Diario quotidiano del 4 novembre 2016: tante novità sulla Legge di bilancio in fase di approvazione (i Commercialisti chiedono l’abolizione dello spesometro trimestrale)

Pubblicato il 4 novembre 2016



1) Divieto di partecipazione a più STP per i soci di investimento
2) CNDCEC in audizione alla Camera per chiedere l’abolizione dello spesometro trimestrale
3) Normativa antiriciclaggio: guida agli adempimenti redatta dal CNDCEC
4) Definizione agevolata delle cartelle esattoriali
5) Commercialista amministratore, sindaco e revisore di società: l’Irap non è dovuta lo stesso
6) L’iscrizione alla gestione commercianti INPS non è automatica
7) DURC online: indicazioni operative
8) Detassazione dei premi di produttività e welfare aziendale: circolare di Assonime
9) Manovra 2017: proroga ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e antisismica, acquisto mobili
10) Iva sul “corrispettivo di disponibilità” per costruzione/gestione in project financing di un presidio ospedaliero
11) Scissione societaria di una Sas affrancata dal sospetto dell’abuso del diritto
12) CIG in deroga - Settore Appalti di pulizie nelle scuole - Verbali di Accordo in Sede Governativa
13) Audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate alla Camera: ecco cosa ha detto Rossella orlandi
14) Modello relativo al soggetto depositario delle scritture contabili: criticità e conseguenti proposte di modifica del CNDCEC
diario-quotidiano-articoli-91) Divieto di partecipazione a più STP per i soci di investimento 2) CNDCEC in audizione alla Camera per chiedere l’abolizione dello spesometro trimestrale 3) Normativa antiriciclaggio: guida agli adempimenti redatta dal CNDCEC 4) Definizione agevolata delle cartelle esattoriali 5) Commercialista amministratore, sindaco e revisore di società: l’Irap non è dovuta lo stesso 6) L’iscrizione alla gestione commercianti INPS non è automatica 7) DURC online: indicazioni operative 8) Detassazione dei premi di produttività e welfare aziendale: circolare di Assonime 9) Manovra 2017: proroga ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e antisismica, acquisto mobili 10) Iva sul “corrispettivo di disponibilità” per costruzione/gestione in project financing di un presidio ospedaliero 11) Scissione societaria di una Sas affrancata dal sospetto dell’abuso del diritto 12) CIG in deroga - Settore Appaltidi pulizie nelle scuole - Verbali di Accordo in Sede Governativa 13) Audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate alla Camera 14) Modello relativo al soggetto depositario delle scritture contabili: criticità e conseguenti proposte di modifica del CNDCEC ****

1) Divieto di partecipazione a più STP per i soci di investimento

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in risposta a un quesito dell’Ordine dei commercialisti di Ancora, con il PO 241/2016, ha precisato che per i soci di capitale è vietata la partecipazione a più Stp.

Questo poiché la Legge n. 183/2011 all’articolo 10 comma 6 dispone che “la partecipazione a una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti”. Il Dm 34/2013 aggiunge che “l’incompatibilità si determina anche nel caso della società multidisciplinare e si applica per tutta la durata dell'iscrizione della società all’ordine di appartenenza”. La regola dell’incompatibilità, secondo il Cndcec, deve applicarsi per tutte le categorie di soci. Per cui è escluso che un socio professionista di una stp possa partecipare in qualità di socio di capitale di altra Stp.

Per ultimo, il Cndcec ricorda poi lo studio del Consiglio nazionale del notariato 224/2014/I e la circolare 33/IR dell’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, dove si afferma che tali disposizioni, non operando alcuna distinzione tra socio professionista e non, “inducono a ritenere che la regola dell’incompatibilità debba applicarsi nei confronti di tutte le categorie di soci”. Alla luce di ciò, viene escluso che un socio professionista di una Stp possa partecipare in qualità di socio di capitale ad altra Stp.

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2) CNDCEC in audizione alla Camera per chiedere l’abolizione dello spesometro trimestrale

Decreto Legge fiscale: Commercialisti, via lo spesometro trimestrale. Si tratta di un obbligo di comunicazione analitica che non è previsto da nessun Paese evoluto (comunitario e non comunitario).

Si è svolta l’audizione alla Camera dei deputati da parte del Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili con cui è stata richiesta anche la drastica riduzione delle sanzioni.

Nuovo affondo del Consiglio nazionale dei commercialisti sul decreto fiscale. Dopo la contrarietà espressa nei giorni scorsi, prima con una lettera inviata al ministro Padoan e poi con una dura presa di posizione formalizzata nel corso di una riunione tenutasi al Mef alla presenza del viceministro Casero, la categoria ha ribadito la sue proposte di modifica nel corso di un’audizione tenutasi lo scorso 2 novembre presso la Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera, alla quale hanno partecipato il presidente nazionale, Gerardo Longobardi e il consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi. “Condividiamo la necessità di contrastare il fenomeno dell’evasione e delle frodi nel settore dell’IVA”, ha detto Longobardi, “anche attraverso l’anticipazione dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ma esprimiamo la nostra ferma e forte contrarietà all’introduzione dello spesometro trimestrale. Un obbligo del genere non è previsto in nessun Paese ad economia avanzata”. “Le esigenze di anticipazione dei controlli”, ha spiegato Longobardi, “sono già soddisfatte dal nuovo obbligo di comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA, da effettuarsi con cadenza trimestrale, che permetterà un riscontro più veloce della correttezza e della tempestività dei versamenti e delle compensazioni effettuate dai contribuenti, senza obbligare l’intera platea dei cinque milioni di soggetti titolari di partita IVA ad una comunicazione analitica, ogni trimestre, dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute che costituirebbe un obbligo oltremodo sovradimensionato rispetto alle pur legittime finalità di controllo e di contrasto all’evasione”.

