Tutte le nuove voci che entreranno nella dichiarazione precompilata – Diario quotidiano del 19 settembre 2016

Pubblicato il 19 settembre 2016



1) Nella precompilata entrano anche le spese veterinarie, occhiali e farmaci da banco, anche omeopatici
2) XBRL: tassonomia Bilancio imprese non quotate, prorogata scadenza per inviare osservazioni al 30 settembre 2016
3) Super-ammortamento sui nuovi beni strumentali utilizzati per talune attività
4) Niente recupero Ici per gli immobili della Chiesa
5) MIT: erogazione risorse per investimenti a favore delle imprese di autotrasporto – anno 2016
6) Guida alla compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi
7) Deduzione fiscale delle banche dati dei professionisti
8) CFC: ecco come determinare in maniera semplice l’effettivo livello di tassazione delle imprese estere controllate
9) Chiarimenti sulla tassazione dei capitali percepiti sui contratti di assicurazione vita
10) Assegnazione ai soci dei beni automatica: tutti i chiarimenti delle Entrate
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Nella precompilata arrivano anche le spese veterinarie, occhiali e farmaci da banco 2) XBRL: tassonomia Bilancio imprese non quotate, prorogata scadenza per inviare osservazioni al 30 settembre 2016 3) Super-ammortamento sui nuovi beni strumentali utilizzati per talune attività 4) Niente recupero Ici per gli immobili della Chiesa 5) MIT: erogazione risorse per investimenti a favore delle imprese di autotrasporto – anno 2016 6) Guida alla compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi 7) Deduzione fiscale delle banche dati dei professionisti 8) CFC: ecco come determinare in maniera semplice l’effettivo livello di tassazione delle imprese estere controllate 9) Chiarimenti sulla tassazione dei capitali percepiti sui contratti di assicurazione vita 10) Assegnazione ai soci dei beni automatica: tutti i chiarimenti delle Entrate ***   1) Nella precompilata arrivano anche le spese veterinarie, occhiali e farmaci da banco Precompilata 2017: entrano spese veterinarie, occhiali e farmaci da banco. Pronte le regole per l’invio dei dati da parte di nuovi soggetti. La precompilata fa il pieno di dati per presentarsi all’appuntamento 2017 ancora più completa: dalle spese veterinarie, agli occhiali da vista, ai farmaci da banco, anche omeopatici, ai servizi sanitari erogati dalle parafarmacie, come ecocardiogramma e test per la glicemia. Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato il 15 settembre 2016 (si veda ne il Diario fiscale quotidiano del 16 settembre 2016, ndr), dà attuazione al Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 1° settembre 2016, che ha allargato la platea dei soggetti tenuti a comunicare al Sistema tessera sanitaria (gestito dalla Ragioneria Generale dello Stato) le informazioni relative alle spese dei cittadini, e definisce le regole per l’utilizzo dei dati. Tra i nuovi soggetti chiamati a dialogare con il sistema entrano, tra gli altri, psicologi, infermieri, radiologi, ottici e veterinari. Dati nella fase tre della Precompilata Si completa ulteriormente quindi il pacchetto di dati che quest’anno i cittadini troveranno già “pre-confezionati” in dichiarazione. Dopo le new entry dello scorso anno: spese sanitarie (al netto dei farmaci da banco), universitarie, funebri, per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica e contributi per la previdenza complementare - per un totale di 700milioni di dati in più rispetto a quelli a disposizione dell’Amministrazione finanziaria nel primo anno di sperimentazione - entrano quindi in dichiarazione ulteriori voci di spesa. Infatti saranno tenuti a trasmettere i dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini nel corso del 2016 anche gli iscritti agli albi professionali degli psicologi, degli infermieri, delle ostetriche/i e dei tecnici sanitari di radiologia medica, le parafarmacie e in generale gli esercenti l’attività di distribuzione al pubblico di farmaci (che hanno ottenuto il codice identificativo univoco previsto dal decreto del Ministro della salute 15 luglio 2004) e gli ottici che hanno effettuato la