Le CCIAA stanno per cancellare le PEC irregolari – Diario quotidiano del 21 settembre 2016

Pubblicato il 21 settembre 2016



1) Entro il 30 settembre 2016 anche le “nuove” strutture autorizzate devono ottenere le credenziali per accedere al sistema TS
2) Fatture false e dichiarazioni tributarie fraudolenti: l’amministratore non è responsabile in automatico
3) Ammortamento degli impianti fotovoltaici ed eolici fissati al suolo: coefficienti di ammortamento applicabili
4) Notifica dell’accertamento fiscale a contribuente irreperibile valida solo se motivata
5) “Investire in Italia, una sfida o un’opportunità?”
6) Liti tributarie pendenti in calo
7) Trasformazione da società commerciale in società semplice: intervento di Assonime
8) Non è possibile controllare email, computer e cellulari dei dipendenti
9) Pec irregolari: le CCIAA attuano i provvedimenti di cancellazione
10) Modifiche alla disciplina delle relazioni finanziarie periodiche: Consultazione Consob/Assonime
diario-quotidiano-articoli-8Indice: 1) Entro il 30 settembre 2016 anche le “nuove” strutture autorizzate devono ottenere le credenziali per accedere al sistema TS 2) Fatture false e dichiarazioni tributarie fraudolenti: l’amministratore non è responsabile in automatico 3) Ammortamento degli impianti fotovoltaici ed eolici fissati al suolo: coefficienti di ammortamento applicabili 4) Notifica dell’accertamento fiscale a contribuente irreperibile valida solo se motivata 5) “Investire in Italia, una sfida o un’opportunità?” 6) Liti tributarie pendenti in calo 7) Trasformazione da società commerciale in società semplice: intervento di Assonime 8) Non è possibile controllare email, computer e cellulari dei dipendenti 9) Pec irregolari: le CCIAA attuano i provvedimenti di cancellazione 10) Modifiche alla disciplina delle relazioni finanziarie periodiche: Consultazione Consob/Assonime ***   diario-quotidiano-articoli-2   1) Entro il 30 settembre 2016 anche le “nuove” strutture autorizzate devono ottenere le credenziali per accedere al sistema TS Entro il 30 settembre 2016 le “nuove” strutture autorizzate si devono registrare al Sistema Tessera Sanitaria. Dunque, entro il prossimo 30 settembre, tali strutture dovranno registrarsi al Sistema Tessera Sanitaria per ottenere le credenziali di accesso e permettere al MEF il controllo della validità della propria autorizzazione. ---> Leggi qui la notizia     ****** 2) Fatture false e dichiarazioni tributarie fraudolenti: l’amministratore non è responsabile in automatico Se una società emette fatture false e commette quindi reati nell’ambito delle dichiarazioni fiscali, l’amministratore, che ha la rappresentanza legale della compagine, non può poi essere condannato penalmente solo per l’affermazione che tale soggetto non poteva non sapere degli eventi criminali verificatisi nell’azienda. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 38717 del 20 settembre 2016, che tuttavia si è pronunciata sul caso di una grande società. Occorrono, invece, altre prove concrete e contestazioni adeguatamente motivate e giustificate da elementi certi. In particolare, nel caso di specie, non basta “la circostanza della mera preposizione formale” del reo alla legale rappresentanza della società, poiché le “dimensioni non minimali” della struttura societaria rendevano necessario l’accertamento concreto, mediante l’audizione dei testi, della sua consapevolezza in merito alla falsità delle fatture utilizzate a supporto della dichiarazione tributaria fraudolenta, passaggio istruttorio che avrebbe potuto rovesciare il giudizio. Non è perciò valida la motivazione della Corte d’appello, che si è limitata a sostenere che “il prevenuto, qualunque fosse l’organizzazione aziendale, aveva tutto l'interesse a perpetrare l’evasione fiscale di cui, beneficiandone, non poteva non essere a conoscenza”. ****** 3) Ammortamento degli impianti fotovoltaici ed eolici fissati al suolo: coefficienti di ammortamento applicabili Con la la Norma di comportamento n. 197 l’AIDC (Associazione Italiana Dottori Commercialisti) si è soffermata sul tema degli impianti fotovoltaici ed eolici fissati al suolo (cd. “imbullonati”.): coefficienti di ammortamento. Vengono illustrati i coefficienti di ammortamento degli impianti fotovoltaici ed eolici fissati al suolo. Il coefficiente varia a seconda della natura della componente dell’impianto. Gli impianti, anche se costituenti un’unità