Diario quotidiano del 29 settembre 2016: società di comodo e richiesta di rimborso IVA

Pubblicato il 29 settembre 2016

1) Società di comodo: richiesta di rimborso Iva
2) Contenzioso tributario: condanna alle spese nella fase cautelare
3) L’accesso domiciliare rende nulli gli atti fiscali conseguenti
4) Il ricorso è inammissibile solo se non si ottempera all’ordine del giudice di munirsi di assistenza tecnica
5) Statuto del contribuente: verifiche fiscali sempre legittime se eseguite nei confronti del socio
6) Sistema Informativo Nazionale Prevenzione lavoro: definito il regolamento
7) Nota di aggiornamento al DEF: possibili contenuti della nuova legge di Bilancio
8) Anatocismo bancario dal 1 ottobre 2016
9) L’interpello alle Entrate non garantisce l’esonero dall’Irap per il medico convenzionato
10) Le somme rimborsate dal datore di lavoro per il servizio di Car Sharing non sono tassabili: questo vale anche per le trasferte all’interno dello stesso comune
recesso-immagineIndice: 1) Società di comodo: richiesta di rimborso Iva 2) Contenzioso tributario: condanna alle spese nella fase cautelare 3) L’accesso domiciliare rende nulli gli atti fiscali conseguenti 4) Il ricorso è inammissibile solo se non si ottempera all’ordine del giudice di munirsi di assistenza tecnica 5) Statuto del contribuente: verifiche fiscali sempre legittime se eseguite nei confronti del socio 6) Sistema Informativo Nazionale Prevenzione lavoro: definito il regolamento 7) Nota di aggiornamento al DEF: possibili contenuti della nuova legge di Bilancio 8) Anatocismo bancario dal 1' ottobre 2016 9) L’interpello alle Entrate non garantisce l’esonero dall’Irap per il medico convenzionato 10) Le somme rimborsate dal datore di lavoro per il servizio di Car Sharing non sono tassabili: questo vale anche per le trasferte all’interno dello stesso comune ****

1) Società di comodo: richiesta di rimborso Iva

L’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972 regola la disciplina dell’esecuzione dei rimborsi Iva anche in relazione alle novità introdotte in materia di istanze di interpello, contenzioso tributario e sanzioni.

Proprio l’Agenzia delle entrate, con la recente circolare n. 33/E/2016, ha esaminato il caso della richiesta di rimborso presentata dalla società di comodo, nonché l’obbligo di prestazione della garanzia per i soggetti in liquidazione e quelli raggiunti da un avviso di accertamento o rettifica nel biennio precedente. L’Amministrazione Finanziaria ha, inoltre, affrontato la fattispecie della sospensione del rimborso, con peculiare riguardo alle comunicazioni di irregolarità, ai pagamenti rateizzati in base agli istituti definitori e agli avvisi di liquidazione delle dichiarazioni di successione, ed ai versamenti dilazionati a seguito di cartelle di pagamento.

Comunicazione di irregolarità

In particolare, viene chiarito che se il contribuente riceve una comunicazione di irregolarità e non sono ancora passati 30 giorni oppure nel caso in cui vi sia un piano di rateazione che viene regolarmente pagato per un accertamento con adesione, un’acquiescenza, una conciliazione giudiziale o un reclamo/mediazione, queste circostanze non rappresentano carichi pendenti ai fini della sospensione dei rimborsi IVA.

Se, invece, l’omesso o il ritardato pagamento delle rate comporta la decadenza dal beneficio della rateazione il rimborso viene sospeso.

Non si considerano, inoltre, carichi pendenti:

- le somme riammesse al piano di rateazione;

- le rate di una cartella di pagamento non ancora versate.

Garanzia richiesta per i rimborsi

L’Agenzia ha poi precisato che, per semplificare l’erogazione dei rimborsi IVA, è stato eliminato l’obbligo generalizzato di prestazione della garanzia, che ricorre, solo per i rimborsi superiori a 15.000 euro e per i contribuenti considerati più “a rischio”, cioè quelli che, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, hanno ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica con significativi scostamenti tra quanto accertato e quanto dichiarato.

A tal fimene, l’integrale soddisfacimento della pretesa erariale nei termini di legge da parte del soggetto passivo - il quale non abbia reso necessaria alcuna ulteriore attività di riscossione da parte dell’Amministrazione ed abbia spontaneamente versato quanto richiesto - è idonea, comunque, a rimuovere gli effetti pregiudizievoli della notifica dell’atto impositivo nei due anni precedenti la richiesta, ai fini dell’erogazione del rimborso IVA senza prestazione della garanzia.

