Sui versamenti fatti dai soci vige una presunzione di onerosità che non può essere superata in tutti i modi – Diario quotidiano del 6 ottobre 2016

Pubblicato il 6 ottobre 2016



1) Evasione contributiva: il modello 770 non basta per inchiodare l’imprenditore
2) Case popolari con registro fisso e niente ipocatastali
3) Risarcimenti di guerra esenti da bollo
4) Sui versamenti fatti dai soci vige una presunzione di onerosità che non può essere superata in tutti i modi
5) Trasmissione telematica delle dichiarazioni IMU-TASI EC/PF - Anni 2016 e seguenti
6) Dichiarazione IMU/TASI Enti commerciali e Persone fisiche: pubblicate le specifiche tecniche per il 2016
7) Entrate tributarie: 283 miliardi nei primi otto mesi del 2016 (+3,6%)
8) Parcella avvocato: non assume valore probatorio nel giudizio di opposizione
9) Sequestro preventivo al parente del reo negato per il Tribunale
10) Tutela del reddito prolungato per il 2016
toto-carcere-immagine1) Reato di evasione contributiva: il modello 770 non basta per inchiodare l’imprenditore, anche per il passato 2) Case popolari con registro fisso e niente ipocatastali 3) Risarcimenti di guerra esenti da bollo 4) Sui versamenti fatti dai soci vige una presunzione di onerosità che non può essere superata in tutti i modi 5) Trasmissione telematica delle dichiarazioni IMU-TASI EC/PF - Anni 2016 e seguenti 6) Dichiarazione IMU/TASI Enti commerciali e Persone fisiche: pubblicate le specifiche tecniche per il 2016 7) Entrate tributarie: 283 miliardi nei primi otto mesi del 2016 (+3,6%) 8) Parcella avvocato: non assume valore probatorio nel giudizio di opposizione 9) Sequestro preventivo al parente del reo negato per il Tribunale 10) Tutela del reddito prolungato per il 2016

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1) Reato di evasione contributiva: il modello 770 non basta per inchiodare l’imprenditore, anche per il passato

È quanto ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 41468 del 4 ottobre 2016, ha assolto con formula piena un imputato di Milano. La riforma fiscale dell'anno scorso risolve tutti i contrasti sul reato.

Sul punto i Supremi giudici si sono detti consapevoli del contrasto interpretativo esistente nella giurisprudenza di legittimità in ordine alla sufficienza o meno della dichiarazione mod. 770 ai fini della prova del reato di cui all'art. 10-bis, dlgs n. 74/2000, nella formulazione previgente applicabile ratione temporis. Ritiene, tuttavia, che la riforma del 2015 abbia una portata dirimente di tale contrasto. Ciò in quanto, si legge nella breve sentenza, l'estensione dell'area oggettiva della fattispecie astratta all'ipotesi delle «ritenute dovute sulla base della dichiarazione», pur ovviamente non potendo avere effetto che per il futuro, tuttavia costituisce per il passato chiave ermeneutica precisa per ritenere che la mancanza di prova diretta del rilascio della certificazione delle ritenute ai sostituiti non possa essere altrimenti surrogata e comunque non possa essere surrogata con la mera dichiarazione mod. 770. Nel caso sottoposto all'esame della terza sezione penale è del tutto evidente per i giudici che tale prova diretta non è mai stata acquisita al processo, sicché, allo stato degli atti, non può affermarsi la sussistenza oggettiva del reato ascritto all'imprenditore né può essere minimamente utile il rinvio alla Corte territoriale per nuova valutazione sul punto, posto che è ormai imminente la prescrizione del reato stesso. In altri termini la Cassazione ha deciso nel merito assolvendo con formula piena l'imputato che ha quindi definitivamente dribblato la responsabilità penale affermata prima dal tribunale e poi dalla Corte d'appello di Milano.

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2) Case popolari con registro fisso e niente ipocatastali

La cessione di aree ai comuni, per la successiva cessione ai soggetti attuatori dei piani di edilizia economica e popolare (Peep), anche se effettuate a titolo oneroso, scontano l'imposta di registro in misura fissa e sono esenti dalle imposte ipotecaria e catastale.