economico-tecnica, sono formati da una serie di componenti di natura diversa tra loro, ed aventi funzioni specifiche diverse: Vi sono componenti strutturali, elementi primariamente coinvolti nel processo produttivo dell’energia, elementi che svolgono un ruolo accessorio. Il documento citato afferma che gli impianti de quibus, essendo per l’appunto fissati al suolo, vanno classificati nella categoria dei beni immobili ai sensi dell’art. 812 c.c.. A parere dell’AIDC, anche se costituenti un unico complesso economico-tecnico, essi sono il frutto della combinazione di una serie di elementi, aventi ciascuno una propria natura. Taluni hanno il mero compito di sostenere la struttura, altri componenti svolgono un ruolo fondamentale nel processo di produzione dell’energia, altri componenti ancora (di natura accessoria) hanno un’importanza secondaria rispetto ai questi ultimi. Parere dell’Agenzia delle entrate Viene perciò fatta dall’Agenzia delle entrate la seguente distinzione: - impianti installati al suolo, costituenti unità immobiliari autonome, accatastate nelle categorie D/1 oppure D/10; - impianti parzialmente o totalmente integrati su unità immobiliari censite al Catasto, di dimensioni e potenza tali da determinarne la variazione della rendita catastale; - impianti (sia installati al suolo, sia integrati su unità immobiliari) di dimensioni e potenza ridotti. Gli impianti rientranti nelle prime due categorie sono tipo beni immobili. Pertanto, il coefficiente di ammortamento da applicare è pari al 4%, corrispondente a quello previsto per i “fabbricati destinati all’industria”. Gli impianti rientranti nell’ultima categoria si considerano, invece, beni mobili, con la conseguente applicazione del coefficiente di ammortamento pari al 9%, corrispondente a quello previsto per le “centrali termoelettriche”. Ma l’AIDC, ritiene che quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate sia errato, poiché la natura immobiliare degli impianti, non influendo sulla durata utile del bene, non rileva al fine della determinazione del coefficiente di ammortamento. La norma di comportamento n. 197 si sofferma sugli impianti “incorporati al suolo”, “non piccoli e indipendenti”, nonché “soggetti ad accatastamento nella categoria D/1, relativa agli opifici”. Procede, quindi, a ricordare le novità introdotte dall’art. 1 comma 21 della L. 208/2015 (legge di stabilità 2016) a decorrere dal 1° gennaio 2016. Parere dell’AIDC: valore da scomporre già nella fase dell’iscrizione contabile Dal lato contabile, applicando le disposizioni del documento OIC 16, il valore di un impianto complesso, quale è quello atto alla produzione di energia elettrica (da fonte fotovoltaica o eolica, così come da fonte termica), deve essere scomposto sulla base della natura delle relative componenti, secondo le categorie delle immobilizzazioni materiali individuate dall’art. 2424 c.c. alla voce B.II, distinguendo, quindi, la componente impiantistica da quella dei fabbricati. Il documento OIC 16 stabilisce che, quando un’immobilizzazione costituisce una unità economico-tecnica, cioè un insieme di beni tra loro coordinati in una logica tecnico-produttiva, con un correlato costo che riguarda l’intera unità nel suo complesso, occorre determinare i valori dei singoli cespiti che la compongono, distinguendo i beni soggetti ad ammortamento (a loro volta suddivisi sulla base della vita utile), da quelli non suscettibili di essere ammortizzati. Il documento dispone, poi, che, se l’immobilizzazione materiale comprende componenti, pertinenze o accessori, aventi vite utili di durata diversa rispetto al cespite principale, “l’ammortamento di tali componenti si calcola separatamente dal cespite principale, salvo il caso in cui ciò non sia praticabile o significativo”. In definitiva, a parere dell’AIDC, già nella fase dell’iscrizione contabile, il valore della complessa struttura degli impianti di produzione di energia elettrica deve essere scomposto per componenti secondo natura, ammortizzabilità e durata utile, sulla base dei prezzi di mercato e tenendo conto del loro stato. Dal lato fiscale, l’art. 102 del TUIR stabilisce che la deduzione delle quote di ammortamento dei beni materiali è ammessa in misura non superiore a quella risultante dall’applicazione di coefficienti stabiliti, per categorie di beni omogenei, in base al normale periodo di deperimento e consumo, dal DM 31 dicembre 1988, il quale