Diario quotidiano del 7 settembre 2016: nonostante la crisi economica le entrate tributarie sono in aumento

Pubblicato il 7 settembre 2016



1) L’ammissione alla rateazione del debito tributario sana tutto
2) Bancarotta ma con danno minimo: conseguenze per l’imputato
3) Crisi economica, ma entrate tributarie in aumento costante
4) Sisma: in G.U. il decreto che stoppa i termini dei versamenti tributari
5) Guida della Fondazione CDL sui rimborsi spese al volontariato
6) Non serve acquistare l’immobile in leasing se manca l’inerenza nell’attività aziendale
7) L’ambulante cede l’attività prima di cancellarsi dal Registro delle Imprese
8) L’autotrasportatore con unico cliente non è soggetto ad Irap
9) Solidarietà: nuove regole per le cessioni di beni
10) La proposta italiana per l’indennità di disoccupazione europea
pagamenti-commercialista-telematico-3Indice: 1) L’ammissione alla rateazione del debito tributario sana tutto 2) Bancarotta ma con danno minimo: conseguenze per l’imputato 3) Crisi economica, ma entrate tributarie in aumento costante 4) Sisma: in G.U. il decreto che stoppa i termini dei versamenti tributari 5) Guida della Fondazione CDL sui rimborsi spese al volontariato 6) Non serve acquistare l’immobile in leasing se manca l’inerenza nell’attività aziendale 7) L’ambulante cede l’attività prima di cancellarsi dal Registro delle Imprese 8) L’autotrasportatore con unico cliente non è soggetto ad Irap 9) Solidarietà: nuove regole per le cessioni di beni 10) La proposta italiana per l’indennità di disoccupazione europea ***   1) L’ammissione alla rateazione del debito tributario sana tutto Il rilascio di una falsa dichiarazione di non avere commesso violazioni tributarie (peraltro, definitivamente accertate) non fa si che l’imprenditore non possa partecipare ad una gara pubblica. Tale increscioso evento viene ad essere sanato nel momento in cui il manager, prima della partecipazione alla procedura, sia stato ammesso alla rateazione del debito tributario dall’Amministrazione finanziaria e non risulti inadempiente nel pagamento della rate. In tale circostanza, l’imprenditore non commette il reato di falsa dichiarazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione quinta penale, con la sentenza 36821 del 5 settembre 2016, che ha ribaltato le decisioni sottostanti che, invece, vedevano condannare l’imprenditore nei due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha prima ricordato che le false dichiarazioni contenute nell’istanza di partecipazione ad una gara d’appalto, rese ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, danno origine al reato di falsità ideologica. Le dichiarazioni sostitutive di certificazioni si considerano, infatti, come rese a un pubblico ufficiale. Ma poi, prendendo atto della tesi difensiva proposta dall’imprenditore che sosteneva che, a seguito della rateizzazione del debito disposta su richiesta del debitore, si fosse realizzata una novazione oggettiva dell’obbligazione di cui agli artt. 1230 e ss. c.c., ha stabilito che le “violazioni definitivamente accertate” non contano e per conseguenza l’imprenditore non ha commesso reato. Al contrario, i giudici di merito erano del parere che l’ammissione al beneficio da parte dell’ente creditore non potesse incidere sugli inadempimenti precedenti e, in particolare, sulle irregolarità definitivamente accertate. Per cui, l’ammissione al pagamento rateizzato non avrebbe potuto far cadere l’illecito commesso prima. Come premesso, la Cassazione ha dato torto ai giudici di merito (tribunale e corte d’appello) rovesciando le loro decisioni e, quindi, accogliendo le istanze difensive portate avanti dal presunto reo che ha cosi vinto il ricorso e ha pertanto potuto partecipare alla gara pubblica. ****** 2) Bancarotta ma con danno minimo: conseguenze per l’imputato La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36816 del 5 settembre 2016, ha stabilito che la presenza in contemporanea delle ipotesi di bancarotta per distrazione e documentale, se il danno è modesto, comporta l’applicazione dell’attenuante della particolare tenuità del fatto. La Corte accoglie sul punto il ricorso dell’imputato. Questo anche se i giudici di legittimità hanno respinto in generale la tesi del ricorrente che negava del tutto la sussistenza dei reati contestati. L’uomo aveva sottratto all'azienda dei beni