comunicazione al Ministero della salute (articoli 11, comma 7, e 13 del decreto legislativo n. 46/1997). Sono, inoltre, tenuti alla trasmissione telematica dei dati al Sistema tessera sanitaria anche i veterinari iscritti all’albo. A questi ultimi, in particolare, viene richiesto di inviare le spese sostenute quest’anno dalle persone fisiche riguardanti le tipologie di animali individuate dal decreto del Ministero delle finanze n. 289 del 2001: rientrano quindi quelle sostenute per animali, legalmente detenuti, a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. Le regole per l’uso dei dati e la tutela della privacy Con il provvedimento del 15 settembre 2016 vengono inoltre messe a punto le modalità di utilizzo dei dati relativi alle spese sanitarie inviate dai soggetti chiamati, da quest’anno, a dialogare con il Sistema tessera sanitaria. Confermati i tre passaggi già previsti per la dichiarazione dei redditi dello scorso anno: i nuovi soggetti che erogano servizi sanitari inviano al sistema i dati relativi alle prestazioni erogate. Successivamente il Mef rende disponibili all'Agenzia delle Entrate i dati sulle spese sanitarie, in forma aggregata, per ciascun contribuente. Infine, secondo le modalità di trattamento definite nel provvedimento, l’Agenzia delle Entrate elabora il dato delle spese sanitarie da inserire nella dichiarazione precompilata 2017. Considerata la delicatezza dei flussi trattati, sono previste apposite misure di tutela della privacy, approvate dal Garante per la protezione dei dati personali. In particolare, anche in riferimento a questi nuovi dati viene confermato il loro trasferimento in forma aggregata all’Amministrazione finanziaria e la possibilità per il contribuente di esercitare l’opposizione all’inserimento delle spese sanitarie nella precompilata. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 181 del 15 settembre 2016) ****** 2) XBRL: tassonomia Bilancio imprese non quotate, prorogata scadenza per inviare osservazioni al 30 settembre 2016 XBRL: tassonomia Bilancio imprese non quotate, prorogata scadenza per inviare osservazioni al 30 settembre 2016. Lo rende noto la stessa XBRL Italia, con il seguente comunicato web del 15 settembre 2019. Pubblica Consultazione Tassonomia Principi Contabili Italiani 2016: A seguito della richiesta di alcuni utenti è stata prorogata la scadenza per inviare commenti ed osservazioni in merito alla tassonomia Bilancio imprese non quotate fino a venerdì, 30 settembre 2016. Nell’ambito del progetto di aggiornamento della tassonomia Principi Contabili Italiani, avviato a seguito delle disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 139/2015 in recepimento della Direttiva 34/2013/EU a al conseguente aggiornamento e rilascio dei principi contabili nazionali, a cura dell’Organismo Italiano di Contabilità, si pubblica in consultazione la bozza di tassonomia redatta dal Gruppo di lavoro dedicato dell’Associazione XBRL Italia. Chi volesse può pervenire osservazioni e commenti all’indirizzo email dell’Associazione xbrl@abi.it entro e non oltre il giorno venerdì, 30 settembre 2016. ****** 3) Super-ammortamento sui nuovi beni strumentali utilizzati per talune attività Assonime si sofferma, con la nota del 15 settembre 2016, in tema di super-ammortamento: beni strumentali nuovi utilizzati per le attività di cui agli artt. 102-bis e 104 del TUIR. Difatti, l’Agenzia delle entrate, come è noto, con la risoluzione n. 74/E del 14 settembre 2016 ha fornito importanti indicazioni in merito al c.d. superammortamento, all’agevolazione cioè che consente ai soggetti titolari di reddito di impresa (e agli esercenti arti e professioni) che investono in beni strumentali nuovi nel periodo 15/10/2015-31/12/2016 (c.d. periodo agevolato), di tener conto, ai soli fini dell’ammortamento, di un incremento del costo di acquisizione del 40% e, dunque, di fruire in relazione a detti beni di maggiori quote di ammortamento (cfr. art. 1, commi 91-93, della l. n. 208/2015). Per cui Assonime ricorda che questa agevolazione spetta in relazione alla generalità dei beni strumentali nuovi aventi un coefficiente di