Diario quotidiano del 12 ottobre 2016: i termini per presentare la dichiarazione integrativa

Pubblicato il 12 ottobre 2016



1) Dichiarazione dei coniugi congiunta: l’avviso di accertamento fiscale può essere singolo
2) Roaming: la Commissione comunica il nuovo progetto per l’abolizione delle tariffe
3) Disabili: modifiche dal correttivo del Jobs act in vigore dall’8 ottobre 2016
4) Tutelato dal licenziamento il socio di società cooperative
5) Solo con la rettifica il Fisco negare il credito d’imposta
6) Anche il flusso UniEmens ha valore probatorio
7) Revisione legale: il revisore legale iscritto nella «Sezione B» del Registro perde la funzione di “dominus” per gli aspiranti revisori
8) Presidente dei commercialisti al Forum Tax 2016: pacchetto sulle semplificazioni fiscali da approvare al più presto
9) Servizio online RED semplificato: sospeso dal 12 ottobre al 10 novembre 2016
10) Termini per presentare la dichiarazione integrativa e versare le relative imposte: chiarimenti dell’Agenzia delle entrate al Forum Tax 2016
consulenzaIndice: 1) Dichiarazione dei coniugi congiunta: l’avviso di accertamento fiscale può essere singolo 2) Roaming: la Commissione comunica il nuovo progetto per l’abolizione delle tariffe 3) Disabili: modifiche dal correttivo del Jobs act in vigore dall’8 ottobre 2016 4) Tutelato dal licenziamento il socio di società cooperative 5) Solo con la rettifica il Fisco negare il credito d’imposta 6) Anche il flusso UniEmens ha valore probatorio 7) Revisione legale: il revisore legale iscritto nella «Sezione B» del Registro perde la funzione di “dominus” per gli aspiranti revisori 8) Presidente dei commercialisti al Forum Tax 2016: pacchetto sulle semplificazioni fiscali da approvare al più presto 9) Servizio online RED semplificato: sospeso dal 12 ottobre al 10 novembre 2016 10) Termini per presentare la dichiarazione integrativa e versare le relative imposte: chiarimenti dell’Agenzia delle entrate al Forum Tax 2016 *****

1) Dichiarazione dei coniugi congiunta: l’avviso di accertamento fiscale può essere singolo

Dichiarazione dei coniugi congiunta: l’avviso di accertamento emesso dal fisco può essere notificato soltanto ad uno dei due coniugi. Non occorre che sia intestato ad entrambi.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20131 del 7 ottobre 2016.

E’ errata la decisione che ritenga viziato l’avviso di accertamento e la successiva cartella solo sulla base che l’atto non sia intestato ad entrambi i coniugi e la relata di notifica non rechi il nominativo del ricorrente.

Dunque la Suprema Corte è del parere che un accertamento riguardante solo uno dei due redditi dichiarati, senza indicare l’altro coniuge, sia comunque valido.

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate, ha espresso il seguente principio: “è in facoltà dei coniugi non legalmente ed effettivamente separati presentare su un unico modello la dichiarazione unica dei redditi di ciascuno di essi”, tuttavia, “la dichiarazione in forma congiunta non comporta l’unificazione con riferimento ai redditi dei coniugi, che rimangono divisi e su ciascuno viene calcolata la imposta lorda applicabile. Ove pure l’avviso con cui siano rettificati i redditi sia formalmente unico, la rettifica verte comunque sul reddito di ognuno in relazione a fatti economici pertinenti all’uno o all’altro separatamente ed i due rapporti dedotti in giudizio rimangono autonomi sul piano sostanziale e sono definibili in modo distinto”.

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2) Roaming: la Commissione comunica il nuovo progetto per l’abolizione delle tariffe 

Il 21 settembre 2016 la Commissione europea ha reso noto il  nuovo approccio in vista dell’adozione delle misure attuative previste dal regolamento (EU) n. 2015/2120 per l’abolizione delle tariffe di roaming nell’Unione europea. Il nuovo progetto sostituisce quello basato su limiti temporali che era stato presentato agli inizi di settembre e poi revocato.

Assonime ha evidenziato il tema con una nota pubblicata sul proprio sito internet.

