In arrivo la scadenza del secondo acconto d’imposta – Diario quotidiano del 24 novembre 2016

Pubblicato il 24 novembre 2016



1) In scadenza l’acconto delle imposte sui redditi di novembre
2) Ricalcolo dell’acconto Irpef di novembre
3) Acconto Ires delle persone giuridiche
4) Secondo acconto imposte in scadenza per i soci di società Ires “trasparenti”
5) In scadenza anche l’acconto Irap
6) Acconto cedolare secca sugli immobili da versare entro il 30 novembre 2016
7) Contribuenti minimi: entro il 30 novembre 2016 si paga pure l’acconto dell’imposta sostitutiva
8) Ratificato l’Accordo Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali
9) Esonero bollo auto per disabili
10) Rimborsi tributari subito dopo la sentenza che condanna il Fisco
11) Impresa cancellata dal Registro delle Imprese: possibile la riapertura della partita Iva
12) Nuove sentenze in materia di IVA
diario-quotidiano-articoli-71) In scadenza l’acconto delle imposte sui redditi di novembre 2) Ricalcolo dell’acconto Irpef di novembre 3) Acconto Ires delle persone giuridiche 4) Secondo acconto imposte in scadenza per i soci di società Ires “trasparenti” 5) In scadenza anche l’acconto Irap 6) Acconto cedolare secca sugli immobili da versare entro il 30 novembre 2016 7) Contribuenti minimi: entro il 30 novembre 2016 si paga pure l’acconto dell’imposta sostitutiva 8) Ratificato l’Accordo Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali 9) Esonero bollo auto per disabili: Il riconoscimento spetta all’Autorità giuridiszionale e non a quella amministrava 10) Rimborsi tributari subito dopo la sentenza che condanna il Fisco 11) Impresa cancellata dal Registro delle Imprese: possibile la riapertura della partita Iva 12) Altre nuove sentenze in materia di IVA ****

1) In scadenza l’acconto delle imposte sui redditi di novembre

E’ ormai imminente la scadenza del 30 novembre 2016 per il pagamento del 2° acconto delle imposte sui redditi.

Si tratta dell’acconto delle imposte relative al reddito del 2016, che confluiranno nel Modello Unico e Irap 2017.

Sono interessate dal secondo acconto le imposte dirette Irpef e Ires, l’Irap, l’imposta sostitutiva del regime dei contribuenti minimi e forfetari, la cedolare secca sulle locazioni di immobili abitativi, le imposte patrimoniali su immobili e attività finanziarie all’estero (Ivie e Ivafe) e dei contributi Inps per la gestione artigiani, commercianti o separata.

Modalità di calcolo

L’acconto dovuto dai contribuenti può essere determinato con due differenti metodologie:

- metodo storico: il versamento si determina applicando una percentuale alle imposte determinate per il precedente anno 2015;

- metodo previsionale: il versamento dovuto può essere ridotto ove si ritenga che le imposte dovute per l’anno 2016 siano inferiori rispetto a quelle del precedente esercizio.

Per il periodo d’imposta 2016, gli acconti sono pari al 100% dell’imposta determinata per il 2015, da versare tra giugno e novembre, rispettivamente nella misura del 40% e del 60%. Fanno eccezione:

- la cedolare secca che risulta essere pari al 95% dell’imposta dovuta nell’anno precedente e non al 100%;

- i soggetti Ires ”di comodo” è prevista una maggiorazione del 10,5% in più rispetto all’aliquota ordinaria prevista pari al 27,5%, sempre nel limite dell’acconto del 100%.

Acconto Irpef delle persone fisiche

Per quanto riguarda l’Irpef, nel metodo storico, sono tenuti al versamento dell’acconto le persone fisiche che nel periodo di imposta 2015 risultano a debito per un importo superiore ad € 51,65.

Considerato che gli importi in dichiarazione sono espressi in unità di euro:

- se il rigo RN61 “Differenza” del modello Unico PF 2016 è maggiore od uguale ad € 51,65 è dovuto l’acconto;

- se il rigo RN61 “Differenza” del modello Unico PF 2016 è minore di € 51,65 non è dovuto l’acconto.

