Nessuna presunzione fiscale per i prelievi fino a 5mila euro (e altri aggiornamenti dalla Legge di Bilancio) – Diario quotidiano del 28 novembre 2016

Pubblicato il 28 novembre 2016



1) Dividendi dalle controllate black list: meno vincoli per il credito d’imposta
2) Modello F24: istituiti codici tributo per le sanzioni light sul canone RAI
3) Nessuna presunzione fiscale per i prelievi fino a 5mila euro
4) Il nuovo regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata
5) Accertamento da studi di settore nullo anche se il contribuente abbia aderito
6) Una nuova strategia aziendale giustifica la produzione di redditi bassi
7) L’Impresa familiare è sempre soggetta all’Irap
8) Notifiche degli atti fiscali via PEC dal prossimo 1 luglio
9) Legge di bilancio: la manovra prosegue al Senato
10) Andamento del mercato immobiliare locale: sul sito delle Entrate le analisi relative al primo semestre 2016
11) Agricoli: Rilevazione delle retribuzioni O.T.D. e O.T.I.
12) Le nuove comunicazioni periodiche IVA: circolare della Fondazione studi CDL
13) IPSAS: parte la consultazione sulle bozze di traduzione dei principi contabili internazionali dal CNDCEC
comm.tel-leggi.bilancio-21) Dividendi dalle controllate black list: meno vincoli per il credito d’imposta 2) Modello F24: istituiti codici tributo per le sanzioni light sul canone RAI 3) Nessuna presunzione fiscale per i prelievi fino a 5mila euro: attenzione, vale anche per i versamenti 4) Il nuovo regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata 5) Accertamento da studi di settore nullo anche se il contribuente abbia aderito 6) Una nuova strategia aziendale giustifica la produzione di redditi bassi 7) L’Impresa familiare è sempre soggetta all’Irap 8) Notifiche degli atti fiscali via PEC dal prossimo 1° luglio 9) Legge di bilancio: la manovra prosegue al Senato 10) Andamento del mercato immobiliare locale: sul sito delle Entrate le analisi relative al 1° semestre 2016 11) Agricoli: Rilevazione delle retribuzioni O.T.D. e O.T.I. 12) Le nuove comunicazioni periodiche IVA: circolare della Fondazione studi CDL 13) IPSAS: parte la consultazione sulle bozze di traduzione dei principi contabili internazionali dal CNDCEC

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1) Dividendi dalle controllate black list: meno vincoli per il credito d’imposta

Meno vincoli sui dividendi dalle controllate black list: Doppia chance per usufruire del credito d’imposta “indiretto”.

Dividendi black list ad impatto morbido grazie alla possibilità di recuperare le imposte versate all’estero ricorrendo al credito d’imposta “indiretto” anche nel caso in cui tali dividendi siano percepiti da una società controllante intermedia estera. dell’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 108/E del 24 novembre 2016, relativa al “Credito per le imposte pagate all’estero da società residenti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, attribuito al socio controllante residente al momento della tassazione integrale degli utili provenienti da tali società (art. 3 d.lgs. 14 settembre 2015, n. 147 - art. 89, comma 3, del tuir)”, chiarisce, infatti, che tale credito spetta anche se il socio italiano non abbia percepito direttamente i dividendi della società controllata localizzata in un Paese a regime fiscale privilegiato, ma questi siano stati distribuiti ad una società controllante intermedia, a sua volta residente all’estero, i cui redditi siano tassati in Italia ai sensi della disciplina sulle Controlled Foreign Corporations (CFC).

Il credito d’imposta “indiretto”

Il credito d’imposta indiretto, introdotto dal decreto internazionalizzazione, spetta al socio di controllo per le imposte pagate all’estero da società partecipate localizzate in Paesi a regime fiscale privilegiato, qualora gli utili da queste provenienti concorrano integralmente alla formazione della base imponibile del socio medesimo. Si tratta di un credito “indiretto”, in quanto è riconosciuto in ragione delle imposte pagate all’estero non dal contribuente beneficiario del credito stesso, ma dalla società partecipata dalla quale provengono gli utili tassati in Italia, a condizione che quest’ultima svolga un’effettiva attività economica nel mercato di insediamento.

