Aliquota gestione separata INPS, stop agli aumenti – Diario quotidiano del 9 settembre 2016:

Pubblicato il 9 settembre 2016



1) Riparto del cinque per mille: decreto in G.U.
2) Vendita di fabbricato ad uso promiscuo prima del quinquennio senza imposte: conseguenze fiscali e penali
3) Assegnazione agevolata dei beni ai soci: in arrivo nuovi chiarimenti
4) Antiriciclaggio: applicazione senza rigidi schemi, occorre una riforma del sistema sanzionatorio
5) Tutto ok per la vendita di computer con programmi preinstallati
6) Autonomi iscritti alla gestione separata Inps: stop all’aumento dell’aliquota contributiva
7) A conciliazione avvenuta non sono più dovuti i contributi previdenziali
8) Entrambi i coniugi che gestiscono l’albergo devono iscriversi all’Inps
9) Studi di settore: pubblicate le bozze dei modelli e delle istruzioni 2017
10) Richiesta del CNDCEC: prorogare il termine per l’assegnazione dei beni
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Riparto del cinque per mille: decreto in G.U. 2) Vendita di fabbricato ad uso promiscuo prima del quinquennio senza imposte: conseguenze fiscali e penali 3) Assegnazione agevolata dei beni ai soci: in arrivo nuovi chiarimenti 4) Antiriciclaggio: applicazione senza rigidi schemi, occorre una riforma del sistema sanzionatorio 5) Tutto ok per la vendita di computer con programmi preinstallati 6) Autonomi iscritti alla gestione separata Inps: stop all’aumento dell’aliquota contributiva 7) A conciliazione avvenuta non sono più dovuti i contributi previdenziali 8) Entrambi i coniugi che gestiscono l’albergo devono iscriversi all’Inps 9) Studi di settore: pubblicate le bozze dei modelli e delle istruzioni 2017 10) Richiesta del CNDCEC: prorogare il termine per l’assegnazione dei beni ***   1) Riparto del cinque per mille: decreto in G.U. Pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 7 settembre 2016 i criteri di per valorizzare i beni culturali e paesaggistici. E’, stato, infatti, pubblicato il DPCM 28 luglio 2016, che fissa i criteri di riparto della quota del cinque per mille dell’IRPEF destinata, a scelta del contribuente, al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. Le disposizioni contenute nel decreto si applicano a decorrere dall’anno finanziario 2017 (per il periodo d’imposta precedente). Viene, quindi, abrogato il DPCM 30 maggio 2012. I soggetti ammissibili al riparto sono: - il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo; - gli istituti del medesimo Ministero dotati di autonomia speciale ai sensi dell’art. 14 comma 2 del D.L. 83/2014 convertito e dell’art. 30 del DPCM 29 agosto 2014 n. 171; - gli enti senza scopo di lucro, legalmente riconosciuti, che realizzino, conformemente alle proprie finalità principali definite per legge o per statuto, attività di tutela, promozione o valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e che dimostrino di operare in tale campo da almeno cinque anni. Il contribuente potrà destinare la quota del cinque per mille per finanziare le suddette attività apponendo la firma nell’apposito riquadro che figura nel modello CUD, nel modello 730/1, nel modello UNICO PF ovvero nella scheda per la scelta dell’otto e del cinque per mille, riservata ai soli soggetti esonerati dalla presentazione della dichiarazione. Occorre poi indicare il codice fiscale dell’istituto o dell’ente cui intende destinare direttamente la quota del cinque per mille. ****** 2) Vendita di fabbricato ad uso promiscuo prima del quinquennio senza imposte: conseguenze fiscali e penali Condannato per evasione fiscale il contribuente che non versa l’Irpef sul fabbricato venduto prima del quinquennio per la parte data in locazione anche se una porzione è stata adibita a prima casa. In caso di immobile ad uso promiscuo, quindi, la quota dell’imposta deve essere calcolata sulla plusvalenza derivante dalla parte adibita ad uso diverso dall’abitazione principale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 37169 del 7 settembre 2016, che ha condannato l’imputato per il reato di dichiarazione infedele a seguito dell’avvenuto superamento della soglia di punibilità prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 74/2000. Dunque, la Suprema Corte ha stabilito che, nel caso di cessione di un immobile