Il capitale di SRL si può versare con un semplice assegno bancario? – Diario quotidiano del 23 settembre 2016

Pubblicato il 23 settembre 2016



1) Se il fabbricato non è abitabile allora la riduzione ai fini Imu è implicita
2) L’artigiano che è anche dipendente non si deve adeguare agli studi di settore
3) Nuovo piano del governo per gli imprenditori
4) Debutta nel Modello Unico il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo
5) Costituzione Srl: versamento iniziale con assegno o meno?
6) Nullità della cartella esattoriale notificata al curatore
7) Agevolazioni “Zone franche urbane-Emilia”: l’Agenzia risponde ai quesiti
9) L’Inps avvia il processo di programmazione e budget per l’anno 2017
10) Contributi su maternità autonome: sull’indennità non vanno pagati i contributi
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Se il fabbricato non è abitabile allora la riduzione ai fini Imu è implicita 2) L’artigiano che è anche dipendente non si deve adeguare agli studi di settore 3) Nuovo piano del governo per gli imprenditori 4) Debutta nel Modello Unico il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo 5) Costituzione Srl: versamento iniziale con assegno o meno ? 6) Nullità della cartella esattoriale notificata al curatore 7) Agevolazioni “Zone franche urbane-Emilia”: l’Agenzia risponde ai quesiti 9) L’Inps avvia il processo di programmazione e budget per l’anno 2017 10) Contributi su maternità autonome: sull’indennità non vanno pagati i contributi ***   1) Se il fabbricato non è abitabile allora la riduzione ai fini Imu è implicita La Corte di cassazione, con la sentenza 18453 del 21 settembre 2019, ha affermato che il contribuente ha diritto allo sconto sull’Ici/Imu dovuta se il fabbricato inagibile o inabitabile è noto al comune. Non occorre, dunque, la denuncia. I giudici di legittimità hanno precisato che al contribuente non può essere richiesta documentazione già in possesso della pubblica amministrazione. Nessuna altra prova avrebbe dovuto essere richiesta al contribuente. Ai fini Ici, l’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 504/92, prevedeva una duplice procedura, alternativa, per il riconoscimento dell’agevolazione. Tale disciplina non è poi mutata con l’avvento del Dl 201/11. La Corte ha, quindi, dato ragione al contribuente affermando che al cittadino non può essere chiesta alcuna documentazione che non sia già in possesso della pubblica amministrazione. Tra l’altro il comune aveva emesso l’ordinanza di sgombero dell’immobile stesso. ****** 2) L’artigiano che è anche dipendente non si deve adeguare agli studi di settore Non serve l’adeguamento ai fini degli studi di settore per l’artigiano che al contempo è anche dipendente. La Corte di Cassazione, con la sentenza 18447 del 21 settembre 2016, ha infatti stabilito che è illegittima la rettifica nei confronti dell’artigiano che non si sia adeguato agli studi di settore, se riesce a provare di essere anche lavoratore dipendente. Il tutto è scaturito da una rettifica di maggiori ricavi effettuata dall’Agenzia delle entrate nei confronti di un elettricista. Al contribuente veniva contestato maggior reddito sul presupposto che per un periodo di imposta avesse emesso una sola fattura, per di più di importo particolarmente basso. Per l’ufficio tale reddito, oltre a presentare un forte scostamento dagli studi di settore, palesava un comportamento antieconomico per la nomina di un responsabile tecnico adibito alla certificazione tecnica. L’atto veniva impugnato davanti alla Ctp che accoglieva il ricorso. La sentenza veniva riformata dalla Ctr. Per il giudice di appello a nulla rilevava il fatto che l’artigiano fosse dipendente di una società e che per questo poteva svolgere l’attività autonoma solo marginalmente. Il contribuente ha dovuto perciò presentare ricorso in cassazione, sede in cui è stato accolto. Dunque, le maggiori entrate derivanti dal lavoro dipendente possono giustificare quei comportamenti ritenuti antieconomici, perché, niente di strano che in attesa di tempi migliori l’artigiano possa pagare (magari anticipare) quanto dovuto al responsabile tecnico fresco di nomina. ****** 3) Nuovo piano del governo per gli imprenditori Il ministro allo Sviluppo economico, alla presenza del presidente del consiglio, ha presentato presso il Museo della Scienza e della Tecnica, Leonardo da Vinci, di Milano un pacchetto di agevolazioni doc per la cd. “Industria 4.0”. Tre gli incentivi principali: - l’iperammortamento al 250%; - un credito d’imposta alla ricerca potenziato, con il bonus massimo per contribuente che passa da 5 mln a 20 mln di euro; detrazioni fiscali fino al 30% per chi investe fino a un mln di euro in start-up e pmi innovative. L’iperammortamento al 250% Con il piano Industria 4.0 presentato il 21 settembre 2016 a Milano arriva anche l’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie, l’agrifood e gli impianti realizzati per migliorare i consumi energetici. Gli imprenditori che vorranno sfruttare queste opportunità fiscali potranno