CNDCEC: nuova guida agli adempimenti antiriciclaggio

Dal diario del 4 novembre 2016
Tra le attività di natura cautelare, che vedono tra i destinatari anche i Commercialisti, rientra la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di finanziamento del terrorismo, richiamato dall’art.2 del d.lgs. 21/11/2007, n.231, ed ancor prima dal d.lgs. 22/6/2007, n. 109.
La recente proposta di direttiva, emanata dalla Commissione Europea il 5 luglio 2016, contiene indicazioni per intercettare canali di trasferimento che sfuggono attualmente all’applicazione delle misure di adeguata verifica e di segnalazione di operazioni sospette. Il GAFI ha in corso la definizione di specifici indicatori di rischio, derivanti dalla collaborazione di tutte le istituzioni internazionali; nel frattempo Banca d’Italia nell’aprile 2016 ha richiamato ad una attenta valutazione degli indicatori di anomalia emessi in particolare il 24 agosto 2010.
Alla luce di ciòra, la Commissione antiriciclaggio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili ha pubblicato, il 2 novembre 2016, un documento informativo ad integrazione delle Linee Guida a suo tempo emanate.
Adempimenti del professionista
Questi di seguito gli argomenti trattati:
L’adeguata verifica del cliente per il contrasto del finanziamento al terrorismo
Per quanto riguarda l’obbligo di adeguata verifica del cliente, il sistema di prevenzione e contrasto del finanziamento al terrorismo non prevede diversi e ulteriori obblighi rispetto agli adempimenti previsti per il contrasto del riciclaggio e, quindi, tutte le normali attività dovranno essere svolte senza particolari modifiche. Precisamente rimangono vigenti le norme e le modalità di esecuzione dell’adeguata verifica nei consueti casi di:
– adeguata verifica semplificata, prevista agli artt. 25 e 26 del d.lgs. 231/2007, in presenza e previa verifica dell’effettiva esistenza dei relativi presupposti soggettivi e oggettivi;
– adeguata verifica rafforzata, prevista all’art. 28 del d.lgs. 231/2007, in presenza e previa verifica dell’effettiva esistenza dei relativi presupposti soggettivi e oggettivi;
– adeguata verifica ordinaria, prevista agli artt. 18 e 19 del d.lgs. 231/2007 in tutti gli altri casi.
Gli ordinari presidi e obblighi di adeguata verifica devono, dunque, essere rispettati; in particolare, devono essere assolti prima dell’inizio dell’attività professionale gli obblighi di identificazione del cliente e dell’eventuale titolare effettivo, secondo le note modalità di approccio basato sul rischio e quindi con un livello e un approfondimento delle attività commisurato alla portata del rischio da gestire, con verifica dei relativi dati mediante il confronto con quelli desumibili da una fonte affidabile ed indipendente.
Tra le fonti affidabili e indipendenti, secondo la normativa primaria e secondaria, rientrano:
a) i documenti di identità o riconoscimento in corso di validità;
b) gli atti pubblici, le scritture private autenticate, i certificati qualificati utilizzati per la generazione di una firma digitale associata a documenti informatici;
c) la dichiarazione della rappresentanza diplomatica e dell’autorità consolare italiana;
d) gli archivi camerali, gli albi ed elenchi di soggetti autorizzati, gli atti costitutivi, gli statuti, i bilanci o documenti equivalenti, le comunicazioni rese al pubblico in conformità alla normativa di settore (quali prospetti, comunicazioni di partecipazioni rilevanti o informazioni privilegiate);
e) le informazioni provenienti da organismi e autorità pubbliche, ivi compresa la pubblica amministrazione, anche di Stati esteri, purché Paesi terzi equivalenti; tali informazioni possono essere acquisite anche attraverso i siti web.
In merito al concetto della verifica dei dati, è opportuno richiamare quanto già previsto in materia di antiriciclaggio:
– in generale, qualora per il cliente persona fisica sia stato acquisito un documento di identità in corso di …

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