modesti. L’entità della distrazione non lo ha salvato dalla condanna ma di certo gli ha concesso uno sconto di pena. Sul punto la quinta sezione penale “in tema di bancarotta fraudolenta, il giudizio relativo alla particolare tenuità del fatto deve essere posto in relazione alla diminuzione, non percentuale ma globale, che il comportamento del fallito ha provocato alla massa attiva che sarebbe stata disponibile per il riparto ove non si fossero verificati gli illeciti”. Lo stesso si può dire relativamente alla bancarotta documentale, ove i presupposti per la ravvisabilità della circostanza in argomento debbono essere valutati “in relazione al danno causato alla massa creditoria in seguito all'incidenza che le condotte integranti il reato hanno avuto sulla possibilità di esercitare le azioni revocatorie e le altre azioni poste a tutela degli interessi creditori”. ****** 3) Crisi economica, ma entrate tributarie in aumento costante Sette mesi di entrate tributarie. L’aumento è costante. Neutralizzando gli effetti sul gettito dei versamenti dell'imposta di bollo e canone televisivo, la crescita degli incassi erariali nel periodo in osservazione sarebbe pari a +5,1%. Si attesta a un +3,8% l’incremento del gettito tributario nel periodo gennai/luglio 2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un salvadanaio pari a 245.858 milioni di euro, che risente ancora delle nuove regole per lo scomputo dell’imposta di bollo assolto in modo virtuale: il tributo, infatti, da solo perde il 20% di gettito. Stesso discorso per il canone Tv che, non più versato all’inizio dell’anno, farà sentire i suoi effetti solo negli ultimi mesi del 2016 e, in particolare, a cominciare dai dati relativi ad agosto. Al lordo di queste due rilevanti “assenze” la crescita delle entrate tributarie nel periodo in osservazione avrebbe raggiunto un incremento pari al 5,1%. È tutto spiegato nel consueto Bollettino mensile pubblicato sul sito del dipartimento delle Finanze, corredato dalla relativa Nota tecnica e dalle Appendici statistiche e guida normativa. Le imposte dirette totalizzano, nei primi sette mesi dell’anno, complessivamente, 135.716 milioni di euro, fermando l’asticella a un +3,6%, equivalente a un incremento di circa 5mila milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2015. Spacchettando la somma tra le diverse tipologie di imposte, emerge che dall’Irpef provengono 102.331 milioni di euro, dal confronto con il 2015 si registrano 3.629 milioni in più rispetto al 2015 (+3,7%), dato trainato soprattutto dalle ritenute da lavoro dipendente del settore privato (+6,1%). Determinante, ricorda ancora il Df, il nuovo meccanismo introdotto dal Dlgs 175/2014, secondo il quale il sostituto d’imposta deve indicare, nel modello F24, l’Irpef al lordo delle compensazioni effettuate. Bene il gettito Ires, che continua a segnare incrementi ragguardevoli, portando in cassa 1.376 milioni di euro, pari a un aumento di quasi dieci punti percentuali rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. La costante flessione dei rendimenti dei prodotti finanziari porta, invece, alla débacle delle entrate provenienti da questo settore: -48,9% dalle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze, -38,8% dalla sostitutiva sui fondi pensione. Di segno contrario il gettito proveniente dalla tassazione delle riserve matematiche del ramo vita assicurazioni, che guadagna il 10,6%, e quello riguardante le ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche, in salita del 33,5 per cento. Le imposte indirette centrano un generale + 4 per cento. Mantiene il suo percorso in salita l’Iva, ottenendo un +7,6% che, tradotto in euro, corrisponde a +4.486 milioni rispetto a gennaio/luglio 2015. Dal Registro dati soddisfacenti: l’incremento è dell’11,2%. Il Bollo, come anticipato, fa passi indietro rinunciando a 1.099 milioni di euro. Di contro, il gettito derivante dall’accisa sul metano ha prodotto entrate per 2.005 milioni di euro (+35,1%). Partita vincente anche per i giochi (+19,3%). Sono 4.942 milioni gli euro incassati grazie all’attività di accertamento, la percentuale sale del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con il 18% del totale proveniente dai ruoli relativi alle imposte indirette. ****** 4) Sisma: in G.U. il decreto che stoppa i termini dei versamenti tributari