contare anche su un’estensione dei termini per la consegna dei beni acquistati fino al 30 giugno del 2018, a fronte di un ordine con acconto versato superiore al 20% entro il mese di dicembre del 2017. Il ministro dello Sviluppo economico, ha confermato che per il Fondo centrale di garanzia saranno stanziati altri 900 milioni nel 2017. Un miliardo di euro sarà destinato ai contratti di sviluppo focalizzati su investimenti per l'industria 4.0. A questa dote si aggiungerà quella per la detassazione del salario di produttività che dovrebbe essere estesa e rafforzata rispetto alla edizione 2016. Investimenti: decreto Per rilanciare gli investimenti pubblici il Governo lavora ad un pacchetto di misure che saranno inserite nella prossima legge di Bilancio. I tecnici, infatti, lavorano ad una estensione del raggio d’azione del decreto post-terremoto in arrivo per superare l’emergenza delle aree colpite dal sisma e tracciare le linee guida per la ricostruzione. Nel provvedimento dovrebbe trovare posto anche il primo step del programma Casa Italia per le misure di prevenzione. Assegnazioni ai soci verso la riapertura ? Si fa strada l’ipotesi di prorogare le assegnazioni agevolate dei beni ai soci. La difficoltà di trovare un veicolo legislativo hanno fatto finora cadere nel vuoto le richieste di professionisti e associazioni di categoria. All’interno della legge di Bilancio dovrebbe dunque trovare posto un provvedimento che riapre l’assegnazione di beni ai soci anche per il prossimo anno. Sempre nella legge di Bilancio potrebbe finire per la quattordicesima volta anche la possibilità di rivalutare terreni e partecipazioni societarie. I tecnici studiano anche l’ipotesi di dare un’ulteriore opportunità anche alla rivalutazione dei beni d’impresa con aliquote differenziate tra beni ammortizzabili o meno. Iva autovetture ad uso promiscuo Anche per l’anno prossimo la detrazione Iva sulle auto ad uso promiscuo sarà limitata nella misura del 40%. Questo poiché l’Italia è stata nuovamente autorizzata (Consiglio Ue del 19 settembre 2016) a limitare il diritto di detrazione dei contribuenti. ****** 4) Debutta nel Modello Unico il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo Debutta nel quadro RU del modello Unico SC 2016 il credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo. Si tratta di un’agevolazione automatica, cumulabile con altre misure agevolative. I costi agevolabili sono assunti al lordo di altri contributi pubblici o agevolazioni ricevute, ma l’importo risultante dal cumulo non potrà essere superiore ai costi sostenuti. Il credito d’imposta è calcolato nella misura del 25% o del 50% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media fissa 2012-2014, dei medesimi investimenti, ed è riconosciuto, fino a un importo massimo annuo di 5milioni di euro, se gli investimenti di periodo agevolabili sono superiori a 30mila euro. Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile Irap; è utilizzabile solo in compensazione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti. Credito di imposta nel Mezzogiorno L’Agenzia delle Entrate, con la C.M. n. 34/E/2016, ha fornito chiarimenti sulla disciplina del credito d'imposta per gli investimenti destinati agli stabilimenti produttivi situati nel Mezzogiorno, introdotto dall'art.1, co. da 98 a 108 , L. 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016). Con il cd. credito di imposta nel Mezzogiorno sono agevolati gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie, purché nuovi. L’Agenzia delle Entrate precisa i presupposti soggettivi ed oggettivi di accesso al beneficio, le modalità di calcolo e di utilizzo dell’incentivo, le ipotesi di cumulo con altre agevolazioni, fornendo in particolare chiarimenti sul cd. super-ammortamento e sugli adempimenti necessari per la corretta fruizione del credito di imposta. Beneficiari dell’agevolazione L’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione è individuato dal primo periodo, del co. 98 della L. 208/2015, meglio conosciuta come la L. di Stabilità 2016, ai sensi del quale il credito di imposta è attribuito «alle imprese che effettuano l'acquisizione dei beni strumentali nuovi indicati nel co. 99, destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, (…) e nelle zone assistite delle regioni Molise, Sardegna e Abruzzo, (…), a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019». Destinatari di tale beneficio, pertanto, sono tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, individuabili in base all’art. 55, D.P.R. 917/1986, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, che effettuano nuovi investimenti destinati a strutture produttive situate nelle aree ammissibili. Sotto il profilo soggettivo, il credito di imposta è riservato, come anticipato, alle piccole, alle medie e alle grandi imprese, purché effettuino investimenti destinati a strutture produttive ubicate nelle zone previste e più precisamente nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo. Sono considerate piccole imprese quelle che