle modifiche della territorialità.

Via libera ai correttivi anticrisi e alle revisioni. La Commissione degli esperti, infatti, durante la riunione del 7 dicembre 2016 ha espresso il proprio parere su una serie di interventi relativi alla applicazione degli studi di settore per il periodo di imposta 2016. In particolare, all’ordine del giorno erano previsti i seguenti interventi:

Correttivi anticrisi

Gli esperti hanno valutato positivamente la metodologia di elaborazione degli interventi finalizzati a cogliere la particolare congiuntura economica in corso. Gli interventi disposti per affrontare le difficoltà del mercato saranno comunque sottoposti ad una successiva verifica, al fine di valutarne l’effettiva coerenza, prima della relativa approvazione.

I correttivi 2016 hanno lo scopo di adeguare gli studi di settore alla situazione economica attuale e propongono i medesimi piani di interventi già previsti per il periodo di imposta 2015, ovvero:

- interventi relativi all’analisi di normalità economica;

- interventi relativi all’analisi di coerenza;

- correttivi congiunturali di settore;

- correttivi congiunturali territoriali;

- correttivi congiunturali individuali.

Evoluzioni 2016 e Territorialità

Oggetto di parere anche le evoluzioni previste per il periodo di imposta 2016.

In particolare, complessivamente la Commissione ha dato il via libera su:

- 18 studi del comparto del commercio;

- 7 studi del comparto dei professionisti;

- 20 studi del comparto delle manifatture;

- 12 studi del comparto dei servizi.

Infine gli esperti hanno dato l’ok agli aggiornamenti delle diverse territorialità utilizzate per i nuovi studi che dovrebbero andare in evoluzione nel 2016. Ha ricevuto, inoltre, parere favorevole anche la proposta che prevede la non utilizzabilità degli studi di settore ai fini dell’accertamento, anche per i soggetti che fuoriescono dal regime forfettario.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 231 del 7 dicembre 2016)

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3) Rateazione per le liti pendenti, con transazioni, da definire entro il 30 settembre 2017

Accise: Rateazione per le liti pendenti, con transazioni, da definire entro il 30 settembre 2017.

La legge n. 225 del 1° dicembre 2016 consente all’Agenzia di definire le liti pendenti, con transazioni, entro il 30 settembre 2017.

Il soggetto obbligato, entro 60 giorni dalla stipula della transazione, dovrà procedere al pagamento dell’importo determinato in tale sede, che dovrà essere almeno pari al 20% dell’accisa e dell’IVA ad essa afferente, oggetto di lite, senza pagamento di interessi, indennità di mora e sanzioni.

Viene, altresì, contemplata la possibilità, per il medesimo soggetto di rateizzare la somma determinata in sede di transazione con rate annuali fino al numero massimo di sette, sulle quali vengono conseguentemente applicati gli interessi in misura pari al tasso legale, maggiorata di due punti.

In particolare, sul supplemento ordinario n. 53/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 282 del 2 dicembre 2016 è stata pubblicata la legge 1° dicembre 2016, n. 225, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”, che contiene negli introdotti articoli 4-ter e 5-bis disposizioni di specifico interesse nel settore delle accise.

Le modifiche apportate dalla legge di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla G.U., vale a dire, nello specifico, a decorrere dal 3 dicembre 2016.

(Agenzia delle Dogane, nota n. 136812/RU del 6 dicembre 2016)

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4) Al via negli studi professionali la detassazione premi di produttività

E’ stato siglato l’accordo quadro per beneficiare della detassazione dei premi di produttività fruendo dell’imposta agevolata del 10%. I singoli studi potranno scegliere gli indici e gli obiettivi di produttività. Lo ha reso noto Confprofessioni, con il comunicato stampa del 7 dicembre 2016. L’intesa nazionale deve essere recepita con accordo territoriale.

Confprofessioni e Fisascat Cisl, Uiltucs e Filcams Cgil hanno siglato il 6 dicembre 2016 l’intesa quadro che consente agli studi professionali di beneficiare della detassazione dei premi di produttività.

Spetterà ai singoli studi la facoltà di scegliere gli indici e gli obiettivi di produttività, nonché i criteri di misurazione più adatti alle caratteristiche del proprio contesto.

