Diario quotidiano del 4 ottobre 2016: in arrivo 60mila cancellazioni dal VIES

Pubblicato il 4 ottobre 2016



1) Lo scudo fiscale non prova che la residenza all’estero sia fittizia
2) Si all’utilizzo delle dichiarazioni testimoniali di terzi ma solo se siano di estrema gravità
3) Ok al fermo amministrativo sul rimborso del credito erariale
4) La società agricola non perde le agevolazioni neppure con l’affitto del terreno
5) Parco divertimenti: i biglietti “open” invenduti si annullano a fine stagione entro cinque giorni
6) Evasione fiscale: cancellata la lista nera dei paradisi fiscali
7) Documenti non esibiti in verifica: non utilizzabili solo in presenza di dolo
8) Operazioni intra Ue: al via l’esclusione dal Vies (Vat information exchange system)
9) Enti non commerciali: nuovo software di controllo per l’invio telematico della dichiarazione IMU/TASI
10) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico: modalità di accesso e disciplina
consulenzaIndice: 1) Lo scudo fiscale non prova che la residenza all’estero sia fittizia 2) Si all’utilizzo delle dichiarazioni testimoniali di terzi ma solo se siano di estrema gravità 3) Ok al fermo amministrativo sul rimborso del credito erariale 4) La società agricola non perde le agevolazioni neppure con l’affitto del terreno 5) Parco divertimenti: i biglietti “open” invenduti si annullano a fine stagione entro cinque giorni 6) Evasione fiscale: cancellata la lista nera dei paradisi fiscali 7) Documenti non esibiti in verifica: non utilizzabili solo in presenza di dolo 8) Operazioni intra Ue: al via l’esclusione dal Vies (Vat information exchange system) 9) Enti non commerciali: nuovo software di controllo per l’invio telematico della dichiarazione IMU/TASI 10) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico: modalità di accesso e disciplina ****

1) Lo scudo fiscale non prova che la residenza all’estero sia fittizia

L’avere presentato la dichiarazione riservata (scudo fiscale) non fa si che il contribuente debba necessariamente risultare residente in Italia.

Dunque, l’avere aderito allo scudo fiscale non dimostra la residenza in Italia. I criteri per la determinazione della residenza fiscale in Italia sono, infatti, esclusivamente quelli indicati dal TUIR (art. 2 del Dpr n. 917/1986) alla cui disciplina la presentazione dell’autodenuncia per lo scudo è elemento totalmente estraneo.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione, con la sentenza 19484 del 30 settembre 2016, che in tal modo ha riconosciuto le ragioni esposte da un noto pilota contro l’Agenzia delle entrate che ne é uscita sconfitta dalla contesa.

La Corte ha evidenziato che, nel caso di specie, il “thema decidendum” non consiste nello stabilire se la sanatoria in argomento fosse riservata ai soggetti residenti in Italia ex art. 12 del D.L. 350/2001 oppure se essa fosse utilizzabile anche dai non residenti, ma nel valutare la correttezza dell’attribuzione alla relativa dichiarazione dell’effetto di stabilire da sola, in veste di auto-denuncia, la residenza italiana del contribuente.

In definitiva, il comportamento adottato dal citato pilota non può avere conseguenze automatiche, potendo essere solo oggetto di valutazione nell’ambito del complesso degli elementi utili all’applicazione delle norme sulla residenza previste dall’art. 2 del TUIR.

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2) Si all’utilizzo delle dichiarazioni testimoniali di terzi ma solo se siano di estrema gravità

Ok all’avviso di accertamento basato anche su dichiarazioni testimoniali di terzi, ma solo per casi gravi.

E’ quanto, sostanzialmente, si ritrae dal principio rimarcato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 19259 del 28 settembre 2016, con la quale ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate a seguito di errata valutazione del giudice di appello, le cui risultanze erano state favorevoli alla società (contribuente).

In particolare, l’Agenzia delle entrate, con il secondo motivo di ricorso, ha censurato il giudizio espresso dalla Commissione Tributaria Regionale sulle dichiarazioni rese dal terzo sulla mancanza in atti di ulteriori riscontri, deducendo, ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c., come la Commissione tributaria regionale avesse omesso di esaminare fatti decisivi quale la circostanza che il terzo era indiziato di reato ed in tale veste aveva reso le dichiarazioni alla Guardia di Finanza e che tali dichiarazioni avevano trovato riscontro in altri elementi, coma la modalità dei pagamenti.

