Diario quotidiano del 20 ottobre 2016 – pubblicati i provvedimenti per la voluntary disclosure dal Vaticano

Pubblicato il 20 ottobre 2016



1) Accordi tra Italia e Vaticano ai fini della voluntary disclosure: pubblicati due provvedimenti
2) Fatture false: confisca limitata
3) Regolamento condominiale: bed and breakfast
4) Fisco: tre neo provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale
5) Distributori automatici: obbligo di comunicazione degli incassi
6) Punito ancora penalmente lo sfruttamento del lavoro minorile
7) Usucapione: valgono solo gli atti interruttivi noti
8) Bonus per e-commerce agricolo: termine invio istanze
9) Parlamento: approvata definitivamente la legge sul caporalato
10) Per l’acconciatore nelle case di cura non serve la SCIA

scvIndice:

1) Accordi tra Italia e Vaticano ai fini della voluntary disclosure: pubblicati due provvedimenti 2) Fatture false: confisca limitata 3) Regolamento condominiale: bed & breakfast 4) Fisco: tre neo provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale 5) Distributori automatici: obbligo di comunicazione degli incassi 6) Punito ancora penalmente lo sfruttamento del lavoro minorile 7) Usucapione: valgono solo gli atti interruttivi noti 8) Bonus per e-commerce agricolo: termine invio istanze 9) Parlamento: approvata definitivamente la legge sul caporalato 10) Per l’acconciatore nelle case di cura non serve la SCIA ***

1) Accordi tra Italia e Vaticano ai fini della voluntary disclosure: pubblicati due provvedimenti

Convenzione in materia fiscale tra Italia e Vaticano: L’Agenzia delle entrate, nella tarda serata del 18 ottobre 2016, ha pubblicato due provvedimenti attuativi, accompagnati da un comunicato stampa (n. 200 del 18 ottobre 2016).

In rete il modello per la regolarizzazione delle annualità fino al 2015

Piena trasparenza tra la Repubblica Italiana e il Vaticano nel campo delle relazioni finanziarie. Dal 15 ottobre 2016, infatti, a seguito dello scambio delle ratifiche tra le Parti Contraenti, è entrata in vigore la Convenzione tra il Governo italiano e la Santa Sede in materia fiscale, stipulata il 1° aprile 2015.

Oltre a promuovere lo scambio di informazioni ai fini fiscali tra i due Stati, recependo il più aggiornato standard internazionale in materia, articolo 26 del Modello Ocse, il nuovo accordo istituisce un sistema semplificato di tassazione dei proventi e delle attività finanziarie detenute da specifiche categorie di soggetti residenti in Italia presso enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria nello Stato della Città del Vaticano.

Tali tipologie di contribuenti possono inoltre avvalersi per le annualità di imposta fino al 2015 di una procedura di regolarizzazione avente gli stessi effetti della legge n. 186/2014.

Semplificazione della tassazione e regolarizzazione, chi può aderire

La platea dei soggetti interessati dalla normativa è costituita da persone fisiche e da specifici enti appositamente indicati nel corpo stesso del testo della Convenzione tra cui, per esempio, i religiosi stessi, il personale del Vaticano, pensionati inclusi, e i diversi ordini ecclesiastici. In particolare, per poter accedere al sistema semplificato di tassazione e per poter beneficiare della regolarizzazione per le annualità d’imposta dal 2010 al 2015 è richiesto come condizione che i soggetti siano fiscalmente residenti in Italia, nonché titolari di attività finanziarie presso enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria nello Stato della Città del Vaticano. In dettaglio dunque, i soggetti interessati appartengono alle seguenti categorie:

- chierici e membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, dignitari, impiegati, salariati, anche non stabili, e pensionati della Santa Sede e degli altri enti di cui all’articolo 17 del Trattato del Laterano;

- Istituti di Vita Consacrata, Società di Vita Apostolica ed altri enti con personalità giuridica canonica o civile vaticana.

