Diario quotidiano del 2 novembre 2016, tra cui: convenienza alla scelta della nuova Imposta sul Reddito d’Impresa (IRI)

Pubblicato il 2 novembre 2016



1) Comunicazione preventiva di distacco transnazionale
2) Il dipendente della pediatra non crea, in automatico, l’autonoma organizzazione: quando non è dovuta l’IRAP
3) L’ispettore del lavoro può irrogare sanzioni sui cronotachigrafi
4) Pubblicata nuova tassonomia Principi Contabili Italiani 2016
5) Iscrizione nel Registro Revisori enti locali entro il 15 dicembre 2016
6) Accertamento basato sugli studi di settore: il fisco deve concedere al contribuente un lasso di tempo adeguato per rispondere
7) Contenzioso tributario: le dichiarazioni rese da terzi valgono come indizi anche senza la fase del contraddittorio
8) Convenienza alla scelta della nuova imposta sul reddito d’impresa (IRI)
9) Principio contabile IFRS 15: regolamento in G.U.
10) I ricorsi presentati dalle associazioni di protezione ambientale sono esenti dal contributo unificato
11) E’ illegittimo l’assoggettamento ad Iva della TIA
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Comunicazione preventiva di distacco transnazionale 2) Il dipendente della pediatra non crea, in automatico, l’autonoma organizzazione: quando non è dovuta l’IRAP 3) L’ispettore del lavoro può irrogare sanzioni sui cronotachigrafi 4) Pubblicata nuova tassonomia Principi Contabili Italiani 2016-10-24 5) Iscrizione nel Registro Revisori enti locali entro il 15 dicembre 2016 6) Accertamento basato sugli studi di settore: il fisco deve concedere al contribuente un lasso di tempo adeguato per rispondere 7) Contenzioso tributario: le dichiarazioni rese da terzi valgono come indizi anche senza la fase del contraddittorio 8) Convenienza alla scelta della nuova imposta sul reddito d’impresa (IRI) 9) Principio contabile IFRS 15: regolamento in G.U. 10) I ricorsi presentati dalle associazioni di protezione ambientale sono esenti dal contributo unificato 11) E’ illegittimo l’assoggettamento ad Iva della TIA ***   1) Comunicazione preventiva di distacco transnazionale Sono stati definiti gli standard operativi e le regole di trasmissione per effettuare la comunicazione obbligatoria preventiva, posta a carico del datore di lavoro prestatore di servizi che da uno Stato membro intenda inviare in Italia il proprio personale, distaccandolo presso un'altra impresa, anche dello stesso gruppo oppure presso un'altra unità produttiva o un altro destinatario. E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2016, il Decreto Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali 10 agosto 2016, con la definizione degli standard operativi e le regole di trasmissione per effettuare la comunicazione obbligatoria preventiva, posta a carico dai prestatori di servizi (datori di lavoro) che distaccano lavoratori in Italia (ai sensi dell’art. 10, comma 1, del decreto legislativo n. 136 del 2016). Il prestatore di servizi (l’impresa stabilita in un altro Stato membro o in uno Stato terzo che distacca lavoratori in Italia), entro 24 ore del giorno precedente l’inizio del periodo di distacco, deve inviare una comunicazione che può essere annullata entro 24 ore del giorno precedente l’inizio del primo periodo di distacco. Ogni variazione successiva dovrà essere trasmessa entro 5 giorni dal verificarsi dell’evento modificativo. Tale adempimento si applica anche alle Agenzie di somministrazione e avverrà tramite il modello UNI_Distacco_UE. Le disposizioni del Decreto entreranno in vigore il 26 dicembre 2016. ******   2) Il dipendente della pediatra non crea, in automatico, l’autonoma organizzazione: quando non è dovuta l’IRAP Un professionista con dipendente continuativo non é sempre soggetto ad IRAP. L’impiego di un solo dipendente a tempo parziale da parte del professionista non rappresenta un elemento di per sé sufficiente ad integrare il presupposto dell’autonoma organizzazione. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21123 del 19 ottobre 2016. Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria ha contestato la decisione della C.T.R. poiché avrebbe violato il principio secondo cui il mero impiego di lavoro altrui, indipendentemente dal fatto che trattasi di un solo dipendente a tempo parziale, rappresenta un elemento di per sé sufficiente ad integrare il presupposto dell’autonoma organizzazione ai fini della soggettività passiva IRAP. Per la Suprema Corte la doglianza è infondata, giacché la decisione del giudice di merito, laddove nega l’assunto dell’ufficio “circa la sottoponibilità all’imposta di tutti i professionisti che non si avvalgono esclusivamente della loro opera professionale”, appare in linea con i principi di diritto di recente affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte in base ai quali: - l’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; - il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sta, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”; - quest’ultimo presupposto si intende integrato qualora il lavoro altrui “superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”; - “costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate”. Nel caso di specie, infatti, è la stessa Amministrazione ricorrente a dare atto che il contribuente, medico pediatra di base, era dotato di un inserviente part-time, erroneamente ritenendo che fosse pienamente integrato il presupposto impositivo IRAP, per il solo fatto che si trattasse di lavoratore dipendente non occasionale. ******   3) L’ispettore del lavoro può irrogare sanzioni sui cronotachigrafi L’ispettore del lavoro é competente all’irrogazione di sanzioni sui cronotachigrafi. Lo scopo è quello della tutela del lavoratore. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20594 del 12 ottobre 2016, ha affermato la competenza, da parte degli ispettori del Ministero del Lavoro, dell’irrogazione di sanzioni relative alla violazione dell’art. 174 del codice della strada a seguito dell’esame dei registri di servizio e dei dischi cronotachigrafi installati sull’autoveicolo. La Suprema Corte ha evidenziato come l’esame dei registri di servizio e dei dischi cronotachigrafi sia finalizzato all’accertamento del rispetto dei limiti temporali dell’orario di lavoro per esigenze di sicurezza della circolazione e tutela del lavoratore. I soggetti preposti a tale verifica sono sia quelli normalmente indicati dal cds in ordine alla sicurezza della circolazione sia quelli funzionalmente titolari del controllo delle condizioni di lavoro con la conseguenza che l’accertatore è legittimato alle relative contestazioni. ******   4) Pubblicata nuova tassonomia Principi Contabili Italiani 2016-10-24 Il 28 ottobre 2016 é stata pubblicata la nuova Tassonomia delle imprese di capitali non-quotate, denominata PCI2016-10-24. La Tassonomia è stata sviluppata per consentire di depositare in formato XBRL i bilanci redatti secondo le disposizioni di cui al D.lgs. 139/2015 e si applicherà obbligatoriamente ai bilanci chiusi il 31 dicembre 2016 o successivamente. Bilancio d’esercizio in forma ordinaria Sono stati aggiornati gli schemi di Stato patrimoniale (che non contiene più i conti d’ordine) e Conto economico, per adeguarli alle modifiche introdotte dal DLgs. 139/2015. Il Rendiconto finanziario diviene prospetto quantitativo di bilancio. Le tabelle della Nota integrativa sono state modificate in considerazione delle nuove voci di bilancio, dei cambiamenti dei criteri di valutazione e delle disposizioni aggiornate di cui agli artt. 2427 e 2427-bis c.c. Bilancio d’esercizio in forma abbreviata Diminuiscono le tabelle obbligatorie della Nota integrativa, legata alla riduzione delle informazioni richieste dalla versione aggiornata dell’art. 2435-bis c.c.. Micro imprese Riguardo la disciplina delle micro imprese, contenuta nel nuovo art. 2435-ter c.c, gli schemi di bilancio sono stati mutuati dalla forma abbreviata, eliminando le voci inerenti alla valutazione degli strumenti finanziari derivati, e in calce allo Stato patrimoniale sono stati previsti specifici campi testuali. Bilancio consolidato Sono stati aggiornati gli schemi di Stato patrimoniale e di Conto economico per adeguarli alle modifiche di cui al DLgs. 139/2015 ed è stato introdotto il Rendiconto finanziario consolidato. Novità Tra le maggiori novità apportate rispetto alla versione pubblicata in bozza, emerge, l’inserimento nello Stato patrimoniale della voce relativa alle immobilizzazioni destinate alla vendita e nel Conto economico delle voci relative alla gestione accentrata della tesoreria (cash pooling). Rendiconto finanziario Sono stati previsti due campi testuali facoltativi. Il primo é stato inserito in calce al prospetto stesso, mentre il secondo é stato