Diario quotidiano del 22 settembre 2016: dovremo familiarizzare con i nuovi indicatori di “compliance”

Pubblicato il 22 settembre 2016



1) Studi di “compliance”
2) Niente cancellazione dall’Albo se il reato commesso dal professionista si é poi prescritto
3) Mancanza o tenuta irregolare delle scritture contabili: conseguenze
4) Ritualità della notifica dell’avviso di accertamento
5) Amministratore di condominio “infedele”
6) A fine anno Equitalia cessa l’attività
7) Esenzione Irpef per l’insegnante di uno stato membro che lavora all’estero
8) Rinascita del Sud, commercialisti protagonisti: convegno del CNDCEC a trapani
9) Fisco: a Pordenone soppresso l’ufficio territoriale di Maniago
10) Inps: domande di pensione al coniuge superstite
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Studi di “compliance” 2) Niente cancellazione dall’Albo se il reato commesso dal professionista si é poi prescritto 3) Mancanza o tenuta irregolare delle scritture contabili: conseguenze 4) Ritualità della notifica dell’avviso di accertamento 5) Amministratore di condominio “infedele” 6) A fine anno Equitalia cessa l’attività 7) Esenzione Irpef per l’insegnante di uno stato membro che lavora all’estero 8) Rinascita del Sud, commercialisti protagonisti: convegno del CNDCEC a trapani 9) Fisco: a Pordenone soppresso l’ufficio territoriale di Maniago 10) Inps: domande di pensione al coniuge superstite *** 1) Studi di “compliance” Con la manovra 2017 dovremo familiarizzare con i nuovi indicatori di “compliance”. Come è noto, lo scorso 7 settembre è stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Economica e delle Finanze un comunicato (si veda ne il Diario quotidiano fiscale del 08 settembre 2016) relativo alla definizione di nuovi strumenti finalizzati a favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, con particolare riferimento agli studi di settore che verranno sostituiti da indicatori di compliance, tali da individuare il grado di affidabilità del contribuente. L’Agenzia delle Entrate dovrebbe quindi cambiare strategia per combattere l’evasione, approfittando della collaborazione con i contribuenti, tralasciando gradualmente gli studi di settore, con l’introduzione di un nuovo strumento basato sull’affidabilità del contribuente che ottenendo un elevato risultato potrà essere ammesso al regime premiale. Viceversa, i contribuenti con minore punteggio saranno maggiormente sottoposti a controllo fiscale. Nuovo indicatore sintetico Il nuovo indicatore sintetico, basato sull’attività prevalente esercitata dal contribuente, terrà conto non soltanto dei ricavi ma anche del valore aggiunto e del reddito d’impresa. Le stime statistico-economiche dovrebbero essere basate su informazioni più dettagliate. Il modello, inoltre, terrà in considerazione l’andamento ciclico dell’attività nel settore anche in funzione degli anni trascorsi. In particolare l’indicatore di compliance posizionerà su scala da 1 a 10 il singolo contribuente rispetto ad una serie di indicatori significativi, basati su: - un’analisi preventiva di affidabilità dei dati dichiarati; - un’analisi sulle anomalie economiche; - un’analisi di plausibilità di valore aggiunto, ricavi/compensi, reddito. Al raggiungimento di elevati livelli di affidabilità il contribuente potrà beneficiare di un sistema premiale che prevede l’esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione del periodo di accertabilità. Il risultato dell’indicatore sarà comunicato al contribuente tramite l’Agenzia delle Entrate, al fine di incentivare la sua compliance con il Fisco per migliorare la sua posizione sul piano dell’affidabilità. Scala di valori da 0 a 10 Dunque, il punto centrale sarà l’indicatore di compliance che dovrebbe fornire, con una scala da 0 a 10, il grado di affidabilità del contribuente. L’indicatore in esame verrà articolato in base all’attività economica esercitata in via prevalente, con la previsione di specificità per ogni attività/gruppo di attività. Lo stesso sarà elaborato sulla base di una metodologia statistico-economica che prende in considerazione: - gli indicatori di normalità economica (finora utilizzati per la stima dei ricavi); - il valore aggiunto e il reddito d’impresa; - un modello di regressione basato su dati relativi ad un più ampio arco temporale (8 anni anziché 1) con maggiori informazioni e stime più efficienti; - un modello di stima che coglierà l’andamento