Sono in arrivo 60mila nuove lettere per segnalare possibili anomalie sui redditi 2012 – Diario quotidiano del 26 ottobre 2016

Pubblicato il 26 ottobre 2016



1) Voluntary disclosure: riaprono i termini di adesione alla procedura
2) Deduzione delle spese di sponsorizzazione con ASD
3) Cancellazione dell’ipoteca illegittima sull’immobile: risarcimento del danno al giudice ordinario
4) Decreto Legge fiscale pubblicato in Gazzetta Ufficiale
5) Sono in arrivo 60mila nuove lettere per segnalare possibili anomalie sui redditi 2012
6) Entrano nel Cassetto fiscale le scelte per 8, 5 e 2 per mille
7) Accordo Italia-Svizzera e voluntary disclosure
8) Visite mediche di controllo domiciliare disposte d’ufficio: ecco le indicazioni
9) Società di persone: per le controversie sugli utili niente arbitrato
10) Frodi Iva non gravi: scatta la prescrizione
consulenza_1Indice: 1) Voluntary disclosure: riaprono i termini di adesione alla procedura 2) Deduzione delle spese di sponsorizzazione con ASD 3) Cancellazione dell’ipoteca illegittima sull’immobile: risarcimento del danno al giudice ordinario 4) Decreto Legge fiscale pubblicato in Gazzetta Ufficiale 5) Sono in arrivo 60mila nuove lettere per segnalare possibili anomalie sui redditi 2012 6) Entrano nel Cassetto fiscale le scelte per 8, 5 e 2 per mille 7) Accordo Italia-Svizzera e voluntary disclosure 8) Visite mediche di controllo domiciliare disposte d’ufficio: ecco le indicazioni 9) Società di persone: per le controversie sugli utili niente arbitrato 10) Frodi Iva non gravi: scatta la prescrizione ****

1) Voluntary disclosure: riaprono i termini di adesione alla procedura

Il Decreto legge n. 193 del 22 ottobre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 24 ottobre 2016, dispone la riapertura dei termini di accesso alla procedura di collaborazione volontaria previsti dalla legge n.186 del 2014. Fino al 31 luglio 2017 potranno essere inviate le domande per regolarizzare le violazioni commesse entro il 30 settembre 2016.

Inoltre, l’integrazione delle istanze, i documenti e le informazioni (articolo 5-quater, comma 2, lettera a) potranno avvenire fino al 30 settembre 2017. I soggetti interessati potranno provvedere spontaneamente al versamento di quanto dovuto fino al 30 settembre 2017 o in tre rate mensili di pari importo con pagamento della prima rata comunque entro il 30 settembre 2017.

Cosa prevede il decreto

La nuova norma prevede che le domande siano presentate secondo modalità previste da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che sarà emanato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl n.193 del 2016.

Tuttavia, coloro che intendono inviare già a partire da oggi l’istanza di accesso alla nuova procedura di collaborazione volontaria, possono utilizzare il “vecchio” modello di istanza approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 13193 del 30 gennaio 2015 e trasmetterlo esclusivamente per via telematica con le modalità previste al punto 4 del provvedimento.

Inoltre possono inviare via Pec, con le modalità indicate ai sensi del punto 7 del Provvedimento del 30 gennaio 2015, una prima relazione di accompagnamento con l’indicazione dei dati e delle informazioni non previste nell’attuale modello come, ad esempio, quelli relativi alle annualità 2014 e 2015.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 204 del 25 ottobre 2016)

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2) Deduzione delle spese di sponsorizzazione con ASD

Al manager non è contestabile la deducibilità delle spese di sponsorizzazione previste nel contratto stipulato con ASD.

Le spese di sponsorizzazione sostenute dall’imprenditore, come erogazione contrattuale alle associazioni sportive dilettantistiche (ASD), possono essere dedotte dall’azienda interamente nell’anno in cui sono state pagate al pari delle spese di pubblicità. L’Agenzia delle entrate, che ritiene tali spese antieconomiche, non può comunque interferire sulle scelte aziendali fatte dal manager. Garantita la deducibilità almeno fino all’importo annuo complessivamente non superiore a € 200.000.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale delle Marche che, con la sentenza n. 329/02 del 23 maggio 2016, ha ribaltato le decisione dei giudici sottostanti, che si è avvalsa del dato normativo di cui al comma 8 dell’art. 90 della Legge 289/2002.

