La procedura per la distruzione delle merci obsolete, uno degli adempimenti scomodi di fine anno – Diario quotidiano del 18 novembre 2016

Pubblicato il 18 novembre 2016



1) Procedura per la distruzione delle merci obsolete
2) La grave crisi aziendale non evita la confisca per equivalente
3) Anche in presenza di ipoteca “errata” Equitalia non paga i danni
4) Sanatoria delle cartelle esattoriali
5) Riproposta la voluntary disclosure
6) Presunzioni fiscali: il limite dei 5mila euro sui prelevamenti mensili non vale per i professionisti
7) Studi di settore aboliti ma restano le incognite
8) Sulle nuove comunicazioni periodiche IVA confermate le sanzioni più miti
9) Torna il pagamento in forma cartacea del modello F24
10) Dichiarazione integrativa a favore
11) Dichiarazione Iva omessa?: niente problemi, l’Agenzia avvia la “compliance”
12) E' compatibile il credito di imposta con il regime della “tonnage tax”?
13) Iva sulla somministrazione di alimenti o bevande tramite distributori automatici a capsule o cialde
14) In arrivo una decontribuzione totale per il Sud?
diario-quotidiano-articoli-8 1) Procedura per la distruzione delle merci 2) La grave crisi aziendale non evita la confisca per equivalente 3) Anche in presenza di ipoteca “errata” Equitalia non paga i danni 4) Sanatoria delle cartelle esattoriali 5) Riproposta la voluntary disclosure 6) Presunzioni fiscali: il limite dei 5mila euro sui prelevamenti mensili non vale per i professionisti 7) Studi di settore aboliti ma restano le incognite 8) Sulle nuove comunicazioni periodiche IVA confermate le sanzioni più miti 9) Torna il pagamento in forma cartacea del modello F24 10) Dichiarazione integrativa a favore 11) Dichiarazione Iva omessa? Niente problemi, l’Agenzia avvia la “compliance” 12) E' compatibile il credito di imposta con il regime della “tonnage tax”? 13) Iva sulla somministrazione di alimenti o bevande tramite distributori automatici a capsule o cialde 14) In arrivo una decontribuzione totale per il Sud? ******

1) Procedura per la distruzione delle merci

Con l’approssimarsi della fine dell’anno, si ripropone la questione della distruzione delle merci oramai obsolete. La materia è regolata dal D.P.R. n. 441 del 1997.

In particolare, l’art. 2 di tale decreto, in vigore dal 01/01/2016 (modificato dalla Legge n. 208 del 28/12/2015) regola la non operatività della presunzione di cessione.

La presunzione non opera per le seguenti fattispecie, purché siano rispettate i previsti adempimenti.

Distruzione dei beni

La distruzione dei beni o la trasformazione in beni di altro tipo e di più modesto valore economico viene provata:

a) da comunicazione scritta da inviare, almeno cinque giorni prima dell’operazione, agli uffici (Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza), mediante raccomandata A/R, indicando luogo, data e ora in cui verranno poste in essere le operazioni, le modalità di distruzione o di trasformazione, la natura, qualità e quantità, nonchè l’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni da distruggere o da trasformare e l’eventuale valore residuale che si otterrà a seguito della distruzione o trasformazione dei beni stessi. Tale comunicazione non va inviata qualora la distruzione venga disposta da un organo della pubblica amministrazione;

b) dal verbale redatto da pubblici funzionari, da ufficiali della Guardia di finanza o da notai che hanno presenziato alla distruzione o alla trasformazione dei beni, ovvero, nel caso in cui l’ammontare del costo dei beni distrutti o trasformati non sia superiore a euro 10.000, da dichiarazione sostitutiva di atto notorio (ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15). Dal verbale e dalla dichiarazione devono risultare data, ora e luogo in cui avvengono le operazioni, nonchè natura, qualità, quantità e ammontare del costo dei beni distrutti o trasformati;

c) da DDT, progressivamente numerato, relativo al trasporto dei beni eventualmente risultanti dalla distruzione o trasformazione.

Cessioni gratuite alle Onlus

Le cessioni gratuite alle Onlus, ovvero quelle previste dall’articolo 10, n. 12), del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, sono provate con le seguenti modalità:

a) comunicazione scritta da parte del cedente agli uffici dell'amministrazione finanziaria e ai comandi della Guardia di finanza di competenza, con l'indicazione della data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni, nonchè dell'ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni gratuitamente ceduti. La comunicazione deve pervenire ai suddetti uffici almeno cinque giorni prima della consegna e può non essere inviata qualora l'ammontare del costo dei beni stessi non sia superiore a 15.000 euro o si tratti di beni facilmente deperibili;

b) emissione del documento previsto dal dpr 14 agosto 1996, n. 472, progressivamente numerato;

c) dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, con la quale l'ente ricevente attesti natura, qualità e quantità dei beni ricevuti corrispondenti ai dati contenuti nel documento di cui alla lettera b).

La perdita dei beni dovuta ad eventi fortuiti, accidentali o comunque indipendenti dalla volontà del soggetto è provata da idonea documentazione fornita da un organo della pubblica amministrazione o, in mancanza, da dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445), resa entro trenta giorni dal verificarsi dell'evento o dalla data in cui se ne ha conoscenza, dalle quali risulti il valore complessivo dei beni perduti, salvo l'obbligo di fornire, a richiesta dell'Amministrazione finanziaria, i criteri e gli elementi in base ai quali detto valore è stato determinato.

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2) La grave crisi aziendale non evita la confisca per equivalente

Che succede all’imprenditore (o al rappresentante legale di una società) che non ha pagato le ritenute previdenziali a causa della grave crisi in cui versa l’azienda ?. Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 48323 del 16 novembre 2016, scatta la confisca per equivalente direttamente sui beni dell’imprenditore, senza prima escutere il patrimonio della società, qualora dalla contabilità emerge una grave crisi di liquidità dell’azienda.