inserito all’interno della Nota integrativa. Parimenti sono stati previsti ulteriori campi testuali, sempre facoltativi, nella Nota integrativa, destinati, ad esempio, alle società cooperative, alle start up innovative, ai patrimoni destinati ad uno specifico affare, agli strumenti finanziari derivati. In tutti i casi, i campi aggiuntivi consentono di gestire meglio l’informativa di bilancio. Contratti di locazione finanziaria Viene prevista un’unica tabella, che sostituisce le due precedenti, semplificando così in modo evidente la compilazione della tassonomia. Bilancio abbreviato Altra novità è data dal bilancio abbreviato, il cui schema di Stato patrimoniale é stato profondamente rivisto a seguito della consultazione, eliminando le voci di dettaglio di attività e passività, nonché la distinzione dei crediti sulla base dell’esigibilità entro ed oltre l’esercizio successivo. ******   5) Iscrizione nel Registro Revisori enti locali entro il 15 dicembre 2016 Per l’anno 2017, Revisori di enti locali si devono iscrivere nel Registro dal 3 novembre al 15 dicembre 2016. Il CNDCEC, con l’informativa n. 116 del 28 ottobre 2016, ha inviato agli Ordini territoriali copia dell’avviso pubblico approvato dal Ministero dell’Interno per l’iscrizione nell’elenco dei revisori degli enti locali in vigore dal 1° gennaio 2017. Infatti, con decreto ministeriale del 20 ottobre 2016, è stato approvato l’avviso relativo alle modalità e ai termini per l’iscrizione nell’elenco. La richiesta di mantenimento dell’iscrizione nell’elenco da parte dei soggetti già iscritti e la presentazione di nuove domande di iscrizione nello stesso dovranno avvenire esclusivamente per via telematica, soltanto dal 3 novembre fino alle ore 18.30 del 15 dicembre 2016, sulle base delle modalità stabilite nel citato avviso. ******   6) Accertamento basato sugli studi di settore: il fisco deve concedere al contribuente un lasso di tempo adeguato per rispondere Confronto senza forzature: se è previsto il contraddittorio preventivo per la validità dell’accertamento, il giudice di merito deve verificare anche che l’Ufficio abbia concretamente reso possibile tale adempimento, risultando irragionevole un termine troppo breve per rispondere. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21822 del 28 ottobre 2016. Ad una società veniva notificato un avviso di accertamento con il quale si rettificava induttivamente il reddito dichiarato: La pretesa era fondata sul confronto con gli studi di settore. L’Ufficio prima dell’emissione dell’atto, aveva convocato in contraddittorio la contribuente chiedendo la produzione della documentazione giustificativa del divario tra il ricavo dichiarato e le risultanze di Gerico. Il provvedimento veniva impugnato per la mancanza di contraddittorio preventivo e l’illegittimità del metodo induttivo applicato. La questione finiva in Cassazione dove il ricorso della donna veniva accolto. ******   7) Contenzioso tributario: le dichiarazioni rese da terzi valgono come indizi anche senza la fase del contraddittorio Nelle liti fiscali le dichiarazioni rese da terzi valgono come indizi anche senza la fase del contraddittorio con il contribuente. La Corte di Cassazione, con la sentenza 21809 del 28 ottobre 2016, ha stabilito che nel processo tributario le dichiarazioni rese da terzi valgono come indizi anche in assenza di contraddittorio “congiunto” con il contribuente. Il divieto di prova testimoniale nel processo tributario non riguarda le dichiarazioni rese dai terzi nella fase procedimentale, le quali costituiscono mere informazioni. Poi possono ugualmente assumere valore di indizio poiché i verificatori non sono obbligati a verbalizzarle “in forme dialettiche” con il contribuente. ******   8) Convenienza alla scelta della nuova imposta sul reddito d’impresa (IRI) Con la nuova IRI (prevista nella bozza della Legge di Bilancio 2017) l’applicazione dell’aliquota unica del 24% viene garantita solo fino a quando gli utili non siano prelevati. Infatti, con la distribuzione degli utili all’imprenditore, ai soci, ritorna l’applicazione della tassazione con le aliquote progressive Irpef in capo all’imprenditore o ai soci. Quindi, le finalità delle norma sono quelle di incentivare la capitalizzazione delle imprese. Viceversa, nei casi generali (piccole imprese/società) la scelta potrebbe rivelarsi come non conveniente, poiché