L’Agenzia delle entrate, mediante avviso di accertamento, aveva contestato ad una società la deduzione fiscale degli importi erogati ad una ASD a seguito dell’avvenuta stipula del contratto di sponsorizzazione, con il quale l’associazione sportiva si impegnava a fare apporre sulle maglie e cappelli dei propri giocatori il logo della società da utilizzare nel corso delle partite di calcio. Il corrispettivo pattuito era stato di € 15.000,00 (compreso Iva) annuo. Questo poiché l’Agenzia riteneva che la spesa non fosse congrua ed inerente all’attività esercitata, per cui procedeva a ridurla soltanto nella misura di € 3.000,00, riprendendo così a tassazione € 12.000,00. In un secondo momento poi la stessa Agenzia aveva riconosciuto alla società la deduzione del 50% (€ 7.500,00). Questa procedura veniva confermata dal giudice di primo grado (C.T.P.), per cui la società è stata costretta a ricorrere in appello.

Ed, in effetti, la società (contribuente), esercente la vendita di pizza, aveva avuto ragione, poiché aveva ricevuto dall’ente non commerciale regolare fattura, peraltro non contestata dall’Amministrazione finanziaria, e dall’avvenuta sponsorizzazione aveva avuto solo benefici economici mediante l’aumento del proprio fatturato.

Per conseguenza, la CTR Marche ha respinto il ricorso delle Entrate, stabilendo che, ai sensi della suddetta normativa (co. 8, art. 90, L. 289/2002), è comunque deducibile “.... Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario ....".

In altre parole, secondo il giudice d’appello, i corrispettivi in favore di associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuti dalle Federazioni sportive, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore ad Euro 200.000, non possono considerarsi semplici erogazioni liberali, né essere recuperate a tassazione per mancanza di inerenza, essendovi al riguardo la presunzione assoluta ai sensi dell’art. 90, comma 8 della Legge 289 del 2002, che, invece, ne prevede l’integrale deducibilità da parte della società (soggetto erogante), ai sensi dell’art. 108 del Tuir (nell’esercizio in cui sono state sostenute).

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3) Cancellazione dell’ipoteca illegittima sull’immobile: risarcimento del danno al giudice ordinario

Dopo la cancellazione dell’ipoteca illegittima sull’immobile il risarcimento del danno si chiede al giudice ordinario.

E’ questo uno dei due principi stabiliti dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20426 del 11 ottobre 2016.

L’altro principio è quello che la cancellazione dell’ipoteca, a fronte di un atto del concessionario della riscossione illegittimo, deve essere chiesta al giudice tributario.

Due società ed un tizio citavano Equitalia in giudizio davanti al tribunale chiedendo la cancellazione dell’iscrizione ipotecaria effettuata ai sensi dell’art. 77 D.p.r. 602/73, poiché illegittima (eseguita per errore nei confronti del tizio in luogo della società) e, quindi, la condanna al risarcimento dei danni materiali, oltre al danno non patrimoniale subito dal tizio.

Il tribunale dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore di quello tributario.

Ma nella fase successiva del contenzioso, ribaltando la decisione del giudice sottostante, la Corte di appello dichiarava la giurisdizione del giudice ordinario e rimetteva le parti dinanzi al tribunale.

Dal canto suo, Equitalia presentava ricorso per cassazione rilevando il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice tributario.

In proposito la Suprema Corte ha rilevato che l’istanza di cancellazione dell’ipoteca, fondata sull’insussistenza del carico esattoriale, nonché l’accertamento dell’illegittimità della relativa iscrizione, deve essere rivolta al giudice tributario.

Difatti, l’art. 19, lettera e) bis, del D.Lgs. n. 546/92 comprende l’iscrizione di ipoteca su immobili, di cui all’art. 77 del D.p.r, n. 602/1973, tra gli atti impugnabili davanti al giudice tributario, ove i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria.

Viceversa, la domanda di risarcimento del danno nei confronti del concessionario della riscossione per il comportamento tenuto decisamente illecito nel procedere all’iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 del D.P.R. n. 602 del 1973, deve essere proposta alla giurisdizione del giudice ordinario, peraltro, si tratta di una posizione soggettiva che è svincolata dal rapporto tributario.

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4) Decreto Legge fiscale pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Il decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili” è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 24 ottobre 2016. E’ composto da 12 articoli.

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5) Sono in arrivo 60mila nuove lettere per segnalare possibili anomalie sui redditi 2012

Aggiornato l’applicativo per calcolare gli importi del ravvedimento in caso di cedolare secca. Disponibile anche una guida che spiega come rimediare agli errori.