In particolare, il responsabile aziendale in crisi correrà molti più rischi sul suo patrimonio personale in caso di debiti con l’Erario. La decisione risponde al principio generale per cui in tema di reati tributari commessi dal legale rappresentante di una persona giuridica, è legittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta del profitto, derivante dal reato medesimo, non potendosi considerare, in tal caso, la società come persona estranea al reato ai sensi dell’art. 322-ter c.p.; ciò, peraltro, solo a condizione che il profitto medesimo, anche sotto forma di risparmio di imposta, sia rimasto nella disponibilità dell’ente e, pertanto, sia suscettibile di aggressione immediata.

Nel caso in cui questa non risulti però possibile, l’imposizione del vincolo può allora esser disposta “per equivalente”; tanto sul presupposto che “la trasformazione, l’alienazione o la dispersione di ciò che rappresenti il prezzo o il profitto del reato determina la conseguente necessità, per l’ordinamento, di approntare uno strumento che faccia sì che il beneficio che l’autore del fatto ha tratto, ove fisicamente non rintracciabile, venga a essere concretamente sterilizzato sul piano patrimoniale, attraverso una misura ripristinatoria”».

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3) Anche in presenza di ipoteca “errata” Equitalia non paga i danni

L’ipoteca illegittima di Equitalia non dà diritto al risarcimento dei danni subiti dal contribuente.

Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23367 del 16 novembre 2016.

Amara constatazione: Il cittadino non incassa il risarcimento del danno patrimoniale per responsabilità processuale aggravata, in relazione alla causa che ha dovuto instaurare per difendersi dall’esattore, in caso di iscrizione di ipoteca illegittima da parte di Equitalia.

Questa la motivazione della Suprema Corte: L’iscrizione di ipoteca, ai sensi dell’art. 77 del D.P.R. n. 602 del 1973, sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta non è riconducibile all’ipoteca giudiziale disciplinata dall’art. 2818 c.c., con lo scopo di rafforzare l’adempimento di una generica obbligazione pecuniaria e avente titolo in un provvedimento del giudice, poiché si fonda su di un provvedimento amministrativo.

Accertamento: per la beneficiaria della scissione basta la cartella di pagamento

Questo per la responsabilità solidale relativa ai debiti tributari antecedenti all’operazione di scissione. Dunque, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23342 del 16 novembre 2016, ha stabilito che non va neppure reiterato l’accertamento. Infatti, in base all’art. 173 comma 13 del TUIR, in caso di scissione societaria, le “società beneficiarie sono responsabili in solido per le imposte, le sanzioni pecuniarie, gli interessi e ogni altro debito”. Inoltre, da un lato, le società beneficiarie della scissione possono partecipare ai procedimenti di accertamento e prendere cognizione dei relativi atti, dall’altro, ciò deve avvenire “senza oneri di avvisi o di altri adempimenti per l’Amministrazione”.

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4) Sanatoria delle cartelle esattoriali

Dopo l’approvazione alla Camera, il Decreto legge fiscale (D.L. 193/2016) è arrivato al Senato in modalità “blindata”, quindi, senza margini per ulteriori ritocchi.

Il provvedimento è, come è noto, uscito dalla Camera il 16 novembre 2016 con una serie di modifiche.

Sanatoria delle cartelle o meglio “definizione agevolata”

I contribuenti morosi potranno chiedere di chiudere la propria posizione con Equitalia e anche con i Comuni che riscuotono con l’ingiunzione di pagamento e non con il ruolo. Ammesse alla definizione agevolata (vengono scontati sanzioni e interessi di mora) anche i carichi affidati agli agenti della riscossione fino al 31 dicembre 2016. Un’estensione che, secondo le stime dell’Esecutivo, dovrebbe garantire 300 milioni in più nel 2017 e ben 1,1 miliardi nel 2018. Viene inoltre prevista la possibilità di saldare il conto in 5 rate (dalle precedenti 4 rate), versando il 70% nel 2017 e il restante in due tranche entro il 30 settembre dell’anno successivo. Si allungano anche i termini per l’adesione: la domanda potrà essere presentata entro il 31 marzo 2017 ed Equitalia dovrà rispondere entro il 31 maggio 2017 indicando importi e rate da pagare.

Le rate a luglio 2017 - settembre 2017 - novembre 2017 - aprile 2018 - settembre 2018.

La rottamazione del magazzino degli importi non riscossi tra il 2000 e il 2016 è accompagnata dall’addio a Equitalia. Il passaggio al nuovo ente pubblico economico (Agenzia delle Entrate - Riscossione) dal 1° luglio 2017 avverrà senza soluzione di continuità per tutti i dipendenti (nessuno escluso) e senza il superamento di una prova di esame.

Definizione agevolata

Sulla definizione agevolata si propone di seguito il commento redatto dal Servizio studi del Parlamento (Dossier del 15 novembre 2016):

La definizione agevolata consente la definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione negli anni compresi tra il 2000 e il 2015.

Aderendo alla procedura il contribuente può pagare solo le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, di interessi legali e di remunerazione del servizio di riscossione. Non sono dovute dunque le sanzioni, gliinteressi di mora e le sanzioni e somme aggiuntive gravanti su crediti previdenziali. Il pagamento può avvenire in un'unica rata o in un massimo di quattro rate (comma 1).

Si chiarisce che sono definibili con modalità agevolata tutti i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016, non dunque solo quelli iscritti a ruolo nel periodo 2000-2015. Viene stabilito che il pagamento delle somme con modalità agevolate sia in ogni caso dilazionato in rate, sulle quali sono dovuti

interessi al tasso del 4,5 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2017. In ogni caso il settanta per cento delle somme complessivamente dovute deve essere versato nell'anno 2017 e il restante trenta per cento nell'anno 2018; il pagamento è effettuato in rate di pari ammontare, nel numero massimo di tre nel 2017 e due nel 2018 (comma 1).

