Breve esame degli adempimenti contabili e fiscali previsti per la fine dell’anno

di Massimo Pipino

Pubblicato il 19 dicembre 2016



siamo al termine del 2016: parte lo sprint agli adempimenti di fine anno! Acconto IVA, stampe dei registri, scritture contabili da effettuare, valori del magazzino, eventuali dichiarazioni tardive, omaggi di fine anno, compensi agli amministratori (vanno per cassa)... un ripasso degli adempimenti da attenzionare

faq-ctScopo del presente resumé è fornire un breve ma ragionato elenco di quelli che sono i principali adempimenti contabili e fiscali che imprenditori, lavoratori autonomi e loro consulenti si trovano tipicamente ad affrontare all’atto della chiusura dell’esercizio annuale.

Nella prima parte del lavoro verranno affrontati quelli che sono i principali adempimenti di natura contabile ovvero, essenzialmente, l’insieme delle procedure amministrativo-contabili che sono propedeutiche alla chiusura del bilancio d’esercizio, con un particolare approfondimento in merito alle rilevazioni relative al magazzino.

La seconda parte vuole invece offrire una panoramica dei principali adempimenti fiscali che si collocano in prossimità della chiusura dell’esercizio, con un approfondimento in merito alle procedure di stampa dei registri fiscali, alla presentazione delle dichiarazioni tardive ed alle regole fiscali per la corretta gestione degli omaggi natalizi.

Analisi degli adempimenti contabili previsti per imprese in contabilità ordinaria il cui esercizio sia coincidente con l’anno solare

Le imprese in contabilità ordinaria il cui esercizio sociale coincide con l’anno solare si trovano in queste settimane impegnate ad avviare la lunga fase costituita dalle procedure a carattere amministrativo e contabile che portano alla chiusura del bilancio d’esercizio.

Scopo di tali procedure è trasformare il cosiddetto bilancio di verifica, il cui scopo è quello di riepilogare i saldi di tutti i conti che sono stati movimentati nel corso dell’esercizio, nel bilancio d’esercizio, ossia in quello che è il documento contabile di sintesi che contrappone, nel rispetto dei principi contabili, primo fra tutti il principio della competenza, i ricavi realizzati con i costi che sono stati sostenuti per realizzarli, con ciò determinando quello che è il risultato dell’esercizio (nell’ambito del Conto economico) e la consistenza del patrimonio netto contabile alla data in cui viene chiuso l’esercizio stesso (nell’ambito dello Stato patrimoniale). Ciò che si pone come l’anello di congiunzione tra il bilancio di verifica ed il bilancio d’esercizio è un insieme eterogeneo di operazioni contabili, comunemente denominate scritture di assestamento, la cui funzione specifica, a seconda dei casi, è quella di integrare o, eventualmente, di rettificare le rilevazioni fatte nel corso dell’esercizio.

Tali scritture si caratterizzano per una più spiccata valenza che potremmo definire come soggettiva, poiché, spesso, finiscono per essere il frutto di valutazioni più che altro discrezionali che vengono effettuate dagli estensori del bilancio, in contrapposizione alle rilevazioni effettuate in corso d’anno, che sono invece una rappresentazione oggettiva delle vicende di carattere finanziario (incassi e pagamenti) o documentali (fatture emesse e ricevute) succedutesi nel corso dei dodici mesi precedenti. Prima di effettuare le scritture di assestamento è tuttavia buona prassi procedere con alcuni controlli preliminari il cui scopo consiste nella verifica delle rilevazioni che sono state effettuate nel corso dell’anno. Premesso che nell’ambito del presente lavoro non ci si vuole arrogare alcuna pretesa di esaustività, fra le principali verifiche preliminari che si ritiene opportuno suggerire di effettuare si ricordano:

  • la verifica del rigiro delle scritture di assestamento che sono state effettuate durante l’esercizio precedente: per esempio si ritiene sia opportuno accertare che i ratei e i risconti e le fatture da ricevere e da emettere stanziati nel precedente esercizio siano stati interamente rigirati nei relativi conti di appartenenza;

  • la verifica dell’imputazione del risultato dell’esercizio precedente: analogamente è opportuno verificare (in particolare per le società di capitali che redigono il bilancio d’esercizio secondo le disposizioni civilistiche di cui agli articoli 2423 e seguenti del Codice civile) che il risultato dell’esercizio precedente risulti essere stato correttamente destinato in conformità a quanto è stato deliberato da parte dei soci in sede di approvazione del bilancio;