contestualmente hanno meno di 50 occupati e un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro. Sono medie imprese, invece, quelle che contestualmente hanno meno di 250 occupati e un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro. Le imprese che non rientrano nei parametri di cui sopra sono da considerarsi come grandi imprese. Investimenti agevolabili Il co. 99, dell’art. 1, L. di Stabilità 2016, individua la tipologia di investimenti per i quali è possibile usufruire dell’agevolazione; risultano agevolabili gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie , relativi alla creazione di un nuovo stabilimento, all'ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente e a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente, ovvero, per le grandi imprese localizzate nelle aree di cui all’art. 107, par. 3, lett. c), TFUE, quelli a favore di una nuova attività economica (cfr. art. 2, punto 49 e 51, art. 2, del regolamento citato). La circolare delle Entrate è del parere di escludere dall’agevolazione gli investimenti di mera sostituzione in quanto gli stessi non possono essere mai considerati «investimenti iniziali». Quanto ai requisiti dei beni agevolabili, il riferimento ai «beni strumentali» comporta che i beni oggetto di investimento devono caratterizzarsi per il requisito della «strumentalità» rispetto all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria del credito d’imposta. I beni, conseguentemente, devono essere di uso durevole ed atti ad essere impiegati come strumenti di produzione all’interno del processo produttivo dell’impresa. Sono pertanto esclusi i beni autonomamente destinati alla vendita (cd. beni merce), come pure quelli trasformati o assemblati per l’ottenimento di prodotti destinati alla vendita. La circolare evidenzia che il co. 98, dell’art. 1, L. di Stabilità 2016, prevede espressamente che il credito di imposta riguarda gli investimenti in beni strumentali «nuovi». Conseguentemente, l’agevolazione non spetta per gli investimenti in beni a qualunque titolo già utilizzati. Casi particolari L’Agenzia delle Entrate evidenzia che può essere oggetto dell’agevolazione in esame anche il bene che viene esposto in show room ed utilizzato esclusivamente dal rivenditore al solo scopo dimostrativo, in quanto l’esclusivo utilizzo del bene da parte del rivenditore ai soli fini dimostrativi non fa perdere al bene il requisito della novità. Con riguardo ai beni complessi, alla realizzazione dei quali abbiano concorso anche beni usati, la circolare precisa che il requisito della «novità» sussiste in relazione all’intero bene, purché l’entità del costo relativo ai beni usati, individuato secondo il principio di competenza di cui all’art. 109 D.P.R. 917/1986, non sia prevalente, anche per effetto di eventuali oneri capitalizzati, rispetto al costo complessivamente sostenuto. Tale circostanza dovrà sussistere sia nell’ipotesi di bene realizzato in economia, sia nell’ipotesi di acquisto a titolo derivativo da terzi di un bene complesso che incorpora anche un bene usato. In tale ultimo caso, il cedente dovrà attestare che il costo del bene usato non è di ammontare prevalente rispetto al costo complessivo. Maxi-ammortamento La circolare evidenzia che l’ammontare dell’investimento (lordo) ammissibile all’agevolazione è dato, per ciascun periodo agevolato e per ciascuna struttura produttiva, dal costo complessivo delle acquisizioni di macchinari, impianti e attrezzature varie. Ai fini della determinazione dell’investimento netto su cui calcolare il credito di imposta, l’investimento lordo deve essere decurtato degli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo di imposta, ad eccezione di quelli dedotti in applicazione dell’art. 1, co. da 91 a 94, L. 28 dicembre 2015, n. 208 (cd. super-ammortamento), relativi ai medesimi beni appartenenti alla struttura produttiva nella quale si effettua il nuovo investimento. Per medesimi beni devono intendersi quei beni appartenenti ad una delle categorie richiamate dalla norma. La circolare delle Entrate rileva, pertanto, che deve trattarsi di beni strumentali rientranti nelle categorie di impianti, macchinari e/o attrezzature. Tuttavia, nel calcolo dell’investimento ammissibile non rilevano gli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell'investimento agevolato, che, pertanto, non devono essere sottratti dall’importo complessivo dell’investimento lordo. Valorizzazione e imputazione costi nel bonus fiscale ricerca e sviluppo Ai fini del calcolo dell’agevolazione, occorre raggruppare tutti gli investimenti ammissibili per categorie assumendo, quale costo rilevante, il costo di competenza del periodo per il quale si intende fruire del beneficio, al lordo della parte di contributo ricevuto. È questo uno dei principali chiarimenti che è contenuto nella R.M. n. 66/E/2016 con la quale l’Agenzia delle Entrate si sofferma sul credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo. ****** 5) Costituzione Srl: versamento iniziale con assegno o meno? La massima 