Come e quando presentare la richiesta

Anche per la regolarizzazione vaticana vale il principio in base al quale essa è ammessa solo se la richiesta viene ricevuta dall’Agenzia delle Entrate prima che il contribuente abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, per violazioni di norme tributarie, relativi all’ambito oggettivo si applicazione della procedura. Ciò detto, una volta compilato, il modello va presentato entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della Convenzione all’Istituto per le Opere di Religione (IOR) che, a sua volta, provvede alla trasmissione telematica dell’istanza all’Agenzia delle Entrate entro il 270° giorno dalla data di entrata in vigore della Convenzione. L’istanza va corredata a pena di nullità da una documentazione riepilogativa di accompagnamento, da redigere secondo il format approvato con Provvedimento di oggi e disponibile sul sito internet delle Entrate, www.agenziaentrate.it, all’interno della sezione “Normativa e Prassi”. Ai fini del perfezionamento della procedura, i contribuenti dovranno effettuare i versamenti degli importi dovuti entro un anno dalla data di entrata in vigore della Convenzione.

I vantaggi della regolarizzazione

I soggetti che si avvalgono della procedura regolarizzano la propria posizione fiscale corrispondendo, per gli anni oggetto della regolarizzazione, delle somme forfettarie a titolo di redditi di capitale e di redditi diversi delle attività finanziarie detenute presso enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria nello Stato della Città del Vaticano. Ai fini della regolarizzazione, dall’anno di imposta 2012 è dovuta anche l’IVAFE sulle attività finanziarie detenute presso i suddetti enti. Il perfezionamento della procedura produce benefici sanzionatori ed esimenti penali similmente a quanto stabilito dalla legge n. 186/2014.

Il modello definitivo e le istruzioni sono disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, www.agenziaentrate.it, nella sezione “Modelli”.

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2) Fatture false: confisca limitata

E’ illegittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca in relazione al beneficio fiscale conseguito dall’utilizzatore di fatture false (indebita detrazione).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43952 del 18 ottobre 2016.

In tema di reati tributari, la Suprema Corte ha osservato che la confisca per equivalente del profitto del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, non può essere disposta qualora dalla commissione della condotta non derivi un effettivo risparmio di imposta né per l’emittente né per il destinatario dei documenti fittizi. Ne consegue così che per la misura cautelare non possono esistere automatismi di sorta, poiché il profitto non necessariamente coincide con il beneficio fiscale realizzato dall’utilizzatore.

Difatti, l’art. 9 del D.Lgs. n. 74/2000, escludendo la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture per operazioni inesistenti e chi se ne avvale, impedisce l’applicazione del principio solidaristico.

Nel caso di specie, il Procuratore non è riuscito a fornire elementi per individuare un possibile profitto dell’emittente le fatture false.

Il Tribunale, nell’ambito di un procedimento per il reato previsto dall’art. 8 del D.Lgs. n. 74 del 2000, ha prontamente annullato il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente disposto sui beni dell’emittente le fatture in contestazione, ritenendo che il profitto del reato andasse rinvenuto unicamente in capo al loro utilizzatore. Dal che il ricorso per cassazione del P.M. che non è stato accolto - secondo il quale si sarebbe dovuto ritenere automaticamente configurabile a carico dell’emittente l’intero profitto conseguito dall’utilizzatore delle fatture.

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3) Regolamento condominiale: bed & breakfast

Le clausole del regolamento condominiale contrattuale vanno trascritte nei pubblici registri: Va, quindi, trascritto il divieto di “B&B”. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21024 del 18 ottobre 2016.

Le clausole del regolamento condominiale contrattuale vanno trascritte nei pubblici registri. Così è accaduto con il divieto di ospitare nel caseggiato case-famiglia, bed & breakfast, pensioni, alberghi o affittacamere, che l’assemblea condominiale aveva votato a maggioranza reinserendolo nel testo di un regolamento condominiale contrattuale ma non trascritto. Un tizio aveva fatto ricorso in Cassazione dopo che la Corte d’appello di Palermo gli aveva dato torto, considerando valida la clausola, che era stata inserita con una delibera nel 2006. La Suprema corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto affermando che è non è valida la clausola del regolamento contrattuale se non viene almeno recepita negli atti di vendita.

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4) Fisco: tre neo provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale

Il Decreto del 3 ottobre 2016, concernente le modalità di concessione dell’esenzione, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 18 ottobre 2016. Per autocarri importati dall’Albania, sono ora ufficiali le nuove esenzioni. I trattori stradali, gli autocarri ed i relativi rimorchi adibiti a trasporti internazionali di cose, importati temporaneamente dalla Repubblica di Albania ed appartenenti a persone ivi stabilmente residenti, non devono pagare il diritto fisso istituito con la Legge 1146/1959.