La spettanza del credito “indiretto” in capo alla controllante intermedia estera - Il documento di prassi evidenzia che i redditi di una CFC, imputati per trasparenza al socio italiano, sono determinati sulla base delle norme applicabili alle imprese residenti, al fine di garantire l’equivalenza della base imponibile del reddito estero rispetto a quella del reddito prodotto in Italia. Pertanto, anche gli eventuali dividendi provenienti da un Paese a regime fiscale privilegiato percepiti dalla CFC sono assoggettati a tassazione secondo le regole previste dall’articolo 89, comma 3, del TUIR. L’applicazione di questa disposizione comporta che i dividendi in esame concorrano integralmente alla formazione del reddito della CFC imponibile in Italia e, al contempo, che a quest’ultima debba essere riconosciuto il credito “indiretto” in ragione delle imposte assolte dalla società partecipata sugli utili maturati durante il periodo di possesso della partecipazione, sempre a condizione che per tale società risulti dimostrata la sussistenza della prima esimente di cui all’articolo 167, comma 5, lettera a) del TUIR.

Le modalità di fruizione del credito “indiretto” da parte della CFC

Ai fini della determinazione del credito “indiretto” sono applicabili, in quanto compatibili, le disposizioni dettate dall’articolo 165 del TUIR in materia di foreign tax credit. Come precisato dalla risoluzione n. 108/E, nel caso in cui tale credito sia fruito in sede di tassazione separata dei redditi di una CFC in Italia, il medesimo dovrà essere calcolato secondo le modalità previste dall’articolo 165, comma 1, del TUIR previa ricostruzione dell’utile lordo, e spetta fino a concorrenza della quota d’imposta italiana relativa al reddito estero (nella fattispecie, i dividendi), corrispondente al rapporto tra quest'ultimo e il reddito complessivo della CFC, coerentemente con la circostanza che è quest’ultima a fruire del credito indiretto e con la modalità di tassazione separata prevista per i redditi della stessa. Per le medesime ragioni, l’ammontare del credito così determinato è scomputabile esclusivamente dalle imposte dovute sul reddito della CFC, risultanti dal quadro RM della dichiarazione dei redditi.

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2) Modello F24: istituiti codici tributo per le sanzioni light sul canone RAI

Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, delle sanzioni e degli interessi, in caso di ravvedimento, per omesso, parziale o tardivo riversamento del canone di abbonamento alla televisione per uso privato da parte delle imprese elettriche, nonché per l’omessa, tardiva o incompleta trasmissione dei dati all’Agenzia delle entrate.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 107/E del 24 novembre 2016, per consentire alle imprese elettriche, in caso di ravvedimento, il versamento tramite modello F24 delle sanzioni e dei relativi interessi, si istituiscono i seguenti codici tributo:

3411” denominato “Omesso, parziale o tardivo riversamento delle somme riscosse a titolo di canone TV, da parte delle imprese elettriche – articolo 1, comma 155, legge 28 dicembre 2015, n. 208 – RAVVEDIMENTO – SANZIONE”;

3412” denominato “Omesso, parziale o tardivo riversamento delle somme riscosse a titolo di canone TV, da parte delle imprese elettriche – articolo 1, comma 155, legge 28 dicembre 2015, n. 208 – RAVVEDIMENTO –INTERESSI”;

3413” denominato “Omessa, tardiva o incompleta trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati di dettaglio relativi al canone TV, da parte delle imprese elettriche - articolo 1, comma 155, legge 28 dicembre 2015, n. 208 - RAVVEDIMENTO – SANZIONE”.

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3) Nessuna presunzione fiscale per i prelievi fino a 5mila euro: attenzione, vale anche per i versamenti

L’articolo 7-quater del D.L. 139/2016, convertito in Legge il 24 novembre 2016, introduce nel nostro sistema disposizioni eterogenee di semplificazione fiscale.

