Diario quotidiano del 5 settembre 2016: le perdite su trading online viaggiano in Unico

Pubblicato il 5 settembre 2016



1) Operazioni di trading on line: perdite deducibili in Unico nel quadro RT, si compila anche il quadro RW
2) Sisma: Padoan firma decreto per sospensione versamenti e adempimenti tributari
3) Autonomi: spese per vestiario deducibili?
4) Bail-in: anche il denaro degli ordini commercialisti sui c/c é compreso
5) Indennità di mobilità negata se chiesta in ritardo
6) Al via Forum Ambrosetti a Cernobbio, aprono Padoan e Renzi
7) Convegno commercialisti: due giorni di dibattito sulle politiche del lavoro
8) Dati bancari all’estero utili per l’accertamento fiscale
9) L’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin è soggetta ad Iva (sia pure in esenzione), Ires e Irap
10) Misure per l’efficienza della giustizia
business-commercialista-telematico-2 1) Operazioni di trading on line: perdite deducibili in Unico nel quadro RT, si compila anche il quadro RW 2) Sisma: Padoan firma decreto per sospensione versamenti e adempimenti tributari 3) Autonomi: spese per vestiario deducibili? 4) Bail-in: anche il denaro degli ordini commercialisti sui c/c é compreso 5) Indennità di mobilità negata se chiesta in ritardo 6) Al via Forum Ambrosetti a Cernobbio, aprono Padoan e Renzi 7) Convegno commercialisti: due giorni di dibattito sulle politiche del lavoro 8) Dati bancari all’estero utili per l’accertamento fiscale 9) L’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin è soggetta ad Iva (sia pure in esenzione), Ires e Irap 10) Misure per l’efficienza della giustizia ***   1) Operazioni di trading on line: perdite deducibili in Unico nel quadro RT, si compila anche il quadro RW Che succede per coloro che, tramite regolari bonifici bancari ordinati alla propria banca, abbiano investito i propri risparmi in operazioni finanziarie sul mercato Forex e in Opzioni Binarie, presso broker internazionali attraverso piattaforme on line (si tratta di broker che sono localizzati nell’area UE, quali Cipro e Londra, mentre altri in località a fiscalità privilegiata quali Seychelles e Nevis) e per questo abbiano conseguito delle perdite ? La prima cosa che si pensa è quello della possibilità di poterle recuperare adottando il regime dichiarativo di cui all’articolo 5 decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461. Proprio per essere più sicuri sulla legittimità della deducibilità delle perdite stesse, un tizio ha chiesto, con apposita istanza di interpello, di sapere se tali perdite possono essere interamente recuperate nella dichiarazione fiscale dell’anno in cui sono state prodotte, indicando l’importo totale delle stesse e se sia conservare le dichiarazioni rilasciate dai vari broker. Ebbene, su tale questione, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 71/E del 1 settembre 2016, ha chiarito che nel caso di specie, tenuto conto che i broker esteri non sono uno dei soggetti previsti dalla norma che possono agire come sostituti d’imposta in Italia, il contribuente debba indicare i redditi diversi derivanti dai rapporti in oggetto nel quadro RT – denominato “Plusvalenze di natura finanziaria” – sezione II, righi da RT 21 a RT 30, di Unico PF 2016 per la cui compilazione viene fatto rinvio alle relative istruzioni (regime dichiarativo). Le eventuali quote residue delle minusvalenze risultanti dalla sezione II devono essere riportate nel rigo RT93, colonna 5. Ai fini del calcolo delle plusvalenze/minusvalenze, il contribuente si deve avvalere delle certificazioni rilasciate dai broker esteri, che devono essere conservate dal contribuente ai fini di un eventuale riscontro richiesto dagli organi dell’Amministrazione Finanziaria. Indicazione nel quadro RW Infine, l’Agenzia evidenzia che i rapporti che il contribuente detiene con i broker esteri rientrano tra i contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato, pertanto tali rapporti devono essere: - indicati, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, nel quadro RW della propria