Per il leader dei commercialisti, un obbligo di comunicazione analitica con periodicità così ravvicinata non è previsto da nessuno dei Paesi ad economia avanzata, comunitario e non, e contraddice sia le raccomandazioni fatte all’Italia da Fondo Monetario Internazionale e Ocse, sia quanto deciso dallo stesso Governo in sede di attuazione della delega fiscale, che ha previsto che lo spesometro trimestrale sia soltanto opzionale. “Senza dire”, ha continuato , “che l’aggravio degli adempimenti che derivano dallo spesometro trimestrale contraddice filosofia e finalità del tavolo sulle semplificazioni fiscali voluto dal MEF, al quale abbiamo fornito il nostro fattivo contributo negli ultimi due anni”. Proprio su quest’ultimo aspetto, il documento consegnato dai commercialisti in audizione chiede il “recepimento integrale del pacchetto di semplificazioni fiscali da tempo concordato al tavolo sulle semplificazioni, sul quale lo stesso Ministero si è detto più volte pubblicamente d’accordo nel corso degli ultimi mesi”.

I commercialisti chiedono dunque l’abolizione dello spesometro trimestrale o, in alternativa, che l’obbligo comunicativo sia previsto con una periodicità semestrale lasciando, in ogni caso, la possibilità, prevista con l’attuale spesometro annuale, di effettuare la comunicazione in forma semplificata, aggregando i dati delle operazioni per singolo cliente/fornitore. I commercialisti propongono anche di estendere indistintamente a tutti i soggetti obbligati allo spesometro, le premialità oggi previste per chi esercita l’opzione prevista dalla delega.

Assolutamente necessario”, inoltre, è per Longobardi “un intervento di drastica riduzione del regime sanzionatorio introdotto”. “In particolare”, ha affermato, “per quanto concerne la comunicazione dei dati delle fatture proponiamo di eliminare la sanzione di 25 euro (con un massimo di 25.000 euro) commisurata alla singola fattura i cui dati siano stati omessi o erroneamente trasmessi, sostituendola con la sanzione unica da euro 500 a euro 1.000 nei casi di omessa trasmissione della comunicazione o di sua incompleta, inesatta o irregolare compilazione, analogamente a quanto previsto per le violazioni relative ai modelli INTRASTAT, prevedendo peraltro la riduzione alla metà della predetta sanzione nel caso in cui la comunicazione sia regolarmente effettuata con un ritardo non superiore a quindici giorni, fermi restando gli ulteriori benefici in termini sanzionatori in caso di utilizzo dell’istituto del ravvedimento operoso”. “Analogo regime sanzionatorio”, ha concluso, “dovrebbe essere previsto anche per l’omessa, incompleta o infedele comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA: un differente trattamento per adempimenti similari aventi le medesime finalità non sarebbe giustificabile”.

(CNDCEC, comunicato del 2 novembre 2016)

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3) Normativa antiriciclaggio: guida agli adempimenti redatta dal CNDCEC

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Tra le attività di natura cautelare, che vedono tra i destinatari anche i Commercialisti, rientra la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di finanziamento del terrorismo, richiamato dall’art.2 del d.lgs. 21/11/2007, n.231, ed ancor prima dal d.lgs. 22/6/2007, n. 109.

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4) Definizione agevolata delle cartelle esattoriali

L’amministratore delegato e presidente di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, durante l’audizione svoltasi il 2 novembre 2016 davanti alle commissioni riunite bilancio e finanze della camera per i lavori relativi alla conversione in legge del Decreto legge 193/2016, ha fornito chiarimenti in merito alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali.

Ambito di applicazione

Il Decreto legge contiene all’articolo 6 una misura di particolare rilevanza per una significativa platea di contribuenti, in quanto consente la definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione negli anni compresi tra il 2000 e il 2015, a prescindere dall’ente titolare del credito.

Dalla definizione sono stati esclusi, in considerazione della loro peculiarità, soltanto le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna e i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti nonché, tenuto conto degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, le somme che costituiscono cosiddette “risorse proprie tradizionali”, l’IVA riscossa all’importazione, nonché le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato considerati illegittimi.

Per quanto riguarda le violazioni al Codice della strada, la definizione agevolata potrà riguardare la sola parte delle somme iscritte a ruolo relativa alle maggiorazioni.

Alla luce di cio, la definizione agevolata sembra avere ad oggetto, indistintamente, tutti i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2015 (salvo, naturalmente, quelli espressamente esclusi dal comma 10) e, quindi, anche i carichi derivanti, rispettivamente, dagli avvisi di accertamento esecutivi, emessi dall’Agenzia delle entrate ai sensi dell’art. 29 del Dl n. 78/2010, e dagli avvisi di addebito, emessi dall’INPS ai sensi dell’art. 30 dello stesso Decreto legge. Al riguardo, viene richiesta la precisazione del Legislatore.

Dal punto di vista del gettito, in considerazione della possibilità di dilazionare l’importo richiesto in 4 rate (di cui l’ultima - per 1/6 dell’importo complessivo - con scadenza nel primo trimestre 2018), gli effetti degli incassi della definizione agevolata si avranno principalmente nel corso del 2017 che registrerà un sensibile incremento delle complessive riscossioni da ruolo.

Modalità di adesione

Il contribuente, avvalendosi dell’apposita modulistica messa a disposizione da Equitalia, potrà manifestare la propria volontà di aderire alla procedura rendendo un’apposita dichiarazione entro il 23 gennaio 2017, nella quale assumerà anche l’impegno a rinunciare agli eventuali giudizi pendenti relativamente ai carichi interessati.

Con la procedura delineata, al contribuente è riconosciuta la possibilità di estinguere il proprio debito pagando esclusivamente le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale e di interessi, nonché le somme maturate quale aggio di riscossione esclusivamente sugli importi da corrispondere a seguito della definizione. Non sono, quindi, dovute le sanzioni iscritte a ruolo, i relativi aggi, gli interessi di mora e le sanzioni e somme aggiuntive calcolate sui crediti previdenziali. Possono aderire alla definizione agevolata anche i debitori beneficiari di dilazioni in essere, purché provvedano al versamento delle rate di tale piano in scadenza tra il 1° ottobre ed il 31 dicembre 2016.

