Diario quotidiano del 27 settembre 2016: in arrivo le modifiche al Jobs Act

Pubblicato il 27 settembre 2016



1) Niente accertamento fiscale al contribuente che acquistando l’auto si fa aiutare dal figlio disabile
2) Tassazione per il regime della trasparenza entro il 30 settembre 2016
3) Non paga l’Irap l’avvocato che fa anche il professore universitario
4) Jobs Act: Dlgs approvato in via definitiva dal governo
5) L’avviso di accertamento si notifica solo alla società di persone e non anche al socio
6) Niente registratore di cassa per il venditore ambulante di dolciumi nell’ambito di sagre e fiere
7) Non devono pagare l’Imu i coniugi con prima casa in due comuni diversi
8) Dogane: pronto il pacchetto software sulle agevolazioni previste per gli autotrasportatori
9) Permessi 104/92 anche ai conviventi more uxorio
10) Società cessata: il diritto di credito si trasferisce ai soci pro quota
11) Tassa rifiuti: accertamento nullo se non ben motivato

diario-quotidiano-articoli-8Indice:

1) Niente accertamento fiscale al contribuente che acquistando l’auto si fa aiutare dal figlio disabile; 2) Tassazione per il regime della trasparenza entro il 30 settembre 2016 3) Non paga l’Irap l’avvocato che fa anche il professore universitario 4) Jobs Act: D.lgs. approvato in via definitiva dal governo 5) L’avviso di accertamento si notifica solo alla società di persone e non anche al socio 6) Niente registratore di cassa per il venditore ambulante di dolciumi nell’ambito di sagre e fiere 7) Non devono pagare l’Imu i coniugi con prima casa in due comuni diversi 8) Dogane: pronto il pacchetto software sulle agevolazioni previste per gli autotrasportatori 9) Permessi 104/92 anche ai conviventi more uxorio 10) Società cessata: il diritto di credito si trasferisce ai soci pro quota 11) Tassa rifiuti: accertamento nullo se non ben motivato ***   1) Niente accertamento fiscale al contribuente che acquistando l’auto si fa aiutare dal figlio disabile Non è valido l’accertamento fiscale fatto al contribuente per l’acquisto del veicolo utilizzando i soldi derivanti dall’indennità di accompagnamento percepita dal figlio disabile. Il tema è stato evidenziato dalla Commissione Tributaria Regionale Basilicata con la sentenza n. 324/2016 che ha respinto le accuse mosse dall’Agenzia delle entrate sul caso. Peraltro, come è noto, la stessa indennità di accompagnamento percepita dal disabile, o dal genitore se questi e minore, non solo non è tassabile, ma non deve neppure essere dichiarata nel Modello Unico o Modello nel 730, poiché trattasi, in sostanza, di una sorta di “minimo risarcimento” materiale al fine di tentare di potere alleviare i disagi arrecati dalla disabilità. Pertanto, le somme erogate non sono imponibili ai fini Irpef e il loro impiego per l’acquisto di un bene di un certo costo, come nel caso dell’auto, non può costituire oggetto di contestazione da parte del fisco. Questo fa si che abbia meno possibilità di essere oggetto di accertamento fiscale, rispetto a una persona qualsiasi, il disabile che percepisce l’indennità di accompagnamento: tale somma, infatti, non indica necessariamente una maggiore capacità contributiva del soggetto. ****** 2) Tassazione per il regime della trasparenza entro il 30 settembre 2016 Le società a responsabilità limitata a ristretta base partecipativa (fino a 10 soci) e le società cooperative possono esercitare l’opzione per il regime della “piccola” trasparenza fiscale di cui all’art. 116 del Tuir, con riferimento al triennio 2016 – 2018, mediante comunicazione da inviare alle Agenzia delle Entrate entro il prossimo 30 settembre. Dal 2015 l’opzione per la trasparenza si comunica all’interno di Unico, entro il 30 settembre, con il nuovo quadro OP e non più entro il 31/12. Per le società neocostituite (primo anno di attività), o trasformate in SRL nel 2016 è consentita la possibilità di optare per il regime di trasparenza già a decorrere dal 2016, compilando ed inviando il “vecchio” modello di comunicazione entro il 30.9.2016 (risoluzione n. 80/E). Tassazione per le “piccole” SRL Questo regime permette di tassare il reddito prodotto dalle SRL e dalle Scarl, possedute esclusivamente da persone fisiche, con le modalità delle società di persone: il reddito