Diario quotidiano del 4 agosto 2016: la violazione di gravi obblighi formali blocca la detrazione dell’Iva

Pubblicato il 4 agosto 2016



1) Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno
2) La violazione di gravi obblighi formali blocca la detrazione dell’Iva
3) Di nuovo possibile rateizzare i debiti di Equitalia
4) Donazione e distribuzione di prodotti alimentari: ecco la procedura fiscale da seguire
5) Beneficio voucher baby sitting: budget finito
6) Estratto Conto Gestione Dipendenti Pubblici: invio delle comunicazioni personali INPS
7) SIA: modulo di domanda e flusso informatico
8) Consultazione online dei dati catastali e ipotecari gratuita anche per le società
9) Rimborso del canone RAI non dovuto: ecco come chiederlo
10) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: risoluzione delle Entrate
  caffeIndice: 1) Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno: circolare con i chiarimenti dell’Entrate 2) La violazione di gravi obblighi formali blocca la detrazione dell’Iva 3) Di nuovo possibile rateizzare i debiti di Equitalia 4) Donazione e distribuzione di prodotti alimentari: il provvedimento è legge, ecco la procedura fiscale da seguire 5) Beneficio voucher baby sitting: budget finito 6) Estratto Conto Gestione Dipendenti Pubblici: invio delle comunicazioni personali INPS 7) SIA: modulo di domanda e flusso informatico 8) Consultazione online dei dati catastali e ipotecari gratuita anche per le società 9) Rimborso del canone RAI non dovuto: ecco come chiederlo 10) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: risoluzione delle Entrate *** 1) Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno: circolare con i chiarimenti dell’Entrate Arrivano le indicazioni delle Entrate per chi intende usufruire dell’agevolazione, prevista dalla Legge di Stabilità 2016, per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati agli stabilimenti produttivi situati nelle regioni del Mezzogiorno. L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 34/E del 3 agosto 2016, ha fornito chiarimenti in merito ai presupposti soggettivi ed oggettivi di accesso al beneficio, precisa le modalità di calcolo e di utilizzo dell’incentivo, le ipotesi di cumulo con altre agevolazioni e gli adempimenti necessari per la corretta fruizione del credito di imposta. Premio per l’investimento nel Mezzogiorno La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto la possibilità di fruire di un credito di imposta a favore delle imprese che, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2019, acquisiscono beni strumentali nuovi, che fanno parte di un progetto di investimento iniziale, destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo. Beni agevolabili Tra gli investimenti ammessi, rientrano gli acquisti, anche mediante contratto di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie relativi alla creazione di un nuovo stabilimento, all’ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente e a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente. L’agevolazione si applica all’investimento netto, determinato sottraendo dall’investimento lordo (ovvero il costo del bene strumentale nuovo) gli ammortamenti fiscali dedotti nel periodo di imposta, relativi agli stessi beni appartenenti alla struttura produttiva nella quale si effettua il nuovo investimento. Soggetti che possono accedere al beneficio Possono accedere al beneficio tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, che effettuano nuovi investimenti destinati a strutture produttive situate nelle aree ammissibili. Il credito d’imposta riconosciuto è pari al 20% per le piccole imprese, al 15% per le medie imprese e al 10% per le grandi imprese. Sono considerate piccole imprese quelle che contestualmente hanno meno di 50 occupati e un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro. Sono medie imprese, invece, quelle che contestualmente hanno meno di 250 occupati e un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro. Tutte le altre sono considerate grandi imprese. L’agevolazione è valida anche per gli enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, e per le imprese che intraprendono l’attività successivamente alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del credito. Accesso all’agevolazione Le imprese interessate al beneficio devono presentare, esclusivamente in via telematica, la comunicazione per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nel mezzogiorno, approvata con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia lo scorso 24 marzo. Le Entrate controllano la correttezza formale dei dati presenti nella comunicazione e dichiarati dal contribuente sotto la propria responsabilità e, se l’ammontare complessivo del credito d’imposta è superiore a 150mila euro, effettuano le verifiche previste dal nuovo codice antimafia (Dlgs n. 159/2011), comunicando l’autorizzazione all’utilizzo del credito d’imposta. Il credito potrà essere utilizzato solo in compensazione, presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente tramite i servizi Entratel o Fisconline, a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità. Il credito d’imposta può essere cumulato, nei limiti delle spese effettivamente sostenute, con altre misure agevolative che non siano qualificabili come aiuti di Stato o come aiuti “de minimis”.   ******   2) La violazione di gravi obblighi formali blocca la detrazione dell’Iva Lo ha affermato la Corte di giustizia con la sentenza 28 luglio 2016, Causa C-332/15 che si è soffermata sulla controversia incentrata su due questioni pregiudiziali sorte nell’ambito di un procedimento penale. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 167, 168, da 178 a 182, 193, 206, 242, 244, 250, 252 e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006, in tema di riconoscimento del diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi in presenza di violazioni degli obblighi formali. Il fatto Il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia è stato operato dal Tribunale di Treviso – Sezione penale nell’ambito di un procedimento penale a carico di soggetto imputato del reato di cui all’art. 5 del D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, per aver omesso la presentazione della dichiarazione annuale Iva per il 2010 con una imposta evasa oltre la soglia prevista dalla richiamata disposizione. Il procedimento consegue ad una verifica operata dalla Guardia di Finanza per diverse annualità, nell’ambito della quale è risultato che la società contribuente (di cui l’imputato era legale rappresentante), non è stata in grado di esibire le scritture contabili, compreso il registro Iva, e per l’anno d’imposta 2010, ha emesso fatture attive, ma non ha assolto gli obblighi di registrazione né presentato la dichiarazione, con evasione della relativa imposta. Nel corso del procedimento penale, l’imputato ha prodotto alcune fatture passive emesse da terzi nel 2010 a carico della società, che sono state pagate, ma non registrate. Il consulente della difesa, ritenendo legittimo operare la detrazione per tale imposta e, quindi, di scomputarla dall’Iva a debito evasa, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato stante il mancato raggiungimento – in tal modo – della soglia prevista per la punibilità del reato. In tal senso si è espresso anche il pubblico ministero. Al contrario, il giudice, che ha manifestato perplessità circa la possibilità di tenere conto dell’Iva pagata a monte, poiché ciò presuppone che il diritto a detrazione sia stato esercitato in sede di dichiarazione annuale e comunque solo rispetto alle fatture che siano state annotate nel relativo registro. La decisione I giudici della settima sezione della Corte di giustizia europea, hanno dichiarato che: - gli articoli 167, 168, 178, l’articolo 179, primo comma, e gli articoli 180 e 182 della direttiva 2006/112/CE devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale, la quale preveda un termine di decadenza per l’esercizio del diritto a detrazione, come quello controverso nel procedimento principale, purché siano rispettati i principi di equivalenza e di effettività, aspetto questo la cui verifica incombe al giudice del rinvio; - gli articoli 168, 178, 179, 193, 206, 242, 244, 250, 252 e 273 della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale, come quella controversa nel procedimento principale, la quale permetta all’Amministrazione finanziaria di negare a un soggetto passivo il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto, nel caso in cui sia accertato che tale soggetto ha violato in maniera fraudolenta – circostanza questa che spetta al giudice del rinvio verificare – la maggior parte degli obblighi formali che esso era tenuto ad assolvere per poter beneficiare del suddetto diritto.   ******   3) Di nuovo possibile rateizzare i debiti di Equitalia Il Senato ha dato il via libera definitivo al Dl enti locali. Tra le misure principali emerge la possibile riammissione ai piani di rateazione delle cartelle di Equitalia. Nuova possibilità di rateizzare il carico residuo ai debitori di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate decaduti da precedenti piani di dilazione concessi, per effetto del mancato pagamento del numero delle rate previste dalla legge. Il “perdono” viene però accordato con delle condizioni ben precise, sia per quanto riguarda il termine per la presentazione delle istanze sia per quanto attiene al numero delle rate non pagate che determinano la “nuova decadenza”. Si tratta di disposizioni del tutto logiche, tenuto conto che la norma si rivolge esclusivamente a quanti sono stati estromessi dalla rateazione per inadempienza sulla regolarità dei versamenti. Il D.L. n. 113 del 2016, approvato definitivamente dal Senato il 2 agosto 2016, reca la possibilità