Ecco la stretta sui voucher – diario quotidiano dell’11 ottobre 2016

Pubblicato il 11 ottobre 2016



1) Nullo l’avviso di accertamento che riprende a tassazione la deduzione delle spese di sponsorizzazione
2) In vigore la stretta sui voucher
3) Studi associati soggetti ad IRAP anche per il passato
4) A chi spetta l’esenzione da IMU sugli orti
5) Niente accertamenti analitico-induttivo senza tenere conto delle scritture contabili
6) Agenzia delle Entrate e Protezione civile: firmato accordo
7) IFAC: al via sondaggio 2016 sugli studi professionali
8) Codice doganale dell’Unione: chiarimenti sui regimi speciali
9) SuperEnalotto e Win for Life: istituiti i codici tributo per pagare al fisco con l’F24
10) Incremento delle nuove partite Iva nel mese di agosto: +9,2%
business-commercialista-telematico-2Indice: 1) Nullo l’avviso di accertamento che riprende a tassazione la deduzione delle spese di sponsorizzazione 2) In vigore la stretta sui voucher 3) Studi associati soggetti ad IRAP anche per il passato 4) A chi spetta l’esenzione da IMU sugli orti 5) Niente accertamenti analitico-induttivo senza tenere conto delle scritture contabili 6) Agenzia delle Entrate e Protezione civile: firmato accordo 7) IFAC: al via sondaggio 2016 sugli studi professionali 8) Codice doganale dell’Unione: chiarimenti sui regimi speciali 9) SuperEnalotto e Win for Life: istituiti i codici tributo per pagare al fisco con l’F24 10) Incremento delle nuove partite Iva nel mese di agosto: +9,2% ****

1) Nullo l’avviso di accertamento che riprende a tassazione la deduzione delle spese di sponsorizzazione

Contratto di sponsorizzazione stipulato con ASD: é nullo l’avviso di accertamento che riprende a tassazione la deduzione delle spese.

I corrispettivi in favore di associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuti dalle Federazioni sportive, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore ad Euro 200.000, non possono considerarsi semplici erogazioni liberali, né essere recuperate a tassazione per mancanza di inerenza, essendovi al riguardo la presunzione assoluta ai sensi dell’art. 90, comma 8 della Legge 289 del 2002, che, invece, ne prevede l’integrale deducibilità da parte della società (soggetto erogante), ai sensi dell’art. 108 del Tuir (nell’esercizio in cui sono state sostenute).

L’Agenzia delle entrate, che ritiene tali spese antieconomiche, non può comunque interferire sulle scelte aziendali fatte dal manager. Garantita, dunque, la deducibilità almeno fino all’importo annuo complessivamente non superiore a € 200.000.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale delle Marche che, con la sentenza n. 329/02 del 23 maggio 2016, ha ribaltato le decisione dei giudici sottostanti, che si è avvalsa del dato normativo di cui al comma 8 dell’art. 90 della Legge 289/2002.

L’Agenzia delle entrate, mediante avviso di accertamento, aveva contestato ad una società la deduzione fiscale degli importi erogati ad una ASD a seguito dell’avvenuta stipula del contratto di sponsorizzazione, con il quale l’associazione sportiva si impegnava a fare apporre sulle maglie e cappelli dei propri giocatori il logo della società da utilizzare nel corso delle partite di calcio. Il corrispettivo pattuito era stato di € 15.000,00 (compreso Iva) annuo. Questo poiché l’Agenzia riteneva che la spesa non fosse congrua ed inerente all’attività esercitata, per cui procedeva a ridurla soltanto nella misura di € 3.000,00, riprendendo così a tassazione € 12.000,00. In un secondo momento poi la stessa Agenzia aveva riconosciuto alla società la deduzione del 50% (€ 7.500,00). Questa procedura veniva confermata dal giudice di primo grado (C.T.P.), per cui la società è stata costretta a ricorrere in appello.

Ed, in effetti, la società (contribuente), esercente la vendita di pizza, aveva avuto ragione, poiché aveva ricevuto dall’ente non commerciale regolare fattura, peraltro non contestata dall’Amministrazione finanziaria, e dall’avvenuta sponsorizzazione aveva avuto solo benefici economici mediante l’aumento del proprio fatturato.

