Diario quotidiano del 13 ottobre 2016: le nuove interpretazioni del fisco in tema di ravvedimento operoso

Pubblicato il 13 ottobre 2016



1) Al via le iniziative per incrementare l’utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle entrate
2) Redditometro: la vincita al superenalotto stoppa l’accertamento fiscale
3 In arrivo anche aiuti fiscali per i residenti nelle zone colpite dal terremoto
4) Controlli della GdF: prima dell’inizio degli interventi ispettivi si dovrà informarne l’Agenzia delle Entrate
5) Regolarizzazione delle dichiarazioni con errori o presentate in ritardo: ulteriori chiarimenti dalle Entrate
6) Gestione Artigiani e Commercianti: disponibili i modelli F24 per i nuovi iscritti
7) Esodo lavoratori prossimi a pensione: nuovo schema di contratto di fideiussione bancaria da presentare all’INPS
8) Compensazione flussi di versamento a titolo di cessione quinto della pensione con quote indebite post mortem
9) Avvocati: nuovi contenuti polizze assicurative per responsabilità civile e infortuni
10) INAIL: minimale e massimale da 1 luglio 2016

diario-quotidiano-articoli-7Indice:

1) Al via le iniziative per incrementare l’utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle entrate 2) Redditometro: la vincita al superenalotto stoppa l’accertamento fiscale 3 In arrivo anche aiuti fiscali per i residenti nelle zone colpite dal terremoto 4) Controlli della GdF: prima dell’inizio degli interventi ispettivi si dovrà informarne l’Agenzia delle Entrate 5) Regolarizzazione delle dichiarazioni con errori o presentate in ritardo: ulteriori chiarimenti dalle Entrate 6) Gestione Artigiani e Commercianti: disponibili i modelli F24 per i nuovi iscritti 7) Esodo lavoratori prossimi a pensione: nuovo schema di contratto di fideiussione bancaria da presentare all’INPS 8) Compensazione flussi di versamento a titolo di cessione quinto della pensione con quote indebite post mortem 9) Avvocati: nuovi contenuti polizze assicurative per responsabilità civile e infortuni 10) INAIL: minimale e massimale dal 1° luglio 2016

****

1) Al via le iniziative per incrementare l’utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle entrate

Agenzia delle Entrate e Unima rafforzano la loro collaborazione. Più servizi online, formazione, aggiornamento e assistenza dedicata. Maggiore utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia, più formazione e aggiornamento per gli iscritti e un canale di assistenza prioritario per i casi specifici che non è possibile risolvere tramite i servizi online. Sono i principali obiettivi dell’accordo che è stato sottoscritto dall’Agenzia delle Entrate e dall’Unima, l’Unione Nazionale Imprese di Meccanizzazione Agricola.

L’accordo punta all’incremento, da parte degli iscritti ad Unima, dell’utilizzo dei servizi telematici offerti dell’Agenzia delle Entrate, grazie alla promozione di attività di formazione e aggiornamento presso le associazioni e le altre strutture organizzative territoriali, anche a distanza o realizzate in occasione di convegni e seminari. Gli iscritti potranno utilizzare il canale Civis, per richiedere assistenza sulle comunicazioni e sulle cartelle esattoriali, e la posta certificata nei casi in cui sia necessario allegare una documentazione ulteriore.

L’Agenzia si impegnerà a fornire un riscontro entro 10 giorni dalla richiesta effettuata telematicamente e, compatibilmente con le esigenze organizzative, a prevedere un appuntamento prioritario per quei casi che non sono risolvibili tramite Civis, Pec o gli altri servizi online.

I due enti hanno, inoltre, istituito un osservatorio per il monitoraggio delle attività intraprese sul territorio e la valutazione delle problematiche nell’erogazione e fruizione dei servizi online, costituito dai rappresentanti di Unima e della Direzione Centrale Gestione Tributi dell’Agenzia, che si occuperà anche di individuare delle soluzioni condivise alle criticità che emergeranno.

Grazie a questo accordo e all’incremento dei servizi online sarà possibile abbattere i tempi di attesa allo sportello negli uffici territoriali, ricevere assistenza senza recarsi negli uffici, ridurre i tempi di erogazione dei servizi e ottimizzare l’uso delle risorse dell’Agenzia addette al back office.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 195 del 11 ottobre 2016)

******

2) Redditometro: la vincita al superenalotto stoppa l’accertamento fiscale

La vincita al gioco non fa scattare l’accertamento fiscale basato sul redditometro. L’atto è peraltro nullo se lo scostamento non supera il 25%. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 20488 del 11 ottobre 2016, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. La vicenda riguarda un contribuente che aveva incassato oltre 40mila euro per una vincita Sisal.

Nel caso di specie i giudici del merito, al fine di escludere uno scostamento “rilevante” tra il reddito dichiarato e quello accertato, hanno ritenuto decisiva la vincita SISAL; e tale argomentazione, osservano gli ermellini, “non è attinta da alcuna censura”.