La misura dell’acconto è pari al 100% dell’imposta a saldo relativa all’anno precedente ) e deve essere versato:

- in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2016, se l’importo dovuto è inferiore a € 257,52;

- in due rate, se l’importo dovuto (rigo RN34) è pari o superiore a € 257,52, di cui:

- la prima, nella misura del 40% del totale dovuto, deve essere già stata versata entro il 16 giugno 2016, ovvero entro il 18 luglio 2016 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;

- la seconda, nella misura del 60% del totale dovuto, dovrà essere versata entro il prossimo 30 novembre 2016.

In alternativa al metodo storico, il contribuente Irpef può utilizzare il metodo previsionale per la determinazione dell’acconto dovuto: se prevede (ad esempio per effetto di oneri sostenuti o che dovrà sostenere nel 2016 o per effetto di minori redditi percepiti nel 2016) di dover versare una minore imposta, può determinare gli acconti da versare sulla base della minor imposta a debito prevista.

Se, tuttavia, il versamento effettuato applicando il metodo previsionale risultasse inferiore a quanto dovuto a consuntivo in base al reddito effettivamente conseguito nel 2016, si applicherà la sanzione per insufficiente versamento pari al 30%, tranne che poi non si acceda (preventivamente a controlli) all’istituto del ravvedimento operoso.

Per quanto riguarda le modalità di versamento del secondo acconto Irpef, deve essere utilizzata la sezione Erario del modello F24 con il seguente codice tributo: 4034 – “IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione”.

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2) Ricalcolo dell’acconto Irpef di novembre

Ribadita la scadenza del 30 novembre 2016 per il pagamento del 2° acconto delle imposte sui redditi: In alcuni casi particolari, l’acconto “storico” deve essere ricalcolato, o meglio deve essere rideterminata l’imposta storica di riferimento:

- in presenza di redditi dei terreni, l’acconto Irpef per l’anno 2016 deve essere calcolato senza tener conto dell’ulteriore rivalutazione del 10% sui redditi dei terreni dei coltivatori diretti e IAP per l’anno 2015. La Legge di Stabilità 2016 è intervenuta infatti modificando nuovamente l’articolo 1, comma 512, della Legge di Stabilità 2013 che aveva previsto l’ulteriore rivalutazione dei redditi dominicale ed agrario dei terreni nella misura del 30% per l’anno 2015 (10% nel caso di coltivatori diretti o IAP) e 7% per l’anno 2016, innalzandola al 30%, ma solo per i soggetti diversi dal coltivatori diretti o IAP, i quali quindi possono ricalcolare l’acconto 2016 senza considerare l’ulteriore rivalutazione (nella misura del 10%) applicata per l’anno 2015;

- in presenza di redditi di fabbricati, l’acconto Irpef per l’anno 2016 deve essere calcolato senza tener conto dei benefici fiscali relativi all’agevolazione per sospensione della procedura esecutiva di sfratto, per usufruire dei quali è prevista l’indicazione del codice 6 nella colonna 7 dei righi dei fabbricati;

- in presenza di redditi d’impresa l’acconto va calcolato tenendo conto dell’articolo 34, comma 2, L. 183/2011 (deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante): la base di commisurazione dell’acconto medesimo va assunta senza considerare la deduzione forfetaria prevista sul reddito d’impresa degli esercenti impianti di distribuzione di carburante (determinata sul volume d’affari conseguito, applicando specifiche percentuali distinte per scaglioni);

- per i soggetti che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, il costo di acquisizione è maggiorato del 40%: l’acconto 2016 va calcolato senza tener conto delle disposizioni dei commi 91 e 92 della Legge n. 208/2015. È necessario quindi rideterminare il reddito 2015 senza considerare la maggiorazione del 40% del costo di acquisizione di tali beni;

- in presenza di redditi derivanti dall’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da diporto assoggettati ad imposta sostitutiva del 20% (Quadro RM), l’acconto Irpef per l’anno 2016 deve essere calcolato tenendo conto anche di tali redditi (articolo 59-ter, comma 5, D.L. n. 1/2012).

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3) Acconto Ires delle persone giuridiche

Il 30 novembre 2016 scadrà anche il termine per il pagamento del 2° acconto Ires.

Per quanto riguarda l’Ires, nel metodo storico, sono tenuti al versamento dell’acconto le società di capitali, gli enti commerciali e non commerciali che nel periodo di imposta 2015 risultano a debito per un importo superiore a € 20,66.