che presenti unità immobiliari adibite ad abitazione principale e altre unità locate a terzi, l’esclusione da imposizione prevista dall’art. 67 comma 1 lett. b) del TUIR opera solo con riferimento alla quota parte della plusvalenza riferibile all’unità adibita a prima casa. Nel caso di specie, si trattava di un immobile abitativo, acquistato nel 2004 e rivenduto nel 2007, che in parte era stato utilizzato come prima casa dalla figlia e in parte era stato locato a terzi; secondo l’imputato, questo fatto avrebbe comportato la totale esclusione della plusvalenza realizzata. Dal canto suo, il giudice di legittimità ha affermato che la normativa che vige nel settore fiscale non esclude la suddivisione tra la parte immobiliare adibita ad abitazione principale del cedente e dei suoi familiari e la parte immobiliare utilizzata ad altri fini. Per cui occorre pagare l’Irpef sulla parte del fabbricato venduto, prima dei cinque anni, utilizzato per altri scopi. ****** 3) Assegnazione agevolata dei beni ai soci: in arrivo nuovi chiarimenti Dopo i primi chiarimenti forniti l’1 giugno, in arrivo una seconda circolare. Lo rende noto l’Agenzia delle entrate, con il comunicato n. 173 del 7 settembre 2016 (pubblicato dopo le 18,30). Come precisa lo stesso citato comunicato, all’assegnazione agevolata dei beni ai soci, prevista dalla Legge di Stabilità 2016, l’Agenzia delle Entrate ha già fornito le linee guida interpretative con la circolare n. 26/E del 1° giugno 2016, quattro mesi prima del termine ultimo per l’effettuazione dell’assegnazione agevolata. In seguito alla pubblicazione di questo documento di prassi, gli operatori tecnici e professionali hanno posto ulteriori quesiti applicativi e richiesto chiarimenti su casi specifici a cui verrà data risposta in una seconda circolare che sarà resa disponibile nei prossimi giorni. Nel frattempo rimane in forse la proroga della scadenza del termine del 30 settembre 2015 per l’assegnazione agevolata dei beni ai soci richiesta, a larga voce, dalle associazioni di categoria. Questo poiché, anche se il problema rimane all’attenzione del Governo, come evidenziato dal viceministro all’Economia, Luigi Casero, occorre comunque un provvedimento di legge. ****** 4) Antiriciclaggio: applicazione senza rigidi schemi, occorre una riforma del sistema sanzionatorio Come da rilevato anche dagli autori de Il Sole 24 Ore, la disciplina dell’antiriciclaggio necessità un’attuazione senza rigidità. In particolare, viene evidenziato che l’art. 15 della neo Legge 170/2016 impone una riflessione di massima sulla natura dell’ampia delega data dal Parlamento al Governo all’integrale riforma del sistema sanzionatorio antiriciclaggio italiano. I principi generali fissati dal Legislatore sono il rispetto del ne bis in idem sostanziale e di effettività, di proporzionalità e di dissuasività delle sanzioni. La finalità espressa della delega è la limitazione della previsione di fattispecie incriminatrici alle sole condotte di grave violazione degli obblighi di adeguata verifica Come è noto, La Legge n. 170 del 12 agosto 2016 (di delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea, cosiddetta Legge di delegazione europea 2015) é stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1° settembre 2016. Le disposizioni della Legge entreranno in vigore dal prossimo 16 settembre. Tra le deleghe di maggiore interesse viene evidenziata quella contenuta nell’art. 15 della Legge 170/2016, che appunto delega il Governo a recepire la IV Direttiva Antiriciclaggio. Delega Antiriciclaggio Dunque, con l’art. 15, il Governo è stato delegato ad adottare uno o più decreti legislativi al fine di dare organica attuazione alla direttiva (UE) n. 