Per conseguenza, la CTR Marche ha respinto il ricorso delle Entrate, stabilendo che, ai sensi della suddetta normativa (co. 8, art. 90, L. 289/2002), è comunque deducibile “.... Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario ....".

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2) In vigore la stretta sui voucher

Sulla Gazzetta Ufficiale, n. 235 del 7 ottobre 2016, è stato pubblicato il D.Lgs. 24 settembre 2016 n. 185, contenente disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi attuativi del Jobs Act.

Il provvedimento, entrato in vigore dal 8 ottobre 2016, introduce la tracciabilità dei voucher e l’estensione degli ammortizzatori sociali per le aree di crisi complessa.

Inoltre, il decreto correttivo, modificando l’art. 26, comma 4 del DLgs. 151/2015, ha esteso la possibilità di assistere il lavoratore nell’inoltro delle dimissioni per via telematica ai consulenti del lavoro e alle sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del Lavoro.

Nello specifico, quindi, lo schema del decreto legislativo, recante disposizioni correttive al decreto legislativo n. 151/2015 (c.d. Decreto Semplificazioni), tra le altre cose, ha previsto che la procedura relativa alla presentazione telematica delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali possa avvenire anche per il tramite e con l’assistenza dei consulenti del lavoro e delle sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Il decreto ha pertanto recepito le principali proposte presentate dai consulenti, che comprendono anche:

- la piena tracciabilità del voucher con l’introduzione dell’obbligo di indicare preventivamente anche l’esatta collocazione temporale della prestazione lavorativa;

- la modifica del termine per la richiesta di Cigo concernente “eventi oggettivamente non evitabili” che ora scade alla fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento (e noi riteniamo che per “eventi oggettivamente non evitabili” debbano intendendosi tutti quelli non determinati da decisioni del datore di lavoro, compresi quelli legati all’andamento del mercato).

Il provvedimento introduce diverse integrazioni. Tra le più rilevanti quelle che riguardano il lavoro accessorio (i cd. voucher), volte a garantire la piena tracciabilità dei voucher. Si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l'ora di inizio e di fine della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a 3 giorni. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

Circa i ritocchi al Dlgs 148/2015, le novità di maggior interesse riguardano la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà «difensivi» in contratti di solidarietà «espansivi», così da favorire l'incremento degli organici e l'inserimento di nuove e più aggiornate competenze; la possibilità per le imprese di rilevante interesse strategico per l'economia nazionale, che abbiano concluso accordi in sede governativa entro il 31 luglio 2015, di richiedere la reiterazione della riduzione contributiva di cui all'articolo 6, comma 4, del dl 510 del 1996 per la durata stabilita da apposita commissione istituita presso Palazzo Chigi e comunque entro il limite di 24 mesi; il miglioramento della Naspi riconosciuta ai lavoratori con qualifica di stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali; l'ampliamento, per l'anno 2016, della percentuale (dal 5 al 50%) delle risorse finanziarie non spese che le regioni e le province autonome possono utilizzare, anche in deroga ai criteri di cui al decreto n. 83473 del 2014, per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga. In alternativa, è prevista la possibilità per le regioni e province autonome di destinare le risorse non spese ad azioni di politica attiva; l'aumento del finanziamento destinato al pagamento della cigs per le imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata o destinatarie di interdittiva antimafia; la possibilità di autorizzare un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria per le imprese operanti nelle c.d. aree di crisi complessa già individuate. La prestazione può essere concessa, per non più di 12 mesi. Per accedere alla misura le imprese devono presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori.

Le modifiche ai dlgs 149, 150 e 151 del 2015 sono, infine, precisazioni riguardanti questioni organizzative e gestionali dell'Ispettorato dell'Isfol e dell'Anpal, nonché la disciplina in materia di diritto al lavoro delle persone con disabilità.

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3) Studi associati soggetti ad IRAP anche per il passato

Studi associati sempre soggetti ad IRAP: ai fini di tale imposta regionale, l’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto d’imposta.