determinato in capo alla società viene ripartito e tassato in capo ai soci in relazione alle rispettive quote di partecipazione, mentre l’Irap continuerà ad essere dovuta dalla società. Al pari delle società di persone, il reddito viene tassato in capo ai soci indipendentemente dall’effettiva percezione, con riferimento al periodo di competenza; d’altro canto, quando la società distribuirà (anche in periodi d’imposta successivi alla vigenza dell’opzione) le riserve che sono state accantonate in vigenza dell’opzione per la trasparenza, i dividendi non subiranno alcuna ulteriore tassazione in capo ai soci. Vantaggi e svantaggi I principali vantaggi derivanti dall’opzione sono i seguenti: - se i soci hanno un’aliquota marginale Irpef inferiore a quella Ires (ad oggi il 27,5%) si ottiene una riduzione della tassazione complessiva; - si evita di tassare una seconda volta il dividendo in sede di distribuzione (si ricorda infatti che il dividendo distribuito partecipa, seppure parzialmente, al reddito complessivo del socio se la partecipazione è qualificata oppure è tassato con una sostitutiva del 26% se la partecipazione è non qualificata); - si migliorano gli indici reddituali della società e quindi le analisi poste in essere dal sistema bancario (non sono accantonate in bilancio le imposte, quindi l’utile risulta formalmente più elevato); - incrementando il reddito dichiarato dal socio, si allontanano i rischi di eventuali verifiche fiscali legate alle manifestazioni della capacità di spesa del socio stesso (redditometro e spesometro). L’opzione per il regime presenta anche degli svantaggi (o, per meglio dire, degli aspetti a cui occorre prestare particolare attenzione prima di esercitare l’opzione): - poiché sono i singoli soci a versare le imposte in luogo della società anche senza aver ricevuto alcun dividendo, occorre pianificare con attenzione le risorse finanziarie necessarie per tali pagamenti; - sotto il profilo tributario la società diventa responsabile in solido con i soci per le obbligazioni tributarie di questi; al contrario, senza opzione per il regime di trasparenza, la società è responsabile solo per le imposte da questa dovute. Il regime deve quindi essere sconsigliato se esistono rischi fiscali in capo alla società ovvero se non esiste perfetta sintonia tra i soci. Non si tratta di una soluzione valida per tutti ma per alcune situazioni la trasparenza fiscale può essere un’utile alternativa da valutare. Requisiti I requisiti necessari per esercitare l’opzione di cui alla lett. 116 del Tuir, ossia per aderire al regime riservato alle SRL e alle società cooperative, sono: - un volume di ricavi non superiore alle soglie previste per l’applicazione degli studi di settore; - una compagine sociale composta esclusivamente da persone fisiche in un numero non superiore a 10 (se Srl) o 20 (se cooperative); - raccogliere il consenso di tutti i soci, mediante comunicazione da inviarsi alla società; - inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione da parte della società trasparente. Consenso dei soci Per procedere all’opzione per la trasparenza, la società ha la necessità di acquisire il previo consenso da parte dei soci, mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno inviata alla partecipata. L’Agenzia delle Entrate esclude la possibilità di utilizzare una raccomandata a mano, in quanto la ricevuta di ritorno risponde all’esigenza di rendere certa la volontà dei soci, in merito all’adesione al regime della traspa¬renza fiscale, non soltanto nei confronti della parte¬cipata, ma anche dell’Amministrazione Finanziaria. Un caso particolare è quello della SRL unipersonale dove il socio è il medesimo amministratore: in questa situazione risulta davvero paradossale che il socio debba manifestare, nei fatti a se stesso, la volontà di esercitare l’opzione. Sul punto l’Agenzia si è espressa (con la R.M. n. 361/E/2007) affermando che in questo caso l’opzione per la trasparenza fi¬scale deve ritenersi validamente perfezionata anche qualora manchi l’espressa comunicazione formale del socio unico. Termini e modalità di comunicazione Termine e durata dell’opzione: la comunicazione ha validità triennale ed è irrevocabile per i tre periodi d’imposta di