È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 207 del 5 settembre 2016, il decreto 1° settembre 2016, che dispone la sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari per le popolazioni colpite dal sisma dello scorso 24 agosto. Per i comuni coinvolti (tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria) per i quali è stata disposta la sospensione di versamenti e adempimenti, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse da agenti della riscossione e dagli accertamenti esecutivi previsti dall’art. 29 del DL 78/2010 convertito, che scadono nel periodo compreso tra il 24 agosto e il 16 dicembre 2016. Nei confronti delle persone fisiche, che alla data del 24 agosto 2016, avevano la residenza ovvero la sede operativa nel territorio dei comuni, di cui all'elenco riportato nell'allegato 1) al presente decreto, di cui costituisce parte integrante, sono sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonchè dagli atti previsti dall'art. 29 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, scadenti nel periodo compreso tra il 24 agosto 2016 ed il 16 dicembre 2016. Non si procede al rimborso di quanto già versato. Le disposizioni si applicano, altresì, nei confronti dei soggetti, diversi dalle persone fisiche, aventi la sede legale o la sede operativa nel territorio dei comuni interessati. La sospensione non si applica alle ritenute che devono essere operate e versate dai sostituti d'imposta. In caso di impossibilità dei sostituti ad effettuare gli adempimenti e i versamenti delle predette ritenute nei termini previsti, è applicabile l'art. 6, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Gli adempimenti e i versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il 20 dicembre 2016. Con successivo decreto del Ministro dell'economia e delle finanze possono essere individuati, sulla base delle comunicazioni del Dipartimento della protezione civile, altri comuni colpiti dagli eventi sismici del 24 agosto 2016, relativamente ai quali trova applicazione la sospensione dei termini disposta con il presente decreto. ***** 5) Guida della Fondazione CDL sui rimborsi spese al volontariato La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha pubblicato la guida (circolare n. 12/2016) su chi presta attività di soccorso. Rimborso giornaliero (€ 103,29) a favore dei lavoratori autonomi che svolgono attività di volontariato per la protezione civile; permessi retribuiti ai lavoratori dipendenti. I lavoratori operanti nelle organizzazioni della protezione civile in qualità di volontari possono chiedere al proprio datore di lavoro (pubblico e privato) di assentarsi dal lavoro per l’espletamento delle attività di soccorso e di assistenza in occasione di calamità naturali o catastrofi nonché per le attività di addestramento e simulazione, pianificate dall’Agenzia Nazionale per la Protezione civile o dalle altre strutture operative istituzionali di protezione civile (DPR 194/2001). Inoltre, i volontari che partecipano all’opera di soccorso (effettivamente prestato) hanno diritto: - al mantenimento del posto di lavoro pubblico o privato; - al mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro pubblico o privato; - alla copertura assicurativa secondo le modalità previste dall’articolo della legge 11 agosto 1991, n. 266, e successivi decreti ministeriali di attuazione. La retribuzione corrisposta è soggetta al normale trattamento previdenziale e fiscale. Il datore di lavoro deve consentire il predetto impiego per un periodo non superiore a 30 giorni consecutivi e fino a 90 giorni nell’anno. Per le attività di simulazione i limiti sono 10 giorni consecutivi e 30 nell’anno, mentre nel caso di stato di emergenza nazionale i termini sono rispettivamente di 60 e 180 giorni. La richiesta al datore di lavoro per l'esonero dal servizio dei volontari dipendenti da impiegare in attività addestrative o di simulazione di emergenza dovrà essere avanzata, almeno 15 giorni prima dello svolgimento della prova, dagli interessati o dalle associazioni cui gli stessi aderiscono. Rimborso L’onere della retribuzione è posto a carico del fondo per la retribuzione civile. Ai fini del rimborso, il datore di lavoro deve presentare domanda all'Autorità di protezione civile territorialmente competente nei 2 anni successivi al termine dell’intervento, dell'esercitazione o dell’attività di