Tenuto conto che, in ragione dell’ampiezza del periodo interessato, il contribuente potrebbe dover corrispondere somme di cui non ha immediata disponibilità, è stato previsto che il pagamento possa avvenire o in un’unica rata ovvero in un massimo di quattro rate, l’ultima delle quali dovrà, in ogni caso, essere versata entro il 15 marzo 2018.

Scadenze e importi saranno, comunque, appositamente comunicati dall’agente della riscossione allo stesso debitore entro il 24 aprile 2017 e il pagamento potrà essere effettuato - oltre che presso gli sportelli dell’agente della riscossione e mediante bollettini precompilati - anche tramite domiciliazione bancaria sul conto corrente e home banking, nonché sul portale e sull’App di Equitalia.

Già dal momento della presentazione di tale dichiarazione sono interrotte le azioni esecutive avviate in precedenza (salvo che siano in uno stato avanzato di definizione), di avviare nuove azioni esecutive e di iscrivere nuovi fermi e nuove ipoteche.

Al fine, tuttavia, di scongiurare il rischio di comportamenti sostanzialmente dilatori da parte di soggetti non effettivamente interessati a regolarizzare la propria situazione debitoria, è stato espressamente previsto che la definizione in argomento non produca efficacia in caso di mancato, ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata, ovvero anche di una sola delle rate in cui il debitore ha scelto di dilazionare il pagamento delle somme dovute.

In questi casi, infatti, i versamenti effettuati saranno considerati semplici acconti di quanto complessivamente dovuto dal debitore e l’agente della riscossione proseguirà, naturalmente, la riscossione in forma coattiva per il recupero integrale del debito.

Nell’ambito di tale complessivo disegno, sotto il profilo tecnico e operativo, potrebbe essere opportuno introdurre nel Decreto legge specifiche disposizioni relative alla periodicità e alle scadenze delle singole rate. Potrebbero altresì essere precisati - per le dilazioni già in essere - gli effetti della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata con riferimento alle scadenze di versamento, successive al 31 dicembre 2016.

Inesigibilità

In considerazione degli inevitabili riflessi che la definizione agevolata produce sui termini per la conclusione delle attività di recupero dei carichi affidati agli agenti della riscossione fino al 2015, dovrebbe derivarne uno slittamento della tempistica di presentazione delle comunicazioni di inesigibilità relative a tali carichi. A tal proposito viene ricordato che la legge di stabilità 2015, intervenendo sui termini di presentazione delle comunicazioni di inesigibilità, ha stabilito nel 31 dicembre 2017, la scadenza per la presentazione delle comunicazioni riguardanti i ruoli consegnati nell’anno 2014. Pertanto, in ragione del termine previsto dal Decreto legge in esame per la scadenza dell’ultima rata di coloro che aderiranno, con pagamento dilazionato in quattro rate, alla definizione agevolata, sarebbe auspicabile un intervento sui termini di presentazione delle comunicazioni di inesigibilità, tale da non rendere incompatibili le due scadenze.

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5) Commercialista amministratore, sindaco e revisore di società: l’Irap non è dovuta lo stesso

Commercialista “tutto fare”, non è soggetto ugualmente all’Irap. Difatti, la Corte di Cassazione con l’ordinanza 22138 del 2 novembre 2016, ha stabilito che il commercialista che nell’attività professionale svolge anche incarichi di amministratore, sindaco e revisore in società non paga l’Irap su questi compensi, se risulta possibile scorporare in concreto le diverse categorie di compensi conseguiti. Tutto è cominciato quanto un commercialista ha presentato un’istanza di rimborso dell’Irap, nella quale, in via subordinata, aveva richiesto almeno la restituzione dell’imposta versata sui compensi percepiti quale componente di collegi sindacali.

A tal proposito la Corte ha osservato che l’attività del commercialista non è soggetta a Irap se manca l’autonoma organizzazione, che sussiste solo se il professionista adopera beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile ovvero ricorre in modo non occasionale al lavoro di terzi; il che accade perché la capacità produttiva aggiuntiva rispetto a quella personale del professionista sconta l’imposizione per il “surplus” di quanto ottenuto nonostante una struttura organizzativa che sia servente rispetto all’opera intellettuale svolta con le proprie conoscenze e gli strumenti minimi indispensabili. In conclusione, aggiunge ancora la Cassazione, il commercialista che sia anche amministratore, revisore e sindaco di società non è soggetto all’imposta per il reddito netto di tali attività.

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6) L’iscrizione alla gestione commercianti INPS non è automatica

L’iscrizione iscrizione alla gestione commercianti INPS non è automatica. Si rinnova il contenzioso, in materia di contributi lavorativi, tra l’INPS e i soci personali.

Difatti, secondo la sentenza del 5 ottobre 2016 emessa dal Tribunale di Lecce, in relazione al socio amministratore, l’avvenuta compilazione del Modello Unico SP (società di persone) non autorizza affatto l’iscrizione nella Gestione commercianti tenuta dall’INPS.

In particolare, il Tribunale, a proposito del socio amministratore, ha affermato che la spunta del riquadro relativo all’attività prevalente nella dichiarazione dei redditi di una società di persone (Unico SP), non autorizza l’Inps ad iscriverlo d’ufficio alla Gestione dei commercianti chiedendo gli arretrati senza alcuna indagine concreta. Il Tribunale di Lecce, ha così accolto le richieste avanzate da un lavoratore autonomo già iscritto alla gestione separata INPS, cui l’Istituto previdenziale, nell’ambito dell’operazione Poseidone, aveva inviato avvisi di addebito per quasi 27mila euro.

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7) DURC online: indicazioni operative

La Direzione generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, ha diffuso la circolare n. 33 del 2 novembre 2016, con la quale fornisce indicazioni operative a seguito della pubblicazione del D.M. 23 febbraio 2016, che ha modificato il DM 30 gennaio 2015 – DURC “on-line”.

La circolare analizza le modifiche apportate al D.M. 30/01/2015, recante la disciplina del DURC online, che hanno riguardato, in particolare, due articoli del Decreto: l’art. 2, che definisce l’ambito soggettivo e oggettivo della verifica e l’art. 5, che detta regole specifiche per le imprese sottoposte a procedura concorsuale.