validità; per l’anno solare 2016, il termine ultimo per poter adottare l’opzione con riferimento al triennio 2016–2018 è il 30 settembre 2016. Le SRL già costituite, che intendono esercitare l’opzione o il rinnovo per il regime di trasparenza non sono tenute ad inviare all’Agenzia delle Entrate l’apposito modello, ma dovranno esercitare l’opzione direttamente nel mod. Unico 2016 SC, compilando il quadro OP, da presentare entro il 30.09.2016. Per le SRL neocostituite nel 2016 (primo anno di attività), o le società di persone trasformate in SRL nel 2016 è consentita la possibilità di optare per il regime di trasparenza già a decorrere dal 2016, compilando ed inviando il “vecchio” modello di comunicazione entro il 30.9.2016 (risoluzione n. 80/E/2015). ****** 3) Non paga l’Irap l’avvocato che fa anche il professore universitario E’ salvo l’avvocato che svolge anche la funzione di professore universitario, difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18734 del 23 settembre 2016, ha stabilito che non è dovuta l’Irap dall’avvocato che svolge anche la professione di docente universitario, magari anche avvalendosi del supporto di una dattilografa part-time. In tal modo, la Corte suprema, nel respingere il ricorso dell’Agenzia delle entrate, ha confermato la decisione con la quale la Ctr di Perugia aveva escluso il prelievo fiscale per il professionista, data la sua attività presso l’ateneo e il fatto che si avvalesse di collaboratori solo “strumentali” all’attività esercitata. Dunque, in tema di IRAP, non ricorre il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione in capo al docente universitario che esercita la professione di avvocato solo in modo residuale con beni strumentali minimi e avvalendosi della collaborazione di una dattilografa part time. La CTR di Perugia ha annullato una cartella di pagamento indirizzata a un avvocato che non aveva versato l’imposta regionale sulle attività produttive. Il Giudice d’appello non ha ritenuto sussistente il requisito applicativo del tributo, atteso che: - il contribuente svolgeva l’attività di docente universitario in via principale e la libera professione in modo residuale; - il medesimo, nell’esercizio della libera professione, aveva utilizzato beni strumentali minimi e la collaborazione di una dipendente part-time. Ebbene, la Cassazione ha respinto il conseguente ricorso dell’Agenzia delle Entrate la quale ha lamentato la violazione di legge (artt. 2 e 3 D.Lgs. n. 446/97). Proprio a tal fine, la CTR ha rilevato che il contribuente si è avvalso di una dattilografa part-time; elemento che, unito all'utilizzo di beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell’attività, quali un'automobile e altri strumenti di piccola entità necessari a qualsiasi professionista, non è suscettibile di combinarsi con il lavoro del professionista, di potenziarne le possibilità e, conseguentemente, di configurare la presenza di autonoma organizzazione. ****** 4) Jobs Act: dlgs approvato in via definitiva dal governo Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato in via definitiva, ai sensi della legge di delega – Jobs Act, un decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2016, n. 81, e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151. Vengono specificate le integrazioni apportate ai cinque decreti legislativi emanati in attuazione della legge delega n. 183 del 2014, cosiddetta Jobs Act. Decreto legislativo n. 81 del 2015 Le integrazioni apportate riguardano il lavoro accessorio (i cosiddetti voucher) e sono volte a garantire la piena tracciabilità dei voucher. Mutuando la procedura già utilizzata per tracciare il lavoro intermittente, si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Decreto legislativo n. 148 del 2015 Le novità di maggior interesse riguardano: la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà «difensivi» in contratti di solidarietà «espansivi», così da favorire l’incremento degli organici e l’inserimento di nuove e più aggiornate competenze; la possibilità per le imprese di rilevante interesse strategico per l'economia nazionale, che abbiano concluso accordi in sede governativa entro il 31 luglio 2015, di richiedere la reiterazione della riduzione contributiva di cui