Rassegna di giurisprudenza del mese di novembre: i professionisti e l'IRAP, ad esempio quello che esercita presso la propria abitazione...

Continua la carrellata di sentenze che affrontano il tema della debenza dell’Irap. In questa puntata arriviamo all’anno 2016, in cui spicca sicuramente la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite circa il “destino” dell’imposizione sugli studi associati professionali.
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Ai fini Irap sono da escludere le spese anche rilevanti per costi di agenzia
Si è detto, in dottrina e giurisprudenza, che quello tassato dall’Irap altro non è che il “… valore aggiunto economico rispetto ai fattori della produzione, cioè le vendite meno le spese per materie prime, beni strumentali (ammortamenti) e altri servizi d’impresa” (Sez. 5, Sentenza n. 24049 del 16 novembre 2011, par. 14). Tale ricostruzione trova riscontro nella giurisprudenza comunitaria secondo cui “… l’IRAP è…un’imposta calcolata sul valore netto della produzione dell’impresa nel corso di un certo periodo. La sua base imponibile è, infatti, uguale alla differenza che risulta, in base al conto economico, tra il valore della produzione e i costi della produzione, come definiti dalla legislazione italiana” (C. giust., 3 ottobre 2006, in causa 0475/03).
Presupposto per l’applicazione dell’imposta è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che ricorre qualora il contribuente sia il responsabile dell’organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti per quantità o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l’esercizio della professione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Sez. U, Sentenza n. 12111 del 26/05/2009).
Si è però precisato che l’avvalersi in modo non occasionale della collaborazione di terzi non costituisce, di per sé, fattore decisivo per determinare il riconoscimento della “autonoma organizzazione”, dovendo il giudice del merito accertare in concreto se tale prestazione rappresenti quel valore aggiunto idoneo ad accrescere la capacità produttiva del professionista (Sez. 6-5, Sentenza n. 26982 del 19/12/2014) e che l’attività artistica costituisce un elemento presuntivo idoneo a sorreggere l’apprezzamento secondo cui il contribuente risulta contare esclusivamente sulle proprie capacità professionali, nonostante la produzione di un reddito cospicuo (Sez. 5, Sentenza n. 13471 del 01/07/2015, in caso di cantante), dovendosi in ogni caso escludere dal perimetro impositivo la mera agevolazione delle modalità di svolgimento dell’attività professionale. (Sez. 6-5, Sentenza n. 26991 del 19/12/2014). Questa Corte, chiamata a pronunziarsi sul tema dell’Irap rispetto alle attività artistiche ha già affermato che non è sufficiente per desumere l’esistenza di un’autonoma organizzazione il solo fatto che l’esercente si avvalga di un agente e/o, per contratto, di una società organizzatrice di spettacoli, dovendosi estendere l’accertamento alla natura, ossia alla struttura e alla funzione, dei due rapporti giuridici (Sez. 5, Sentenza n. 7828 del 31/03/2010, in caso di cantante lirico).
Considerazioni similari sono state fatte anche riguardo alla posizione delle sportivo che, disponendo di contatti con società per la cura dell’immagine e dell’attività agonistica, abbia per loro tramite, stipulato contratti con sponsor e scuderie (Sez. 5, Sentenza n. 960 del 21 gennaio 2015, Capirossi par.18.1, in caso di corridore motociclista), il che è stato ritenuto di per sé stesso insufficiente a dimostrare che il contribuente svolga la propria attività agonistica attraverso forme di organizzazione propria (Sez. 5, Sentenza n. 961 del 21 gennaio 2015, Capirossi, par.14.1, in caso di corridore motociclista). Nel caso in esame, riguardante un attore professionista, il motivo di ricorso, per com’è concretamente confezionato, si limita a correlare l’impugnazione al fatto che “il L. per svolgere la sua attività professionale ha speso più di quanto può ragionevolmente ritenersi speso da un attore …

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