A tal fine dovrà essere presentata un'apposita dichiarazione, entro il 22 gennaio 2017, con la quale si manifesta la volontà di avvalersi della definizione agevolata (comma 2).

Viene prorogato il termine per presentare la dichiarazione che consente di accedere all'agevolazione, fissato nel 31 marzo 2017 (in luogo del 22 gennaio) chiarendo che entro la medesima data è possibile integrare la dichiarazione già presentata (comma 2).

L'agente della riscossione comunica gli importi dovuti a ciascun contribuente che presenti la relativa istanza (comma 3).

Si fissa al 31 maggio 2017 il termine entro cui l'agente della riscossione comunica ai debitori l'ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, il numero e la scadenza delle rate. Vengono specificate le date di scadenza delle singole rate con riferimento a ciascuno dei due anni 2017 e 2018 (comma 3).

Si precisa quali informazioni devono essere fornite dagli agenti della riscossione ai debitori, e in quali sedi, per individuare i carichi definibili; si dispone che entro il 28 febbraio 2017 l'agente della riscossione comunichi al debitore per quali carichi – affidati nel 2016 – non risulti ancora notificata la cartella di pagamento, l'avviso di accertamento o di addebito (quest'ultimo con riferimento ai crediti previdenziali) (commi 3-bise 3-ter).

Durante l'esame parlamentare (comma 4-bis) è stato chiarito che resta comunque rateizzabile, in deroga alla disciplina generale, il carico per cui il debitore è decaduto dalla definizione agevolata per mancato / inesatto pagamento: tale deroga opera se si tratta di carichi non precedentemente rateizzati, e a condizione che siano trascorsi meno di sessanta giorni tra la notifica dell'atto esecutivo e la dichiarazione di volersi avvalere della rateizzazione.

Si chiarisce che la presentazione della domanda di definizione agevolata consente di sospendere, fino alla scadenza della prima o dell'unica rata, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere relativamente alle rate di tali dilazioni, se scadono successivamente al 31 dicembre 2016. (comma 5).

Nella definizione agevolata sono altresì inclusi i carichi affidati agli agenti della riscossione che rientrano nei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento. Nelle proposte di accordo o del piano del consumatore, i debitori possono estinguere il debito senza corrispondere sanzioni, interessi di mora e eventuali somme aggiuntive, provvedendo al pagamento del debito, anche falcidiato, nelle modalità e nei tempi eventualmente previsti nel decreto di omologa dell'accordo o del piano del consumatore(commi 9-bis e 9-ter).

Oltre a precisare le risorse proprie UE escluse dalla definizione agevolata, con una norma di chiusura si chiarisce l'esclusione, nel novero dei carichi definibili con modalità agevolata, delle altre sanzioni, diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti dagli enti previdenziali (comma 10).

Per quanto riguarda le sanzioni amministrative per violazioni al Codice della strada, la relativa disciplina è ricondotta nell'alveo del comma 11 e, in tal caso, resta fermo che la definizione agevolata è limitata agli interessi, ivi compresi quelli per ritardato pagamento.

Si posticipa dal 31 dicembre 2018 al 30 giugno 2019 il termine entro il quale l'agente della riscossione trasmette agli enti creditori l'elenco dei debitori che hanno esercitato la facoltà di definizione e dei codici tributo per i quali è stato effettuato il versamento (comma 12).

Si estende alle quote affidate agli agenti della riscossione fino al 31 dicembre 2015, la previsione secondo la quale le comunicazioni di inesigibilità anche da soggetti creditori che hanno cessato o cessano di avvalersi di Equitalia, sono presentate entro il 31 dicembre 2019 (e non più entro il 2017). (comma 12-bis).

Si chiarisce che la prededucibilità opera sia per i debitori soggetti a procedure concorsuali, sia nel caso di procedure di composizione negoziale della crisi d'impresa contemplate nella legge fallimentare (comma 13).

Viene infine specificato che la definizione agevolata può riguardare anche il singolo carico iscritto a ruolo o affidato (comma 13-bis).

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5) Riproposta la voluntary disclosure

Il legislatore ripropone la voluntary disclosure. Tra le novità introdotte la possibilità di aderire entro il 31 luglio 2017 al rientro dei capitali per chi aveva sfruttato l’edizione “1.0” per sanare evasioni nazionali e viceversa. Niente sanzioni per chi ha già sfruttato la disclosure e non ha presentato il quadro RW.

In particolare, possono aderire alla nuova edizione della voluntary disclosure prevista dal decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017 anche i contribuenti che si sono avvalsi della precedente procedura di collaborazione volontaria, presentando istanza entro il 30 novembre 2015, limitatamente alle violazioni dichiarative per le attività detenute in Italia. Allo stesso modo, tale facoltà viene concessa a coloro che si sono avvalsi della voluntary disclosure limitatamente ai profili internazionali. Sono queste alcune delle novità contenute negli emendamenti approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera.

Le Commissioni Bilanci e Finanze della Camera dei Deputati hanno approvato alcuni emendamenti al D.L. n. 193/2016 - c.d. decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017. Tra le novità, anche alcune modifiche che intervengono sulla riapertura dei termini per la collaborazione volontaria - voluntary disclosure.

Introdotta per la prima volta dalla Legge n. 186 del 15 dicembre 2014, la procedura di collaborazione volontaria ha permesso di regolarizzare le violazioni di norme tributarie commesse fino al 30 settembre 2014. L’art. 7 del D.L. n. 193/2016 ha nuovamente concesso ai contribuenti tale possibilità, con riferimento alle violazioni commesse fino al 30 settembre 2016.