148 dei notai milanesi consente, in sede di costituzione di una Srl, il versamento del 25% tramite l’emissione di assegno bancario. Non è così, invece, per i notai campani che, con la massima 23, ritengono che la norma di cui all’articolo 2464, comma 4, c.c. (che prescrive l’obbligo di versare, in sede di atto costitutivo, almeno il 25% dei conferimenti in danaro o dell’intero ammontare del conferimento, in caso di società unipersonale) mira ad assicurare la sostanziale percezione da parte della società di una congrua percentuale del conferimento sottoscritto a tutela della effettività del capitale sociale. È pertanto al cospetto di questa norma e della sua “filosofia” che si tratta di stabilire se l’obbligazione del socio sull’effettuazione del conferimento possa considerarsi adempiuta mediante la consegna di un assegno bancario; e la conclusione cui i notai campani pervengono «è nel senso che la suddetta modalità di pagamento non sia sufficiente per considerare adempiuto il debito pecuniario ex articolo 2464, comma 4, C.C e quindi per integrare il versamento previsto dalla norma». ****** 6) Nullità della cartella esattoriale notificata al curatore Nulla la cartella di pagamento notificata al curatore fallimentare se priva degli atti impositivi presupposti. La curatela non è stata messa nelle condizioni di esercitare le azioni di tutela in favore della massa dei creditori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18002 del 14 settembre 2016, che respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, condannata pure al pagamento delle spese processuali. Nel caso di specie, è stata messa in discussione, non tanto la questione della validità di un avviso di accertamento ritualmente notificato al curatore fallimentare, quanto, invece, l’avvenuta motivazione per relationem al contenuto del p.v.c. precedentemente notificato al contribuente in bonis, poi fallito. Per cui la Suprema Corte ha dovuto concludere che, nell’ipotesi del fallimento, i crediti tributari devono essere provati documentalmente, alla stregua di tutti gli altri crediti concorsuali, potendo l’Amministrazione finanziaria produrre a tal fine, ad esempio, le dichiarazioni del contribuente, gli avvisi di accertamento, rettifica o liquidazione, così come le liquidazioni da essa effettuate ai sensi degli artt. 36-bis e 36-ter, d.P.R. n. 602/73, nonché, a seguito delle innovazioni apportate dal D.L. nD. 78/10, anche i c.d. accertamenti esecutivi (ovvero “atti impoesattivi”). Dunque sono state respinte le censure mosse avverso una decisione, come quella impugnata, che, valorizzando le peculiarità della vicenda concorsuale e sceverando la natura (personale e privatistica in un caso, collettiva e pubblicistica nell'altro) degli interessi sottesi alla formazione dell'atto impositivo nei confronti del contribuente e del curatore fallimentare, ha sostanzialmente escluso che, in forza di un preteso subentro automatico del curatore al fallito, la notifica dell'avviso di accertamento effettuata al contribuente in bonis sia idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza di detto termine, ed in ultima analisi che l'intervenuta definitività dell'atto medesimo sia opponibile alla massa dei creditori, ritenendo invece necessario che il curatore sia messo direttamente in condizione, tramite apposita notifica a lui indirizzata, di esercitare le azioni a tutela della massa dei creditori. È ciò a prescindere dagli ulteriori rilievi svolti sulla ritenuta superfluità, in sede fallimentare, della notifica della cartella di pagamento (dalla quale, nel caso di specie, ha preso origine la controversia in esame), e della possibilità per il curatore di impugnare autonomamente il ruolo sulla cui base sia stata proposta domanda di ammissione al passivo, dovendosi in ogni caso ritenere che l'interesse concreto ed attuale del curatore a contestare l'atto impositivo insorga solo a seguito dell’insinuazione al passivo del credito tributario. Al rigetto del ricorso è seguita la condanna alla rifusione delle spese, liquidate come da dispositivo, in favore della parte controricorrente, non sussistendovene i presupposti nei confronti dell'altra parte intimata, che non ha svolto difese. La Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato l'Agenzia delle entrate alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità in favore della Curatela fallimentare, che liquida in € 7.500,00 (di cui € 200,00 per esborsi) oltre rimborso forfetario ed accesso di legge. Annullate, infine, le spese nei confronti di Equitalia. ***** 7) Agevolazioni “Zone franche urbane-Emilia”: l’Agenzia risponde ai quesiti Agevolazioni “Zfu” dell’Emilia: dall’Agenzia arrivati chiarimenti, tra l’altro, sull’obbligo della contabilità separata, sui requisiti per la fruizione delle agevolazioni ed il coordinamento con gli altri regimi di favore Dunque, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 78/E del 22 settembre 2016, si è soffermata sui benefici fiscali previsti per le micro e piccole imprese localizzate