Diario quotidiano del 14 settembre 2016: Equitalia ammessa al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo

Pubblicato il 14 settembre 2016



1) Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo
2) E’ il pubblico ministero che deve decidere quali beni sequestrare
3) Spese postali addebitate al cliente: la fattura emessa è soggetta Iva
4) Come rinnovare le rateazioni decadute fino a 72 rate
5) Rating di legalità delle imprese
6) Al via gli Albi professionali solo telematici
7) Rinnovo del nulla osta per tutte le società nell’elenco dei laboratori di prova su sistemi elettrici per i fini fiscali
8) Semplificazione della disciplina sulle Autorità portuali: Tasse e diritti marittimi: codice tributo
9) Requisiti di accesso alla cassa integrazione guadagni in deroga
10) Fusione per incorporazione: aspetti civilistici, contabili e fiscali
diario-quotidiano-articoli-9Indice: 1) Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo 2) E’ il pubblico ministero che deve decidere quali beni sequestrare 3) Spese postali addebitate al cliente: la fattura emessa è soggetta Iva 4) Come rinnovare le rateazioni decadute fino a 72 rate 5) Rating di legalità delle imprese 6) Al via gli Albi professionali solo telematici 7) Rinnovo del nulla osta per tutte le società nell’elenco dei laboratori di prova su sistemi elettrici per i fini fiscali 8) Semplificazione della disciplina sulle Autorità portuali: Tasse e diritti marittimi: codice tributo 9) Requisiti di accesso alla cassa integrazione guadagni in deroga 10) Fusione per incorporazione: aspetti civilistici, contabili e fiscali ***   1) Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo. Non serve a ciò la notifica della cartella esattoriale al curatore fallimentare. Dunque, strada in discesa per Equitalia, almeno secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17927 del 12 settembre 2016. In particolare, viene ribadito il seguente principio (Cass. n. 6126 del 2014): “l’ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall’articolo 87, secondo comma, del D.P.R. 602/73, nel testo introdotto dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale, salva la necessità, in presenza di contestazioni del curatore, dell’ammissione con riserva, da sciogliere poi ai sensi dell’articolo 88, secondo comma, del decreto citato, allorché sia stata definita la sorte dell’impugnazione esperibile davanti al Giudice tributario”. ****** 2) E’ il pubblico ministero che deve decidere quali beni sequestrare Nell’ipotesi del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente il giudice “deve specificamente indicare quali siano i beni vincolabili soltanto se disponga in atti di elementi per stabilirlo”, in caso contrario incombendo detta individuazione all’organo demandato all’esecuzione, vale a dire il pubblico ministero. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 37833 del 12 settembre 2016, ha ribadito l’assunto. Dunque, nel caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, dunque, il giudice deve indicare i beni da vincolare solo se dispone degli elementi per stabilirlo. In caso contrario l’individuazione dei beni spetta al pubblico ministero (pm), che l’organo cui è affidata l'esecuzione. ****** 3) Spese postali addebitate al cliente: la fattura emessa è soggetta Iva Secondo alcune recenti ordinanze della Corte di cassazione (nn. 17655-17664 del 6 settembre 2016) le spese di spedizione (postali) delle fatture fatte a carico dei propri clienti, una volta indicate nel corpo del documento fiscale vanno assoggettate ad Iva. Questo poiché in dette ipotesi non è possibile avvalersi della causa d’esclusione da tale imposta prevista dall’art. 15 del D.P.R. 633/1972. In particolare, si tratta di una serie di ricorsi fatti da cittadini contro Telecom Italia che addebita agli utenti che fruiscono del servizio telefonico l’Iva sulle spese di spedizione postali. Secondo gli utenti si tratterebbe di importi esenti da Iva. Ma la cassazione ha dato ragione a Telecom, poiché si tratta di anticipazione di compensi e non, quindi, di spese escluse da Iva: “La prospettazione della Telecom è fondata. La giurisprudenza da essa evocata ha, infatti, affermato il principio di diritto secondo cui: «In tema di rapporto di utenza telefonica fra utente e Telecom, poiché il costo sopportato per l'anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane dalla Telecom, per la spedizione della fattura a mezzo del servizio postale, prevista dalle condizioni generali di contratto come costo da addebitare a carico dell'utente, non