  • la verifica della quadratura dei conti relativi alle immobilizzazioni con il registro dei cespiti (l’approssimarsi della fine dell’esercizio può inoltre essere il momento opportuno per valutare quale sia l’eventuale esistenza di cespiti non più utilizzati nell’ambito del processo produttivo, che può essere opportuno dismettere nel rispetto delle procedure per evitare la presunzione fiscale di cessione di cui al D.P.R. n. 441/1997);

  • la verifica dei movimenti di cassa: una particolare attenzione deve essere infine prestata ai movimenti della cassa contabile, la cui gestione è talvolta considerata dall’Agenzia delle Entrate come indicativa dell’attendibilità dell’intero sistema contabile. Per esempio, a costo di essere banali, è doveroso verificare la corrispondenza tra cassa contabile e giacenza effettiva, l’inesistenza di sbilanci giornalieri negativi o, ancora, l’opportuna esistenza di un separato conto denominato “cassa assegni” in cui annotare gli assegni bancari e circolari ricevuti da terzi e non ancora versati sui conti correnti. Massima attenzione deve inoltre essere prestata al limite di utilizzo del contante, che si ricorda essere stato elevato da euro 1.000 a euro 3.000 con decorrenza a partire dell’1 gennaio 2016, per non incorrere in violazioni della normativa sull’antiriciclaggio.

Una volta che sono state portate a termine queste doverose operazioni, qualificabili come di mera verifica di un insieme di fatti che già sono stati registrati, si può procedere con le vere e proprie scritture di assestamento, tipicamente suddivise in due macro categorie: di imputazione e di storno. Le rettifiche di imputazione consistono nell’aggiungere costi o ricavi che sono stati realizzati nel corso dell’esercizio al Conto economico al fine di tener conto, rispettivamente, di spese o di proventi che sono già maturati, e che quindi sono di competenza dell’esercizio, ma hanno una manifestazione finanziaria futura. Le rettifiche di storno rappresentano invece una “correzione” di valori già rilevati in contabilità in quanto hanno già avuto manifestazione finanziaria. Tale correzione ha il significato di eliminare la parte di tali valori che non compete all’esercizio, rinviandola all’esercizio futuro attraverso la sua iscrizione nello Stato patrimoniale. Le principali scritture di imputazione sono relative a:

  • interessi attivi e passivi che devono essere posti in liquidazione;

  • fatture (o, eventualmente, note di credito) che devono essere emesse o devono essere ricevute;

  • accantonamenti riferiti al TFR dei dipendenti ed oneri differiti riferiti al personale (ferie o, eventualmente, permessi);

  • accantonamenti al fondo imposte;

  • iscrizione di ratei attivi e passivi.

In modo analogo quelle che sono le principali scritture di storno si sostanziano relativamente a:

  • rimanenze finali di magazzino;

  • risconti attivi e passivi;

  • ammortamenti (chi privilegia la forma sulla sostanza classifica gli ammortamenti tra le scritture di imputazione di costo, ma nella sostanza sono uno storno della parte di costo sostenuta per l’acquisto di un cespite e che si intende imputare all’esercizio di chiusura);

  • al fondo svalutazione crediti (pur essendo formalmente un’imputazione di costo, nella sostanza rappresentano uno storno di ricavi, e quindi di crediti, di dubbia esazione);

  • accantonamenti ad altri fondi rischi (idem come sopra);

  • capitalizzazione di lavori che sono stati eseguiti in economia.

Rimanenze di magazzino

Fra le varie scritture relative all’assestamento dei conti di cui si è fatto cenno la rilevazione delle rimanenze finali di magazzino merita un particolare approfondimento, non solo in riferimento a quella che è la sua importanza, ma anche perché è spesso la prima delle operazioni che si affronta nel momento in cui si procede alla chiusura del bilancio di esercizio. La maggior parte delle scritture di assestamento di cui si è precedentemente detto viene infatti effettuata nel corso dei primi mesi dell’anno di esercizio successivo e la procedura inventariale alla base della rilevazione delle rimanenze deve invece evidentemente essere fatta in corrispondenza con la data del 31 dicembre (ovvero in base alla data della chiusura dell’esercizio). Alla base della valutazione delle rimanenze vi deve essere un’accurata conta fisica, per la cui corretta effettuazione devono essere, per quanto possibile, rispettati i seguenti accorgimenti:

  • fermare la produzione;

  • predisporre un programma di inventario fisico ben dettagliato da spiegare agli addetti;

  • effettuare le conte con adeguata documentazione;

  • analizzare gli scostamenti di entità rilevante tra quantità fisiche e quantità per rilevazioni permanenti;

  • rendere operative le procedure necessarie per assicurare che le operazioni di ricevimento e di spedizione avvenute nei periodi precedente e successivo alla data dell’inventario fisico siano state propriamente contabilizzate.