Il pagamento in nero fa scattare il reato

la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42845 del 11 ottobre 2016, è intervenuta in merito alla responsabilità penale per evasione contributiva in caso di pagamento in nero dei lavoratori. In particolare la Suprema Corte ha stabilito che siano sufficienti anche gli esborsi in nero delle spettanze ai lavoratori per far scattare il reato anche penalmente perseguibile di evasione contributiva.

******

3) In arrivo anche aiuti fiscali per i residenti nelle zone colpite dal terremoto

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge che, in 53 articoli, fissa i capisaldi di tutti gli interventi necessari alla ricostruzione e al sostegno alla ripresa economica delle zone colpite dal terremoto in Centro Italia del 24 agosto.

Rinvio di imposte e tasse se l’impossibilità del pagamento è strettamente connessa al terremoto, risarcimento integrale per le case e gli edifici colpiti, prestito d’onore per il riavvio delle attività produttive, cassa integrazione in deroga per i lavoratori di imprese coinvolte nel sisma.

Sono questi i punti salienti del decreto approvato dal governo l’11 ottobre 2016 che, in 53 articoli, fissa gli interventi necessari alla ricostruzione e al sostegno alla ripresa economica delle zone colpite dal terremoto in Centro Italia del 24 agosto. La nota emessa dall’esecutivo afferma che “La struttura articolata e dettagliata del provvedimento ne fa una sorta di vademecum, con l’obiettivo di essere, per quanto possibile, esaustivo”.

Gli aiuti sono rivolti a tutti i cittadini delle regioni Abruzzo, Lazio e Umbria che hanno subìto un danno documentato su abitazioni e attività produttive a causa del sisma. In particolare, sono previste importanti misure di sostegno a favore di:

- tutte le attività economiche nell’area colpita dal terremoto, per le quali sarà predisposto, con il meccanismo delle aree interne un programma di rilancio e sviluppo;

- dei lavoratori che hanno momentaneamente perso il lavora a causa del sisma, per i quali sono previste misure di sostegno al reddito;

- della popolazione e delle imprese delle aree colpite, prevedendo il differimento e la rateizzazione degli adempimenti fiscali e contributivi.

******

4) Controlli della GdF: prima dell’inizio degli interventi ispettivi si dovrà informarne l’Agenzia delle Entrate

Controlli della GdF: prima dell’inizio degli interventi ispettivi si dovrà informarne l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, con la circolare n. 286624 del 23 settembre 2016, punta le proprie mira sui contribuenti già sorvegliati dalle Entrate.

La GdF si prepara ad utilizzare le informazioni “girate” dall’Agenzia delle Entrate e relative ai soggetti sottoposti a controlli fiscali conclusi con la consegna di PVC contenenti rilievi sostanziali per gli anni 2012, 2013, 2014. Si tratta dei contribuenti allertati dal Fisco tramite le nuove comunicazioni finalizzate a promuovere l’adempimento spontaneo, previste dalla Stabilità 2015 (art. 1, comma 634-636, L. 190/2014), e consultabili, da parte della Guardia di Finanza, nella apposita sezione dell’Anagrafe Tributaria.

Proprio questi soggetti costituiscono l’oggetto dell’ultima circolare interna diramata dalle Fiamme Gialle, che autorizza gli Uffici a svolgere ulteriori e diversi controlli nei loro confronti. Resta inteso che nei confronti dei contribuenti raggiunti dalle comunicazioni i Reparti del Corpo potranno sempre intraprendere verifiche o controlli in presenza di concreti ed oggettivi elementi indicativi di fenomeni evasivi o di frode fiscale, che lascino ragionevolmente presupporre la formulazione di rilievi sostanziali ulteriori e diversi rispetto a quelli già constatati al contribuente.

A tal fine, l’unico sforzo richiesto agli Uffici, è quello di aver cura di indicare nel piano di verifica o nella scheda di preparazione del controllo da intraprendere, “la diversità delle evidenze informative a disposizione rispetto a quelle già oggetto di constatazione e di comunicazione al contribuente”. L’informazione di essere in possesso di copia delle comunicazioni inviate dalle Entrate dovrà, inoltre, essere indicata nel processo verbale di verifica o di operazioni compiute relativo al primo giorno o, nel caso di interventi in corso, in occasione del primo momento di confronto con la parte.

E, poi, naturalmente, al fine di non intralciare mai “la piena circolarità informativa tra gli Organi dell’Amministrazione finanziaria”, la GdF dovrà informare tempestivamente l’Agenzia delle Entrate dell’inizio degli interventi ispettivi.

