Esame di quali possono essere le conseguenze dell’errata applicazione del regime del reverse charge IVA

Come noto, con effetto a partire dallo scorso 1 gennaio 2016, con il Decreto Legislativo n. 158/2015 del 24 settembre 2015, decreto attuativo della delega fiscale, il legislatore è intervenuto introducendo alcuni elementi di novità nel panorama normativo italiano che da un lato hanno cambiato il sistema sanzionatorio penale e amministrativo tributario secondo il principio della proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti tenuti dal contribuente infedele ed anticipando taluni aspetti della Legge di Stabilità 2016. Nello specifico, per quanto riguarda le anticipazione della della Legge di Stabilità per il 2016 è stata arratata di un anno quella che avrebbe dovuto esserne l’originaria data di decorrenza. Come accennato con il testo in parola sono state ridefinite le regole che disciplinano, oltre all’ambito penale, anche il sistema sanzionatorio relativo alle violazioni di natura amministrativo-tributaria. In tale contesto assumono una rilevanza tutta particolare per il settore delle costruzioni quelle che sono le previsioni contenute nell’articolo 15 del citato provvedimento, che vanno ad interessare le violazioni commesse nell’applicazione del particolare regime dell’inversione contabile dell’IVA (o reverse charge).
Le disposizioni contenute nell’articolo 15 in parola hanno inciso sul contenuto dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/1997, ed in particolare sul comma 2, in relazione al caso in cui il cedente o prestatore violi obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili, esenti, non soggette a imposta sul valore aggiunto o soggette all’inversione contabile, e nei commi 9-bis, 9-bis1, 9-bis2 e 9-bis3 rispettivamente relativi al caso del cessionario o del committente che, nell’esercizio di imprese, arti o professioni, ometta di porre in essere gli adempimenti connessi all’inversione contabile (comma 9-bis), al caso in cui in presenza dei requisiti prescritti per l’applicazione dell’inversione contabile l’imposta relativa a una cessione di beni o a una prestazione di servizi sia stata erroneamente assolta dal cedente o dal prestatore (comma 9-bis1), al caso in cui in assenza dei requisiti prescritti per l’applicazione dell’inversione contabile l’imposta relativa a una cessione di beni o a una prestazione di servizi sia stata erroneamente assolta dal cessionario o dal committente (comma 9-bis2) ed al caso in cui il cessionario o committente che applica l’inversione contabile per operazioni esenti, non imponibili o comunque non soggette a imposta sia assogettato ad accertamento (comma 9-bis3). In tal caso devono essere espunti sia il debito computato da tale soggetto nell’ambito delle liquidazioni dell’imposta eseguite ratione temporis che la detrazione operata nelle liquidazioni anzidette (fermo restando il diritto del medesimo soggetto a recuperare l’imposta eventualmente non ha provveduto a detrarre).
Tenendo presente che le nuove disposizioni di cui sopra trovano la loro applicazione anche facendo riferimento alle violazioni che siano state commesse in passato e per le quali non siano ancora stati emessi provvedimenti da ritenersi “definitivi” in applicazione del principio del favor rei”(sulla questione relativa all’applicazione del principio del favor rei già si è espressa la Circolare del 4 marzo 2016 n. 4/E dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Accertamento – titolata: “Decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 – Applicazione del favor rei, nell’ambito della revisione delle sanzioni tributarie non penali, agli atti non definitivi alla data del 1 gennaio 2016”). Tutto ciò posto, al fine di chiarire il nuovo assetto normativo, risulta quindi essere necessario procedere ad un esame comparato di quella che era vecchia disciplina con quella nuova facendo opportuno riferimento a ciascuna singola fattispecie contemplata dalla norma sopra richiamata e di cui è stato precedentemente riassunto il perimetro applicativo. Nel …

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