Il nuovo progetto prevede che dal 15 giugno 2017  i viaggiatori che utilizzano una carta SIM dello Stato membro in cui risiedono o con cui abbiano “legami stabili” possano utilizzare il proprio dispositivo mobile in qualunque altro Stato membro come se fossero nel proprio paese (“Roaming Like At Home”) usufruendo delle tariffe nazionali della loro carta SIM per telefonate, SMS e collegamenti online dai dispositivi mobili; gli utenti, inoltre, avranno pieno accesso ad altre componenti del loro abbonamento mobile (ad esempio, il pacchetto dati mensile).  Tra coloro che sono considerati avere “stabili legami” con uno Stato membro rientrano i lavoratori transfrontalieri, i cittadini residenti all’estero che sono spesso presenti nel loro paese d’origine e gli studenti Erasmus. Il nuovo progetto introduce anche misure di salvaguardia per gli operatori. In particolare, consente agli operatori di controllare le modalità di utilizzo della carta per accertare eventuali abusi. Laddove l’operatore riscontrasse un uso non corretto del RLAH dovrà avvisare l’utente e potrà applicare un sovrapprezzo. In caso di disaccordo, l’operatore deve prevedere un’apposita procedura di reclamo. Qualora la controversia persista, il cliente potrà rivolgersi all’autorità nazionale di regolamentazione che dirimerà la questione. Tra i criteri, non esaustivi, che possono essere indicativi di un uso non corretto del RLAH ci sono:

- un traffico nazionale insignificante rispetto al traffico in roaming;

- un lungo periodo di inattività di una carta SIM associato ad un uso preponderante, se non esclusivo, in roaming;

- un abbonamento e utilizzo sequenziale in roaming di più schede SIM da parte dello stesso cliente.

Gli abusi potrebbero riguardare anche attività di acquisto e rivendita di schede SIM per uso permanente al di fuori del paese dell’operatore che le ha emesse. In tali casi, l’operatore è autorizzato ad adottare immediatamente misure proporzionate, informando l’autorità nazionale di regolamentazione.

Il nuovo progetto prevede infine misure di salvaguardia in circostanze eccezionali per i mercati nazionali. Ad esempio in caso di aumenti delle tariffe in un dato mercato o di altri effetti negativi per i propri clienti nazionali, gli operatori possono decidere di svincolarsi dal sistema RLAH e, se autorizzati dalle autorità nazionali di regolamentazione, applicare temporaneamente dei sovrapprezzi. Spetterà agli operatori fornire le prove per dimostrare che il sistema RLAH ha messo a rischio il loro modello di tariffazione nazionale sulla base di una valutazione che copre un arco temporale di almeno 12 mesi e con una puntuale indicazione dei costi sostenuti a fronte dei guadagni conseguiti o perduti da cui deriva l’aumento tariffario. La Commissione adotterà la proposta definitiva entro il 15 dicembre 2016, dopo aver consultato il BEREC (Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche), gli Stati membri e le parti interessate.

Per approfondimenti: http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-16-3164_en.htmù

Aumenti di capitale iperdiluitivi: pubblicate le modifiche al Regolamento e alle Istruzioni di Borsa e al servizio di gestione accentrata

A seguito della determinazione, da parte della Consob, della data di entrata in vigore del nuovo modello operativo cd. rolling per gli aumenti di capitale iperdiluitivi (comunicazione Consob n. 0088305 del 5 ottobre 2016 con la quale ha fissato la data del 15 dicembre 2016) Borsa Italiana e Monte Titoli hanno pubblicato, rispettivamente, le modifiche al Regolamento e alle Istruzioni dei mercati e alle Istruzioni del servizio di gestione accentrata.

Le modifiche al Regolamento e alle Istruzioni dei mercati di Borsa prevedono: i) la qualificazione delle operazioni di capitale fortemente diluitive, intendendo come tali gli aumenti di capitale con coefficiente di rettifica K inferiore o uguale a 0.3, stimato sulla base del prezzo di riferimento del giorno in cui sono annunciati i termini dell’operazione; ii) l’obbligo per gli emittenti di pubblicare le condizioni definitive dell’aumento con un anticipo di almeno 2 giorni di mercato aperto rispetto alla data di avvio dell’operazione e pertanto entro il mercoledì precedente l’avvio dell’aumento; iii) l’obbligo per gli emittenti di rendere disponibili le nuove azioni rivenienti dall’esercizio dei diritti di opzione in ciascuna giornata del periodo di offerta, a partire dal momento in cui i diritti di opzione sono accreditati dal servizio di gestione accentrata nei conti titoli.