formazione. Nella domanda devono essere indicati la qualifica professionale del lavoratore interessato, la retribuzione oraria o giornaliera le giornate di assenza e l'evento cui si riferisce il rimborso, nonché le modalità permetterne l’accreditamento (art.9, c.9 DPR 194/2001). Il rimborso è concesso solo per le somme corrisposte al lavoratore che si è assentato per svolgere gli interventi di protezione civile, mentre restano esclusi gli oneri previdenziali ed assistenziali che il datore di lavoro è tenuto a versare per legge agli Istituti (Circolare INPS 29 novembre 1994 n. 314). Lavoratori autonomi Analogamente, secondo quanto indicato dall’art. 10 dello stesso D.P.R. n. 194/2001, ai volontari lavoratori autonomi appartenenti alle organizzazioni di volontariato e legittimamente impiegati in attività di protezione civile, che ne fanno richiesta, è corrisposto il rimborso per il mancato guadagno giornaliero calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi (modello “UNICO”) presentata l'anno precedente a quello in cui è stata prestata l'opera di volontariato, nel limite di Euro 103,29.- giornalieri lordi. ***** 6) Non serve acquistare l’immobile in leasing se manca l’inerenza nell’attività aziendale L’imprenditore che intenda avvalersi della detrazione dell’Iva (art. 19 del Dpr 633/1972) deve provare, sulla base di elementi oggettivi, che l’operazione in concreto sia inerente all’esercizio effettivo dell’attività di impresa e sia destinata, almeno potenzialmente, a produrre lucro. Non è deducibile il canone di leasing immobiliare se manca il nesso con l’attività aziendale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16788 del 9 agosto 2016, ha censurato la decisione della Commissione tributaria regionale che, invece, aveva riconosciuto la parziale deducibilità dei canoni di leasing di un immobile. La Suprema Corte ha precisato che, ai fini del riconoscimento della deducibilità, non é sufficiente la qualificazione dell’immobile detenuto in leasing come bene strumentale per natura e lo stesso dovesse essere, invece, dimostrato. Al contrario, infatti, significherebbe ammetterebbe la deduzione anche nel caso di beni utilizzati per scopi personali o comunque estranei all’attività dell’impresa, cosa che invece non è possibile. Dunque, viene ribadito che la strumentalità del bene non può essere presunta, ma deve essere provata di volta in volta. E l’interpretazione dovrà essere la stessa anche ai fini IVA, coerentemente peraltro con la giurisprudenza comunitaria. La Corte sostiene che non vale la strumentalità “oggettiva”, ma quella astratta”, nel senso che deve pur sempre accertarsi il rapporto strumentale tra bene e attività aziendale, potendosi però, in concreto, prescindere dall’utilizzo diretto del bene, purché in presenza del presupposto dell’insuscettibilità di diversa destinazione. Nel caso di specie, invece, conclude la sezione tributaria, il giudice d’appello si è erroneamente limitato a ravvisare la strumentalità “per natura” ricavandola dalla categoria catastale, tralasciando di valutare in concreto il rapporto funzione strumentale del bene/attività aziendale, costituendo l’inerenza – in ultima analisi – condizione generale per la deduzione delle spese ai sensi dell’articolo 109 del Tuir. Solo così, in presenza di bene immobile strumentale all’attività svolta, è ammessa la deducibilità fiscale dei canoni di leasing. Stessa cosa vale anche ai fini Iva per l’imprenditore che intenda avvalersi della detrazione del tributo (art. 19 del Dpr 633/1972). ***** 7) L’ambulante cede l’attività prima di cancellarsi dal Registro delle Imprese L’ambulante deve cedere l’attività prima di cancellarsi dal Registro delle Imprese. Lo ha precisato il Mise con la risoluzione n. 236368 del 18 luglio 2016 recante chiarimenti sulla vendita dell’attività di commercio su posteggio. Con la cessazione dell’attività del commercio al dettaglio sulle aree pubbliche (cancellazione dal registro delle imprese) e la conseguente chiusura della partita Iva, il titolare dell’esercizio non è più qualificabile come imprenditore e pertanto non può cedere la propria attività. In particolare, il Ministero ha precisato che, anche in presenza di un atto di cessione rogato da un notaio, se il soggetto cedente ha provveduto a denunciare la cessazione dell’attività e la conseguente chiusura della Partita