******

5) Regolarizzazione delle dichiarazioni con errori o presentate in ritardo: ulteriori chiarimenti dalle Entrate

Regolarizzazione delle dichiarazioni con errori o presentate in ritardo. Ravvedimento operoso. Ulteriori chiarimenti rispetto al comunicato stampa del 18 dicembre 2015. L’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare n. 42/E del 12 ottobre 2016 accompagnata da un comunicato stampa di pari data e da ulteriori commenti del notiziario fiscale delle Entrate.

Ecco di seguito il contenuto del comunicato n. 196 del 12 ottobre 2016.

Nuovo ravvedimento operoso, le Entrate fanno il punto: Ecco come mettersi in regola e sfruttare le sanzioni ridotte

Ulteriori chiarimenti delle Entrate su come sfruttare al meglio i benefici previsti dal nuovo ravvedimento operoso. Con una circolare, la n. 42/E di ieri, l’Agenzia offre una panoramica sui vantaggi previsti in termini di riduzione delle sanzioni, alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità per il 2015 (Legge n. 190/2014) e dal Dlgs n. 158/2015 di riforma del sistema sanzionatorio. Il documento di prassi affronta i principali casi di violazione sanabile con il ravvedimento, dalle dichiarazioni contenenti errori o omissioni a quelle presentate in ritardo. La circolare - che contiene anche due utili tabelle di sintesi sulla correzione entro e post 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione annuale - fornisce inoltre risposta ad alcuni quesiti specifici: dai termini entro cui è possibile ravvedere il 730, in caso di infedeltà; al calcolo della sanzione ridotta quando il ricorso al ravvedimento avviene successivamente al versamento tardivo del tributo; al ravvedimento di un omesso versamento di un debito Iva periodico tramite compensazione con un credito Iva emergente dalle liquidazioni periodiche successive.

Quando l’errore viene corretto entro 90 giorni dalla scadenza

In caso di dichiarazione integrativa o sostitutiva, l’agevolazione cambia a seconda del tipo di errore:

- per gli errori che possono essere rilevati durante il controllo automatizzato o formale, la sanzione applicabile è solo quella per omesso versamento, pari al 30% di ogni importo non versato, con una riduzione, in caso di ravvedimento, che varia a seconda del momento in cui avviene il ravvedimento, non trovando più applicazione la sanzione fissa di 250 euro;

- per correggere errori non rilevabili in sede di controllo automatizzato o formale, invece, la sanzione è quella prevista per le “violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni” di cui all’articolo 8 del Dlgs n. 471 del 1997. Per le violazioni di cui al comma 1, il contribuente dovrà pagare, ad esempio, la sanzione di 250 euro, che in caso di ravvedimento viene ridotta a 1/9 (quindi a 27,78 euro) e quella per omesso versamento, se dovuto, in misura ridotta a seconda del momento in cui avviene la regolarizzazione della sanzione. In passato a questo tipo di violazioni si applicava la sanzione prevista per la presentazione di dichiarazione tardiva.

In caso di dichiarazione tardiva, cioè presentata entro i 90 giorni dalla scadenza, si applica la sanzione in misura fissa pari a 250 euro prevista per l’omissione della dichiarazione in assenza di debito d’imposta, che in caso di ravvedimento viene ridotta a 25 euro (1/10). Se alla tardività della dichiarazione si accompagna un carente o tardivo versamento del tributo si applica, inoltre, la sanzione per omesso versamento, ridotta a seconda del momento in cui avviene la regolarizzazione della sanzione.

Quando l’errore viene corretto dopo 90 giorni

Dal 1° gennaio 2016, se il contribuente intende regolarizzare la propria posizione con il Fisco, ma sono già trascorsi 90 giorni dalla scadenza:

- per gli errori che possono essere rilevati durante il controllo automatizzato o formale, la sanzione configurabile resta solo quella per omesso versamento, pari al 30% di ogni importo non versato; in caso di ravvedimento, si applica una riduzione che varia a seconda del momento in cui avviene la regolarizzazione della sanzione;

- per correggere errori non rilevabili in sede di controllo automatizzato o formale, invece, la sanzione da regolarizzare sarà pari al 90% della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato. Se invece si tratta di violazioni che integrano ipotesi di irregolarità senza imposta dovuta, e non di infedeltà dichiarativa, la sanzione resta quella prevista dall’articolo 8 citato anche dopo 90 giorni. In entrambi i casi, con il ravvedimento si applica una riduzione della sanzione che varia a seconda del momento in cui avviene la regolarizzazione della stessa.

Infine, l’Agenzia ribadisce che oltre i 90 giorni dalla scadenza non è possibile sanare con il ravvedimento il caso dell’omessa dichiarazione, anche quando la stessa è inviata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

Remind sulle comunicazioni per la compliance

L’Agenzia, in attuazione di quanto stabilito dalla Legge n. 190/2014, mette a disposizione dei contribuenti gli elementi e le informazioni su possibili anomalie relative alla dichiarazione: nel corso del 2015 sono state inviate ai contribuenti circa 305.000 comunicazioni, che hanno consentito a moltissimi contribuenti di rimediare a un errore o a una dimenticanza in tempi brevi e con le sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso. Un’attività che sta andando avanti anche nel 2016.