all’articolo 6, comma 4, del decreto legge n. 510 del 1996 per la durata stabilita da apposita commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e comunque entro il limite di 24 mesi; il miglioramento della NASpI riconosciuta ai lavoratori con qualifica di stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali; l’ampliamento, per l’anno 2016, della percentuale (dal 5% al 50%) delle risorse finanziarie non spese che le regioni e le province autonome possono utilizzare, anche in deroga ai criteri di cui al decreto n. 83473 del 2014, per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga. In alternativa, è prevista la possibilità per le regioni e province autonome di destinare le risorse non spese ad azioni di politica attiva; l’aumento del finanziamento destinato al pagamento della CIGS per le imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata o destinatarie di interdittiva antimafia; la possibilità di autorizzare un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria per le imprese operanti nelle c.d. aree di crisi complessa già individuate. La prestazione può essere concessa, per non più di 12 mesi. Per accedere alla misura le imprese devono presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori. Decreti legislativi n. 149, 150 e 151 del 2015 Sono previste alcune precisazioni riguardanti questioni organizzative e gestionali dell’Ispettorato dell’ISFOL e dell’ANPAL, nonché la disciplina in materia di diritto al lavoro delle persone con disabilità. Voucher tracciabili Le novità di riforma dei voucher rispondono all'esigenza di contrastare l'utilizzo dei buoni-lavori con cui sono retribuite le prestazioni occasionali, ritenuti fonte di lavoro irregolare. Due le soluzioni: la tracciabilità e i controlli. La prima via è l'adeguamento della comunicazione preventiva alle stesse regole già previste per il lavoro a chiamata. In particolare, mentre la disciplina oggi richiede che la comunicazione preventiva venga fatta prima dell'inizio delle prestazioni con riferimento a un arco temporale non superiore ai 30 giorni successivi, con le modifiche approvate il 23 settembre 2016 la comunicazione dovrà avvenire almeno 60 minuti prima dell'inizio di ogni prestazione e andrà fatta alla sede territoriale dell'Ispettorato del lavoro (dunque alla direzione territoriale del lavoro). La comunicazione andrà fatta mediante sms o e-mail e dovrà riportare i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, luogo e durata della prestazione. Pesante la sanzione in caso di violazione (la stessa prevista per il lavoro intermittente): da 400 a 2.400 euro per ogni lavoratore per il quale sia stata omessa la comunicazione, senza possibilità di applicare la procedura di diffida. Al settore agricolo è riservata una disciplina diversa. Prima di tutto cambiano i limiti massimi di utilizzo; oggi, di norma, i voucher possono essere utilizzati fino a 7.000 euro netti per lavoratore da parte di tutti i committenti. A quelli con partita Iva (imprese e professionisti) il limite scende a 2.000 euro netti. la modifica stabilisce che il minor limite (2.000 euro) non vale nei confronti dei committenti agricoli (di fatto, già oggi è così per via di una soluzione amministrativa adottata dal ministero del lavoro, circolare n. 4/2013). In secondo luogo, per il settore agricolo è previsto che la comunicazione preventiva possa avere una durata superiore di riferimento: la prestazione denunciata, infatti, potrà riguardare un periodo fino a tre giorni. Controlli ad hoc sui voucher (e tirocini) La seconda via di contrasto dei voucher è l'introduzione di controlli ad hoc. Infatti, si stabilisce che le direttive emanate dal ministro del lavoro per l'esercizio dell'attività di vigilanza devono contenere “anche specifiche linee d'indirizzo per la vigilanza sul corretto utilizzo delle prestazioni di lavoro accessorio”. A proposito di controlli, il correttivo precisa e chiarisce pure che nell'attività di contrasto al lavoro sommerso e irregolare rientra anche l'attività di verifica del corretto uso dei tirocini. Solidarietà, da difensiva a espansiva Ritorna la solidarietà espansiva. Il Jobs act, modificandone la disciplina, aveva lasciato in vita il contratto di solidarietà c.d. difensivo (è tale