Quel che conta, ai fini dell’applicazione dello sconto fiscale, è che i terreni siano destinati effettivamente dal comune alla costruzione degli alloggi previsti dalla norma agevolativa.

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 87/E del 4 ottobre 2016 fornisce chiarimenti sull’applicabilità delle agevolazioni previste dall’articolo 32 del Dpr 601/1973 (imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale) nel caso di trasferimento di aree da destinare a edilizia economica e popolare, laddove le superfici edificabili non siano state acquistate dal Comune previa apposita procedura di espropriazione, ma con un atto di compravendita. La fattispecie consta di due atti tramite i quali, in primo luogo, i terreni vengono ceduti in favore di un comune a fronte del pagamento di un corrispettivo e, successivamente, al soggetto attuatore, a cui sarà affidata la realizzazione del complesso abitativo.

L’articolo 32 del Dpr 601/1973, di cui si invoca l’applicazione, prevede l’imposta di registro in misura fissa e l’esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale, tra l’altro, per gli atti di trasferimento delle aree di cui al titolo III della legge 865/1971, nel cui ambito rientrano i piani delle aree da destinare a edilizia economica e popolare (piani Peep). Si tratta di terreni acquistati dai Comuni per l’attuazione di detti piani, che possono essere concessi in diritto di superficie per l’edificazione di case di tipo economico e popolare e dei relativi servizi urbani e sociali, ovvero possono essere ceduti in proprietà a determinati soggetti in base alle previsioni di cui all’articolo 35 della legge 865/1971. Gli atti di trasferimento delle aree saranno posti in essere tramite la stipula di una convenzione edilizia finalizzata alla realizzazione, da parte del Comune, del Piano per l’edilizia economica e popolare. La risoluzione chiarisce che non risulta preclusiva, ai fini della fruibilità del regime di favore, la circostanza che il Comune non proceda all’esproprio delle aree comprese nel Peep, come previsto dall’articolo 35, comma 2, legge 865/1971, ma acquisti dagli attuali proprietari, tramite una compravendita, le aree che saranno trasferite a favore del soggetto attuatore. Difatti, un recente intervento interpretativo (articolo 1, comma 58, 208/2015), ha chiarito che “…l’articolo 32, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, si interpreta nel senso che l’imposta di registro in misura fissa e l’esenzione dalle imposte ipotecarie e catastali si applicano agli atti di trasferimento della proprietà delle aree previste al Titolo III della legge 22 ottobre 1971, n. 865, indipendentemente dal titolo di acquisizione della proprietà da parte degli enti locali”. Nella fattispecie trattata, pertanto, sia il trasferimento delle aree a favore del Comune sia la cessione delle medesime a favore del soggetto attuatore, previsti dalla convenzione da stipulare con l’amministrazione locale, sono finalizzati alla realizzazione di immobili di edilizia economica e popolare. Pertanto, possono beneficiare del regime agevolativo previsto dall’articolo 32 del Dpr 601/1973, con applicazione dell’imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipocatastali.

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3) Risarcimenti di guerra esenti da bollo

Esenti da bollo le certificazioni rilasciate ai fini del risarcimento dei danni della seconda guerra mondiale, che la legge slovena riconosce ai profughi, sia italiani sia sloveni, dell'ex Iugoslavia.

Godono dell’esenzione i documenti da presentare alle autorità slovene per ottenere la riparazione dei danni patrimoniali e morali conseguenti al conflitto, subiti fino al 1990

I certificati utili per il risarcimento dei torti ricevuti per mano del regime jugoslavo dopo la fine della seconda guerra mondiale non hanno nulla a che vedere con l’imposta di bollo, anche se non “nominati” specificamente dalle norme. È la loro ratio a guidare la logica della risposta, conclude l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 88/E del 4 ottobre 2016.

In particolare, il cittadino italiano che ha trascorso periodi di permanenza in campi profughi, tra il mese di maggio 1945 e il mese di luglio 1990 e, per questo, vuole avvalersi della legge slovena del 1996 “sulla riparazione dei torti” (vessazioni, torture e violenze … ovvero … periodi di permanenza in campi profughi), non deve pagare il bollo sull’apposita istanza da presentare, per la valutazione delle competenti autorità slovene, insieme alla documentazione (certificato attestante la qualifica di profugo, certificato di residenza storico e certificato delle vicende domiciliari) comprovante i soprusi accennati.