Una volta che siano stati effettuati gli inventari, le rimanenze devono essere valutate sulla base del costo, o più precisamente, ai sensi dell’articolo 2426, n. 9 del Codice civile, al minore tra il costo di acquisto o produzione e il valore di realizzazione desumibile dal mercato. Diversi sono tuttavia i metodi per individuare tale costo in relazione ai singoli beni appartenenti alle rimanenze. Il metodo generale è il costo specifico, che identifica i singoli beni acquistati e i relativi costi ed è adottato nei casi in cui le voci delle rimanenze non sono intercambiabili. L’articolo 2426, n. 10) del Codice civile prevede tuttavia che il costo dei beni fungibili (ossia i beni di massa la cui rimanenza non è identificabile rispetto ad un particolare acquisto) possa essere determinato con tre metodi alternativi:

  • il FIFO (Primo entrato, primo uscito): secondo tale metodo si assume che le quantità acquistate o prodotte in epoca più remota siano le prime ad essere vendute od utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più recenti;

  • il Costo medio ponderato: secondo tale metodo le quantità acquistate o prodotte non sono più individualmente identificabili e fanno parte di un insieme in cui i beni sono ugualmente disponibili;

  • il LIFO (Ultimo entrato, primo uscito): tale metodo assume che le quantità acquistate o prodotte più recentemente siano le prime ad essere vendute o utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più remote.

Individuato il metodo di valutazione delle rimanenze che si intende adottare, che può differire da una categoria all’altra, le rimanenze, per i soggetti tenuti alla redazione del bilancio secondo le regole civilistiche, devono essere classificate secondo le seguenti categorie:

  • materie prime, compresi i beni acquistati soggetti ad ulteriori processi di trasformazione (cd. Semilavorati di acquisto);

  • materie sussidiarie e di consumo (costituite da materiali usati indirettamente nella produzione);

  • prodotti in corso di lavorazione (materiali, parti e assiemi in fase di avanzamento);

  • semilavorati (parti finite di produzione interna destinate ad essere utilizzate in un successivo processo produttivo);

  • merci (beni acquistati per la rivendita senza subire rilevanti trasformazioni);

  • prodotti finiti (prodotti di propria fabbricazione).

Un’ulteriore tipologia di rimanenza sono i lavori in corso su ordinazione, che rappresentano però una categoria a parte rispetto alle ordinarie rimanenze di magazzino, su cui non ci si sofferma in questa sede per esigenze di brevità.

Contabilità di magazzino

Si ricorda infine che le aziende, nel caso in cui si vengano a verificare particolari requisiti, sono obbligate alla tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino. L’obbligo, secondo quanto viene previsto dall’articolo 1 del D.P.R. n. 695/1996, riguarda i contribuenti che, per almeno due periodi di imposta consecutivi (l’obbligo scatta dal secondo periodo di imposta successivo) realizzano un volume di ricavi annuo superiore a 5.164.569 euro e dichiarano alla fine del periodo di imposta un valore di rimanenze finale superiore a 1.032.914 euro.

I due predetti parametri devono essere valutati congiuntamente ai fini della sussistenza dell'obbligo. L’approssimarsi della chiusura dell’esercizio può quindi essere l’occasione per verificare l’eventuale superamento di tali limiti dimensionali. Esemplificando, l’impresa che non era obbligata nel 2016 alla tenuta della contabilità di magazzino ma che soddisfa i due requisiti dimensionali nei periodi di imposta 2014 e 2015, sarà tenuta a redigere la contabilità di magazzino a decorrere dal 1° gennaio 2017. Al contrario, se un’impresa che era obbligata alla tenuta della contabilità di magazzino non supera anche uno solo dei due parametri per due periodi di imposta consecutivi, già dal periodo di imposta successivo al secondo in cui non sono stati rispettati contestualmente i due requisiti cessa l’obbligo di tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino.