L’Agenzia invia altre 60mila lettere ai contribuenti persone fisiche che nell’anno 2012 hanno percepito e non dichiarato, o dichiarato parzialmente, redditi di fabbricati derivanti da contratti di locazione di immobili, compresi quelli per i quali è stato scelto il regime della cedolare secca.

Le nuove lettere contengono tutte le informazioni utili per permettere ai contribuenti di rimediare agli errori commessi per l’inesatta indicazione del reddito dei fabbricati nella dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2012.

Inoltre, per semplificare il calcolo delle sanzioni e degli interessi dovuti in presenza di cedolare secca, l’Agenzia ha aggiornato il “calcolatore” online, denominato “Calcolatore sanzioni ed interessi infedele dichiarazione ravvedimento operoso anno d’imposta 2012”, presente sul proprio sito. Da oggi, infatti, il calcolatore delle Entrate calcola velocemente al posto dei contribuenti le sanzioni ridotte del ravvedimento operoso per i redditi 2012, sia in caso di imposta sostitutiva della cedolare secca, sia in caso di imposte ordinarie per reddito da fabbricati.

Infine, è possibile consultare il nuovo vademecum dell’Agenzia che spiega cosa fare quando si riceve la lettera delle Entrate e come rimediare agli errori commessi, utilizzando un linguaggio semplice e accessibile a tutti.

Le lettere di compliance nel dettaglio

Con questa tranche di comunicazioni l’Agenzia fornisce ai cittadini informazioni sul reddito di fabbricati derivante da canoni di locazione che, dai dati in possesso delle Entrate, risulterebbe non dichiarato, in tutto o in parte, nel modello Unico Pf o nel modello 730, presentati nel 2013 per i redditi 2012.

Se il contribuente ammette l’errore, può correggerlo utilizzando il ravvedimento operoso, presentando una dichiarazione integrativa e versando le maggiori imposte dovute, i relativi interessi e le sanzioni correlate alla infedele dichiarazione in misura ridotta. Per effettuare il pagamento, occorrerà indicare nel modello F24 il codice atto riportato in alto a sinistra sulla lettera.

L’ABC delle comunicazioni

Le lettere saranno recapitate tramite posta ordinaria o, per i titolari di partita Iva, agli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec) registrati nell’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Il dettaglio di tutti gli elementi di anomalia riscontrati sarà invece disponibile all’interno del cassetto fiscale, nella sezione “L’Agenzia scrive”, dedicata alle comunicazioni pro compliance.

Un’assistenza multicanale dedicata e un nuovo vademecum online

L’impegno dell’Agenzia a migliorare e intensificare il dialogo e la collaborazione con i cittadini è sempre presente e, quindi, anche in questo caso, chi riceverà la lettera del Fisco potrà mettersi in contatto con l’Amministrazione finanziaria per chiarire subito la propria posizione, evitando che l’anomalia si traduca in futuro in un avviso di accertamento vero e proprio. Questo sia se dal confronto emergerà che il contribuente non ha commesso errori, sia nel caso in cui il cittadino voglia regolarizzare in maniera agevolata la propria posizione con le sanzioni ridotte previste dal nuovo ravvedimento operoso.

Per informazioni relative al contenuto della comunicazione o per fornire precisazioni utili a eliminare l’incongruenza segnalata, nel caso in cui il contribuente ritenga che i dati originariamente riportati nella dichiarazione dei redditi siano corretti, sono invece a disposizione i numeri 848.800.444, da telefono fisso (tariffa urbana a tempo) e 06/96668907, da cellulare (costo in base al piano tariffario applicato dal proprio gestore), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17. In entrambi i casi occorre selezionare l’opzione servizi con operatore > comunicazione accertamento.

In alternativa, è possibile contattare uno degli Uffici Territoriali delle Direzioni Provinciali dell’Agenzia o utilizzare Civis, il canale di assistenza dedicato agli utenti dei servizi telematici, che consente anche di inviare in formato elettronico gli eventuali documenti utili.

Inoltre, sul sito delle Entrate, nella sezione l’Agenzia comunica, è disponibile da oggi anche un guida che fornisce informazioni sulle lettere e spiega i passi da fare per regolarizzare la propria posizione fiscale.

Il ravvedimento in pochi semplici passi

Le lettere consentono ai contribuenti interessati di regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commesse con le modalità previste dall’istituto del ravvedimento operoso (articolo 13 del Dlgs n. 472/1997), fruendo così della sanzione ridotta per infedele dichiarazione.