di rientro nella rateazione dei debiti tributari per i contribuenti che siano decaduti per avere inanellato il mancato pagamento del numero delle rate previsto dalla legge. La nuova norma prevede che il debitore decaduto alla data del 1° luglio 2016 dal beneficio della rateazione, concessa in data antecedente o successiva a quella di entrata in vigore del decreto legislativo. Dunque, i debitori che, a tale data del 1° luglio 2016, sono decaduti da una dilazione ex art. 19 del DPR 602/73 concessa in data antecedente o successiva al DLgs. 159/2015, possono nuovamente rateizzare l’importo per un massimo di 72 rate. Rimangono però salvi i piani di dilazione straordinaria già concessi, ovvero sino ad un massimo di 120 rate mensili. Come nelle precedenti riammissioni, non serve dimostrare lo stato di difficoltà finanziaria, quale che sia l’importo da rateizzare. La domanda per la riammissione andrà presentata, a pena di decadenza, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Infine, la decadenza si viene a verificare con il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive. C’è poi un’altra modifica, non meno importante. E poi è stato elevato a 60.000 euro il limite per le dilazioni “facili”, al di sotto del quale la dilazione viene concessa da Equitalia su semplice richiesta di parte, senza la necessità di dimostrare la temporanea difficoltà finanziaria.   ******   4) Donazione e distribuzione di prodotti alimentari: il provvedimento è legge, ecco la procedura fiscale da seguire Al Senato, nella seduta del 2 agosto 2016, è stato definitivamente approvato il Ddl 2290 sulla donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi, già approvato dalla Camera; i voti a favore sono stati 181, due contrari e 16 astensioni. L’articolo 16 contiene disposizioni varie, di carattere tributario e finanziario in tema di cessione gratuita delle eccedenze alimentari, dei prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale, prevedendo (comma 1) particolari modalità e requisiti delle comunicazioni telematiche agli uffici dell'amministrazione finanziaria in relazione alle cessioni di cui alla legge proposta. La comunicazione deve pervenire agli uffici dell'amministrazione finanziaria o ai comandi del Corpo della guardia di finanza competenti - con l'indicazione della data, dell'ora e del luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni nonché dell'ammontare complessivo, calcolato sulla base dell'ultimo prezzo di vendita, dei beni gratuitamente ceduti, ivi incluse le derrate alimentari - entro la fine del mese cui si riferiscono le cessioni gratuite in essa indicate e può non essere inviata qualora il valore dei beni stessi non sia superiore a 15.000 euro per ogni singola cessione effettuata nel corso del mese cui si riferisce la comunicazione. Per le cessioni di beni alimentari facilmente deperibili si è esonerati dall'obbligo di comunicazione. Un provvedimento dell'Agenzia delle entrate (comma 2) regolerà le modalità telematiche dell'invio della comunicazione in questione. Sulla non operatività della presunzione di cessione a fini IVA, attualmente regolata dall'articolo 2 del regolamento di cui al DPR 10 novembre 1997, n. 441, il comma 3 conferisce al Governo il potere di adeguamento alla legge proposta, fermo restando che - ai sensi del comma 4 - sin dall'entrata in vigore della legge prevarrà la gratuità delle cessioni che rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 3. La comunicazione telematica qui prevista sarà, anzi, valida anche ai fini dell'applicazione del comma 15 dell'articolo 6 della legge 13 maggio 1999, n. 133 (secondo cui i prodotti alimentari non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o per altri motivi similari nonché per prossimità della data di scadenza, ceduti gratuitamente ai soggetti indicati nell'articolo 10, numero 12, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, si considerano distrutti agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto). Peraltro, il comma 6 vi apporta una serie di modifiche, in virtù delle quali si consente di detrarre l'IVA pagata sui prodotti alimentari non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o per altri motivi similari nonché per prossimità della data di scadenza , se detti prodotti sono ceduti gratuitamente a enti pubblici, associazioni riconosciute o fondazioni aventi esclusivamente finalità di assistenza, beneficenza, educazione, istruzione, studio o ricerca scientifica e alle ONLUS; la norma li considera infatti distrutti agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto. Il comma 5 adegua alle nuove disposizioni anche l'art. 13 del D.Lgs 460/1997, che disciplina fra l'altro le cessioni gratuite dei beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa . La norma attuale stabilisce la totale deducibilità dal reddito, dei costi di produzione o di acquisto delle derrate alimentari e dei