La misura dell’acconto è pari al 100% dell’imposta a saldo relativa all’anno precedente (rigo RN17 del modello Unico SC 2016; rigo RN28 del modello Unico ENC 2016) e deve essere versato:

- in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2016, se l’importo indicato a rigo RN17/RN28 non è superiore a € 257,52;

- in due rate, se l’importo indicato a rigo RN17/RN28 è superiore a € 257,52, di cui:

- la prima, nella misura del 40%, deve essere già stata versata entro il 16 giugno 2016 ovvero entro il 18 luglio 2016 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo (sempre in caso di esercizio coincidente con l’anno solare e approvazione del bilancio dei termini ordinari, salvo proroga per i contribuenti soggetti a studi di settore);

- la seconda, nella misura del 60%, entro il prossimo 30 novembre 2016.

Anche in questo caso, in alternativa al metodo storico, il contribuente Ires può utilizzare il metodo previsionale per la determinazione dell’acconto dovuto, sulla base dell’imposta che presume di dover versare per l’anno successivo. Ovviamente, se in seguito l’acconto totale versato dovesse risultare inferiore a quello dovuto in base al rigo “Ires dovuta o differenza a favore del contribuente” del modello Unico SC/ENC 2017, il contribuente sarebbe sanzionato per insufficiente versamento dell’acconto, con conseguente applicazione di una sanzione pari al 30% di quanto non versato, oltre gli interessi, tranne che poi non si ricorra all’istituto del ravvedimento operoso.

Per quanto riguarda le modalità di versamento del secondo acconto Ires, deve essere utilizzata la sezione Erario del modello F24 con il seguente codici tributo: 2002 - IRES acconto seconda rata o acconto in unica soluzione.

Nel caso di società di comodo tenute dal 2015 alla maggiorazione del 10,50% rispetto all’aliquota ordinaria prevista pari al 27,5%, sempre nel limite dell’acconto del 100%.

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4) Secondo acconto imposte in scadenza per i soci di società Ires “trasparenti”

I soci persone fisiche di società di capitali, che hanno optato al regime di trasparenza delle S.R.L. (art. 116 del Tuir) sussistendone i requisiti richiesti dalla norma, devono seguire le regole di calcolo dell’acconto, sia nell’ipotesi di avvio sia di fuoriuscita del regime.

Se l’opzione è stata validamente esercitata nel periodi 2014 o 2015 il regime è già avviato ed è ancora in corso per il 2016: i soci dovranno versare l’acconto Irpef in ragione del reddito che verrà imputato dalla società (metodo storico o previsionale).

Nel caso di nuova opzione per il regime della trasparenza (esercitata nel nuovo quadro OP di Unico 2016), la società partecipata conserva l’obbligo di pagamento dell’acconto (metodo storico o previsionale): i soci non sono tenuti al versamento di alcun acconto, poiché riceveranno dalla società trasparente gli acconti da questa attribuiti per la prossima dichiarazione dei redditi.

Se il 2015 era l’ultimo anno dell’opzione triennale per la trasparenza, per il 2016 decorre il periodo di scelta tra proseguire il particolare regime o tornare alla tassazione ordinaria in capo alla società. Se si è scelto di proseguire con l’opzione per il triennio 2016/2018, la società non verserà l’Ires: i soci verseranno l’acconto per le imposte dirette. Se l’opzione non è stata rinnovata, la società verserà il proprio acconto Ires assumendo come base storica l’imposta riferita al reddito del 2015: i soci non dovranno versare acconti.

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5) In scadenza anche l’acconto Irap

L’acconto Irap, il cui 2° acconto è in scadenza per il prossimo 30 novembre 2016, viene determinato e poi versato applicando le medesime regole previste per l’acconto ai fini Irpef ed Ires. Lo stesso è stabilito col metodo storico nella misura del 100% e non è dovuto se l’importo evidenziato a rigo IR21 “Totale imposta” del Modello Irap 2016 non è non superiore a € 51,65 per le persone fisiche e non superiore a € 20,66 per gli altri soggetti (Ires).