Ebbene, la Suprema Corte ha ritenuto fondata tale censura. In materia secondo l’orientamento consolidato di questa Corte le dichiarazioni dei terzi raccolte dai verificatori, sia pure nell’ambito di un procedimento penale, e inserite nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative e sono, pertanto, pienamente utilizzabili quali elementi di prova (Cass. n. 20032/2011 – n. 6946/2015). Se, quindi, il giudice di merito avesse tenuto conto dei principi forniti dalla Cassazione si sarebbe pervenuti ad una diversa decisione. E’, perciò, apparsa viziata la sentenza emessa dal giudice di appello. Ne è, quindi, uscita vittoriosa l’Agenzia delle Entrate.

In conclusione, é legittimo l’accertamento tributario formato dall’Amministrazione finanziaria attraverso la piena accettazione dei rilievi operati dall’organo ispettivo basandosi anche su dichiarazioni testimoniali indiziarie rese da terzi. Intanto l’Amministrazione, quando si avvale delle prestazioni della Guardia di Finanza, non è obbligata a reiterare l’istruttoria da questa effettuata. Poi, pur vigendo il divieto all’utilizzo dei testimoni nel processo tributario, sono utilizzabili a fini istruttori le dichiarazioni di soggetti terzi rispetto al contribuente, purché diano luogo a presunzioni gravi, precise e concordanti.

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3) Ok al fermo amministrativo sul rimborso del credito erariale

Il fermo amministrativo blocca il credito erariale: L’aspetto peculiare del fermo amministrativo è dato dalla sua provvisorietà e strumentalità anticipata rispetto alla eventuale possibilità della compensazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza 19335 del 29 settembre 2016.

A seguito della richiesta di rimborso del credito Iva, presentata da una Srl prima della dichiarazione di fallimento, non contestata, l’Amministrazione finanziaria ha sollecitato il curatore a ottenere l’autorizzazione alla compensazione con i crediti erariali ammessi al passivo fallimentare, autorizzazione che però il giudice delegato ha concesso soltanto con i debiti tributari di natura privilegiata. Tale circostanza ha, quindi, indotto l’Agenzia delle entrate ad assumere un provvedimento di fermo amministrativo per la parte residua del rimborso IVA, in virtù dei propri crediti chirografari non compensati.

Nel contesto della sentenza n. 19335/2016, la Corte suprema ha desunto l’elemento caratterizzante del fermo amministrativo, che non è tanto la sua natura cautelare, quanto la propria provvisorietà e strumentalità anticipata rispetto alla futura ed eventuale operatività della compensazione.

Nel caso di specie, il giudice di legittimità, in applicazione di tali principi, ha riscontrato che, non essendovi stata contestazione sul credito dell’Amministrazione finanziaria – nella misura accertata e ammessa al passivo fallimentare – né sul credito vantato dalla curatela, geneticamente maturato ante fallimento (e già parzialmente compensato con il primo), il provvedimento di fermo amministrativo ha già esaurito la propria funzione di autotutela in via provvisoria.

Il ricorso dell’Agenzia delle entrate è stato, quindi, accolto, con rinvio al giudice d’appello, in diversa composizione, per l’esame dell’eccezione di compensazione sollevata dall’Amministrazione finanziaria.

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4) La società agricola non perde le agevolazioni neppure con l’affitto del terreno

L’affitto del terreno non fa perdere le agevolazioni alla società agricola. Difatti, secondo quanto ha stabilito la Ctp Treviso, con la sentenza 235/4/2016, la Srl agricola gode delle agevolazioni previste per la piccola proprietà contadina se il proprio amministratore è imprenditore agricolo professionale. E tali agevolazioni sussistono anche se il terreno acquistato dalla Srl è poi affittato alla ditta individuale dello stesso amministratore perché la coltivazione non è stata di fatto interrotta.

Niente rimborso IVA per l’acquisto del terreno edificabile

Il credito IVA derivante dall’acquisto di un terreno edificabile non può essere richiesto a rimborso, non possedendo il bene acquistato natura di “bene ammortizzabile” secondo quanto previsto dall’art. 30 comma 2 lett. c) del DPR 633/72. È il solo fabbricato oggetto di costruzione ad integrare la nozione di bene ammortizzabile.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19481 del 30 settembre 2016.