Settori e professioni caratterizzati da tasso di disparità uomo donna – anno 2017

Il Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il Decreto interministeriale del 27 ottobre 2016 con il quale vengono individuati – per l’anno 2017 – i settori e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% il valore medio annuo del 2015, per l’applicazione degli incentivi all’assunzione previsti dall’articolo 4, commi 8-11, della Legge 92/2012.

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8) Detassazione dei premi di produttività e welfare aziendale: circolare di Assonime

Assonime, con la circolare n. 24 del 03 novembre 2016, esamina, la detassazione dei premi di produttività e la nuova disciplina del welfare aziendale.

La legge di stabilità per il 2016 ha modificato in modo significativo le norme fiscali sulla determinazione del reddito di lavoro dipendente: in primo luogo, disciplinando a regime la tassazione agevolata dei premi di risultato e, in secondo luogo, riscrivendo l’art. 51 del TUIR per ridefinire e ampliare le componenti escluse dal reddito di lavoro dipendente e dare nuovo impulso al welfare aziendale “contrattato”.

Si tratta di misure fiscali che intervengono a sostegno del reddito di lavoro dipendente e che fanno idealmente seguito all’intervento normativo operato con la Legge di stabilità per il 2015 la quale, a vantaggio questa volta delle imprese, aveva già condotto all’eliminazione, dalla base imponibile IRAP, del costo del lavoro a tempo indeterminato.

La circolare di Assonime illustra le modifiche normative che hanno interessato i redditi di lavoro dipendente, anche alla luce dei chiarimenti forniti in materia dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 28/E del 15 giugno 2016.

La tassazione agevolata dei premi di risultato e delle somme derivanti dalla partecipazione agli utili, introdotta con la legge di Stabilità 2016, prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionale e comunale nella misura del 10%, sui premi di risultato correlati ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Il limite delle somme agevolabili è di 2.000 euro lordi al netto dei contributi previdenziali, elevato a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

Per quanto riguarda il datore di lavoro, le Entrate ricordano che l’agevolazione è riservata al settore privato. Una vasta platea di soggetti che comprende le agenzie di somministrazione, anche nel caso in cui i propri dipendenti prestino attività nelle pubbliche amministrazioni, gli esercenti arti e professioni, ammesso che le retribuzioni che erogano ai propri dipendenti rispondano alle caratteristiche previste dalla norma.

L’agevolazione interessa i titolari di reddito di lavoro dipendente entro il limite di 50mila euro da determinarsi al netto di eventuali premi sostituiti, su scelta del dipendente, con i benefit che non concorrono alla formazione del reddito. Il limite deve essere calcolato tenendo conto dei redditi di lavoro dipendente conseguiti nell’anno precedente a quello di applicazione dell’agevolazione, anche se derivanti da più rapporti di lavoro, e deve comprendere anche le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparate. Le somme detassate non concorrono alla formazione del reddito complessivo e, pertanto, non rilevano ai fini della determinazione delle detrazioni d’imposta (altre detrazioni e detrazioni per carichi di famiglia).

Manovra 2017: bozza di legge bilancio

La manovra finanziaria di bilancio per il prossimo anno è, intanto, approdata in Parlamento e riguardo il premio di produttività e welfare aziendale, viene modificato il regime di tassazione dei premi di risultato. In particolare, si prevede l’incremento da 2.000 a 3.000 euro – ovvero a 4.000 euro nel caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro – dell’ammontare dei premi di risultato soggetti a imposta sostitutiva dell’Irpef e relative addizionali, nella misura del 10%. Inoltre, viene ampliata la platea dei destinatari del regime di tassazione agevolato mediante l’innalzamento da 50mila a 80mila euro della soglia massima di reddito di lavoro dipendente, di cui devono essere titolari i soggetti beneficiari nell’anno precedente quello di percezione dei premi. Modifiche vengono apportate anche alla disciplina dell’opzione per il “welfare aziendale”.

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9) Manovra 2017: proroga ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e antisismica, acquisto mobili

Disegno di legge bilancio 2017 è ormai approvato in Parlamento, dunque la manovra per il prossimo anno è ora all’esame della Camera. Tra gli interventi tributari da segnalare la proroga in tema di Ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e antisismica, acquisto mobili.

Proroga bonus interventi di recupero del patrimonio edilizio

Proroga al 31 dicembre 2017 del termine entro il quale sostenere le spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio per poter beneficiare della detrazione d’imposta al 50% su un importo massimo di 96mila euro per unità immobiliare

Proroga bonus interventi di riqualificazione energetica

Per gli interventi di riqualificazione energetica, proroga della detrazione nella misura potenziata al 65% fino al 31 dicembre 2017, in generale, e fino al 31 dicembre 2021, se le opere riguardano le parti comuni degli edifici condominiali. Per queste ultime, il bonus è innalzato al 70%, se hanno a oggetto l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, ovvero al 75%, se sono finalizzate a migliorarne la prestazione energetica invernale ed estiva, e si applica su un importo complessivo di spesa non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Queste detrazioni sono estese anche agli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, per gli interventi realizzati su immobili di loro proprietà adibiti a edilizia residenziale pubblica.

Misure antisismiche su edifici: introdotta detrazione d’imposta del 50%

Introduzione di una detrazione d’imposta del 50%, fruibile in cinque rate annuali di pari importo, con riferimento alle spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3), per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021 e per un importo complessivo pari a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno. La detrazione è innalzata al 70% ovvero all’80% a seconda se gli interventi comportano il passaggio a una o due classi di rischio inferiori; se gli interventi riguardano le parti comuni di edifici condominiali, la detrazione spetta nella misura del 75% ovvero dell’85% in base all’entità del miglioramento della classe di rischio ed è calcolata su un ammontare delle spese non superiore a 96.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari dell’edificio. Tra le spese detraibili per la realizzazione degli interventi antisismici vengono incluse anche quelle effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili.