Accordo Italia-Messico in materia doganale per lo scambio di informazioni

E’ stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 18 ottobre 2016, la Legge n. 188 del 3 ottobre 2016, che regola l’esatta determinazione dei tributi doganali e fiscali e di ogni altro addebito derivante dall'importazione o dall'esportazione delle merci, la lotta contro le infrazioni doganali, comprese le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, lo scambio di informazioni e repressione del traffico di stupefacenti e di sostanze psicotrope.

La Legge n. 188/2016, per l’Accordo di mutua assistenza amministrativa in materia doganale stipulato tra Italia e Stati Uniti Messicani il 24 ottobre 2011, è entrata in vigore il 19 ottobre 2016, mentre l’Accordo diventerà efficace il primo giorno del secondo mese dopo la ricezione delle due notifiche con cui Italia e Messico si saranno comunicati, per via diplomatica, l’avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne.

L’assistenza pattuita con l’accordo, che non si spinge all’ambito penale, potrà essere azionata tramite specifica richiesta, presentata per iscritto e accompagnata da tutta la documentazione e le informazioni utili, ovvero spontaneamente, di propria iniziativa, nei casi in cui venga messa in pericolo o si possa causare un danno sostanziale all'economia, alla salute e alla sicurezza pubblica, compresa la sicurezza della catena logistica del commercio internazionale, o a qualsiasi altro interesse essenziale dell'altro Stato.

Le stesse modalità, su richiesta o spontaneamente, si utilizzano anche per lo scambio di informazioni.

Terremoto in Centro Italia: agevolazioni in arrivo per le popolazioni colpite

Il Decreto Legge n. 189 del 17 ottobre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 18 ottobre 2016, é entrato in vigore il 19 ottobre 2016.

Si tratta del provvedimento che contiene interventi in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016 in Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria. Il decreto stabilisce che per le imprese che hanno sede o unità locali nel territorio dei Comuni colpiti dal terremoto, le perdite relative all’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2016 non rilevano nell’esercizio nel quale si realizzano e nei quattro esercizi successivi.

Viene, inoltre, stabilito che per i soggetti che hanno sede o unità locali nel territorio dei Comuni interessati, che abbiano subito danni, verificati con perizia asseverata, i contributi, gli indennizzi e i risarcimenti, connessi agli eventi sismici, di qualsiasi natura e indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell'imposta regionale sulle attività produttive.

La mancata effettuazione di ritenute ed il mancato riversamento delle ritenute a partire dal 24 agosto e fino alla data di entrata in vigore del decreto (19 ottobre 2016) sono regolarizzati entro il 31 maggio 2017, senza né sanzioni né interessi. Sono inoltre sospesi fino al 31 dicembre 2016 i versamenti riferiti al diritto annuale a favore delle Camere di Commercio, i termini per la notifica delle cartelle di pagamento e per la riscossione, il versamento dei contributi consortili di bonifica, l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili pubblici e privati adibiti ad uso abitativo o diverso, le sanzioni amministrative per le imprese che presentano in ritardo le domande di iscrizione alle camere di commercio (ma comunque entro il 31 maggio 2017), le rate dei mutui e dei finanziamenti, i termini degli adempimenti verso le amministrazioni pubbliche.

Inoltre, fino al 31 dicembre 2016, non sono computabili ai fini della definizione del reddito di lavoro dipendente i sussidi occasionali, le erogazioni liberali o i benefici di qualsiasi genere, concessi da parte sia dei datori di lavoro privati a favore dei lavoratori residenti nei Comuni coinvolti da parte dei datori di lavoro privati, a favore dei propri lavoratori, anche non residenti in tali Comuni.

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5) Distributori automatici: obbligo di comunicazione degli incassi

Dal 1° gennaio 2017, coloro che effettuano cessioni di beni tramite distributori automatici dovranno memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente i dati dei corrispettivi incassati.