Il problema sollevato dal contribuente nasce dalla carenza di un’indicazione specifica nella norma italiana (legge 593/1981) che, in merito allo “snellimento delle procedure di liquidazione relative ai danni di guerra, alle requisizioni e ai danni alleati, ai debiti contratti dalle formazioni partigiane (...)”, individua le tipologie di atti e documenti esentati dall’imposta. Una carenza che può lasciare spazio a libere interpretazioni delle disposizioni da parte degli uffici.

L’Agenzia si concentra sulla natura della disposizione in argomento che, pur essendo agevolativa (quindi, di stretta interpretazione), va letta seguendo un criterio sostanziale che tenga conto della ratio generale di tutte quelle norme (incluse quelle speciali richiamate nell’articolo 1 della legge 593/1981) finalizzate a fornire un ristoro patrimoniale ai cittadini che dalla guerra, in tutte le sue forme e depravazioni, hanno subìto un danno. In conclusione, quindi, i certificati rilasciati per fruire della legge slovena sulla riparazione dei torti possono beneficiare dell’esenzione dal bollo.

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4) Sui versamenti fatti dai soci vige una presunzione di onerosità che non può essere superata in tutti i modi

La presunzione di onerosità dei versamenti dei soci non è superabile con ogni mezzo, ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge, ossia fornendo la dimostrazione che i bilanci o i rendiconti delle società finanziate contemplino un versamento fatto a titolo diverso dal mutuo, e che la tassazione degli interessi attivi avviene sulla base del disposto di cui agli artt. 45 e 81 del Tuir, a seconda che il socio percettore sia, rispettivamente, una persona fisica o un imprenditore.

La rinuncia all'incasso degli utili realizzati configura l'esistenza di un finanziamento fruttifero che legittima la rettifica del reddito e la rideterminazione dell'imposta dovuta

La Corte di cassazione con la sentenza n. 17839 del 9 settembre 2016, ha stabilito che la presunzione di onerosità dei versamenti dei soci sancita dall'articolo 46 del Tuir non è vincibile con ogni mezzo, "ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge", in particolare, dimostrando che dai bilanci o dai rendiconti delle società finanziate emerge che il versamento è stato fatto a titolo diverso dal mutuo.

La Guardia di finanza, nell'ambito di una verifica presso una società partecipata da due soci, appurava che dal 1994 al 2000 questi ultimi avevano rinunciato a incassare gli utili realizzati.

Pertanto, l'Agenzia riteneva che la rinuncia alla riscossione degli utili costituisse per i soci un finanziamento a favore della società, presumendo la percezione da parte dei soci finanziatori di interessi attivi.

L'articolo 46 del Tuir, al comma 1, dispone, infatti, che "le somme versate alle società commerciali … dai loro soci … si considerano date a mutuo, se dai bilanci o dai rendiconti di tali soggetti non risulta che il versamento è stato fatto ad altro titolo". Dunque, le somme erogate dai soci alla società sono considerate presuntivamente come versamenti a titolo di mutuo e, pertanto, produttive di interessi attivi tassabili (articoli 45, comma 2, 81 e 89, commi 4 e 5, del Tuir), a seconda che il socio percettore sia, rispettivamente, una persona fisica o un imprenditore.

La Commissione provinciale accoglieva il ricorso dei soci e della società, con decisione confermata dalla Ctr.

In seguito al ricorso presentato dall'Agenzia, i giudici di legittimità, con sentenza 10031/2009, cassavano la decisione di appello con rinvio, ritenendo insufficiente il solo dato dell'assenza di bisogni finanziari della società, elemento che era stato addotto dal giudice di merito a dimostrazione del fatto che non si trattasse di un finanziamento.