Stampa dei registri contabili e fiscali

Per quanto riguarda gli adempimenti di natura fiscale, è un tipico adempimento di fine anno, non solamente da un punto di vista fiscale ma in realtà anche civilistico, la stampa dei registri fiscali e contabili. Si ricorda che i registri contabili previsti dal Codice civile e dalla normativa fiscale ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA sono:

  • il libro giornale

  • il libro inventari

  • i registri IVA

  • il registro beni ammortizzabili.

A questi si possono affiancare registri complementari, fra cui tipicamente quello che è noto come il “libro mastro” completo delle schede contabili di tutti i conti movimentati. In alternativa alla stampa del registro beni ammortizzabili le relative scritture possono essere annotate, per i soggetti in contabilità semplificata, sul registro IVA acquisti e, per i soggetti in contabilità ordinaria, sul libro inventari. Le modalità di tenuta e conservazione dei registri sono alternativamente le seguenti:

  • manuale, ormai sempre più in disuso, con compilazione su registri cartacei;

  • meccanografica, mediante rilevazione su programmi contabili, con successiva stampa cartacea;

  • meccanografica con successiva conservazione sostitutiva, da effettuarsi secondo determinati standard informatici (mediante creazione di un’evidenza informatica contenente l’impronta di ciascun registro, su cui apporre la firma digitale e la marca temporale).

Quest’ultima modalità di conservazione è stata in tempi recenti semplificata (con il D.M. 17 giugno 2014 sono stati eliminati gli obblighi comunicativi di invio di comunicazione preventiva e consuntiva all’Agenzia delle Entrate con indicazione del numero dei documenti informatici che si presumeva di emettere nel corso dell’anno) ed appare la più conveniente, non fosse altro che in virtù degli effetti di eliminazione della carta e di una più agevole reperibilità e consultazione. Considerato che i registri fiscali tenuti in forma meccanografica devono essere stampati (o in alternativa riprodotti su supporto informatico da conservare sostantivamente) entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, il prossimo 31 dicembre 2016 rappresenta il termine per l’effettuazione di tale adempimento.

Nella Tabella n. 1 si provvede a riepilogare per il periodo d’imposta 2015, per ciascuna tipologia di registro, la scadenza della stampa dei registri e l’eventuale necessità di assoggettare il registro ad imposta di bollo.

Tabella registri contabili e fiscali: adempimenti per soggetti con esercizio coincidente con l'anno solare

Libro/Registro

Termine di stampa

Imposta di Bollo

Annotazioni

Libro giornale

31.12.2016

Si

Imposta di bollo pari ad euro 16 ogni 100 pagine per le società di capitali (32 euro per gli altri casi)

Libro inventari

31.12.2016

Si

Imposta di bollo pari ad euro 16 ogni 100 pagine per le società di capitali (32 euro per gli altri casi)

Registri Iva

31.12.2016

No

Registro acquisti vendite, corrispettivi, liquidazioni

Registro beni ammortizzabili

31.12.2016

No

Per termine di stampa si intende il termine per la stampa del registro tenuto in forma meccanografica o in forma sostitutiva, la cui compilazione va comunque effettuata entro il 30.9.2016

Si precisa che il registro beni ammortizzabili deve in realtà risultare aggiornato, secondo quanto viene disposto dall’articolo 16 del D.P.R. n. 600/1973, già al termine di presentazione della dichiarazione (normalmente il 30 settembre). Tuttavia chi utilizza sistemi meccanografici per la tenuta del registro può procedere alla sua stampa (o alla sua conservazione sostitutiva) entro il 31 dicembre 2016 in analogia a tutti gli altri registri, fermo restando che il registro deve essere già esistente al 30 settembre e riproducibile in caso di verifica. Si ricorda infatti che per chi utilizza sistemi meccanografici, in caso di verifica fiscale precedente alla scadenza del 31 dicembre, la contabilità si considera regolare se il contribuente dimostra che i dati contabili sono aggiornati ed è in grado di stampare i registri contestualmente alla richiesta dei verificatori (si veda in proposito quanto viene stabilito dalla Legge n. 357/1994).

Tutti i registri contabili devono essere tenuti secondo quelle che sono le regole di un’ordinata contabilità, senza che vi siano spazi, abrasioni o cancellazioni. Le scritture contabili e tutta la documentazione devono essere conservate ai fini civilistici per 10 anni dalla data dell’ultima registrazione. I registri devono essere numerati progressivamente in ogni pagina con indicazione dell’anno di riferimento (es. 2015/1, 2015/2, ecc.). Oltre all’obbligo di numerazione per periodo solare, il libro giornale e il libro inventari devono inoltre essere bollati (l’imposta di bollo è pari a 16 euro ogni 100 pagine effettivamente utilizzate per le società di capitali e 32 euro per gli imprenditori e le società di persone). L’imposta di bollo può essere assolta mediante applicazione delle marche da bollo oppure mediante versamento con Modello F24.