Difatti, l’art. 2, co. 1, D.Lgs. 127/2015 introduce, a decorrere da tale data, una facoltà riservata ai soggetti che effettuano le operazioni di cui all’art. 22, D.P.R. 26.10.1972, n. 633, quali, ad esempio, le cessioni di beni poste in essere da commercianti al minuto autorizzati in locali aperti al pubblico, in spacci interni, mediante apparecchi di distribuzione automatica, per corrispondenza, a domicilio o in forma ambulante.

I suddetti soggetti, a partire dall’1.1.2017, possono optare per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate – mediante strumenti tecnologici che garantiscano l’inalterabilità e la sicurezza dei dati, compresi quelli che consentono i pagamenti con carta di debito e credito – dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi di cui agli artt. 2 e 3, D.P.R. 633/1972.

L’opzione ha effetto dall’inizio dell’anno in cui è esercitata fino alla fine del quarto anno solare successivo e, se non revocata, si estende di quinquennio in quinquennio. L’ultimo periodo della norma precisa altresì che la memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione previsti dall’art. 24, co. 1, D.P.R. 633/1972. Come è noto, tale disposizione prevede che gli esercenti commercio al minuto ed attività assimilate possano annotare, con riferimento alle operazioni imponibili, l’ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri e delle relative imposte – distintamente, a seconda dell’aliquota Iva applicabile – su un apposito registro, in alternativa a quello delle fatture di cui all’art. 23, D.P.R. 633/1972.

Il successivo co. 2 dell’art. 2, D.Lgs. 127/2015 stabilisce che, sempre a partire dall’1.1.2017, la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi di cui al co. 1 sono obbligatorie per i soggetti che effettuano cessioni di beni tramite distributori automatici (c.d. vending machine). Al fine dell’assolvimento di tale obbligo, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento 30.6.2016, n. 102807, individuando le soluzioni che consentono di non incidere sull’attuale funzionamento degli apparecchi distributori, e garantire la sicurezza e l’inalterabilità dei dati dei corrispettivi acquisiti dagli operatori. In particolare, sono state definite le informazioni da

trasmettere, le regole tecniche, i termini per la trasmissione telematica e le caratteristiche tecniche degli strumenti. In particolare, è stata stabilita una “fiscalizzazione graduale” dei distributori automatici, costituita da una soluzione transitoria, da adottare non oltre il 31.12.2022: entro tale data, i gestori di distributori automatici dovranno provvedere all’adattamento, ovvero alla sostituzione progressiva, dei sistemi master, deputati alla raccolta dei dati presenti nelle periferiche di pagamento degli apparecchi distributori. Il comportamento a regime sarà, invece, disciplinato da un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Il soggetto passivo Iva deve comunicare all’Amministrazione Finanziaria la matricola identificativa dei sistemi master – che registrano ogni somma incassata dalle periferiche di pagamento per l’erogazione di beni e servizi – che gestiscono, entro la data di messa in servizio degli stessi, al fine di consentirne il censimento a livello territoriale, secondo le prescrizioni riportate nelle specifiche tecniche allegate al provvedimento e, in fase di prima applicazione, a partire dalla data di messa a disposizione degli appositi servizi sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Il processo di censimento si conclude con la produzione di un QRCODE, che il soggetto obbligato appone, in luogo visibile e protetto, sul singolo distributore automatico: tale codice contiene l’indirizzamento ad una pagina web gestita dall’Amministrazione Finanziaria, sulla quale sarà possibile verificare pubblicamente i dati identificativi dell’apparecchio e del relativo gestore.

Il soggetto passivo Iva deve, inoltre, garantire il costante e tempestivo aggiornamento delle matricole dei sistemi master da lui gestiti a seguito di cessione (a qualsiasi titolo), sostituzione, furto, guasto o distruzione.

Le informazioni da memorizzare elettronicamente, e trasmettere telematicamente, riguardano le somme incassate – in qualsiasi modalità – dalle singole periferiche di pagamento: la trasmissione telematica deve essere effettuata contestualmente al momento della rilevazione dei dati di incasso dal sistema master, in prossimità del medesimo sistema ed utilizzando esclusivamente un dispositivo mobile censito dal sistema dell’Agenzia delle Entrate. La conservazione di tali dati può essere effettuata, in fase di prima applicazione, anche elettronicamente ai sensi del D.M. 17.6.2014.

