Mutui concessi alle giovani coppie ed alle famiglie numerose o con disabili

Secondo l’Agenzia delle Entrate la previsione di esenzione di cui all’articolo 5, comma 24, del Decreto Legge n. 269/2003, convertito dalla Legge 24 novembre 2003, n. 326 trova applicazione in relazione al complessivo rapporto di finanziamento che viene contemplato dal comma 7-bis del medesimo articolo. Pertanto, il regime di esenzione dalle imposte di registro, di bollo, imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra imposta indiretta, si applica sia con riferimento al rapporto di finanziamento intercorrente tra la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e gli Istituti di credito, che ai conseguenti contratti di mutuo stipulati tra i medesimi Istituti ed i soggetti beneficiari finali sulla base della Convenzione CDP – ABI del 20 novembre 2013. Ciò, in considerazione della stretta correlazione esistente tra il rapporto di provvista dalla CDP alle banche ed il contratto di mutuo stipulato tra le banche ed i beneficiari finali. Questi in estrema sintesi i chiarimenti che l’Agenzia delle Entrate ha fornito con la Risoluzione n. 61/E del 25 luglio 2016.
Il caso
Come noto con la Convezione che è stata sottoscritta in data 20 novembre 2013 tra la Cassa Depositi e Prestiti e l’Associazione Bancaria Italiana sono state definite le regole relative alla messa a disposizione, da parte di CDP a favore degli Istituti di credito, della provvista finanziaria necessaria per procedere all’erogazione di mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali, mutui da destinare in via prioritaria al finanziamento dell’acquisto dell’abitazione principale e della realizzazione di interventi di ristrutturazione, da parte di soggetti “deboli” o comunque meritevoli di particolare tutela, quali le giovani coppie, i nuclei familiari con disabili e le famiglie numerose. L’ultimo periodo del comma 7-bis dell’articolo 5 del D.L. n. 269/2003 stabilisce che ai finanziamenti concessi da CDP alle banche, da destinare in via esclusiva alle finalità che sono state più sopra ricordate, si applica il regime fiscale agevolato che viene stabilito dal comma 24 del medesimo articolo, ossia l’esenzione dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra imposta indiretta.
Il punto che all’Agenzia delle Entrate è stato chiesto di chiarire (la Risoluzione n. 61/E/2016 trae i nfatti origine da una richiesta di consulenza giuridica avanzata dalla Direzione regionale Toscana) riguardava la citata esenzione ed in particolare se la stessa esenzione dovesse trovare applicazione, oltre che ai finanziamenti concessi da CDP agli Istituti di credito, anche per la successiva erogazione delle somme dagli Istituti di credito ai mutuatari, tramite la stipula di mutui ipotecari.
L’interpretazione estensiva che viene suggerita da parte dell’Agenzia nella Risoluzione in esame del comma 7-bis, che conduce a ricomprendere nel regime di esenzione non solo il rapporto intercorrente tra la CDP e gli Istituti di credito ma anche il rapporto tra gli Istituti medesimi ed i beneficiari finali, si basa essenzialmente sulla duplice considerazione che negli atti di mutuo non solo viene operato un esplicito riferimento al fatto che la provvista è stata acquisita dalla banca mutuante presso la CDP, ma anche che viene prevista la cessione in garanzia a favore di CDP di tutti i crediti derivanti dai contratti di mutuo stipulati e vantati dalla banca nei confronti dei mutuatari. A questo proposito l’Agenzia delle Entrate, nel documento di prassi in commento, osserva che, con la norma contenuta nel comma 7-bis, si introduce una particolare procedura di erogazione dei finanziamenti con provvista proveniente da CDP, il cui scopo è quello di favorire l’accesso al credito, finalizzato, come si è visto, esclusivamente all’acquisto o alla ristrutturazione dell’abitazione principale, da parte di categorie di soggetti meritevoli di particolare tutela, quali le giovani coppie e le famiglie numerose o con disabili.

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