Nuovo ravvedimento operoso: Il commento alla circolare dagli esperti delle Entrate su fiscoggi (notiziario telematico del 12 ottobre 2016):

Le istruzioni per correggere spontaneamente gli errori commessi nella presentazione della dichiarazione dei redditi e per rimediare ad altre specifiche violazioni tributarie

Il ricorso al ravvedimento operoso consente al contribuente, a determinate condizioni, di rimediare spontaneamente alle violazioni tributarie, beneficiando di una riduzione delle sanzioni.

La disciplina dell’istituto è stata profondamente innovata dalla legge di stabilità 2015 che, allo scopo di semplificare il rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente e di favorire la compliance fiscale, ne ha modificato l’assetto originario. Il ravvedimento, infatti, è stato rimodulato attraverso un sostanziale ampliamento delle modalità e dei termini per la sua applicazione e l’introduzione di diverse e ulteriori misure di riduzione delle sanzioni.

Tra le novità più significative vi è certamente la previsione di una specifica ipotesi di ravvedimento per le violazioni commesse mediante la presentazione della dichiarazione (lettera a-bis, comma 1, articolo 13 del Dlgs 472/1997), rispetto alla quale l’Agenzia ha già avuto modo di fornire chiarimenti nella circolare 23/E del 9 giugno 2015 e nel comunicato stampa del 18 dicembre 2015. Attraverso questa nuova ipotesi di ravvedimento, quindi, il legislatore ha voluto attribuire specifica e autonoma rilevanza alle violazioni attinenti al contenuto della dichiarazione originaria, corretta dal contribuente entro novanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione.

Con la circolare 42/E dell’11 ottobre 2016, anche alla luce delle ulteriori modifiche alla disciplina del ravvedimento contenute nel Dlgs 158/2015, l’Agenzia torna sull’argomento e fornisce nuovi chiarimenti e istruzioni. Nella prima parte del documento di prassi viene delineato e definito in modo puntuale il quadro delle sanzioni applicabili alle violazioni dichiarative e delle relative modalità di ravvedimento; nella seconda parte, invece, vengono forniti chiarimenti in ordine a ulteriori e diverse ipotesi di ravvedimento concernenti altre tipologie di violazioni.

Peraltro, in tema di violazioni dichiarative, l’Agenzia delle Entrate, sulla base di quanto previsto dalla Stabilità 2015 (articolo 1, commi 634 e seguenti, legge 190/2014), ha avviato un percorso di collaborazione e di dialogo con i contribuenti. Infatti, l’amministrazione finanziaria, sulla base di informazioni in suo possesso, predispone e invia a diverse tipologie di contribuenti specifiche comunicazioni (lettere di compliance), in cui sono segnalate possibili anomalie dichiarative, con l’invito a procedere alla regolarizzazione mediante il ravvedimento operoso, in tal modo beneficiando di una riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse.

Innanzitutto, l’Agenzia ribadisce che, per effetto delle modifiche alla disciplina del ravvedimento, sotto il profilo sanzionatorio devono essere tenute concettualmente distinte:

- le violazioni dichiarative configurabili nei primi 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione

- le violazioni dichiarative configurabili decorsi 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione.

Pertanto, ai fini sanzionatori e del ravvedimento operoso, viene valorizzata la distinzione tra dichiarazione integrativa (che presuppone una modifica al contenuto di dichiarazione originaria tempestivamente presentata) e dichiarazione tardiva.

Ne consegue che, per poter ravvedere, a seconda dei casi, le violazioni dichiarative, il contribuente deve eseguire gli adempimenti illustrati di seguito.

Correzione della dichiarazione entro 90 giorni

Caso n. 1

Il contribuente ha presentato nei termini la dichiarazione. Successivamente si accorge di aver commesso un errore nella compilazione. Ipotizziamo si tratti di un errore non rilevabile in sede di controllo automatizzato o formale, di un errore, cioè, rilevabile solo mediante attività di controllo sostanziale (ad esempio, omessa o errata indicazione di redditi, indicazione di indebite detrazioni o deduzioni). Entro 90 giorni dalla scadenza del termine ordinario, il contribuente presenta una dichiarazione integrativa.

In questo caso, alla luce della nuova disciplina, la sanzione da prendere come riferimento ai fini del ravvedimento è quella prevista dall’articolo 8 del Dlgs 471/1997, concernente le “violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni”. Tale disposizione disciplina le violazioni di carattere formale relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni che non integrino un’ipotesi di infedele dichiarazione; violazioni nelle quali può ascriversi anche quella dell’infedeltà dichiarativa corretta dal contribuente nei primi 90 giorni dalla scadenza del termine.