Le informazioni che pervengono all’Anagrafe Tributaria verranno messe a disposizione dei soggetti obbligati, al fine di supportarli nella predisposizione della dichiarazione dei redditi e Iva, nonché ai fini della valutazione della loro capacità contributiva.

La memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica prevista dal suddetto art. 2, co. 1 e 2, D.Lgs. 127/2015 sostituiscono la modalità di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi di cui all’art. 12, co. 1, L. 30.12.1991, n. 413, e al D.P.R. 21.12.1996, n. 696. Resta comunque fermo l’obbligo di emissione della fattura, su richiesta del cliente.

L’art. 2, co. 6, del D.Lgs. 127/2015 stabilisce che ai soggetti che optano per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica prevista dal co. 1, e ai soggetti di cui al co. 2, si applicano – in caso di mancata memorizzazione o di omissione della trasmissione, ovvero nell’ipotesi di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri – le sanzioni previste dagli artt. 6, co. 3, e 12, co. 2, D.Lgs. 471/1997 (100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato e sospensione della licenza o dell’autorizzazione dell’esercizio dell’attività).

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6) Punito ancora penalmente lo sfruttamento del lavoro minorile

Anche dopo l’avvenuta depenalizzazione, arrecata con il D.Lgs n. 8/2016, lo sfruttamento del lavoro minorile rimane reato, punito con l’arresto.

Lo ha stabilito la la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43926 del 18 ottobre 2016.

In materia di appalto e distacco illeciti, la Suprema Corte ha chiarito che, a seguito dell’intervenuta depenalizzazione fatta dal D.Lgs n. 8/2016, gli stessi sono puniti con la sola sanzione amministrativa, mentre rimane reato, punito con l’arresto, lo sfruttamento del lavoro minorile.

In particolare, il giudice di legittimità, ha sottolineato che il decreto ha depenalizzato l’ipotesi base del reato di intermediazione illecita di manodopera per violazione delle disposizioni in tema di appalto e distacco (art. 18, comma 5-bis del D.Lgs n. 8/2016), fattispecie punite con la sola pena pecuniaria, e non anche l’ipotesi aggravata relativa allo sfruttamento dei minori.

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7) Usucapione: valgono solo gli atti interruttivi noti

Bloccare l’accesso a terzi, che utilizzano una strada privata (uso pubblico), non basta ad interrompere il termine ventennale dell’usucapione da parte del Comune.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21015 del 18 ottobre 2016, nel riconoscere le ragioni del Comune cui era stata negato l’acquisto della servitù di passaggio per avvenuta usucapione, ha chiarito che gli atti interruttivi sono solo quelli tassativamente indicati dal Codice civile e cioè quelli giudiziali messi in campo proprio per contestare il diritto di servitù.

Usucapione interrotta solo con atti tipici

In materia di possesso ad usucapione, la tipicità dei modi di interruzione della prescrizione non ammette equipollenti. Infatti, l’articolo 2943 del Codice civile elenca tassativamente gli atti interruttivi della prescrizione da parte del titolare. Tale efficacia interruttiva non può essere attribuita ad atti diversi da quelli stabiliti dalla norma, per quanto con essi si sia inteso manifestare la volontà di conservare il diritto di proprietà.

Sulla scorta di questi assunti, la Suprema corte ha cassato una decisione di merito con cui era stato accordato rilievo decisivo, per escludere un possesso idoneo all’usucapione di una strada e per affermare l’interruzione di quest’ultima, alla volontà contraria dei proprietari e alle loro varie reazioni contro il passaggio pubblico.

Tra queste, era stato, in particolare, tenuto in considerazione il fatto che i proprietari, in epoca non ben precisata, avessero apposto una sbarra per impedire l’accesso a terzi.

Detta circostanza non rientrava, tuttavia, tra quelle espressamente previste dall’articolo 2943 ai fini dell’interruzione da parte del titolare.

Per la norma, infatti, la prescrizione è specificamente interrotta:

- dalla notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio;

- dalla domanda proposta nel corso di un giudizio;

- da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore;

- dall'atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiari la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale.

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8) Bonus per e-commerce agricolo: termine invio istanze

Bonus per l’e-commerce agricolo: invio istanze dal 20 febbraio 2017: L’iter da seguire per i crediti destinati alle aziende del settore per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche e a quelle che danno vita a nuove reti di imprese.