Presentazione della dichiarazione tardiva per il periodo d’imposta 2015

Un’ulteriore importante scadenza fiscale che si colloca in prossimità con la chiusura dell’anno concerne la possibilità di sanare l’eventuale mancato invio dei modelli dichiarativi. I contribuenti che non hanno provveduto all’invio delle dichiarazioni fiscali entro il termine ordinario del 30 settembre 2016 possono infatti rimediare inviando la dichiarazione entro 90 giorni (cd. Dichiarazione tardiva), ossia entro il prossimo 29 dicembre 2016. La dichiarazione, anche se tardiva, è ritenuta comunque validamente presentata, ossia non si considera omessa, e determina le seguenti sanzioni:

  • se dalla dichiarazione tardiva non risultano dovute imposte, la sanzione va da un minimo di € 258 a un massimo di € 1.032 (aumentabile fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili);

  • se dalla dichiarazione tardiva risulti un’imposta dovuta, allora, così come viene precisato nella Circolare del 25 gennaio 1999 n. 23 del Ministero delle Finanze - Dipartimento Entrate Accertamento e Programmazione - Ufficio del Direttore Centrale, titolata Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione. Decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 e successive modificazioni ed integrazioni”, dato che la dichiarazione presentata è comunque ritenuta valida, l’eventuale omesso o carente pagamento delle imposte dichiarate configura la violazione di omesso, in tutto o in parte, versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione, punibile con la sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato.

Le sanzioni in questione possono essere ridotte attraverso il ricorso all’istituto del ravvedimento operoso. Una volta che sia scaduto il termine dei 90 giorni la dichiarazione si considererà “omessa” e le sanzioni (raddoppiabili per i soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili) sono così calcolate: dal 120% al 240% delle imposte dovute con un minimo di 258 euro e da 258 euro a 1.032 euro, se non sono dovute imposte.

Trattamento degli omaggi di fine anno

In vista delle festività di fine anno si presenta la necessità di definire il trattamento fiscale degli omaggi, in relazione ai quali bisogna prestare attenzione a monitorare il rispetto delle regole fissate in materia di imposte dirette ed IVA. Quanto alle imposte dirette, l’omaggio risulta integralmente deducibile quando il suo valore unitario risulti essere inferiore o pari a 50 euro. Attenzione, perché con la dizione “valore unitario” non si intende il costo dei singoli beni, bensì l’omaggio preso nel suo complesso. Il valore attribuito all’omaggio, ai fini della sua deducibilità, dovrà quindi essere considerato unitariamente e non facendo riferimento ai singoli beni che compongono il regalo. Ciò porta a considerare non corrette le condotte per cui si operino acquisti di singoli di beni inferiori a 50 euro, per poi confezionare per il cliente un unico omaggio, eludendo in tal modo il limite della norma.

Oltre il limite unitario dei 50 euro occorre appurare se l’omaggio è qualificabile come spesa di rappresentanza, rifacendosi a quanto viene previsto dal D.M. 19 novembre 2008, che identifica le spese di rappresentanza come le “spese per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni; il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare anche potenzialmente benefici economici per l’impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore”. Affinché l’omaggio rientri fra le spese di rappresentanza occorrono quindi i seguenti requisiti:

  • gratuità (mancanza di un corrispettivo o di una controprestazione da parte dei destinatari dei beni); finalità promozionali (divulgazione sul mercato dell’attività svolta) ovvero di pubbliche relazioni (diffondere e consolidare l’immagina dell’impresa);

  • ragionevolezza (idoneità a generare benefici economici futuri) ovvero coerenza con le pratiche commerciali di settore.

Una volta che sia stata accertata l’esistenza di tali requisiti, l’omaggio risulterà deducibile secondo le seguenti soglie, come modificate con decorrenza dal periodo d’imposta 2016: 1,5% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di euro; 0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni di euro e fino a 50 milioni di euro; 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 50 milioni di euro. Si ricorda inoltre che le spese di rappresentanza consistenti in spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande sono deducibili nel limite del 75% del loro importo. Esse saranno dunque assoggettate:

  • in primo luogo alla specifica disciplina prevista per le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande (deducibilità nei limiti del 75%);

  • in secondo luogo alla disciplina prevista per le spese di rappresentanza e, dunque, alle soglie di deducibilità stabilite dal D.M. 19 novembre 2008.