dichiarazione annuale dei redditi, poiché tali rapporti possono produrre redditi imponibili in Italia (circolare 23 dicembre 2013, n. 38/E); - assoggettati all’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE, circolare 2 luglio 2012, n. 28/E). In genere, afferma l’Agenzia, l’interpretazione della disciplina fiscale delle operazioni finanziarie non può prescindere dalle disposizioni civilistiche che regolano le medesime operazioni, per cui anche i redditi derivanti dalle opzioni binarie rientrano nelle fattispecie di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR, i cui redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono soggetti anch’essi ad imposta sostitutiva nella misura del 26%. In entrambi i casi, ai fini del calcolo dell’imponibile, troverà applicazione il disposto di cui all’articolo 68, comma 8, del TUIR , secondo il quale “i redditi di cui alla lettera c-quater) del comma 1 dell’articolo 67 (sui quali applicare l’imposta sostitutiva sopra citata - n.d.r.), sono costituiti dalla somma algebrica dei differenziali positivi o negativi, nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti ivi indicati”. Ai sensi dell’articolo 5 del citato d.lgs. n. 461 del 1997 (Regime dichiarativo), il contribuente deve indicare tali redditi nel quadro RT del Modello Unico – Persone Fisiche e autoliquidare l’imposta eventualmente dovuta. Mentre, l’eventuale eccedenza delle minusvalenze risultante nel medesimo quadro RT potrà essere portata in deduzione delle plusvalenze realizzate nei quattro periodi d’imposta successivi. L’opzione per il risparmio amministrato di cui all’articolo 6 del d.lgs. n. 461 del 1997 può essere esercitata soltanto in presenza di uno stabile rapporto di mandato, di deposito, custodia o amministrazione presso banche, società di intermediazione mobiliare, società fiduciarie e società di gestione del risparmio residenti in Italia, nonché presso stabili organizzazioni in Italia dei medesimi soggetti non residenti, Poste Italiane S.p.A. e agenti di cambio. Tale opzione può essere esercitata anche in relazione ai redditi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR con l’ulteriore condizione che i predetti soggetti intervengano in tali rapporti come intermediari professionali o come controparti. Questo regime comporta l’applicazione e il versamento dell’imposta sostitutiva del 26 per cento sui predetti redditi da parte dei suddetti intermediari abilitati e, conseguentemente, solleva i contribuenti dall’obbligo di includere i redditi diversi di natura finanziaria nella propria dichiarazione dei redditi (circolare 24 giugno 1998, n. 165). ****** 2) Sisma: Padoan firma decreto per sospensione versamenti e adempimenti tributari A partire dal 24 agosto 2016 sono sospesi i versamenti delle imposte e gli adempimenti tributari per tutti i contribuenti (persone fisiche, imprenditori, persone giuridiche) che sono residenti o operano nei comuni colpiti dal terremoto che ha interessato il Centro Italia. La sospensione riguarda anche i versamenti e gli adempimenti derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione e quelli conseguenti ad accertamenti esecutivi. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha firmato il decreto di sospensione, che indica l’elenco dei Comuni delle Marche, dell’Abruzzo, del Lazio e dell’Umbria in cui si applica la misura. Il decreto è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Come prassi, il decreto prevede anche un termine per la ripresa dei versamenti (20 dicembre 2016). ELENCO DEI COMUNI MARCHE 1. Acquasanta Terme (AP) 2. Arquata del Tronto (AP) 3. Montefortino (FM) 4. Montegallo (AP) 5. S. Montemonaco (AP) ABRUZZO 1. Montereale (AQ) 2. Capitignano (AQ) 3. Campotosto (AQ) 4. Valle Castellana (TE) 5. Rocca Santa Maria (TE) LAZIO 1. Accumoli (RI) 2. Amatrice (RI) 3. Cittareale (RI) UMBRIA 1. Cascia (PG) 2. Monteleone di Spoleto (PG) 3. Norcia (PG) 4. Preci (PG) Con un successivo decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze possono essere individuati, sulla base delle comunicazioni