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6) Presunzioni fiscali: il limite dei 5mila euro sui prelevamenti mensili non vale per i professionisti

Tra gli emendamenti approvati al Decreto fiscale (D.L. 193/2016) vi rientra la modifica alla disciplina sulle presunzioni fiscali, di cui ha tenuto banco la polemica sulle verifiche dell’Amministrazione finanziaria sui conti correnti. In una risposta sui social il viceministro all’Economia, Enrico Zanetti, ha precisato che “non è stata introdotta alcuna nuova presunzione fiscale contro i contribuenti che prelevano oltre mille euro dal conto corrente”. La nuova norma, seppur con qualche difficoltà interpretativa, punta a chiarire che per i professionisti i prelievi bancari non sono mai un segnale di evasione (limitandosi a tradurre in norma la pronuncia di due anni fa della Corte costituzionale). Invece per gli imprenditori (intesi come ditte individuali) la presunzione di evasione, a normativa vigente basterebbero anche soli 100 euro senza pezze d’appoggio, scatta per i prelievi non giustificati superiori a 1.000 euro giornalieri e, comunque, superiori a 5mila euro mensili.

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7) Studi di settore aboliti ma restano le incognite

La disciplina degli accertamenti ai fini degli studi di settore cambia volto. La norma che, in tema di studi di settore, dà seguito a quanto anticipato dalla Commissione degli esperti del 7 settembre 2016 riunita presso la SOSE, è stata presentata quale emendamento al disegno di legge di conversione del D.L. n. 193/2016 (Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017).

Si tratta di una norma programmatica - e non poteva essere altrimenti - che, tuttavia, presenta delle incongruenze e delle incognite che non sono state colmate nel corso della discussione alla Camera.

La norma stabilisce che a decorrere dal 2017 tramite decreto ministeriale sono “individuati degli indici sintetici di affidabilità fiscale cui sono collegati livelli di premialità per i contribuenti più affidabili, anche in termini di esclusione o riduzione dei termini per gli accertamenti”.

In particolare, viene previsto che a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017, con decreto ministeriale sono individuati indici sintetici di affidabilità fiscale cui sono collegati livelli di premialità per i contribuenti più affidabili, anche in termini di esclusione o riduzione dei termini per gli accertamenti. La norma, introdotta con un emendamento al decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017, dà attuazione al processo di superamento degli studi di settore anticipato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze a settembre. La nuova disciplina, pur con alcune incongruenze ( anche tecniche ed incognite non ancora colmate nel corso dell’iter di conversione del provvedimento), disegna una nuova struttura nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria. Spetterà prima ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate e poi ai consulenti delle imprese, nonché alle imprese stesse, riuscire a mettere in atto tale novità.

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8) Sulle nuove comunicazioni periodiche IVA confermate le sanzioni più miti

Tra i diversi emendamenti approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera, al testo del Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017 (D.L. n. 193/2016), sono di particolare interesse gli emendamenti all’art. 4, che cercano calmare gli operatori del settore sull’applicazione della disciplina delle nuove comunicazioni trimestrali IVA.

In relazione alle comunicazioni trimestrali dei dati delle fatture emesse e ricevute e registrate, intervenendo sulla formulazione del art. 21, D.L. n. 78/2010, è stato previsto che - a decorrere dal 1° gennaio 2017 - i soggetti passivi dovranno trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate, con riferimento alle operazioni rilevanti ai fini IVA, i dati di tutte le fatture emesse nel trimestre di riferimento, e di quelle ricevute e registrate ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972, comprese le bollette doganali e le note di variazione.

I dati potranno essere inviati esclusivamente in forma analitica, secondo le modalità che saranno stabilite con un provvedimento direttoriale.

Le modifiche approvate in Commissione hanno differito il termine per l’invio dei dati relativi al secondo trimestre dell’anno al 16 settembre, in luogo dell’originaria scadenza prevista per la fine del mese di agosto.

Periodo di riferimento

Invio comunicazione

gennaio - febbraio - marzo

31 maggio

aprile - maggio - giugno

16 settembre

luglio - agosto - settembre

30 novembre

Ottobre - novembre - dicembre

28 febbraio

Inoltre, in base a quanto previsto dal nuovo art. 21-bis del medesimo D.L. n. 78/2010, entro le medesime date, i soggetti passivi (che liquidino l’IVA con cadenza mensile ovvero trimestrale) sono tenuti a comunicare i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche effettuate. La comunicazione deve essere effettuata sia nel caso in cui dalla liquidazione periodica emerga un credito sia in quello in cui emerga un debito. Sono esonerati da tale adempimento solo i contribuenti che non sono obbligati a presentare la dichiarazione annuale IVA o ad effettuare le liquidazioni periodiche.

L’emendamento approvato stabilisce che solo per il primo anno di applicazione di tal nuovi adempimenti, la comunicazione relativa al primo semestre deve essere inviata entro il 25 luglio 2017. In questo modo, quindi, anche in funzione delle esigenze legate all’adeguamento tecnico da effettuare, l’invio dei dati relativi ai primi due trimestri del 2017 viene unificato in un’unica data, anziché in due invii separati.

Infine, ai fini dell’adeguamento tecnologico dei sistemi, il legislatore ha previsto l’erogazione di un credito d’imposta pari a 100 euro per i soggetti che inviano trimestralmente i dati delle fatture emesse e ricevute e quelli relativi alle liquidazioni periodiche effettuate. Tale credito viene riconosciuto anche ai soggetti che hanno optato per la trasmissione telematica dei corrispettivi entro il 31 dicembre 2017.

A questi ultimi il legislatore ha previsto l’erogazione di un ulteriore credito d’imposta pari a 50 euro.

Sanzioni

Rilevanti modifiche sono apportate anche al regime sanzionatorio collegato ai nuovi adempimenti:

- per l’omessa o ritardata trasmissione dei dati relativi ad ogni fattura si applica la sanzione di 2 euro per ogni fattura, con un massimo di 1.000 euro a trimestre (prima prevista una sanzione una sanzione di 25 euro per fattura con un massimo di 25.000 euro).