ammortamento c.d. tabellare superiore al 6,5% – con esclusione di quelli indicati dal citato art. 1 – ivi compresi i beni strumentali nuovi utilizzati per le attività di cui agli artt. 102-bis e 104 del TUIR. Per questi ultimi beni, come noto, le citate disposizioni del TUIR prevedono delle regole di ammortamento diverse da quelle ordinarie. I beni strumentali indicati dall’art. 102-bis del TUIR sono infatti ammortizzati non sulla base dei c.d. coefficienti tabellari, bensì “in misura non superiore a quella che si ottiene dividendo il costo dei beni per la durata delle rispettive vite utili così come determinate ai fini tariffari” dalle competenti autorità (c.d. coefficienti tariffari). Per i beni gratuitamente devolvibili, invece, l’impresa in concessione può scegliere tra l’ammortamento tecnico e quello c.d finanziario e, in quest’ultimo caso, il coefficiente di ammortamento (finanziario) è determinato dividendo il costo del bene strumentale per la durata della relativa concessione. Proprio Assonime, con la circolare n. 17E del 2016 aveva espresso il convincimento che anche per tali asset tanto ai fini dell’individuazione dei beni agevolati, quanto in merito alle modalità di fruizione dell’agevolazione, occorresse far riferimento alle medesime regole previste per i beni assoggettati all’ammortamento c.d. tabellare. Ora, l’Amministrazione finanziaria, con la neo risoluzione conferma questa soluzione interprativa; in essa viene, infatti, affermato che “in considerazione del tenore letterale del comma 93 in esame, si ritiene che, per stabilire se un bene sia escluso o meno dall’ambito applicativo dell’agevolazione, si debba far riferimento ai coefficienti di ammortamento previsti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988 e non a quelli determinati in applicazione dell’articolo 102-bis del TUIR”. Viene, ulteriormente, precisato che, coerentemente con quanto riportato sopra, per i beni in questione la maggiorazione, ove spettante, non dovrà essere fruita in base ai coefficienti determinati in applicazione del citato articolo 102-bis, ma dovrà essere agganciata ai coefficienti stabiliti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988. Dunque, i principi sopra esposti sono applicabili anche ai beni gratuitamente devolvibili di cui all’articolo 104 del TUIR, per i quali le quote di ammortamento deducibili sono determinate “dividendo il costo dei beni (…) per il numero degli anni di durata della concessione (…)”; nel senso che anche in questo caso i beni agevolati sono individuati tenendo conto dei coefficienti tabellari e il beneficio è fruito facendo riferimento non all’ammortamento finanziario, ma a quello tecnico (anche se non praticato dall’impresa), nel senso che l’incremento del 40% va commisurato pro rata temporis avendo pur sempre riguardo alla quota di ammortamento annuo che si ricava dai c.d coefficienti tabellari, indipendentemente dall’ammortamento finanziario praticato viceversa sulla base degli anni di durata della concessione. ****** 4) Niente recupero Ici per gli immobili della Chiesa Il Tribunale dell’Unione europea, con due sentenze del 15 settembre 2016 (Cause T-219/13 e T-220/13), ha deciso che gli enti ecclesiastici non sono tenuti a pagare l’Ici per il periodo 2008 - 2012. Nonostante si sia trattato di aiuti di stato, illegittimi secondo il diritto Ue, un recupero di imposta da parte del governo italiano è impossibile. E poi dal 2012 la situazione è stata sanata dalla nuova normativa in materia di Imu. Sul punto la Commissione Ue aveva a suo tempo dichiarato, da un lato, come fosse impossibile per le autorità italiane recuperare detti aiuti considerati illegittimi ed incompatibili con il mercato comune, dall’altro, come l’esenzione di cui al nuovo regime Imu non costituisse aiuto di Stato. Ed avverso detta decisione ha fatto ricorso il ricorrente, chiamando il Tribunale a pronunciarsi sulla legittimità delle condizioni e dei criteri di esenzione Imu . Compete alle autorità nazionali, spiega il Tribunale, decidere caso per caso dell’attuazione di tale regime e, più specificamente, dell’esistenza o meno di un rapporto