della Protezione Civile, altri comuni colpiti dagli eventi sismici del 24 agosto 2016 ai quali si applica la sospensione. (MEF, comunicato stampa n. 153 del 01 settembre 2016) ****** 3) Autonomi: spese per vestiario deducibili? La questione della deducibilità delle spese di abbigliamento sostenute per l’esercizio di una attività di lavoro autonomo è stata poco esaminata dalla giurisprudenza ed anche per questo è suscettibile di possibili rilievi fiscali da parte dell’Amministrazione finanziaria. Tuttavia, di recente la C.T.P. di Milano, con la sentenza n. 6443/40/16, si è pronunciata a favore dei contribuenti, stabilendo che sono deducibili al 50% dal reddito di lavoro autonomo i costi di acquisto degli abiti utilizzati da una professionista (nota presentatrice) nell’ambito del proprio lavoro (nel caso di specie, nel corso delle trasmissioni televisive). D’altro canto, l’art. 54, comma 1 del TUIR, stabilisce che le spese relative all’acquisto di beni adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione e all’uso personale o familiare sono deducibili nella misura del 50%. Gli abiti utilizzati durante nel proprio lavoro (trasmissioni televisive ed interviste) erano stati acquistati direttamente dal lavoratore autonomo (presentatrice). Secondo il giudice di merito, l’inerenza di detti costi all’attività professionale della presentatrice televisiva è oggettivamente dimostrata da tali eventi e, quindi, è corretta la deducibilità del 50% dei relativi importi. Deve comunque sussistere “una certa proporzionalità” tra i costi affrontati e i compensi conseguiti. In tema, si registra la sentenza della Corte di Cassazione n. 3198 del 18 febbraio 2015, secondo cui in materia di reddito da lavoro autonomo, l’inerenza presuppone un rapporto di diretta e immediata correlazione che deve instaurarsi ai fini della determinazione della base imponibile fra la spesa sostenuta e la professione esercitata. Detto così, il principio potrebbe apparire di facile applicazione, ma proprio perché manca una definizione di legge, si presta ad interpretazioni soggettive soprattutto in quei casi, come quello di specie, in cui non vi è un rigoroso nesso tra i costi sostenuti da un professionista e i singoli compensi percepiti. Tuttavia, la commissione tributaria pare abbia trovato un giusto compromesso: La deduzione fiscale al 50%. ****** 4) Bail-in: anche il denaro degli ordini commercialisti disponibile nei c/c é compreso La crisi economica e finanziaria non risparmia nessuno. Le disponibilità finanziarie detenute dall’Ordine commercialisti sul conto corrente dove è attivo il Servizio di cassa non rientrano in alcuna delle tipologie di passività escluse dal bail-in e in virtù della clausola di depositor preference contribuiranno alla risoluzione della crisi della banca in misura identica rispetto agli altri crediti non garantiti fino alla fine del 2018, mentre dall’anno successivo parteciperanno alla risoluzione della crisi della banca solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite. Con il Pronto Ordini n. 291 del 2 agosto 2016, il CNDCEC ha chiarito che le disponibilità finanziarie detenute dall’Ordine sul conto corrente relativo al Servizio di cassa non rientrano nelle tipologie di passività escluse dall’ambito applicativo del bail-in dall’art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 180/2015. Le osservazioni del CNDCEC sono state formulate in relazione ad un quesito formulato alla fine dello scorso anno con il quale si chiedeva appunto se le risorse finanziare dell’Ordine fossero o meno interessate dalla nuova disciplina delle crisi bancarie. Dopo avere ricordato i contenuti essenziali dei D.Lgs. n. 180 e 181/2015, il documento evidenzia i punti salienti del c.d. bail-in, in base al quale le perdite della banca vengono trasferite agli azionisti e successivamente agli altri creditori della banca, con esclusione di alcune categorie di depositi e passività elencate dall’art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 180/2015. ****** 5) Indennità di mobilità negata