si arriverebbe solo all’applicazione di un sistema complicato senza nessun beneficio concreto. Difatti, come viene delineato in dottrina in questi giorni: Nuova IRI La nuova IRI prevista dalla legge di Bilancio 2017 consiste in un prelievo proporzionale applicabile fin quando gli utili prodotti rimangono nell’azienda sotto forma di riserve. Gli eventuali prelievi degli utili e delle riserve effettuati dall’imprenditore individuale (o la distribuzione da parte della società di persone) faranno scattare la tassazione ordinaria con l’applicazione dell’IRPEF progressiva. Opzione per la sua applicazione L’IRI è applicabile a seguito dell’esercizio dell’opzione ed interessa una tipologia limitata di soggetti: imprenditori individuali, S.n.c., S.as., società di armamento e società di fatto. Esclusioni Ne sono, invece, esclusi gli esercenti arti e professioni in forma individuale, ma anche in forma associata. Funzionamento Il disegno di legge di Bilancio 2017 disciplina, all’art. 73, la nuova imposta sul reddito d’impresa - IRI. Si tratta di un prelievo proporzionale, pari al 24%, applicabile fin quando gli utili prodotti rimangono nell’azienda sotto forma di riserve di utili. Gli eventuali prelievi degli utili e delle riserve effettuati dall’imprenditore individuale o la distribuzione da parte della società di persone faranno scattare la tassazione ordinaria con l’applicazione dell’IRPEF progressiva. Nuovo art. 55-bis del TUIR La legge di Bilancio ha introdotto nel corpo del TUIR il nuovo art. 55-bis la cui rubrica è “Imposta sul reddito d’impresa”. La disciplina è molto articolata. Pertanto in questa sede saranno esaminate solo alcune criticità con l’intento di fornire i primi chiarimenti. Ambito soggettivo Dalla lettura dell’attuale bozza in circolazione della disposizione si desume che l’imposta sul reddito d’impresa è applicabile a seguito di esercizio dell’opzione ed interessa una tipologia limitata di soggetti. Il comma 1 menziona espressamente gli imprenditori individuali, le società in nome collettivo e in accomandita semplice in contabilità ordinaria. Occorre, tuttavia, tenere conto dell’equiparazione ai predetti soggetti effettuata dall’art. 5, comma 3, TUIR. Sono, invece, esclusi dalla nuova imposta proporzionale gli esercenti arti e professioni in forma individuale, ma anche in forma associata. L’IRI dovrebbe essere applicata sia alle imprese di maggiori dimensioni, quindi in contabilità ordinaria per obbligo, ma anche dalle imprese “minori,” che hanno optato per la tenuta della contabilità ordinaria. Meccanismo La norma prevede la regola generale secondo cui il reddito di impresa non concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente essendo assoggettato all’aliquota proporzionale del 24%. Si tratta, a tutti gli effetti, di una tassazione separata poiché il contribuente potrebbe avere l’esigenza nello stesso periodo di imposta di assoggettare una parte del reddito di impresa a tassazione ordinaria. A tal fine il nuovo art. 55-bis TUIR contiene un riferimento specifico all’art. 77 TUIR, che stabilisce la stessa aliquota applicabile alle società di capitali. L’ulteriore regola generale applicabile ai contribuenti è indicata dal successivo comma 3, dispone che “le somme prelevate a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito dell’esercizio e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata e non ancora prelevati ….. costituiscono reddito d’impresa e concorrono integralmente a formare il reddito complessivo dell’imprenditore …….”. Dunque, gli utili dell’esercizio e le riserve di utili oggetto di prelievo o distribuzione (per le società di persone), costituiscono reddito d’impresa assoggettato all’imposizione progressiva caratteristica dell’IRPEF. Misure contro la duplicazione del prelievo Al fine di evitare una duplicazione di tassazione, conseguenza: - prima, dell’applicazione dell’aliquota del 24% e - poi, dell’applicazione delle aliquote progressive, la nuova disposizione ha previsto la deducibilità, quale componente negativo di reddito, delle somme già assoggettate al prelievo proporzionale. Quindi, il reddito soggetto ad IRPEF progressiva verrebbe ridotto della quota di reddito già assoggettata alla nuova IRI. La quota di reddito soggetta al prelievo progressivo va considerata al netto della quota già oggetto di tassazione. Priorità di utilizzo