La Commissione regionale, in diversa composizione, decideva nuovamente di escludere che la mancata riscossione degli utili potesse configurare un finanziamento fruttifero a favore della società, ritenendo, invece, che la presunzione di cui al richiamato articolo 46 fosse superata dal fatto che la somma non era iscritta a bilancio come mutuo ricevuto dai soci, che non vi erano esigenze finanziarie della società tali da richiedere un mutuo ai soci e che le somme erano state poi reinvestite in obbligazioni fruttifere. L'Agenzia delle Entrate ha, dunque, interpellato nuovamente la Cassazione che, in continuità con un affermato proprio orientamento, secondo cui i versamenti dei soci alla società si presumono onerosi, ha ribadito il seguente principio di diritto: "… la presunzione di onerosità del prestito non è vincibile con ogni mezzo, "ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge, in particolare dimostrando che i bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi della società contemplavano un versamento fatto a titolo diverso dal mutuo" (Cassazione, 16445/2009).

Pertanto, i supremi giudici hanno chiarito, da un lato, che è irrilevante, per superare la presunzione in argomento, che le somme siano state utilmente investite (ciò non può di certo significare che sono state gratuitamente elargite dai soci), e che, dall'altro, la presunzione può essere vinta solo in ragione di precisi elementi, ossia fornendo la dimostrazione dell'iscrizione in bilancio del versamento come fatta a titolo diverso dal mutuo.

I giudici di legittimità hanno, peraltro, affermato che tale presunzione si applica senza distinguere tra il socio persona fisica e il socio imprenditore "… non facendo la norma cenno alcuno ad una pretesa natura di persona solo fisica" dei soci destinatari della presunzione …" ed "… essendo tale limitazione, in carenza di qualsivoglia concreto elemento di differenziazione, contraria ad una interpretazione normativa coerente con i precetti dettati dagli artt. 3 e 53 Cost., in quanto finirebbe per trattare diversamente situazioni economiche identiche" (Cassazione, 12251/2010). Pertanto, "… in caso di mancato superamento della presunzione legale, gli interessi attivi, al pari di quelli prodotti da qualsiasi finanziamento a terzi, concorrono a formare il reddito prodotto dall'impresa (individuale o collettiva), come espressamente previsto dal D.P.R. n. 917 cit., art. 45, e confermato dall'art. 95 - ora articolo 81 - nella parte in cui considera il reddito complessivo delle società quale reddito d'impresa "da qualsiasi fonte provenga …".

Parte della dottrina ha, invece, sostenuto che la norma di cui all'articolo 46 del Tuir rileva solo ai fini della qualificazione delle somme erogate, ossia serve a distinguere i versamenti effettuati a titolo di mutuo da quelli eseguiti a titolo diverso (incremento del patrimonio netto), ma non a stabilire la fruttuosità o meno degli stessi, sostenendo altresì che, se il versamento è a titolo di mutuo, va applicato l'articolo 1815 cc, il quale presume che esso sia fruttifero "salvo diversa volontà delle parti", la cui prova può essere data con qualunque mezzo.

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5) Trasmissione telematica delle dichiarazioni IMU-TASI EC/PF - Anni 2016 e seguenti

La possibilità dell’invio telematico delle dichiarazioni IMU-TASI Enti commerciali e Persone fisiche (EC-PF) – il cui modulo di controllo sarà rilasciato il prossimo 17 ottobre – non sostituirà l’attuale modalità di presentazione del modello cartaceo ma costituirà un’ulteriore opzione a discrezione del contribuente”.

Lo afferma il Ministero dell’Economia e Finanze nel comunicato del 05 ottobre 2016.

Inoltre, il Mef rammenta che “le dichiarazioni IMU-TASI, da inviare entro il prossimo 30 giugno 2017, riguardano l’annualità 2016”.

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6) Dichiarazione IMU/TASI Enti commerciali e Persone fisiche: pubblicate le specifiche tecniche per il 2016

Il Ministero dell’Economia e finanze, il 5 ottobre 2016, ha pubblicato le specifiche tecniche relative al modulo di controllo per la trasmissione, a partire dall’anno di imposta 2016, dei dati della dichiarazione IMU TASI EC/PF tramite i canali Entratel e Fisconline, che sarà reso disponibile dal prossimo 17 ottobre 2016.