nella zona franca urbana dell’Emilia Romagna. Si tratta dell’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’Irap e dall’Imu, introdotte dalla Finanziaria 2007 e attuate dall’articolo 12 del Dl 78/2015. Ecco di seguito i chiarimenti. Obbligo di tenuta della contabilità separata Le imprese sono esonerate dall’obbligo di contabilità separata per il periodo d’imposta 2015; tuttavia, devono conservare la documentazione idonea a ricostruire il reddito agevolabile. Al riguardo, l’Agenzia ricorda che, al fine di separare il reddito prodotto dentro la zona franca (reddito agevolabile) da quello derivante da attività svolte al di fuori di tale territorio, il decreto Mise del 10 aprile 2013 ha previsto l’obbligo di tenuta di un’apposita contabilità separata, tranne che nel primo periodo di applicazione dei benefici, nel corso del quale le imprese ricevono conferma del diritto ad accedere alle agevolazioni. Il chiarimento si è reso necessario perché, nel sisma dell’Emilia, il primo periodo agevolabile è quello in corso al 20 giugno 2015, ma le imprese hanno ricevuto comunicazione del diritto alle agevolazioni solo nell’aprile 2016. Di conseguenza, il periodo d’imposta nel corso del quale le imprese hanno avuto notizia del diritto a fruire dei benefici non coincide con il primo periodo agevolabile. Dunque, niente contabilità separata anche per il primo periodo agevolabile (2015 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare), a condizione che le imprese beneficiarie siano comunque in grado di dimostrare che solo il reddito prodotto nella zona franca goda delle relative agevolazioni. Le imprese, quindi, sono tenute a predisporre un apposito prospetto, redatto sulla base di idonea documentazione, che devono conservare per eventuali controlli. Sotto il profilo della disciplina comunitaria in materia di aiuti di stato concessi a titolo di “de minimis”, la risoluzione ricorda che, ai sensi dei regolamenti Ue 1407/2013 e 1408/2013 (relativi, rispettivamente, agli aiuti “de minimis” e a quelli specifici nel settore agricolo), occorre garantire che le attività escluse dall’ambito di applicazione dei suddetti regolamenti non beneficino delle agevolazioni. In via interpretativa, l’Agenzia individua nella “contabilità separata” uno strumento idoneo alla separazione delle attività ammesse da quelle escluse dal regolamento “de minimis”. La risoluzione chiarisce che per il 2015 (primo periodo di applicazione delle agevolazioni), in assenza di un’apposita contabilità separata volta a segregare le attività escluse dall’applicazione del regolamento “de minimis”, le imprese hanno l’onere di predisporre un prospetto, analogo a quello richiesto per separare i componenti reddituali derivanti da attività svolte nella Zfu da quelli derivanti da attività svolte fuori. Viene, infine, chiarito che non comporta invece alcun obbligo di tenuta di un’apposita contabilità separata lo svolgimento di attività identificate da codici Ateco 2007, diversi da quelli elencati dall’articolo 12 del Dl 78/2015. Si ricorda, infatti, che uno dei requisiti per poter accedere alle agevolazioni fiscali è quello di appartenere ai settori di attività individuati dai codici 45, 47, 55, 56, 79, 93, 95, 96 della tabella Ateco 2007. Secondo l’Agenzia, l’articolo 12 condiziona il diritto alle agevolazioni allo svolgimento di una delle attività richiamate dalla norma stessa, ma non pone alcuna limitazione in merito alla agevolabilità del solo reddito derivante dall’esercizio di tali attività. Di conseguenza, le imprese che svolgono all’interno della zona franca-urbana anche attività diverse possono fruire dell’esenzione sull’intero reddito prodotto nel territorio della Zfu. Requisiti di accesso alle agevolazioni Come determinare il “reddito lordo 2014”: Una delle condizioni di accesso alle agevolazioni è che il reddito lordo prodotto nel 2014 sia inferiore a 80mila euro. L’Agenzia precisa che la verifica di tale condizione va fatta avendo riguardo non al reddito complessivo del soggetto beneficiario ma esclusivamente al reddito d’impresa. Tale requisito, inoltre, va coordinato con l’ambito temporale di applicazione della disciplina agevolativa, previsto per il periodo di imposta in corso al 20 giugno 2015 (data di entrata in vigore della norma istitutiva) e per quello successivo. Pertanto, ne va verificata la sussistenza con riferimento al reddito prodotto nel periodo d’imposta precedente al primo periodo di applicazione della disciplina agevolativa, cioè quello in corso al 20 giugno 2015. Ciò comporta che: - i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare possono beneficiare delle agevolazioni per i periodi di imposta 2015 e 2016, se nel periodo di imposta 2014 il reddito lordo è inferiore a 80mila euro; - i soggetti con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare hanno diritto ai benefici per i periodi di imposta in corso al 20 giugno 2015 e al 20 giugno 2016, se il reddito lordo è inferiore a 80mila euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso al 20 