Anche qui, in alternativa al metodo storico, il soggetto Irap può utilizzare il metodo previsionale per la determinazione del valore delle produzione. Si tratta, come accaduto frequentemente negli ultimi anni, di seguire l’evoluzione giurisprudenziale della Cassazione in tema di soggettività passiva del tributo.

Da quest’anno (2016), per effetto delle modifiche introdotte dall’art.1 c. 70 della L. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), sono esclusi dall’imposta le imprese agricole:

- soggetti esercenti un’attività agricola ex art. 32 del Tuir;

- cooperative (e relativi consorzi) che forniscono in via principale, anche nell’interesse di terzi, servizi nel settore selvi-colturale, ivi comprese le sistemazioni idraulico-forestali (soggetti equiparati agli imprenditori agricoli dall’art. 8, D.Lgs. n. 227/2001);

- cooperative della piccola pesca e loro consorzi ex art. 10 del D.P.R. n. 601/73.

Al riguardo, la relazione ministeriale di accompagnamento al Ddl. di Stabilità 2016 e la C.M. 20/2016 hanno precisato che l’esclusione dall’Irap riguarda tutte le attività per le quali, fino al 2015, si applicava l’aliquota ridotta del 1,9%.

Per quanto riguarda le modalità di versamento del secondo acconto Irap, deve essere utilizzata la sezione Regioni del modello F24 con il seguente codici tributo: 3018 - IRAP acconto seconda rata o acconto in unica soluzione.

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6) Acconto cedolare secca sugli immobili da versare entro il 30 novembre 2016

Anche la cd. cedolare secca sugli immobili non sfugge al pagamento “anticipato”.

Difatti, l’acconto della cedolare secca col metodo storico è pari al 95% dell’imposta dovuta per l’anno precedente indicata al rigo RB11, campo 3, del modello Unico PF 2016, se questa è superiore a € 51,65 e deve essere versato:

- in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2016 se l’importo del rigo RB11, campo 3 è inferiore a € 271,07;

- in due rate se l’importo del rigo RB11, campo 3 è superiore a € 271,07, di cui la prima, nella misura del 38% (40% del 95%) del rigo RB11, campo 3, doveva essere versata entro il 16 giugno 2016 ovvero entro il 18 luglio 2016 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo; la seconda, nella misura del 57% (60% del 95%) del rigo RB11, campo 3, dovrà essere versata entro il prossimo 30 novembre 2016.

È possibile utilizzare in alternativa anche il metodo previsionale, commisurando l’acconto in base all’imposta dovuta per il 2016. Il codice tributo da utilizzarsi è il 1841.

Da notare che, limitatamente al quadriennio 2014/2017, i contribuenti che applicano la cedolare secca su contratti a canone convenzionato applicano la aliquota del 10%.

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7) Contribuenti minimi: entro il 30 novembre 2016 si paga pure l’acconto dell’imposta sostitutiva

Per i contribuenti interessati al versamento del 2° acconto dell’imposta sostitutiva si possono avere le seguenti situazioni:

- contribuente minimo nel 2015 e 2016: i soggetti che hanno applicato il regime dei minimi nel 2015 e continuano ad applicarlo nel 2016, devono versare l’acconto dell’imposta sostitutiva del 5%, con le analoghe modalità previste ai fini Irpef;

- contribuente minimo nel 2015 e ordinario nel 2016: i soggetti minimi 2015 che nel 2016 hanno adottato il regime ordinario (contabilità semplificata o ordinaria) determineranno il reddito 2016 nei modi ordinari assoggettando lo stesso ad Irpef, come di consueto e versano l’acconto 2016 dell’imposta sostitutiva e lo indicheranno nel quadro RN del Modello Unico PF 2017;

- contribuente minimo nel 2015 e forfetario nel 2016: i soggetti minimi 2015 che nel 2016 hanno adottato il regime forfetario assoggettano il reddito 2016 all’imposta sostitutiva (15%) e versano l’acconto 2016 dell’imposta sostitutiva dei minimi e lo indicheranno lo stesso nel quadro LM del mod. Unico PF 2017;

- contribuente ordinario nel 2015 e forfetario nel 2016: i soggetti che dal 2016 hanno aderito al regime forfetario non versano l’acconto dell’imposta sostitutiva 2016, mancando la base di riferimento. Applicando il metodo previsionale detti soggetti possono non versare l’acconto Irpef 2016 o magari versare un minor acconto;