L’intesa, come evidenziato nel comunicato stampa di Confprofessioni del 7 dicembre 2016, ha recepito le disposizioni della legge di Stabilità 2016 che ha reintrodotto la misura agevolativa in favore dei lavoratori che abbiano percepito nell’anno precedente un reddito da lavoro dipendente fino a 50 mila euro.

La norma prevede una imposta sostitutiva dell’IRPEF con aliquota pari al 10% applicabile alle somme e ai benefit corrisposti per incrementi di produttività, entro il limite di importo complessivo di 2.000 euro lordi, ovvero di 2.500 euro per le imprese che coinvolgano pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

L’accesso all’imposta agevolata è subordinata all’esecuzione di contratti aziendali o territoriali sottoscritti dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Spetta di conseguenza alle rappresentanze regionali tradurre in accordo territoriale quanto previsto dall’intesa quadro nazionale. L’accordo avrà valore retroattivo e si applicherà a tutte le somme erogate in relazione ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione a partire dal 1° gennaio 2016.

Il lavoratore potrà scegliere di percepire il premio di produttività, interamente o parzialmente, sotto forma di beni e servizi, anche attraverso il sistema di bilateralità del settore, con applicazione integrale, dal punto di vista fiscale, di quanto stabilito dal comma 2 e dall’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 51 del D.P.R. n. 917/1986.

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5) Ok al ricorso fiscale da parte del consigliere della Srl

In materia tributaria l’attribuzione ai consiglieri delegati di un potere al compimento di tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione della società spettanti al Consiglio di amministrazione, senza limitazioni ed esclusioni, legittima anche la presentazione del ricorso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25085 del 2016. Una società era stata raggiunta da un avviso di accertamento, cui era seguito un pronto ricorso da parte di un membro del consiglio di amministrazione della Srl.

Tuttavia, il ricorso era stato giudicato inammissibile sia dai giudici di primo grado sia da quelli d’appello poiché sottoscritto da un soggetto ritenuto (a mala ragione) non legittimato a rappresentare all’esterno la società. Ma ora la Cassazione ha censurato tale interpretazione fatta dai giudici di merito.

In particolare, la CTR, condividendo l’interpretazione della CTP, aveva escluso il potere di rappresentanza negoziale sostanziale e il correlato potere di rappresentanza processuale della società in capo al consigliere delegato che aveva firmato il ricorso, per un presunto vizio della delibera di nomina e attribuzione delle competenze ai consiglieri delegati; tale delibera era stata dunque considerata affetta da “nullità”, per un presunto contrasto con il principio di collegialità.

Viceversa, la Suprema Corte non ha ravvisato la nullità per contrasto con la norma imperativa della delibera del Cda che, nella fattispecie, ha attribuito ai consiglieri delegati, disgiuntamente, i poteri di gestione “per tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione”.

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6) Per l’accertamento fiscale sulla prima casa non serve la fase del contraddittorio preventivo

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24831 del 2016 (che accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate) afferma che in caso di contestazioni sulla legittimità del bonus prima casa, con l’emanazione di avvisi di liquidazione per il recupero a tassazione della differenza tra l’aliquota ordinaria e quella agevolata, non serve il contraddittorio. Il Fisco, infatti, lamentava che i Giudici di appello, nell’accogliere il gravame della parte contribuente, avessero sostenuto la fondatezza dell’illegittimità degli avvisi di liquidazione poiché erano stati emessi senza consentire al contribuente la possibilità di un contraddittorio preventivo.

La censura dell’Agenzia delle Entrate è parsa fondata ai Giudici di Piazza Cavour: “Differentemente dal Diritto dell’Unione Europea – hanno infatti sostenuto – il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica prescrizione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto. L’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito”. Dunque, la fruizione dei benefici prima casa non occorre il contraddittorio.

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7) Prestiti soggetti a Iva se accessori ad operazioni imponibili

La Corte di Giustizia Ue sostiene, nella sentenza del 8 dicembre 2016 relativa alla causa C-208/15, che anche la concessione di prestiti, di norma esente dall'IVA, può essere gravata dell’imposta se si accompagna, con carattere di accessorietà, ad un’operazione imponibile, come nel caso in cui il prestito sia erogato da un’impresa commerciale esclusivamente per finanziarie l’acquisto dei propri prodotti. Ciò avviene in base al principio secondo il quale all’operazione complessa e unitaria, a fini dell’Iva, si applica il trattamento della cessione o prestazione principale. Secondo la Corte, la concessione dei prestiti non è un’operazione che abbia un interesse autonomo dal punto di vista dei destinatari, i quali non possono utilizzare le somme liberamente.