Tale sanzione sarà quella da prendere come riferimento anche per la regolarizzazione della propria posizione qualora il contribuente riceva una lettera di compliance, con la presentazione di una dichiarazione integrativa entro 90 giorni dalla scadenza del termine.

In questi casi, la sanzione dovuta per il ravvedimento è ridotta ad 1/9 del minimo (lettera a-bis, comma 1, articolo 13, Dlgs 472/1197).

Inoltre, se dalla dichiarazione integrativa risulta un versamento del tributo in misura inferiore al dovuto (o l’utilizzo di un credito in misura superiore a quello spettante), il contribuente deve versare la relativa differenza e gli interessi (calcolati al tasso legale, con maturazione giorno per giorno, dalla scadenza del versamento). Conseguentemente, è dovuta la sanzione per omesso versamento (pari al 30%), che a sua volta può essere ravveduta e versata in misura ridotta a seconda di quando interviene il ravvedimento.

Caso n. 2

Il contribuente ha presentato nei termini la dichiarazione. Successivamente si accorge di aver commesso un errore nella compilazione. Ipotizziamo si tratti di un errore rilevabile in sede di controllo automatizzato o formale (ad esempio, errore di calcolo nella determinazione degli imponibili). Entro 90 giorni dalla scadenza del termine ordinario, il contribuente presenta una dichiarazione integrativa.

In questo caso, la sanzione configurabile è solo quella per omesso versamento, pari al 30% di ogni importo non versato. Sanzione che, in sede di ravvedimento, può essere versata in misura ridotta a seconda del momento in cui interviene il ravvedimento.

Caso n. 3

Il contribuente non ha presentato entro il termine ordinario la dichiarazione; si accorge dell’errore e la presenta entro 90 giorni dalla scadenza (dichiarazione tardiva). La sanzione prevista per la presentazione di una dichiarazione tardiva è pari a 250 euro (misura fissa).

In questo caso, quindi, il contribuente, in sede di ravvedimento, può versare in misura ridotta (1/10) la sanzione prevista per la dichiarazione tardiva, quindi 25 euro (lettera c, comma 1, articolo 13, Dlgs 472/1997). Se dalla dichiarazione tardiva dovesse emergere un debito d’imposta, il contribuente è altresì tenuto a versare l’imposta dovuta e i relativi interessi (con decorrenza dalla scadenza del versamento), unitamente alla sanzione per omesso versamento (30%), che, in sede di ravvedimento, può essere versata in misura ridotta a seconda del momento in cui si ravvede.

Correzione della dichiarazione oltre 90 giorni

Caso n. 1

Il contribuente ha presentato nei termini la dichiarazione. Decorsi 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, si accorge di aver commesso un errore. Supponiamo si tratti di un errore non rilevabile in sede di controllo automatizzato o formale.

Successivamente al decorso dei 90 giorni, le violazioni consistenti in errori di questo tipo costituiscono ipotesi di infedele dichiarazione, per cui è prevista una sanzione compresa tra il 90% e il 180% della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato.

Pertanto, per regolarizzare la propria posizione, anche a seguito di una lettera di compliance, il contribuente deve presentare una dichiarazione integrativa e versare, oltre al tributo dovuto e agli interessi, la corrispondente sanzione proporzionale - assorbente delle altre violazioni relative all’infedeltà dichiarativa disvelata, ovvero quella prevista per l’omesso versamento - il cui importo può essere ridotto avvalendosi del ravvedimento operoso (il quantum della riduzione dipende dal momento in cui interviene il ravvedimento). Tuttavia, la sanzione compresa tra il 90% e il 180% si applica solo per le violazioni costituenti, sin dall’origine, infedeltà dichiarativa (ad esempio, omessa indicazione di un reddito), mentre per quelle consistenti in mere irregolarità dichiarative (ad esempio, omessa o errata indicazione di dati rilevanti per l’individuazione del contribuente) soggiacciono alla sanzione prevista dall’articolo 8 del Dlgs 471/1997.

Caso n. 2

Il contribuente ha presentato nei termini la dichiarazione. Decorsi 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, si accorge di aver commesso un errore. Supponiamo si tratti di un errore rilevabile in sede di controllo automatizzato o formale.

Per regolarizzare la propria posizione, il contribuente deve presentare una dichiarazione integrativa e versare la maggiore imposta eventualmente dovuta, gli interessi e la sanzione per omesso versamento (30% di ogni importo non versato), il cui importo può essere ridotto avvalendosi del ravvedimento operoso (il quantum della riduzione dipende dal momento in cui interviene il ravvedimento). Caso n. 3

Il contribuente non ha presentato nei termini la dichiarazione e non l’ha presentata neppure entro i 90 giorni dalla scadenza del termine. In tale ipotesi, la dichiarazione è omessa.

Per questa violazione, è prevista una sanzione compresa tra il 120% e il 240% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da 250 a 1.000 euro.