di concorrenza tra il beneficiario effettivo dell’Imu ed i restanti operatori del settore ricettivo. In conclusione, il ricorrente non è riuscito a dimostrare che la normativa sull’Imu non consentisse l’applicazione dell’esenzione ad attività di carattere economico. ****** 5) MIT: erogazione risorse per investimenti a favore delle imprese di autotrasporto – anno 2016 Il Ministero dei Trasporti ha pubblicato, sulla Gazzetta n. 216 del 15 settembre 2016, il Decreto 19 luglio 2016 con le modalità di erogazione delle risorse per investimenti a favore delle imprese di autotrasporto, per l’annualità 2016. In particolare, il Decreto disciplina la ripartizione e le modalità di erogazione delle risorse finanziarie relative all’anno 2016, nel limite di spesa pari a 25.347.868 euro. Corte Europea di Giustizia: limiti al contratto a termine nella P.A. La Corte Europea di Giustizia con la sentenza del 14 settembre 2016 (causa C-16/15), esaminando la normativa spagnola, ha riconosciuto la illegittimità, rispetto alla Direttiva Comunitaria, di quelle norme che non limitano il numero e la durata complessiva dei contratti a tempo determinato. ****** 6) Guida alla compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi Il fisco con risoluzione ha fornito chiarimenti anche su come indicare correttamente in RW le consistenze degli investimenti, anche di natura patrimoniale, detenute fuori dall'Italia, ai fini del monitoraggio fiscale. In particolare, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 77/E del 16 settembre 2016, precisa che il costo d’acquisto di un immobile situato fuori dai confini del Paese, riportato nell’atto di compravendita in valuta estera, va inserito nel quadro RW di Unico insieme al controvalore in euro, calcolato applicando il cambio medio del mese e dell’anno in cui è avvenuto lo scambio, come indicato nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio. Seguendo tale istruzione non sarà necessario aggiornare il valore indicato nella dichiarazione. Quindi, in altre parole, per l’immobile estero in dichiarazione, il costo storico “blocca” il tasso di cambio. Nel caso di specie, un contribuente proprietario di un immobile, acquistato nel lontano 1996 in Svizzera, ha chiesto lumi sul criterio da utilizzare per evidenziare correttamente il fabbricato nella dichiarazione dei redditi, rispettando così l'obbligo di monitoraggio fiscale introdotto dal "salva Italia”, il Dl 201/2011.” L'interessato sosteneva, in particolare, che la via più coerente sembra quella di indicare, nel quadro RW, il costo storico dell’immobile in franchi svizzeri e, poi, convertirlo in euro al cambio applicabile al momento dell'acquisto, senza aggiornare annualmente il valore in dipendenza della variabilità dei cambi. L’Amministrazione è favorevole alla soluzione proposta dal contribuente perché ritiene che il controvalore in euro dell’immobile, espresso in valuta estera, vada calcolato agganciandosi al costo di acquisto indicato nell'atto di compravendita. In dettaglio, specifica infatti che, se si utilizza: - il costo storico, si applicherà il cambio medio del mese in cui ricade la data di acquisto come indicato nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio. In tale ipotesi non sarà necessario aggiornare il valore indicato nella dichiarazione; - il valore di mercato, rilevabile al termine dell’anno (o del periodo di detenzione), si applicherà il cambio medio del mese in cui ricade detto termine o periodo come indicato nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio. In questo caso, sarà necessario aggiornare annualmente il valore indicato nella dichiarazione. Il contribuente possiede l’atto d’acquisto del suo immobile, pertanto, potrà comportarsi secondo la prima ipotesi, come da lui stesso prospettato. Infine, la risoluzione ricorda che fino all’istituzione delle Agenzie fiscali, l’accertamento dei cambi delle valute estere era di competenza del ministero delle Finanze, quindi, per individuare il tasso di cambio medio mensile relativo al dicembre 1996 (data d'acquisto dell'immobile in argomento), il contribuente deve, necessariamente, fare