Non si considerano invece spese come di rappresentanza le spese di viaggio, le spese di vitto e alloggio sostenute per ospitare clienti, anche potenziali, in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall’impresa, o in occasione di visite a sedi, stabilimenti o unità produttive dell’impresa: si tratta delle cosiddette “spese di ospitalità” (deducibili nella misura del 75% del loro ammontare secondo quanto viene previsto dall’articolo 109 del D.P.R. n. 917/1986). Con riferimento alle liberalità nei confronti dei dipendenti, che non sono mai spese di rappresentanza, non essendo configurabile lo spirito promozionale, le spese che vengono sostenute dal datore di lavoro per acquistare gli omaggi da destinare ai propri dipendenti sono interamente deducibili dal reddito d’impresa (ai sensi dell’articolo 95, comma 1 del D.P.R. n. 917/1986), purché non siano riferite alle spese destinate a finanziare interventi di istruzione, educazione, ricreazione, assistenza sociale o sanitaria, deducibili per un ammontare non superiore al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

Ai fini IVA, dal dicembre 2014 il limite unitario è stato finalmente allineato ai 50 euro già fissati dalle imposte dirette e dunque, dalla lettura del combinato disposto dell’articolo 2, comma 2, n. 4) e dell’articolo 19-bis1, lett. H), del D.P.R. n. 633/1972 deriva che per i beni di costo unitario non superiore a 50 euro, l’IVA assolta sull’acquisto è detraibile, mentre la successiva cessione gratuita è irrilevante ai fini IVA, per i beni di costo unitario superiore a 50 euro l’IVA assolta sull’acquisto è indetraibile, mentre la successiva cessione gratuita è irrilevante ai fini IVA (in quanto fuori campo IVA).

Pagamento del compenso agli amministratori

Da ultimo, un ulteriore tipico adempimento di fine anno è legato alla necessità di corrispondere tempestivamente i compensi agli amministratori, la cui deducibilità fiscale segue come noto il principio di cassa. Nel caso in cui il pagamento dei compensi agli amministratori non avvenga entro termine dell’esercizio, (ovvero entro il 12 gennaio secondo il principio di cassa allargato), occorre effettuare una variazione in aumento sul modello di dichiarazione dei redditi. Il principio della cassa allargata si ricorda essere applicabile solo quando il compenso erogato rientra per il percettore tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Non è invece applicabile nel caso in cui l’amministratore operi in regime di lavoro autonomo. Il compenso si considera erogato nell’anno, e di conseguenza deducibile, se esso viene effettivamente percepito entro il termine ultimo del 12 gennaio dell’anno successivo. Ciò significa che i pagamenti si intendono effettuati nel momento in cui le somme entrano nella disponibilità diretta del percettore.

Ulteriori scadenze

La trattazione degli adempimenti fiscali di fine anno si può completare con un semplice richiamo delle ulteriori scadenze che possono essere ritenute di maggior interesse.

Acconto IVA: entro il 27 dicembre 2016 i contribuenti soggetti ad IVA dovranno effettuare il pagamento dell’acconto IVA 2016, da effettuare secondo i consueti metodi storico, previsionale o analitico. Si ricorda che la fattispecie di omesso versamento dell’IVA concretizza un reato (è quindi penalmente rilevante) e che entro lo stesso termine del 27 dicembre 2016 scade il termine per versare l’IVA relativa all’anno 2015 (nel caso in cui l’importo, di entità superiore a 250.000 euro, non fosse stato ancora versato) al fine di non incorrere nella sanzione penale.

Comunicazione per l’applicazione della ritenuta ridotta su provvigioni: entro il 31 dicembre 2016 gli agenti (e più in generale i percettori di provvigioni inerenti a rapporti di commissione, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari) che nell’esercizio delle loro attività si avvalgono, in via continuativa, dell’opera di dipendenti o di terzi, possono ottenere l’applicazione della ritenuta d’acconto ridotta al 20% (in luogo del 23%) previa apposita comunicazione al committente, preponente o mandante effettuata entro tale data.

19 dicembre 2016

Massimo Pipino