Lo rendo noto l’articolo pubblicato su fiscoggi.it (notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate) del 19 ottobre 2016.

Nuove strade e scadenze per chi lavora nel settore agroalimentare e della pesca e acquacoltura

Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha pubblicato due nuove circolari (76689 e 76690), con cui definisce modalità e termini di presentazione delle domande per usufruire degli incentivi previsti dall’articolo 3, comma 3, del Dl 91/2014.

Il primo documento fa riferimento alle imprese, compresi i consorzi e le cooperative, attive nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura, che intendano realizzare e ampliare le infrastrutture informatiche per l’avvio e lo sviluppo del commercio elettronico. Il secondo riguarda l’agevolazione per favorire la creazione di nuove reti di imprese ovvero lo svolgimento di nuove attività da parte di reti di imprese già esistenti, nello specifico, piccole e medie, e diverse dalle Pmi, attive nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura.

Queste due circolari, oltre a ribadire i casi in cui è possibile fare istanza, definiscono il come:

la finestra temporale per la presentazione delle domande va dal 20 al 28 dell’anno successivo a quello di realizzazione degli investimenti

la domanda, debitamente compilata, deve essere redatta utilizzando, a pena di inammissibilità, la modulistica indicata nella circolare di riferimento e deve contenere l’attestazione delle spese sostenute per l’attribuzione del credito di imposta

l’attestazione delle spese sostenute per l’attribuzione del credito, rilasciata dal presidente del collegio sindacale o da un revisore legale, un commercialista, un perito commerciale o dal responsabile del Caf va firmata anche dal titolare o dal legale rappresentante o dal procuratore speciale dell’impresa beneficiaria

l’istanza, firmata digitalmente, va trasmessa all’indirizzo saq3@pec.politicheagricole.gov.it, in formato “p7m”, con indicazione come oggetto “DM273CE-PARTITAIVANOMEIMPRESA”, nel caso dell’e-commerce, ovvero “DM272RI-PARTITAIVAIMPRESACAPOFILA”, nel caso delle reti d’imprese.

Investimenti agevolabili

Nel primo caso (avvio o sviluppo di e-commerce):

a) dotazioni tecnologiche

b) software

c) progettazione e implementazione

d) sviluppo database e sistemi di sicurezza.

Nel secondo caso (reti d’imprese):

a) costi per attività di consulenza e assistenza tecnico-specialistica prestate da soggetti esterni all’aggregazione in rete, per la costituzione della rete, per la redazione del programma di rete e sviluppo del progetto b) costi in attività materiali per la costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili e per l’acquisto di materiali e attrezzature

c) costi per tecnologie e strumentazioni hardware e software funzionali al progetto di aggregazione in rete

d) costi di ricerca e sperimentazione

e) costi per l’acquisizione di brevetti, licenze, diritti d'autore e marchi commerciali f) costi per la formazione dei titolari d’azienda e del personale dipendente impiegato nelle attività di progetto

g) costi per la promozione sul territorio nazionale e sui mercati internazionali dei prodotti della filiera

h) costi per la comunicazione e la pubblicità riferiti alle attività della rete. Sono ammissibili, in entrambi i casi, esclusivamente le spese sostenute per nuovi investimenti, fino al loro valore di mercato, regolarmente fatturate e quietanzate, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, fatte salve le spese propedeutiche alla costituzione della rete di imprese.

L’Iva non è ammissibile, salvo nel caso in cui non sia recuperabile ai sensi della legislazione nazionale sull’Iva.

I pagamenti ammessi sono esclusivamente quelli attraverso il sistema Sepa e i titoli di spesa devono riportare nella dicitura un riferimento esplicito al credito d’imposta previsto a valere sul Dm 273/2015.

La circolare ribadisce inoltre che le imprese tenute per legge alla redazione e pubblicazione del bilancio devono iscrivere i beni strumentali acquistati nell’attivo dello stato patrimoniale, nel rispetto dei principi contabili applicati, tranne quelli acquistati in leasing.

Le imprese in regime di contabilità semplificata esonerate dalla redazione del bilancio, per l’identificazione dei beni acquistati, devono dare evidenza della corretta applicazione dei principi contabili in materia di immobilizzazioni materiali e immateriali, mediante una dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante dell’impresa, da tenere agli atti dell’impresa stessa.