Dunque, per quanto concerne i terreni, occorre fare riferimento alla nozione di “immobilizzazione materiale” che, secondo l’OIC 16, sono “i beni di uso durevole costituenti parte dell’organizzazione permanente delle società”. Al riguardo, “il riferirsi a fattori e condizioni durature non è caratteristica intrinseca ai beni come tali, bensì alla loro destinazione”.

Ne consegue, proprio in ragione dell’edificabilità del terreno e, quindi, del non esaurirsi dell’utilità tipica del bene, l’impossibilità di considerare il medesimo quale “bene ammortizzabile”. In tal senso, il § 52 dell’OIC 16 espressamente indica che “tutti i cespiti sono ammortizzati tranne alcuni fabbricati civili e i cespiti la cui utilità non si esaurisce, come i terreni”. Sarà, invece, il fabbricato realizzato ad essere suscettibile di ammortamento, giacché bene la cui utilità può esaurirsi nel tempo

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5) Parco divertimenti: i biglietti “open” invenduti si annullano a fine stagione entro cinque giorni

I titoli di accesso a data libera per i parchi di divertimento rimasti invenduti possono essere annullati entro cinque giorni lavorativi dalla fine della stagione di apertura del parco (prima entro cinque giorni dall’inizio della stagione di apertura). L’agenzia delle entrate, con la risoluzione 86/E/2016 (si veda nel Diario quotidiano fiscale del 3 ottobre 2016) ha risposto a un interpello presentato da un’associazione di categoria.

Dunque, i biglietti prestampati, a “data libera” (titoli “open”), emessi per l’ingresso ai parchi di divertimento e rimasti invenduti, possono essere annullati entro cinque giorni lavorativi dalla fine della stagione di apertura della struttura. In particolare, l’ipotesi proposta riguarda ticket prestampati distribuiti, per la commercializzazione, a terzi (edicole, stabilimenti balneari, negozi, ecc.) e, quindi, difficili da gestire, anche per un eventuale annullamento, secondo le modalità indicate nella risoluzione 276/2007.

Il documento di prassi ricorda, in via preliminare, quali sono le condizioni per la distribuzione tramite terzi dei biglietti prestampati e riporta le modalità di annullamento disciplinate dall’articolo 7, comma 1, decreto ministeriale 13 luglio 2000, secondo cui “il titolo di accesso può essere annullato, tramite idonea registrazione, anche della causale, nel sistema automatizzato che ha permesso l’emissione del titolo stesso, da effettuarsi entro il quinto giorno lavorativo successivo a quello dell’evento”. La procedura è applicabile sia per i titoli di accesso a un singolo spettacolo che per gli abbonamenti (risoluzione 27/2007).

Sempre la richiamata risoluzione 276/2007 ha chiarito che gli abbonamenti “a data libera” (più eventi con data non stabilita) possono essere annullati entro il quinto giorno lavorativo successivo a quello della prima rappresentazione fruibile dall’acquirente con il titolo.

Questa soluzione era riferita agli “open” emessi per l’entrata ai parchi di divertimento, titoli utilizzabili per un solo evento spettacolistico, ovvero per un solo ingresso, ma con data, anche in questo caso, non prefissata e stampata sul titolo, fruibili nell’ambito di un determinato arco di tempo che, in genere coincide con la stagione di apertura del parco.

La speciale formula ha fatto assimilare quest’ultimi, sotto il profilo fiscale, agli abbonamenti “a data libera” (risoluzione 88/2001), di conseguenza per entrambi sono applicabili le stesse regole in merito alla determinazione del momento impositivo, degli adempimenti e delle modalità di certificazione.

La stessa soluzione non può essere applicata, invece, secondo l’Agenzia, a proposito dei termini di annullamento.

Gli “open”, infatti, si differenziano in quanto danno accesso a un solo spettacolo (e non a più rappresentazioni come avviene con l’abbonamento) e soltanto in un giorno qualsiasi tra quelli consentiti. Le modalità che li caratterizzano presuppongono una complessa gestione da parte degli esercenti i parchi anche nel caso vengano persi o invenduti.