quel contratto stipulato dall'impresa attraverso contratti collettivi aziendali per stabilire una riduzione dell'orario di lavoro al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale anche attraverso un suo più razionale impiego), quale causale d'intervento della cassa integrazione guadagni straordinaria. Il correttivo introduce la possibilità di trasformare il contratto di solidarietà da difensivo in espansivo (finalizzato all'assunzione di nuovo personale). In particolare, tale possibilità è concessa ai contratti in corso da almeno 12 mesi e a quelli stipulati prima del 1° gennaio 2016, a condizione che la riduzione dell'orario di lavoro non sia superiore a quella già concordata. In tal caso, i lavoratori ricevono un trattamento d'integrazione salariale d'importo pari al 50% di quello (cigs) previsto prima della trasformazione del contratto, senza tuttavia subire una «perdita» di retribuzione. L'altro 50%, infatti, è intascato in busta paga sotto forma d'integrazione retributiva a carico del datore di lavoro su cui però non sono pagati i contributi previdenziali (vige, comunque, la contribuzione figurativa). Nuovo incentivo per la solidarietà Altra novità è il riconoscimento di un incentivo ai datori di lavoro in caso di ricorso al contratto di solidarietà. In particolare, sarà loro concesso, per ogni lavoratore e ogni mensilità di paga, un contributo pari al 15% della retribuzione. In sostituzione di tale contributo, per i lavoratori d'età compresa tra i 15 e i 29 anni, il datore di lavoro potrà beneficiare, per i primi tre anni e comunque non oltre il compimento di 29 anni d'età del lavoratore assunto, della riduzione dei contributi in misura pari a quella prevista per gli apprendisti. I due incentivi sono confermati anche in caso di trasformazione della solidarietà da difensiva a espansiva. ****** 5) L’avviso di accertamento si notifica solo alla società di persone e non anche al socio L’Amministrazione finanziaria non ha l’obbligo di notificare al socio l’avviso di accertamento o di rettifica dell'IVA, poiché l’accertamento effettuato nei confronti della società ha effetto anche nei confronti del socio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16713 del 9 agosto 2016, che ha rovesciato la decisione della Ctr di Firenze, che era stata favorevole al contribuente. La Suprema Corte, dopo avere ricostruito due tesi interpretative, è pervenuta alla conclusione che, se il debito della società è un debito dei soci e che se non è perciò necessario che a questi ultimi sia notificato l'atto impositivo concernente un debito sociale, se esso sia stato notificato alla società, essendo bastevole ai fini della loro escussione la notifica della cartella di pagamento ovvero dell’avviso di mora, l’interruzione della prescrizione che, con la notifica della cartella di pagamento alla società, abbia avuto luogo nel termine decennale dell’art. 2935 decorrente dal momento in cui il pregresso atto impositivo sia divenuto definitivo, operi, per un altrettanto stabile indirizzo anche nei confronti dei soci. Sicché è risultato palese l’errore di impostazione compiuto dalla CTR, allorché ha ritenuto prescritto il credito erariale nei confronti dell’intimata sul rilievo che, essendo il credito divenuto definitivo nell'anno 1995 (così la narrativa della sentenza), la notificazione ad essa della cartella di pagamento con cui se ne reclamava la riscossione in data 27.7.2006 era tardiva essendo avvenuta oltre il termine decennale di prescrizione. Il giudice d'appello, ragionando in questi termini, ha fatto invero mostra di ignorare manifestamente l'assetto che nell'ordinamento positivo delle società di persone assume il rapporto tra soci e società in relazione ai debiti sociali, prescindendo — ed in ciò incorrendo nel denunciato errore di diritto — dall'iniziale assetto secondo cui i debiti della società sono debiti dei soci e l'interruzione della prescrizione che abbia luogo nei confronti della prima — nella specie, pacificamente intervenuta il 2.7.2001 — è efficace anche nei confronti dei soci, onde non è prescritto, come invece affermato nella specie, il credito erariale di cui si intimi, come qui, il pagamento a mezzo della notificazione dell'atto riscossivo in data 