Diario quotidiano del 14 settembre 2016: Equitalia ammessa al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo

Indice:

1) Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo

2) E’ il pubblico ministero che deve decidere quali beni sequestrare

3) Spese postali addebitate al cliente: la fattura emessa è soggetta Iva

4) Come rinnovare le rateazioni decadute fino a 72 rate

5) Rating di legalità delle imprese

6) Al via gli Albi professionali solo telematici

7) Rinnovo del nulla osta per tutte le società nell’elenco dei laboratori di prova su sistemi elettrici per i fini fiscali

8) Semplificazione della disciplina sulle Autorità portuali: Tasse e diritti marittimi: codice tributo

9) Requisiti di accesso alla cassa integrazione guadagni in deroga

10) Fusione per incorporazione: aspetti civilistici, contabili e fiscali

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1) Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo
Concessionario della riscossione ammesso al passivo fallimentare solo per l’iscrizione a ruolo. Non serve a ciò la notifica della cartella esattoriale al curatore fallimentare.
Dunque, strada in discesa per Equitalia, almeno secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17927 del 12 settembre 2016.
In particolare, viene ribadito il seguente principio (Cass. n. 6126 del 2014): “l’ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall’articolo 87, secondo comma, del D.P.R. 602/73, nel testo introdotto dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale, salva la necessità, in presenza di contestazioni del curatore, dell’ammissione con riserva, da sciogliere poi ai sensi dell’articolo 88, secondo comma, del decreto citato, allorché sia stata definita la sorte dell’impugnazione esperibile davanti al Giudice tributario”.

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2) E’ il pubblico ministero che deve decidere quali beni sequestrare
Nell’ipotesi del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente il giudice “deve specificamente indicare quali siano i beni vincolabili soltanto se disponga in atti di elementi per stabilirlo”, in caso contrario incombendo detta individuazione all’organo demandato all’esecuzione, vale a dire il pubblico ministero.
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 37833 del 12 settembre 2016, ha ribadito l’assunto.
Dunque, nel caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, dunque, il giudice deve indicare i beni da vincolare solo se dispone degli elementi per stabilirlo. In caso contrario l’individuazione dei beni spetta al pubblico ministero (pm), che l’organo cui è affidata l’esecuzione.

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3) Spese postali addebitate al cliente: la fattura emessa è soggetta Iva
Secondo alcune recenti ordinanze della Corte di cassazione (nn. 17655-17664 del 6 settembre 2016) le spese di spedizione (postali) delle fatture fatte a carico dei propri clienti, una volta indicate nel corpo del documento fiscale vanno assoggettate ad Iva. Questo poiché in dette ipotesi non è possibile avvalersi della causa d’esclusione da tale imposta prevista dall’art. 15 del D.P.R. 633/1972.
In particolare, si tratta di una serie di ricorsi fatti da cittadini contro Telecom Italia che addebita agli utenti che fruiscono del servizio telefonico l’Iva sulle spese di spedizione postali. Secondo gli utenti si tratterebbe di importi esenti da Iva.
Ma la cassazione ha dato ragione a Telecom, poiché si tratta di anticipazione di compensi e non, quindi, di spese escluse da Iva: “La prospettazione della Telecom è fondata. La giurisprudenza da essa evocata ha, infatti, affermato il principio di diritto secondo cui: «In tema di rapporto di utenza telefonica fra utente e Telecom, poiché il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa …

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