Sono queste le motivazioni che hanno portato l’Agenzia a ritenere che il biglietto prestampato “a data libera” può essere annullato entro cinque giorni lavorativi dall’ultimo giorno in cui è consentito l’ingresso al parco con il titolo stesso. Tale conclusione rinvia, però, a precise regole: il ticket deve contenere la scritta “open” e la data entro cui potrà essere utilizzato dallo spettatore. Inoltre, il periodo di validità non può superare i dodici mesi (anche a cavallo dell’anno solare) e deve riferirsi a una sola stagione di apertura del parco. I paletti temporali di annullamento sono motivati dalla necessità di definire, si legge nella risoluzione, in tempi ragionevoli, le conseguenze fiscali connesse all’emissione degli stessi titoli.

Il provvedimento di prassi precisa, poi, che devono essere rispettate tutte le altre disposizioni relative all’emissione dei titoli di accesso previste dalla normativa in materia, in primis il Dm 13 luglio 2000 e il provvedimento delle Entrate 23 luglio 2001. In particolare, quest'ultimo, in relazione al “Log delle transazioni”, dispone che i titoli “open” devono essere valorizzati:

come abbonamenti

con l’indicazione del codice punto vendita e, nella prestampa, con la dicitura “emesso per la vendita da parte di…”

nel “tipo turno”, con il valore “L”

nel “numero eventi abilitati”, con il numero “1”

nel campo “data limite di validità”, con la data dell’ultimo spettacolo fruibile

nel “codice abbonamento”, con la dicitura “open”.

La risoluzione indica, poi, nel dettaglio, le regole da seguire per la determinazione del momento impositivo (che si realizza, ordinariamente, all’atto di pagamento), nel caso in cui la distribuzione dei titoli sia affidata a terzi, affinché gli esercenti che non hanno ancora incassato i soldi del biglietto possano quantificare il volume d’affari ed effettuare correttamente il versamento dell’imposta. Ovviamente, il ticket annullato deve essere “conservato integro in tutte le sue parti”.

Poi, gli esercenti i parchi divertimento dovranno versare l’Iva relativa ai biglietti invenduti e non annullati tempestivamente (entro cinque giorni dalla chiusura della stagione).

La risposta fornita dalle Entrate non è, invece, valida per i titoli digitali, annullabili soltanto per erronea emissione o perché salta lo spettacolo.

Infine, nel caso di smarrimento o furto dei ticket, vale quanto precisato con la risoluzione 27/2007, cioè che, non potendo essere annullato il precedente biglietto, l’unica soluzione sarebbe l’emissione di un nuovo titolo, con due conseguenze:

- Certificazione fiscale emessa senza percepirne il corrispettivo;

- necessità di autorizzazione in via amministrativa all'eventuale esclusione dai conseguenti obblighi tributari, per evitare che si verifichi una duplicazione d’imposta.

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6) Evasione fiscale: cancellata la lista nera dei paradisi fiscali

Evasione fiscale, il governo cancella la lista nera dei paradisi fiscali: chi fa affari con le offshore non deve dichiararlo”. Infatti, secondo quanto riporta un articolo pubblicato sul Il fatto quotidiano del 2 ottobre 2016 “si può tornare a commerciare liberamente con le società offshore”.

Come afferma il citato quotidiano “La rivoluzione copernicana che ha drasticamente cambiato verso ai vecchi e superati metodi per mettere almeno un freno all’evasione, alle frodi e alle fughe di capitali, è contenuta in un comma della legge di Stabilità 2016. Sfuggito all’occhio dei più, una circolare dell’Agenzia delle Entrate gli ha dato in questi giorni piena attuazione”.

Dunque, dal “periodo d’imposta 2016 non sarà più necessario indicare separatamente in dichiarazione i costi considerati fino all’anno scorso in black list”.

Ed ancora, “saranno deducibili dall’imponibile secondo le regole ordinarie, come tutti gli altri”.

Anche Il Sole 24 Ore conferma che a “partire dal 2016 la deducibilità dei costi dice addio al concetto di black list e le operazioni intercorse con Paesi a fiscalità privilegiata seguono i principi ordinari. Non esistono più l'obbligo della separata indicazione dei costi in dichiarazione e la relativa sanzione. Per gli anni d'imposta fino al 2014 e per il 2015 valgono discipline diverse in quanto il regime di deducibilità dei costi black list è stato riformato da diversi interventi normativi tra il 2015 e il 2016. Ed è l'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 39/E/2016, a fare un'analisi a 360 gradi della disciplina e a fornire tutti i chiarimenti utili per gestire ogni anno d'imposta senza dubbi”.