prodotti farmaceutici che in alternativa sarebbero stati eliminati dal circuito commerciale; la norma proposta aggiunge anche altri prodotti, da individuare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, destinati a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro. La produzione o il commercio di tali beni devono comunque rientrare nell'attività propria dell'impresa; dal lato del cessionario, la norma proposta estende la platea (in origine riferita alle sole ONLUS) agli enti pubblici, alle ONLUS e agli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d'interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità. Sono inoltre totalmente deducibili dal reddito, i costi di produzione o di acquisto di tutti i beni non di lusso dell'attività dell'impresa che presentano imperfezioni, alterazioni danni o vizi, che, pur non modificandone l'idoneità di utilizzo, non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l'esclusione dal mercato o la distruzione; ciò qualora il costo specifico sostenuto per la produzione o l'acquisto non sia superiore al 5% del reddito di impresa dichiarato. Anche in questo caso, la produzione o il commercio di tali beni devono comunque rientrare nell'attività propria dell'impresa. Inoltre, si ribadisce che i beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, se diversi dalle derrate alimentari e dai prodotti farmaceutici,si considerano distrutti agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto. Le ONLUS beneficiarie devono attestare, in una apposita dichiarazione da conservare agli atti dell'impresa cedente, il proprio impegno ad utilizzare direttamente i beni in conformità alle finalità istituzionali. La novella, infine, aggiunge due condizioni: da un lato che, per ogni singola cessione, sia predisposto un documento di trasporto progressivamente numerato ovvero un documento equipollente, contenente l'indicazione della data, degli estremi identificativi del cedente, del cessionario e dell'eventuale incaricato del trasporto, nonché della qualità, della quantità o del peso dei beni ceduti; dall'altro lato, che il soggetto beneficiario effettui un'apposita dichiarazione trimestrale di utilizzo dei beni ceduti, da conservare agli atti dell'impresa cedente, con l'indicazione degli estremi dei documenti di trasporto o di documenti equipollenti corrispondenti ad ogni cessione, e in cui attesti il proprio impegno a utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali, e che, a pena di decadenza dai benefici fiscali previsti, ne realizzi l'effettivo utilizzo diretto a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro. Infine, il comma 7 attribuisce al Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Tavolo permanente di coordinamento di cui all'articolo 8, il potere di individuare per decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, gli altri prodotti destinati a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro, ai fini di cui alle citate novelle, recate nell'articolo in commento.   ******   5) Beneficio voucher baby sitting: budget finito Beneficio voucher baby sitting– strutture eroganti servizi per l’infanzia (di cui all’art. 4, comma 24, lettera b della legge 28 giugno 2012, n. 92): esaurito stanziamento anno 2016 e chiusura della procedura. L’INPS, con il messaggio n. 3285 del 3 agosto 2016, comunica l’esaurimento per l’anno 2016 del budget di 20 milioni di euro, previsto dall’art. 1, comma 282, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e stanziato per il finanziamento del beneficio in oggetto, ed in attesa delle eventuali rideterminazioni da parte del Ministero vigilante in merito al beneficio suddetto, si rappresenta che, ai sensi di quanto disposto dall’art. 3, comma 3 del decreto ministeriale del 28 ottobre 2014, l’Istituto “non prende in considerazione ulteriori domande” e, pertanto, la relativa procedura telematica non ne consente più l’acquisizione.   ******   6) Estratto Conto Gestione Dipendenti Pubblici: invio delle comunicazioni personali INPS Estratto Conto Gestione Dipendenti Pubblici. Invio delle comunicazioni personali a un secondo contingente di iscritti compresi nel Lotto 2. L’INPS, con il messaggio n. 3284 del agosto 2016, avverte che Nell’ambito del progetto per il consolidamento della banca dati delle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, prosegue l’inoltro delle comunicazioni individuali agli iscritti, relative alla disponibilità dell’Estratto Conto, avviato con la circolare 124 del 24 giugno 2015. Completate le attività preventive di sistemazione, le comunicazioni individuali vengono ora inoltrate a un secondo contingente di circa 170mila iscritti compresi nel Lotto 2 e ai rispettivi datori di lavoro. Per tutti gli aspetti operativi e procedurali viene confermato quanto illustrato con la citata circolare 124/2015. Sono inoltre confermate le modalità di trasmissione delle comunicazioni agli