L'eventuale assenza del requisito dell'autonoma organizzazione assume rilevanza unicamente nei casi in cui l’attività sia esercitata in forma individuale e non anche in forma associata, posto che, in tale ultimo caso, la legge considera tale requisito esistente “in ogni caso”. È quanto ribadito dal Viceministro all’Economia nel corso del question time n. 5-09690/2016, con il quale si chiedevano chiarimenti interpretativi in materia di assoggettamento ad IRAP di associazioni professionali, studi associati e società semplici esercenti attività di lavoro autonomo, alla luce della posizione assunta dalle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 7371/2016).

Il Viceministro all’Economia ha ricordato, in proposito, che - nel dettare la disciplina del presupposto impositivo IRAP - l’art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 446/1997 dispone che “l'attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto d'imposta”. La norma deroga, di fatto, alla disposizione di cui al primo periodo dello stesso comma, ove si subordina l'assoggettamento ad IRAP all'esercizio di una attività autonomamente organizzata.

Per conseguenza, l'eventuale assenza del requisito dell'autonoma organizzazione assume rilevanza unicamente nei casi in cui l’attività sia esercitata in forma individuale e non anche in forma associata, posto che, in tale ultimo caso, il successivo periodo considera tale requisito esistente “in ogni caso”.

L'art. 3 prevede, inoltre, che soggetti passivi d'imposta sono “coloro che esercitano una o più delle attività di cui all'articolo 2. Pertanto sono soggetti all'imposta:

a) le società e gli enti di cui all'articolo 87, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi […];

b) le società in nome collettivo e in accomandita semplice e quelle ad esse equiparate a norma dell'articolo 5, comma 3, del predetto testo unico, nonché le persone fisiche esercenti attività commerciali di cui all'articolo 51 del medesimo testo unico;

c) le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell'articolo 5, comma 3, del predetto testo unico esercenti arti e professioni di cui all'articolo 49, comma 1, del medesimo testo unico”.

Nella sentenza n. 7371 del 2016, le SS.UU. della Corte di Cassazione ha enunciato il principio di diritto secondo cui:

quando l'attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell'imposta a norma del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, articolo 3, comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni - essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l'attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d'imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell'autonoma organizzazione”.

Inoltre, la trasmissione al Primo Presidente per l'eventuale rimessione alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione operata dalla Sezione VI non è stata determinata da un contrasto nella giurisprudenza di legittimità, bensì dalla evidenziata mancanza di un percorso argomentativo lineare nell'ambito delle pronunce delle diverse sezioni semplici.

In relazione all'assoggettamento ad IRAP degli studi associati, l'orientamento della giurisprudenza di legittimità è univoco da tempo.

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4) A chi spetta l’esenzione da IMU sugli orti

L’esenzione da IMU sugli orti, al momento, riguarda solo i coltivatori diretti e IAP.

Chi possiede e coltiva un terreno di piccole dimensioni, se non raggiunge i requisiti di legge per assumere la qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale non può rientrare nel novero dei soggetti che il legislatore ha inteso tutelare maggiormente nella nuova disciplina dell'esenzione dall'applicazione dell'IMU. Gli altri soggetti possono essere beneficiati dall'esenzione nel caso in cui i terreni posseduti rientrino nel novero dei comuni di cui alla circolare n. 9 del 1993.

Per i terreni incolti e per gli orti, l'esenzione IMU resta limitata ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali. È questa, in estrema sintesi, l’indicazione fornita dal viceministro dell'economia e delle finanze nel corso del question time. n. 5-09691, con quale si chiedeva di chiarire “la completa esclusione dall'applicazione dell'IMU per i terreni non propriamente agricoli a prescindere dalla localizzazione altimetrica”.

In proposito, il Viceministro ha comunicato che gli Uffici dell'amministrazione stanno approfondendo la problematica al fine di individuare la definizione e l'estensione dei c.d. terreni non propriamente agricoli in modo da valutare la possibilità della loro esclusione dal campo di applicazione dell'IMU.