Le modifiche alle Istruzioni del servizio di gestione accentrata stabiliscono, per quanto concerne gli emittenti: i) che questi ultimi conferiscano a Monte Titoli l’incarico per l’esecuzione dell’operazione entro la chiusura della giornata precedente l’ultimo giorno di negoziazione cum dell’azione; ii) che autorizzino Monte Titoli ad emettere gli strumenti finanziari rivenienti dall’operazione in ciascuna giornata del periodo di offerta a partire dal momento in cui i diritti di opzione sono accreditati nei conti titoli. Le modifiche sopracitate entreranno quindi in vigore il 15 dicembre 2016.

(Assonime, nota del 11 ottobre 2016)

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3) Disabili: modifiche dal correttivo del Jobs act in vigore dall’8 ottobre 2016

Dlgs n. 185/16 in vigore dall’8 ottobre 2016. Collocamento obbligatorio: alcune regole della legge n.68/99 subiscono modifiche ad opera del correttivo del Jobs Act (D.Lgs. n. 185/2016). E’ quanto emerge dalla nota del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro del 10 ottobre 2016.

Computo della riserva

I disabili non assunti tramite le liste di collocamento speciali possono essere computati nella riserva se la loro disabilità anche pari al 60% e non solo superiore a tale percentuale. Vanno computati nella quota di riserva i lavoratori, già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro ed anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, purché abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60% (prima la percentuale doveva essere superiore al 60%) o minorazioni ascritte dalla 1^ alla 6^ categoria di cui alle tabelle annesse al T.U. delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con DPR n. 915/78, o con disabilità intellettiva e psichica, con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, accertata dagli organi competenti.

Sanzioni Viene aumentata la sanzione che le aziende devono pagare (per ogni giorno e per ogni lavoratore) se non assumono disabili estesa la possibilità di applicazione della diffida.La sanzione per non aver assunto soggetti appartenenti alle categorie protette, entro 60 giorni dalla data in cui insorge l'obbligo, diventa pari ad una somma pari a 5 volte la misura del contributo esonerativo di cui all'articolo 5, comma 3-bis, L. n. 68/99, al giorno, per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella medesima giornata.

E’ applicabile la procedura di diffida ai sensi dell’art. 13, D.Lgs. n. 124/04, e la diffida dovrà prevedere, in relazione alla quota d'obbligo non coperta, la presentazione agli uffici competenti della richiesta di assunzione o la stipula del contratto di lavoro con il disabile avviato dagli Uffici.

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4) Tutelato dal licenziamento il socio di società cooperative

Licenziamento illegittimo: Scatta la tutela per il socio di cooperativa. In tal senso la Corte di Cassazione, la sentenza n. 19918 del 05 ottobre 2016.

In tema di società cooperative di produzione e lavoro, in caso di licenziamento illegittimo, se la delibera di esclusione del socio è fondata esclusivamente sull'intervenuto licenziamento e non anche su cause di estromissione dalla società previste dallo statuto sociale, deve trovare applicazione l’articolo 18 dello Statuto del lavoratore

La Corte d'appello aveva confermato la pronuncia del giudice di prime cure che aveva accertato l'illegittimità del licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore socio di cooperativa, condannando la società al risarcimento dei danni commisurato a 3 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, e quindi senza applicazione della tutela di cui all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Nello specifico, si era trattato di un lavoratore assunto con contratto di lavoro a tempo determinato ed orario part time, che aveva contestualmente acquisito anche la qualità di socio della cooperativa, il cui contratto era poi stato convertito a tempo indeterminato, con medesimo orario parziale. Avvero la sentenza ricorre in Cassazione il lavoratore, osservando che la delibera di esclusione del socio si fonda sull'intervenuto licenziamento, sicché, una volta ritenuto quest'ultimo illegittimo, ne consegue l'illegittimità della delibera. Di qui, non sarebbe configurabile la fattispecie per cui al socio lavoratore di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato non può applicarsi la tutela prevista in tema di licenziamento, in quanto non era il rapporto di lavoro ad essersi risolto in ragione della cessazione dei rapporto associativo, bensì quest'ultimo a causa dell'intimato licenziamento del socio lavoratore. Per la Cassazione il motivo è fondato. Secondo un indirizzo consolidato della Corte, infatti, in tema di società cooperativa di produzione e lavoro, in caso di licenziamento illegittimo, se la delibera di esclusione del socio è fondata esclusivamente sull'intervenuto licenziamento e non anche su cause di estromissione dalla società previste dallo statuto (ad esempio, la mancata partecipazione ad un certo numero di assemblee o l'omesso versamento della quota sociale), trova applicazione l’articolo 18 dello Statuto del lavoratore.