giugno 2015. Nel caso in cui l’impresa interessata sia un soggetto costituito nel corso del 2014 con primo periodo d’imposta (nel caso prospettato 1/11/2014 – 31/12/2015) coincidente con il primo periodo di applicazione delle agevolazioni, l’Agenzia ritiene che, ferma restando la sussistenza di tutti gli altri requisiti, l’accesso alle agevolazioni non è condizionato dal reddito lordo inferiore a 80mila euro, in quanto non esiste un periodo di imposta precedente al primo periodo agevolabile. Modalità e termini di esercizio delle attività ammissibili All’impresa beneficiaria è richiesto, inoltre, di “appartenere” a taluni settori di attività, individuati da specifici codici della tabella Ateco 2007. Al riguardo, la risoluzione specifica che, ai fini dell’accesso alle agevolazioni: - la norma non richiede che l’esercizio dell’attività in uno dei settori ammissibili debba essere svolta in maniera prevalente; - è sufficiente che l’impresa abbia comunicato alla camera di Commercio lo svolgimento di una delle attività ammissibili, a prescindere dalla prevalenza o meno del suo esercizio; - il requisito dell’appartenenza al settore economico ammissibile deve sussistere alla data di presentazione dell’istanza di accesso alle agevolazioni. Svolgimento dell’attività in più unità locali Sempre in tema di requisiti propedeutici per l’accesso alle agevolazioni, un ulteriore chiarimento fornito dalla risoluzione scioglie il dubbio, in caso di esercizio dell’attività in più unità locali, se tutte o solo alcune di esse debbano trovarsi all’interno della Zfu e a quale data. In proposito, l’Agenzia precisa che non è necessario che tutte le unità locali siano ubicate nella zona franca in quanto possono accedere ai benefici tutte le imprese (già costituite alla data di presentazione dell’istanza per l’accesso alle agevolazioni, purché non successivamente al 31 dicembre 2014) che hanno la sede principale o almeno un’unità locale ubicata nel centro storico o nel centro abitato di uno dei comuni della zona franca e hanno acquisito la disponibilità, a qualunque titolo (ad esempio, proprietà, locazione), della sede principale o dell’unità locale in data antecedente alla data di presentazione dell’istanza di agevolazione. A tal proposito, l’Agenzia precisa che, comunque, la disponibilità della sede o del locale nella zona franca non è da sola condizione sufficiente per l’accesso alle agevolazioni, ma è necessario anche un effettivo svolgimento dell’attività d’impresa a cui deve essere correlata la produzione di un volume d’affari nella stessa Zfu. Determinazione delle agevolazioni Collaboratore di impresa familiare: Nel documento di prassi viene chiarito come determinare il beneficio spettante ai familiari collaboratori nell’ipotesi in cui il soggetto beneficiario delle agevolazioni sia un’impresa familiare. Nel ricordare che le agevolazioni Zfu sono fruibili utilizzando il modello di pagamento F24 “telematico”, mediante riduzione dei versamenti dovuti in relazione alle singole imposte per cui si gode dell’esenzione (per le Zfu-Emilia va indicato il codice tributo “Z146”), l’Agenzia considera il collaboratore dell’impresa familiare alla stregua del socio di una società di persone o di una società di capitali “trasparente”, per le quali (come già chiarito nella circolare 39/2013 in riferimento alle analoghe agevolazioni previste per la “zona franca urbana de L’Aquila”) l’esenzione dalle imposte sui redditi si determina, di fatto, in capo ai singoli soci cui è trasferito, pro-quota, il reddito di impresa prodotto nella zona franca dalla società beneficiaria e si traduce, nel limite del reddito attribuito per trasparenza, in un risparmio di imposta fruibile dai singoli soci. Le imprese familiari, al pari di tali società, determinano il reddito esente e ne imputano una quota “per trasparenza” ai familiari che collaborano all’impresa, con la conseguenza che l’esenzione concessa all’imprenditore si traduce in un risparmio d’imposta fruibile dal collaboratore nei limiti della quota a lui imputata. Per rendere possibile l’utilizzo dell’agevolazione da parte dei collaboratori familiari, è necessario che l’imprenditore beneficiario ne comunichi i dati identificativi, compreso il codice fiscale, al Mise, che provvede a inviarli all’Agenzia delle Entrate. Per utilizzare concretamente l’agevolazione mediante il modello F24 telematico, il collaboratore deve seguire le istruzioni già applicate ai soci di società trasparenti: indicare il proprio codice fiscale e i relativi dati anagrafici nella sezione “Contribuente”, il codice fiscale dell’imprenditore beneficiario dell’agevolazione nel campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare” e, nel campo successivo “codice identificativo”, il codice “62”. Attività svolta anche fuori della Zfu e determinazione del “reddito 2016” La risoluzione scioglie i dubbi su come isolare il reddito prodotto all’esterno (su cui non spetta l’esenzione) rispetto a quello prodotto all’interno del perimetro della zona franca (centro abitato, centro