Proroga del “bonus mobili”

Proroga al 31 dicembre 2017 del “bonus mobili”, ossia della detrazione del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata finalizzati all’arredo della singola unità immobiliare ovvero delle parti comuni di edifici residenziali oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dal 1° gennaio 2016.

Credito d’imposta per le strutture ricettive

Proroga e potenziamento del credito d’imposta a favore delle imprese alberghiere per interventi di ristrutturazione edilizia, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo o finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche. L’agevolazione, incrementata nella misura del 65%, spetta pure per i periodi di imposta 2017 e 2018 ed è estesa agli agriturismo.

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10) Iva sul “corrispettivo di disponibilità” per costruzione/gestione in project financing di un presidio ospedaliero

In relazione al canone di disponibilità, l’Iva è prevista nella misura del 10% sulla parte “costruttiva”. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 100/E del 3 novembre 2016, chiarisce che il canone di disponibilità, per la parte relativa alla costruzione dell’edificio, é assoggettato a Iva con aliquota del 10%.

In particolare, la citata risoluzione è relativa al “Trattamento IVA applicabile al “corrispettivo di disponibilità” corrisposto nell’ambito di un contratto di concessione per la progettazione costruzione e gestione in project financing di un presidio ospedaliero”.

La quota relativa alla realizzazione dell’edificio va determinata sulla base degli elementi desumibili dal contratto di concessione e del relativo piano economico finanziario

Un’azienda socio sanitaria territoriale ha affidato in concessione a una società la progettazione, la costruzione, la fornitura di arredi e attrezzature di un presidio ospedaliero, e la gestione di alcuni servizi non medicali, tra cui i “no core” (come manutenzione di ospedale, impianti, parcheggio; pulizia e sanificazione; smaltimento rifiuti; lavanderia e guardaroba; ristorazione; vigilanza e controllo accessi; accettazione ricoveri, accoglienza, centralino, eccetera) e quelli “commerciali”, come la gestione degli esercizi aperti al pubblico destinati alle attività commerciali.

Per l’esecuzione in project financing di determinate attività, è prevista la corresponsione di: un contributo (“prezzo”), corrisposto in base allo stato avanzamento lavori e al collaudo delle opere; un “corrispettivo di disponibilità” (o “canone di disponibilità”), in parte erogato alla presa in consegna anticipata delle opere o dalla data di avvenuto collaudo; un corrispettivo per i servizi “no core”, erogato trimestralmente dalla data di erogazione dei servizi. Invece, per i servizi commerciali, il concessionario percepirà i relativi ricavi direttamente dagli utenti. L’azienda, quindi, chiede di conoscere quale sia la corretta aliquota Iva da applicare al corrispettivo di disponibilità.

Il parere delle Entrate scaturisce dall’esame della normativa di settore (Dlgs 163/2006 - “Codice dei contratti pubblici”), secondo cui, nelle operazioni condotte in project financing, l’amministrazione concede a un soggetto la possibilità di costruire e gestire una infrastruttura di interesse pubblico per un determinato periodo di tempo, in una prospettiva di equilibrio finanziario.

In tale ambito, tra i corrispettivi previsti, c’è il “canone di disponibilità”, di norma corrisposto alla società concessionaria in base all’effettiva disponibilità delle opere, a titolo di ulteriore e parziale integrazione dell’investimento per la realizzazione delle opere con lo scopo di assicurare l’equilibrio economico finanziario del progetto. La sua entità è influenzata da vari fattori, tra cui il costo dell’investimento, la durata della concessione, l’importo del contributo pubblico; si compone di una parte fissa e una variabile, soggetta a diminuzioni per l’applicazione di penali in caso di mancata disponibilità delle opere da parte del concessionario.

Nel caso di specie, il contratto prevede che, per le obbligazioni assunte, al concessionario venga attribuito a titolo di corrispettivo “il diritto di gestire e sfruttare economicamente l’Opera realizzata per tutta la durata della convenzione, ricevendo a fronte di tale gestione un corrispettivo trimestrale secondo quanto previsto dal piano economico finanziario, costituito da due componenti, il corrispettivo di disponibilità e il corrispettivo per i servizi no-core…”. Nel piano economico finanziario è poi specificato che “il corrispettivo di disponibilità rappresenta l’importo da riconoscere al concessionario per la disponibilità delle nuove strutture ospedaliere, determinato in modo da remunerare gli investimenti a carico dello stesso”. Pertanto, il canone di disponibilità sembra determinato anche in funzione della remunerazione degli investimenti a carico del concessionario. A tal proposito, il Codice dei contratti pubblici (articolo 143, comma 4) prevede che, per le concessioni di lavori pubblici, la controprestazione (consistente, in genere, nel gestire e sfruttare economicamente i lavori realizzati) possa essere integrata da un prezzo, “qualora al concessionario venga imposto di praticare nei confronti degli utenti prezzi inferiori a quelli corrispondenti alla remunerazione degli investimenti e alla somma del costo del servizio e dell’ordinario utile di impresa, ovvero qualora sia necessario assicurare al concessionario il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario degli investimenti e della connessa gestione in relazione alla qualità del servizio da prestare”. Ne consegue - secondo l’Agenzia - che il canone di disponibilità in esame, oltre a identificare il corrispettivo al concessionario per l’utilizzo dell’opera ospedaliera, ne consente anche la realizzazione, andando a remunerare gli investimenti a carico dello stesso concessionario. Pertanto, considerati anche i chiarimenti delle risoluzioni 395/2002 e 21/2005, il canone di disponibilità può essere assoggettato ad aliquota Iva del 10% per la parte relativa alla costruzione dell’edificio. Questa andrà determinata dall’azienda sulla base degli elementi desumibili dal contratto di concessione e del relativo piano economico finanziario.

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11) Scissione societaria di una Sas affrancata dal sospetto dell’abuso del diritto

E’ lecita la scissione e la conseguente trasformazione della sola beneficiaria in società semplice avvalendosi della disposizione agevolativa.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 101/E del 3 novembre 2016.

