Diario quotidiano del 4 ottobre 2016: in arrivo 60mila cancellazioni dal VIES

consulenzaIndice:

1) Lo scudo fiscale non prova che la residenza all’estero sia fittizia

2) Si all’utilizzo delle dichiarazioni testimoniali di terzi ma solo se siano di estrema gravità

3) Ok al fermo amministrativo sul rimborso del credito erariale

4) La società agricola non perde le agevolazioni neppure con l’affitto del terreno

5) Parco divertimenti: i biglietti “open” invenduti si annullano a fine stagione entro cinque giorni

6) Evasione fiscale: cancellata la lista nera dei paradisi fiscali

7) Documenti non esibiti in verifica: non utilizzabili solo in presenza di dolo

8) Operazioni intra Ue: al via l’esclusione dal Vies (Vat information exchange system)

9) Enti non commerciali: nuovo software di controllo per l’invio telematico della dichiarazione IMU/TASI

10) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico: modalità di accesso e disciplina

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1) Lo scudo fiscale non prova che la residenza all’estero sia fittizia

L’avere presentato la dichiarazione riservata (scudo fiscale) non fa si che il contribuente debba necessariamente risultare residente in Italia.

Dunque, l’avere aderito allo scudo fiscale non dimostra la residenza in Italia. I criteri per la determinazione della residenza fiscale in Italia sono, infatti, esclusivamente quelli indicati dal TUIR (art. 2 del Dpr n. 917/1986) alla cui disciplina la presentazione dell’autodenuncia per lo scudo è elemento totalmente estraneo.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione, con la sentenza 19484 del 30 settembre 2016, che in tal modo ha riconosciuto le ragioni esposte da un noto pilota contro l’Agenzia delle entrate che ne é uscita sconfitta dalla contesa.

La Corte ha evidenziato che, nel caso di specie, il “thema decidendum” non consiste nello stabilire se la sanatoria in argomento fosse riservata ai soggetti residenti in Italia ex art. 12 del D.L. 350/2001 oppure se essa fosse utilizzabile anche dai non residenti, ma nel valutare la correttezza dell’attribuzione alla relativa dichiarazione dell’effetto di stabilire da sola, in veste di auto-denuncia, la residenza italiana del contribuente.

In definitiva, il comportamento adottato dal citato pilota non può avere conseguenze automatiche, potendo essere solo oggetto di valutazione nell’ambito del complesso degli elementi utili all’applicazione delle norme sulla residenza previste dall’art. 2 del TUIR.

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2) Si all’utilizzo delle dichiarazioni testimoniali di terzi ma solo se siano di estrema gravità

Ok all’avviso di accertamento basato anche su dichiarazioni testimoniali di terzi, ma solo per casi gravi.

E’ quanto, sostanzialmente, si ritrae dal principio rimarcato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 19259 del 28 settembre 2016, con la quale ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate a seguito di errata valutazione del giudice di appello, le cui risultanze erano state favorevoli alla società (contribuente).

In particolare, l’Agenzia delle entrate, con il secondo motivo di ricorso, ha censurato il giudizio espresso dalla Commissione Tributaria Regionale sulle dichiarazioni rese dal terzo sulla mancanza in atti di ulteriori riscontri, deducendo, ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c., come la Commissione tributaria regionale avesse omesso di esaminare fatti decisivi quale la circostanza che il terzo era indiziato di reato ed in tale veste aveva reso le dichiarazioni alla Guardia di Finanza e che tali dichiarazioni avevano trovato riscontro in altri elementi, coma la modalità dei pagamenti.

Ebbene, la Suprema Corte ha ritenuto fondata tale censura. In materia secondo l’orientamento consolidato di questa Corte le dichiarazioni dei terzi raccolte dai verificatori, sia pure nell’ambito di un procedimento penale, e inserite nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative…

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