IVA prima dell’atto medesimo, egli non è più qualificabile quale imprenditore e di conseguenza non può ritenersi legittimato ad effettuare il trasferimento dell’attività, sulla base del principio che non può cedere un’attività della quale non ha la titolarità dell’esercizio. Affinchè la cessione risulti regolare, l’operatore individuale deve limitarsi a registrare la propria impresa quale inattiva, presso il Registro Imprese, nel periodo in cui la gestione dell’attività risulta ceduta ad altro soggetto. Ai fini del subingresso nell’attività di commercio al dettaglio su aree pubbliche, inoltre, deve ritenersi valido il contratto di gestione o cessione d’azienda riferito genericamente al trasferimento dell’attività esercitata in funzione di una autorizzazione, concessione o SCIA del comune competente. Ciò in quanto, ai sensi della disciplina vigente, l’attività di commercio su aree pubbliche può essere esercitata previa concessione di più posteggi al medesimo soggetto. In tal senso, dunque, la cessione dell’attività riferibile ad un posteggio può essere intesa quale cessione di ramo d’azienda valorizzata dalla specifica capacità di profitto derivante dall’utilizzo del posteggio. Il Ministero sottolinea che in tal caso risulta fondamentale che l’attività del cessionario sia analoga a quella del dante causa. Vendite liquidazione Le vendite di liquidazione, sono effettuate dall’esercente dettagliante al fine di esitare in breve tempo tutte le proprie merci, a seguito di: Cessazione dell’attività commerciale, cessione dell’azienda, trasferimento dell’azienda in altro locale, trasformazione o rinnovo dei locali. Queste possono essere effettuate in qualunque momento dell’anno, previa comunicazione al comune dei dati e degli elementi comprovanti tali fatti. Il Mise con la risoluzione n. 250182 del 29 luglio 2016 fornisce chiarimenti in materia di vendite straordinarie effettuate da un soggetto dopo la comunicazione di chiusura di tutti i punti vendita presenti in un centro commerciale. Violazioni disposizioni relative all'attività commerciale In caso di violazioni di norme relative all’esercizio dell'attività commerciale da parte del soggetto preposto, sia il legale rappresentante, in caso di società, sia il titolare, in caso di impresa individuale, risponderanno, comunque, in via solidale per le eventuali violazioni commesse dai loro collaboratori. Lo chiarisce il Mise con la risoluzione n. 227860 del 8 luglio 2016 che si sofferma riguardo l’ammissibilità della figura del preposto nel caso di attività di commercio su aree pubbliche del settore alimentare. La persona designata come preposto può non essere necessariamente legata contrattualmente al soggetto titolare dell’autorizzazione e che il medesimo può non essere sempre presente nell’esercizio commerciale (non è, quindi, possibile quantificare le ore di effettiva presenza nel locale). ***** 8) L’autotrasportatore con unico cliente non è soggetto ad Irap Lavorare con il proprio mezzo per solo cliente aiuta per evitare l’applicazione dell’imposta regionale. La Ctr Milano, con la sentenza n. 4175 del 14 luglio 2016, afferma che il piccolo autotrasportatore che esercita l’attività senza l’ausilio di dipendenti e fruendo di un apparato organizzativo autonomo che nell’esercizio della propria attività utilizzi un solo automezzo servendo un unico cliente, non è soggetto all’Irap. Con istanze presentate per le annualità dal 2008 al 2011, un autotrasportatore della provincia di Brescia chiedeva all’Amministrazione finanziaria il rimborso dell’Irap versata. In seguito al silenzio rifiuto dell’Agenzia delle entrate il contribuente si rivolgeva alla Commissione tributaria provinciale di Brescia che accoglieva il ricorso. L’Agenzia, opponendo la decisione, faceva rilevare come una parte del tributo richiesto a rimborso eccedeva il termine di 48 mesi utili per la regolarità della domanda; nel merito denunciava la non corretta applicazione della legge dal parte del giudice provinciale. La Ctp, infatti, non aveva rilevato che l’imposizione dell'Irap discende dallo svolgimento di una attività d’impresa anche in assenza di un organizzazione e di lavoro altrui. La Ctr ha confermato la decisione accogliendo l’appello dell’ufficio solo in relazione alla richiesta di rimborso tardiva (eccedente i 48 mesi). ***** 9) Solidarietà: nuove regole per le