- contribuente forfetario nel 2015 e 2016: i soggetti che hanno applicato il regime forfetario nel 2015 e continuano ad applicarlo nel 2016, devono versare l’acconto dell’imposta sostitutiva del 15%, con le analoghe modalità previste ai fini Irpef;

- contribuente forfetario nel 2015 e ordinario nel 2016: i soggetti forfetari 2015 che nel 2016 hanno adottato il regime ordinario (contabilità semplificata o ordinaria) determineranno il reddito 2016 nei modi ordinari assoggettando lo stesso ad Irpef, come di consueto e versano l’acconto 2016 dell’imposta sostitutiva e indicheranno quanto versato nel quadro RN del modello Unico PF 2017.

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8) Ratificato l’Accordo Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali

In G.U. la legge di ratifica dell’Accordo Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali.

E’ stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre 2016, l’accordo, fatto il 26 febbraio 2015, tra i due paesi il quale prevede che le parti contraenti si devono prestare assistenza scambiandosi informazioni che sono importanti per le amministrazioni nazionali per determinare l’accertamento, la riscossione e il recupero crediti di imposte relative a persone che sono soggette ad esse.

La richiesta di informazioni all'autorità competente straniera deve presentare le seguenti caratteristiche, pena la negazione del passaggio delle informazioni:

- l'identità della persona sottoposta a verifica o indagine;

il periodo di imposta per cui si richiedono le informazioni;

- una dichiarazione relativa alle informazioni richieste che indichi la natura e la forma in cui la parte richiedente desidera ricevere le informazioni dalla parte interpellata;

- il motivo fiscale per cui si richiedono i dati;

- le ragioni per cui si ritiene che le informazioni richieste siano detenute dalla controparte in questione;

- se conosciuti, il nome e l'indirizzo delle persone che si ritiene siano in possesso delle informazioni richieste;

- una dichiarazione attestante che la richiesta è conforme alla legislazione e alle prassi amministrative della parte richiedente;

- una dichiarazione con la quale si attesta che la parte richiedente ha esaurito tutti i mezzi a disposizione nel proprio territorio per ottenere le informazioni, a eccezione di quelli che comporterebbero eccessive difficoltà.

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9) Esonero bollo auto per disabili: il riconoscimento spetta all’Autorità giuridiszionale e non a quella amministrava

Dunque, la persona con disabilità non deve prima “intavolare” con l’Ente impositore il procedimento amministrativo per il riconoscimento dell’esenzione del tributo e, solo dopo (nel caso di esito negativo), potere impugnare il diniego presso il giudice tributario.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Catanzaro, con la sentenza n. 2760 del 2 novembre 2016, che ha confermato l’atto impositivo sfavorevole al disabile.

In particolare, una donna aveva impugnato tale atto impositivo, evidenziando l’esenzione dal bollo auto, ai sensi degli artt. 30, comma 7, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e 8 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, poiché persona «disabile con indennità di accompagnamento».

A tal fine la contribuente aveva prodotto copia del processo verbale della Commissione medica , recante il riconoscimento del’invalidità.

Tuttavia, la Commissione tributaria provinciale adita ha respinto il ricorso, spiegando che il diritto all’esenzione dal tributo non poteva essere fatto valere, in via diretta e immediata, in sede giurisdizionale, e che, comunque, la pretesa era infondata.

Dunque, secondo la tesi della CTP, il relativo riconoscimento sarebbe spettato, «per economia processuale», all’Autorità amministrativa e non a quella giurisdizionale, alla quale viene, invece, riservata «la successiva funzione giurisdizionale» nel caso di rigetto della richiesta di esenzione.

Peraltro, la Commissione Tributaria Provinciale ha ulteriormente specificato che, a ogni modo, la donna, oltre la documentazione sanitaria, non aveva prodotto «alcuna altra certificazione/documentazione per provare gli elementi/dati richiesti per avere riconosciuta [...] l’esenzione del bollo auto, così come [...] previsti dall’art. 30 della legge n. 388/2000 e dall’art. 8 della legge n. 499/97».

