Addio al redditometro? Conferisce all’Agenzia delle entrate un potere che va manifestamente oltre quello della ispezione fiscale consentito dalla Costituzione

di Massimo Pipino

Pubblicato il 26 novembre 2016

proponiamo alcune riflessioni su una sentenza di merito (CTP di Catania) da cui possono emergere spunti estremamente interessanti per definire le difese del contribuente contro un accertamento redditometrico

queen_of_heartsLa CTP di Catania, con la sentenza n. 473 dell’11 gennaio 2016, ha demolito l'intera disciplina di quello che sino a ieri è stato lo strumento di accertamento presuntivo favorito dell’Agenzia delle Entrate. Vista la complessità della vicenda che ha portato nel tempo a queste conclusioni, prima di analizzare la sentenza in parola, sarà opportuno ripercorrere brevemente la vicenda legislativa che ha portato al cosiddetto “redditometro”.

L’accertamento sintetico a mezzo di "redditometro", altrimenti detto “accertamento redditometrico”, è stato disciplinato, nella versione originaria, dalla seconda parte del comma 4 dell’articolo 38 del D.P.R. n. 600/1973 e trova applicazione nei confronti delle sole persone fisiche a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto (un quarto nella previsione originaria) rispetto a quello indicato da parte del contribuente in sede di dichiarazione.

In realtà, il metodo sintetico si articola in due distinte tecniche di rettifica, corrispondenti a diverse tipologie di elementi rivelatori di un reddito complessivo maggiore rispetto a quanto dichiarato dal contribuente stesso.

La differenza tra le due tecniche consiste nel fatto che nell’un caso spetta all’Ufficio che procede all’accertamento individuare, di volta in volta, gli elementi dimostrativi del maggior reddito rilevato rispetto a quanto dichiarato e valutarne, poi, la portata concreta; nell’altro caso l’Ufficio si avvale di ragionamenti in un certo senso “preconfezionati”, contenuti in decreti ministeriali all’uopo emanati.

È la seconda tecnica di rettifica ad essere nota come “redditometro” ed in tale fattispecie, la determinazione sintetica del reddito, fondata su indici di spesa e coefficienti di calcolo individuati in appositi decreti ministeriali, si basa non già sulla spesa effettiva bensì su quella figurativa. Nel caso in cui il reddito dichiarato dallo stesso contribuente risulti essere inferiore di un quarto rispetto a quello determinato sinteticamente sulla base della disponibilità di beni e servizi tassativamente indicati nell’apposito decreto emanato dal Ministero delle Finanze, in quanto ritenuti dalla legge espressione di una certa capacità contributiva e, inoltre, sulla base di spese per incrementi patrimoniali (tale ultima previsione era specificamente normata dal comma n. 5 del citato articolo 38), l’Amministrazione Finanziaria ha la facoltà di procedere alla rettifica delle dichiarazioni presentate. Con tale metodo si va quindi a determinare il reddito “sintetico” ossia “spendibile” del contribuente, in quanto già liber