è, in mancanza di previsione nelle condizioni contrattuali, un'anticipazione eseguita in nome e per conto dell'utente, ma solo un'anticipazione per conto (e nell'interesse) dello stesso, e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3, deve ritenersi che la pretesa di rimborso della Telecom verso l'utente riguardo a quanto corrisposto per la spesa di spedizione alle Poste Italiane fa parte della base imponibile ai sensi dell'alt 13 del detto D.P.R., trattandosi di spesa per l'esecuzione della prestazione, con la conseguenza che legittimamente la Telecom ricarica detta spesa dell'i.v.a. e ciò ancorché la Telecom sopporti la spesa di spedizione verso le Poste Italiane in regime di esenzione ai sensi dell'art. 10, n. 16, dello stesso D.P.R.".>> (così, in particolare, Cass. (ord.) n. 17526 del 2013)”. ****** 4) Come rinnovare le rateazioni decadute fino a 72 rate Sulla base dell’art. 13 bis del D.L. 113/2016 convertito in Legge 160/2016, coloro che al 1° luglio 2016 sono decaduti dalle rateazioni (ordinarie o straordinarie) concesse da Equitalia possono nuovamente rateizzare l’importo, fino a un massimo di 72 rate (salvi i piani di rateazione con più di 72 rate già approvati), anche se all’atto della richiesta le rate scadute non sono state integralmente saldate. Entro il 20 ottobre 2016 i “morosi” dovranno presentare apposita richiesta utilizzando il modello reperibile sul sito del gruppo Equitalia. La nuova rateazione, se concessa, decade al mancato pagamento di due rate anche se non consecutive. Parimenti, i contribuenti che dal 16 ottobre 2015 al 1° luglio 2016 sono decaduti dalla rateazione con l’AE a seguito della definizione di accertamenti con adesione o di omessa impugnazione degli stessi, potranno ottenere un nuovo piano di rateazione, presentando apposita richiesta entro il 20 ottobre 2016. Il piano è concesso anche se, all’atto della richiesta, le rate scadute non sono state saldate. La nuova rateazione, se concessa, decade al mancato pagamento di 1 rata entro il termine di pagamento di quella successiva. ****** 5) Rating di legalità delle imprese E’ stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale n. 213 del 12 settembre 2016, la delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 26166 del 13 luglio 2016, con la quale si approvano le modifiche al regolamento attuativo in materia di rating di legalità. Ai sensi dell’art. 1 del suindicato provvedimento, per impresa s’intende l'ente (in forma individuale o collettiva): - avente sede operativa nel territorio nazionale; - che abbia raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell'ultimo esercizio chiuso nell'anno precedente alla richiesta di rating, riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza e risultante da un bilancio regolarmente - approvato dall'organo aziendale competente e pubblicato ai sensi di legge; che, alla data della richiesta di rating, risulti iscritta nel registro delle imprese da almeno due anni. L'impresa, che intende ottenere il rating di legalità deve presentare all'Autorità apposita domanda sottoscritta dal legale rappresentante e redatta mediante compilazione del formulario pubblicato sul sito dell'Autorità. L'inoltro della domanda deve avvenire per via telematica. Su proposta della Direzione competente, l'Autorità delibera l'attribuzione del rating entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta e, in caso di incompletezza dell'istanza presentata, ne informa l'impresa entro quindici giorni. ****** 6) Al via gli Albi professionali solo telematici Albi avvocati solo telematici: sulla Gazzetta Ufficiale n. 213 del 12 settembre 2016 è stato pubblicato il regolamento con le disposizioni per la tenuta e l’aggiornamento di albi, elenchi e registri da parte dei Consigli dell’Ordine degli avvocati. Il testo, contenuto nel Decreto del ministero della Giustizia n. 178 del 16 agosto 2016, si occupa anche di modalità di iscrizione di trasferimento e di cancellazione dai vari albi, registro e elenchi degli Ordini forensi, nonché di impugnazioni dei provvedimenti adottati in tema dai medesimi Consigli dell’ordine. Albi, registri ed elenchi online Sulla base delle nuove disposizioni, gli albi, il registro e gli elenchi degli Ordini forensi saranno tenuti esclusivamente con modalità informatiche, con utilizzazione del sistema informatico centrale. I Consigli dell'ordine che già dispongono di sistemi informatici per la tenuta degli albi, dei registri e degli elenchi potranno continuare ad avvalersene, a condizione che tali sistemi siano