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5) Solo con la rettifica il Fisco negare il credito d’imposta

È nulla la cartella di pagamento notificata a seguito di liquidazione della dichiarazione, mediante controllo automatico, con la quale l’Amministrazione finanziaria abbia proceduto alla diretta iscrizione a ruolo delle somme derivanti dal disconoscimento dell’agevolazione per l’incremento occupazionale, senza prima notificare un avviso di accertamento.

Triplice bocciatura per il Fisco che cancella il credito del contribuente, emettendo una cartella di pagamento, sulla sola base del controllo automatizzato della dichiarazione. Per la Corte di Cassazione, sentenza n. 19860 del 5 ottobre 2016, per negare il credito, l’Ufficio avrebbe dovuto emettere un avviso di rettifica. Senza l’atto di rettifica, la cartella deve essere annullata e, di conseguenza, il Fisco perde i soldi. Come è noto, ai sensi l’art. 36-bis del DPR 600/73, l’Ufficio, in sede di controllo automatico ovvero di liquidazione della dichiarazione, può “ridurre i crediti d’imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazioni”.

Nel caso di specie, l’Ufficio aveva verificato il credito d’imposta per incentivi occupazionali ex art. 7 della legge 388/2000, che sarebbe stato utilizzato dal contribuente in misura eccedente rispetto ai limiti previsti dalla cosiddetta regola “de minimis”. Tale circostanza era stata desunta dall’esame congiunto delle dichiarazioni annuali presentate dal contribuente e, quindi, l’Ufficio, ritenendo di non aver necessità di altri adempimenti, aveva proceduto all’iscrizione a ruolo delle somme derivanti dal disconoscimento del maggior credito d’imposta utilizzato, in violazione della predetta regola e dei limiti normativamente previsti.

L’Amministrazione si è limitata a disconoscere l’esistenza di un credito d’imposta e la spettanza del relativo diritto alla compensazione sulla scorta della non corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione dell’anno controllato con quelli indicati nelle dichiarazioni precedenti, da cui ne derivava la legittimità del recupero delle somme dovute ex art. 36-bis del DPR 600/1973, mediante la diretta iscrizione a ruolo delle stesse.

La Suprema Corte, però, non ha condiviso tale assunto precisando che nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria non poteva procedere al recupero d’imposta nei confronti del contribuente, mediante diretta iscrizione a ruolo, a seguito di controllo automatico ex art. 36-bis del DPR 600/1973, perché in quella sede sono possibili solo controlli della dichiarazione meramente cartolari o correzioni di errori materiali o di calcolo, mentre nel caso di specie si trattava di risolvere questioni giuridiche attinenti l’utilizzo di un credito d’imposta per incentivi occupazionali in misura superiore a quella prevista dalla regola “de minimis”.

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6) Anche il flusso UniEmens ha valore probatorio

In relazione al sistema UniEmens, il “DM10 online” ha lo stesso valore del vecchio cartaceo. Questo basta per condannare il datore di lavoro che non versa ritenute. La denuncia contributiva online ha lo stesso valore di quella cartacea. Anche se generata dall’Inps (a differenza di quella cartacea che, invece, veniva compilata dall’impresa), è prova sufficiente dell’avvenuta corresponsione degli stipendi ai dipendenti. In presenza di tale denuncia, ma in mancanza dei versamenti delle ritenute operate ai dipendenti, il datore di lavoro è condannabile per appropriazione indebita. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 42715 del 10 ottobre 2016, ha respinto il ricorso di un datore di lavoro condannato per il reato di mancato versamento delle ritenute operate sulle retribuzioni dei lavoratori.

Il malcapitato sosteneva che il “DM virtuale”, vale a dire la denuncia contributiva mensile online, non potesse avere valore confessorio dell’avvenuta erogazione degli stipendi.