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5) Niente accertamenti analitico-induttivo senza tenere conto delle scritture contabili

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 20132 depositata il 7 ottobre 2016, ha precisato che è illegittimo l'accertamento analitico-induttivo se l'ufficio prescinde integralmente dalle scritture contabili senza presunzioni gravi, precise e concordanti. In questa ipotesi, infatti, si tratta di rettifica induttivo pura, legittima solo in presenza di contabilità inattendibile. Le Entrate rettificavano il reddito dichiarato da una impresa e ricostruivano induttivamente i ricavi del 2014 facendo riferimento ai prezzi esposti in negozio nel 2007. Il contribuente lamentava l'infondatezza della pretesa anche alla luce del metodo induttivo illegittimamente utilizzato.

Con il sequestro curatore senza beni

Il curatore fallimentare non conserva la disponibilità dei beni oggetto di sequestro finalizzato alla confisca scattato per reati fiscali dall'amministratore della società. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 42469 del 7 ottobre 2016, ha respinto il ricorso di un curatore che chiedeva il dissequestro dei beni di un'azienda il cui amministratore era stato accusato di evasione Iva.

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6) Agenzia delle Entrate e Protezione civile: firmato accordo

Agenzia delle Entrate e Protezione civile: firmato accordo quadro: Insieme nella pianificazione e nelle fasi di emergenza e post-emergenza.

Migliorare la conoscenza del territorio, integrare le banche dati delle Entrate nel sistema informativo del Dipartimento della Protezione Civile, non solo in prevenzione, ma anche nelle fasi di emergenza e post-emergenza, per dare effettiva applicazione alla necessaria condivisione dei dati tra pubbliche amministrazioni. Sono alcuni degli obiettivi dell’accordo quadro siglato tra l’Agenzia delle Entrate e il Dipartimento della Protezione Civile.

Grazie al sistema di conoscenze del territorio dell’Agenzia delle Entrate, basato su una cartografia catastale costantemente aggiornata e su altre banche dati come l’Anagrafe Tributaria e l’Archivio nazionale dei numeri civici e delle strade urbane, il Dipartimento della Protezione Civile potrà disporre di dati georeferenziati e dettagliati, utili nelle fasi di pianificazione, in quelle di emergenza e di post-emergenza.

Con l’accordo, che durerà per i prossimi dieci anni, l’Agenzia si impegna, inoltre, a fornire un supporto al Dipartimento nella definizione delle procedure per l’occupazione d’urgenza delle aree, utili all’insediamento di infrastrutture di emergenza, nell’interpretazione dei dati catastali e nelle stime delle indennità di occupazione e di espropriazione dei terreni presi in possesso.

Ferma restando la proprietà esclusiva delle rispettive banche dati, i due enti avranno ampia facoltà di utilizzo, per i propri fini istituzionali, dei materiali e dei database geografici.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 194 del 7 ottobre 2016)

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7) IFAC: al via sondaggio 2016 sugli studi professionali

Le domande, a cui rispondere entro il 30 novembre, si rivolgono ai professionisti i cui clienti siano rappresentati soprattutto da PMI per individuare i trend del settore

Ci sarà tempo fino al 30 novembre per rispondere al sondaggio internazionale sui piccoli e medi studi professionali 2016, lanciato dall’IFAC (International Federation of Accountant) e rivolto a tutti quei professionisti che lavorano nei piccoli e medi studi professionali i cui clienti siano rappresentati per la maggior parte da PMI.

Le finalità del sondaggio, composto da 11 domande più altre 5 con finalità statistiche, sono di evidenziare le questioni chiave che interessano il settore, individuarne le principali tendenze e gli sviluppi, fare il punto sulle principali opportunità e sulle sfide che i piccoli e medi studi e le stesse PMI si trovano ad affrontare a livello globale. Tali informazioni consentiranno ad IFAC, e agli enti che ne fanno parte, di avere una conoscenza più approfondita della situazione attuale e di fornire un miglior servizio a tutti i professionisti.

Quest’anno il sondaggio presenta alcune nuove domande su temi quali le assunzioni ed il personale, la tecnologia ed i parametri di riferimento sugli studi professionali. I quesiti sullo studio professionale riguardano, in particolare, il fatturato; i servizi di consulenza forniti oltre alle classiche contabilità, revisione legale e fiscalità; il grado di rilevanza dello studio in alcune sfide come la ricerca e la fidelizzazione di nuovi clienti, la spinta al ribasso dei compensi, la gestione dei flussi di cassa e dei pagamenti in ritardo, l’aumento dei costi, il differenziarsi della concorrenza, l’aggiornamento; gli aspetti relativi alle tecnologie; l’incidenza sulle modalità operativo dello studio di alcuni fenomeni come la globalizzazione, lo sviluppo tecnologico, fusioni ed acquisizioni, concorrenza, instabilità politica, percezione della fiducia e della credibilità delle professione; le PMI clienti.