Dunque, la scissione di una società in accomandita semplice, mediante attribuzione alla scissa delle partecipazioni finanziarie e alla beneficiaria di tutti i beni immobili, con contestuale trasformazione agevolata in società semplice di quest’ultima, è un’operazione legittima, che non vuole conseguire nei fatti un indebito vantaggio fiscale.

Si tratta, pertanto, di un’operazione straordinaria che presenta le caratteristiche essenziali per essere inclusa nell’ambito delle disposizioni previste dai commi da 115 a 120 dell’ultima Stabilità (legge 208/2015), i quali stabiliscono un trattamento di favore per i soggetti esercenti attività d’impresa che escludono dall’ambito dell’impresa determinate tipologie di beni: immobili non strumentali e mobili, iscritti in pubblici registri, non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa. Le operazioni alle quali è applicabile il regime agevolativo (tassazione sostitutiva con aliquota dell’8% ovvero del 10,5% per le società considerate non operative) sono l’assegnazione e cessione di beni ai soci e la trasformazione in società semplice. Mentre, i contribuenti interessati sono le società:

- in nome collettivo (Snc)

- in accomandita semplice (Sas)

- a responsabilità limitata (Srl)

- per azioni (Spa)

- in accomandita per azioni (Sapa).

Il caso

Una Sas di allevatori di bestiame intende attribuire alla società beneficiaria nata dalla scissione di sé stessa tutti i beni immobili e le attrezzature (beni già in suo godimento in forza di contratti di locazione), mantenendo le partecipazioni finanziarie (oltre a crediti, debiti e fondo svalutazione crediti), per poi procedere alla trasformazione della sola beneficiaria in società semplice avvalendosi delle disposizioni di favore.

La conclusione

Per ultimo, l’Agenzia precisa che la trasformazione agevolata in società semplice è riservata alle società aventi per oggetto esclusivo o principale la gestione dei beni assegnabili (ultimo periodo del comma 115) e che, nel caso di specie, vi una perfetta sintonia tra l’operazione descritta con i requisiti e le caratteristiche fissati dalla normativa di riferimento.

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12) CIG in deroga - Settore Appalti di pulizie nelle scuole - Verbali di Accordo in Sede Governativa

diario-quotidiano-articoli-2CIG in deroga - Settore Appalti di pulizie nelle scuole - Verbali di Accordo in Sede Governativa: Sul tema è intervenuta l’INPS con il seguente messaggio.

<<Al fine di affrontare la situazione occupazionale relativa al settore degli appalti di pulizia nelle scuole, sono stati siglati, in sede governativa, il verbale di accordo del 14 giugno 2016, come modificato ed integrato dalla nota prot. n.32/15602 dell’8 agosto 2016 della Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro e delle relazioni industriali, ed il verbale di accordo del 29 luglio 2016, tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le OO.SS. e le Associazioni datoriali del settore, recepiti con Decreto Interministeriale n.1600079 del 17 ottobre 2016, che si allega.... Leggi qui la notizia

 

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13) Audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate alla Camera

Sul sito delle Entrate è stato pubblicato il documento del 3 novembre 2016, contenente l’audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate alla Camera dei deputati.

Tra gli aspetti più rilevanti contenuti in tale documento:

Spesometro trimestrale

<<Sul fronte dei redditi da attività di impresa, arte o professione e, soprattutto, su quello dell’IVA, l’acquisizione periodica (almeno trimestrale) dei dati delle fatture e di riepilogo dell’imposta rappresenta il modo per affiancare, alla tradizionale attività di accertamento successivo al momento dichiarativo, un’azione di confronto pre-dichiarativo improntato alla trasparenza.

I dati saranno elaborati tempestivamente e messi a disposizione dei contribuenti, in modo sicuro e profilato, nell’area del sito riservata ai servizi telematici dell’Agenzia: solo le situazioni di evidente anomalia tra i valori IVA a debito/credito comunicati dal contribuente e quelli ricostruiti dai dati delle fatture, saranno analizzati dall’Agenzia che valuterà l’invio immediato di comunicazioni di alert con cui segnalare al contribuente l’anomalia. Quest’ultimo sarà quindi messo in condizione di relazionarsi sia in via telematica che direttamente con gli uffici dell’Agenzia per poter chiarire l’anomalia o correggere il suo comportamento mediante ravvedimento.

Le disposizioni dell’articolo 4 del decreto legge n. 193/2016 rappresentano, pertanto, un presupposto fondamentale per la costruzione di un processo di dialogo strutturale e dinamico tra Agenzia e contribuenti IVA.

Determinante, peraltro, potrà essere l’utilizzo tempestivo delle informazioni periodiche ricevute per le azioni di controllo dell’Amministrazione finanziaria più orientate al contrasto di frodi ed evasione conclamata che emergeranno in modo naturale a valle dell’analisi dei dati IVA.

Peraltro, più che ricordare il livello significativo del tax gap IVA emergente dai rapporti annuali della Commissione UE e quanto riportato nella relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva allegata all’aggiornamento al DEF2016, mi preme in questa sede richiamare la Relazione al Rendiconto Generale dello Stato 2015 della Corte dei Conti in cui viene sottolineato il crescente rilievo assunto dal fenomeno del mancato versamento delle imposte dichiarate, in primis l’IVA, soprattutto nei casi in cui sono poste in essere “condotte preordinate all’insolvenza”.

Al riguardo, l’ammontare dell’IVA dichiarata e non versata è passata da un valore di circa 6,9 miliardi di euro del periodo d’imposta 2010 a un valore stimato di oltre 8 miliardi di euro del periodo d’imposta 2014.

Ciò fa chiaramente comprendere come l’acquisizione dei dati fattura e IVA, con congruo margine d’anticipo rispetto alla presentazione della dichiarazione annuale, rappresenti uno strumento essenziale per arginare anche tali tipologie di fenomeni.

Ritengo infine molto importante sottolineare che, subito dopo l’emanazione del decreto legge n. 193 del 2016, l’Agenzia delle entrate ha effettuato un’operazione di immediato allineamento delle disposizioni che si stavano predisponendo per dare attuazione all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo n. 127 del 2015 (attuativo dell’articolo 9 della legge delega fiscale del 2014).

