Al via verifiche a campione sul bonus assunzioni giovani – Diario quotidiano del 26 settembre 2016

Pubblicato il 26 settembre 2016



1) Spese mediche e di assistenza specifica deducibili per i disabili solo con la certificazione della Legge 104
2) Testo unico sulle società a partecipazione pubblica in G.U.
3) E’ il giudice penale che calcola l’importo dell’imposta evasa
4) Errore del notaio: la prescrizione decorre da quando è noto il danno
5) Acquisto prima casa: negata l’applicazione della proroga biennale per il recupero dell’imposta
6) Accesso illegittimo presso la madre del contribuente: accertamento fiscale nullo
7) Cumulo pensione con redditi lavoro autonomo: ecco le istruzioni dell’INPS
8) Al via le verifiche a campione sul bonus assunzioni giovani
9) Il lavoratore autonomo che coordina gli altri lavoratori va inquadrato come dipendente
10) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: l’attività formativa non garantisce il bonus
diario-quotidiano-articoli-8Indice: 1) Spese mediche e di assistenza specifica deducibili per i disabili solo con la certificazione della Legge 104 2) Testo unico sulle società a partecipazione pubblica in G.U. 3) E’ il giudice penale che calcola l’importo dell’imposta evasa 4) Errore del notaio: la prescrizione decorre da quando è noto il danno 5) Acquisto prima casa: negata l’applicazione della proroga biennale per il recupero dell’imposta 6) Accesso illegittimo presso la madre del contribuente: accertamento fiscale nullo 7) Cumulo pensione con redditi lavoro autonomo: ecco le istruzioni dell’INPS 8) Al via le verifiche a campione sul bonus assunzioni giovani 9) Il lavoratore autonomo che coordina gli altri lavoratori va inquadrato come dipendente 10) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: l’attività formativa non garantisce il bonus *** 1) Spese mediche e di assistenza specifica deducibili per i disabili solo con la certificazione della Legge 104 Per la deduzione delle spese mediche dei disabili occorre la certificazione per i casi giudicati gravi di cui all’articolo 3, comma 3 legge 104/1992. Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 79/E del 23 settembre 2016. La certificazione di invalidità totale o handicap grave da parte di una commissione medica pubblica è il presupposto per poter dedurre gli importi sostenuti per medicine e cure Le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave invalidità o menomazione, sono deducibili dai soggetti riconosciuti portatori di handicap (articolo 3, comma 3, legge 104/1992). Infatti, nell’ambito degli oneri deducibili dalla dichiarazione dei redditi, individuati dall’articolo 10 del Tuir, ricadono le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute da chiunque presenti una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (articolo 3, legge 104/1992). L’individuazione dei soggetti che hanno diritto a tale regime fiscale si basa sulla certificazione di “disabilità” da parte di una commissione medica pubblica che ha un significato diverso da quello di invalidità certificato da altre Commissioni mediche pubbliche (ad esempio, incaricate per il riconoscimento dell’invalidità civile, di lavoro, di guerra, eccetera). Va ricordato che non sono assimilabili i concetti di invalidità civile con quello di disabilità (attestata secondo la legge 104/1992), in quanto perseguono finalità diverse: nel primo caso, la valutazione medica riguarda la capacità lavorativa della persona; invece, l’accertamento dell’handicap si concentra sullo stato di gravità delle difficoltà sociali e relazionali di un soggetto e, eventualmente, consente l’accesso a servizi sociali e previdenziali nonché a particolari trattamenti fiscali. Ma, venendo al pratico, per poter effettuare la deduzione, l’Agenzia individua come indicatore il riconoscimento dell’invalidità totale o dell’indennità di accompagnamento. Infatti, quest’ultima è solo a beneficio delle persone con patologie particolarmente gravi, totalmente inabili e che non sono in grado di camminare né di compiere normali atti di vita quotidiana senza un’assistenza continua. Anche gli over-sessantacinque che hanno bisogno di un aiuto continuo, pur non essendo valutabili dal punto di vista lavorativo, possono ricevere l’indennità di accompagnamento in ragione delle difficoltà persistenti a svolgere in autonomia la propria vita, pur adeguata all’età. Concludendo, la certificazione rilasciata secondo la legge 104/1992 è sufficiente per attestare il requisito