cessioni di beni Le nuove regole per incentivare le cessioni solidaristiche di beni spiegate nel notiziario fiscale dell’Agenzia delle entrate (edizione di fiscoggi del 6 settembre 2016). La comunicazione agli uffici fiscali o alla Guardia di finanza diventa riepilogativa (entro fine mese) e telematica; un provvedimento delle Entrate definirà le modalità di invio La legge 166/2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 2016, reca "Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi". Le finalità dell'intervento legislativo sono espressamente indicate dall'articolo 1, a mente del quale la legge de qua ha lo scopo di "ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici e di altri prodotti". Gli obiettivi prioritari perseguiti dal legislatore sono: favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all'utilizzo umano favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull'ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo per estendere il ciclo di vita dei prodotti contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica contribuire ad attività di ricerca, all'informazione e alla sensibilizzazione dei cittadini, con particolare riferimento ai giovani, e delle istituzioni in materia. L'articolo 2 della legge contiene una serie di definizioni utili ai fini dell'applicazione delle disposizioni da essa dettate. In particolare, per operatori del settore alimentare si intendono "i soggetti pubblici o privati, operanti con o senza fini di lucro, che svolgono attività connesse ad una delle fasi di produzione, confezionamento, trasformazione, distribuzione e somministrazione degli alimenti". Per soggetti donatari, invece, si intendono "gli enti pubblici nonché gli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d'interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità, compresi i soggetti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460", vale a dire le Onlus. Il medesimo articolo 2 contiene la definizione di eccedenze alimentari, spreco alimentare, donazione, termine minimo di conservazione, data di scadenza. Ciò premesso, le novità normative hanno ad oggetto essenzialmente l'individuazione dei soggetti donatari, nel cui novero sono ricompresi, oltre alle Onlus, tutti gli enti pubblici e gli enti privati operanti per la realizzazione di finalità civiche e solidaristiche. La legge indica, inoltre, le tipologie di prodotti alimentari in eccedenza, che possono costituire oggetto di donazione, e disciplina le modalità di cessione e le regole di conservazione dei suddetti prodotti. Sotto il profilo tributario, invece, vengono in rilievo gli articoli 16 e 17, del cui contenuto si tratterà nel prosieguo del lavoro. Disciplina fiscale Gli articoli 16 e 17 della legge 166/2016 sono collocati all'interno del Capo III, la cui rubrica recita "Ulteriori misure per favorire la cessione gratuita di prodotti alimentari, farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale". Tali disposizioni, pertanto, si inseriscono nella sezione della legge in cui sono dettate una serie di norme "incentivanti", allo scopo di incoraggiare le operazioni di cessione gratuita a fini di solidarietà sociale. Gli articoli 16 e 17, in particolare, recano disposizioni varie, di carattere tributario e finanziario. Articolo 16 - Disposizioni in materia di cessione gratuita di derrate alimentari, di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale L'articolo 16 apporta modifiche a diverse disposizioni dettate in materia di cessione gratuita di beni, al fine di coordinare le precedenti norme con quelle previste dalla legge 166/2016. Il comma 1 deve essere letto in combinato disposto con l'articolo 10, comma 1, numero 12), Dpr 633/1972 e con l'articolo 2, comma 2, lettera a), Dpr 441/1997. L'articolo 10 citato prevede il regime di esenzione Iva delle cessioni gratuite di beni fatte a enti pubblici, associazioni riconosciute o fondazioni aventi esclusivamente finalità di assistenza, beneficenza, educazione, istruzione, studio o ricerca scientifica e alle Onlus. L'articolo 2 citato, invece, per superare la presunzione di cessione ai fini Iva, prevede l'obbligo per il cedente di presentare apposita comunicazione all'Amministrazione finanziaria e ai comandi della Guardia di finanza di competenza. La comunicazione deve pervenire ai suddetti uffici almeno cinque giorni