Professionisti

In particolare, il comma 1 elimina la presunzione legale di evasione relativa ai compensi dei professionisti in riferimento ai rapporti bancari, anche con riguardo ai versamenti.

La norma previgente prevedeva che i dati bancari (versamenti e prelievi sul conto) sono posti a base degli accertamenti da parte dell’amministrazione finanziaria, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine. Alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni (articolo 32, comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 600 del 1973, in materia di accertamento delle imposte dirette).

La lettera a) del comma 1, espungendo le parole “o compensi”, elimina il riferimento ai soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo. Considerato che la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della disposizione citata limitatamente alle parole “o compensi” con riferimento alla presunzione relativa ai prelievi da parte dei professionisti, l’Ufficio studi del Parlamento ritiene che con la norma in esame si chiarisce che anche con riguardo ai versamenti non può trovare applicazione la presunzione legale relativamente ai rapporti bancari dei lavoratori autonomi.

Come è noto, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 228 del 2014 ha ritenuto arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell'ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito.

Imprese e società

Infine, la lettera b), con riferimento ai titolari di reddito di impresa (i quali percepiscono “ricavi”: articoli 57 e 85 del TUIR), indica un parametro quantitativo oltre il quale scatta la presunzione di evasione per i prelievi o i versamenti oltre tali soglie (in particolare, indica un parametro quantitativo oltre il quale scatta la presunzione di evasione per i prelievi o i versamenti di importo superiore a 1000 euro giornalieri e a 5.000 euro mensili).

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4) Il nuovo regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata

E’ ormai noto da tempo come il DDL di bilancio contenga, tra le varie misure, l’introduzione dal 2017 del nuovo regime di cassa per i contribuenti in contabilità semplificata.

Dunque, le imprese in contabilità semplificata dovranno determinare il reddito sulla base del principio di cassa (“volgarmente”, ricavi incassati meno spese pagate), in luogo del vigente principio di competenza.

A tal fine, di rilievo le modifiche che impattano sull’art. 18 del DPR 600/1973.

Intanto restano immutati i due seguenti limiti dei ricavi per la tenuta della contabilità semplificata:

- € 400.000 per attività di prestazione di servizi;

- € 700.000 per le altre attività.

Mentre le novità salienti saranno le seguenti:

Il nuovo comma 2 del citato art. 18 prevede che i soggetti in contabilità semplificata debbano registrare, in maniera cronologica, in un apposito registro, i ricavi percepiti indicando, per ciascun incasso:

a) il relativo importo;

b) le generalità, l’indirizzo e il comune di residenza anagrafica del soggetto che effettua il pagamento;

c) gli estremi della fattura o altro documento emesso.

In un diverso registro andranno poi registrate cronologicamente e con riferimento alla data di pagamento (in virtù del criterio di cassa) le spese sostenute nell’esercizio, inserendo le suddette informazioni.

Eventuali diversi componenti positivi e negativi di reddito andranno annotati nei registri obbligatori entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Tenuta dei registri Iva senza opzione

Il nuovo comma 4 dell’art. 18 consente che i registri Iva sostituiscano i registri di annotazione di ricavi e spese, ove debitamente integrati con la separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione ai fini Iva. In luogo delle singole annotazioni relative ad incassi e pagamenti, nell’ipotesi in cui l’incasso o il pagamento non sia avvenuto nell’anno di registrazione, nei registri deve essere riportato l’importo complessivo dei mancati incassi o pagamenti, con indicazione delle fatture cui le operazioni si riferiscono. In tal caso, i ricavi percepiti e i costi sostenuti devono essere annotati separatamente nei registri stessi, nel periodo di imposta in cui vengono incassati o pagati, indicando il documento contabile già registrato ai fini Iva.