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015. L’ordinamento italiano nel recepire la direttiva dovrà, quindi, graduare i controlli e le procedure antiriciclaggio in funzione del rischio, rispettando i principi della normativa nazionale ed europea in materia di riservatezza e protezione dei dati personali. L’analisi del rischio verrà riservata al Comitato di sicurezza finanziaria, che assumerà il ruolo di organismo preposto alla elaborazione dell’analisi nazionale del rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo nonché al coordinamento delle strategie per farvi fronte. La fonte di riferimento per tale attività sarà una fonte sovranazionale quale, nello specifico, la relazione sui rischi gravanti sul mercato comune e relativi ad attività transfrontaliere, elaborata dalla Commissione europea. Gli esiti di queste analisi del rischio, sempre aggiornati e documentati, dovranno essere messi a disposizione degli organismi nazionali di autoregolamentazione, che elaboreranno delle linee guida, così da poter essere recepiti a livello nazionale ed aziendale. Secondo la legge di delegazione europea 2015, i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio dovranno conservare i dati previsti, garantendo la loro utilizzabilità da parte delle autorità competenti anche attraverso l’integrazione di banche dati pubbliche esistenti. L’Uif (Unità informazione Finanziaria per l'Italia), inoltre, avrà la possibilità di accedere a tutte le informazioni finanziarie ed amministrative, oltre che alle informazioni giudiziarie ed investigative, se autorizzate dal Giudice. Viene, infine, prevista anche la nascita del registro centrale dei Titolari Effettivi per i trust, le società e i gruppi societari. Le informazioni sui Titolari Effettivi di tali soggetti dovranno essere registrate, a cura del legale rappresentante, in una sezione, ad accesso riservato, del Registro delle imprese in modo che siano tempestivamente disponibili alle autorità competenti, senza vincoli. L’accesso al Registro all’Amministrazione finanziaria sarà infatti previsto proprio per il contrasto all’evasione fiscale. ****** 5) Tutto ok per la vendita di computer con programmi preinstallati E’ corretta la vendita di computer con programmi informatici preinstallati, senza possibilità di comprare il prodotto privo di software. Non si tratta di una pratica commerciale sleale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 7 settembre 2016 (C-310/15) che, inoltre, ritiene corretto non indicare al consumatore il prezzo del software al momento dell’acquisto. D’altro canto, il consumatore, già inizialmente, sa cosa sta comprando, con vantaggi o meno; non può quindi poi lamentarsi (dopo l’acquisto). Del resto si tratta di programmi che servono a fare funzionare il computer, specie al primo avvio, se questa non fosse dotata del minimo indispensabile per le funzioni base. Infine, si tratta di applicazioni preinstallate utili aiutare la gran parte dei consumatori privi di competenze informatiche. I consumatori più esperti sanno, quindi, a cosa vanno incontro. ****** 6) Autonomi iscritti alla gestione separata Inps: stop all’aumento dell’aliquota contributiva Autonomi iscritti alla gestione separata Inps: stop all’aumento dell’aliquota contributiva. Ma non solo, si parla pure di riduzione: L’aliquota che sarebbe salito al 33,72% nel 2018, scenderebbe al 25%. Ribadito, infatti, l’impegno del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a invertire il trend. “Nella legge di Stabilità verranno tagliati i contributi per le partite Iva non iscritte agli ordini, una platea di 500mila persone”, ha dichiarato il premier nel corso della trasmissione televisiva Porta a porta arrivando a quantificare il risparmio in “mille euro l’anno”. Se confermata, in sede parlamentare, sarebbe una buona notizia, quindi, per tutti quei professionisti che sono obbligati a iscriversi alla gestione separata Inps. ****** 7) A conciliazione avvenuta non sono più dovuti i contributi previdenziali A seguito dell’avvenuta conciliazione tra le parti (datore di lavoro e lavoratore), il datore di lavoro non è tenuto a pagare le sanzioni civili connesse all’omissione contributiva. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 17645 del 6 settembre 2016 che ha giudicato il ricorso presentato dall’Inps come inammissibile, annullando la cartella esattoriale. L’istituto previdenziale pretendeva, dopo la stesura di un verbale di conciliazione con il quale il lavoratore e il datore di lavoro avevano ricostituito il rapporto di lavoro, il pagamento contributivo per il periodo trascorso tra il licenziamento la successiva ricostituzione del rapporto stesso. Tuttavia, già il Tribunale e poi la Corte d’appello aveva annullato la cartella notificata alla S.p.a. con importo di € 38.203,67 richiesto titolo di somme