Le regole dal 2016: dal periodo d'imposta successivo al 31 dicembre 2015 (quindi dall'anno d'imposta 2016 per i soggetti con periodo d'imposta corrispondente all'anno solare), colpo di spugna tout court sul regime speciale dei costi black list, che d'ora in poi vengono assoggettati agli ordinari requisiti di deducibilità previsti i componenti negativi di reddito. La Legge di Stabilità 2016, infatti, ha abrogato la disciplina speciale dettata dall'articolo 110 commi 10 e 12-bis del Tuir, cancellando quindi l'obbligo della separata indicazione in dichiarazione, la conseguente sanzione in caso di inadempienza e gli elenchi tassativi degli Stati o territori a fiscalità privilegiata. Per quanto riguarda questi ultimi, in particolare, la circolare chiarisce che la lista contenuta nel decreto ministeriale del 23 gennaio 2002, pur non formalmente abrogata dalla legge di Stabilità, perde ogni valenza in quanto ormai superata dal principio generale di deducibilità ordinaria per i costi black list.

Il regime fiscale per il 2015: tra le principali novità, spicca il passaggio da un regime di totale indeducibilità dei costi black list (salvo prova contraria) a un nuovo regime che prevede la deducibilità dei costi nei limiti del loro valore normale. Questa novità introdotta dal decreto internazionalizzazioni viaggia di pari passo, come per il passato, con il requisito di “concreta esecuzione delle operazioni”. La nuova norma prevede, inoltre, che le imprese che aderiscono al regime di adempimento collaborativo possono definire preventivamente insieme all'Agenzia delle Entrate i metodi di calcolo del valore normale delle operazioni. Per poter dedurre, invece, i costi eccedenti il valore normale al contribuente spetta l'onere della prova. Nel caso in cui il contribuente dimostri che le operazioni rispondono ad un effettivo interesse economico la deduzione spetta in misura piena. Resta anche per l'anno d'imposta 2015 l'obbligo di indicare separatamente in dichiarazione i costi black list, a prescindere che questi superino o meno il valore normale. La circolare fornisce inoltre indicazioni sulle modalità d'interpello e chiarimenti sui rapporti che intercorrono tra la disciplina black list e la Cfc rule.

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7) Documenti non esibiti in verifica: non utilizzabili solo in presenza di dolo

Il divieto di utilizzo in contenzioso dei documenti non esibiti nel corso della verifica (norma di natura eccezionale) vale solamente qualora la mancata esibizione degli stessi nasconda un atteggiamento doloso e/o ingannevole da parte del contribuente. In altri casi, quando il documento non è esibito per ragioni ascrivibili a colpa, caso fortuito o forza maggiore, la preclusione non opera, ponendosi altrimenti in contrasto con i principi affermati dagli articoli 24 e 53 della Costituzione, circa il diritto di difesa e la capacità contributiva. È il principio che è contenuto nella sentenza n. 16960 del 11 agosto 2016 della Corte di Cassazione. La vicenda è legata sull’applicazione dell’articolo 52, comma 5, del dpr 633/72, secondo cui: «I libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto d’esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione». Nel caso di specie, il contribuente sottoposto a verifica non aveva esibito le fatture, affermando che fossero andate distrutte in un incendio. Avendo recuperato le stesse in un tempo successivo, intendeva utilizzarle nella propria difesa in commissione tributaria. Sul punto si formava un’interpretazione difforme tra i due gradi di merito, allorché la Ctp accoglieva il ricorso (ritenendo utilizzabile la documentazione), mentre la Ctr ribaltava l’esito del giudizio (ritenendo operante la preclusione). La Cassazione ha posto la valutazione finale, proponendo per l’inapplicabilità della preclusione di cui al citato articolo 52, invocabile solamente nei casi in cui vi sia un atteggiamento doloso del contribuente, ovvero una provata intenzione dello stesso a sottrarre tali documenti alla verifica. Quando, invece, la mancata esibizione trovi ragioni in situazioni fortuite, o anche colpose, i documenti devono essere presi in considerazione, poiché ignorarli rappresenterebbe un’inaccettabile compressione del diritto di difesa, oltre che un allontanamento della pretesa dal criterio di capacità contributiva, cardini costituzionali che devono sempre orientare il giudizio tributario.

La sentenza della Ctr Lombardia è stata quindi cassata, con rinvio ad altra sezione per un nuovo esame della fattispecie, da condursi includendo i documenti esibiti soltanto in fase contenziosa.