Tenuta dei registri Iva con l’opzione

Infine, con l’introduzione del nuovo comma 5 viene data la possibilità ai contribuenti di esercitare apposita opzione, vincolante per almeno un triennio, per tenere i registri Iva senza operare annotazioni relative ad incassi e pagamenti, fermo restando l’obbligo della separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione Iva. In tal caso, per finalità di semplificazione opera la presunzione legale secondo cui la data di registrazione dei documenti coincide con quella di incasso o pagamento.

Poi le regole troveranno attuazione mediante apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro 30 giorni.

Regole di determinazione della base imponibile

Con le suddette novità, le imprese minori di cui all’art. 66 del Tuir, che applicano il regime di contabilità semplificata (quindi, quelle che non optano per il regime ordianario), dovranno determinare il reddito imponibile come differenza tra l’ammontare dei ricavi (elencati analiticamente all’art. 85 del Tuir) e degli altri proventi (utili, dividendi e interessi, di cui all’articolo 89 del Tuir) percepiti nel periodo di imposta, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività di impresa.

Confluiscono nel computo dell’imponibile anche i ricavi di cui all’art. 57 del Tuir, ovvero il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore, mentre vanno a computarsi in aumento i proventi immobiliari (art. 90, comma 1, Tuir), le plusvalenze (realizzate ai sensi dell’art. 86, Tuir) e le sopravvenienze attive (art. 88); tra i componenti negativi dovranno essere calcolati in diminuzione minusvalenze e sopravvenienze passive (di cui all’art. 101 Tuir), oltre che le già previste quote di ammortamento, perdite su crediti, accantonamento TFR e deduzioni forfetarie. Non dovranno più invece essere rilevate ai fini della determinazione del reddito le esistenze e le rimanenze.

Naturalmente, viene eliminata la disposizione che consentiva ai soggetti in regime di contabilità semplificata di dedurre i costi concernenti contratti da cui derivavano corrispettivi periodici, relativi a spese di competenza di due periodi d’imposta e di importo non superiore a 1.000 euro, nell’esercizio in cui veniva ricevuta la fattura anziché alla data di maturazione dei corrispettivi.

Norme transitorie

Viene poi introdotta una disposizione transitoria che prevede che il reddito del periodo di imposta in cui si applicano le nuove disposizioni deve essere ridotto dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza; inoltre, al fine di evitare salti o duplicazioni di imposizione, in caso di passaggio da un regime di determinazione del reddito secondo il principio di cassa a un periodo di imposta soggetto a regime ordinario, e viceversa, i ricavi, i compensi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito, in base alle regole del regime di determinazione del reddito d’impresa adottato, non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi.

Per l’Irap vale anche il regime di cassa

Infine, viene previsto che anche ai fini della determinazione della base imponibile Irap rileva il nuovo criterio di cassa applicato ai fini delle imposte sui redditi.

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5) Accertamento da studi di settore nullo anche se il contribuente abbia aderito

Il fatto che il contribuente abbia condiviso l’accertamento sugli studi di settore, presentando l’istanza di adesione, non fa si che poi questo non posso essere dichiarato nulla nel corso del contenzioso tributario a seguito della mancata attivazione della preventiva fase del contradditorio “obbligatorio”.

Lo stabilisce, sostanzialmente, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24003 del 24 novembre 2016.

Invece, la Commissione tributaria regionale aveva dato ragione all’Agenzia delle entrate poiché, anche se non aveva attivata il contradditorio tra le parti, comunque aveva ricevuto dal professionista in questione l’istanza di adesione nella quale lo stesso contribuente avrebbe anche potuto esporre i motivi della divergenza reddituale rispetto agli standard settoriali.

