Reati tributari: per il calcolo dell’imposta evasa si considerano i costi d’acquisto dei beni venduti, anche se non dichiarati

di Sonia Cascarano

Pubblicato il 30 settembre 2016

in caso di contestazione di vendite non dichiarate l'Agenzia delle entrate deve considerare in detrazione i relativi costi, ancorché non dichiarati

giudice La Corte di cassazione, III sezione penale, con la sentenza 39379/2016 del 22 settembre 2016 ha precisato che nel caso di contestazione di vendite non dichiarate, si devono considerare anche i costi, ancorché non dichiarati, d’acquisto: ciò nell’ottica della possibilità che il soggetto abbia dichiarato solo i costi per i beni regolarmente venduti.

In sostanza, l’accertamento e l’indicazione dell’imposta evasa deve essere onere solo del giudice penale che deve tenere conto degli elementi negativi di reddito secondo l’analisi e la contrapposizione tra gli elementi positivi e negativi di reddito.

Quanto sopra riporta il criterio fondamentale dell’ordinamento tributario dove prevale il dato di fatto reale piuttosto che il dato meramente formale: per questo, nella specie, nella contestazione delle vendite non dichiarate si devono considerare i costi d’acquisto anche se non dichiarati.

In particolare la sentenza di cui si scrive trae origine da una verifica degli organi ispettori che quantificavano il totale delle vendite basandosi sui dati degli acquisti attraverso richiesta ad hoc ad una società avente come attività principale la gestione di un portale di vendite online.

L’ispezione portava come conclusione delle indagini la condanna per infedele dichiarazione in quanto il contribuente aveva omesso di dichiarare vendite on line di beni.

La Corte di Appello di Brescia confermava quanto deciso dal Tribunale di