Inoltre, la società, non essendo autorizzata a operare come ente creditizio, non poteva concedere prestiti che non fossero destinati all’acquisto delle sue merci.

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diario-quotidiano-articoli-58) Anche con l’opzione per il regime IRI commercianti ed artigiani pagheranno i contributi in regime ordinario

Ai fini previdenziali non cambia nulla per artigiani e commercianti. L’Inps continuerà a riscuotere i contributi dovuti senza che nulla sia successo.

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9) Razionalizzazione dell’Aiuto alla crescita economica – ACE

Viene anche modificata la disciplina in materia di aiuto alla crescita economica (ACE) per razionalizzarne l’ambito applicativo. Tra le modifiche apportate dalle norme in esame si segnala, al fine di tener conto del corrente andamento dei tassi di interesse, la diminuzione dell’aliquota percentuale utilizzata per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio. A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, detta aliquota viene stabilita nella misura del 2,7%, mentre per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017 è fissata al 2,3%.

Viene estesa l’applicazione dell’ACE alle persone fisiche, alle società in nome collettivo ed a quelle in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

Articolo 1, commi 547-553 (razionalizzazione dell’Aiuto alla crescita economica – ACE)

Aiuto alla crescita economica (ACE): Con l’articolo 1 del DL 201/2011 è stato introdotto, con effetto dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2011, un trattamento fiscale agevolato (ACE: aiuto alla crescita economica) alle imprese il cui capitale proprio viene incrementato mediante conferimenti in denaro e accantonamenti di utili a riserva. Tale regime agevolato introduce una deduzione dal reddito delle società di capitale, di persone e delle ditte individuali in contabilità ordinaria, commisurata al rendimento nozionale del capitale proprio. Per gli esercizi 2011/2013 il rendimento nozionale è fissato al 3%; per potenziare gli effetti della deduzione ACE l’articolo 1, commi 137 e 138 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha previsto un innalzamento del rendimento portandolo per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 al 4%, per il periodo in corso al 31 dicembre 2015 al 4,5% e per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 al 4,75%.

con la modifica contenuta nella lettera b) si sostituisce il secondo periodo del comma 4-ter dell’articolo 88 in materia di sopravvenienze attive. In particolare si prevede nell’ambito delle procedure che disciplinano la crisi dell’impresa che la riduzione dei debiti dell’impresa non costituisce sopravvenienza attiva non solo per la parte di deduzione che eccede le perdite, pregresse e di periodo, di cui all’articolo 84 del TUIR, ma anche per l’eccedenza relativa all’ACE e per gli interessi passivi e gli oneri finanziari assimilati indeducibili di cui al comma 4 dell’articolo 96 del TUIR;

con la modifica contenuta nella lettera c) si sostituisce il quinto periodo del comma 7 dell’articolo 172 del TUIR; in materia di fusione di società per tener conto - nel caso della portabilità in diminuzione del reddito della società risultante dalla fusione o incorporante, delle perdite delle società che partecipano alla fusione - delle citate modifiche apportate in materia di ACE;

Riportabilità delle perdite nelle operazioni di fusione

Secondo le vigenti disposizioni il passaggio alla società incorporante o risultante dalla fusione delle quote di interessi passivi (ai sensi del comma 4 dell’articolo 96) non dedotte nei periodi antecedenti dalle società partecipanti alla fusione è limitato, subordinandolo di fatto alle stesse condizioni previste per il recupero delle perdite di cui al comma 7 in argomento. La modifica interviene per dichiarare la limitazione del passaggio alla società incorporante o risultate dalla fusione, delle eventuali eccedenze di ACE, in quanto a legislazione vigente tale portabilità è ammessa.

con la modifica contenuta nella lettera d) si aggiunge al comma 10 dell’articolo 173 del TUIR - in materia di scissione di società – il riferimento agli interessi indeducibili di cui al comma 4 dell’articolo 96, nonché l’eccedenza relativa all’ACE, al fine di coordinare la vigente disciplina con le nuove disposizioni finora viste (lettera c));