se chiesta in ritardo Mobilità negata per l’intero importo se la domanda viene presentata oltre i 60 giorni dalla cessazione La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17404 del 29 agosto 2016, è intervenuta in merito alla concessione dell’indennità di mobilità richiesta oltre i termini previsti per la presentazione della domanda, giacché il lavoratore aveva problemi di salute. In particolare la Suprema Corte, oltre a confermare la necessità di presentazione della richiesta entro i termini stabiliti anche qualora vi siano problemi di salute del lavoratore, precisa che la domanda di indennità di mobilità presentata oltre scadenza fa decadere il diritto all’intero beneficio e non solo ai ratei di indennità dei mesi precedenti alla data di ritardata richiesta. ****** 6) Al via Forum Ambrosetti a Cernobbio, aprono Padoan e Renzi Prende il via la tre giorni del Workshop Ambrosetti di Cernobbio. Ad aprire il forum gli interventi del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, arrivato sul lago di Como, e del premier, Matteo Renzi che poi vanno al G20 in Cina. L'economia, con il Pil italiano fermo, e i rischi globali saranno al centro della giornata di oggi con il punto di vista dell'Arabia Saudita e focus su Medio Oriente, Iran e Russia e il caso di Israele. Si parlerà, invece, di Europa domani, anche alla luce della Brexit, con l'intervento del primo vice presidente dell'Ue, Frans Timmermans. E poi via discorrendo del futuro dell'euro (all'incontro il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem e il Commissario per l'euro, Valdis Dombrovskis) ma anche di Irlanda e Polonia come casi di successo, della crisi dei migranti (con la partecipazione del ministro agli Interni, Angelino Alfano) e della situazione in Turchia. Domenica, come di consueto, giornata tutta italiana. Ad animare il dibattito ben cinque ministri (Orlando, Poletti, Giannini, Boschi e Calenda) ma anche i leader di Cgil (Camusso), Confindustria (Vincenzo Boccia), e per la politica il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Istat: crescita zero nel secondo trimestre, al rialzo la stima Pil su anno: +0,8% L'Istat ha rivisto al rialzo la stima di crescita del Pil del secondo trimestre 2016 rispetto al secondo trimestre 2015. In base ai nuovi calcoli, l'economia italiana è cresciuta nel periodo dello 0,8% contro il +0,7% indicato in via preliminare il 12 agosto scorso. Migliorano le stime di crescita acquisita per il 2016. Secondo i calcoli dell'Istat aggiornati al secondo trimestre, il Pil acquisito per quest'anno - quello che si registrerebbe se anche nei prossimi due trimestri la variazione congiunturale fosse nulla - sarebbe dello 0,7%. Il 12 agosto scorso, l'Istituto di statistica aveva indicato un acquisito leggermente inferiore, pari a +0,6%. Nel secondo trimestre del 2016 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente. Nel secondo trimestre 2016, le statistiche Istat sul Pil mostrano incrementi congiunturali per il valore aggiunto di agricoltura (0,5%) e servizi (0,2%) mentre diminuisce (-0,6%) quello dell'industria. Lo si evince dai dati sui conti economici trimestrali che scendono in dettaglio sull'andamento dei vari settori dell'economia. Taglio imposte dirette per tutti Annuncio/conferma dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla radio (Rtl 102,5): il taglio delle tasse non si applicherà solo alle società di capitali ma riguarderà anche le imprese più piccole come le società di persone e le ditte individuali. Due le novità: - introduzione dell’imposta sul reddito dell’imprenditore (Iri); - parificazione dell’aliquota Iri a quella Ires (che dal prossimo 1° gennaio scenderà dal 27,5% al 24% come regolato dalla legge di Stabilità 2016). IRI La tassa piatta, l'IRI, prevede la tassazione proporzionale al posto di quella progressiva Irpef, indipendentemente dalla forma societaria con cui operano e dalle dimensioni dell’azienda e prevede un sistema di premialità per chi investe sulla crescita dimensionale della propria struttura, lasciando gli