storico o l’intero territorio del comune) nel caso in cui l’impresa svolga attività in più unità locali ubicate anche al di fuori della zona franca urbana. La fattispecie è assimilata a quella in cui i soggetti beneficiari che svolgono la propria attività anche al di fuori del territorio della zona franca applicano, come sancito dal decreto attuativo, il criterio giuridico della contabilità separata per la determinazione del reddito prodotto nella zona franca urbana. L’applicazione di tale criterio comporta, come già precisato nella circolare 392013, l’imputazione delle spese e degli altri componenti negativi relativi a beni e servizi riferiti indistintamente all’esercizio dell’attività nella zona franca urbana e al di fuori di essa sulla base di un apposito pro-rata di deducibilità, dato dal rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito prodotto nella Zfu e l’ammontare di tutti i ricavi e i proventi. Qualora i soggetti in questione decidano di beneficiare delle agevolazioni fruendo dell’esenzione ai fini delle imposte sui redditi, la risoluzione, nel ricordare che questa spetta solo sul reddito prodotto nella Zfu, evidenzia che il reddito esente non concorre alla formazione del reddito complessivo dei beneficiari in relazione al quale trovano applicazione le ordinarie disposizioni previste dal Tuir. Quanto al dubbio su come determinare il “reddito 2016” per poter calcolare il corrispondente risparmio d’imposta che concorre all’importo complessivo del risparmio da indicare nel modello di istanza (che andava presenta entro lo scorso 31 marzo), relativamente ai periodi di imposta agevolati, l’Agenzia ritiene ragionevole applicare il criterio presuntivo di determinazione del reddito. Coordinamento con altri “regimi fiscali agevolati” L’ultimo aspetto esaminato riguarda il coordinamento delle agevolazioni fiscali concesse alle imprese localizzate nella zona franca urbana dell’Emilia con altri regimi agevolati (regime fiscale agevolato per le nuove iniziative produttive, regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile, nuovo regime forfetario). La risoluzione, dopo aver ricordato che il “regime fiscale agevolato per le nuove iniziative produttive” (articolo 13, legge 388/2000) è stato abrogato dalla Stabilità 2015, con la quale è stato contestualmente introdotto il “nuovo regime forfetario”, fornisce ai contribuenti che hanno optato per uno dei regimi agevolati richiamati le istruzioni per poter accedere alle agevolazioni Zfu Emilia. In particolare, i contribuenti che hanno optato per il “regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile” (articolo 27, Dl 98/2011) o per il “nuovo regime forfetario” (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014) possono accedere alle agevolazioni Zfu a condizione che optino, nella prima dichiarazione utile, per l’applicazione dell’Iva e delle imposte sui redditi nei modi ordinari. Invece, i soggetti che avevano scelto l’abrogato “regime fiscale agevolato per le nuove iniziative produttive” possono beneficare delle agevolazioni Zfu previa comunicazione della rinuncia al precedente regime, da effettuare secondo le modalità stabilite con provvedimento 14 marzo 2001. In ogni caso, per poter transitare da un precedente regime di vantaggio a quello delle Zfu, va adottato un comportamento coerente con le agevolazioni previste, quale la tenuta della contabilità ordinaria sin dall’inizio del periodo di imposta in cui si opta per l’applicazione dell’Iva e delle imposte sui redditi nei modi ordinari. ***** 8) Trasporti internazionali: esenzione dalle tasse automobilistiche per autocarri e trattori L’Agenzia delle Dogane, con la nota del 20 settembre 2016, si sofferma sull’esenzione dalle tasse automobilistiche a trattori stradali, autocarri e relativi rimorchi adibiti a trasporti internazionali di cose, importati temporaneamente dalla Repubblica di Albania e appartenenti a persone ivi stabilmente residenti. Con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 1.09.16, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - serie generale n. 213 del 12.9.16, è stata disposta l’esenzione dalle tasse automobilistiche per i veicoli importati temporaneamente dalla Repubblica di Albania e appartenenti a persone ivi stabilmente residenti. Il decreto in esame, non avendo natura regolamentare ma amministrativa, è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Dal 12 settembre 2016, pertanto, a parziale modifica di quanto riportato nell’avviso pubblicato sul sito INTERNET di questa Agenzia il 10.03.16, i veicoli in questione sono esentati dal pagamento della tassa di circolazione. Nessuna disposizione è stata invece emanata in materia di “diritto fisso” per il quale, come previsto dall’articolo 2 bis della legge n.10/2008, dovrà essere pubblicato analogo decreto ministeriale del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di cui verrà tempestivamente fornita informazione. ***** 9) L’Inps avvia il processo di programmazione e budget per l’anno 2017 Per il 27 settembre 