distingue sempre i fabbricati dagli altri immobili (in particolare, dagli impianti). Posto che il decreto non contempla la categoria degli impianti fotovoltaici, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto di applicare, nella specie, i coefficienti previsti per le industrie dell’energia elettrica, del gas e dell’acqua (Gruppo XVII), Specie 1/b - Produzione e distribuzione di energia elettrica termoelettrica. Tuttavia, con riferimento ai beni immobili, in particolare – sia per quanto riguarda gli impianti consistenti in centrali termoelettriche (coefficiente 9%) che per quanto concerne quelli consistenti in sottostazioni di trasformazione (coefficiente 7%) – il decreto ha cura di specificare che dalla definizione sono esclusi i fabbricati, per i quali occorre considerare un diverso coefficiente (4%). Da ciò la norma di comportamento desume che agli elementi fondamentali degli impianti (componente impiantisca propria), la cui identificazione deriva dall’analisi della modalità con la quale svolgono la loro funzione essenziale, rappresentata dalla produzione dell’energia elettrica, risulta applicabile il coefficiente del 9%. Alle parti dell’impianto che si distinguono quali fabbricati in senso proprio e che hanno un maggiore periodo di deperimento, si applica invece il coefficiente del 4%, disposto per i fabbricati industriali. A talune parti accessorie, separatamente elencate dal DM 31 dicembre 1988, al Gruppo XVII, Specie 1/b, si applicano, infine, i diversi coefficienti ivi previsti e, in specie, i seguenti: - sottostazione di trasformazione: 7%; - linee di trasporto Alta Tensione: 4%; - reti di distribuzione Bassa Tensione: 8%; - costruzioni leggere (es. tettoie, baracche): 10%; - attrezzatura varia e minuta: 10%; - apparecchi di misura e controllo: 10%. ****** 4) Notifica dell’accertamento fiscale a contribuente irreperibile valida solo se motivata La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18352 del 19 settembre 2016, fornisce precisazioni sulle modalità di notifica degli accertamenti tributari fatti a contribuenti che non sono facilmente rintracciabili. In particolare, viene ribadito che prima del deposito nel comune, il messo notificatore (dovendo consegnare l’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate) deve effettuare delle concrete ricerche per trovare il nuovo indirizzo di residenza e soprattutto deve poi motivarle. Nell’ipotesi di contribuente “scomparso” si parla di “irreperibilità assoluta” che scatta tutte le volte in cui il destinatario di una notifica risulti irreperibile, ad esempio per aver cambiato indirizzo di residenza senza che quello nuovo sia noto al mittente. Proprio, tutte le volte in cui, da notizie acquisite all’atto della notifica, il destinatario risulti trasferito in luogo sconosciuto, oppure quando nel Comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non c’è la sua abitazione, ufficio o azienda scatta una particolare procedura di notifica. In questi casi, quando oggetto della notifica è un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate, la normativa tributaria impone al messo notificatore del comune una procedura particolare. Ma soprattutto il messo comunale addetto alla notifica non può limitarsi a riportare, nel verbale di tentata notifica, l’irreperibilità del destinatario; al contrario, deve anche adeguatamente documentare l’assenza del contribuente e deve provare che, dalle ricerche eseguite, il soggetto risulti sconosciuto a quell’indirizzo. In altre parole il messo non può limitarsi ad accertare l’assenza del destinatario e procedere direttamente al deposito di copia dell’atto in busta chiusa presso la casa comunale, affiggendo l’avviso di deposito all’albo provinciale. Egli deve invece, eseguire delle ricerche per giungere a queste conclusioni. Secondo la Suprema Corte, si può procedere all’affissione presso la casa comunale solo quando il messo notificatore non rintraccia il contribuente perché trasferito in luogo sconosciuto. Ma prima di ciò, è necessario che il messo esegua specifiche ricerche nel comune dove è situato il domicilio fiscale, assumendo informazioni eventualmente dalle persone nelle vicinanze onde verificare che effettivamente il nuovo indirizzo sia sconosciuto e che il trasferimento non sia in realtà un semplice cambio di indirizzo nello stesso comune. ****** 5) “Investire in Italia, una sfida o un’opportunità?” L’Agenzia delle Entrate