Dal canto suo, la Suprema Corte, non solo ha accolto il ricorso del contribuente, ma ha anche “bacchettato” la CTR poiché non ha rispettato la normativa: “se la finalità del contraddittorio, nell’ambito del procedimento di accertamento fondato sugli studi di settore, è quello di avvalorare la correttezza dell’accertamento, proprio alla luce del confronto tra le posizioni dell’Ufficio e quelle del contribuente, che in tal modo ha la possibilità di rimarcare le peculiarità della propria situazione economico reddituale, onde escludere che il dato statistico che è alla base degli studi di settore sia nella fattispecie invocabile, è appunto necessario che lo stesso si svolga in via preventiva, poiché è la stessa legittimità dell’accertamento che presuppone che sia data al contribuente la possibilità di dedurre in ordine alla effettiva idoneità degli studi a giustificare la maggiore pretesa impositiva”.

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6) Una nuova strategia aziendale giustifica la produzione di redditi bassi

Il cambio di strategia aziendale è circostanza che giustifica la mancata dichiarazione di redditi tali da essere al riparo dagli standard settoriali.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23795 del 23 novembre 2016, ha annullato l’avviso di accertamento (basato sugli studi di settore) emesso dall’Agenzia delle entrate nei confronti di un contribuente che voleva provare a estendere la propria attività anche la propria sfera verso il mercato al dettaglio.

Per questo non sono erano stati raggiunti i risultati matematico/statistici imposti dagli studi di settore. Non si può parlare, quindi, di antieconomicità tenuta nel caso di specie. Si trattava solo di presunzioni avanzate dal Fisco senza ulteriori riscontri reali.

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7) L’Impresa familiare è sempre soggetta all’Irap

Niente da fare per l’esonero da Irap per le imprese familiari: chi ha costituito un'impresa familiare, magari per risparmiare nei riguardi dell’Irpef (con le aliquote progressive a scaglioni, che diminuiscono nel confronti del titolare, per effetto della distribuzione degli utili ai familiari collaboratori), deve tuttavia rassegnarsi a pagare l’Irap.

La Corte di Cassazione, difatti “ritorna alla carica” contro i contribuenti, stabilendo, con la sentenza n. 24060 del 24 novembre 2016, che la presenza di collaboratori nell’impresa familiare, per qualsiasi prestazione possano svolgere, fa comunque sorgere nei confronti dell’imprenditore individuale i requisiti necessari per l’assoggettamento all’Irap.

E allora seguendo il monito di tale sentenza (magari in attesa di altre che possano invertire la rotta negativa per i contribuenti) l’imprenditore titolare di una impresa familiare deve cominciare o continuare a pagare l’Irap perché secondo detta nuova sentenza, l’imposta regionale sulle attività produttive afferisce “non al reddito o al patrimonio in sé, ma allo svolgimento di un’attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi”.

In tale contesto, a parere della Cassazione, la collaborazione dei partecipanti attribuisce quel “quid pluris” atto a produrre l’ulteriore ricchezza, o valore aggiunto, rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo del titolare.

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8) Notifiche degli atti fiscali via PEC dal prossimo 1 luglio

Dal prossimo 1° luglio, il Fisco potrà notificare tramite posta certificata gli avvisi di accertamento e gli altri atti tributari emessi nei confronti delle imprese individuali, delle società o dei professionisti.

Lo prevede il Decreto Fiscale (D.L. 193/2016), convertito in Legge il 24 novembre 2016.

La novità viene inserita all’art. 60 del D.P.R. n. 600/1973 in tema di accertamento e prevede che, in deroga alle modalità di notificazione previste dalla normativa vigente (primo tra tutti l’art. 149-bis c.p.c. sulla notificazione a mezzo posta elettronica), la notificazione degli avvisi e degli altri atti, che per legge devono essere notificati alle imprese individuali o costituite in forma societaria e ai professionisti iscritti in albi o elenchi, può essere effettuata direttamente dal competente ufficio a mezzo di PEC all’indirizzo del destinatario risultante dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC).

A tal fine, agli Uffici sono consentite la consultazione telematica e l’estrazione, anche in forma massiva, di tali indirizzi.