utili in azienda. Le altre misure annunciate Verrà diminuito il canone Rai per il prossimo anno e sugli autonomi ci sarà un intervento per dare certezze ai giovani. Nelle mire del Governo anche l'introduzione del regime di cassa di tutte le attività che oggi sono in contabilità semplificata (le tasse saranno pagate su quanto realmente incassato con la liquidazione delle fatture) e l'eliminazione dell'ingorgo di tasse in un solo giorno, come già spiegato dal viceministro Casero (“L’obiettivo è di realizzare nei prossimi sei mesi un calendario armonico di tutte le scadenze che tenga conto delle differenti esigenze di categorie, professionisti, conti pubblici e agenzia delle Entrate e soprattutto non preveda più tax day ingestibili e proroghe dell’ultima ora”). Infine, sulla maxi-multa della Commissione europea ad Apple: “È importante che l’Ue lavori sulla web tax che deve essere uguale per tutti”. ****** 7) Convegno commercialisti: due giorni di dibattito sulle politiche del lavoro Convegno a Roma il 15 e 16 settembre. Il presidente dell’Inps Boeri tra i relatori Due giorni di confronto e tre tavole rotonde sulle tematiche del lavoro. E’ fissato per i prossimi 15 e 16 settembre a Roma, presso l’Acquario romano, l’appuntamento con il 3° convegno nazionale dei commercialisti del lavoro. Reti d’impresa, ruolo del commercialista quale garante di legalità nei rapporti tra imprese e amministrazioni pubbliche e sua attività di promozione delle politiche attive i temi al centro dell’assise. Nel corso dei lavori saranno inoltre illustrati i contenuti della convenzione stipulata tra Consiglio nazionale dei commercialisti e Università di Tor Vergata per la certificazione dei contratti di lavoro. Tra gli ospiti, nella prima delle due giornate, anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri e il direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Paolo Pennesi. Per il Consiglio nazionale dei commercialisti interverranno il presidente Gerardo Longobardi, il segretario Achille Coppola e il consigliere con delega ai temi del lavoro, Vito Jacono. La partecipazione al convegno - gratuita - dà diritto a dieci crediti formativi. L'iscrizione va effettuata sul sito www.odcec.roma.it alla voce Catalogo corsi in aula. ****** 8) Dati bancari all’estero utili per l’accertamento fiscale Utilizzabili nei confronti del contribuente in sede di accertamento e nel contenzioso tributario i dati acquisiti da un dipendente di una banca estera e ottenuti dal fisco italiano mediante gli strumenti di cooperazione comunitaria. Lista Falciani utilizzabile per accertamento: la Sesta sezione civile di Cassazione, con l’ordinanza n. 17503 del 1° settembre 2016, ha accolto il ricorso promosso dall’Agenzia delle Entrate contro la decisione con cui i giudici di merito avevano affermato l’inutilizzabilità, a sostegno di un accertamento tributario a carico di un contribuente, dei dati contenuti nella Lista Falciani. La Corte ha ribadito l’utilizzabilità, ai fini dell’accertamento di una pretesa fiscale e nel contraddittorio con il contribuente, dei dati bancari trasmessi dall’autorità finanziaria francese a quella italiana e contenuti nella cosiddetta “Lista Falciani”, anche se acquisiti con modalità illecite ed in violazione del diritto alla riservatezza bancaria. Ciò, senza onere di preventiva verifica da parte dell’autorità destinataria. Dati acquisiti mediante strumenti di cooperazione Nel caso come quello esaminato, del resto – ha precisato la Suprema corte – gli elementi posti dal Fisco a base dell’accertamento risultano trasmessi dall’amministrazione finanziaria francese a quella italiana nelle forme previste dalla direttiva 77/700/CEE e della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Francia nel 1989, ratificata con la Legge n. 20/1992, e dunque nell’ambito delle procedure sullo scambio di informazioni previste dalla direttiva e dalla convenzione. I dati acquisiti dal dipendente della banca residente all’estero, ossia, nonostante l’eventuale illecito commesso da quest’ultimo e la violazione