ciclico (attuale) senza la necessità di predisporre ex-post specifici correttivi congiunturali; - una nuova metodologia di individuazione dei modelli organizzativi che consentirà la riduzione del numero, una maggiore stabilità nel tempo e assegnazione più robusta al cluster. Seguirà poi una determinazione degli elementi specifici. Regime premiale In conclusione, una volta che il contribuente avrà ottenuto un elevato risultato, potrà accedere al regime premiale che attribuisce i seguenti vantaggi fiscali: - preclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici (ex artt. 39, comma 1, lett. d), secondo periodo, DPR n. 600/73 e 54, comma 2, ultimo periodo, DPR n. 633/72); - riduzione di un anno del termine di decadenza dell’attività di accertamento (ex artt. 43, comma 1, DPR n. 600/73 e 57, comma 1, DPR n. 633/72); - possibilità di “subire” l’accertamento sintetico ex art. 38, DPR n. 600/73 (c.d. redditometro), soltanto se il reddito complessivo accertabile eccede di almeno 1/3 quello dichiarato. Intervento normativo L’intervento normativo finalizzato ad introdurre le novità dovrebbe essere contenuto nella la prossima manovra per 2017. ****** 2) Niente cancellazione dall’Albo professionale se il reato commesso dal professionista si é poi prescritto Illegittima la sanzione disciplinare all’avvocato che abbia evaso ma che poi il reato si sia estinto per l’intervenuta prescrizione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18394 del 2016. Dunque, niente cancellazione dall’Albo per l’avvocato evasore. Il nuovo codice deontologico forense salva i procedimenti in corso alla data di in vigore del nuovo codice, il 15 dicembre 2014, perché a questi si applicano le disposizioni più favorevoli, che ha stabilito il rinvio della causa al Consiglio nazionale forense affinché riformuli la sanzione. Nel caso di specie, l'avvocato in causa si era reso colpevole dei reati di evasione di imposte ed effettuazione di prestiti, ma il procedimento penale era stato definito con sentenza di non luogo a procedere per intervenuta estinzione dei reati per prescrizione. Tuttavia, veniva ritenuto responsabile dal Consiglio dell'ordine degli avvocati territorialmente competente della violazione dell'art. 15 del codice deontologico, applicando la sanzione della cancellazione dall'albo. Il ricorso dell'avvocato veniva poi rigettato dal Consiglio nazionale forense, motivo per cui il legale si è poi rivolto alla Cassazione. In particolare, secondo i giudici la sanzione applicata dal Cnf non tiene conto delle modificazioni introdotte dal codice deontologico forense che, ai sensi dell'art. 65, comma 5 della legge n. 247/2012 (nuovo ordinamento forense), si applicano anche ai procedimenti in corso se più favorevoli. Il nuovo codice, infatti, non prevede la sanzione della cancellazione e la sentenza impugnata «deve quindi essere cassata con riferimento alla sanzione applicata, con rinvio al Consiglio nazionale forense perché, in diversa composizione, provveda nuovamente in ordine al trattamento sanzionatorio applicabile per gli illeciti accertati». ****** 3) Mancanza o tenuta irregolare delle scritture contabili: conseguenze E’ più grave tenere i libri contabili in maniera irregolare piuttosto che non tenerli affatto? No, la tesi esposta dal ricorrente si è rilevata errata. Dunque, l’omissione della tenuta delle scritture contabili non configura solo la bancarotta semplice (dolo generico) come la sola tenuta irregolare di essi, ma comporta, comporta, invece, la bancarotta fraudolenta documentale (dolo specifico). E’ quanto, sostanzialmente, ha deciso la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38302 del 15 settembre 2016. L'imprenditore fallito o l'amministratore della società fallita che, anche solo per negligenza, abbia omesso, sotto il profilo formale, di tenere o abbia tenuto in modo irregolare o incompleto le scritture contabili obbligatorie per legge ma che, sotto il profilo sostanziale, abbia lasciato comunque traccia di tutte le sue operazioni gestorie, evincibile da documenti contabili pur non regolarmente tenuti (fatture, bolle di accompagnamento conservate presso di sè), estratti conto bancari, altre annotazioni comunque intellegibili, etc. , in modo tale che a posteriori sia possibile ricostruire sia il patrimonio sia il movimento degli affari, non risponde del reato di bancarotta fraudolenta ma di quello meno grave di bancarotta