riferimento agli appositi decreti ministeriali dell’epoca. Nel caso concreto, il controvalore in euro da riportare si può rilevare dall’applicazione del cambio indicato nel decreto del ministero delle Finanze 10 febbraio 1997. ****** 7) Deduzione fiscale delle banche dati dei professionisti L’Agenzia delle entrate (R.M. 72/E del 25/05/2006) continua a considerare le banche dati (raccolte di prassi, giurisprudenza e dottrina, ecc.) dei professionisti come dei beni materiali. Per cui, tali “beni” (subiscono una deroga al criterio di cassa) possono essere dedotti attraverso il calcolo di quote di ammortamento. Dunque, il lavoratore autonomo che acquista una banca dati non può procedere alla deduzione integrale del costo nell’esercizio in cui la spesa è sostenuta, ma deve procedere al calcolo delle quote di ammortamento del costo stesso. L’Agenzia delle entrate dopo aver precisato che le banche dati costituiscono un bene strumentale per l’esercizio della professione per il quale non è applicabile il criterio di cassa ha affrontato il problema dell’individuazione del coefficiente di ammortamento da applicarsi. Secondo l’Agenzia delle entrate, la banca dati deve essere considerata come un bene materiale strumentale all’attività di lavoro autonomo, avente un’utilità pluriennale con la conseguenza che il relativo costo concorre alla formazione del reddito attraverso il calcolo d quote di ammortamento. Nel caso in cui il suo importo è inferiore a 516,46 euro la spesa è integralmente deducibile per cassa. L’Agenzia delle entrate non ritiene corretta la tesi secondo cui il costo sostenuto per l’acquisto della banca dati (prima contenuta su cd-rom, ma adesso erogata ormai on line) concorra alla formazione del reddito imponibile per quote costanti secondo quanto previsto dall’art. 103 del TUIR poiché la banca dati contenuta su cd-rom ha natura di bene materiale e non di bene immateriale. Per quanto concerne l’aliquota di ammortamento, l’Agenzia delle entrate ritiene che si debba applicare l’aliquota prevista per le attrezzature varie che, nel caso siano applicabili i coefficienti previsti per il gruppo XXII -Attività non precedentemente specificate - Altre Attività, è pari al 15%. Acquisto di un software gestionale L’Agenzia delle entrate si è occupata anche dell’esatto inquadramento del costo relativo all’acquisto di un software gestionale. Con la risoluzione 117/E del 12/04/2002 l’Agenzia delle entrate ha affermato che il costo per l’acquisto di un programma informatico è deducibile per quote costanti, a prescindere dal pagamento del prezzo, in conformità a quanto previsto dall’articolo 103 del TUIR in materia di reddito d’impresa. Conclusioni La tesi dell’Agenzia delle entrate, a distanza di tantissimi anni, non pare più condivisibile in modo generale, poiché il costo relativo ai beni immateriali (si pensi agli abbonamenti on line delle banche dati) andrebbe reso deducibile in base al criterio di cassa nell’anno di sostenimento della spesa. ****** 8) CFC: ecco come determinare in maniera semplice l’effettivo livello di tassazione delle imprese estere controllate L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 143239 del 16 settembre 2016, ha diffuso le disposizioni in materia di imprese estere controllate: Criteri per determinare con modalità semplificata l’effettivo livello di tassazione di cui al comma 8-bis dell’articolo 167 del TUIR. Si procede subito a chiarire cosa si intende per “tassazione effettiva estera”: ovvero il rapporto tra l’imposta estera corrispondente al reddito imponibile e l’utile ante-imposte risultante dal bilancio della controllata. Mentre per “tassazione virtuale domestica” viene intesa il rapporto tra l’imposta che la controllata avrebbe pagato in Italia, corrispondente al reddito imponibile rideterminato secondo le disposizioni fiscali italiane in materia di reddito d’impresa, e l’utile ante-imposte risultante dal bilancio della controllata. Quadro normativo L’art. 8, comma 1, lettera d), del decreto internazionalizzazione ha modificato l’articolo 167, comma 8-bis, lettera b), del TUIR, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917. Il