dei doveri di fedeltà e riservatezza, sono stati ottenuti dal Fisco italiano mediante i prescritti strumenti di cooperazione comunitaria e sono, pertanto, utilizzabili. Elementi utilizzabili dal Fisco L’ufficio finanziario, ha spiegato la Suprema Corte, nella sua attività di accertamento dell’evasione fiscale, può avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario, salvo quelli la cui inutilizzabilità discenda da una disposizione di legge o dal fatto di essere stati acquisiti dall’amministrazione, in violazione di un diritto del contribuente. ****** 9) L’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin è soggetta ad Iva (sia pure in esenzione), Ires e Irap L’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin, svolta in modo professionale ed abituale, costituisce una attività rilevante oltre agli effetti dell’Iva (anche se comunque è esente da tale imposta sul valore aggiunto) anche dell’Ires e dell’Irap. Lo precisa l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016. Il bitcoin è una tipologia di moneta “virtuale”, o meglio “criptovaluta”, utilizzata come “moneta” alternativa a quella tradizionale avente corso legale emessa da una Autorità monetaria. La circolazione dei bitcoin, quale mezzo di pagamento si fonda sull’accettazione volontaria da parte degli operatori del mercato che, sulla base della fiducia, la ricevono come corrispettivo nello scambio di beni e servizi, riconoscendone, quindi, il valore di scambio indipendentemente da un obbligo di legge. Si tratta, pertanto, di sistema di pagamento decentralizzato, che utilizza una rete di soggetti paritari (peer to peer) non soggetto ad alcuna disciplina regolamentare specifica né ad una Autorità centrale che ne governa la stabilità nella circolazione. Ai fini Iva, il compenso per tale attività è determinato in misura pari al margine che scaturisce dalla differenza (ipotizzando il caso di vendita di bitcoin da parte dell’operatore), da un lato, tra il prezzo che il cliente è disposto a pagare per acquistare una unità di moneta virtuale e, dall’altro, la miglior quotazione del bitcoin stesso disponibile sul mercato. Pertanto, nel caso di specie (caso illustrato con l’istanza di interpello), l’attività che la Società intende porre in essere, remunerata attraverso commissioni pari alla differenza tra l’importo corrisposto dal cliente che intende acquistare/vendere bitcoin e la migliore quotazione reperita dalla Società sul mercato, debba essere assoggettata ai fini Iva quale prestazione di servizi esenti ai sensi dell’articolo 10, primo comma, n. 3), del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. Coerentemente all’inquadramento giurisprudenziale europeo, ai fini della tassazione diretta, l’Agenzia ritiene che la Società debba assoggettare ad imposizione i componenti di reddito derivanti dalla attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin, al netto dei relativi costi inerenti a detta attività. Nella fattispecie in esame, in particolare, operativamente: - in caso di ordine di acquistare, il cliente anticipa le risorse finanziarie alla Società che, effettuato l’acquisto di bitcoin, provvede a registrare nel wallet (“borsellino”) del cliente i codici relativi ai bitcoin acquistati; - in caso di ordine di vendere, la Società preleva dal cliente i bitcoin e gli accredita, successivamente al completamento effettivo della vendita, la somma convenuta. Il guadagno (o la perdita) di competenza della Società è rappresentato dalla differenza tra quanto anticipato dal cliente e quanto speso dalla Società per l’acquisto o tra quanto incassato dalla Società per la vendita e quanto riversato al cliente. Tale elemento di reddito – derivante dalla differenza (positiva o negativa) tra prezzi di acquisto sostenuti dall’istante e costi di acquisto a cui si è impegnato il cliente (nel caso in cui quest’ultimo abbia affidato alla Società l’incarico a comprare) o tra prezzi di vendita praticati dall’istante e ricavi di vendita garantiti al cliente (nel caso di affidamento di incarico a vendere) – è