27.7.2006. ****** 6) Niente registratore di cassa per il venditore ambulante di dolciumi nell’ambito di sagre e fiere Il venditore ambulante di dolciumi, in relazione alla natura marginale dell’attività svolta in occasione di sagre e fiere religiose, non ha l’obbligo di munirsi di misuratore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18674 del 23 settembre 2016. Il venditore ambulante di dolciumi con un semplice bancone in occasione di sagre e fiere religiose svolge attività marginale: non ha, quindi, l’obbligo di munirsi di registratore di cassa né di emettere scontrini fiscali. Si tratta di adempimenti che non sono obbligatori qualora si tratti di una attività marginale, come nel caso di specie. Rileva la Corte che la normativa del settore dispone l’esenzione dall’obbligo dello scontrino fiscale per le attività di smercio che non implichino la produzione delle merci medesime, che richiedono un minimo apparato strumentale e l’impiego di attrezzature motorizzate. Tuttavia, secondo la Cassazione, il termine “motorizzato” indica chi sia dotato di veicolo a motore nell’ambito del commercio ambulante: per cui l’obbligo di emettere lo scontrino non scatta per chi ha sì un’attrezzatura motorizzata, ma che gli consente solo di dislocare agevolmente una postazione di vendita a posto fisso da un luogo a un altro. Il secondo requisito per non essere soggetti all’obbligo dell’emissione dello scontrino è che tale attività non sia quella principale del venditore, ma solo occasionale. Se, infatti, il contribuente è già possessore di altro reddito (ad esempio svolge lavoro dipendente) e la vendita di dolci alla fiera serve solo per “arrotondare lo stipendio”, non c’è alcun obbligo di emissione dello scontrino fiscale. ****** 7) Non devono pagare l’Imu i coniugi con prima casa in due comuni diversi Coniugi con case in città diverse: il comune non può chiedere l’Imu. L’esenzione Imu e Tasi per l’abitazione principale si applica anche a due immobili posseduti dai coniugi, purché si trovino in comuni diversi e, ciò risulti dalle loro residenze anagrafica. Lo ha stabilito la Ctp Bari, con la sentenza 2533/10/2016. Imu e Tasi non si pagano più sull’abitazione principale grazie all’esenzione di recente introduzione; questo beneficio spetta però non solo a marito e moglie che abbiano residenza e dimora nello stesso immobile, ma anche ai coniugi con un immobile ciascuno in città diverse. In particolare nessuno dei due pagherà né l’Imu, né la Tasi a condizione che: - i due immobili si trovino in due comuni diversi; - presso ciascun immobile ciascuno dei due coniugi abbia fissato la propria residenza anagrafica (o dimora abituale) comunicando al relativo comune. Accertamento induttivo E’ illegittimo l’accertamento induttivo se non considera le varie tipologie di merce e che non faccia esplicito riferimento alle medie di settore. Così si è espressa la Corte di Cassazione (Cas. 18662/2016). Cartella illegittima E’ illegittima la cartella basata su un avviso di accertamento mai recapitato al contribuente. Il messo comunale si era recato presso l’abitazione indicata senza, tuttavia, effettuare ulteriori ricerche su dove il contribuente si potesse essere trasferito domandandolo magari anche alla portinaia (Cas. 18637/2016). ****** 8) Dogane: pronto il pacchetto software sulle agevolazioni previste per gli autotrasportatori L’Agenzia delle Dogane con la nota pubblicata il 26 settembre 2016 comunica che è disponibile il pacchetto software relativo alle agevolazioni previste per gli autotrasportatori afferente il 3° trimestre 2016 - Benefici per il gasolio da autotrazione. In relazione al bonus, l’Agenzia evidenzia che, per quanto attiene ai consumi di gasolio effettuati tra il 1° luglio e il 30 settembre dell’anno in corso, la dichiarazione necessaria alla fruizione dei benefici fiscali previsti dalla legislazione vigente dovrà essere presentata dal 1° al 31 ottobre 2016. A tal riguardo viene affermato quanto segue. Disponibilità del software Sul sito Internet dell’Agenzia, all’indirizzo www.agenziadogane.gov.it (Dogane – In un click – Accise – Benefici per il gasolio da autotrazione – Benefici gasolio autotrazione 3° trimestre 2016) è disponibile il software aggiornato per la compilazione e la