iscritti, già adottate per i precedenti contingenti, che ad ogni buon conto si riportano di seguito. Anche per questo contingente di invii, l’Istituto chiede agli Enti datori di lavoro di fare da tramite nel far pervenire ai propri dipendenti le comunicazioni individuali relative alla disponibilità dell’Estratto Conto, utilizzando l’account di posta aziendale o istituzionale o con le altre modalità ritenute più opportune. L’indirizzo email è utilizzabile solo se riconducibile all’interessato (nome o iniziale e cognome); non saranno presi in considerazione indirizzi riferiti ad uffici o servizi. Gli iscritti che abbiano comunicato all’Istituto un indirizzo email, o il cui recapito di posta elettronica sia stato comunicato dall’ente, riceveranno la comunicazione della disponibilità del servizio Estratto Conto via posta elettronica. Come in occasione delle precedenti fasi di invio, ciascun Ente datore di lavoro riceverà, tramite posta elettronica certificata trasmessa dalla Direzione Generale, i seguenti documenti: - lettera esplicativa dell’operazione con la richiesta di inoltrare ai dipendenti interessati la comunicazione relativa alla disponibilità dell’Estratto Conto; lettera standard per i dipendenti; - copia del presente messaggio; - file Excel con l’elenco dei dipendenti interessati dall’invio. Considerato che la documentazione verrà trasmessa anche agli Enti già interessati dagli invii precedenti, questi possono inviare direttamente la lettera ai propri dipendenti compresi nell’elenco ricevuto o, in alternativa, comunicare all’Inps le mail istituzionali degli interessati. Nel caso in cui gli Enti abbiano già comunicato ad Inps l’indirizzo email della totalità dei propri dipendenti, sarà ovviamente l’Istituto a provvedere all’invio.   ******   7) SIA: modulo di domanda e flusso informatico Sostegno all’inclusione attiva (SIA): modulo di domanda e flusso informatico. E’ questo il tema che viene illustrato dall’INPS nel messaggio n. 3272 del 2 agosto 2016. Facendo seguito alla circolare n. 133 del 19 luglio scorso e come previsto dall’art. 4, comma 1, decreto 26 maggio 2016 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, l’Istituto ha predisposto e validato il modulo di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che i richiedenti i benefici SIA dovranno compilare e consegnare al Comune di residenza. Come indicato all’art. 3, comma 3 del Decreto stesso, l’Istituto ha altresì predisposto le modalità telematiche ed il tracciato dei flussi informativi (formato xsd) con i quali i Comuni dovranno inviare le richieste ricevute dai cittadini. Il modulo di domanda, può essere ritirato presso il Comune di residenza, ed è altresì scaricabile dal portale dell’Istituto e dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.   ******   8) Consultazione online dei dati catastali e ipotecari gratuita anche per le società Estesa anche alle società e agli enti la consultazione online gratuita delle banche dati ipotecaria e catastale. Infatti, anche le persone giuridiche registrate ai servizi telematici Entratel e Fisconline possono ora avere tutte le informazioni sul proprio patrimonio immobiliare, gratuitamente e senza recarsi in ufficio. Il servizio, già attivo dal 31 marzo 2014 per le persone fisiche, è rivolto alle persone giuridiche anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento sui beni immobili. Consultando le banche dati catastale ipotecaria è possibile ottenere: - la visura catastale, sia per soggetto che per immobile; - la mappa con la particella terreni; - la planimetria del fabbricato; - l’ispezione ipotecaria. Il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale ad eccezione delle provincie autonome di Trento e Bolzano e delle altre zone in cui vige il sistema tavolare. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 164 del 2 agosto 2016)   ******   9) Rimborso del canone RAI non dovuto: ecco come chiederlo Un provvedimento delle Entrate spiega come chiederlo: Sono arrivate le istruzioni per richiedere il rimborso del canone RAI pagato mediante addebito sulle fatture elettriche, ma non dovuto. I contribuenti possono inviare da subito l’istanza con raccomandata allo Sportello Abbonamenti TV dell’Agenzia delle Entrate o, in modalità telematica, a partire dal 15 settembre 2016, tenuto conto dei tempi necessari per lo sviluppo dell’applicazione web dedicata. Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 agosto 2016, viene approvato il modello con le relative istruzioni per la richiesta di rimborso del canone di abbonamento alla tv per uso privato indebitamente pagato attraverso l’addebito sulle fatture di energia elettrica. Il modello è disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.gov.it e della Rai www.canone.rai.it. Quali sono i requisiti per la domanda Il cittadino può chiedere il rimborso del canone tv, nel caso in cui lui stesso o un altro componente della sua famiglia anagrafica sia in possesso dei requisiti di esenzione (anche per effetto di convenzioni internazionali) e sia stata presentata l’apposita dichiarazione sostitutiva. Il documento di prassi ricorda che sono esenti i contribuenti over 75 con reddito complessivo familiare non superiore a 6.713,98 euro. E’, inoltre, possibile presentare la domanda di rimborso, se il contribuente ha pagato il canone tramite addebito sulle fatture di energia elettrica e lui stesso o un altro componente della famiglia anagrafica ha versato il canone anche con modalità diverse dall’addebito. Infine, la richiesta di rimborso è ammissibile quando il cittadino ha pagato il canone inserito nelle fatture di energia elettrica e lo stesso canone risulta corrisposto anche mediante addebito sulle fatture relative a un’utenza elettrica intestata ad altro componente della famiglia anagrafica. In questo caso, la domanda vale anche come dichiarazione sostitutiva per richiedere il non addebito sulla propria utenza elettrica e comunicare il codice fiscale del familiare che già paga il canone mediante la sua fornitura elettrica. L’istanza di rimborso può essere presentata anche da un erede in relazione al canone tv addebitato sulla bolletta elettrica intestata ad un soggetto deceduto. Come si presenta l’istanza La richiesta di rimborso può essere inviata, insieme ad una copia di un documento di riconoscimento, con raccomandata al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale 1 di Torino, Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino. Il titolare del contratto per la fornitura di energia elettrica, gli eredi o gli intermediari abilitati delegati dal contribuente potranno presentare l’istanza anche in via telematica attraverso l’applicazione web disponibile a partire dal 15 settembre 2016 sul sito dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando le credenziali dei servizi telematici. Sono considerate valide anche le istanze inviate prima della pubblicazione del provvedimento di oggi, purché contengano i dati necessari per la verifica dei presupposti del rimborso. L’accredito dei rimborsi I rimborsi sono effettuati dalle imprese elettriche mediante accredito sulla prima fattura utile, oppure con altre modalità, sempre che le stesse assicurino l’effettiva erogazione entro 45 giorni dalla ricezione, da parte delle stesse imprese elettriche, delle informazioni utili all’effettuazione del rimborso, trasmesse dall’Agenzia delle Entrate. Nel caso in cui il rimborso da erogare a cura delle imprese elettriche non vada a buon fine, il rimborso sarà pagato direttamente dall’Agenzia delle entrate. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 165 del 2 agosto 2016)   ******   10) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: risoluzione delle Entrate Ai fini del calcolo dell’agevolazione, occorre raggruppare tutti gli investimenti ammissibili per categorie assumendo, quale costo rilevante, il costo di competenza del periodo per il quale intende fruire del beneficio al lordo della parte di contributo ricevuto. E’ questo uno dei primi chiarimenti che è contenuto nella risoluzione n. 66/E del 3 agosto 2016, con la quale l’Agenzia delle entrate si sofferma sul credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo (articolo 3 del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, come modificato dal comma 35 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, la cd. Legge di Stabilità 2015. In ottemperanza al principio di omogeneità dei valori, i criteri di valorizzazione dei costi al lordo del contributo e di competenza valgono anche ai fini della individuazione dei costi rilevanti per il calcolo della media di raffronto. Al riguardo, viene chiarito che l’incidenza dei contributi sui costi sostenuti non deve essere valutata in relazione a specifici progetti di ricerca, ma per singole categorie di costi ammissibili. Nel caso di specie, è, quindi, necessario considerare - sia nel calcolo della media sia nella determinazione degli investimenti eleggibili nel periodo per cui si intende fruire del beneficio - tutti i costi riferibili alle categorie agevolabili e sempre al lordo del contributo ricevuto. Pertanto, anche i costi relativi al personale altamente qualificato finanziati al 100% dai contributi comunitari devono essere assunti per intero nella base di calcolo del beneficio. Soltanto a seguito di tale calcolo occorre verificare che il credito di imposta spettante, cumulato con i contributi ricevuti in relazione ai costi eleggibili presi a base di calcolo del beneficio, non risulti superiore ai medesimi costi ammissibili nel periodo di imposta per il quale si intende accedere all’agevolazione. Per quanto riguarda i criteri di imputazione temporale dei costi, (in relazione ai costi del personale altamente qualificato), la circolare 5/E del 2016 ha precisato che “è eleggibile il costo aziendale di competenza