semplice. Per contro, l'imprenditore ( ed ovviamente l'amministratore di società) che non solo non tenga o tenga irregolarmente i libri contabili obbligatori per legge, ma che non lasci anche alcuna traccia documentale delle operazioni gestorie compiute o conservi comunque documentazione contabile inidonea a ricostruire il patrimonio ed i movimenti contabili dell'impresa, risponde, ricorrendo l'elemento soggettivo del dolo generico, del delitto di bancarotta fraudolenta documentale. ****** 4) Ritualità della notifica dell’avviso di accertamento In sede di notifica dell’accertamento, l’assenza del contribuente va adeguatamente documentata dal messo notificatore: per l’irreperibilità assoluta, infatti, deve essere provato che dalle ricerche eseguite il soggetto risulti sconosciuto a quell'indirizzo. A confermare questo orientamento è la stata la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18352 del 19 settembre 2016. Secondo i giudici di legittimità occorre dimostrare le ricerche effettuate per stabilire che il destinatario possa considerarsi sconosciuto. Il messo è tenuto ad eseguire specifiche ricerche nel comune ove è situato il domicilio fiscale per verificare che il trasferimento non sia in realtà un mero cambio di indirizzo nello stesso comune. Costituisce infatti ius receptum di questa Corte il principio per cui "la notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi, nel sistema delineato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, va effettuata secondo il rito previsto dall'art. 140 c.p.c., quando siano conosciuti la residenza e l'indirizzo del destinatario, ma non si sia potuto eseguire la consegna perchè questi (o ogni altro possibile consegnatario) non è stato rinvenuto in detto indirizzo, per essere ivi temporaneamente irreperibile, mentre va effettuata secondo la disciplina di cui all'art. 60 cit., lett. e), quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perché risulta trasferito in luogo sconosciuto, accertamento, questo, cui il messo deve pervenire dopo aver effettuato ricerche nel comune dov'è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare che il suddetto trasferimento non si sia risolto in un mero mutamento di indirizzo nell'ambito dello stesso comune" (da ultimo, Cass. sez. V, n. 7523/16; conf. Cass. nn. 6886/16, 25436/15, 23332/15, 24260/14, 14030/11, 20425/07, 7268/02); in questa seconda ipotesi (cd. irreperibilità assoluta), pur non richiedendosi "nuove ed ulteriori ricerche", è pur sempre necessario nonché "sufficiente che il messo notificatore non reperisca il contribuente perchè sconosciuto all'indirizzo indicato" (Cass. sez. V, n. 23588/15 e n. 8676/15, con riguardo alla dicitura "sconosciuto"; conf. Cass. 25272/14, 17064/06, 906/02, 8071/95); presupposto che, come visto, non risulta invece attestato nel caso di specie. ****** 5) Amministratore di condominio infedele A fine incarico l’amministratore di condominio deve restituire tutto per il reato di appropriazione indebita. Difatti, secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 38660 del 16 settembre 2016, risponde per appropriazione indebita l’amministratore di condominio che, anche se revocato in maniera irritualmente, al termine del suo incarico non restituisce denaro, libri contabili e documentazione amministrativa. La Corte suprema ha, così, accolto il ricorso di un soggetto riconosciuto penalmente responsabile ex art. 646 c.p., per essersi appropriato, abusando della sua nomina di amministratore condominiale, del denaro dei condomini, dei libri contabili e della documentazione amministrativa in suo possesso. Chiarisce in proposito la Corte che per la configurazione del delitto di appropriazione indebita non è determinante l’irrituale convocazione dell’assemblea che aveva revocato il ricorrente dalla carica di amministratore di condominio. Convocazione, oltretutto, a cui lo stesso aveva risposto esternando la volontà di dimettersi da tale carica. Ciò che emerge, di fatto, è che l’ex amministratore non abbia restituto la somma percepita ed i libri contabili neanche dopo, a seguito di richiesta formulatagli con raccomandata dal legale del condominio. Risulta, inoltre, congruamente ed ampiamente dimostrata, prosegue la Corte di legittimità, l’aggiuntiva circostanza per cui l’amministratore aveva ricevuto dai condomini ulteriori somme di denaro, che avrebbe dovuto versare all'Erario per conto del