aggiuntive per un periodo di 4 anni (1999-2002). Secondo i giudici di merito nulla era dovuto dalla società, a parte gli interessi legali, per cui non erano dovute le sanzioni richieste con la cartella di pagamento. L’Inps ha così dovuto ricorrere in cassazione. Dal canto sul la Suprema Corte ha confermato quanto statuito dai giudici sottostanti spiegando che l’omissione contributiva si sarebbe potuta configurare solo a fronte di una situazione che imponesse la ricostituzione del rapporto ex tunc (sentenza n. 19665 del 2014 delle Sezioni Unite) sarebbe stato necessario accertare il contenuto dell’accordo transattivo. Il ricorso proposto non ha permesso di fare tale tipo di valutazione, difatti, l’Inps non ha riportato il contenuto dell’accordo, né lo ha allegato agli atti, in violazione delle prescrizioni desumibili dagli artt. 366 c. 1 n. 6 e 369 c. 2 n. 4 c.p.c.. La Suprema corte ha evidenziato che in tema di sanzioni previdenziali per la reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, vige l’art. 18 della Legge n. 300/1970, secondo cui si deve distinguere tra la nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una sentenza dichiarativa, e l’annullabilità dellicenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva. Soltanto nel primo caso, il datore di lavoro, oltre che ricostruire la posizione contributiva del lavoratore “ora per allora”, deve pagare le sanzioni civili per omissione contributiva. ****** 8) Entrambi i coniugi che gestiscono l’albergo devono iscriversi all’Inps Anche la socia di minoranza (o che dichiari di espletare mansioni saltuarie) che gestisce l’hotel insieme al marito deve iscriversi alla gestione previdenziale e pagare i contributi all’Inps. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 17641 del 8 settembre 2016, ha respinto il ricorso presentato da una donna che, essendo stata trovata dagli ispettori nel luogo di lavoro, aveva dichiarato di avere rapporto occasionali nella gestione aziendale. Dunque deve essere iscritto nella gestione commercianti l’amministratore trovato al lavoro nell’impresa gestita con il coniuge (nel caso di specie un’amministratrice unica di una srl che gestiva un hotel). In particolare la Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, poiché dalle ispezioni è emerso lo svolgimento di un’attività non occasionale all’interno dell’hotel di famiglia, a nulla rilevando la presenza di terze persone incaricate di svolgere alcuni compiti sulla base delle direttive fornite dalla ricorrente. ****** 9) Studi di settore: pubblicate le bozze dei modelli e delle istruzioni 2017 In relazione alla disciplina degli Studi di settore, l’Agenzia delle entrate l’8 settembre 2016, sul proprio sito istituzionale ha pubblicato le bozze dei modelli e delle istruzioni 2017, quindi, relative al periodo d’imposta 2016. ****** 10) Richiesta del CNDCEC: prorogare il termine per l’assegnazione dei beni Longobardi: “Tardive le istruzioni, serve più tempo per la riuscita dell'operazione” Prorogare il termine per l’assegnazione agevolata dei beni ai soci, attualmente fissato al prossimo 30 settembre. E’ quanto chiede il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. La richiesta, spiega il presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi, “è motivata dal fatto che ancora oggi mancano importanti chiarimenti su alcuni aspetti della disciplina rilevanti ai fini dei calcoli di convenienza per l’adesione alla stessa”. “Le prime istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate - afferma Longobardi - sono peraltro arrivate solo nello scorso mese di giugno, molti mesi dopo l’approvazione delle norme con la legge di stabilità dello scorso anno”. “La proroga dei termini – prosegue il presidente dei commercialisti – è quindi assolutamente necessaria per il successo dell’operazione, soprattutto affinché le stime di gettito per le casse dello Stato siano rispettate”. “Un successo al quale teniamo molto – conclude Longobardi - avendo proprio il Consiglio nazionale dei commercialisti richiesto per primo l’introduzione della norma, in un documento presentato al tavolo tecnico voluto dal MEF per la redazione della legge di stabilità 2016”. (Consiglio nazionale dei commercialisti, comunicato del 6 settembre 2016) Vincenzo D’Andò