La sanzione è ridotta alla metà, con un massimo di 500 euro, se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza prevista ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati (prima prevista una sanzione una sanzione di 25 euro per fattura con un massimo di 25.000 euro);

- per l’omessa, incompleta o infedele comunicazione delle liquidazioni periodiche si applica la sanzione compresa tra 500 euro (prima di 5.000 euro) e 2.000 euro (prima di 50.000 euro).

Anche in questo caso, la sanzione viene ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza prevista, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

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9) Torna il pagamento in forma cartacea del modello F24

Altre novità contenute nel D.L. 193/2016, come approvato dalla Camera il 16 novembre 2016, sono le seguenti:

Moratoria estiva anche per gli avvisi bonari

Stop ai versamenti fiscali derivanti da accertamenti automatici tra il 1° agosto e il 4 settembre.

Si prevede la sospensione, dal 1° agosto al 4 settembre, del termine di trenta giorni per il pagamento delle somme dovute, rispettivamente, a seguito dei controlli automatici, dei controlli formali e della liquidazione delle imposte sui redditi assoggettati a tassazione separata.

Si consente la cumulabilità dei termini di sospensione dell'accertamento con adesione al periodo di sospensione feriale dell'attività giurisdizionale.

PEC

Ampliato il ricorso alla PEC per notifiche e atti catastali.

Ritorna l’F24 cartaceo

L’utilizzo cartaceo viene consentito anche per le operazioni sopra i 1.000 euro per i contribuenti non titolari di partiva IVA.

Tax day

Le scadenze attualmente fissate al 16 giugno di ogni anno vengono (in parte) spostate: il versamento di IRES, IRPEF e IRAP al 30 giugno di ogni anno; i versamenti IMU e TASI restano al 16 giugno.

Dal 1° gennaio 2017 sono eliminati alcuni adempimenti: oltre allo speso metro annuale, la comunicazione all'Anagrafe tributaria dei dati relativi ai contratti stipulati dalle società di leasing e la comunicazione delle operazioni intercorse con operatori economici situati in Paesi c.d. black list. Sono inoltre semplificati gli adempimenti relativi alle comunicazioni delle operazioni intracomunitarie. La dichiarazione annuale IVA, a decorrere dal 2017, deve essere presentata nel periodo tra il 1° febbraio e il 30 aprile.

Certificazione Unica

Il termine per l’invio della CU da parte dei datore di lavoro viene spostato dal 28 febbraio al 30 marzo. Slitta di un mese il termine per l’invio della certificazione unica dei redditi - CU da parte dei sostituti d’imposta. Questo è uno degli emendamenti approvati dalle Commissioni riunite Bilancio, Tesoro e programmazione e Finanze al DDL di conversione in legge del decreto fiscale, collegato alla legge di Bilancio 2017. Nello specifico, secondo la modifica approvata, le certificazioni uniche dei redditi potranno essere consegnate ai sostituiti entro il 31 marzo. Slitta anche il termine della trasmissione telematica delle stesse, da effettuarsi entro il 7 aprile.

CAF

Processata entro il 7 luglio la maggior parte delle dichiarazioni, i CAF potranno inviare i modelli fino al 23 luglio.

In particolare, si consente ai CAF-dipendenti e ai professionisti abilitati, fermo restando il termine del 10 novembre per la trasmissione delle dichiarazioni integrative, di completare entro il 23 luglio di ciascun anno le seguenti attività:

a) comunicazione all'Agenzia delle entrate, in via telematica, del risultato finale delle dichiarazioni;

b) consegna al contribuente di copia della dichiarazione dei redditi elaborata e del relativo prospetto di liquidazione;

c) trasmissione telematica all'Agenzia delle entrate delle dichiarazioni predisposte.

Tale facoltà è consentita a condizione che entro il 7 luglio dello stesso anno i predetti intermediari abbiano effettuato la trasmissione di almeno l'80 per cento delle dichiarazioni.

Il comma 47 modifica la disciplina della dichiarazione precompilata, di fatto posticipando al 23 luglio di ciascun anno la possibilità dei contribuenti di inviare all'Agenzia delle entrate direttamente, in via telematica, la dichiarazione precompilata senza che questo determini la tardività della presentazione (a tal fine è aggiunto il comma 3-bis all'articolo 4 del D.Lgs. n. 175 del 2014).

Il comma 48 prevede che in caso di infedeltà del visto sulle dichiarazioni elaborate dai CAF e dai professionisti questi ultimi possono produrre una dichiarazione rettificativa o una comunicazione rettificata, anche dopo il termine del 10 novembre previsto dalla legislazione vigente, sempre che l'infedeltà del visto non sia già stata contestata. In tal caso è dovuta la sola sanzione, riducibile ai sensi delle norme previste per il ravvedimento operoso (art. 39, comma 1, lett. a) del D.Lgs. n. 241 del 1997).

Partite IVA

Se inattive per tre anni verranno chiuse d’ufficio dall'Agenzia delle Entrate.

Emissione elettronica delle fatture per il tax free shopping

Il nuovo articolo 4-bis disciplina l'emissione elettronica delle fatture per il tax free shopping. In particolare si prevede che per gli acquisti di beni per un complessivo importo, comprensivo dell'imposta sul valore aggiunto, superiore a 155 euro destinati all'uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio doganale della Comunità (in sgravio IVA), a partire dal 1° gennaio 2018 l'emissione delle relative fatture deve essere effettuata dal cedente in modalità elettronica.

Versamenti Iva annuali entro il termine del Modello Unico

Con finalità di coordinamento, interviene sulle disposizioni in tema di termini per i versamenti IVA, al fine di raccordarsi alle modifiche di cui al comma 19 (il quale elimina il riferimento alla dichiarazione unificata annuale).