Riportabilità delle perdite nelle operazioni di scissione

Nello specifico il regime fiscale vigente prevede per la scissione il rinvio alle disposizioni contenute nel citato articolo 172, comma 7 (peraltro novellato come precedentemente evidenziato) in materia di fusione di società al fine di rendere omogenea la disciplina nell’ambito delle operazioni straordinarie di gestione.

con la modifica contenuta nella lettera e) si estendono le novelle disposte con le precedenti lettere c) e d) anche alle fusioni, scissioni conferimenti di attivo, scambi di azioni concernenti società di Stati membri diversi. Si integrano le vigenti disposizioni contenute nell’articolo 181, comma 1 in materia di perdite fiscali che fanno rinvio alla citata disciplina prevista per i casi di fusione di cui al comma 7 dell’articolo 172, come modificato dalla lettera c) del presente comma, al fine di tener conto della disciplina concernente gli interessi indeducibili di cui al comma 4 dell’articolo 96 del TUIR e l’eccedenza relativa all’ACE.

Il comma 550 modifica in più parti il citato articolo 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di ACE:

con la modifica contenuta nella lettera a) si elimina la disposizione che prevede, con rinvio al comma 3 del medesimo articolo 1 del decreto-legge 201/2011, che con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze (a decorrere dal settimo periodo di imposta) sia determinata l’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale;

con la modifica contenuta nella lettera b) si abroga il vigente comma 2-bis, che disciplina la variazione in aumento del capitale proprio per le società le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione di Stati membri dell’Unione europea (UE) o aderenti allo Spazio economico europeo (SEE). La disciplina qui abrogata si riferisce al c.d. regime di super-ACE, rivolto alle società quotate, regime che non ha avuto concreta esecuzione perché soggetto all’acquisizione preventiva dell’autorizzazione della Commissione europea.

con la modifica contenuta nella lettera c) si definisce, dall’ottavo periodo di imposta, l’aliquota del 2,7% utilizzata per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio ai fini dell’ACE; sono invece confermate le aliquote previste in via transitoria per i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e fino al 31 dicembre 2016, mentre per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017 l’aliquota si riduce al 2,3%;

con la modifica contenuta nella lettera d) si aggiunge il comma 6-bis con cui si prevede, per i soggetti diversi dalla banche e dalle imprese di assicurazione, che la variazione in aumento del capitale proprio non ha effetto fino a concorrenza dell’incremento delle consistenze dei titoli e valori mobiliari diversi dalle partecipazioni rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010;

con la modifica contenuta nella lettera e) si sostituisce il comma 7 al fine di consentire automaticamente l’applicazione dell’ACE alle persone fisiche, alle società in nome collettivo ed a quelle in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria, senza che a ciò vi si provveda con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, così come invece previsto a legislazione vigente.

Il comma 551 dispone, in deroga allo statuto del contribuente, che le disposizioni di cui al precedente comma 550, lettere d) ed e) si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2015, pertanto dal 2016.

Il comma 552 dispone che per i soggetti persone fisiche, società in nome collettivo ed in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria rileva, come incremento del capitale proprio (ai fini del calcolo del rendimento nozionale per la definizione dell’ACE), la differenza tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 ed il patrimonio netto al 31 dicembre 2010.

Il comma 553 definisce le modalità di determinazione dell’acconto per l’anno d’imposta 2017; ai fini dell’imposta sul reddito delle società il calcolo dell’acconto è effettuato considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni di cui al suddetto comma 550.

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10) Fisco, rimborsi via sms per 2400 contribuenti

Per ricevere i messaggi basta fornire il numero di cellulare. Il servizio riguarda scadenze, pagamenti e rimborsi.

Sono oltre 2400 gli italiani che hanno già ricevuto un sms da parte dell’Agenzia delle Entrate che li avvisa di verificare l’accredito di un rimborso fiscale. Si tratta solo di una parte dei 400mila cittadini che hanno finora fornito il numero del proprio telefonino nell’area riservata dei Servizi online dell’Agenzia delle Entrate. Per loro, d’ora in avanti, sarà più semplice ricordare le scadenze, stare al passo con i pagamenti e tenere sotto controllo l’arrivo di un rimborso, grazie ad un sms personalizzato, inviato in tempo utile, che permetterà di evitare errori e dimenticanze.