delle riserve Un’altra disposizione che assume rilievo è quella contenuta nel successivo comma 6. Il legislatore si occupa anche della trattazione delle riserve di utili che possono avere una composizione “mista”. Una parte delle riserve potrebbe essersi formata con utili “vecchi,” già tassati in base al principio di trasparenza, ed un’altra parte con utili soggetti al prelievo proporzionale previsto per la nuova IRI. Il legislatore si sofferma, in questo caso, sull’ipotesi di distribuzione della riserva, di individuare quale parte fosse oggetto della predetta operazione. Infatti, ove si considerasse prioritariamente distribuita la parte della riserva già oggetto di tassazione progressiva, la stessa non dovrà essere nuovamente assoggettata ad IRPEF. Pertanto, si presume che le riserve iscritte dopo aver effettuato il prelievo o la distribuzione si considerano formate con gli utili di più recente produzione. Una volta che anche queste riserve saranno oggetto di distribuzione si applicherà il prelievo progressivo. Il legislatore attribuirebbe rilievo solo alle riserve di utili. Pertanto se l’oggetto del prelievo è costituito dalle somme di cui al conto titolare precedentemente “accantonate” le stesse risulteranno completamente neutre. In tale ipotesi non dovrà essere applicata l’IRPEF progressiva. In mancanza di una specifica disposizione che preveda una priorità di utilizzo delle riserve e delle somme accantonate al conto titolare, viene ipotizzato che il contribuente possa liberamente scegliere come comportarsi. ******   9) Principio contabile IFRS 15: regolamento in G.U. E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 29 ottobre 2016, n. L 295 il Regolamento (UE) della Commissione 22 settembre 2016, n. 2016/1905 che inserisce l’International Financial Reporting Standard (IFRS) 15 - Ricavi provenienti da contratti con i clienti. Si tratta del REGOLAMENTO (UE) 2016/1905 DELLA COMMISSIONE del 22 settembre 2016 che modifica il regolamento (CE) n. 1126/2008 che adotta taluni principi contabili internazionali conformemente al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'International Financial Reporting Standard 15. L'allegato del regolamento (CE) n. 1126/2008 viene così modificato: a) l'International Financial Reporting Standard (IFRS) 15 Ricavi provenienti da contratti con i clienti è inserito come indicato nell'allegato del presente regolamento; b) l'IFRS 1 Prima adozione degli International Financial Reporting Standard, l'IFRS 3 Aggregazioni aziendali, l'IFRS 4 Contratti assicurativi, lo IAS 1 Presentazione del bilancio, lo IAS 2 Rimanenze, lo IAS 12 Imposte sul reddito, lo IAS 16 Immobili, impianti e macchinari, lo IAS 32 Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio, lo IAS 34 Bilanci intermedi, lo IAS 36 Riduzione di valore delle attività, lo IAS 37 Accantonamenti, passività e attività potenziali, lo IAS 38 Attività immateriali, lo IAS 39 Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, lo IAS 40 Investimenti immobiliari, l'Interpretazione IFRIC 12 Accordi per servizi in concessione, l'Interpretazione SIC-27 La valutazione della sostanza delle operazioni nella forma legale del leasing, l'Interpretazione SIC-32 Attività immateriali — Costi connessi a siti web sono modificati conformemente all'IFRS 15 come indicato nell'allegato del presente regolamento; c) lo IAS 11 Lavori su ordinazione, lo IAS 18 Ricavi, l'Interpretazione IFRIC 13 Programmi di fidelizzazione della clientela, l'Interpretazione IFRIC 15 Accordi per la costruzione di immobili, l'Interpretazione IFRIC 18 Cessioni di attività da parte della clientela e l'Interpretazione SIC-31 Ricavi — Operazioni di baratto comprendenti servizi pubblicitari sono sostituiti conformemente all'IFRS 15 come indicato nell'allegato del presente regolamento. Qualsiasi riferimento all'IFRS 9 di cui all'allegato del presente regolamento va letto come riferimento allo IAS 39 Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione. Le società applicano le modifiche al più tardi a partire dalla data di inizio del loro primo esercizio finanziario che cominci il 1° gennaio 2018 o successivamente. Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. ******   10) I ricorsi presentati dalle associazioni di protezione ambientale sono esenti dal contributo unificato Pubblicata la sentenza del 11/10/2016 n. 1171/01 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia sull’esenzione dal contributo unificato per i ricorsi proposti dalle associazioni di protezione ambientale. Le associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell'Ambiente godono dell'esenzione dal pagamento del contributo unificato per i giudizi dalle stesse promosse, a condizione che agiscano a tutela di interessi collettivi diffusi in materia ambientale. Lo dicono i giudici di appello della Liguria ribaltando l'esito del giudizio di primo grado. La CTP, infatti, aveva ritenuto esaustivo l'elenco di esenzioni di cui all'art. 27 bis, tab. B) del D.P.R. 642/1972 e, richiamando l'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con sentenza 21522/2013, aveva abbracciato la tesi secondo la quale il termine "atti", di cui al citato art. 27-bis, deve intendersi riferito solo agli atti amministrativi. I giudici genovesi, in linea con quanto già statuito recentemente dalla CTR Lombardia (sent. n. 987/19/2016), ritengono non applicabile al caso di specie l'interpretazione restrittiva prevista dalla Suprema Corte e, facendo richiamo alla Convenzione di Arhus (ratificata con legge 108/2001 e Direttive 2003/4/CE e 2003/35/CE) affermano che: "negare l'esenzione dal pagamento del contributo unificato per atti quali i ricorsi giurisdizionali finalizzati alla difesa di interessi collettivi e diffusi in materia ambientale, porterebbe ad un evidente contrasto tra il diritto interno e le norme europee di pari rango". ******   11) E’ illegittimo l’assoggettamento ad Iva della TIA E’ illegittimo l’assoggettamento ad Iva della TIA: Pubblicata la sentenza del 04/10/2016 n. 1739/13 - Comm. Trib. Reg. per la Toscana. La CTP di Lucca, accogliendo il ricorso della società contribuente, aveva dichiarato non dovuta l'imposta IVA sulla tariffa TIA. La società concessionaria del servizio di smaltimento, in veste di riscossore, proponeva appello sostenendo la tesi dell'applicabilità dell'IVA sul tributo. La CTR di Firenze, riallacciandosi ad una recentissima sentenza della Suprema Corte in merito (5078/2016), conferma l'illegittimità dell'assoggettamento ad IVA della TIA, "in quanto altro non è che la riproduzione della tassa, cioè di un tributo che il cittadino deve pagare senza nessun concreto rapporto di sinallagmaticità tra prestazione ed importo dovuto". La Società A. S.p.A. Cod. Fisc, e P.I. propone appello avverso la sentenza n. 107/1/13, resa dalla Sez. I della Commissione Tributaria provinciale di Lucca in data 21/03/2013 e depositata il 25/09/2013, con la quale era stato parzialmente accolto il ricorso principale del contribuente A.S. S.p.A. dichiarando non dovuta l'imposta IVA sulla tariffa TIA (Tariffa Igiene Ambientale), non soggetti alla TIA i locali deposito dove si producono rifiuti speciali e compensate le spese di giudizio. FATTO La Società A.S. S.p.A. proponeva ricorso contro il ruolo n. 2012/--- esposto nella cartella n. --- notificatale in data 06/09/2012 per la richiesta del pagamento TIA relativa al primo trimestre 2010 e per il rimborso di quanto pagato in più nel 2010. La Società contribuente, premesso in fatto di svolgere attività di autotrasporto merci e di disporre in --- di mq 133 destinati ad uffici e di mq 1574 a magazzino, precisava che nel magazzino venivano prodotti esclusivamente scarti da imballaggi terziari che successivamente recuperati, venivano avviati alla sede sociale di Monza ove venivano recuperati da una ditta specializzata. Per quanto precede chiedeva che la superficie relativa al magazzino non venisse computata nell'applicazione della tariffa. Alla richiesta di parte contribuente la Società A. S.p.A. rispondeva che la TIA era comunque dovuta salvo richiesta di riduzione per la contestuale produzione di rifiuti urbani e speciali e per l'avviamento a recupero. A seguito di ricorso per la fatturazione relativa al 2011 la CTP di Lucca dichiarava non soggetti alla quota variabile TIA i locali dove si producevano i rifiuti speciali e non soggetti ad IVA i tributi richiesti. Per l'anno 2010 parte contribuente provvedeva al pagamento di due fatture tranne quella relativa al primo trimestre. A seguito della citata sentenza n. 107/1/13 emessa dalla CTP di Lucca presenta oggi appello la società A. S.p.A. per chiedere la conferma del proprio operato, e dichiarata l'applicabilità dell'Iva sul tributo, mentre la