(Dal notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate del 19 ottobre 2016)

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9) Parlamento: approvata definitivamente la legge sul caporalato

E’ stata approvata in via definitiva, il 18 ottobre 2016, la nuova legge sul caporalato.

Il testo, che non ha subito modificazioni, è quello che aveva già approvato il Senato.

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

Nel modificare l’art. 603-bis c.p., il provvedimento prevede la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 500 a 1.000 euro (per ogni lavoratore reclutato) per chi recluta manodopera per impiegarla presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno ovvero utilizza, assume o impiega manodopera reclutata anche mediante l'attività di intermediazione (o anche - ma non necessariamente - con l'utilizzo di caporalato) con le modalità sopraindicate. Con la nuova formulazione si prevede una fattispecie di caporalato caratterizzata dall’utilizzo di violenza o minaccia (è soppresso il vigente riferimento all’intimidazione), sanzionata con la reclusione da 5 a 8 anni e multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Controllo giudiziario dell’azienda

Il provvedimento prevede altresì il possibile controllo giudiziario dell’azienda nel corso del procedimento penale per il reato di caporalato, qualora l’interruzione dell’attività imprenditoriale possa comportare ripercussioni negative sui livelli occupazionali o compromettere il valore economico del complesso aziendale; con il decreto che dispone la misura, il giudice nomina uno o più amministratori giudiziari esperti in gestione aziendale, scegliendoli tra gli iscritti all'albo degli amministratori giudiziari.

Rete del lavoro agricolo di qualità

Viene modificata la normativa che ha istituito presso l'Inps la cd. Rete del lavoro agricolo di qualità, alla quale possono essere iscritte le imprese agricole più virtuose, che non hanno riportato condanne penali per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale e in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e che non sono destinatarie, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative oltre ad essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Reati ostativi

Il provvedimento integra il catalogo dei reati ostativi e, ai fini del divieto di iscrizione, le sanzioni amministrative legate alle violazioni in materia di lavoro e di legislazione sociale e in materia di imposte e tasse possono anche non essere definitive.

Riallineamento retributivo

Gli accordi provinciali di riallineamento retributivo del settore agricolo possono demandare la definizione di tutto o parte del programma di graduale riallineamento dei trattamenti economici dei lavoratori agli accordi aziendali di recepimento purché sottoscritti con le stesse parti che hanno stipulato l’accordo provinciale.

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10) Per l’acconciatore nelle case di cura non serve la SCIA

L’acconciatore può prestare servizio fuori dal proprio locale senza S.C.I.A.. Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la nota n. 325777 del 17 ottobre 2016, ha precisato che l’acconciatore può prestare il proprio servizio, in forma saltuaria, presso una casa di riposo senza S.C.I.A., che risulta invece necessaria qualora l’esercizio della professione avvenga al di fuori dei locali in maniera stabile

Ministero Sviluppo Economico - Nota 17 ottobre 2016, n. 325777

Esercizio dell’attività di acconciatore fuori dai locali dell’impresa.

Con messaggio di posta elettronica del 13 ottobre u.s. è stato sottoposto a questa Amministrazione un quesito in ordine alla questione «se un’acconciatrice, in possesso della qualifica, titolare di un proprio negozio e regolarmente iscritta alla camera di commercio, possa prestare servizio di acconciatore saltuariamente presso una casa di riposo» ovvero se «debba la stessa casa di riposo presentare una scia per iniziare l’attività di acconciatore presso i propri locali, iscrivendosi alla camera di commercio come impresa artigiana e nominando la succitata acconciatrice quale direttore tecnico». In caso di accoglimento della prima delle due ipotesi alternative sopra prospettate, domanda inoltre codesto Ufficio se l’acconciatrice «debba ricevere compenso direttamente dall’ospite della casa di riposo».

In merito si esprime il parere nel seguito dettagliato.

La legge 17 agosto 2005, n. 174, ha come noto introdotto la disciplina dell’attività professionale degli acconciatori, innovando e sostituendo le previgenti disposizioni di cui alla legge 14 febbraio 1963, n. 161, abrogate nei termini di cui all’articolo 7 della novella.