soggettivo per fruire della deduzione. ****** 2) Testo unico sulle società a partecipazione pubblica in G.U. Assonime, con la nota del 22 settembre 2016, fa sapere che nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 8 settembre 2016, è stato pubblicato il “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica” (decreto legislativo n. 175/2016). ---> continua qui a leggere la notizia ****** 3) E’ il giudice penale che calcola l’importo dell’imposta evasa Spetta esclusivamente al giudice penale l’accertamento e la determinazione dell’ammontare dell’imposta evasa e si deve tenere conto degli elementi negativi di reddito anche sulla base dell’analisi e della contrapposizione tra ricavi e costi di esercizio in una prospettiva di prevalenza del dato fattuale reale rispetto ai criteri di natura meramente formale dell’ordinamento tributario. Pertanto, contestando vendite non dichiarate, occorre considerare anche i costi d’acquisto pure non dichiarati dei beni. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39379 del 22 settembre 2016. Ai fini della configurabilità del reato di infedele dichiarazione (di cui all’art. 4 del DLgs. 74/2000) ed al fine della verifica del superamento delle soglie di rilevanza penale applicabili a tale fattispecie, per la determinazione dell’imposta sottratta, deve tenersi conto anche degli elementi negativi del reddito, a condizione che siano legittimante detraibili. Spetta, dunque, esclusivamente al giudice penale il compito di accertare e determinare l’ammontare dell’imposta evasa, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dinanzi al giudice tributario, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale in tal senso. ****** 4) Errore del notaio: la prescrizione decorre da quando è noto il danno Il termine di prescrizione per il danno dovuto dal notaio che sbaglia il valore castale di un immobile, non decorre dalla data della denuncia di successione contenente l’errore, ma dal momento in cui scatta l’accertamento dell’Amministrazione finanziaria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 18606 del 2016, che ha accolto il ricorso del cliente del professionista, contro la decisione della Corte d’appello che aveva negato il risarcimento considerando maturata la prescrizione decennale. Il cliente del notaio si è difeso sostenendo che, ai fini del computo del termine di prescrizione, il Giudice dell’appello non avrebbe dovuto attribuire rilievo alla data della denuncia di successione ma a quella del successivo accertamento dell’imposta operato dall’Amministrazione Finanziaria. E così è stato: Il giudice di legittimità ha, infatti, sancito che “il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da responsabilità professionale inizia a decorrere non dal momento in cui la condotta del professionista determina l’evento dannoso, bensì da quello in cui la produzione del danno si manifesta all’esterno, divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile da parte del danneggiato”. La sentenza sembra potere interessare anche tutti gli altri intermediari del fisco. Si pensi al consulente negligente che commetta errori, il fisco lo accerta dopo vari anni e dopodiché lo viene a sapere il contribuente. Ebbene dal momento in cui è noto il danno il contribuente ha a disposizione tutto il tempo necessario per fare causa al professionista incaricato. Non sarebbe cosi, invece, se la prescrizione della responsabilità del professionista fosse decorsa dal momento di presentazione della dichiarazione al fisco. ****** 5) Acquisto prima casa: negata l’applicazione della proroga biennale per il recupero dell’imposta Acquisto prima casa: la Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 18574 del 22 settembre 2016, si è espressa sull’applicabilità della proroga biennale nel caso di recupero dell’Iva. Dunque, il fisco non può fruire della proroga biennale per accertare la maggiore Iva sull’abitazione che ritiene di lusso e che, invece, il contribuente ha acquistato con aliquota agevolata. La Corte, dando ragione al contribuente, ha negato l’applicabilità della proroga biennale di cui all0art. 11 della Legge n. 289 del 2002. Questo poiché, secondo il giudice di legittimità, la disciplina derogatoria in genere è da ritenersi di stretta interpretazione e, con particolare riferimento a possibili deroghe a termini di decadenza, che il terzo comma dell'art. 3 dello Statuto del contribuente (Legge n. 212/2000) prevede che i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati, essendo