Ai sensi della nuova disciplina, la notificazione si intende comunque perfezionata:

- per il notificante, nel momento in cui il suo gestore della casella di posta elettronica certificata gli trasmette la ricevuta di accettazione con la relativa attestazione temporale che certifica l’avvenuta spedizione del messaggio;

- per il destinatario, alla data di avvenuta consegna contenuta nella ricevuta che il gestore della casella di posta elettronica certificata del destinatario trasmette all’ufficio o, nei predetti casi di deposito telematico, nel 15° giorno successivo a quello della pubblicazione dell’avviso nel sito internet della società InfoCamere Scpa.

La nuova disciplina regola anche il caso della casella satura e quello in cui l’indirizzo PEC del destinatario non risulta valido o attivo, prevedendo un secondo invio a distanza di almeno 7 giorni dal primo e, quindi, il deposito telematico dell’atto nell’area riservata del sito internet della società InfoCamere Scpa e la pubblicazione, entro il secondo giorno successivo a quello di deposito, del relativo avviso nello stesso sito, per la durata di 15 giorni. In tali ipotesi, l’Ufficio, inoltre, dà notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata.

Ma per le modalità attuative della nuova procedura occorre comunque attendere l’apposito provvedimento delle Entrate che dovrà essere emanato entro 90 giorni dalla conversione in legge.

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9) Legge di bilancio: la manovra prosegue al Senato

La manovra economica per il 2017- 2019 ha visto chiudere il dibattito in Commissione Bilancio alla Camera per passare al voto di fiducia da parte di Montecitorio. (Oggi, 28 novembre, il testo dovrebbe essere sottoposto all’esame del Senato).

I lavori per arrivare all’appuntamento dello scorso 25 novembre sono stati “ferratissimi”: Una non stop di 24 ore che ha visto apportare al testo del disegno di legge numerose modifiche, tutte approvate.

Tra le modifiche approvate in evidenza le seguenti:

Congedi parentali riconosciuti ai papà

Il congedo obbligatorio per i papà sarà di due giorni nel 2017 e di quattro giorni nel 2018; inoltre è previsto che per il 2018 il padre lavoratore dipendente potrà astenersi per un giorno in più previo accordo tra genitori e a valere sui giorni spettanti alla madre.

Lotteria

Per incentivare l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili viene “maggiorata” la vincita dei premi della lotteria legata allo scontrino fiscale. Si tratta di una misura sperimentale che partirà da marzo 2017 e che vede una maggiorazione del 20% per le transazioni con bancomat o carte di credito rispetto a quelle che avvengono in contanti.

Bonus cultura esteso

I diciottenni potranno utilizzare il bonus cultura da 500 euro, previsto dalla manovra 2016, anche per acquistare musica su Internet, corsi di musica, di teatro o di lingua straniera. Per gli studenti di licei musicali e conservatori è prevista una tantum del 65% del prezzo, per un massimo di 2.500 euro, per l’acquisto di uno strumento musicale.

Call center

Previsto un finanziamento aggiuntivo di 30 milioni, a carico del Fondo sociale occupazione e formazione, per le misure di sostegno al reddito per i lavoratori dei call center, in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente. Estese, inoltre, a tutti i call center le norme in materia di delocalizzazione indipendentemente dagli occupati, finalizzate a limitare il crescente fenomeno della localizzazione all’estero e assicurare un maggiore sostegno al reddito dei lavoratori.

Super ammortamento esteso

Super ammortamento del 140% anche per macchine utensili e impianti per la realizzazione di prodotti attraverso la trasformazione di materiali e materie prime. Entrano nuovi beni strumentali nell'agevolazione fiscale prevista per incentivare gli investimenti che consente a imprese e professionisti di usufruire di una maggiorazione del 40% del costo di acquisto del bene, per ottenere ai fini della determinazione Ires e Irpef, un’imputazione di quote di ammortamento e canoni di locazione finanziaria più elevata.