Al termine del sondaggio è possibile indicare nome ed indirizzo email per essere informati sui risultati della ricerca.

Lo scorso anno, i professionisti italiani hanno partecipato al sondaggio con entusiasmo. A livello mondiale, inoltre, sono state raccolte oltre 6.700 risposte. I risultati 2015 del sondaggio dello scorso anno possono essere consultati sempre sul sito dell’IFAC.

(CNDCEC, comunicato del 7 ottobre 2016)

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8) Codice doganale dell’Unione: chiarimenti sui regimi speciali

Con l’applicazione del nuovo Codice doganale dell’Unione (CDU) e dei relativi regolamenti delegati ed attuativo sono emerse alcune situazioni rilevanti ai fini della gestione di taluni regimi speciali che, avendo formato oggetto di recenti chiarimenti in sede unionale, vengono rappresentate e corredate di istruzioni ad integrazione di quelle fornite con la circolare n.8/D del 19.04.2016.

1) Trasformazione sotto controllo doganale: modalità operative da adottare, dopo il 1° maggio 2016, per la fiscalità interna e nelle situazioni disciplinate dal previgente art. 136 Reg. 2913/92.

Come è noto, in applicazione dell’art. 254 e dell’allegato 90, Reg. (UE) n.2446/2015 del 28 luglio 2015 (RD), dopo il 1° maggio 2016, le operazioni effettuate nell’ambito di autorizzazioni alla trasformazione sotto controllo doganale, in essere alla medesima data, devono essere gestite come operazioni di perfezionamento attivo, appurando il regime con l’importazione definitiva dei prodotti compensatori (par. F 7.2, circ. n.8/D del 2016).

Conseguentemente, dal 1° maggio 2016 la riscossione dell’IVA gravante sulle operazioni in questione non è più effettuata - come previsto dalla circolare n.5258/9311 del 22.12.1984 - sulla base del valore delle materie prime dichiarato all’atto del vincolo della merce al regime bensì con la modalità prevista per il perfezionamento attivo, che comporta la sospensione del dazio e dell’IVA all’atto del vincolo della merce al regime e la successiva riscossione dei diritti doganali all’atto dell’importazione definitiva della stessa, ai sensi dell’art.85 CDU. L’assolvimento dell’IVA all’atto dell’importazione può avvenire anche attraverso la presentazione della dichiarazione d’intento per l’utilizzo del plafond.

Per quanto riguarda il dazio la Commissione europea ha chiarito, in relazione alle particolari situazioni disciplinate dal previgente art. 136 del Codice doganale comunitario (CDC), che in assenza della riproduzione, nel CDU, di una norma analoga a quella abrogata non è più consentito agli operatori economici che utilizzano tale procedura di usufruire, all’atto dell’importazione dei prodotti trasformati, dell’esenzione o riduzione daziaria ammessa dalle abrogate disposizioni, con conseguente applicazione, dal 1° maggio 2016, dell’aliquota daziaria prevista dalla tariffa doganale senza potersi avvalere del certificato di origine preferenziale presentato all’atto del vincolo della merce.

I Servizi della Commissione hanno manifestato l’intenzione di procedere ad una modifica normativa al fine di reintrodurre nel CDU una disposizione analoga a quella recata dall’art. 136 CDC senza, tuttavia, indicare con esattezza tempi ed ambito di efficacia dell’ipotizzato intervento; nelle more dell’adozione delle nuove disposizioni si segnala l’opportunità di procedere al riesame delle autorizzazioni alla trasformazione sotto controllo doganale che prevedevano l’applicazione dell’art.136 sopra citato, al fine di rilasciare, su istanza di parte ed in base alla normativa vigente, un’autorizzazione di perfezionamento attivo. Tale ultimo regime, infatti, prevedendo la possibilità per gli operatori di scegliere, all’atto dell’importazione dei prodotti trasformati, la modalità di tassazione sulle materie prime o sul prodotto finito (rispettivamente art. 86, par. 3, o art. 85 del CDU), dà agli stessi la possibilità di ricorrere al sistema di tassazione più consono al tipo di operazione che si intende svolgere.