stampa della dichiarazione relativa al terzo trimestre 2016. Per i soggetti che non si avvalgono del Servizio Telematico Doganale – E.D.I., per il quale si rinvia al paragrafo V), si rammenta che il contenuto della dichiarazione di consumo presentata in forma cartacea e resa ai sensi degli artt. 47 e 48 del D.P.R. n. 445/2000 deve essere riprodotto su supporto informatico (CD-rom, DVD, pen drive USB) da consegnare unitamente alla medesima dichiarazione. Come precisato con la Circolare n. 125/D, del 20.06.2000, sono competenti alla ricezioni delle dichiarazioni: - per le imprese nazionali: l’Ufficio delle Dogane territorialmente competente rispetto alla sede operativa dell’impresa o, nel caso di più sedi operative, quello competente rispetto alla sede legale dell’impresa o alla principale tra le sedi operative; - per le imprese comunitarie obbligate alla presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia: l’Ufficio delle Dogane territorialmente competente rispetto alla sede di rappresentanza dell’impresa; - per le imprese comunitarie non obbligate alla presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia: l’Ufficio delle Dogane di Roma I. ***** 9) Permessi 104/92 anche ai conviventi more uxorio Anche i conviventi more uxorio hanno diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese per assistere un familiare affetto da grave handicap secondo quanto previsto dalla Legge 104/92. Secondo la sentenza n. 213/2016 della Corte Costituzionale, depositata il 23 settembre 2016, è illegittimo limitare il diritto ad usufruire del permesso mensile per fornire assistenza al disabile solo a coniugi, parenti o affini fino al 2° grado così come è inviolabile il diritto alla salute psico-fisica del disabile. La questione aveva già interessato il Tribunale di Livorno, chiamato ad esprimersi sul caso di una lavoratrice dipendente che si era vista negare il permesso per assistere il convivente more uxorio affetto dal morbo di Parkinson. I giudici della Consulta invocano, con questa sentenza, l'art. 3 della Costituzione che tutela l’uguaglianza dei cittadini per affermare che pur “restando comunque diversificata la condizione del coniuge da quella del convivente, la contraddittorietà logica della esclusione del convivente dalla previsione di una norma che intende tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile”. Con questa sentenza la Corte specifica che non si intende equiparare coniuge e parenti ai conviventi ma che si vuole tutelare la salute del soggetto affetto da disabilità assicurandogli la vicinanza della persona con cui ha una "relazione affettiva". Se questo principio non venisse rispettato, infatti, “il diritto, costituzionalmente presidiato, del portatore di handicap di ricevere assistenza nell’ambito della sua comunità di vita, verrebbe ad essere irragionevolmente compresso, non in ragione di una obiettiva carenza di soggetti portatori di un rapporto qualificato sul piano affettivo, ma in funzione di un dato normativo rappresentato dal mero rapporto di parentela o di coniugio”. (Consiglio nazionale consulenti del lavoro, nota del 26 settembre 2016) ****** 10) Società cessata: il diritto di credito si trasferisce ai soci pro quota Nell’ipotesi di società cessata, il diritto di credito della stessa si trasferisce ai soci che possono invocarlo “pro quota”. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale per la Lombardia, Sezione/Collegio 13, con la sentenza n. 3766 del 24 giugno 2016. Nel caso di specie, la controversia riguarda la domanda di rimborso integrale di un credito Iva, avanzata solo da tre dei quattro ex soci di una società cessata. In appello l’Agenzia delle entrate ha eccepito la carenza di legittimazione attiva dei ricorrenti, a suo dire, non legittimati ad agire per l’intero rimborso del credito Iva. Dunque, i soci ricorrenti, titolari ciascuno di una quota pari al 25% possono agire solo per i ¾ del credito spettante a titolo di rimborso (Cass. , SS. UU., 2951/2016). E' quindi consentito a ciascuno dei soci di agire ma, in caso di azioni individuali, solo pro-quota. Nel caso di specie, come emerge chiaramente dalla visura prodotta, i soci della cessata V. s.r.l. sono, in pari misura (25%): B. M. G., B. G., G. E., G. F.. G. F. non