Lavoratore: App sullo smartphone per timbrare

Il lavoratore fuori sede può timbrare entrate e uscite usando una app sul suo smartphone.

Però il dipendente deve sapere che l’applicativo è in funzione con un’icona sullo schermo e, una volta verificato, il dato sulla posizione del lavoratore va cancellato.

Il via libera a questo nuovo sistema di registrazione delle presenze, subordinato ad alcune precauzioni, è arrivato dal garante della privacy con un provvedimento reso noto il 10 ottobre 2016.

Nel caso specifico si è trattato della richiesta di due società, che si occupano di ricerca, selezione e somministrazione di lavoro a tempo determinato, le quali ora possono chiedere ai propri dipendenti e impiegati presso altre ditte o che svolgono sistematicamente attività fuori sede di installare una app sugli smartphone di loro proprietà, per la rilevazione di inizio e fine dell’attività lavorativa. Il sistema non è obbligatorio, e chi non intende scaricare la app potrà continuare a entrare e uscire dal posto di lavoro impiegando i sistemi tradizionali.

Da un punto di vista tecnologico si deve impostare il sistema in maniera tale che, una volta, verificata la associazione tra le coordinate geografiche della sede di lavoro e la posizione del lavoratore, si potrà conservare il solo dato relativo alla sede di lavoro (oltre a data e orario della timbratura virtuale), cancellando il dato relativo alla posizione del lavoratore. Sempre da un punto di vista tecnico, sullo schermo del telefonino dovrà essere sempre ben visibile un'icona che indichi che la funzione di localizzazione è attiva; e deve essere impedito che la app sia il canale per scaricare o spiare contenuti dello smartphone (traffico telefonico, sms, posta elettronica, navigazione in Internet).

Infine, si devono adottare misure di sicurezza per preservare l’integrità dei dati e l’accesso a persone non autorizzate.

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7) Revisione legale: il revisore legale iscritto nella «Sezione B» del Registro perde la funzione di “dominus” per gli aspiranti revisori

Il MEF ha ricordato che il revisore legale iscritto nella «Sezione B» del Registro non può assolvere in relazione al tirocinio la funzione di “dominus” per aspiranti revisori legali. Alla luce di ciò, il Ministero invita i tirocinanti di dominus eventualmente iscritti in detta Sezione, al fine di non incorrere nella sospensione automatica del tirocinio - con effetto dalla data in cui il dominus è collocato nella «Sezione B» -, ad individuare altro revisore legale (iscritto nella «Sezione A») o società di revisione legale, e ad effettuare le conseguenti comunicazioni verso il Registro di variazione del soggetto presso il quale il tirocinio è svolto (modulo TR-10).

FORMAZIONE "SEZIONE A" E "SEZIONE B" DEL REGISTRO DEI REVISORI LEGALI.

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo n.135 del 17 luglio del 2016, sono istituite nel Registro dei Revisori Legali le nuove sezioni denominate «A» e «B». L’articolo 27 del decreto legislativo, in prima applicazione, ha stabilito i criteri per la formazione di tali sezioni, prevedendo, in particolare, l’iscrizione nella «Sezione B» dei revisori “inattivi” e di quelli per i quali non risulta espletato nell'ultimo triennio alcun incarico di revisione legale o attività di revisione presso una società di revisione legale.

A tale riguardo, la Circolare RGS n. 34 dell’8 agosto 2013, nel fissare al 23 settembre il termine per l’avvio degli obblighi di comunicazione verso il Registro degli incarichi di revisione legale in corso, per mezzo di modalità telematiche e digitali, aveva previsto, già in conformità al decreto legislativo n. 39 del 2010, che “La mancata assunzione di incarichi di revisione legale per tre anni consecutivi determina l'iscrizione nella sezione "revisori inattivi" del Registro dei revisori legali”.

L’aggiornamento delle sezioni «A» e «B» del Registro sono rese effettive a far data dal 23 settembre 2016.

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8) Presidente dei commercialisti al Forum Tax 2016: pacchetto sulle semplificazioni fiscali da approvare al più presto

Fisco: “Approvare il pacchetto semplificazioni”. La richiesta del presidente dei commercialisti, Longobardi, al Forum Tax 2016.