dotati di tutte le funzionalità prescritte nel decreto con riguardo al sistema informatico centrale e che abbiano basi di dati interconnesse con la base di dati del predetto sistema informatico centrale. I Consigli che, per contro, non dispongono di sistemi informatici si avvarranno esclusivamente del sistema informatico centrale. Sistema informatico centrale entro 24 mesi Ai sensi del Decreto n. 178/2016, il sistema informatico centrale dovrà essere realizzato dal Consiglio nazionale forense entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del regolamento (27 settembre 2016); entro dodici mesi, poi, dovranno essere adottate, sempre dal Cnf, le relative specifiche tecniche. Della piena operatività del sistema informatico centrale verrà data notizia mediante pubblicazione di un avviso sui siti del Consiglio nazionale forense e degli ordini territoriali. Viene quindi specificato che da tale data acquisteranno pienamente efficacia tutte le disposizioni sulla tenuta e revisione online degli albi, dei registri e degli elenchi. ****** 7) Rinnovo del nulla osta per tutte le società nell’elenco dei laboratori di prova su sistemi elettrici per i fini fiscali Tutti i laboratori in precedenza autorizzati dalle Dogane, che non abbiano ancora ottenuto l’accreditamento secondo la norma UNI-EN 17025:2005 e per i quali siano scaduti i termini delle domande presentate, se intendono proseguire la propria attività per i fini fiscali, dovranno trasmettere copia delle domande di accreditamento secondo la norma UNI EN 17020:2012 (moduli Accredia DA-00 e DA-04 debitamente compilati, senza allegati), all’Ufficio delle dogane territorialmente competente sulla sede del laboratorio entro 270 giorni dal 13 settembre 2016. Lo ha precisato l’Agenzia delle Dogane con la circolare n. 21/D del 13 settembre 2016 diramata ai fini del rilascio del nulla osta preventivo per le Società titolari di laboratori che intendono avviare ex-novo l’attività. In particolare, tale documento regola l’inserimento di Società nell’elenco dei laboratori di prova su sistemi elettrici per i fini fiscali: Controllo terzietà ed imparzialità, nonché Termine per l’accreditamento per i laboratori in precedenza autorizzati. Qualora i documenti non pervengano entro tale termine, il predetto Ufficio delle dogane attiva la procedura per disporre, previa diffida ad adempiere, la revoca dell’autorizzazione e, quindi, la cancellazione del laboratorio nell’elenco dei soggetti provvisoriamente autorizzati. Analogo procedimento è posto in essere qualora, in esito alla predetta domanda, il laboratorio non consegua l’accreditamento ai fini fiscali. A tal riguardo, sempre qualora l’accreditamento si riferisca anche agli aspetti di competenza dell’Agenzia, ACCREDIA comunica per estratto all’Ufficio in epigrafe tutte le delibere assunte dal competente Comitato Settoriale di Accreditamento riguardanti gli Organismi di Ispezione accreditati per la specifica attività (accreditamenti, estensioni, revoche, provvedimenti sanzionatori, rinnovi, ecc.), nonché le eventuali comunicazioni inerenti la decadenza degli iter di accreditamento o di estensione che non dovessero arrivare a compimento secondo le procedure previste. ****** 8) Semplificazione della disciplina sulle Autorità portuali: Tasse e diritti marittimi: codice tributo Entrerà in vigore il 15 settembre 2016 il decreto (D.Lgs. n. 169 del 04/08/2016, pubblicato nella G.U,. n. 203 del 31/08/2016) che prevede l’istituzione di 15 Autorità di sistema portuale (AdSP) che assorbiranno le attuali 24 Autorità portuali e avranno competenza territoriale su specificati porti. Lo rende noto l’Agenzia delle Dogane, con la comunicazione del 13 settembre 2015 recante la riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali: Tasse e diritti marittimi: codice tributo. A tal fine, viene messo in evidenza che vari porti attualmente non rientranti nella competenza territoriale di alcuna Autorità portuale, a decorrere dal prossimo 15 settembre faranno parte delle istituende AdSP. Per conseguenza, con riferimento a tali porti (es. porti di Pescara, Ortona, Vibo Valentia, Porto Empedocle, ecc.), gli introiti della tassa portuale di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 107/2009, che è accertata e riscossa da questa Agenzia, a decorrere dal 15 settembre p.v., dovranno affluire non più all’erario nazionale bensì al bilancio della competente AdSP. Pertanto, per la liquidazione in dichiarazione doganale della tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei suddetti porti che