Ricordo che il predetto comma 3 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 127 del 2015 stabilisce, infatti, la facoltà – per i contribuenti IVA – di optare per la trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, anche mediante l’uso della fatturazione elettronica attraverso il Sistema di Interscambio, in luogo della comunicazione polivalente (spesometro), demandando ad un provvedimento dell’Agenzia la definizione delle informazioni da trasmettere, i termini e le modalità tecniche di trasmissione.

Il provvedimento pubblicato lo scorso 28 ottobre sul nostro sito internet ha stabilito che le informazioni da trasmettere, il tracciato da utilizzare e i termini di trasmissione saranno identici a quelli stabiliti dal novellato articolo 21 del decreto legge n. 78 del 2010.

La sostanziale identità nelle modalità degli adempimenti consente, pertanto, sin da subito, agli operatori di avviare l’adeguamento dei sistemi informativi in funzione della scadenza del prossimo mese di maggio. Inoltre, per i soggetti che eserciteranno l’opzione di cui al comma 3 dell’articolo 1 del decreto Legislativo n. 127 del 2015 e che decideranno di veicolare le loro fatture emesse e ricevute elettronicamente mediante Sistema di Interscambio, l’Agenzia tratterrà automaticamente i soli dati necessari alle elaborazioni per il controllo preventivo dei dati IVA. In tal modo, quindi, tali soggetti sono esonerati dall’adempimento comunicativo dei dati fattura ed accederanno agli ulteriori incentivi definiti dal decreto legislativo citato (tra cui i rimborsi prioritari e la riduzione di un anno dei termini di accertamento nel caso in cui i pagamenti delle operazioni attive e passive avvengano in modalità tracciata).

L’intervento si muove nella direzione di un sempre maggiore impegno sul fronte della semplificazione degli adempimenti comunicativi dei contribuenti e dell’adozione di misure volte alla riduzione degli oneri amministrativi.

E’ un percorso nel quale l’Agenzia delle entrate è pienamente coinvolta con la convinzione che sia questa la strada giusta per colmare una delle cause dello svantaggio competitivo del sistema Italia. Per tale motivo l’Agenzia delle entrate vedrebbe con favore l’introduzione di ulteriori semplificazioni coerenti con l’impianto adottato dall’articolo 4 del decreto.>>.

Riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria

<<Le disposizioni che prevedono la “riapertura” della procedura di collaborazione volontaria non modificano la struttura generale della procedura introdotta dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186 sulla quale è stata già maturata un’esperienza importante da parte, dell’Agenzia delle entrate, dei professionisti e degli esperti del settore oltreché dagli intermediari finanziari italiani e dei Paesi esteri maggiormente interessati.

Alla nuova procedura di collaborazione volontaria sono infatti applicabili, in quanto compatibili e salvo le modifiche espressamente previste, le disposizioni che disciplinano la vecchia procedura, contenute negli articolo da 5-quater a 5-sexies del decreto-legge n. 167 del 1990.

Pertanto, la nuova procedura di collaborazione volontaria continua ad applicarsi sia nei casi in cui le infedeltà dichiarative di carattere sostanziale siano connesse alle attività costituite o detenute all’estero, in quanto relative ai redditi che servirono per costituire le attività stesse o derivanti dalla loro utilizzazione, sia nelle ipotesi in cui le violazioni sostanziali non abbiano alcuna connessione con tali attività estere ma siano riferibili a fattispecie evasive cd. interne.

L’articolo 7 del decreto-legge in esame ha riaperto i termini per esperire la procedura di voluntary disclosure a partire dal 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore del provvedimento in esame) e fino al 31 luglio 2017.

L’Agenzia, con un comunicato stampa del 25 ottobre 2016 ha precisato che anche se la nuova norma prevede che le domande siano presentate secondo le modalità previste da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame), coloro che intendono inviare da subito l’istanza di accesso alla nuova procedura di collaborazione volontaria, possono utilizzare il precedente modello di istanza.

La riapertura dei termini è stata disposta in favore dei soggetti che abbiano violato gli obblighi di dichiarazione previsti dall’articolo 4, comma 1, del citato decreto-legge n. 167 del 1990 in materia di attività e di investimenti detenuti all’estero per le violazioni e/o abbiano commesso violazioni delle norme ai fini della dichiarazione delle imposte sui redditi, dell’Iva, delle ritenute e dei contributi fino al 30 settembre 2016.

Sono esclusi, però, dalla nuova procedura, i soggetti che già avevano presentato istanza per aderire alla precedente collaborazione volontaria direttamente o per interposta persona.

Inoltre, per le sole attività oggetto della “nuova procedura” i termini per l’accertamento e per l’irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni in materia di monitoraggio fiscale che scadono a decorrere dal 1° gennaio 2015 sono fissati al 31 dicembre 2018.

Un’ulteriore novità introdotta dal decreto-legge 193 del 2016, rispetto alla previgente disciplina, è costituita dalla previsione per le attività e gli investimenti esteri oggetto della nuova procedura di usufruire di un esonero dagli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale, limitatamente al 2016 e per la frazione del periodo d’imposta antecedente la data di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria, purché tali informazioni siano analiticamente illustrate nella relazione di accompagnamento all’istanza di voluntary disclosure e purché si versi in unica soluzione entro il 30 settembre 2017 quanto dovuto a titolo di imposte, interessi e sanzioni

La norma chiarisce poi la non punibilità delle condotte di autoriciclaggio se commesse in relazione a specifici delitti tributari fino al versamento delle somme dovute per il perfezionamento della procedura.

La procedura di collaborazione volontaria, così come modificata dal decreto legge 193 del 2016, prevede un diverso iter procedimentale per il suo perfezionamento rispetto a quello disciplinato nel 2014.

È previsto infatti che il contribuente provveda spontaneamente a versare in unica soluzione entro il 30 settembre 2017, o in un massimo di tre rate mensili, di cui la prima entro il 30 settembre 2017, quanto dovuto a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni.