2016, dalle ore 15.30, è stata convocata una videoconferenza nella quale saranno approfonditi i temi caratterizzanti la programmazione 2017 con particolare riferimento agli obiettivi gestionali ed ai parametri di costi standard per la quantificazione dei fabbisogni. Lo comunica l’Inps, con la circolare n. 179 del 21 settembre 2016, incentrata sull’avvio del processo di programmazione e budget per l’anno 2017. Il programma operativo della gestione Il programma operativo per il 2017 ha come principale presupposto la revisione strategica del modello di servizio che parte dalla “conoscenza” degli utenti e dalla comprensione dei loro bisogni. La gamma degli interventi necessari per evolvere il modello di servizio riguarderà tutte le componenti che definiscono il comportamento aziendale, con particolare riferimento: - alla composizione di unità organizzative minime, ma dotate di un set di competenze complementari e tali da assicurare il presidio di un intero dominio di servizi aggregati per segmenti di utenza, accompagnata dai necessari percorsi di aggiornamento e crescita professionale; - al piano di formazione rivolto a dirigenti e funzionari per realizzare la piena condivisione degli obiettivi, degli strumenti e delle tecniche di supporto al cambiamento; - alla ridefinizione dei criteri di valutazione della performance manageriale e organizzativa, tali da rappresentare l’efficienza operativa e il grado di qualità della performance non solo tramite il rapporto tra produzione, risorse e costi, ma soprattutto attraverso il valore effettivamente generato dalle interazioni dell’utente nel tempo con l’Istituto; - alla messa a disposizione di piattaforme di supporto tecnologico, che favoriscano la convergenza di informazioni, servizi e flussi di comunicazione riguardanti lo stesso soggetto, e allo stesso tempo consentano l’analisi di dati ed evidenze in chiave statistica aggregata, con il fine di governare proattivamente i fenomeni produttivi e attuare strategie di anticipazione della domanda di servizio; - all’evoluzione dell’infrastruttura tecnologica come interfaccia di collegamento e condivisione tra i soggetti (anche esterni all’Istituto) che interagiscono con il sistema e ne migliorano costantemente la qualità delle informazioni; - alla crescita del sistema informativo tale da favorire la coerenza e il controllo automatico dell’azione amministrativa, valorizzando la relazione di lungo periodo con l’utente, coadiuvando gli addetti nelle scelte operative e gestionali, anche incorporando strumenti di knowledge management nell’ambito di un’area di lavoro sempre più integrata, assistita e interattiva. La realizzazione dei programmi operativi che ne scaturiscono dovrà assicurare il rispetto dei tempi, dei costi e dei risultati intermedi, a partire da una sistematica modalità di sperimentazione, gestione dei feedback e conseguente affinamento di ogni innovazione introdotta. ***** 10) Contributi su maternità autonome: sull’indennità non vanno pagati i contributi Contributi su maternità autonome: sull’indennità non va bene che si debbano pagare i contributi previdenziali. Proprio in relazione ai contributi su maternità autonome si pone tale criticità da eliminare. Lo denuncia la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con il parere n. 9 del 22 settembre 2016. Le lavoratrici madri titolari di partita Iva e che svolgono un’attività autonoma hanno diritto in gravidanza ad una indennità di maternità che sostituisce il reddito perduto dalla lavoratrice nel periodo di interruzione del lavoro. Il diritto all’indennità si estende a tutte le forme di lavoro autonomo indipendentemente dalla cassa previdenziale di appartenenza (gestione separata Inps, Casse professionisti). Tuttavia, poiché l’indennità di maternità è sostitutiva di un reddito, costituisce, a norma dell’art. 6 del TUIR, base imponibile Irpef. Si realizza, così, il paradosso previdenziale: l’indennità forma base imponibile fiscale e contemporaneamente diventa base imponibile su cui pagare i contributi previdenziali e assistenziali. Questo non accade per le lavoratrici dipendenti, dove si prevede che il datore di lavoro possa beneficiare di una esenzione contributiva totale stante le specifiche previsioni contenute nell’art. 6 D.Lgs. n. 314 del 2 settembre 1997. In altri termini, in caso di maternità e relativa assenza obbligatoria, il datore di lavoro corrisponde un’indennità per conto dell’Inps ma non deve pagare i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori di legge. Il parere n.9/2016 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia la forte iniquità del sistema previdenziale, che mette a rischio la costituzionalità della norma nel momento in cui gli Enti di previdenza impongono di pagare i contributi previdenziali anche su somme corrisposte a titolo di prestazioni assistenziali. Inoltre, questa diversità di trattamento si riflette anche sulla tutela pensionistica e sulla misura della prestazione, ridotta notevolmente per le lavoratrici autonome. Vincenzo D’Andò