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7) Entrate tributarie: 283 miliardi nei primi otto mesi del 2016 (+3,6%)

Nel periodo gennaio-agosto 2016 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 283.076 milioni di euro, in aumento del 3,6% (+9.837 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Va ricordato che quest’anno il canone televisivo viene versato a partire da settembre, mentre con la previgente normativa il canone affluiva all’erario nei primi mesi dell’anno (il prossimo comunicato sulle entrate tributarie includerà anche i primi dati sul canone televisivo).

Neutralizzando gli effetti sul gettito dei versamenti dell’imposta di bollo, che dal 2016 hanno una diversa modalità di riscossione, e di quelli del canone televisivo, le entrate tributarie nel periodo in esame aumentano del 4,7%.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 154.917 milioni di euro, in aumento del 3,7% (+ 5.493 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Le entrate IRPEF ammontano a 118.284 milioni di euro (+3,7% pari a 4.204 milioni di euro) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente del settore privato (+4,5% pari a 2.299 milioni di euro). L’andamento risente sia degli effetti delle disposizioni del D. Lgs. 175/2014 relative al modello di versamento delle imposte che prevedono l’indicazione dell’Irpef al lordo delle compensazioni effettuate, sia dell’incremento delle ritenute a titolo di acconto (+194 milioni di euro pari a +18,6%) applicato ai pagamenti delle spese e degli interventi di ristrutturazione edilizia.

Il gettito IRES registra un incremento di 1.501 milioni di euro (+9,6%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Il risultato deriva, tra l’altro, dagli effetti della Legge di stabilità per il 2015, relativi al taglio dell'IRAP sul costo del lavoro, dall’agevolazione concessa con la Legge di stabilità per il 2016 (art. 1, commi da 91 a 94 e 97-c.d. maxi-ammortamento) e dal potenziamento dell'agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica) introdotta dal decreto “Salva Italia” (D.L. n. 201/2011).

Le entrate relative alle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze hanno registrato una diminuzione del 51,1%, mentre l’imposta sostitutiva sul valore relativo dei fondi pensione fa rilevare una riduzione del gettito pari a 430 milioni di euro (-38,9%) per l’effetto della significativa riduzione, nel 2016, dei rendimenti dei prodotti finanziari oggetto di investimento delle quote dei fondi pensione.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si segnala la crescita del 10,9% dell’imposta sulle riserve matematiche del ramo vita assicurazioni e del 30,8% delle ritenute sugli utili distribuite dalle persone giuridiche.

IMPOSTE INDIRETTE

Il gettito ammonta a 128.159 milioni di euro, in aumento del 3,5% (+4.344 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Prosegue il trend di crescita delle entrate dell’IVA che ammontano a 76.962 milioni di euro (+4.362 milioni di euro pari a +6,0%). Tra le imposte sulle transazioni, l’imposta di registro segna un incremento dell’11,6%. Mostra invece una diminuzione rispetto all’analogo periodo del 2015 l’imposta di bollo (-1.064 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) si attestano a 15.720 milioni di euro (-0,5%); in aumento il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 2.282 milioni di euro (+30,4%).

ENTRATE DA GIOCHI

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 20,8% (+1.622 milioni di euro).

ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo si è attestato a 5.650 milioni di euro con un incremento del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, determinato dai maggiori incassi derivanti dai ruoli relativi alle imposte indirette (+18,5%).

Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio – agosto 2016, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. E’ disponibile anche il report “Entrate Erariali F24 settembre 2016” che analizza l’andamento delle entrate tributarie versate con il modello F 24 relativo al periodo gennaio-settembre 2016, fornendo una prima anticipazione dell’andamento delle stesse.

(Ministero dell’Economia, comunicato stampa n. 170 del 05 ottobre 2016)

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8) Parcella avvocato: non assume valore probatorio nel giudizio di opposizione

Parcella professionista: L’avvocato deve riuscire a provare specificamente l’attività svolta. Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 19800 del 4 ottobre 2016, non assume valore probatorio nel giudizio di opposizione poiché costituisce una semplice dichiarazione unilaterale del professionista. Questo anche se in materia di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di prestazioni professionali, la parcella corredata di relativo parere da parte del competente Consiglio dell’Ordine, abbia valore di prova privilegiata e carattere vincolante ai fini della pronuncia dell’ingiunzione.