prima della consegna e può non essere inviata qualora l'ammontare del costo dei beni stessi non sia superiore a 15mila euro o si tratti di beni facilmente deperibili. Tale disciplina è stata recentemente modificata dalla legge di stabilità 2016, che ha innalzato il limite per la comunicazione a 15mila euro dai precedenti 5.164,57 e ha introdotto la specifica esclusione per i beni facilmente deperibili. L'articolo 16 della legge 166/2016 introduce un'ulteriore semplificazione, prevedendo che la comunicazione relativa alla cessione gratuita di prodotti ai fini di solidarietà sociale sia effettuata mediante modalità telematiche nei confronti degli uffici dell'Amministrazione finanziaria o dei comandi della Guardia di finanza competenti. La comunicazione deve pervenire ai predetti uffici o comandi entro la fine del mese cui si riferiscono le cessioni gratuite ivi indicate. Coerentemente con quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, lettera a), Dpr 441/1997, la comunicazione può non essere inviata qualora il valore dei beni stessi non sia superiore a 15mila euro per ogni singola cessione effettuata nel corso del mese cui si riferisce la comunicazione medesima. Viene altresì confermato l'esonero dall'obbligo di comunicazione qualora le cessioni gratuite abbiano ad oggetto beni alimentari facilmente deperibili. La comunicazione deve contenere l'indicazione: della data, dell'ora e del luogo di inizio del trasporto della destinazione finale dei beni dell'ammontare complessivo, calcolato sulla base dell'ultimo prezzo di vendita, dei beni gratuitamente ceduti, ivi incluse le derrate alimentari. Per esigenze di necessario coordinamento normativo, i commi 2 e 3 dell'articolo 16, prevedono rispettivamente che: entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge 166/2016, il direttore dell'Agenzia delle Entrate, con proprio provvedimento, definisce le modalità telematiche riepilogative per l'invio della comunicazione entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge 166/2016, il Governo provvede ad apportare le modifiche necessarie all'articolo 2 del Regolamento di cui al Dpr 441/1997, per adeguarlo a quanto disposto dai commi 1 e 2 dell'articolo 16. Il successivo comma 4 stabilisce che la comunicazione di cui al comma 1 "è valida anche ai fini dell'applicazione del comma 15 dell'articolo 6 della legge 133/1999". Il comma 6 dell'articolo 16, peraltro, apporta significative modifiche al citato comma 15, articolo 6, legge 133/1999, il cui testo ora recita: "I prodotti alimentari, anche oltre il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l'integrità dell'imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione, e i prodotti farmaceutici nonché altri prodotti, da individuare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, destinati a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro, non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o per altri motivi similari nonché per prossimità della data di scadenza, ceduti gratuitamente ai soggetti indicati nell'articolo 10, numero 12), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, agli enti pubblici nonché agli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d'interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità, si considerano distrutti agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto". Il comma 4, inoltre, stabilisce che alle cessioni di cui all'articolo 3 delle legge 166/2016 (cessione gratuita delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale) non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 4, Dpr 441/1997. Il comma 5 adegua alle nuove disposizioni anche l'articolo 13 Dlgs 460/1997 (Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale), che disciplina fra l'altro le cessioni gratuite dei beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa. In particolare, vengono modificati i commi 2 e 4 dell'articolo 13. Nella versione previgente il comma 2 prevedeva che "le derrate alimentari e i prodotti farmaceutici, alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente alle Onlus, non si considerano destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ai sensi dell'articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917". Per effetto delle modifiche apportate dal comma 5 dell'articolo 16, legge 166/2016, il nuovo testo del