incontra a Londra gli investitori esteri. Far conoscere le ultime novità del sistema fiscale italiano alle imprese estere per promuovere gli investimenti nel Bel Paese. È l’obiettivo dell’incontro che si è svolto oggi a Londra, che ha visto in prima linea l’Agenzia delle Entrate in collaborazione con l’Ambasciata italiana, l’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e il Ministero dello Sviluppo Economico. Alla discussione hanno partecipato anche lo Studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, la Westfield Corporation e l’Associazione italiana per il private equity (Aifi). Perché investire in Italia: Il Direttore Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate, Annibale Dodero, ha sottolineato la centralità strategica di alcune norme come il Patent box e l’interpello sui nuovi investimenti, oltre all’importanza di novità come l’introduzione dell’ACE, la norma che prevede un incentivo alla capitalizzazione delle imprese per fornire un aiuto alla crescita economica, al fine di riequilibrare il trattamento fiscale tra imprese che si finanziano con debito e imprese che si finanziano con capitale proprio, e l’adozione del credito d’imposta riservato ad attività d’impresa volte a dare impulso alla ricerca e allo sviluppo. Dodero ha, inoltre, ricordato che per il 2017 è previsto l’appuntamento con un’ulteriore riduzione dell’imposta sui profitti, che scenderà in Italia dal 27,5% al 24%. L’interpello sui nuovi investimenti: Gaetano Scala, responsabile dell’ufficio delle Entrate che si occupa degli interpelli sui nuovi investimenti, ha illustrato i risvolti positivi derivanti dall’introduzione di questo istituto. Crescita economica, più competitività e internazionalizzazione delle imprese sono, infatti, garantite anche attraverso l’istituzione di nuove forme di dialogo avanzate, codificate, certe e sicure tra Amministrazione e contribuente. In questa cornice si inserisce la nuova tipologia d’interpello sui nuovi investimenti, introdotta dal decreto 147/2015, che si rivolge a quei soggetti che intendono effettuare in Italia investimenti rilevanti, di almeno 30 milioni di euro. Attraverso questo nuovo strumento, il contribuente può rivolgersi direttamente all’Agenzia delle Entrate per conoscere preventivamente il trattamento fiscale del piano di investimenti e delle operazioni straordinarie pianificate per l’esecuzione dello stesso. In questo modo, quindi, l’impresa può garantirsi le certezza e la sicurezza, normativa e fiscale, relativamente al percorso che seguiranno i capitali che impegnerà sul tessuto economico del Paese. Investire in Italia si può, il caso della Westfield Corporation: Orientare e indirizzare flussi di capitali in Italia è quindi possibile? Sul punto è intervenuto Peter Miller, Direttore operativo Uk-Europa della Wesfield Corporation, che proprio su Milano ha scelto di avviare un progetto ambizioso di investimento di medio-lungo termine. Miller ha anche spiegato qualità e dinamiche dei rapporti intercorsi con gli uffici milanesi delle Entrate, imprescindibili per condurre a termine la fase iniziale del progetto. Il cambiamento come leva strategica per la crescita: Stefano Grilli, professore di diritto tributario internazionale presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, e la professoressa Anna Gervasoni dell’Aifi hanno analizzato il tema del cambiamento, osservandolo da due angoli differenti. Il primo ha illustrato i passi in avanti fatti dall’Italia in termini di attrattività, mentre la seconda ha spiegato le ragioni che hanno visto crescere in questi anni il numero di fusioni e acquisizioni di società italiane di grande dimensione da parte di attori esteri; una dinamica che è indicatrice di una chiara attrattività del modello italiano: difficilmente, infatti, un mercato di scarso valore, instabile e fermo sarebbe capace di veicolare capitali freschi sulle sue aziende migliori e più rinomate. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 185 del 20 settembre 2016) ****** 6) Liti tributarie pendenti in calo Nel periodo aprile-giugno 2016 liti tributarie pendenti in calo del 9,5% rispetto al 2° trimestre 2015 Nei primi sei mesi dell’anno i nuovi ricorsi si riducono del 10,55%. Nel periodo aprile-giugno 2016 le controversie tributarie pendenti si sono ridotte di circa il 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a conferma di un trend positivo iniziato già dal mese di giugno 2012. Nel trimestre considerato, le controversie pervenute in entrambi i gradi di giudizio sono state 68.559, facendo registrare una riduzione dei nuovi contenziosi dell’1,73% (pari a -1.204 ricorsi) rispetto allo stesso periodo del 2015. Nel periodo in esame le controversie definite sono state 81.322, con un aumento delle decisioni dello 0,64% (pari a +518 ricorsi) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Le nuove controversie presentate in primo grado presso le Commissioni tributarie provinciali (CTP), pari a 49.484, segnano un calo dell’1,57% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. I ricorsi definiti, pari a 64.992, evidenziano una riduzione del 2,25% rispetto all’analogo periodo del 2015. Nelle Commissioni tributarie regionali (CTR), gli appelli pervenuti nel periodo aprile-giugno 2016, pari a 19.075, registrano nel complesso un calo del 2,12% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Gli appelli definiti, pari a 16.330, registrano un aumento del 14,07%. Nei primi sei mesi del 2016, rispetto all’analogo periodo del 2015, si registra una diminuzione del 10.55% dei ricorsi complessivamente presentati presso le Commissioni tributarie, mentre i ricorsi definiti mostrano una riduzione del 2,35%. Nelle CTP la quota di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore è stata di circa il 45%, per un valore complessivo di 2.691,12 milioni di euro, mentre quella dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 31%, per un valore di 1.452,39 milioni di euro. La percentuale delle controversie concluse con giudizi intermedi è stata di circa il 12%, per un valore complessivo di 899,18 milioni di euro. Nelle CTR la quota di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore è stata di circa il 47%, per un valore complessivo di 1.328,52 milioni di euro, quella dei giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari a circa il 38%, per un valore complessivo di 1.143,95 milioni di euro. Le controversie concluse con giudizi intermedi rappresentano circa l’8%, per un valore complessivo di 490,44 milioni di euro. (Ministero dell’Economia, comunicato n. 160 del 20 settembre 2016) ****** 7) Trasformazione da società commerciale in società semplice: intervento di Assonime Trasformazione da società commerciale in società semplice: Ecco la nota di Assonime del 20 settembre 2016. La circolare dell’Agenzia delle entrate n. 37/E del 16 settembre 2016 reca gli ulteriori chiarimenti sulla disciplina di assegnazione agevolata di beni ai soci. Assonime prontamente interviene in merito: Dopo i primi chiarimenti resi nella circolare n. 26/E del 1° giugno 2016, l’Agenzia delle entrate è tornata nuovamente sulla disciplina agevolativa dell’assegnazione/cessione di beni ai soci e della trasformazione delle società commerciali in società semplici introdotta dalla legge di Stabilità per il 2016 (art. 1, commi 115-120, della legge n. 208 del 28 dicembre 2015) con la circolare n. 37/E del 16 settembre 2016. Tale disciplina, come ricordato nella nostra circolare n. 17 del 14 giugno 2016, prevede che le società a responsabilità limitata, le società per azioni e le società in accomandita per azioni che, entro il 30 settembre 2016, assegnano o cedono ai soci beni immobili diversi da quelli strumentali per destinazione o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, possono applicare un’imposta sostitutiva dell’IRES e dell’IRAP sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati e il loro costo fiscalmente riconosciuto. Le medesime disposizioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici. L’imposta sostitutiva dovuta è pari all’8% per la generalità delle imprese oppure al 10,5% per le società considerate non operative o in perdita sistematica in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione, cessione o trasformazione. Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono assoggettate ad imposta sostitutiva nella misura del 13%. Riguardo alla suddetta disciplina, l’Agenzia delle entrate con la circolare n. 37/E fornisce importanti chiarimenti sui presupposti e sugli effetti fiscali dell’assegnazione e della cessione di beni per le società e per il socio. In particolare, l’Agenzia analizza i diversi effetti fiscali prodotti dall’assegnazione e dalla cessione dei beni, nonché i riflessi della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia sulla determinazione della base imponibile IVA in caso di assegnazione agevolata. In merito ai presupposti attuativi, l’Agenzia ha chiarito che l’applicazione della disciplina agevolativa è subordinata alla presenza di riserve disponibili di utili e/o di capitale di importo almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione, a prescindere dal valore normale/catastale preso a riferimento per la determinazione dell’imposta sostitutiva. Come chiarito dall’Agenzia, infatti, “l’assegnazione dei beni ai soci comporta la necessità di annullare riserve contabili (di utili e/o di capitale) in misura pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione”. Per quanto riguarda gli effetti dell’assegnazione di beni iscritti tra le immobilizzazioni, l’Agenzia rileva che “la differenza tra il valore attribuito al bene e il suo valore netto contabile può generare l’iscrizione a conto economico di una plusvalenza. La plusvalenza non assume rilevanza fiscale, considerato che l’assolvimento dell’imposta sostitutiva prevista dalla disciplina dell’assegnazione agevolata in esame “sostituisce” la tassazione ordinaria dei componenti positivi ai fini delle imposte sui redditi e ai fini Irap e chiude qualsiasi debito tributario in capo alla società (circolare n. 26/E del 2016)” ancorché la plusvalenza contabile (calcolata prendendo come riferimento il valore attribuito al bene) possa “risultare maggiore della plusvalenza fiscale (determinata sulla base del valore normale/catastale) sulla quale è applicata l’imposta sostitutiva”. La circolare n. 37/E, inoltre, fornisce importanti chiarimenti riguardo al trattamento fiscale da applicare nel caso in cui l’assegnazione di più beni determini la rilevazione di componenti positivi e negativi di reddito. In merito a questa tematica, l’Agenzia chiarisce che “in presenza dell’assegnazione agevolata di più beni, se vengono effettuate sia assegnazioni di beni merce che di altri beni, le componenti negative di reddito, che originano dall’assegnazione di beni merce prendendo a riferimento il valore normale/catastale, devono essere “utilizzate” per ridurre l’importo di quelle positive sulla quali è applicabile l’imposta sostitutiva. Nel caso in esame, quindi, i componenti positivi saranno assoggettati a imposta sostitutiva al netto dei componenti negativi”. In presenza di una pluralità di assegnazioni, quindi, è possibile compensare componenti positivi e negativi di reddito se i componenti negativi sono riferibili ai beni merce. La suddetta “compensazione” è possibile anche nel caso di cessione di più beni da cui emergano componenti sia positivi che negativi. Riguardo alle ipotesi di cessione, tuttavia, l’Agenzia fornisce una precisazione ulteriore chiarendo che “se in caso di cessione agevolata di più beni emergono componenti negative di reddito le stesse devono essere “utilizzate” per ridurre l’importo di quelle positive sulle quali è applicabile l’imposta sostitutiva. Nel caso in esame, quindi, i componenti positivi saranno assoggettati a imposta sostitutiva al netto dei componenti negativi determinati secondo i criteri dettati dalla disciplina in esame”. Diversamente dall’assegnazione, dunque, nelle ipotesi di cessione di più beni rileveranno non soltanto i componenti negativi derivanti dalla cessione dei c.d. beni merce ma anche i componenti negativi derivanti dalla cessione di beni diversi dai c.d. beni merce. In merito ai riflessi fiscali dell’applicazione della disciplina agevolativa per il socio, l’Agenzia ha precisato che “per i soci delle società di capitali, il pagamento dell’imposta sostitutiva, operato dalla società per poter utilizzare le riserve in sospensione d’imposta, determina l’irrilevanza in capo agli stessi dell’importo assoggettato a tassazione dalla società. L’irrilevanza fiscale in capo al socio dell’importo assoggettato a imposta sostitutiva del 13% dalla società è applicabile sempreché tale importo non sia già stato utilizzato in precedenza nella determinazione del reddito del socio”. Per quanto infine riguarda la base imponibile IVA, l’Agenzia con la circolare n. 26/E del 1° giugno 2016 aveva chiarito che, ai fini della determinazione della base imponibile delle assegnazioni assimilate alle cessioni a titolo oneroso, si dovesse far riferimento al criterio costituito “dal prezzo di acquisto o, in mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni” di cui all’art. 13, comma 2, lett. c), del d.P.R. n. 633 del 