condominio quale sostituto d’imposta ed a titolo di ritenuta d’acconto. Cifre tuttavia mai corrisposte all'Agenzia delle Entrate, e di cui, invano, gli stessi condomini avevano chiesto notizie. ****** 6) A fine anno Equitalia cessa l’attività A decorrere dal 31 dicembre 2016: - Equitalia SpA e le società da essa partecipate, nonché Riscossione Sicilia SpA, cessano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei Comuni e delle società da essi partecipate; - Equitalia SpA e le società da essa partecipate, possono svolgere l’attività di riscossione, spontanea o coattiva, delle entrate degli Enti pubblici territoriali, nonché le altre attività di cui al Dl n. 203/2005 (art. 3, comma 4, lettera b), n. 1), soltanto a seguito di affidamento mediante procedure a evidenza pubblica. Lo afferma l’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini - nel corso di un’audizione alla Commissione Finanze del Senato del 20 settembre 2016. Tale termine è stato più volte differito, da ultimo fino al 31 dicembre 2016. A seguito dell’ultima proroga disposta a opera del Dl n. 113/2016 (art. 18, comma 1), convertito con modificazioni dalla Legge n. 160/2016, che è intervenuta contestualmente sui termini individuati sia dal Dl n. 70/2011, sia dal Dl n. 203/2005, l’attuale quadro normativo porta ad affermare che, a decorrere dal 31 dicembre 2016 Equitalia cessi di esistere, Peraltro, la legge delega n. 23/2014 (art. 10, comma 1, lettera c, n. 6) prevede unicamente la possibilità di avvalersi in via transitoria di Equitalia e solo a condizione che l’Ente locale: a) non intenda mettere a gara il servizio; b) voglia procedere con lo strumento del ruolo di cui al DPR n. 602/1973; c) non sia ancora in grado di svolgere l’attività di recupero attraverso strutture proprie o con società interamente partecipate. In altri termini, la situazione attuale vede Equitalia chiamata a svolgere un ruolo di mera supplenza, in attesa che il Comune provveda a organizzarsi e lascia quindi all’iniziativa dei singoli enti l’impronta da dare alla riscossione locale. Il risultato è un sistema frammentato, privo di un modello organizzativo valevole su scala nazionale. Attualmente, poco meno di 100 operatori possono gestire per conto dei Comuni le entrate patrimoniali e tributarie di loro pertinenza, seguendo schemi disomogenei, individuati di volta in volta in sede di gara, e che prevedono, peraltro, forme di remunerazione assai variegate. ****** 7) Esenzione Irpef per l’insegnante di uno stato membro che lavora all’estero La Corte Ue, con la sentenza del 21 settembre 2015, causa C-478/2015, perviene alla conclusione che le disposizioni dell’accordo sulla libera circolazione delle persone relative alla parità di trattamento dei lavoratori dipendenti vanno interpretate nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro che non concede a un cittadino residente integralmente assoggettato all’imposta sui redditi, che abbia fatto uso del suo diritto alla libera circolazione per esercitare in via accessoria un’attività dipendente di insegnamento al servizio di una persona giuridica di diritto pubblico stabilita in Svizzera, il beneficio dell’esenzione dall’imposta relativa al reddito proveniente da detta attività di lavoro dipendente, mentre la stessa esenzione sarebbe stata concessa se tale attività fosse stata esercitata al servizio di una persona giuridica di diritto pubblico stabilita in tale Stato membro, in un altro Stato membro dell’Unione o in un altro Stato al quale si applichi l’accordo SEE. Al centro della controversia approdata dinanzi agli eurogiudici le disposizioni dell’accordo sulla libera circolazione delle persone per la parità di trattamento dei lavoratori dipendenti La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione elvetica, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone, firmato a Lussemburgo il 21 giugno 1999 ed è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone, da un lato due coniugi cittadini tedeschi residenti in Germania, e, dall’altra, l’Amministrazione tributaria tedesca in ordine al diniego, da parte di tale Amministrazione, di tener conto, quali redditi esenti dall’imposta sul reddito dei redditi percepiti dal marito nell’ambito di un’attività di insegnamento esercitata da quest’ultimo in via accessoria presso un istituto di diritto pubblico con sede in Svizzera. Detti coniugi sono cittadini tedeschi residenti in