Grazie al calcolatore disponibile sul sito dell’Agenzia, inoltre, i contribuenti potranno calcolare facilmente le sanzioni ridotte del ravvedimento sia per l’imposta sostitutiva della cedolare secca (nel caso sia stata effettuata questa opzione), sia, nel caso di tassazione ordinaria del reddito di fabbricati, per l’Irpef e le addizionali (nonché, se dovuto, per il contributo di solidarietà).

Le sanzioni ridotte caso per caso

Le Entrate ricordano che se il reddito di locazione è stato assoggettato ad IRPEF, la sanzione ridotta è pari al 15% della maggiore imposta determinata (ossia un sesto della sanzione minima – 90%).

Invece, se è stato scelto il regime della “cedolare secca”, previsto per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, la sanzione sarà più elevata, ovvero pari al

- 30% della maggiore imposta determinata (ossia 1/6 della sanzione minima - 180%), se i canoni sono stati dichiarati solo parzialmente;

- 40% della maggiore imposta determinata (ossia 1/6 della sanzione minima - 240%), nel caso in cui non siano stati dichiarati.

Il calcolatore del Fisco è raggiungibile online al seguente indirizzo: home - servizi online – servizi fiscali – servizi senza registrazione.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 201 del 24 ottobre 2016)

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6) Entrano nel Cassetto fiscale le scelte per 8, 5 e 2 per mille

Visibili le preferenze espresse con la dichiarazione 2015. Dal 24 ottobre 2016 ciascun contribuente può visualizzare nel proprio Cassetto fiscale le scelte espresse per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille. Ciò a garanzia che le preferenze manifestate siano correttamente trasmesse all’Agenzia delle Entrate.

Il Cassetto “si riempie” all’insegna della trasparenza

In particolare, i contribuenti persone fisiche possono controllare in prima persona la correttezza delle scelte trasmesse al fisco dai Caf e dagli altri intermediari, a partire dal 2015 per l’anno d’imposta 2014. Un’evoluzione all’insegna di una sempre maggiore completezza e trasparenza dei dati a disposizione del cittadino, con il Cassetto fiscale che si arricchisce di nuove informazioni per dare evidenza delle scelte espresse.

Scelte “in chiaro” solo per il diretto interessato

Sarà soltanto il titolare del Cassetto fiscale a poter visualizzare le scelte trasmesse dall’anno d’imposta 2014 all’Agenzia circa la destinazione dell’8 per mille allo Stato o a una confessione religiosa, l’ente prescelto per il 5 per mille, oltre che il partito politico e l’associazione culturale indicati per il 2 per mille. Queste informazioni, infatti, non saranno visibili da parte dell’intermediario eventualmente delegato all’accesso al cosiddetto “Cassetto fiscale delegato”.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 202 del 24 ottobre 2016)

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7) Accordo Italia-Svizzera e voluntary disclosure

Waiver sempre necessario per le operazioni fino al 22 febbraio 2015. Il waiver svizzero perde efficacia automaticamente con l’entrata in vigore del Protocollo di modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e la Confederazione Svizzera firmato il 23 febbraio 2015, ma solo per le operazioni intervenute a partire da tale data. Di conseguenza, anche dopo il 13 luglio 2016 (data di entrata in vigore del Protocollo) è comunque necessario produrre il waiver, nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, se non è stato ancora trasmesso all’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia, con una nota diramata agli uffici il 24 ottobre 2016, risponde così alle richieste di chiarimenti di numerosi contribuenti e professionisti e precisa che, qualora nel testo dei waiver rilasciati dopo il 13 luglio 2016 venga specificato che l’autorizzazione ha un’efficacia temporale limitata alle operazioni intervenute fino al 22 febbraio 2015, il waiver potrà essere considerato comunque valido in quanto tale precisazione non inficia né il contenuto autorizzativo né il periodo temporale di efficacia dello stesso che va dal primo gennaio dell’anno di imposta successivo all’ultimo indicato nell’istanza al 22 febbraio 2015.

Con riferimento invece ai waiver già rilasciati in data anteriore al 13 luglio scorso, l’Agenzia ribadisce che resta ferma la loro piena efficacia e vincolatività per gli intermediari svizzeri qualora gli Uffici dell’Agenzia abbiano necessità, nel corso di attività istruttorie attuali e future, di attivare il cd. monitoraggio rafforzato per il periodo anteriore al 23 febbraio 2015, data di entrata in vigore dello scambio di informazioni con la Svizzera.