La precedente procedura prevedeva, invece, che, dopo la presentazione dell’istanza, della relativa relazione di accompagnamento e della documentazione a corredo, l’Agenzia delle entrate notificasse al contribuente l’invito al contraddittorio di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 218 del 1997, secondo le norme vigenti prima del 31 dicembre 2015, poi abrogate dalla legge di Stabilità 2015 nell’ambito della complessiva riforma del ravvedimento operoso; il procedimento si concludeva, quindi, con la definizione di tale invito ai sensi dell’art. 5, comma 1 bis, , oppure mediante accertamento con adesione di cui al medesimo decreto legislativo 218 del 1997.

Nella nuova procedura, invece, tale procedimento di accertamento è eventuale, subentrando solo in caso di mancato o insufficiente versamento delle somme dovute entro i termini di legge (30 settembre 2017).

Il versamento delle somme dovute comporta sia sotto il profilo penale sia sotto il profilo sanzionatorio amministrativo effetti analoghi a quelli previsti dalla precedente voluntary disclosure e tali effetti decorrono dal versamento di quanto dovuto in unica soluzione o della terza rata.

La nuova voluntary disclosure prevede che l’Agenzia delle entrate comunichi al contribuente l’avvenuto perfezionamento della procedura attraverso una comunicazione inviata tramite posta elettronica certificata.

In caso di mancato o insufficiente versamento spontaneo la norma prevede conseguenze sanzionatorie che differenziano il trattamento riservato al mancato versamento da quello previsto per l’insufficiente il versamento per il quale sono previste conseguenze diverse secondo lo scostamento dal quantum dovuto in misura superiore al 10% (se si tratta di redditi soggetti a ritenuta alla fonte o ad imposta sostitutiva) o al 30% in tutti gli altri casi.

Analogamente alla vecchia procedura di collaborazione volontaria sono poi previste agevolazioni sanzionatorie e procedurali (disapplicazione del raddoppio dei termini di accertamento) in specifiche ipotesi di stipula o di entrata in vigore di trattati internazionali volti all’effettivo scambio di informazioni fiscali.

La norma prevede poi una nuova ipotesi di reato, dando rilevanza penale alle condotte di chiunque, fraudolentemente, si avvalga della procedura di collaborazione volontaria per far emergere attività finanziarie e patrimoniali o contanti provenienti da reati diversi da quelli per cui la procedura di collaborazione volontaria preclude la punibilità.

Così come previsto dalla collaborazione volontaria recata dalla legge n. 186 del 2014, anche la nuova procedura si estende ai soggetti non destinatari degli obblighi di monitoraggio fiscale autori di violazioni dichiarative per attività detenute in Italia, ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell'IRAP e dell'IVA, nonché alle violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d'imposta.

La nuova normativa, nell’ambito della cd. voluntary nazionale, ha ammesso la possibilità che la collaborazione volontaria sia attivata anche per l’emersione di contanti o valori al portatore, prevedendo, però, specifici adempimenti a carico dei contribuenti che devono:

a) rilasciare, unitamente alla presentazione dell'istanza, una dichiarazione in cui attestano che l'origine di tali valori non deriva da reati diversi da quelli previsti dall'articolo 5-quinquies, comma 1, lettere a) e b), del decreto-

legge 28 giugno 1990, n. 167 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione, di omesso versamento di ritenute certificate e di omesso versamento IVA, di cui rispettivamente agli articoli 2, 3, 4 e 5, 10-bis e 10-ter del D.lgs. n. 74 del 2000; riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, ove commesse in relazione alle citate fattispecie delittuose tributarie);

b) provvedere, entro la data di presentazione della relazione e dei documenti allegati, all'apertura e all'inventario in presenza di un notaio, che ne accerti il contenuto all'interno di un apposito verbale, di eventuali cassette di sicurezza presso le quali i valori oggetto di collaborazione volontaria sono custoditi;

c) provvedere, entro la data di presentazione della relazione e dei documenti allegati al versamento dei contanti e al deposito valori al portatore presso intermediari finanziari, a ciò abilitati, su una relazione vincolata fino alla conclusione della procedura.

La norma precisa, infine, che per i professionisti e intermediari che assistono i contribuenti nell'ambito della procedura di collaborazione volontaria, restano fermi gli obblighi antiriciclaggio (di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni).

A tal fine, in occasione degli adempimenti previsti per l'adeguata verifica della clientela, i contribuenti dichiarano modalità e circostanze di acquisizione dei contanti e valori al portatore oggetto della procedura.>>.

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14) Modello relativo al soggetto depositario delle scritture contabili: criticità e conseguenti proposte di modifica del CNDCEC

Il Consiglio nazionale dei commercialisti, con la nota informativa n. 118 del 3 novembre 2016, ha riproposto quanto già segnalato nello scorso mese di settembre, ovvero il tema del “Modello relativo al soggetto depositario delle scritture contabili: criticità e conseguenti proposte di modifica”.

Nella prassi accade molto frequentemente che il depositario delle scritture contabili di un operatore economico sia il commercialista di quest’ultimo; è però altresì frequente che un commercialista, suo malgrado, risulti essere depositario delle scritture contabili di soggetti che non sono più clienti da tempo, il che potrebbe procurare allo stesso disagi e fastidi di natura pratica.

L’obiettivo del presente documento è quello di evidenziare tale problematica, partendo da un’analisi del contesto normativo sottostante a tale fattispecie, per giungere a proporre spunti di soluzione, in un’ottica di miglioramento dell’operatività professionale e con notevole vantaggio anche per l’Amministrazione finanziaria.

La proposta che si ritiene preferibile, prevede l’utilizzo diretto del Cassetto Fiscale, da cui già ora si può facilmente estrarre l’elenco dei soggetti di cui il commercialista risulta essere ancora depositario delle scritture contabili; attraverso questo strumento si dovrebbe poter attivare una specifica procedura di “autocancellazione” da parte del professionista stesso.

Un’altra soluzione individuata prevede la possibilità per il depositario delle scritture contabili di inviare telematicamente l’attuale comunicazione di variazione, anche senza la delega del contribuente, autocertificando la situazione creatasi.

Vincenzo D’Andò