Germania. Sono assoggettati congiuntamente all’imposta sui redditi in questo Stato membro. Risulta inoltre che il marito è integralmente assoggettato all’imposta sui redditi in tale Stato membro. Inoltre, il marito esercitava un’attività d’insegnamento in via accessoria presso un istituto di diritto pubblico in Svizzera. L’esercizio di questa attività è stato oggetto di un contratto di lavoro tra questi e l’istituto. L’amministrazione tributaria tedesca assoggettava l’importo corrisposto per tale attività all’imposta sui redditi, dopo aver dedotto dalla somma dovuta per tale imposta quella percepita alla fonte dall’amministrazione tributaria svizzera. ****** 8) Rinascita del Sud, commercialisti protagonisti: convegno del CNDCEC a Trapani Inizierà oggi, 22 settembre 2016, a Trapani il convegno organizzato dal Consiglio nazionale dei commercialisti in collaborazione con l'Ordine locale. È dedicato al tema de “I commercialisti: protagonisti della rinascita al Sud” il convegno nazionale che si svolge il 22 ed il 23 settembre 2016 a Trapani presso il polo universitario lungomare Dante Alighieri a cui parteciperanno professionisti, docenti di economia, statistica e politica economica, rappresentanti delle Istituzioni, imprenditori. Organizzato da Consiglio nazionale dei commercialisti, ODCEC di Trapani, università degli studi di Palermo con la collaborazione scientifica della Fondazione Curella, il convegno è caratterizzato da due sessioni di lavoro. Giovedì 22 settembre si inizierà alle ore 15.30 con l’incontro-dibattito “Perché il Sud è rimasto indietro. Situazioni storiche ed economiche”, moderato dal segretario CNDCEC Achille Coppola. Dopo i saluti istituzionali dei presidenti dell’ODCEC di Trapani Mario Sugameli e del CNDCEC Gerardo Longobardi, interverranno, tra gli altri, il presidente della Fondazione ODCEC Napoli Salvatore Tramontano, il tesoriere CNDCEC Roberto Cunsolo, il vicedirettore SVIMEZ Giuseppe Provenzano e il presidente Confindustria Trapani Gregory Bongiorno. L’appuntamento con il secondo incontro-dibattito su “La sfida per tornare a crescere: i fondi strutturali e la posizione geografica. Casi di successo e testimonianze imprenditoriali” è per venerdì 23 settembre alle ore 9 con i saluti istituzionali del rettore dell’università di Palermo Fabrizio Micari. Parteciperanno, tra gli altri, i consiglieri nazionali del CNDCEC Raffaele Marcello ed Attilio Liga, Giuseppe Berretta della commissione Giustizia della Camera, Alessandro Pagano vice presidente della commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria. Seguiranno poi gli interventi di diversi imprenditori che porteranno le loro testimonianze sull’essere imprenditori al Sud. Le conclusioni del convegno sono affidate al sottosegretario alla Pubblica istruzione Davide Faraone. I commercialisti che parteciperanno matureranno 8 crediti ai fini della formazione professionale continua. Per informazioni www.convegnonazionaletrapani.it e www.odcectrapani.it (telefono 340 2427212). (CNDCEC, comunicato del 21 settembre 2016) ****** 9) Fisco: a Pordenone soppresso l’ufficio territoriale di Maniago Nell’ambito delle Direzione provinciale di Pordenone, il 17 ottobre 2016 verrà soppresso l’ufficio territoriale di Maniago. Lo rende nota l’Agenzia delle entrate con il provvedimento Prot. 145823 del 20/9/2016. La stessa Agenzia spiega che nel definire i principi della spending review con riferimento alla riorganizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze e delle agenzie fiscali, l’art. 23-quinquies del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, obbliga a ridurre comunque il numero degli uffici territoriali, stabilendo che gli uffici da chiudere vanno individuati “avendo riguardo prioritariamente a quelli aventi sede in province con meno di 300.000 abitanti, ovvero aventi un numero di dipendenti in servizio inferiore a 30 unità, ovvero dislocati in stabili in locazione passiva” (comma 5, lettera a). In applicazione di tale norma, il presente atto dispone la chiusura dell’ufficio territoriale di Maniago, trattandosi di un piccolo ufficio, con un numero di addetti inferiore a 30 unità. Ciò che caratterizza tale ufficio è, da un lato, la bassa domanda di servizi da erogare, e, dall’altro, le diseconomie di scala e l’insufficienza di sinergie tipiche di strutture di dimensioni molto ridotte (da qui, l’obbligo normativo di chiuderle). Per le sue