Se la dichiarazione omessa viene comunque presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo (e in ogni caso prima dell’inizio di qualunque attività di accertamento, di cui il contribuente abbia avuto formale conoscenza), si applica la sanzione dal 60% al 120% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 200 euro. In questo caso, se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da 150 a 500 euro. La dichiarazione presentata oltre 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione è da considerarsi, comunque, omessa, con la conseguenza che le sanzioni non possono essere spontaneamente regolarizzate mediante il ravvedimento operoso.

Altre ipotesi di ravvedimento

Ravvedimento del modello 730

Se il contribuente, dopo aver presentato il modello 730, si accorge di non aver fornito tutti gli elementi da indicare nella dichiarazione e l’integrazione (o la rettifica) comporta un minor credito o un maggior debito, deve utilizzare, ai fini del ravvedimento, il modello Unico Pf.

Questo può essere presentato:

- entro il 30 settembre 2016 (dichiarazione correttiva nei termini)

- entro il termine previsto per la presentazione del modello Unico relativo all’anno successivo (dichiarazione integrativa)

- entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stato presentato il modello 730 (dichiarazione integrativa - articolo 2, comma 8, Dpr 322/1998).

In tutti e tre i casi, se dall’integrazione (o dalla rettifica) emerge un importo a debito, il contribuente dovrà pagare contemporaneamente il tributo dovuto, gli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giornaliera e le sanzioni in misura ridotta previste per il ravvedimento operoso.

Con riferimento ai termini da prendere in considerazione per il calcolo degli interessi e delle sanzioni ridotte dovute in caso di ravvedimento, viene precisato che:

- nel caso di presentazione di un modello Unico Pf correttivo nei termini, non è dovuta nessuna sanzione per l’infedeltà dichiarativa e sono dovuti solo la sanzione e gli interessi per l’eventuale omesso versamento della maggiore imposta. Tanto per il calcolo degli interessi quanto per quello della sanzione ridotta, deve essere presa a riferimento la data del termine di versamento previsto per le persone fisiche che compilano Unico

- nelle altre due ipotesi, invece, il modello 730 originariamente presentato deve essere assimilato alla dichiarazione irregolare presentata nei termini e il ravvedimento va fatto secondo le modalità illustrate sopra per l’integrazione della dichiarazione eseguita entro ovvero oltre 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione.

Ravvedimento successivo al versamento del tributo: determinazione della sanzione ridotta

In linea generale, il ravvedimento operoso si perfeziona con il versamento del tributo dovuto, degli interessi e della sanzione ridotta. Tuttavia, non è necessario che ciò avvenga in un unico momento, potendo il versamento della sanzione ridotta essere successivo a quello del versamento del tributo e/o degli interessi. In tal caso, per determinare la riduzione della sanzione, rileva il momento in cui la stessa viene effettivamente regolarizzata, cioè versata.

Inoltre, se tra un versamento e l’altro al contribuente viene notificato un atto di liquidazione o di accertamento, il ravvedimento non si perfeziona e, conseguentemente, non si può beneficiare della riduzione della sanzione.

Ravvedimento di un omesso versamento di un debito Iva periodico mediante compensazione con un credito Iva emergente dalle liquidazioni periodiche successive

Nella circolare viene riconosciuta la possibilità di regolarizzare, attraverso il ravvedimento operoso, l’omesso versamento di un debito Iva periodico mediante compensazione con il credito Iva emergente dalle liquidazioni periodiche successive.

A tal fine, sono illustrati i requisiti e le condizioni per ricorrere, in questa particolare ipotesi, al ravvedimento operoso.

******

6) Gestione Artigiani e Commercianti: disponibili i modelli F24 per i nuovi iscritti

Gestione Artigiani e Commercianti: Per i nuovi iscritti alla gestione nel corso dell’anno 2016 sono pronti i modelli F24.

Lo rende noto l’INPS con il messaggio n. 4097 del 12 ottobre 2016, titolato “Gestione Artigiani e Commercianti – Imposizione contributiva, terza emissione in corso anno d’imposta 2016”.

Facendo seguito alla Circolare n° 15 del 29.01.2016 avente ad oggetto “La contribuzione dovuta per l’anno 2016 dagli Artigiani e dagli Esercenti attività commerciali”, l’INPS comunica che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione nel corso dell’anno 2016 e non già interessati da imposizione contributiva.

A seguito della predetta attività sono stati predisposti i modelli “F24” necessari per il versamento della contribuzione dovuta secondo le disposizioni di cui alla citata Circolare n°15/2016.

Detti modelli F24 sono disponibili, in versione precompilata, nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti - Posizione assicurativa – Dati - del modello F24 dove è possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.

Inoltre, nel rispetto di quanto comunicato con Circolare n° 24 del 8.2.2013, che precisa che “l’Istituto, a partire dall’anno 2013, non invierà più le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta…”, le comunicazioni di cui trattasi saranno disponibili, sempre nel Cassetto, anche alla sezione Comunicazione bidirezionale – Modelli F24, con la riproduzione della stessa lettera che prima del 2013 veniva spedita a mezzo posta.