Sanzioni

Infine, in relazione agli aspetti sanzionatori (D.Lgs. n. 158/2015), nel caso della richiesta di rimborso Iva formulata in presenza della sola dichiarazione sostitutiva, o dell’attestazione in dichiarazione dei redditi di trovarsi nelle “oggettive situazioni” autovalutate, laddove sia successivamente accertata dall’Agenzia delle Entrate l’assenza delle condizioni di cui all’art. 30, co. 4-bis, L. 724/1994 – e, quindi, la non spettanza del rimborso del credito Iva – il contribuente è sanzionabile, a norma dell’art. 5, co. 4, D.Lgs. 471/1997, dal 90% al 180% della differenza di credito utilizzato o rimborsato.

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2) Contenzioso tributario: condanna alle spese nella fase cautelare

Dubbi di costituzionalità sulla previsione della condanna alle spese nella fase cautelare.

La CTP di Treviso, con l'ordinanza 15 gennaio 2016 n. 21, ha rimesso al vaglio della Corte Costituzionale l'art. 15 del D.Lgs 546/92, come modificato dal D.Lgs n.156/2015, rilevando un eccesso di delega in relazione alla previsione della condanna alle spese nella fase cautelare, in quanto la legge delega 14 marzo 2014 n. 23 all'art. 10, lett. b), n.11 sulle spese di giudizio nel processo tributario, nulla prevederebbe sul punto.

A sostegno del dubbio di legittimità costituzionale della predetta disposizione di legge, il collegio rimettente ha, inoltre, sottolineato che la non impugnabilità dell'ordinanza cautelare, neppure per ciò che riguarda le spese, rappresenti un palese contrasto con il principio del rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente, posto tra gli obiettivi fondamentali della legge delega 14 marzo 2014 n. 23.

ORDINANZA AI SENSI DELL'ART. 23 LEGGE N. 87 /1953

La Commissione Tributaria Provinciale di Treviso, sez. IV, composta da: (Omissis)

All'udienza del 12 gennaio 2016 questa commissione decideva sulla istanza di sospensione riservandosi di provvedere sulle spese della fase cautelare, provvedimento previsto dall'art. 15, II comma quater D.L.vo n. 546/92 come recentemente modificato dal D.L.vo n. 156/2015.

La riserva veniva assunta perche' questa commissione dubita della legittimita' costituzionale dell'art. 15, II comma quater citato, come modificato dal D.L.vo n. 546/92, per violazione dell'art. 76 Cost.

In particolare, ritiene che la disposizione normativa che estende la condanna alle spese anche alla fase cautelare sia viziata dall'eccesso di delega.

La legge delega 11 marzo 2014 n. 23 all'art. 10 stabilisce i principi e criteri direttivi ai quali deve attenersi il Governo nel legiferare in materia di revisione del contenzioso tributario.

Per quanto riguarda, in particolare, le spese del giudizio, l'art. 10, lett. b), n. 11 testualmente prevede "l'individuazione di criteri di maggior rigore nell'applicazione del principio della soccombenza ai fine del carico delle spese del giudizio, con conseguente limitazione del potere discrezionale del giudice di disporre la compensazione delle spese in casi diversi dalla soccombenza reciproca".

La legge delegata ha puntualmente osservato detta indicazione modificando l'art. 15 D.L.vo n. 546/92 che pone, oggi, piu' stringenti limiti alla compensazione delle spese.

Ma, osserva la commissione, la previsione della condanna alle spese nella fase cautelare non puo' ritenersi coerente con la ratio della legge delega che nulla prevede sul punto.

Pur tenendo presenti i principi elaborati dalla Corte Costituzionale in materia (per tutte, la sentenza n. 47/2014), non pare che il silenzio del legislatore delegante sul punto legittimi l'introduzione di una norma, quale quella che e' qui censurata, che non rappresenta ne' un coerente sviluppo logico ne' un ragionevole completamento dei principi e criteri posti dal delegante. Occorre, infatti, considerare che:

- l'art. 10 della legge delega prevede soltanto di dare maggior rigore al principio della condanna alle spese in caso di soccombenza nel giudizio e, nemmeno implicitamente, allude alle spese della fase cautelare;

- l'ordinanza cautelare non e' impugnabile nemmeno per cio' che riguarda le spese, in palese contrasto con il "rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente" che il legislatore delegante ha posto come uno degli obiettivi della delega (art. 10, I comma legge n. 23/2014);

- la condanna alle spese della fase cautelare non e' immediatamente esecutiva, diversamente da quanto dispone l'art. 669 septies cod. civ. (al quale pare essersi ispirata la norma che si