comma 8-bis dell’articolo 167 del TUIR prevede l’estensione della disciplina CFC alle controllate localizzate in Stati o territori diversi da quelli individuati ai sensi del comma 4 dello stesso art. 167, purché ricorrano congiuntamente le due condizioni declinate dalle lettere a) e b) del medesimo comma 8-bis. In particolare, la lettera a) richiede che la controllata sia assoggettata a tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella a cui sarebbe stata soggetta ove residente in Italia, mentre la lettera b) postula che oltre il 50% dei proventi della controllata derivino dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica nonché dalla prestazione di servizi infragruppo. Tale ultima disposizione, inoltre, rimanda a un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate l’indicazione dei criteri per determinare, con modalità semplificate, l’affettivo livello di tassazione di cui alla precedente lettera a) del medesimo comma 8-bis dell’articolo 167 del TUIR. Per gli aspetti non diversamente disciplinati nel provvedimento, continuano a valere le indicazioni fornite con i precedenti documenti di prassi (circolare del 6 ottobre 2010, n. 51/E e circolare del 26 maggio 2011, n. 23/E ). Ambito di applicazione In particolare, le disposizioni del neo provvedimento regolano i criteri per determinare, con modalità semplificata, l’effettivo livello di tassazione a cui è assoggettata la controllata al fine della comparazione tra tassazione effettiva estera e tassazione virtuale domestica. Imposte estere considerate ai fini della determinazione della tassazione effettiva estera Nella determinazione della tassazione effettiva estera rilevano esclusivamente le imposte sul reddito dovute nello Stato di localizzazione, al lordo di eventuali di crediti di imposta per i redditi prodotti in Stati diversi da quello di insediamento. Qualora tra lo Stato di localizzazione della controllata e l’Italia sia in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni, le imposte sul reddito sono quelle ivi individuate nonché quelle di natura identica o analoga che siano intervenute successivamente in sostituzione di quelle individuate nella medesima Convenzione. Nell’ipotesi di Confederazione di Stati, nel computo della tassazione effettiva estera si considerano, oltre che le imposte federali, anche le imposte sul reddito proprie di ciascuno Stato federato e delle amministrazioni locali. Tenuto conto della natura di imposte sul reddito, queste rilevano anche se non espressamente incluse nell’eventuale Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra l’Italia e lo Stato di localizzazione della controllata. Imposte italiane considerate ai fini della determinazione della tassazione virtuale domestica Per calcolare la tassazione virtuale domestica rilevano l’IRES e le sue eventuali addizionali, al lordo di eventuali crediti di imposta per i redditi prodotti in uno Stato diverso da quello di localizzazione della controllata. Criteri di determinazione della tassazione effettiva estera e della tassazione virtuale domestica Per determinare la tassazione effettiva estera e la tassazione virtuale domestica si applicano i seguenti criteri: a. il calcolo della tassazione virtuale domestica è eseguito partendo dai dati risultanti dal bilancio di esercizio o dal rendiconto della controllata, redatti secondo le norme dello Stato di localizzazione. In particolare, se il bilancio o il rendiconto sono redatti in conformità ai principi contabili internazionali, il socio residente è tenuto a determinare il reddito della controllata secondo le disposizioni appositamente previste per i soggetti che adottano tali principi contabili internazionali; b. salvo quanto previsto nelle successive lettere c), d), h) e i), sono prese in considerazione le imposte sul reddito effettivamente dovute nello Stato o territorio estero di localizzazione che devono trovare evidenza nel bilancio o rendiconto di esercizio della controllata, nella relativa dichiarazione dei redditi presentata alle competenti autorità fiscali, nelle connesse ricevute di versamento, nonché nella