entreranno a far parte della competenza territoriale delle AdSP, si richiamano tutti gli operatori ad utilizzare, a decorrere dal 15 settembre p.v., il codice tributo 927, in luogo di quello attualmente in uso 557. ****** 9) Requisiti di accesso alla cassa integrazione guadagni in deroga L’INPS, con la circolare n. 177 del 13 settembre 2016, fornisce indicazioni sui requisiti di accesso alla cassa integrazione guadagni in deroga settore pesca, sulla presentazione e sulla gestione delle relative istanze per i periodi d’intervento annualità 2016. La legge 28 dicembre 2015, n.208 (Legge di Stabilità 2016) ha previsto che nell’ambito delle risorse destinate al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga è assegnata la somma di 18 milioni di euro al finanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga per il settore pesca. Ai lavoratori destinatari del trattamento il decreto del 5 agosto 2016 stabilisce che l’integrazione salariale è erogata, secondo le disposizioni in materia, al personale imbarcato, dipendente e socio lavoratore – di cui alla legge n. 142/2001 – delle imprese di pesca interessate dallo stato di crisi che ha investito il settore e che benefici di un sistema retributivo con minimo monetario garantito subordinatamente al conseguimento di un’anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 12 mesi alla data di inizio del periodo di riferimento, come previsto dall’art. 2, comma 1, del D.I. n. 83473 del 1 agosto 2014. Al riguardo viene chiarito che, viste le specificità del settore pesca, si deve considerare rilevante, nella verifica del requisito dell’anzianità lavorativa, il periodo di occupazione nel settore medesimo. Allo scopo di fruire del trattamento di integrazione salariale in deroga l’impresa deve aver previamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità, ivi inclusa la fruizione delle ferie residue. Sarà, pertanto, onere dell’impresa allegare al modello SR100 anche una autocertificazione, ai sensi di legge, comprovante l’avvenuto utilizzo delle ferie residue in relazione ai lavoratori coinvolti dall’intervento e l’eventuale fruizione degli strumenti ordinari di flessibilità. Il trattamento di cassa integrazione guadagni in deroga non è riconosciuto agli armatori e ai proprietari-armatori imbarcati sulle navi dai medesimi gestite in quanto non è configurabile, nei loro confronti, un rapporto di lavoro subordinato. Al riguardo viene precisato che possono essere destinatari della prestazione in argomento anche i soci lavoratori che prestino attività lavorativa presso l’impresa e per i quali è presente la relativa contribuzione da lavoro dipendente in forma subordinata. ****** 10) Fusione per incorporazione: aspetti civilistici, contabili e fiscali Con la fusione le società che vi partecipano si estinguono, eccettuata, ovviamente, la società incorporante. E’ questa la principale caratteristica dell’operazione di fusione nonché lo scambio delle azioni o quote in virtù del quale i soci divengono soci della società risultante dalla fusione o della società incorporante. Lo rileva, preliminarmente, la Fondazione Accademia di Ragioneria GDG, presieduta dal Prof. Paolo Moretti, con la nota n. 10 del 13 settembre 2016, incentrata, appunto, sulla fusione per incorporazione: aspetti civilistici, contabili e fiscali. La Fondazione ricorda che l’operazione di fusione è disciplinata nel Titolo V sezione II del Codice civile dagli articoli che vanno dal 2501 al 2505-quater. Con tale istituto si realizza l’unificazione in un unico soggetto giuridico delle diverse entità giuridiche che vi partecipano. Tipi di fusione L’art. 2501 c.c. prevede due diverse forme di fusione, mediante: - la costituzione di una nuova società (fusione per unione o fusione propria); - l’incorporazione di una o più altre società (fusione per incorporazione o assorbimento). Inoltre, a seconda del tipo di società che partecipano alla fusione, si possono ulteriormente distinguere due diverse forme: - Fusione omogenea, tra società dello stesso tipo; - Fusione eterogenea, tra società non dello stesso tipo. La fusione può essere effettuata soltanto tra società (di capitali o di persone) e non tra società e imprese individuali o società di fatto o società semplice. La fusione è anche ammessa tra una società commerciale e una società cooperativa nell’ipotesi di incorporazione della prima nella seconda (Giurisprudenza del Tribunale di Milano). In tale ambito l’operazione di fusione per incorporazione comporta una successione a titolo universale dei beni