Iva San Marino

Si sopprime la comunicazione degli acquisti senza addebito di IVA effettuati nella Repubblica di San Marino da parte degli operatori economici italiani, soggetti passivi IVA (articolo 16, lettera c), del D.M. 24/12/93). Se ne prevede l'applicazione a decorrere dalle comunicazioni relative al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016.

Nel Modello Unico non si indicano immobili all’estero

Si prevede che non debbano essere indicati nella dichiarazione dei redditi gli immobili situati all'estero per i quali non siano intervenute variazioni nel corso del periodo d'imposta. Rimane fermo l'obbligo di indicazione in dichiarazione dei versamenti relativi all'imposta sul valore degli immobili situati all'estero (IVIE) (modifica all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 167 del 1990).

Cedolare secca

In tema di cedolare secca sugli affitti, si stabilisce che la mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga del contratto, ferma l'applicazione della sanzione, non comporta la revoca dell'opzione esercitata in sede di registrazione del contratto di locazione, qualora il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente con la volontà di optare per il regime della cedolare secca, effettuando i relativi versamenti e dichiarando i redditi da cedolare secca nel relativo quadro della dichiarazione dei redditi (modifica all'articolo 3, comma 3, del D.Lgs. n. 23 del 2011).

Modifiche al TUIR per le opzioni

Si modifica in più parti le norme del Testo Unico delle Imposte sui Redditi – TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986).

In primo luogo (lettera a)), la locuzione "mancato rinnovo", utilizzata dal TUIR con riferimento all'esercizio di opzioni per i regimi fiscali ivi disciplinati, viene sostituita con "revoca". Di conseguenza, con le modifiche proposte, le opzioni esercitabili ai sensi del TUIR si intendono tacitamente prorogate oltre il limite naturale, a meno che non intervenga l'espressa revoca da parte del soggetto interessato.

Si chiarisce che la tacita prosecuzione opera con riferimento all'opzione per il regime di tassazione per trasparenza di cui all'articolo 115 TUIR (lettera b)) e per il consolidato nazionale, di cui all'articolo 117 TUIR (lettera c)); in tale ultimo caso l'ente controllante può scegliere per l'eventuale attribuzione delle perdite residue in caso di interruzione anticipata della tassazione di gruppo, o di revoca dell'opzione.

La lettera d) modifica l'articolo 124 TUIR, concernente la disciplina dell'interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del triennio. Si consente in tale caso, in alternativa all'ordinario criterio di riparto delle perdite – che le pone in capo alla consolidante – di attribuire tali componenti negativi alle società che le hanno prodotte, al netto di quelle utilizzate, e nei cui confronti viene meno il requisito del controllo.

L'utilizzo di tale criterio deve essere comunicato all'Agenzia delle entrate. Entro trenta giorni dal venir meno del requisito del controllo, la società o ente controllante è tenuta a comunicare all'Agenzia delle entrate l'importo delle perdite residue attribuito a ciascun soggetto.

Le modifiche della lettera e) intendono coordinare la disciplina della tassazione di gruppo con le introdotte modifiche sul rinnovo tacito delle opzioni, nonché sulla comunicazione all'erario della distribuzione delle perdite tra i soggetti partecipanti al consolidato (a tal fine modificando l'articolo 125 TUIR).

La lettera f) del comma 27 apporta modifiche alla disciplina del consolidato mondiale (articolo 132, comma 1, TUIR) al fine di consentire anche in tale ipotesi il tacito rinnovo dell'opzione allo scadere del periodo di riferimento.

La lettera g) infine modifica le norme sulla speciale determinazione dell'imponibile delle imprese marittime (cd. tonnage tax), chiarendo che anch'essa è tacitamente rinnovata, salvo revoca, al termine di ciascun decennio (termine di operatività di tale opzione).

Il comma 28 demanda a un decreto ministeriale l'adeguamento delle vigenti norme secondarie alle modifiche in tema di rinnovo tacito delle opzioni.

Il comma 29 chiarisce che, per le opzioni da comunicare con dichiarazione dei redditi, ove l'adempimento non sia tempestivamente eseguito, è comunque possibile accedere all'opzione, purché non vi sia stato un inizio di attività di accertamento o di contestazione di sanzioni da parte dell'Amministrazione e in presenza di specifiche condizioni di legge (presenza dei requisiti richiesti dalla normativa di riferimento;

comunicazione effettuata entro il termine della prima dichiarazione utile; pagamento delle sanzioni nella misura minima, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 16 del 2012).

Ai sensi del comma 30, le disposizioni sul rinnovo tacito delle opzioni del TUIR e le relative norme di coordinamento (commi 27-29) si applicano a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

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10) Dichiarazione integrativa a favore

Il D.L. 193/2016, approvato dalla Camera il 16 novembre 2016, estende la possibilità per il contribuente di presentare la dichiarazione integrativa a favore (Irpef, Irap, sostituti d'imposta) anche oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo. In tal caso il credito che dovesse emergere dalla dichiarazione presentata oltre detto termine potrà essere utilizzato in compensazione per eseguire il versamento di debiti maturati a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa.

Resta ferma l'applicazione delle sanzioni ridotte. La dichiarazione annuale IVA può essere integrata in senso favorevole entro i termini previsti per l'accertamento. L'eventuale credito derivante da un minor debito o da un maggior credito, emergente dalla dichiarazione integrativa presentata entro il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo, può essere portato in detrazione in sede di liquidazione periodica o nella dichiarazione annuale, oppure utilizzato in compensazione o chiesto a rimborso se ricorrono i presupposti. Anche in tal caso resta ferma l'applicazione delle sanzioni ridotte.

Non è più richiesta l'indicazione dell'eventuale utilizzo del credito già effettuato in compensazione nella dichiarazione relativa al periodo di imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa, salvo il diritto di far valere in sede di accertamento o di giudizio eventuali errori.

Tra i soggetti ammessi all'utilizzo in compensazione, in caso di dichiarazione integrativa IVA, sono inclusi i produttori agricoli (comma 1).