documentazione relativa alle eventuali ritenute subite ad opera di sostituti d’imposta o altri soggetti locali; c. se la controllata aderisce a una forma di tassazione di gruppo prevista nello Stato estero di insediamento, assumono rilievo esclusivamente le imposte sul reddito di competenza della medesima, singolarmente considerata; d. sono irrilevanti le variazioni non permanenti della base imponibile, con riversamento certo e predeterminato in base alle legge o per piani di rientro (ad esempio, gli ammortamenti). Tale previsione non riguarda il riversamento collegato alle predette variazioni che sono state considerate rilevanti ai fini del confronto tra tassazione effettiva estera e tassazione virtuale domestica nei periodi d’imposta precedenti a quello di entrata in vigore del decreto legislativo n. 147 del 2015; e. si tiene conto dell’applicazione in Italia del regime di cui all’articolo 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cd. Aiuto alla crescita economica – ACE) e di regimi analoghi applicati in base alla normativa dello Stato o territorio di localizzazione; f. non si considerano i regimi fiscali opzionali cui la controllata avrebbe potuto aderire qualora fosse stata residente in Italia; g. l’imposizione italiana nei limiti del 5% del dividendo o della plusvalenza, previsto negli articoli 87, comma 1, lettera c) e 89, comma 3, del TUIR, si considera equivalente a un regime di esenzione totale che preveda, nello Stato di localizzazione della controllata, l’integrale indeducibilità dei costi connessi alla partecipazione; h. ai fini del calcolo della tassazione virtuale domestica non si tiene conto del limite di utilizzo delle perdite fiscali pregresse stabilito nel primo periodo del comma 1 dell’articolo 84 del TUIR e, ai fini della tassazione effettiva estera, delle limitazioni di analoga natura previste dalla normativa dello Stato o territorio di localizzazione; i. non sono considerati gli effetti sul calcolo del reddito imponibile o delle imposte corrispondenti di eventuali agevolazioni di carattere non strutturale riconosciute dalla legislazione dello Stato estero, per un periodo non superiore a cinque anni, alla generalità dei contribuenti. Assumono, invece, rilevanza altre forme di riduzione di imposte diverse da quelle sopra citate nonché quelle ottenute dal singolo contribuente in base ad un apposito accordo concluso con l’Amministrazione fiscale estera. ****** 9) Chiarimenti sulla tassazione dei capitali percepiti sui contratti di assicurazione vita Nel caso di polizze vita con prestazioni ricorrenti per le quali sia previsto un premio unico, gli operatori, se siano in possesso dei dati relativi all’attribuzione dei premi a ciascuna delle due componenti della prestazione assicurativa, devono utilizzarli nella determinazione del reddito imponibile. La tassazione della prestazione complessivamente corrisposta all’atto del decesso dell’assicurato, in tali casi, deve avvenire sulla base dei criteri illustrati nel paragrafo 1 della C.M. 8/2016. Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 76/E del 16 settembre 2016, contenente dei chiarimenti in materia di tassazione dei capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita. Diversamente, nei casi in cui non sia possibile, sulla base di dati certi, una “ripartizione” dei premi riferibili alle due tipologie di prestazioni delle polizze (copertura del rischio demografico e investimento finanziario), gli operatori, necessariamente, dovranno applicare il criterio proporzionale, secondo quanto illustrato nell’esempio di cui al paragrafo 2 della predetta circolare n. 8/E del 2016. Naturalmente tale criterio (proporzionale) dovrà essere adottato anche per il caso di polizze vita senza prestazioni ricorrenti qualora non sia possibile, sulla base di dati certi, la menzionata ripartizione dei premi. ****** 10) Assegnazione ai soci dei beni automatica: tutti i chiarimenti delle Entrate L’assegnazione ai soci dei beni immobili e mobili opera in maniera automatica rispetto al comportamento contabile adottato dal contribuente. Infatti, non conta il valore attribuito al bene ai fini