in proposito da evidenziare che, se è vero che le previsioni dello Statuto del contribuente, pur costituendo criteri guida per il giudice nell'interpretazione e applicazione delle norme tributarie, anche anteriori, non hanno rango superiore alla legge ordinaria, sicché ne è ammessa la modifica o la deroga, è pur vero che deroghe o modifiche non possono che intervenire con legge e, secondo la giurisprudenza di Cassazione, devono essere espresse. ****** 6) Accesso illegittimo presso la madre del contribuente: accertamento fiscale nullo L’accertamento fiscale è nullo se si basa sui dati rinvenuti nella casa della madre del contribuente senza che i verificatori del fisco siano stati autorizzati a tal fine. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna con la sentenza 1417/11/2016, secondo cui l’accesso domiciliare, illegittimamente autorizzato, rende viziati di nullità tutti gli atti conseguenti. Nel caso di specie una società (contribuente) aveva presentato ricorso contro l’avviso di accertamento emesso per il periodo d’imposta 2006 eccependone la nullità, poiché basato su un acceso domiciliare effettuato presso l’abitazione di un terzo in maniera illegittima (nella specie la madre del rappresentante legale di detta società) al fine del rinvenimento di documentazione extracontabile riguardante la società. ****** 7) Cumulo pensione con redditi lavoro autonomo: ecco le istruzioni dell’INPS I pensionati dovranno presentare all’ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo dell'anno precedente entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell’IRPEF per il medesimo anno e, quindi, entro il prossimo 30 settembre. Lo precisa l’INPS con il messaggio n. 3817 del 23 settembre 2016, con la quale fornisce chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2015. I titolari di pensione soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo nell’anno 2015 sono tenuti a dichiarare entro il 30 settembre 2016, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell'anno 2015, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2015. L’Inps con il citato messaggio n. 3817/2016 specifica quali pensionati sono esclusi dall'obbligo di dichiarazione ovvero: - i titolari di pensione e assegno di invalidità con decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994; - i titolari di pensione di vecchiaia. L'Istituto ricorda che le pensioni di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima e delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo, indipendentemente dall’anzianità contributiva utilizzata per il riconoscimento e la liquidazione della prestazione; - i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo; - i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima; - i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001). L’Inps precisa che ai fini dei 40 anni è utile anche la contribuzione relativa a periodi successivi alla decorrenza della pensione, purché già utilizzata per la liquidazione di supplementi (circolare n. 22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999). Per presentare la dichiarazione bisogna autenticarsi con PIN sul sito dell'Inps, accedere ai servizi per il cittadino e selezionare la voce "Dichiarazioni Reddituali" – Red Semplificato (per la dichiarazione RED) e scegliere la voce "Dichiarazione redditi per l’anno 2015". In alternativa è possibile scaricare il modulo 503 AUT dalla sezione Moduli sul portale dell’Istituto, compilarlo e inviarlo a mezzo PEC alla sede Inps competente. REDDITI DA DICHIARARE I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali. Il reddito d'impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all'anno di riferimento del reddito. REGIME SANZIONATORIO Ai sensi del comma 8 bis, aggiunto all’articolo 10 del D. Lgs. n. 503 del 1992, dall'articolo 1, comma 211, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all'ente previdenziale di appartenenza una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nell'anno cui si riferisce la dichiarazione medesima. Detta somma sarà prelevata dall'ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore. DICHIARAZIONE A PREVENTIVO PER L’ANNO 2016 A norma del comma 4-bis, aggiunto all'articolo 10 del D.Lgs. n. 503 del 1992 dall'articolo 1, comma 210, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell'anno. A tal fine gli interessati sono tenuti a rilasciare all'ente previdenziale competente apposita dichiarazione, secondo le modalità illustrate al punto 5 del presente messaggio. Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell'IRPEF. Pertanto i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2016. Le trattenute che verranno operate sulla pensione "a preventivo" saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi 2016 resa a consuntivo nell'anno 2017. ACQUISIZIONE DEI REDDITI DICHIARATI DAI PENSIONATI I redditi da lavoro autonomo dichiarati dai pensionati devono essere acquisiti con le procedure di ricostituzione delle pensioni secondo le modalità in atto. Sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a consuntivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dichiarata a preventivo non abbia avuto variazioni. Del pari sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a preventivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dell’anno in corso non è variata rispetto a quella dichiarata a consuntivo per l’anno precedente. I redditi posseduti dal solo soggetto Titolare, non devono essere indicati come singolo importo UNICO, ma, per ogni tipologia di reddito, devono essere indicati i periodi di lavoro effettuato (massimo sei periodi nell’anno con i relativi sei importi, per ogni tipologia di reddito) come sotto riportato: Periodo Da = Indica il mese di inizio del periodo di lavoro, nel formato MM Periodo A = Indica il mese di fine del periodo di lavoro, nel formato MM Importo = Reddito posseduto nel periodo di riferimento. All’interno di queste tipologie di reddito, i periodi vanno indicati in ordine cronologico, senza sovrapposizione fra i periodi. Poiché devono essere acquisiti sempre e OBBLIGATORIAMENTE i SOLI redditi da lavoro autonomo del Titolare (con i relativi periodi) senza indicare altre tipologie di reddito possedute, nel caso in cui ci sia assenza di importi, andranno OBBLIGATORIAMENTE indicati i seguenti valori: Periodo DA = ‘01’ Periodo A = ‘12’ Importo = 0 per ogni tipologia di reddito richiesta. ****** 8) Al via le verifiche a campione sul bonus assunzioni giovani L’Inps, con la circolare n. 180 del 22 settembre 2016, ha reso noto che sarà avviata un’attività di controllo a campione per verificare la legittima fruizione dell’incentivo per l’assunzione di giovani previsto dall’art. 1, D.L. n. 76/201, previsto dalla convenzione tra Inps e Ministero de Lavoro, approvata con determinazione n. 167 del 17 dicembre 2015. Le risorse ammontano a 40 milioni di euro, a carico del Fondo sociale europeo, e vanno a favore dei datori di lavoro di determinate Regioni che assumono con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato - anche a tempo parziale - o che trasformano i rapporti a tempo determinato, giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni privi di un lavoro regolarmente retribuito da almeno sei mesi o privi di diploma. Le Regioni interessate sono: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano. Al datore di lavoro spetta un beneficio economico (massimo 650 euro per lavoratore) pari ad un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali. Per assunzione a tempo indeterminato l’incentivo spetta per 18 mesi e, in caso di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine, l’incentivo spetta per 12 mesi. La circolare Inps n. 180/2016 stabilisce che saranno effettuate delle verifiche a campione di natura amministrativa e/o ispettiva relative alla legittimità ed alla misura degli importi conguagliati nelle denunce contributive mensili relative a tale incentivo. Saranno due – come si legge nella circolare – i tipi di controllo effettuati dall’Istituto Nazionale di previdenza: controlli on Desk (verifiche automatiche di natura amministrativa) e controlli sul posto (verifiche di natura ispettiva sugli importi conguagliati nelle denunce contributive mensili). In caso di esito negativo circa i presupposti di legittimità della fruizione dell’incentivo, l’Istituto deve contestare l’irregolarità al datore di lavoro, intimandogli di sanare l’irregolarità entro i termini di legge, fermo il diritto di proporre ricorso amministrativo. Concluse le attività di controllo, l’incaricato dell’ufficio compila una check-list, contenente le risultanze dei controlli (regolare o irregolare). Le check list dovranno essere inviate dalle Direzioni Regionali interessate alla Direzione Centrale Entrate. Le Direzioni Regionali devono garantire lo svolgimento dei controlli e l’invio delle check list debitamente compilate e firmate entro e non oltre il 31 ottobre 2016. ****** 