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8) Operazioni intra Ue: al via l’esclusione dal Vies (Vat information exchange system)

Operazioni intra Ue: in partenza 60mila lettere di esclusione dal Vies. Conclusi i controlli sugli elenchi Iva, possibile chiedere la riammissione.

Lo rende noto l’Agenzia delle entrate con il comunicato stampa del 3 ottobre 2016.

Circa 60mila soggetti Iva che non hanno presentato elenchi riepilogativi a partire dal primo trimestre 2015 e che mostrano caratteristiche di apparente inattività riceveranno, nei prossimi giorni, una lettera con cui l’Agenzia delle Entrate li informa che saranno cancellati dall’archivio Vies (Vat information exchange system). Le comunicazioni sono il frutto di una prima fase di controlli sulla banca dati degli operatori autorizzati a compiere operazioni intracomunitarie.

L’Agenzia ricorda perché avviene l’esclusione dall’archivio

I controlli del Fisco sui soggetti Iva iscritti nell’archivio Vies avvengono a iscrizione già avvenuta, non essendo più propedeutici all’avvio delle operazioni intracomunitarie. In seguito, l’Agenzia verifica la regolare presentazione degli elenchi riepilogativi e cancella dalla banca dati coloro che non ne hanno presentato neanche uno per quattro trimestri consecutivi. L’analisi ha permesso di individuare i contribuenti che si trovano in questa condizione e che riceveranno quindi la lettera di esclusione.

Possibile la richiesta di un nuovo inserimento in banca dati

L’effettiva estromissione della partita Iva avviene trascorsi 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. Un periodo di attesa durante il quale il contribuente interessato a conservare l’iscrizione può comunque rivolgersi all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate per fornire la documentazione relativa alle operazioni intracomunitarie effettuate o adeguati elementi su quelle in corso o da effettuare. L’eventuale esclusione non pregiudica, inoltre, la possibilità di chiedere un nuovo inserimento in banca dati, direttamente in via telematica tramite Fisconline o Entratel o attraverso soggetti incaricati. I controlli sull’archivio Vies proseguiranno anche nei prossimi mesi.

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9) Enti non commerciali: nuovo software di controllo per l’invio telematico della dichiarazione IMU/TASI

Enti non commerciali: nuovo software di controllo per l’invio telematico della dichiarazione IMU/TASI. Sarà disponibile, sui canali Entratel/fisconline, a partire dal prossimo 17 ottobre. Lo rende noto il Ministero dell’Economia e delle finanze, con il comunicato stampa del 01.10.2016, pubblicato sul proprio sito istituzionale il 3 ottobre 2016.

Dichiarazione IMU/TASI per Enti Commerciali/Persone Fisiche – Rilascio modulo di controllo.

Dunque, il MEF rende noto che dal prossimo 17 ottobre 2016 sarà reso disponibile il modulo di controllo per la trasmissione, a partire dall’anno di imposta 2016, dei dati della dichiarazione IMU TASI EC/PF tramite i canali Entratel e Fisconline.

(MEF, comunicato del 1° ottobre 2016)

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10) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico: modalità di accesso e disciplina

L’INPS ha pubblicato la seguente nota del 03 ottobre 2016: Il Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasposto pubblico è stato istituito presso l’INPS con D.I. n. 86985 del 9 gennaio 2015. Il Fondo ha lo scopo di assicurare tutele a sostegno del reddito sia in costanza di rapporto di lavoro a seguito di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, sia in caso di cessazione dello stesso.

La circolare n. 186 del 30 settembre 2016 definisce i beneficiari, illustra la disciplina, i termini e le condizioni di presentazione della domanda di accesso del Fondo di solidarietà e fornisce le istruzioni amministrative, operative e contabili in ordine alle prestazioni ordinarie che vengono erogate, la misura e la durata dell’intervento, evidenziando le principali modifiche normative introdotte dal D.lgs n. 148/2015.

Con riguardo, invece, alle prestazioni integrative previste dal decreto citato, si riserva di fornire successive disposizioni. Tale rinvio è dovuto all’imminente pubblicazione del Decreto interministeriale di modifica del Decreto n. 86985, attualmente all’attenzione del Ministero dell’economia e delle Finanze, che in materia prevede nuovi criteri, priorità e limiti per l’erogazione delle prestazioni integrative.

Vincenzo D’Andò