Pensioni, cumulo gratuito per i professionisti

La commissione Bilancio della Camera, nel corso della lunga seduta che ha portato al primo via libera alla manovra, ha sfornato due novità in materia previdenziale. La prima è costituita dall’ottava salvaguardia per altri tremila ex lavoratori, facendo salire così la garanzia al pensionamento con requisiti pre Fornero a 30.700 soggetti. Un altro emendamento prevede, invece, l’estensione anche ai professionisti iscritti alle Casse privatizzate della possibilità di effettuare il cumulo gratuito dei contributi versati in gestione diverse. La misura non è onerosa per le Casse visto che la maggiore spesa verrà coperta definanziando due fondi strutturali. Via libera all’opzione donna con 35 anni di contributi. Ape: i pensionandi potranno recedere entro 14 giorni dal contratto di assicurazione stipulato e questo anticipo finanziario a garanzia pensionistica verrà considerato come un credito al consumo anche se la somma complessivamente richiesta sarà superiore alla soglia dei 75mila euro.

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10) Andamento del mercato immobiliare locale: sul sito delle Entrate le analisi relative al 1° semestre 2016

Tutti i dati sul mercato immobiliare delle abitazioni in 19 province italiane, riferiti al primo semestre 2016, sono consultabili da oggi sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Nella sezione pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare è possibile, infatti, scaricare le Note territoriali che analizzano il trend del mercato del mattone nelle province di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Catania, Firenze, Salerno, Perugia, Bari, Venezia, Padova, Modena, Crotone, Udine, Pavia, Catanzaro e Mantova.

Cosa sono le Note territoriali

Le Note territoriali fotografano l’andamento del mercato immobiliare dei principali capoluoghi e delle relative province, inquadrati nel contesto regionale di riferimento. In particolare, i report analizzano i volumi di compravendita e le quotazioni medie delle abitazioni nel dettaglio comunale di ogni provincia e nelle zone Omi dei capoluoghi. Le Note sono realizzate dall’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) in collaborazione con gli uffici provinciali - Territorio

dell’Agenzia.

Guida alla consultazione

Le 19 Note territoriali possono essere scaricate gratuitamente dal sito internet dell’Agenzia, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Pubblicazioni > Note territoriali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 222 del 25 novembre 2016)

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11) Agricoli: Rilevazione delle retribuzioni O.T.D. e O.T.I.

Pubblicata dall’INPS la circolare sulla rilevazione delle retribuzioni contrattuali degli operai a tempo determinato (O.T.D.) e degli operai a tempo indeterminato (O.T.I.) del settore agricolo, in vigore alla data del 30.10.2016, per la determinazione delle medie salariali.

Rilevazione delle retribuzioni medie provinciali dei lavoratori agricoli, determinate annualmente con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sentita la Commissione Centrale di cui all’art. 9 sexies, comma 3, L. 608/96, operata dalle Sedi provinciali con la collaborazione delle Organizzazioni sindacali e datoriali firmatarie dei contratti provinciali e regionali, nonché dei rappresentanti delle Sedi Circoscrizionali e delle Sedi I.N.A.I.L.

(INPS, circolare n. 203 del 25 novembre 2016)

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12) Le nuove comunicazioni periodiche IVA: circolare della Fondazione studi CDL

La circolare n. 16 del 25 novembre 2016 della Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro analizza le nuove “disposizioni recanti misure per il recupero dell’evasione” contenute nell’art. 4 del Decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 24 ottobre 2016 e poi convertito in Legge il 24 novembre 2016. Le nuove norme introducono dal 1° gennaio 2017, per tutti i soggetti passivi Iva, un obbligo di comunicazione trimestrale contenente i dati delle fatture emesse, ricevute e registrate ed una comunicazione relativa ai dati delle liquidazioni periodiche Iva.

L’invio dei dati delle fatture, solo per il primo anno di applicazione, dovrà avvenire con una comunicazione semestrale da effettuare entro il 25 luglio 2017 mentre la scadenza per i risultati dei dati delle liquidazioni Iva è fissata al 31 maggio 2017. Un’altra novità è l’introduzione di uno specifico sistema sanzionatorio da applicare nei casi di inadempienza dei nuovi obblighi introdotti. Vengono, inoltre, abrogate le comunicazioni relative allo spesometro, alle operazioni con i Paesi black-list e al modello Intrastat relativo agli acquisti intracomunitari di beni e servizi.