9) Il lavoratore autonomo che coordina gli altri lavoratori va inquadrato come dipendente Il lavoratore autonomo che svolge di fatto la mansione del quadro è in realtà un lavoratore dipendente subordinato. In particolare, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18586 del 22 settembre 2016, và considerato lavoratore dipendente il lavoratore autonomo che, pur senza vincoli di orario e con elevata autonomia, è sottoposto alle direttive che gli vengono impartite dalla direzione commerciale dell’azienda e coordina un gruppo di persone numeroso. La Suprema Corte osserva come l’elevata autonomia, nonché l’assenza di vincoli di orario sia comunque compatibile con la natura subordinata del rapporto di lavoro, poiché è necessario analizzare tutto l’arco temporale in cui il lavoratore autonomo ha svolto attività presso l’azienda. Inoltre, la categoria di quadro viene riconosciuta proprio per l’elevata autonomia e l’onere di coordinare un gruppo di dipendenti. ****** 10) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: l’attività formativa non garantisce il bonus Il bonus ricerca non è conciliabile con i percorsi formativi. Considerata la variegata casistica di questi programmi, è seguito il parere negativo sia delle Entrate sia del competente Mise. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 80/E del 23 settembre 2016, si è soffermata sul tema della riconducibilità dei costi sostenuti per sviluppare percorsi formativi a carattere innovativo – anche mediante l'utilizzo di nuovi strumenti digitali e comunicativi – tra quelli eleggibili al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, istituito dall’articolo 3 del Decreto legge 145/2013. Nella risoluzione, che riporta il parere di competenza del ministero dello Sviluppo economico, l’Agenzia rileva che, sebbene l'applicazione delle tecnologie Ict attraverso interventi formativi dedicati possa essere considerata una leva di innovazione dello specifico settore, sussistono dubbi in ordine alla possibilità di riconoscere caratteri di innovazione al singolo progetto formativo, inteso come “prodotto, processo o servizio” (articolo 3, comma 4, lettera c), del Dl 145/2013). Al di là di tale considerazione di carattere generale, viene attribuita altresì valenza all’ulteriore circostanza che il processo seguito per la definizione dello specifico progetto formativo, la sua articolazione modulare e le metodologie didattiche adottate sembrano nella sostanza già appartenere al patrimonio della scienza della formazione, concludendo, quindi, che i costi sostenuti in relazione a detta attività non possono considerarsi eleggibili al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo. La concreta casistica in cui può realizzarsi l’attività di ricerca e sviluppo, rilevante ai fini dell’attribuzione del credito d’imposta, è infatti molto variegata e difficilmente prevedibile in astratto. Sotto tale profilo assume fondamentale rilevanza, per il contribuente, poter conoscere in anticipo, in relazione alla specifica fattispecie che lo riguarda, se l’Agenzia delle Entrate ritiene che sussistano i presupposti per l’applicazione del beneficio fiscale. Con riferimento alla disciplina sul credito d’imposta per l’attività di ricerca e sviluppo, l’Agenzia, conformemente a quanto precisato con circolare n. 5/E del 2016 e agli ulteriori chiarimenti in materia di revisione della disciplina degli interpelli forniti con circolare n. 9/E del 2016, procede, se necessario, ad acquisire il parere del ministero dello Sviluppo economico, consentendo quindi all’istante di sapere in breve tempo, beneficiando della stringente tempistica prevista dall’attuale disciplina in materia di interpello del contribuente, la posizione unitaria delle Amministrazioni competenti. Altro aspetto di rilievo della risoluzione in esame è aver analizzato un’ipotesi peculiare di attività in cui può estrinsecarsi l’attività di ricerca e sviluppo, chiarendo gli elementi che precludono al contribuente di poter beneficiare, in relazione ai costi sostenuti per detta attività, del credito d’imposta. Attività di ricerca e sviluppo: costi eleggibili A livello normativo, l’articolo 3 del decreto legge 145/2013, riconosce alle imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019, un credito di imposta, la cui misura è pari al 25% “delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015”. Con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, del 27 maggio 2015 sono state adottate le disposizioni