Approvare “al più presto e senza indugio” il pacchetto di semplificazioni fiscali già condiviso nel Tavolo tecnico tra Mef, Agenzia delle Entrate e Consiglio nazionale dei commercialisti e rimasto finora inattuato. E’ l’appello lanciato dal presidente dei commercialisti, Gerardo Longobardi, al Forum Tax 2016, svoltosi l’11 ottobre 2016 a Milano, alla presenza del viceministro dell'Economia e delle Finanze, Luigi Casero, del Comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, e del Direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi.

Certezza e stabilità dell’ordinamento – ha detto Longobardi – passano non solo per la necessaria riduzione del carico tributario, ma anche per un crocevia fondamentale, quello delle semplificazioni fiscali, che è un tema ricorrente nel nostro Paese, ma, ahimè, mai definitivamente risolto”.

Il nostro Consiglio Nazionale – ha spiegato - è impegnato su questo tema sin dal suo insediamento, quando il viceministro Casero ha attivato al MEF lo specifico Tavolo tecnico con l’Agenzia delle entrate e le principali organizzazioni imprenditoriali”. “Devo dire con rammarico - ha detto ancora Longobardi - che a distanza di quasi due anni di lavoro siamo purtroppo ancora qui ad attendere l'approvazione di quel decreto giunto ad un passo dal Consiglio dei Ministri, ma poi dissoltosi nel nulla. Un vero peccato perché si tratta di semplificazioni molto importanti per contribuenti e professionisti e per giunta “a costo zero””.

Per non parlare di ennesima occasione persa - ha concluso Longobardi - è quindi assolutamente necessario approvare, senza indugio, tali semplificazioni con il primo "veicolo" legislativo utile che l'attuale sessione di bilancio metterà a disposizione. Sarebbe un buon inizio per il 2017 che è alle porte”.

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9) Servizio online RED semplificato: sospeso dal 12 ottobre al 10 novembre 2016

Si informano gli interessati che il servizio di acquisizione delle dichiarazioni reddituali è sospeso fino al 10 novembre 2016 per aggiornamenti.

Si ricorda che è possibile presentare la dichiarazione reddituale fino al 28 febbraio 2017”.

(Inps, nota del 11 ottobre 2016)

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10) Termini per presentare la dichiarazione integrativa e versare le relative imposte: chiarimenti dell’Agenzia delle entrate al Forum Tax 2016

Al Forum Tax 2016, svoltosi l’11 ottobre 2016 a Milano, alla presenza del viceministro dell'Economia e delle Finanze, Luigi Casero, del Comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, e del Direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, l’Amministrazione finanziaria ha fornito numerose risposte ai quesiti posti sui temi di attualità più scottanti.

In particolare, in relazione termini per presentare la dichiarazione integrativa e versare le relative imposte, questi sono i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate.

In presenza di una comunicazione per l’invito alla compliance, quali sono i termini per presentare la dichiarazione integrativa, versare le relative imposte ed evitare, così, ulteriori controlli?

I commi 634 e 635 dell’art. 1 della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) hanno previsto l’introduzione di nuove forme di comunicazione tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria finalizzate a stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili.

A tal fine, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso dandogli la possibilità di correggere eventuali errori commessi.

I contribuenti che decidono di ravvedersi a seguito della messa a disposizione dei predetti elementi e informazioni, possono utilizzare l’istituto del ravvedimento operoso disciplinato dall’art. 13, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, così come modificato dal comma 637 della legge n. 190 citata.

Ciò premesso, l’Agenzia delle Entrate ha dato attuazione alla norma inviando ai contribuenti, mediante PEC oppure mediante posta ordinaria, delle comunicazioni nelle quali sono segnalate le potenziali anomalie riscontrate. Le informazioni di dettaglio sono messe a disposizione del contribuente all’interno del proprio cassetto fiscale. Le lettere rappresentano, pertanto, un invito a verificare la propria posizione fiscale ed eventualmente a mettersi in regola con il pagamento delle imposte.

I destinatari delle comunicazioni hanno a disposizione almeno 90 giorni dalla data della comunicazione per presentare l’eventuale dichiarazione integrativa e pagare le imposte dovute, le relative sanzioni ed interessi tramite modello F24 e non incorrere, così, in eventuali successivi atti di accertamento.

Per facilitare la quantificazione degli importi, l’Agenzia ha reso disponibile, sul sito internet, un calcolatore, che consente per le sole persone fisiche la predisposizione di un fac-simile del modello di pagamento F24 nel quale sono riportati i codici tributo, l’ammontare delle sanzioni e l’importo degli interessi dovuti ai fini IRPEF, relative addizionali e contributo di solidarietà.