ha agito in giudizio e nemmeno risulta che il credito sia stato ceduto. Ne consegue che l’azione dei ricorrenti non poteva essere proposta se non per i tre/quarti del credito spettante a titolo di rimborso (9.270 : 4 = 2.317,5; tre/quarti = 6.952,50). In base ai rilievi svolti, viene rilevata la legittimazione dei soci ricorrenti per il solo minori importo di euro 6.952,50. L'accoglimento dell'eccezione non è considerata ai fini della soccombenza, tenuto conto del comportamento processuale contraddittorio dell'Agenzia delle Entrate che non ha sollevato l'exceptio in primo grado. Onere della prova Viene ricordato che le parti del processo non possono articolare le rispettive difese secundum eventum litis ossia in modo progressivo in reazione alle decisioni dei giudici, assunte nei vari gradi del giudizio. La linearità e logicità dello sviluppo processuale, all'ombra dei principi costituzionali scanditi dall'art. 111 Cost., impone alla parte di focalizzare la sua difesa nel giudizio di primo grado ed eventualmente di difenderla nel giudizio di appello ove non accolta. Vi deve dunque essere coincidenza tra thema decidendum in primo grado e thema decidendum in secondo grado in quanto il processo è regolato dalla Legge e non dai desiderata dei litiganti. Viene poi osservato quanto segue. Nel giudizio di primo grado, l'Ufficio erariale si è difeso dalla pretesa avversaria facendo valere ragioni di merito: in particolare, l'omessa compilazione del modello VR da parte del presunto creditore IVA ai fini del rimborso. L'Ufficio ha poi svolto argomenti giuridici in merito al termine di decadenza e di prescrizione. Nell'atto di appello, peraltro redatto in modo discorsivo e non per punti di censura della parte motiva aggredita, l'Ufficio erariale ha fatto valere argomenti difensivi "nuovi": in particolare, ha eccepito per la prima volta la mancanza di prova del credito da parte dei creditori. Si tratta di questione di merito non rilevabile d'ufficio che l'Agenzia non poteva sollevare in appello, in difetto di rituale allegazione nel giudizio di prime cure. L'eccezione "nuova" dell'appellante è inibita dall'art. 57 comma II dlgs 546 del 1992 che, come noto, risponde anche all'esigenza di salvaguardare il principio di ragionevole durata del processo (v. art. 6 CEDU; l. 89 del 2001; art. 111 Cost.). Coglie dunque nel segno la contro¬ eccezione di inammissibilità dell'appellato. Identica sorte spetta alla eccezione di etero¬ integrabilità della motivazione nel corso della fase giurisdizionale: anche in questo caso, si tratta di argomenti inediti, mai esaminati dal giudice di prime cure; peraltro, non se ne coglie la pertinenza rispetto al decisum aggredito dall'appello. In ragione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, viene rilevato che l'Agenzia non ha ritualmente e puntualmente svolto motivi di appello sul punto "focale" che ha animato la decisione di prime cure: la necessità o meno del modello VR ai fini del credito di rimborso IVA. Ne consegue che sul punto si è formato il giudicato. **** 11) Tassa rifiuti: accertamento nullo se non ben motivato Tassa rifiuti: accertamento nullo se non indica aree tassabili: Secondo la sentenza n. 2533/10/2016 della Commissione tributaria provinciale di Bari è, infatti, illegittimo, per difetto di motivazione, l’avviso di accertamento TARI o TARSU che non indica in modo preciso le aree tassate (per esempio, se superficie coperta o scoperta dell’appartamento o locale commerciale del contribuente). Quindi, la mancata indicazione della superficie tassata dell’immobile costituisce un grave vizio di motivazione dell’avviso di accertamento quando non consente al contribuente di comprendere a quale tipologia di area faccia riferimento l’amministrazione comunale (per esempio se all’appartamento o al cortile), tanto più se questi aveva già presentato la dichiarazione relativa all’immobile e il comune ha accertato ulteriori aree soggette a tassazione. La motivazione non può consistere nel mero riferimento al verbale con il quale la polizia municipale ha accertato la superficie tassabile dell’immobile se neppure quest’ultimo fornisce dati comprensibili e non equivoci sull’oggetto e sull’esito del controllo eseguito. Vincenzo D’Andò