comma 2 è il seguente: "le derrate alimentari e i prodotti farmaceutici nonché altri prodotti, da individuare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, destinati a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro, alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente agli enti pubblici, alle ONLUS e agli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d'interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità, non si considerano destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ai sensi dell'articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917". In altri termini, quindi, per effetto della novella legislativa, vengono ampliati tanto i profilo oggettivo quanto quello soggettivo (dal lato del cessionario) dell'ambito di applicazione della norma. Viene altresì aggiunto un nuovo periodo al comma 2 dell'articolo 13, Dlgs. 460/1997, in base al quale "le disposizioni del presente comma si applicano a condizione che per ogni singola cessione sia predisposto un documento di trasporto progressivamente numerato ovvero un documento equipollente, contenente l'indicazione della data, degli estremi identificativi del cedente, del cessionario e dell'eventuale incaricato del trasporto, nonché della qualità, della quantità o del peso dei beni ceduti". Come detto, si interviene anche sul comma 4 dell'articolo 13, Dlgs 460/1997, il cui testo è integralmente sostituito. In base alla nuova versione, quindi, "le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano a condizione che il soggetto beneficiario effettui un'apposita dichiarazione trimestrale di utilizzo dei beni ceduti, da conservare agli atti dell'impresa cedente, con l'indicazione degli estremi dei documenti di trasporto o di documenti equipollenti corrispondenti ad ogni cessione, e in cui attesti il proprio impegno a utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali, e che, a pena di decadenza dai benefici fiscali previsti dal presente decreto, ne realizzi l'effettivo utilizzo diretto a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro". Infine, il comma 7 dell'articolo 16, legge 166/2016, attribuisce al ministro dell'Economia e delle finanze il potere di individuare per decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, gli altri prodotti destinati a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro cui fanno riferimento i novellati articoli 13, comma 2, Dlgs 460/1997, e 6, comma 15, legge 133/1999. Articolo 17 - Riduzione della tariffa relativa alla tassa sui rifiuti L'articolo 17, legge 166/2016, con una modifica all'articolo 1, comma 652, della Stabilità 2014, attribuisce ai Comuni la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari: ciò purché tali attività comportino cessione a titolo gratuito, direttamente o indirettamente, dei predetti beni agli indigenti e alle persone in condizioni di bisogno o per l'alimentazione animale. ****** 10) La proposta italiana per l’indennità di disoccupazione europea Messa a punto la proposta italiana per l’indennità di disoccupazione europea La nota del 06 settembre 2016 del Mef comunica che il Governo italiano ha formulato l’ipotesi di un fondo europeo per l’indennità di disoccupazione (European Unemployment Benefit Scheme, EUBS) riprendendo la discussione già tenuta sul tema nell’Ecofin informale organizzato dalla Presidenza italiana di turno dell’Unione europea nel 2014. L’intento è dotare l’Eurozona di uno strumento che (a) attenui l’impatto di choc particolarmente marcati che, in assenza del movimento del cambio, si scaricherebbero sull’occupazione e – di conseguenza – (b) eviti che l’aumento della disoccupazione ciclica si trasformi in disoccupazione strutturale. L’EUBS inoltre rafforzerebbe la governance dell’unione monetaria e ne ridurrebbe l’incertezza delle prospettive, contenendo l’onere di stabilizzazione dell’area che oggi prevalentemente grava sulla politica monetaria. In questi mesi la proposta è stata oggetto di dibattito in diverse occasioni e verrà discussa durante il semestre di presidenza slovacca dell’Unione europea. Il documento viene adesso riproposto (con alcune revisioni formali), accompagnato da nove chiarimenti su altrettanti aspetti non esplicitati nel testo e da alcune simulazioni su quali effetti avrebbe avuto lo schema se fosse stato operativo negli anni 1999-2015.   Vincenzo D’Andò