E’ previsto, inoltre, l’invio di email di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero loro intermediari delegati, per i quali si è in possesso di recapito email.

L’accesso ai Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

******

7) Esodo lavoratori prossimi a pensione: nuovo schema di contratto di fideiussione bancaria da presentare all’INPS

Arrivano dall’INPS, con il messaggio n. 4095 del 12 ottobre 2016, gli ulteriori indicazioni relativamente allo schema di fideiussione e alla determinazione della contribuzione correlata, dopo le novità normative e di prassi (articolo 4, commi da 1 a 7-ter, legge 28 giugno 2012, n. 92 - circolari n. 119/2013, n. 63/2014 e n. 90/2014).

Con il messaggio n. 216 del 20/01/2016 è stato reso noto il nuovo schema di contratto di fideiussione bancaria che il datore di lavoro deve presentare all’Istituto ai fini dell’accesso alla prestazione di esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione, previsto dall’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012. Le relative disposizioni amministrative, concernenti l’accesso alla citata prestazione, sono state, precedentemente, emanate con circolari n. 119/2013, n. 63/2014 e n. 90/2014.

A seguito della pubblicazione del suddetto messaggio, sono pervenute alle Direzioni dell’Istituto previdenziale alcune richieste di precisazioni, in ordine alla corretta predisposizione della garanzia fideiussoria in trattazione. Pertanto, adesso l’INPS, con il neo messaggio, fornisce i seguenti chiarimenti.

La legge prevede, come noto, che per accedere alla prestazione di esodo, il datore di lavoro presenti all’Istituto una fideiussione bancaria a garanzia dell’adempimento degli obblighi assunti nei confronti dell’Istituto medesimo, aventi ad oggetto il versamento anticipato della provvista per la prestazione e per la contribuzione figurativa correlata.

Come esplicitato nella circolare n. 119/2013, sia la prestazione di esodo che la relativa contribuzione correlata, devono essere maggiorate di una parte variabile, pari almeno al 15 % della predetta provvista, in funzione delle successive determinazioni adottate dall’Istituto.

Sul piano operativo si precisa che nel corpo della fideiussione dovrà essere indicato espressamente (in cifre e numeri), oltre che l’importo relativo alla “parte fissa”, anche l’importo della “parte variabile”.

Si ricorda che la “parte fissa” e la “parte variabile” costituiscono l’Importo Massimo Garantito, ovvero la misura massima dell’esborso della banca, entro la quale, nei limiti delle obbligazioni garantite, opererà la fideiussione presentata.

Inoltre, si rappresenta che, come riportato nell’articolo 3 dello schema di fideiussione, il decorrere della scadenza finale determina la cessazione automatica di ogni effetto della garanzia, anche in assenza di restituzione dell’originale dell’atto.

Pertanto, in tali casistiche, così come nelle ipotesi di svincolo totale della fideiussione o di mancata realizzazione dei presupposti di accesso all’esodo per tutti i lavoratori in relazione ai quali era stata rilasciata la garanzia, le sedi non dovranno procedere alla restituzione della fideiussione.

La sede può fornire la dichiarazione che la banca non è tenuta a garantire ulteriormente gli obblighi del datore di lavoro esodante nei confronti dell’Inps.

Ai fini di una più puntuale predisposizione del prospetto di quantificazione dell’onere, parte integrante della fideiussione di cui si tratta, si sottolinea quanto segue.

Nei messaggi del 5 novembre 2013, n. 17768, e del 29 gennaio 2014, n.1653, è stato precisato che il prospetto di quantificazione dell’onere viene redatto sulla base della contribuzione correlata quantificata dal datore di lavoro in via presuntiva al momento della presentazione della domanda preliminare, sulla media delle retribuzioni sulla base degli ultimi due o quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro.

Nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia prestato attività lavorativa presso il datore di lavoro esodante per un periodo inferiore ai due o quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, lo stesso deve segnalare la criticità all’Istituto che provvederà a determinare il valore della contribuzione correlata e della relativa retribuzione ai fini della predisposizione della fideiussione e della determinazione della contribuzione correlata da versare.

Tale informazione dovrà essere comunicata dal datore di lavoro esodante dandone evidenzia nel file contenente i dati dei lavoratori allegato al modello Sc77.

L’INPS ribadisce, comunque, che con riferimento alle domande di accesso alla procedura di esodo presentate a decorrere dal 1° maggio 2015 per la determinazione della misura della contribuzione correlata – che dovrà essere versata dal datore di lavoro per i periodi di erogazione della prestazione – le disposizioni vigenti prevedono che l’imponibile previdenziale cui fare riferimento è quello dell’ultimo quadriennio (cfr. messaggi nn. 3096/2015, 4704/2015 e 5804/2015).