determinando l’estinzione delle società incorporate e la contestuale sostituzione ad esse della società incorporante. Il secondo comma dell’art. 2501 c.c. dispone che: “La partecipazione alla fusione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo”, mentre, ai sensi dell’art. 2501-bis, è ammessa per le società sottoposte a procedure concorsuali. Il procedimento di fusione è complesso: esso parte dal progetto di fusione e si conclude, attraverso tappe intermedie, con l’atto di fusione redatto da un notaio. In particolare si possono distinguere due fasi tra loro collegate: la prima che si può definire di preparazione alla fusione, la seconda di attuazione vera e propria della fusione. Progetto di fusione Per attuare la procedura di fusione per incorporazione gli amministratori devono: a) redigere un progetto di fusione per tutte le società partecipanti alla fusione con i contenuti previsti dall’art. 2501-ter c.c.; b) redigere la situazione patrimoniale delle società partecipanti alla fusione, con l’osservanza delle norme sul bilancio e dei Principi contabili emessi dall’OIC; c) predisporre una relazione che giustifichi, dal punto di vista giuridico, economico-finanziario e fiscale le motivazioni. Nella relazione è necessario esporre anche i criteri di determinazione del rapporto di cambio (quando necessario) e le eventuali difficoltà di valutazioni; d) convocare l’assemblea dei soci per deliberarne la fusione per incorporazione. Quando previsto, è necessario nominare uno o più esperti per la redazione di una relazione che attesti la validità del progetto di fusione. Nomina e relazione degli esperti La relazione degli esperti è prevista dall’art. 2501-sexies. Tale articolo dispone che uno o più esperti per ciascuna società devono redigere una relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o delle quote, che indichi: a) il metodo o i metodi seguiti per la determinazione del rapporto di cambio proposto e i valori risultanti dall’applicazione di ciascuno di essi; b) le eventuali difficoltà di valutazione. In merito alla nomina degli esperti lo stesso art. 2501-sexies prevede che: - se la società incorporante è una S.p.A. o una S.a.p.a. la nomina compete al Tribunale del luogo in cui ha sede la società. Se la società è quotata in mercati regolamentati, l’esperto è scelto tra le società di revisione sottoposte alla vigilanza della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa; - se la società incorporante è una S.r.l. o una società di persone, gli esperti sono nominati direttamente dagli organi amministrativi di ciascuna società e scelti tra i soggetti iscritti all’albo dei revisori contabili (revisore contabile persona fisica o società di revisione) di cui all’art. 2409-bis c.c.; - in caso di nomina congiunta, da parte delle società partecipanti alla fusione, di uno o più esperti comuni, la designazione deve essere effettuata dal Tribunale competente. Inoltre, la stesura della relazione degli esperti può essere omessa (conseguentemente la nomina degli esperti) nei seguenti casi: - fusione per incorporazione di società interamente posseduta o almeno posseduta al 90%; - fusione in cui non partecipano società azionarie; - consenso unanime dei soci di tutte le società partecipanti alla fusione; - fusione che, pur conseguendo concambio delle azioni o quote, non consegue alcuna variazione sostanziale di valore delle partecipazioni possedute dai singoli soci. Il Comitato dei Notai del Triveneto, analogamente a quanto statuito dal Consiglio Notarile di Milano con la Massima n. 22 del 18-03-2004, con riferimento alla fusione per incorporazione posseduta al 100% o almeno al 90% della incorporante, ha ritenuto sufficiente che il requisito risulti verificato al momento della stipula dell’atto di fusione. Per quanto concerne il contenuto della relazione, gli esperti sostanzialmente devono riprendere le informazioni che gli amministratori hanno effettuato in merito al rapporto di cambio, esaminare il metodo utilizzato ed esprimerne un giudizio sull’adeguatezza e sulla congruità del risultato. Iscrizione del progetto di fusione nel Registro delle Imprese Ai sensi dell’art. 2502-bis, la delibera di fusione per incorporazione deve essere depositata, a cura dell’organo amministrativo di ciascuna società partecipante, per l’iscrizione nell’Ufficio del Registro delle Imprese del luogo dove hanno sede le singole società partecipanti. Effetti della fusione L’art. 2504-bis (Effetti della fusione), prevede che la società incorporante deve iscrivere le attività e le