società appellata A.S. S.p.A. presenta controdeduzioni ed appello incidentale per ribadire tutto quanto già sostenuto nel proprio ricorso principale oltre a fare richiesta di quanto ritenuto indebitamente pagato oltre al pagamento delle spese processuali. Questa Commissione osserva che oggetto del contendere nell'odierno procedimento d'appello riguarda l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto - IVA (10% a tariffa agevolata) sulla Tariffa di Igiene Ambientale - TIA riscossa dall'A. S.p.A., quale concessionaria del servizio di smaltimento e gestione dei rifiuti urbani, a carico del contribuente negli anni in contestazione: infatti parte appellata, sostenendo la non assoggettabilità ad imposizione indiretta della predetta tariffa, avente a suo dire natura tributaria, sostiene la correttezza della sentenza della CTP che, con la sentenza n. 107/1/13, ha sostenuto la non debenza del tributo compensando le spese di giudizio. Dall'esame immediato dei provvedimenti in esame si desume che l'aliquota del 10%, applicabile sulle somme dovute dagli utenti per usufruire del servizio di raccolta dei rifiuti, nasce testualmente nel 1993 con l'inclusione nella "tariffa IVA" della voce numero 127 sexiesdecies che, in forza dei richiami alla legge Ronchi prima e dal Testo unico ambientale oggi, palesemente riguarda le attività svolte dai concessionari che gestiscono il ciclo integrato dello smaltimento dei rifiuti. In epoca di qualche anno successiva all'introduzione di questa voce, la norma regolamentare dell'articolo 1 del decreto ministeriale 370 del 2000 ha previsto modalità semplificate per la fatturazione delle somme da richiedersi da parte dei gestori, con ciò ribadendo implicitamente l'addebitabilità dell'imposta sul valore aggiunto per questo genere di prestazioni fornite alla cittadinanza. Su questo quadro già complesso si innestano altri due problemi: l'intervenuta detrazione dell'Iva da parte di chi ha ricevuto queste fatture nell'esercizio di impresa, arte e professione, e la detrazione eseguita dai Comuni o dai gestori del servizio, in quanto la "trasformazione" del corrispettivo in tassa comporta che l'Iva sui beni e servizi acquistati per lo svolgimento del servizio diventa indetraibile. Questo è il problema di maggior rilievo, prova ne sia che alcuni comuni avevano già provveduto a sostituire le fatture imponibili con gli avvisi di pagamento della TIA senza Iva. Ma, rendendosi conto della perdita della detrazione sui costi del servizio, alla fine hanno chiesto ulteriori importi ai contribuenti per coprire i costi al lordo dell'Iva, mentre la tariffa imponibile era stata costruita considerandoli al netto. È sicuramente inimmaginabile che chiunque abbia pagato questa Iva indebita debba attivarsi individualmente, così come non si può pensare che la soluzione si possa collocare in contrasto con la direttiva dell'imposta sul valore aggiunto. Occorre quindi che venga adottata una misura normativa (senza aspettare la prossima legge di Stabilità, la sede opportuna è la legge europea 2015, tuttora in prima lettura) per una soluzione globale del problema, che consenta cioè di evitare il proliferare di cause che andrebbero ancor più ad intasare gli organi giurisdizionali. In ogni caso bisogna distinguere tra chi ha potuto detrarre totalmente l'Iva, nel qual caso è logico ipotizzare la conferma sia dell'imposta che della detrazione (è inutile riaprire un effetto sostanziale pari a zero), mentre per chi non ha detratto, in tutto o in parte, la restituzione del tributo deve avvenire al netto della quota di Iva che esprime l'aumento del costo del servizio conseguente alla rettifica della detrazione per chi aveva emesso le fatture. Sulla scorta di tutte le considerazioni esposte, si ritiene dover respingere l'appello principale dell'A. S.p.A. e quello incidentale del contribuente con la conseguente reiezione della domanda di ripetizione dell'IVA. Quanto alle spese di lite, la reiezione dei motivi di impugnazione di natura processuale; la complessità della materia e l'esistenza di precedenti di segno contrario nella giurisprudenza di legittimità, anche in epoca recente, sono ragioni ampiamente sufficienti a determinare la totale compensazione delle stesse. P.Q.M. Respinge l'appello principale e respinge l'appello incidentale; compensa le spese del presente grado di giudizio.   Vincenzo D’Andò