Il traffico di influenze illecite: alcune considerazioni

La figura delittuosa prevista dall’art. 346 bis codice penale1 è commessa da chi “fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione2 al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio”.
Il delitto, alla luce delle mutate dinamiche dei fenomeni corruttivi3, nonché degli obblighi di natura internazionale4 cui era chiamata l’Italia, è stato introdotto dalla legge 190 del 2012. Nulla, invece, ha disposto in merito la riforma del maggio 20155.
Anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione aveva sottolineato come il c.d. “trading in influence”, vale a dire l’utilizzo della carica pubblica per fini privati, fosse posto al di fuori della tipicità delle norme incriminatrici della corruzione, chiedendo implicitamente un intervento in merito6.
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