Il documento della Fondazione Studi evidenzia, infine, le criticità scaturenti da questi obblighi, che rappresentano nuovi oneri amministrativi per la generalità dei soggetti passivi Iva senza alcuna esclusione di ordine soggettivo e oggettivo.

Un passaggio interessante del citato documento è il seguente:

In attesa di conoscere le modalità tecniche di invio che saranno definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, in ottica di semplificazione dell’adempimento, sarebbe auspicabile una struttura analitica dei dati da comunicare coincidente con le registrazioni da effettuare nei registri Iva ai sensi dell’art. 25 del d.P.R. 633/1972. In base a quanto previsto dall’elenco del comma 1, i dati richiesti dalle lettere a) ad e) risultano già essere compresi nella struttura dei registri Iva, mentre non vi risulta la “tipologia di operazione” individuata nella lettera f).

Tale dicitura può interpretarsi, come distinzione sulla natura dell’operazione, classificabile come acquisto o come vendita. Potrebbe risultare utile ricomprendere nella comunicazione, anche il numero progressivo di registrazione della fattura, escluso dall’elenco del comma 1 e già previsto all’interno dei registri Iva ai sensi dell’art. 25 del d.P.R. 633/1972.

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13) IPSAS: parte la consultazione sulle bozze di traduzione dei principi contabili internazionali dal CNDCEC

I principi contabili internazionali per il settore pubblico, tradotti in italiano dal Consiglio nazionale dei commercialisti, potranno essere commentati fino al 22 dicembre 2016

Saranno in pubblica consultazione fino al 22 dicembre 2016 le traduzioni dei Principi contabili internazionali per il settore pubblico in lingua italiana. Si tratta degli ultimi 11 IPSAS, tradotti dal Consiglio nazionale dei commercialisti a completamento di quanto già pubblicato lo scorso anno.

La finalità è quella di fornire un quadro completo dei cardini della contabilità per competenza economica e di contribuire alla più estesa e consapevole conoscenza della regolamentazione raccolta nell’Handbook pubblicato dall’International Public Sector Accounting Standards Board, organismo indipendente di statuizione dei Principi contabili per il settore pubblico che opera in seno ad IFAC. Il presente lavoro rientra nel più ampio progetto di traduzione specialistica di tutta la produzione di Standard internazionali di interesse per la professione contabile, che prevede un articolato processo di traduzione tecnica-review-consultazione con tutti gli stakeholder e la pubblicazione definitiva anche sul portale internazionale. L’invito a proporre commenti e proposte di revisione è rivolto non solo agli iscritti all’Albo dei commercialisti, ma anche ad accademici e rappresentanti delle Istituzioni e delle amministrazioni pubbliche in particolare.

Trattandosi di una traduzione fedele del testo originale in lingua inglese, i commenti dovranno riguardare unicamente la correttezza e la comprensibilità della traduzione senza entrare nel merito del principio stesso. I testi originali in lingua inglese sono pubblicati da IFAC e liberamente consultabili sul sito www.ifac.org/public-sector. Inoltre, poiché gli IPSAS sono prevalentemente basati sugli IAS/IFRS, secondo la corrispondenza indicata alla fine di ciascun documento, si evidenzia che, in presenza di paragrafi identici tra gli IPSAS e gli IAS/IFRS, è stata mantenuta la traduzione ufficiale dello IAS/IFRS di riferimento, apportando solo gli eventuali adattamenti necessari per rendere il testo comprensibile con riferimento al settore pubblico. Eventuali commenti e proposte potranno essere inviati all’indirizzo email traduzioni@commercialisti.it.

(Consiglio nazionale commercialisti, comunicato del 25 novembre 2016)

Vincenzo D’Andò