Per completezza, vengono richiamate le indicazioni già fornite dall’Istituto, nella circolare n. 11/2016, in merito al massimale annuo della base contributiva e pensionabile, che dispongono che per i lavoratori iscritti successivamente al 31.12.1995 a forme pensionistiche obbligatorie e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo si dovrà tenere conto del massimale previsto dall'articolo 2, comma 18, della legge n. 335 dell’8 agosto 1995, la cui misura per l'anno 2016 è pari a € 100.324,00.

Infine, come illustrato nelle citate circolari, il piano relativo ai lavoratori interessati dal “programma di esodo” presentato dai datori di lavoro deve essere annuale (con ultima decorrenza di accesso alla prestazione di accompagnamento alla pensione il 1° dicembre dello stesso anno); solo eccezionalmente, in ragione per esempio dell’elevato numero di lavoratori interessati, è possibile prevedere più di un piano di esodo annuale, previa autorizzazione dell’Istituto.

******

8) Compensazione flussi di versamento a titolo di cessione quinto della pensione con quote indebite post mortem

Come già comunicato con il messaggio hermes n. 1799 del 22 aprile 2016, a decorrere dal 1 maggio 2016 è stato introdotto il nuovo schema di convenzione, unitamente alle disposizioni regolamentari finalizzate a disciplinare l’estinzione dietro cessione del quinto della pensione di prodotti di finanziamento concessi a pensionati INPS, come da determinazione del Presidente n. 43 del 30 marzo 2016.

L’art. 11 “Responsabilità e Adempimenti” del suddetto schema convenzionale nonché l’art. 10 “Eliminazione della pensione” del Regolamento hanno previsto, tra l’altro, che l’INPS provvede a decurtare dal totale delle quote di ammortamento mensilmente corrisposte agli Intermediari Finanziari gli importi relativi alle quote indebite versate nei mesi che intercorrono tra l’evento che determina la cessazione del diritto e l’eliminazione delle singole partite pensionistiche.

Ciò premesso, si comunica che, a seguito della messa a regime delle funzioni dedicate, a decorrere dal mese di novembre 2016 i flussi di versamento a favore degli Intermediari Finanziari saranno compensati con le quote indebite post mortem relative alle pensioni che saranno eliminate a far data dal 1° ottobre 2016.

Detta compensazione, in sede di primo rilascio, sarà operativa per le posizioni in capo alla Gestione Privata e alla Gestione Spettacolo e Sport. A decorrere dal mese di gennaio 2017 l’operatività sarà ampliata anche alle posizioni della Gestione pubblica, per cui i flussi di versamento a favore degli Intermediari Finanziari saranno compensati con le quote indebite post mortem relative alle pensioni che saranno eliminate a far data dal 1° novembre 2016.

Le risultanze delle relative elaborazioni verranno evidenziate nei cd. “Flussi mensili di rendicontazione” destinati a ciascun Intermediario Finanziario, con modalità sia aggregata che analitica.

Corrispondentemente alle date sopra indicate il ricorso alle modalità di rimborso finora osservate sarà effettuato in via residuale a cura delle Sedi INPS territorialmente competenti.

(INPS, messaggio n. 4098 del 12 ottobre 2016)

******

9) Avvocati: nuovi contenuti polizze assicurative per responsabilità civile e infortuni

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 234 del 11 ottobre 2016, il Decreto n. 22 settembre 2016, con le condizioni essenziali e massimali minimi delle polizze assicurative a copertura della responsabilità civile e degli infortuni derivanti dall’esercizio della professione di avvocato.

Il Decreto è entrato in vigore l’11 ottobre 2017 (un anno dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale); inoltre, le polizze assicurative stipulate in epoca antecedente all’entrata in vigore del Decreto dovranno essere adeguate alle nuove disposizioni ivi previste.

Questi i massimali della copertura assicurativa minima fissati secondo i seguenti criteri (come indicati nella G.U.):

=====================================================================

|

******

10) INAIL: minimale e massimale dal 1° luglio 2016

L’INAIL, interviene con la circolare n. 36 del 11 ottobre 2016 sulla rivalutazione del minimale e del massimale di rendita a decorrere dal 1° luglio 2016 - Limiti di retribuzione imponibile per il calcolo dei premi assicurativi.

Il decreto ministeriale 29 luglio 2016 ha confermato, con decorrenza 1° luglio 2016, gli importi del minimale e del massimale di rendita vigenti dal 1° luglio 2015 pari a € 16.195,20 e a € 30.076,80, così come pubblicati nel decreto ministeriale 30 giugno 20152. Pertanto, vengono confermati i limiti di retribuzione imponibile ai fini del calcolo del premio assicurativo che variano secondo la rivalutazione delle rendite erogate dall’Inail, riportati nelle circolari n. 72/2015 e n. 7/2016.

Vincenzo D’Andò