Chi può regolarizzare gli errori?

L’Agenzia delle Entrate con circolare n. 6/E del 19 febbraio 2015 ha previsto una distinzione, tra comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e/o formale e altri atti impositivi, stabilendo una netta distinzione in relazione alla possibilità di avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso.

La notifica di una comunicazione riguardante gli esiti del controllo automatizzato, di cui all’art. 36-bis, D.P.R. n. 600/1973, o di quello formale, di cui all’art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973, è ostativa all’utilizzo del ravvedimento operoso solo ed esclusivamente per quelle violazioni e irregolarità riscontrabili con la comunicazione notificata, non precludendo la possibilità di usufruire del nuovo istituto anche per il medesimo anno d’imposta e in relazione alla medesima imposta oggetto della comunicazione purché si tratti di violazioni differenti.

In pratica, il contribuente che abbia ricevuto la comunicazione relativa agli esiti di uno dei predetti controlli prima della scadenza del termine per avvalersi del ravvedimento operoso, non potrà beneficiare della relativa riduzione di sanzioni con riferimento alle irregolarità riscontrabili nell’ambito di detta comunicazione.

Il contribuente potrà, però, avvalersi del ravvedimento per sanare quelle violazioni non rilevabili in sede di controllo automatizzato, come ad esempio i rilievi in tema di omessa indicazione di un ricavo o un reddito, per le quali sono anche iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative o è stato notificato un processo verbale di constatazione da parte dell’Agenzia delle entrate.

Come è possibile regolarizzare gli errori commessi?

(Dal comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 24 giugno 2016) I contribuenti che hanno ricevuto la comunicazione possono regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commesse con le modalità previste dall’istituto del ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997), beneficiando così della riduzione delle sanzioni, graduata in ragione della tempestività delle correzioni. In particolare, gli adempimenti previsti per l’utilizzo dello strumento deflattivo sono:

La presentazione di una dichiarazione integrativa (art. 2, comma 8, D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322).

Il versamento delle maggiori imposte dovute, dei relativi interessi e delle sanzioni correlate all’infedele dichiarazione (nonché quelle relative alle c.d. “violazioni prodromiche”) in misura ridotta, riportando nel modello F24 il codice atto presente nella comunicazione inviata.

A quanto ammonta la sanzione ridotta da versare?

La riduzione è graduata in ragione della tempestività delle correzioni.

Per le comunicazioni inviate nel 2016, trattandosi di anomalie riscontrate nelle dichiarazioni relative ai periodi d’imposta 2011 (PREU) e 2012 la sanzione da applicare deve essere pari al 15% della maggiore imposta determinata. Infatti, nel caso di dichiarazione infedele, la misura della sanzione è pari a 1/6 del minimo, ossia del 90%, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, come previsto dall’art. 13, comma 1, lettera b-ter, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n.472, modificato dall’art. 16 D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158. Nel caso in cui vi siano anche delle violazioni prodromiche, le relative sanzioni devono essere versate autonomamente, anch’esse in misura ridotta in ragione della tempestività sancita dall’art. 13.

In presenza di canoni di locazione di immobili ad uso abitativo non dichiarati o dichiarati in misura inferiore a quella effettiva, per i quali si è optato per il regime della cedolare secca, le sanzioni amministrative previste per omessa o infedele dichiarazione si applicano in misura raddoppiata.

Pertanto, se i canoni soggetti a cedolare risultano parzialmente dichiarati, le sanzioni previste vanno da un minimo di 180% ad un massimo di 360%. Di conseguenza, la sanzione da applicare deve essere pari al 30% della maggiore imposta determinata. Infatti, la misura della sanzione è pari a 1/6 del minimo, ossia del 180%.

Nel caso di omessa indicazione dei canoni di locazione soggetti a cedolare, le sanzioni previste vanno da un minimo di 240% ad un massimo di 420%. Pertanto la sanzione da applicare deve essere pari al 40% della maggiore imposta determinata. Difatti, la misura della sanzione è pari a 1/6 del minimo, ossia del 240%. Gli interessi da versare vanno calcolati, invece, al tasso legale annuo vigente, rapportato ai giorni di ritardo.

Vincenzo D’Andò