ascrivibile ai ricavi (o ai costi) caratteristici di esercizio dell’attività di intermediazione esercitata e, pertanto, contribuiscono quali elementi positivi (o negativi) alla formazione della materia imponibile soggetta ad ordinaria tassazione ai fini Ires (ed Irap). Con riferimento, ai bitcoin che a fine esercizio sono nella disponibilità (a titolo di proprietà) della Società si ritiene che gli stessi debbano essere valutati secondo il cambio in vigore alla data di chiusura dell’esercizio e tale valutazione assume rilievo ai fini fiscali ai sensi dell’articolo 9 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir). Occorre, quindi, far riferimento al valore normale, intendendosi per tale il valore corrispondente alla quotazione degli stessi bitcoin al termine dell’esercizio. A tal fine potrebbe ben farsi riferimento alla media delle quotazioni ufficiali rinvenibili sulle piattaforme on line in cui avvengono le compravendite di bitcoin. Per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa. La Società, pertanto, non è tenuta ad alcun adempimento come sostituto d’imposta. Resta inteso, che l’Amministrazione Finanziaria ha facoltà, in sede di controllo, di acquisire le liste della clientela al fine di porre in essere le opportune verifiche anche a seguito di richieste da parte della Autorità giudiziaria. Antiriciclaggio Infine, l’Agenzia delle entrate ritiene che la Società istante, intenzionata ad esercitare professionalmente l’attività di negoziazione a pronti di valuta, sia assimilabile ai soggetti agli obblighi antiriciclaggio di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231. Pertanto, l’istante sarà tenuta agli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione nonché di segnalazione ai sensi del medesimo decreto legislativo n. 231 del 2007. ****** 10) Misure per l’efficienza della giustizia E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale del 31 agosto 2016, n. 203, il decreto legge 31 agosto 2016, n. 168, contenente misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di Cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari, nonché per l’attuazione del processo amministrativo telematico. Il decreto, come precisa Assonime nella nota del 1 settembre 2016, si muove su alcuni tra gli ambiti più rilevanti dell’organizzazione e del funzionamento del sistema giudiziario. Di seguito, si segnalano le novità più significative: a) definizione del contenzioso dinanzi alla Corte di Cassazione: i magistrati addetti all’ufficio del Massimario e del Ruolo potranno essere impiegati, eccezionalmente, per comporre i collegi giudicanti della Corte di Cassazione, al fine di rafforzare i presidi organizzativi necessari a un più rapido smaltimento dell’arretrato; b) maggiore funzionalità ed efficienza degli uffici giudiziari: per coprire i vuoti di organico della magistratura ordinaria, è previsto l’aumento fino a un decimo del numero dei posti disponibili tra quelli messi a concorso nel biennio 2014-2015; per contrarre i tempi di copertura delle vacanze di organico degli uffici giudiziari di primo grado, è ridotta la durata del tirocinio da 18 a 12 mesi dei magistrati dichiarati idonei nei concorsi banditi negli anni 2014-2015; è prevista la proroga del trattamento in servizio dei magistrati che ricoprono funzioni apicali presso la Corte di Cassazione, il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti, nonché degli avvocati dello stato presso la relativa Avvocatura; c) attuazione del processo amministrativo telematico (PAT): è confermato l’avvio del processo amministrativo telematico al 1° gennaio 2017; sono introdotte misure volte ad armonizzare gli strumenti del PAT con il codice dell’amministrazione digitale (domicilio digitale, estensione agli avvocati difensori dell’attestazione dell’efficacia probatoria delle copia per immagine di documenti cartacei), nonché misure volte a estendere l’utilizzo delle modalità di deposito degli atti anche per i soggetti non dotati di posta elettronica certificata (c.d. modalità upload). Vincenzo D’Andò