caratteristiche, questo ufficio ha quindi sfavorevoli condizioni di funzionalità operativa e carichi di lavoro esigui, tali da non giustificare gli oneri connessi al suo funzionamento, sicché, oltre a determinare un risparmio sui costi di gestione, la sua chiusura consentirà – in accordo con le finalità fondamentali della spending review – un impiego più razionale delle risorse che tenga anche conto, come prescrive il citato decreto-legge n. 95 del 2012 (art. 8, comma 1, lett. f), “delle innovate modalità operative connesse all’aumento dell’informatizzazione dei servizi”; informatizzazione particolarmente sviluppata nell’Agenzia delle entrate. ****** 10) Inps: domande di pensione al coniuge superstite L’Inps, con la circolare n. 178 del 21 settembre 2016, rende noto che con la sentenza n. 174 del 15 giugno 2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18, comma 5, del Decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito dalla legge del 15 luglio 2011, n. 111, secondo il quale “Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Nei casi di frazione di anno la predetta riduzione percentuale è proporzionalmente rideterminata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, ovvero inabili. Resta fermo il regime di cumulabilità disciplinato dall’articolo 1, comma 41, della predetta legge n. 335 del 1995”. Con la predetta sentenza la Corte ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale della norma in argomento in riferimento agli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione. La suprema Corte ha rilevato che ogni limitazione del diritto alla pensione di reversibilità deve rispettare i principi di uguaglianza, ragionevolezza, nonché il principio di solidarietà che è alla base del trattamento pensionistico in esame. Per effetto della sentenza n. 174 del 2016, l’articolo 18, comma 5, del decreto legge del 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge del 15 luglio 2011, n. 111, cessa di trovare applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione senza travolgere le situazioni giuridiche divenute irrevocabili. Domande di pensione ai superstiti giacenti e di nuova presentazione. Le domande di pensione presentate dai coniugi superstiti non ancora definite, nonché, quelle di nuova presentazione devono essere esaminate in base ai criteri dettati dall’articolo 22, comma 2, della legge 21 luglio 1965. Pertanto, la quota di pensione di reversibilità o indiretta spettante al solo coniuge superstite è pari al 60% della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all’assicurato, senza la riduzione di cui al citato articolo 18, comma 5, del decreto legge del 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge del 15 luglio 2011, n. 111. Pensioni ai superstiti liquidate prima della sentenza n. 174 del 2016. I trattamenti pensionistici ai superstiti già liquidati secondo i criteri dettati dall’articolo 18, comma 5, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito dalla legge del 15 luglio 2011, n. 111 sono ricostituiti d’ufficio dal primo giorno del mese successivo alla morte del dante causa. I relativi ratei arretrati sono erogati dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del dante causa, salvo che non sia intervenuta sentenza passata in giudicato. In tal caso, i ratei arretrati sono erogati dal primo giorno del mese successivo al passaggio in giudicato della sentenza. I ricorsi amministrativi pendenti in materia devono essere riesaminati sulla base dei criteri innanzi esposti. Del pari devono essere definite le controversie giudiziarie in corso per le quali sarà chiesta la cessazione della materia del contendere. Pensioni ai superstiti eliminate. I trattamenti pensionistici ai superstiti liquidati secondo i criteri dettati articolo 18, comma 5, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge del 15 luglio 2011, n. 111 che risultino eliminati sono rideterminati a domanda degli aventi diritto nei limiti della prescrizione. Disposizioni procedurali Le procedure di calcolo sono state aggiornate coerentemente con le indicazioni sopra fornite. Pertanto, in fase di prima liquidazione, la riduzione non verrà più applicata. Per le pensioni per le quali la riduzione è operante, la procedura di ricostituzione provvede a ripristinare l’importo lordo spettante in misura intera. Le posizioni interessate vengono comunque ricostituite a livello centrale. Vincenzo D’Andò