contabili, poiché la plusvalenza e la minusvalenza rilevante ai fini fiscali viene determinata sul valore normale/catastale. E’ questo uno dei chiarimenti contenuto, nella circolare n. 37/E del 16 settembre 2016, con la quale l’Agenzia delle entrate ha fornito gli ulteriori chiarimenti sulla disciplina dell’assegnazione e cessione di beni ai soci, della trasformazione in società semplice e dell’estromissione dei beni dell’imprenditore individuale. Questi di seguito sono i principali chiarimenti: - L’agevolazione fiscale, prevista per le imprese che assegnano o cedono beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri, ai soci opera in via automatica rispetto al comportamento contabile adottato dal contribuente per quanto riguarda il bene ceduto. Pertanto, indipendentemente dal valore attribuito al bene ai fini contabili, la plusvalenza e la minusvalenza rilevante ai fini fiscali è quella determinata avendo a riferimento il valore normale/catastale; - é possibile fruire della speciale disciplina agevolativa solo qualora vi siano riserve disponibili di utili e/o di capitale almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione, a prescindere dal valore normale/catastale preso a riferimento per la determinazione dell’imposta sostitutiva; - il pagamento dell’imposta sostitutiva del 13% sulle riserve in sospensione d’imposta può essere effettuato dalla società nei limiti dell’importo necessario per consentire l’assegnazione agevolata con prioritario utilizzo delle altre riserve disponibili. Negli stessi limiti dell’importo assoggettato a sostitutiva dalla società, la tassazione è definitiva e liberatoria anche per i soci assegnatari. In caso di assegnazione di più beni dalla quale emergono componenti positivi e negativi di reddito, è possibile compensare tali componenti se i componenti negativi sono riferibili ai beni merce, tale interpretazione si estende anche alla cessione quando nell’ambito della stessa vengono ceduti più beni dai quali emergono sia componenti negativi che positivi. In tale ultima ipotesi, diversamente dall’assegnazione, rileveranno anche i componenti negativi derivanti dalla cessione dei beni non merce. L’imposta sostitutiva libera le riserve Anche nella cessione, così come avviene nell’assegnazione, l’imposta sostitutiva versata dalla società sulla plusvalenza, libera le riserve di utili che eventualmente si formano con detta plusvalenza e, pertanto, tali plusvalenze non saranno tassate in sede di distribuzione in capo ai soci di società di capitali. Per le società di persone il normale meccanismo di funzionamento della trasparenza ne assicura la non tassazione in capo ai soci. Base imponibile e valore del bene La circolare fornisce anche ulteriori chiarimenti in merito ai criteri di determinazione della base imponibile dell’assegnazione agevolata, anche alla luce delle ultime sentenze della Corte di Giustizia Ue. In particolare vengono elencati, a titolo esemplificativo, i fattori rilevanti per determinazione del deprezzamento che il bene può subire nel corso del tempo. Riserve di utili indispensabili La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un regime fiscale agevolato di carattere temporaneo per consentire l’assegnazione e la cessione agevolata ai soci di alcuni beni immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri, oltre alla trasformazione in società semplici delle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni. La neo circolare chiarisce che quest’assegnazione opera in maniera automatica rispetto al comportamento contabile adottato dal contribuente: indipendentemente dal valore attribuito al bene ai fini contabili, infatti, la plusvalenza e la minusvalenza rilevante ai fini fiscali è quella determinata avendo come riferimento il valore normale/catastale. Viene, inoltre, chiarito che è possibile fruire della disciplina agevolativa in esame solo se vi siano riserve disponibili di utili e/o di capitale almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione, a prescindere dal valore normale/catastale preso a riferimento per la determinazione dell’imposta sostitutiva. Vincenzo D’Andò