La riduzione della sanzione in caso di ravvedimento e di regolarizzazione degli errori e delle omissioni, per determinate ipotesi, viene estesa anche ai tributi doganali ed alle accise amministrati dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Per gli stessi tributi non si applica la generale preclusione al ravvedimento consistente nel fatto che la violazione sia stata già constatata e comunque sia iniziato l'accertamento, salva la notifica di avvisi di pagamento e atti di accertamento (comma 1-bis).

Si modifica la disciplina relativa allo scomputo dall'imposta delle ritenute alla fonte a titolo d'acconto e sui redditi sottoposti a tassazione separata. In particolare, per le ritenute operate nell'anno successivo a quello di competenza dei redditi ma anteriormente alla presentazione della dichiarazione, si consente di scegliere se scomputarle dall'imposta relativa al periodo di competenza dei redditi, ovvero dall'imposta dovuta nel periodo di imposta nel quale le ritenute sono state operate (comma 2-bis).

Definizione delle controversie in materia di accise e di IVA (articolo 5-bis)

L'Agenzia delle Dogane è autorizzata a definire con transazioni, entro il 30 settembre 2017, le liti fiscali pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, aventi ad oggetto il recupero dell'accisa su prodotti energetici, alcol e bevande alcoliche. Le imposte oggetto del contenzioso devono riferirsi a fatti verificatisi anteriormente al 1° aprile 2010.

Il soggetto passivo può estinguere la pretesa tributaria pagando, entro sessanta giorni dalla transazione, almeno il venti per cento dell'accisa e della relativa imposta sul valore aggiunto in contestazione. Sono esclusi interessi, indennità di mora e sanzioni.

Il pagamento può essere effettuato in un massimo di sette rate annuali. In tal caso il tasso degli interessi legali è maggiorato di due punti. Resta fermo il recupero delle imposte nei confronti del responsabile del reato.

I giudizi in corso sono sospesi, a richiesta del soggetto obbligato. Il pagamento di quanto previsto determina l'estinzione delle liti fiscali pendenti a tale titolo, in ogni stato e grado di giudizio. Tale nuova disciplina si applica solo se il procedimento penale, eventualmente instauratosi, non abbia riconosciuto il dolo o la colpa grave per gli stessi fatti.

Lavoratori in trasferta e trasfertisti (articolo 7-quinqiues)

Si introduce una norma interpretativa sulle agevolazioni IRPEF applicabili ai lavoratori trasfertisti, che consistono nell'abbattimento al 50 per cento del reddito imponibile percepito a titolo di indennità e premi. Si chiarisce che per rientrare in tale agevolazione sono richieste contestualmente le seguenti condizioni:

a) mancata indicazione nel contratto e/o lettera di assunzione della sede di lavoro;

b) svolgimento di una attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;

c) corresponsione al dipendente di una indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.

Ove non siano presenti contestualmente dette condizioni è comunque riconosciuto il diverso trattamento previsto per le indennità di trasferta, le quali concorrono parzialmente alla formazione dell'imponibile IRPEF nei limiti e alle condizioni di legge.

Semplificazioni per i contribuenti in regime dei «minimi» (articolo 7-sexies)

Aggiunge un periodo al comma 58 della legge di stabilità 2014 che disciplina l'applicazione dell'Iva alle operazioni attive e passive poste in essere dai contribuenti "minimi". In particolare, si prevede che le cessioni all'esportazione non imponibili, individuate dal D.P.R. Iva, siano ammesse nel regime dei minimi, ma nei limiti e secondo le modalità stabiliti con apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.

Articolo 16 - Entrata in vigore

Dispone in ordine alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame fissandola al giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il 24 ottobre 2016.

L'articolo 7-sexies aggiunge un periodo al comma 58 della legge di stabilità 2014, che disciplina l'applicazione dell'Iva alle operazioni attive e passive poste in essere dai contribuenti "minimi". In particolare, per quanto riguarda le importazioni, le esportazioni e le operazioni ad esse assimilate, il predetto comma le assoggetta alle ordinarie regole, fermo restando l'impossibilità di avvalersi della facoltà di acquistare senza applicazione dell'imposta (ai sensi dell'articolo 8, primo comma, lettera c) e secondo comma del decreto Iva). Con le modifiche in esame si prevede che le cessioni all'esportazione non imponibili, individuate dal DPR IVA, sono ammesse nel regime dei minimi, ma nei limiti e secondo le modalità stabiliti con apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.

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11) Dichiarazione Iva omessa? Niente problemi, l’Agenzia avvia la “compliance”

Chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione Iva verrà preavvisato dal Fisco con una semplice comunicazione che lo inviterà a trasmetterla mediante ravvedimento operoso. Dunque, la fase della “compliance” si amplia ed abbraccia anche gli adempimenti annuali Iva.

Un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, pubblicato sul sito internet istituzionale il 17 novembre 2016, mette in atto quanto previsto dall’articolo 1, commi da 634 a 636, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante la “Comunicazione per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti che hanno omesso di presentare la dichiarazione IVA ovvero l’hanno presentata con la sola compilazione del quadro VA”.

Dunque, per stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione di specifici contribuenti soggetti passivi IVA, con le modalità previste dal presente provvedimento, le informazioni derivanti dal confronto dei dati relativi alla presentazione della comunicazione annuale dei dati IVA con quelli relativi alla presentazione della dichiarazione ai fini IVA, da cui risulterebbe la mancata presentazione della dichiarazione ai fini IVA ovvero la presentazione della stessa con la compilazione del solo quadro VA.

Al contribuente vengono fornite le informazioni per una valutazione in ordine alla correttezza dei dati in possesso dell’Agenzia delle entrate; ciò consente al contribuente di poter fornire elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti in grado di giustificare la presunta anomalia.