1972. Tale criterio di determinazione, tuttavia, risulta di difficile applicazione pratica nelle ipotesi di assegnazione di immobili. L’attualizzazione del prezzo di acquisto, infatti, risulta concretamente irrealizzabile nelle ipotesi in cui non vi sia un prezzo di acquisto di riferimento come nel caso del fabbricato costruito in economia. In questo caso, richiamandosi ai principi espressi dalla Corte di Giustizia nelle recenti sentenze n. C-229/2015 e n. C-16/14, l’Agenzia chiarisce che “la base imponibile è costituita dal costo o dal prezzo di costo di beni simili (articolo 13, comma 2, lettera c). In via di estremo subordine, quindi, alla determinazione della base imponibile potrà procedersi sulla base del prezzo d’acquisto, al momento di tale destinazione, di immobili la cui situazione, dimensione e altre caratteristiche essenziali siano simili a quelle dell’immobile di cui trattasi”. Nelle ipotesi di mancanza assoluta di prezzo di acquisto originario o del costo, cioè, è possibile determinare la base imponibile secondo il criterio del costo di acquisto di beni similari sulla base dei prezzi di mercato rilevati per il medesimo tipo di beni al momento della destinazione dell’immobile, “evitando l’esame in dettaglio di quali elementi di valore abbiano condotto a tale prezzo”. ****** 8) Non è possibile controllare email, computer e cellulari dei dipendenti Niente controlli a tappeto sui dipendent.: Sono, infatti, illegittimi i controlli a tappeto su posta elettronica, computer e telefoni aziendali effettuati dai datori di lavoro sui dipendenti. Lo ha sancito la Corte di Cassazione con sentenza n. 18302 del 19 settembre 2016. La Suprema Corte è intervenuta sulla controversia nata tra l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato e il Garante della privacy, poiché il servizio di navigazione sul web predisposto dall'Istituto per i propri dipendenti non consentiva l'accesso a siti non inerenti l'attività lavorativa e memorizzava ogni tentativo di accesso, conservando i dati anche per un anno intero. Dunque, non sono validi i controlli sulle modalità di utilizzo di computer, e-mail e telefono da parte dei dipendenti senza il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali, così come previsto dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Inoltre, anche in caso di accordo con le RSA, secondo i giudici supremi, il datore di lavoro non può comunque tracciare le pagine web visitate dai lavoratori, mantenere sui server aziendali le mail inviate per lunghi periodi ovvero registrare le telefonate: Tali fatti, pur fatti passare dal datore di lavoro come azioni volte a tutelare il patrimonio aziendale, sono da considerarsi controlli a distanza lesivi della privacy dei lavoratori, poiché costituiscono un'indagine sulle loro opinioni e condotte, vietata dall'articolo 8 della Legge n. 300/1970. Il Garante era così intervenuto nel 2011 con un provvedimento che vietava all'Istituto la catalogazione e conservazione dei dati personali dei lavoratori sul loro utilizzo della posta elettronica, del telefono aziendale e sulla navigazione web. Il Poligrafico si era, poi, rivolto ai giudici del Tribunale di Roma che nel 2013 avevano dato ragione al Garante stabilendo che i controlli effettuati sui lavoratori violavano l'art. 4 dello Statuto. Contro questa pronuncia, l'Istituto ha presentato ricorso in Cassazione che, con la sentenza depositata ieri, non ha ritenuto legittimi i controlli effettuati. Per i giudici della Suprema Corte “per evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi possono essere installati impianti e apparecchiature di controllo che rilevino dati relativi anche all'attività lavorativa dei dipendenti, ma la previsione che siano osservate le garanzie procedurali”, di cui parla l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, “non consente che attraverso tali strumenti si possa porre in essere, anche se quale conseguenza mediata, un controllo a distanza dei lavoratori”. Licenziamento per scarso rendimento Sempre in ambito di lavoro anche riguardo il tema dellicenziamento per giustificato motivo soggettivo, la Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente per scarso rendimento, in assenza della dimostrazione da parte dell'azienda del grado di efficienza raggiunto dai colleghi, né dello standard produttivo concordato con l'interessato. In particolare la Suprema Corte, con la Sentenza n. 18317 