passività provenienti dalle società incorporate sulla base dei valori risultanti dalle situazioni contabili di chiusura delle società medesime secondo il principio della continuità dei valori. Le attività e passività prese in carico dalla società incorporante possono determinare in capo alla stessa delle “differenze contabili” cosiddetti avanzi o disavanzi di fusione. Tali differenze di fusione sono originate dalla divergenza tra patrimonio netto contabile delle società incorporate e il valore dell’aumento del capitale sociale dell’incorporante o del valore di carico delle partecipazioni detenute dalla incorporante nelle incorporate. Disavanzo di fusione Nel bilancio della società incorporante, il disavanzo di fusione o da annullamento può essere portato: - ad incremento delle attività; - a diminuzione delle passività; - ad avviamento (se esistente); - a componente negativo del Conto economico. L’avanzo di fusione può essere portato: - a diminuzione delle attività; - a rivalutazione delle passività; - a riserva di patrimonio netto; - ad avviamento (se esistente) negativo. Aspetti fiscali L’operazione di fusione viene caratterizzata dal principio fiscale della neutralità fiscale. In base a tale principio essa è un’operazione fiscalmente neutrale ai fini delle imposte sul reddito ed è esclusa dal campo di applicazione dell’IVA e soggetta alle imposte di registro in misura fissa. Per quanto concerne l’IVA, l’articolo 2, comma 3, lett. f) del DPR 633/72 prevede che non si considerano cessioni i passaggi di beni “in dipendenza di fusioni, scissioni, trasformazioni di società e di analoghe operazioni poste in essere da altri enti”. Per le imposte dirette, l’art 172 del TUIR disciplina il trattamento dell’operazione di fusione stabilendo che essa non genera componenti positivi o negativi di reddito: - né in capo alla società fusa o incorporata; - né in capo alla società risultante o incorporante; - né in capo ai soci delle società che partecipano alla fusione. Dichiarazione dei redditi delle imposte dirette e dell’IVA e i relativi versamenti La società incorporante deve presentare la dichiarazione dei redditi relativa alla frazione di esercizio delle società incorporate compresa tra l’inizio del periodo d’imposta e la data di efficacia della fusione secondo i termini previsti dalla relativa normativa. Secondo le regole attuali, le imposte vanno versate, per le società di capitali, entro il giorno 16 del sesto mese successivo a quello in cui si è chiuso il periodo (data di efficacia della fusione). Quando l’effetto retroattivo coincide con l’inizio del periodo d’imposta, l’obbligo sussiste se la fusione interviene prima del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi dell’incorporata. Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 22/e del 2009, ha precisato che la retrodatazione fiscale è esclusa in caso di fusione eterogenea tra società di capitali e società di persone, nonché tra un ente non commerciale e una società commerciale. Per quanto concerne gli acconti d’imposta, nella fusione per incorporazione, ai sensi del comma 10 dell’art. 172 del TUIR, la società incorporante deve versare la rata di acconto in funzione del proprio reddito dichiarato nel periodo di imposta precedente, senza considerare quello della società incorporata. Però se la fusione è avvenuta dopo la scadenza del termine per il versamento della rata di acconto, i versamenti effettuati dalle società incorporate possono essere recuperati dalla società incorporante. Ai fini IVA, la società incorporante deve presentare entro 30 giorni dalla data di efficacia della fusione, un’apposita dichiarazione di variazione dati presso l’Ufficio competente. Per quanto concerne la dichiarazione IVA, bisogna distinguere: a) la dichiarazione IVA relativa al periodo precedente la fusione; b) la dichiarazione IVA relativa all’anno in cui è avvenuta la fusione. Nel caso a) la società incorporante è tenuta a presentare sia la propria dichiarazione IVA che quelle delle società incorporate, se la fusione ha avuto effetto in un periodo compreso tra l’inizio dell’esercizio e il termine di presentazione della dichiarazione IVA. Naturalmente le società incorporate potranno anche presentare autonomamente la dichiarazione IVA prima del termine previsto e in tal caso l’incorporante non ha alcun obbligo. Nel caso b) la società incorporante dovrà presentare la dichiarazione IVA riempiendo i vari moduli, tenendo presente di annotare e distinguere la sua attività da quelle delle società incorporate. Vincenzo D’Andò