Dati contenuti nelle comunicazioni inviate dalle Entrate:

- codice fiscale e denominazione e cognome e nome del contribuente;

- numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;

- comunicazione annuale dei dati IVA presentata relativa all’anno d’imposta 2015;

- dichiarazione IVA presentata relativa all’anno di imposta 2015;

- protocollo identificativo e data di invio della comunicazione e della dichiarazione di cui ai punti.

L’Agenzia delle entrate trasmette la comunicazione a mezzo PEC e comunque la stessa è disponibile nel cd. “cassetto fiscale”. I dati vengono anche comunicati alla Guardia di Finanza.

Modalità con cui il contribuente può regolarizzare errori od omissioni ebeneficiare della riduzione delle sanzioni previste per le violazioni stesse

Coloro che non hanno presentato la dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2015 possono regolarizzare la posizione presentando la dichiarazione entro 90 giorni decorrenti dal 30 settembre 2016, con il versamento delle sanzioni in misura ridotta.

I contribuenti che hanno presentato la dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2015 con la compilazione del solo quadro VA possono regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commessi secondo le modalità previste dall’articolo 13 del Decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, beneficiando della riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione

delle violazioni stesse, così come previsto dalla medesima disposizione normativa.

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12) E' compatibile il credito di imposta con il regime della “tonnage tax”

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 104/E del 17 novembre 2016, che si è soffermata sulla compatibilità del credito di imposta di cui all’art. 4, comma 1 del D.L. n. 457 del 1997, con il regime di c.d. “tonnage tax”.

In merito, la circolare n. 72 del 21 dicembre 2007, dopo aver illustrato i contenuti delle agevolazioni, chiarisce che “l’agevolazione di cui all’articolo 4 del citato decreto legge n. 457 del 1997, ricorrendone le condizioni, è ancora fruibile: - dai soggetti che non hanno optato per la tonnage tax […]”.

Ciò nondimeno, da una lettura sistematica delle due discipline, l’Agenzia ritiene che l'incompatibilità tra il regime di tonnage tax e l'agevolazione prevista dall'articolo 4 della Legge n. 30 del 27.02.1998 sussista unicamente in relazione alla determinazione del reddito (esenzione dell' 80% dalla base imponibile ex art. 4, comma 2 della legge n. 30/1998) e non alla spettanza del credito di imposta previsto per i marittimi (articolo 4, comma 1, legge n. 30/1998).

In particolare, il citato credito d'imposta attiene agli obblighi del sostituto di imposta e non alle modalità di determinazione del reddito, a cui, invece, fanno riferimento le disposizioni proprie del regime di tonnage tax e l'articolo 4, comma 2, della Legge n.30/1998.

Inoltre, la Circolare n.72/E del 2007, al paragrafo 9.5, sul punto in questione, dopo aver citato le agevolazioni previste dall’articolo 4 del D.L. n. 457/1997, fa riferimento unicamente alla “ singola agevolazione” e non “alle agevolazioni” di cui all’articolo 4 (ossia, credito di imposta per le ritenute di cui al comma 1, esenzione dell’ 80% del reddito calcolato analiticamente, di cui al comma 2).

Può, quindi, evincersi che l’interpretazione corretta della Circolare risiede esclusivamente nella valorizzazione dell’incompatibilità del regime di tonnage tax con la agevolazione relativa all’esenzione dell’80% del reddito (Ires o Irpef) prevista dall’articolo 4; di talchè non sussiste alcuna incompatibilità del regime suddetto di tonnage tax con il credito di imposta sulle ritenute operate ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del citato D.L.

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13) Iva sulla somministrazione di alimenti o bevande tramite distributori automatici a capsule o cialde

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 103/E del 17 novembre 2016, ribadisce, in linea con una risoluzione, che l’aliquota ridotta del 10% può essere legittimamente applicata solo nel caso in cui l’acquirente della capsula/cialda sia l’effettivo utilizzatore della stessa, in qualità di consumatore finale.

Nel caso, invece, di passaggi intermedi delle capsule o cialde, l’aliquota applicabile, in relazione alle cessioni effettuate nei confronti di soggetti diversi dal consumatore finale, rimane quella propria del particolare prodotto ceduto. Le cessioni delle capsule/cialde effettuate nei confronti di soggetti diversi dagli utilizzatori effettivi, infatti, non possono essere giuridicamente qualificate come “somministrazione di alimenti e bevande”, atteso che il servizio di somministrazione della bevanda si concretizza solo nella fase in cui il procedimento meccanico, realizzato attraverso il distributore automatico, determina la trasformazione della cialda/capsula in una bevanda.

Tale eccezione, tuttavia, non ricorre ove l’acquirente sia il datore di lavoro che acquista la partita di cialde per l’utilizzo proprio o dei collaboratori, ferma restando l’indetraibilità dell’IVA sull’acquisto delle cialde in capo allo stesso.

In merito al secondo quesito posto, infine, l’Agenzia chiarisce che per potersi riconoscere sussistente una somministrazione di alimenti e bevande mediante distributori automatici a capsule o cialde, soggetta all’aliquota ridotta del 10%, è necessario che le cessioni di dette capsule o cialde vengano effettuate nei confronti di clienti che utilizzano distributori a cialde concessi loro a noleggio o in comodato gratuito dalla stessa società-fornitrice: è necessario, cioè, che il contratto di comodato o noleggio e le fatture relative alla fornitura di capsule o cialde siano intestati alla stessa persona.

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14) In arrivo una decontribuzione totale per il Sud?

Come annunciato dal Premier Renzi, è in arrivo la decontribuzione totale per le aziende del Sud che assumono giovani nel 2017: un beneficio pieno che si traduce in uno sgravio fino a 8.060 euro, per 12 mesi, per tutte le assunzioni a tempo indeterminato o in apprendistato di giovani, disoccupati e over50 che verranno effettuate nelle 8 Regioni del Meridione.

Vincenzo D’Andò