del 19 settembre 2016, ha sottolineato che ai fini del recesso il datore di lavoro non può limitarsi a dimostrare il mancato raggiungimento del risultato atteso, ma deve provare che la ragione sia riconducibile ad un colpevole e negligente inadempimento di obblighi contrattuali da parte del lavoratore. ****** 9) Pec irregolari: le CCIAA attuano i provvedimenti di cancellazione Dal 1° giugno 2016 il Registro Imprese, ai sensi della Direttiva del Ministero dello Sviluppo Economico, ha avviato i procedimenti per la cancellazione degli indirizzi PEC (posta elettronica certificata) non più attivi, revocati e non univoci (cioè non riferibili a un'unica impresa o riferibili a un professionista anziché all’impresa). Ogni primo giorno del mese (escluso il mese di agosto) vengono pubblicati gli elenchi di imprese per cui dalle verifiche automatiche si è riscontrato che l’indirizzo PEC non è conforme alle vigenti disposizioni (consulta gli elenchi in fondo alla pagina). Ogni impresa indicata negli elenchi deve regolarizzare l’iscrizione del proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’elenco all’Albo Camerale mediante: l’iscrizione di un nuovo indirizzo di posta elettronica certificata, presentando quindi una pratica di variazione secondo le modalità riportate al seguente link www.to.camcom.it/posta-elettronica-certificata oppure qualora venisse rinnovato l’indirizzo PEC già dichiarato effettuare una comunicazione, a mezzo PEC, al seguente indirizzo: ufficio.conservatore@to.legalmail.camcom.it Decorso il termine indicato, l’ufficio chiederà al Giudice del Registro delle imprese di cancellare l’indirizzo PEC non regolare. Conseguenze della mancata regolarizzazione: Sospensione delle domande di iscrizione presentate successivamente al decreto di cancellazione emesso dal Giudice del Registro per un termine massimo di 3 mesi per le società e un termine massimo di 45 giorni per le imprese individuali, con invito a iscrivere un indirizzo PEC valido ed univoco; applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 2630 del codice civile per le società e di cui all’articolo 2194 c.c. per le imprese individuali poichè l'omessa comunicazione entro i suddetti termini comporta il rigetto dell’istanza, che si intende come “non presentata”. (Camera di Commercio di Torino, nota di settembre 2016) ****** 10) Modifiche alla disciplina delle relazioni finanziarie periodiche: Consultazione Consob/Assonime Consultazioni 16-2016: Risposta alla consultazione Consob in materia di modifiche alla disciplina delle relazioni finanziarie periodiche Assonime ha inviato le proprie osservazioni al documento posto in consultazione dalla Consob in materia di informazione finanziaria periodica aggiuntiva. La Consob prende in considerazione tre opzioni di intervento: (i) reintrodurre l’obbligo di pubblicazione del rendiconto intermedio di gestione; (ii) non introdurre obblighi di informazione periodica aggiuntiva ma definire, in via regolamentare, principi e criteri applicativi per chi intende pubblicare tali informazioni su base volontaria; (iii) non introdurre obblighi di informazione periodica aggiuntiva senza prevedere principi o criteri applicativi per chi intende pubblicare tali informazioni su base volontaria. La scelta della Consob è quella di non introdurre obblighi di informazione periodica aggiuntiva ma di definire, in via regolamentare, principi e criteri applicativi per le società che intendano pubblicare tali informazioni su base volontaria. Assonime suggerisce che la Consob emani una raccomandazione su questa materia, senza intervenire in via regolamentare. Questa soluzione consentirebbe infatti di ridurre ulteriormente gli oneri degli emittenti, in particolare per le PMI, a differenza di un intervento regolamentare che aumenterebbe invece costi e vincoli per le società. Non sembra poi emergere, dall’esame delle informazioni pubblicate volontariamente dalle società italiane quotate in occasione del I° trimestre 2016, un rischio di comportamenti opportunistici che giustifichi un intervento più stringente. Anche in un’ottica comparatistica, l’adozione di una raccomandazione appare più in linea con le scelte effettuate negli altri ordinamenti: si ricorda infatti che la maggior parte dei paesi europei non ha previsto alcun intervento regolamentare e che la Francia è intervenuta con una raccomandazione. (Assonime, nota del 20 settembre 2016) Vincenzo D’Andò