applicative dell’agevolazione. In merito all’ambito oggettivo del credito d’imposta, il richiamato articolo 3, al comma 4, e l’articolo 2 del decreto attuativo definiscono le attività di ricerca e sviluppo. In particolare,, il comma 4, lettera c) include tra dette attività quella di “acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati …”. Nelle categorie di costi ammissibili, connessi allo svolgimento delle suddette attività, l’articolo 3, al comma 6, indica alla lettera a) le spese per personale altamente qualificato e alla lettera c) quelle relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start-up innovative, di cui all'articolo 25 del decreto legge 179/2012 (ricerca extra-muros). Con riferimento a entrambe le tipologie di spese, la misura del credito è elevata al 50%. Caratteristiche di prodotti e servizi innovativi nell’ambito della formazione Nell’istanza di interpello, dalla quale trae origine la risoluzione in esame, le attività svolte vengono descritte come attività, di ricerca e sviluppo, dedite alla creazione di “corsi di formazione con un forte contenuto innovativo”, soprattutto per quanto attiene ai processi che si articolano in: - costruzione e profilazione degli attori del nuovo settore a cui si rivolge l’indagine, diretta a individuare gli attuali fabbisogni di servizi e di formazione prestazione di servizi su analisi e indagini connesse ai caratteri del nuovo mercato di riferimento; - analisi della concorrenza relativa agli attuali servizi di formazione nel settore; - elaborazione di percorsi formativi innovativi sempre per il settore di riferimento; - attribuzione di incarico per la predisposizione e articolazione dei percorsi, contenuti e metodologie didattiche per i corsi di formazione “executive master e master annuali con forma residenziale e campus”. Nel caso affrontato, l’istante – che riferisce di aver svolto la suddetta attività in parte direttamente, tramite personale altamente qualificato, e in parte esternalizzando la ricerca tramite start-up innovative – ritiene che l’attività svolta rientri tra quelle previste dall’articolo 2 comma 1, lettera c), del decreto attuativo del 27 maggio 2015 e, quindi, che i costi sostenuti siano ammissibili al credito di imposta. Mise Il ministero dello Sviluppo economico, chiamato a fornire il parere di competenza, esprime dubbi in ordine alla sussistenza dei caratteri di innovazione, in relazione allo specifico progetto formativo, inteso esso stesso come “prodotto, processo o servizio”, pur potendosi considerare una leva di innovazione del settore l’applicazione delle tecnologie Ict attraverso interventi formativi dedicati. A tale primario aspetto, nell’iter argomentativo del documento di prassi in esame, si aggiunge l’ulteriore considerazione che il processo seguito per la definizione dello specifico progetto formativo (analisi fabbisogni, mappatura del settore, elaborazione dei percorsi formativi, articolazione di percorsi, contenuti, metodologie), nonché la sua articolazione modulare e le metodologie didattiche (lezioni frontali, Fad, project work, role playing, business games, tirocini formativi, learning by doing, eccetera) sembrano già appartenere al patrimonio della scienza della formazione, risultando impiegate in altre esperienze di erogazione di alta formazione. Infine la risoluzione sottolinea che, comunque, nel caso in cui il percorso formativo fosse destinato a essere erogato dietro remunerazione, e, quindi, avesse una destinazione commerciale, opererebbe il motivo espresso di esclusione dal credito di imposta per i “prodotti, processi o servizi” di cui all’articolo 3 comma 4, lettera c) del decreto legge 145/2013 (fatta eccezione per i prototipi richiamati all’ultimo passaggio della stessa lettera c)). Conclusione In sostanza, l’Agenzia afferma, in linea di principio, la difficile configurabilità del carattere di innovazione in relazione allo specifico progetto formativo, inteso come “prodotto, processo o servizio” e attribuisce rilevanza al già avvenuto utilizzo nel settore della formazione: - delle modalità con le quali si sviluppa la definizione del singolo progetto formativo; - della sua concreta articolazione; - delle metodologie didattiche adottate. Sulla base delle suddette argomentazioni, la risoluzione conclude che, in relazione all’attività esaminata, i costi sostenuti a fronte della stessa non possono considerarsi eleggibili al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo. Vincenzo D’Andò