Si ricorda che, presentando il waiver, il contribuente può ottenere la riduzione delle sanzioni della metà del minimo edittale per le violazioni degli obblighi dichiarativi, previsti dall’art. 4 del Dl n. 167/1990, anche se mantiene o trasferisce le attività finanziarie, oggetto della procedura di collaborazione volontaria presso un intermediario fuori dall’Italia o dagli Stati membri dell’Ue o aderenti al See. Inoltre, al contribuente che presenta il waiver non si applica il raddoppio dei termini (articolo 12, commi 2-bis e 2-ter, del Dl n. 78/2009), nel caso in cui le attività finanziarie continuino a essere detenute in Svizzera.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 203 del 25 ottobre 2016)

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8) Visite mediche di controllo domiciliare disposte d’ufficio: ecco le indicazioni

Eventi sismici del 24 agosto 2016: Dall’Inps con il messaggio n. 4274 del 24 ottobre 2016 arrivano le indicazioni in merito alle visite mediche di controllo domiciliare disposte d’ufficio.

In seguito agli eventi sismici che si sono verificati nei territori delle province di Rieti, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, L’Aquila, Teramo, Perugia e Terni e in considerazione della situazione di grave emergenza e di precarietà logistica dei soggetti residenti nei comuni di cui al D.L. 17 ottobre 2016, n. 189 (pubblicato sulla G.U. n. 244 del 18.10.2016), sono sospesi gli accertamenti domiciliari disposti d’ufficio dall’Istituto, nei casi di incapacità temporanea al lavoro per malattia, nei confronti dei lavoratori residenti nelle suddette zone aventi diritto alla tutela previdenziale da parte dell’Inps.

Conseguentemente, la procedura automatizzata, attualmente in uso presso l’Istituto per l’assegnazione delle visite mediche di controllo domiciliare, è stata modificata in modo da escludere gli accertamenti d’ufficio nelle aree interessate.

Qualora la visita di accertamento medico legale debba comunque essere espletata, perché richiesta dal datore di lavoro, si farà necessariamente riferimento alle indicazioni fornite dal lavoratore nel certificato medico in merito alla provvisoria reperibilità.

Pertanto, i lavoratori costretti a risiedere temporaneamente in alloggi diversi al proprio domicilio che si assentino dal lavoro a causa di malattia dovranno fornire al medico che redige il certificato le relative indicazioni utili ai fini della reperibilità.

(Inps, messaggio n. 4274 del 24 ottobre 2016)

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9) Società di persone: per le controversie sugli utili niente arbitrato

Nelle società di persone la lite sugli utili confluisce nel giudice ordinario, quindi, niente possibilità di potere ricorrere all’arbitrato.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21422 del 24 ottobre 2016, ha stabilito che sono nulle le clausole compromissorie non conformi al D.Lgs. 5/2003.

Pertanto, il giudice competente per le controversie inerenti la distribuzione degli utili nelle società di persone va individuato applicando le ordinarie regole codicistiche (artt.18 e seg. C.p.c.).

La Suprema Corte, ha, così, confermato la nullità della clausola compromissoria contenuta nello statuto, la quale, nel prevedere il deferimento al giudizio di un arbitro amichevole compositore di tutte le controversie insorgenti tra i soci, o tra i soci e la società, disponeva che detto arbitro dovesse essere scelto di comune accordo tra le parti, o in caso di disaccordo, dal Presidente del Tribunale ad istanza della parte più diligente. In tal modo, attribuendo alle stesse parti, in via principale, il potere di nomina e configurando il ricorso all’autorità giudiziaria come una facoltà meramente subordinata, destinata ad operare soltanto nel caso in cui le parti non riuscissero a raggiungere un consenso sulla designazione.

Si tratta di una disciplina, che a parere della massima Corte, si pone palesemente in contrasto con il dettato di cui all’art. 34 comma 2 D.Lgs. n. 5/2003 ai sensi del quale, indipendentemente dal numero e dalla modalità di nomina, il potere di designazione degli arbitri deve essere conferito, a pena di nullità, ad un soggetto estraneo alla società e nel caso in cui questi non provveda, al Presidente del Tribunale nel luogo in cui la società ha la sua sede legale, su richiesta delle parti.

Viene, inoltre, rilevato la nullità della impugnata clausola compromissoria, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, l’eccepita circostanza che la clausola risalga ad un periodo anteriore rispetto all’entrata in vigore della suddetta normativa.