La Suprema corte ha, così, respinto il ricorso di un avvocato, che aveva prima ottenuto il decreto ingiuntivo per il pagamento del compenso per prestazioni professionali, come indicato nella parcella corredata di parere del relativo Ordine.

Il cliente debitore aveva tuttavia impugnato il suddetto decreto ingiuntivo, con opposizione accolta in appello. Dunque, l’opponente aveva eccepito non solo l’avvenuto pagamento di parte del compenso di spettanza del proprio difensore, ma aveva anche contestato l’effettivo svolgimento delle attività richiamate in parcella, negando qualunque valore probatorio a quest’ultimo documento.

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9) Sequestro preventivo al parente del reo negato per il Tribunale

Il Tribunale non può procedere con il sequestro preventivo nei confronti dei parenti dell’indagato.

Difatti, la Corte di Cassazione, la sentenza n. 41493 del 4 ottobre 2016, ha stabilito che é illegittimo il sequestro preventivo disposto nei confronti di una parente, se non venga spiegato come la stessa abbia concretamente agito per consentire ai coniugi ritenuti colpevoli di sottrarsi al pagamento delle imposte.

La Suprema corte ha, quindi, accolto il ricorso dell’indagata avverso il decreto di sequestro preventivo sui propri beni, per aver – secondo il riesame - attraverso atti fraudolenti, consentito la consumazione da parte della sorella ed il cognato, di plurimi reati, tra cui la sottrazione al pagamento delle imposte.

In materia di provvedimenti cautelari - rammenta in proposito la Corte Suprema – per valutare il fumus commissi delicti, il giudice non può avere riguardo alla sola astratta configurabilità del reato, ma deve tener conto, in modo puntuale e coerente, delle risultanze processuali e della effettiva situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti, indicando pur sommariamente le ragioni che rendono sostenibile l’impostazione accusatoria e plausibile un giudizio prognostico negativo per l’indagato.

Orbene – proseguono gli ermellini – il Tribunale, nella specie, non pare aver fatto corretta applicazione di detti principi, essendosi limitato, quanto alla odierna ricorrente, a sottolineare la sua posizione di sorella rispetto alla persona ritenuta colpevole (con il marito) di sottrarre i propri beni all’Erario in ordine al pagamento delle imposte. Oltretutto, in tal modo spostando sulla stessa indagata l’onere di fornire elementi dimostrativi della mancanza di fumus.

La Corte ha concluso affermando che il provvedimento impugnato non ha spiegato da quali elementi sia stato tratto il convincimento che l’indagata abbia consapevolmente consentito ai coniugi di sottrarsi al debito tributario.

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10) Tutela del reddito prolungato per il 2016

Prolungato l'intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore di 36 lavoratori che, nell'anno 2016, non rientrano nel contingente di 10.000 unità di cui all'art. 12, comma 5, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modifiche nella legge 30 luglio 2010, n. 122, ancorchè maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, comunque, entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito.

Una nota del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro del 5 ottobre 2016 informa che é stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 232 del 4 ottobre 2016 il decreto 1 luglio 2016 del Ministero del Lavoro che autorizza l'Inps ad erogare il prolungamento dell'intervento di tutela del reddito in favore dei lavoratori che rientrano nelle citate condizioni e che abbiano presentato domanda per il pensionamento sulla base delle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima dell'entrata in vigore del decreto legge 78/2010.

All'interno del decreto si legge che il prolungamento è concesso per un numero di mensilità non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legge n.78/2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall'art. 12 dello stesso decreto legge.

Gli oneri finanziari derivanti dall'applicazione del decreto, pari complessivamente a 300.000,00 euro sono per quest'anno a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all'art. 18, comma 1, lettera a), del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modifiche, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2.

MISE: individuazione dei territori delle aree di crisi industriale non complessa

Con un ulteriore nota del 5 ottobre 2016, viene reso noto che il Ministro dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 232 del 4 ottobre 2016, il Decreto 4 agosto 2016 con l’individuazione dei territori delle aree di crisi industriale non complessa, ammessi alle agevolazioni di cui alla legge 15 maggio 1989, n. 181.

Vincenzo D’Andò