(Agenzia delle Dogane, nota n. 84724 del 10 ottobre 2016)

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9) SuperEnalotto e Win for Life: istituiti i codici tributo per pagare al fisco con l’F24

Giochi numerici a totalizzatore, codici numerici al concessionario: Vanno utilizzati per far pervenire all’amministrazione finanziaria le diverse entrate legate alla raccolta (come quote, diritti, proventi, canoni), compresi interessi e penali

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 90/E del 10 ottobre 2016, ha istituito i codici tributo per il versamento degli importi dovuti dal concessionario derivanti dalla raccolta dei giochi numerici a totalizzatore nazionale (Gntn). Si tratta di giochi di sorte (fra i più popolari, SuperEnalotto e Win for Life), basati sulla scelta di numeri da parte dei consumatori all’atto della giocata. I codici debuttanti (dal “5419” al “5446”) devono essere inseriti nella delega di pagamento modello F24 accise per individuare, a seconda dei casi, il tipo di entrata o, in presenza di irregolarità, la penale e gli interessi. Vanno riportati nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme evidenziate nella colonna “importi a debito versati”.

Le altre indicazioni da fornire sono:

nel campo “ente”, la lettera “M”

nel campo “codice identificativo”, il codice di concessione (se non presente, va scritto “999999”)

nel campo “mese”, se richiesto, il mese cui si riferisce il versamento (“01”, se non è presente)

nel campo “anno di riferimento”, l’anno cui si riferisce il versamento

Non devono invece essere compilati i campi:

provincia”

rateazione”

codice ufficio”

codice atto”.

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10) Incremento delle nuove partite Iva nel mese di agosto: +9,2%

Nel mese di agosto 2016 sono state aperte 18.097 partite Iva con un incremento significativo (+9,2%) rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

Lo rende noto il Ministero dell’Economia con il comunicato n. 172 del 10 ottobre 2016.

La distribuzione per natura giuridica mostra che il 75,1% delle nuove partite Iva è stato aperto dalle persone fisiche, il 19,6% dalle società di capitali, mentre risultano pari al 4,3% gli avviamenti da parte delle società di persone e all’1,1% quelli dei “non residenti” e “altre forme giuridiche”. Rispetto ad agosto 2015, si rilevano significativi aumenti di aperture per tutte le forme giuridiche: +23,4% per le società di capitali, + 12,2% per le società di persone e +6%per le persone fisiche.

Riguardo alla ripartizione territoriale, circa il 42% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,7% al Centro e il 36,1% al Sud e nelle Isole. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quasi tutte le Regioni mostrano un incremento di aperture di partita Iva: i più rilevanti in Sardegna (+41,6%), Calabria (+21,8%) e Valle d’Aosta (+15,6%). Soltanto la provincia autonoma di Trento e l’Abruzzo registrano un calo di avviamenti (tra il 5 ed il 6%).

Con riferimento alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra, come di consueto, il maggior numero di aperture di partita Iva (22,2% del totale), seguito dall’agricoltura (14,5%) e dalle attività professionali (11,1%). Rispetto all’agosto dello scorso anno, tra i settori principali si osservano sensibili aumenti di aperture per l’agricoltura (circa il 50% in più), per la sanità (+25,5%) e per le attività immobiliari (+18,9%), mentre le flessioni più evidenti si registrano nei settori dei servizi alle imprese (-8,9%), commercio (-4,5%) e istruzione (-1,3%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con il 61,3% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 47,8% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e il 32,9% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno tutte le classi di età registrano aumenti di aperture in particolare quelle da 51 a 65 anni (+13%) e oltre i 65 anni (+7,9%).

Il 20,3% di coloro che ad agosto hanno aperto una partita Iva è nato all’estero.

I soggetti che hanno aderito al regime agevolato forfetario risultano 6.006, pari a circa il 33% del totale delle nuove aperture, con un aumento dell’11,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Vincenzo D’Andò