A tal proposito, lo stesso giudice di legittimità ha affermato che l’entrata in vigore dell’art. 34 D.Lgs. 5/2003 ha comportato la nullità sopravvenuta delle clausole compromissorie, anche per arbitrato irrituale, contenute negli statuti di società (anche di persone), che attribuivano il predetto potere in via principale alle parti e solo in caso di disaccordo al Presidente del Tribunale, non oggetto di adeguamento entro i termini previsti dal codice civile.

Competenza giudice ordinario Fori competenti

Assodata l’esclusione della competenza arbitrale, viene individuato, in via definitiva, il giudice competente. Ed avendo la domanda in questione in oggetto il pagamento di una somma di denaro (originando la controversia da un decreto ingiuntivo concesso in favore dell’usufruttuario di una quota sociale, che lamentava il mancato pagamento degli utili da parte della società), trovano applicazione, oltre al foro generale delle persone giuridiche, coincidente con la città ove ha sede la società opponente, anche i fori alternativi di cui all’art. 20 c.p.c. . Tra questi ultimi, il foro dove è sorta l’obbligazione dev'essere anch'esso individuato nel medesimo Tribunale ove è la sede sociale, dovendosi presumere che l’approvazione del rendiconto, dalla quale dipende nelle società di persone il diritto del socio di percepire gli utili, abbia avuto luogo nella medesima sede.

Quanto invece al foro del luogo in cui l’obbligazione deve essere eseguita, trova applicazione la regola di cui all'art. 1182 c.c., secondo cui la relativa obbligazione, avente ad oggetto una somma determinata ed esigibile, va adempiuta presso il domicilio del creditore (che nella specie non coincide con la sede sociale).

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10) Frodi Iva non gravi: scatta la prescrizione

Confermata la prescrizione per una frode Iva di 126mila euro. Anche dopo cha la Corte di giustizia Ue, con la sentenza Taricco, ha invitato l’autorità giudiziaria italiana a disapplicare la disciplina interna quando la frode è grave e suscettibile di rendere inefficaci le sanzioni in una pluralità di casi. Lo ha precisato la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44584 del 24 ottobre 2016.

Dunque, in relazione a frodi Iva per importi non particolarmente considerevoli (nel caso di specie per circa 126mila euro) ed in assenza di ulteriori indici di gravità (come nel caso di condotte che non denotano una spiccata capacità criminale, né una particolare organizzazione di mezzi, né la partecipazione di più soggetti o l’interposizione fittizia di più società nelle singole operazioni), la Suprema Corte ritiene che non sussista il requisito della gravità della frode sulla cui base è possibile applicare i principi contenuti nella sentenza sulla causa “Taricco” - Corte di Giustizia Ue dell’8 settembre 2015, causa C-105/14.

Quanto, poi, al requisito dell’inoffensività delle sanzioni previste, lo stesso non ricorre in presenza di un’entità contenuta e di un numero modesto di operazioni fraudolente che siano state poste in essere senza l’interposizione di più società o in episodi che non coinvolgano di volta in volta una pluralità di soggetti, ma solo l’emittente e il ricevente le fatture.

Nel caso di specie, a parere della massima Corte, le frodi Iva contestate non rientravano tra i reati per i quali possono trovare applicazione i principi in materia di durata massima del termine di prescrizione, affermati con la sentenza “Taricco”.

E difatti, sulla base della pronuncia della Corte di giustizia, i requisiti che integrano l’illegittimità comunitaria per “ineffettività della complessiva disciplina sanzionatoria delle frodi sotto il profilo dell’eccessiva brevità del termine prescrizionale complessivo a seguito di interruzione” sono:

- la pendenza di un procedimento penale riguardante “frodi gravi” in materia di imposta sul valore aggiunto;

- l’ineffettività delle sanzioni previste “in un numero considerevole di casi di frode grave” che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea.

Infine, per il giudice di legittimità, anche il comma 1–bis dell’art. 17 del D.Lgs. n. 74/2000 (introdotto dal D.L. n. 138/2011) e che eleva di un terzo i termini di prescrizione dei reati previsti dagli artt. da 2 a 10 del medesimo decreto, costituendo, nella specie, norma successiva alla commissione dei reati contestati, non poteva essere applicato.

Pertanto, il computo della prescrizione si determina con gli ordinari criteri di cui agli artt. 157 e seg. del C.p..

Vincenzo D’Andò