La tesi non ha convinto la CTR che tuttavia, non ha accolto il ricorso del disabile poiché ha affermato che la donna non ha comunque fornito la prova della sussistenza dei «presupposti oggettivi dell’esenzione dal tributo automobilistico, prescritti dalla legge e, peraltro, espressamente indicati dalla Commissione tributaria provinciale nella sentenza appellata».

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10) Rimborsi tributari subito dopo la sentenza che condanna il Fisco

La Commissione Tributaria di Reggio Emilia, con la sentenza n. 310/01/16 depositata il 21 novembre 2016, ritiene che sia immediatamente esecutiva la sentenza tributaria che condanna l’Amministrazione al rimborso di somme, se il giudice non ritiene necessario la prestazione della garanzia da parte del contribuente. La neo decisione assume particolare rilievo poiché, pur in assenza del decreto del Mef (come è noto, il Dlgs n. 156/2015 ha introdotto l’esecutività immediata dei rimborsi tributari ma che rimanda al citato decreto per la sua concreta attuazione), pare potere far attuare le nuove norme in materia di esecutività delle sentenze favorevoli al contribuente.

Il Dlgs 156/2015 ha, dunque, introdotto l’esecutività immediata anche delle sentenze emesse dai giudici tributari favorevoli al contribuente. Il nuovo art. 69 del Dlgs 546/92 impone gli Uffici di restituire quanto dovuto a prescindere dal passaggio in giudicato della decisione. Le somme chieste a rimborso dal contribuente o le spese di lite a carico dell’Ufficio, devono essere erogate nelle more del giudizio. La nuova norma, decorrente dal 1 giugno 2016, prevede che per i rimborsi superiori a 10mila euro il giudice possa richiedere una garanzia al contribuente.

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11) Impresa cancellata dal Registro delle Imprese: possibile la riapertura della partita Iva

Impresa cancellata, per gli atti successivi si riapre la partita Iva: La mancata cancellazione della società dal Registro delle imprese disposta dal Tribunale con il mantenimento sia della partita Iva che del codice fiscale comporta l’adempimento degli ulteriori obblighi fiscali secondo le regole ordinarie. In alternativa, se il Tribunale dispone la cancellazione della società è plausibile anche la richiesta di una riapertura della partita Iva al fine di ottemperare a tutti gli obblighi fiscali relativi al periodo post chiusura. Sono le precisazioni fornite dalla Direzione regionale delle entrate Puglia in risposta ad un interpello proposto da un curatore fallimentare che chiedeva chiarimenti circa il corretto comportamento per l'adempimento degli obblighi fiscali emersi successivamente alla chiusura “anticipata” del fallimento.

(Agenzia delle Entrate, Dre Puglia, risposta all’interpello 954-654/2016)

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12) Nuove sentenze in materia di IVA

Al via la compensazione del credito anche se manca la dichiarazione Iva. L’omissione della dichiarazione Iva non blocca la compensazione del credito: E possibile la compensazione del credito Iva maturato anche in caso di omissione della dichiarazione annuale. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale del Veneto con la sentenza 1093/5/2016. Una Srl aveva utilizzato il credito d’imposta maturato nel 2007 per i versamenti infrannuali 2008 nonostante avesse presentato la dichiarazione per tale anno con ritardo superiore a 90 giorni. Per cui ritenendola comunque omessa l’agenzia delle Entrate, pur riconoscendo l’esistenza di tale credito d’imposta, provvedeva anche all’irrogazione della sanzione di 32.032 euro, pari al 30% del credito fruito in compensazione.

Acqua non “minerale” con Iva al 10%

La Commissione Tributaria Regionale di Bologna, con la sentenza depositata il 4 novembre 2016, ha stabilito che le cessioni di acqua non minerale scontano l’aliquota Iva del 10% e non quella ordinaria del 22%. La pronuncia ribalta l’interpretazione dichiarata dal Fisco nella risoluzione 11/E/2014 dove si affermava che l’aliquota ordinaria andava applicata alle cessioni di tutte le acque anche non minerali, limitando l’aliquota agevolata al solo servizio di erogazione di acqua effettuato dai gestori della rete idrica pubblica. I giudici tributari d’appello hanno accolto la tesi difensiva evidenziando come l’interpretazione erariale sia contraria al dettato normativo e perciò illegittima.

Vincenzo D’Andò