Per iscriversi al nuovo servizio, partito a fine ottobre, gli utenti Fisconline non devono fare altro che accedere all’area riservata, leggere l’informativa e fornire il proprio numero di cellulare. Coloro che invece non sono ancora abilitati ai servizi telematici devono prima ottenere pin e password: la richiesta può essere fatta, con pochissimi passi, direttamente sul sito dell’Agenzia. Il servizio, naturalmente, è gratuito e permette di raggiungere con parole semplici e in modo istantaneo centinaia di migliaia di contribuenti.

I primi sms sono stati visualizzati a novembre dai cittadini che devono al Fisco delle somme Irpef per redditi a tassazione separata e non avevano ricevuto la relativa comunicazione e da coloro che devono versare ogni anno l’imposta di registro per un contratto di locazione e rischiano di dimenticare le scadenze successive. Ma anche dai beneficiari di un rimborso fiscale: solo nelle giornate del 18 novembre e del 1° dicembre l’Agenzia ha comunicato la buona notizia via sms a oltre 2 mila cittadini, chiedendo loro di verificare che l’accredito fosse effettivamente andato a buon fine.

Come si accede al servizio gratuito

Aprire questo filo diretto con il Fisco è semplice. Se si è già iscritti a Fisconline, infatti, basta inserire il proprio numero di cellulare nell’area autenticata, dopo aver letto l’informativa. Chi, invece, non è ancora registrato ai servizi telematici dell’Agenzia può chiedere le credenziali di accesso direttamente sul sito www.agenziaentrate.gov.it, alla pagina https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Abilitazione/Fisconline.jsp, indicando il modello di dichiarazione utilizzato nel 2014 (730, Unico Pf, nessuno) e il reddito complessivo. Completata la registrazione, il sistema fornisce istantaneamente le prime 4 cifre del pin, mentre le ultime 6, per motivi di sicurezza, saranno spedite per posta, insieme alla password, entro 15 giorni.

Alternativamente è possibile registrarsi ed accedere attraverso una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) attiva. Una volta ottenute le credenziali, basterà accedere, fornire il numero di cellulare e validarlo attraverso un codice “usa e getta” che sarà inviato tramite SMS. I messaggi sono facilmente riconoscibili poiché arrivano da mittente “Ag.Entrate”.

Gli sms in partenza a dicembre

L’imposta di registro annuale sul suo contratto di locazione scade a dicembre. Le ricordiamo che ha 30 giorni dall’inizio della nuova annualità per il pagamento”. Con questo breve messaggio l’Agenzia ricorda ai locatori persone fisiche che hanno stipulato un contratto pluriennale e optato per il versamento dell’imposta di registro anno per anno che hanno trenta giorni di tempo per versare il dovuto. L’assist del Fisco mira a evitare che, per una semplice dimenticanza, il contribuente si trovi a dover pagare successivamente sanzioni e interessi aggiuntivi.

Un alert per i pagamenti, un ok per rimborsi e versamenti con F24

Gli sms aprono un canale di dialogo più smart e alla portata di tutti. Bando al burocratese, i brevi messaggi si esprimono infatti con un linguaggio semplice e istantaneo per aiutare il contribuente a non incorrere in errori, a tenersi informato e a stare al passo con gli adempimenti. È il caso dell’sms che avvisa, per esempio, che non risulta recapitata la raccomandata con cui l’Agenzia chiede il pagamento di imposte per i cosiddetti redditi “a tassazione separata” (ad esempio il trattamento di fine rapporto, le pensioni e gli stipendi arretrati): “La comunicazione tassazione separata IRPEF 2012 che le abbiamo inviato non è stata recapitata. Per info 848800444 o 0696668907 da mobile”. Grazie a questo semplice messaggio il cittadino può versare il dovuto in tempo utile (entro trenta giorni) ed evitare quindi sanzioni e interessi. Altri short message informano il contribuente che il Fisco sta erogando il rimborso atteso: “L’Agenzia delle Entrate sta erogando il suo rimborso sul conto corrente comunicato. Verifichi a breve l’effettivo accredito”. Un sms nel segno della trasparenza anche per coloro che hanno delegato un Caf o un intermediario a effettuare per loro conto i versamenti con F24: in questo caso, il messaggio serve per informare che il pagamento è stato correttamente ricevuto e registrato nelle banche dati delle Entrate.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 232 del 9 dicembre 2016)

Vincenzo D’Andò