L’articolo 2 della legge stabilisce, al comma 3, che «l’attività di acconciatore può essere svolta anche presso il domicilio dell’esercente ovvero presso la sede designata dal cliente, nel rispetto dei criteri stabiliti dalle leggi e dai regolamenti regionali. E’ fatta salva la possibilità di esercitare l’attività di acconciatore nei luoghi di cura o di riabilitazione, di detenzione e nelle caserme o in altri luoghi per i quali siano stipulate convenzioni con pubbliche amministrazioni».

Fermo restando il divieto di svolgimento dell’attività professionale «in forma ambulante o di posteggio» sancito dal successivo comma 4, la disciplina richiamata non risulta ostativa rispetto all’ipotesi di resa dei servizi da parte dell’acconciatore presso i locali di una casa di riposo. Essa esplicitamente prevede che l’attività possa essere svolta presso una sede designata dal cliente, «nel rispetto dei criteri stabiliti dalle leggi e dai regolamenti regionali» (i quali usualmente rimandano all’identificazione delle esigenze del cliente che richiedono eccezionalmente l’intervento dell’acconciatore presso il proprio domicilio o presso altro luogo ove egli si trova, ricomprendendovi in ogni caso le esigenze connesse a motivi di salute del cliente destinatario del servizio, mentre per altro verso recano la prescrizione dei requisiti igienici al cui rispetto è in ogni caso tenuto l’operatore professionale). E’ dunque consentito lo svolgimento dell’attività professionale dell’acconciatore il quale, come esposto dall’interrogante, presti il proprio servizio «saltuariamente presso una casa di riposo». Si deve inoltre anche evidenziare, benché questa ipotesi non sia oggetto della richiesta di parere in esame, che sarebbe parimenti consentito dalla vigente normativa, e dalla disposizione richiamata (che è esplicita nel far salva «la possibilità di esercitare l’attività di acconciatore nei luoghi di cura o di riabilitazione, di detenzione e nelle caserme o in altri luoghi per i quali siano stipulate convenzioni con pubbliche amministrazioni»), l’esercizio dell’attività professionale in forma non saltuaria presso i locali di una casa di cura, fatto salvo in questo caso il rispetto della disciplina in materia di SCIA e dei connessi profili igienico-sanitari dei locali, nonché fiscali e contrattualistici, che esulano dall’alveo di competenza di questa Amministrazione.

E’ appena il caso di rilevare che, anche nell’ipotesi, sopra esposta, di esercizio stabile dell’attività presso una casa di cura non sarebbe configurabile la fattispecie ipoteticamente rappresentata da codesto Ufficio, consistente nella presentazione da parte dell’istituto di cura di «una scia per iniziare l’attività di acconciatore presso i propri locali, iscrivendosi alla camera di commercio come impresa artigiana e nominando la succitata acconciatrice quale direttore tecnico»: mentre non ricorre alcuno dei presupposti necessari per la sua concreta percorribilità, in una simile circostanza la titolarità e responsabilità dell’attività di acconciatura andrebbe comunque ricondotta in capo all’impresa, tenuta alla SCIA ed ai connessi e richiamati adempimenti, mentre i rapporti giuridici tra quest’ultima e la casa di riposo dovrebbero essere regolati facendo ricorso all’ampio novero degli istituti contrattuali possibili alla luce dell’ordinaria disciplina civilistica.

Quanto da ultimo esposto vale anche ad individuare la risposta all’ultimo quesito formulato alla scrivente Amministrazione, relativo alla questione se l’acconciatrice «debba ricevere compenso direttamente dall’ospite della casa di riposo». Risposta che non può che variare in relazione al concreto regolamento dei rapporti giuridici tra le parti (l’ospite della casa di riposo, nonché destinatario del servizio, da un lato, e dagli altri l’operatore professionale e l’istituto di cura), ben potendo rinvenirsi tanto ipotesi di retribuzione immediata del servizio da parte dell’ospite fruitore, quanto di fornitura di esso nell’ambito dei servizi offerti dall’istituto e dunque di retribuzione del lavoro svolto dall’acconciatore direttamente da parte dell’istituto di cura e dunque solo in via mediata ed indiretta da parte dell’ospite della casa di riposo.

(Ministero Sviluppo Economico - Nota n. 325777 del 17 ottobre 2016)

Vincenzo D’Andò