dell'esercizio relativo ai rapporti di lavoro ed alle collaborazioni aventi i requisiti di cui alla lettera a) del comma 6 dell'articolo 3 del decreto-legge n. 145 del 2013, sostenuto “in rapporto all’effettivo impiego dei medesimi lavoratori nelle attività di ricerca e sviluppo”, adeguatamente documentato, ai sensi dell’articolo 7, comma 5), lettera a) del decreto attuativo”. Pertanto, rileva il costo aziendale di competenza, ai sensi dell’articolo 109 del TUIR, sostenuto per il personale altamente qualificato relativo all'effettivo impiego di tali lavoratori in attività di ricerca e sviluppo. Inoltre, per quanto concerne la corretta imputazione dei costi relativi alla ricerca contrattuale, la citata circolare n. 5/E, ha chiarito che, trattandosi di ricerca “commissionata” a soggetti esterni, i relativi costi si considerano sostenuti alla data di ultimazione della prestazione ovvero, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi da parte del committente. Viene, infine, ricordato che anche per i soggetti IAS, tenuto conto della finalità agevolativa della disciplina in esame e della procedura di fruizione della stessa, che non incide sulle ordinarie modalità di determinazione del reddito di impresa, non rilevano i diversi criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 luglio 2002. Valorizzazione e imputazione costi nel bonus fiscale ricerca e sviluppo Le spese per le quali si intende fruire del credito d’imposta vanno assunte al lordo dei contributi ricevuti e raggruppate per categorie, e non per singoli progetti del contribuente Come precisato dalla circolare n. 5/E/2016, il Dl 145/2013, modificato dalla legge di Stabilità 2015, ha riconosciuto un credito di imposta a tutte le imprese che effettuino investimenti in attività di ricerca e sviluppo, per i periodi di imposta a decorrere da quello successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo in corso al 31 dicembre 2019, senza limiti di fatturato e indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato. Bonus dopo la legge di Stabilità Il credito di imposta è riconosciuto a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, effettuata in ciascun periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione, ecceda la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. La misura, cioè l’aliquota da applicare per il calcolo del bonus, varia a seconda delle tipologie di spese sostenute. Quelle eccedenti la media degli investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta antecedenti quello di prima applicazione dell’agevolazione, e comprensive dei costi relativi al personale altamente qualificato e alla ricerca extra-muros, beneficiano dell’aliquota del 50%, mentre si applica l’aliquota del 25% a quelle rappresentate dalle quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio e dai costi relativi a competenze tecniche e privative industriali. Valorizzazione dei costi Con interpello, una società che usufruisce di due differenti agevolazioni per progetti di ricerca e sviluppo previste dall’Unione europea e intende, altresì, beneficiare del bonus “nazionale” R&S dal 2015, previsto dall’articolo 3 del Dl 145/2013, come modificato dalla legge di Stabilità 2015 ha chiesto delucidazioni. La risoluzione 66/E del 3 agosto 2016 fornisce, in particolare, chiarimenti in merito alla corretta valorizzazione dei costi rilevanti ai fini della determinazione dell’agevolazione, con riferimento sia al periodo d’imposta per il quale si intende fruire del bonus sia ai periodi rilevanti per il calcolo della media di riferimento (triennio precedente). Ai fini della valorizzazione di detti costi, gli stessi vanno assunti al lordo di altri contributi ricevuti sui medesimi, considerata l’assenza di un divieto di cumulo dell’agevolazione con altre misure di favore. Per determinare l’entità dell’agevolazione, l’istante deve raggruppare tutti gli investimenti ammissibili per categorie assumendo, quale costo rilevante, quello di competenza del periodo per il quale intende fruire del beneficio, al lordo della parte di contributo ricevuto con riferimento al medesimo costo, anche nel caso in cui il contributo sia pari all’intero costo. L’incidenza dei contributi sui costi sostenuti non deve essere valutata in relazione a specifici progetti di ricerca, ma per singole categorie di costi ammissibili. Bisogna, dunque, tenere conto, sia nel calcolo della media sia nella determinazione degli investimenti relativi al periodo per cui si intende fruire del beneficio, di tutti i costi riferibili alle categorie agevolabili, al lordo del contributo ricevuto. Imputazione temporale dei costi sostenuti per il personale altamente qualificato relativo all’effettivo impiego di tali lavoratori in attività di ricerca e sviluppo Rileva, ai sensi dell’articolo 109 del Tuir, è il costo aziendale di competenza. Per quanto riguarda la corretta imputazione dei costi relativi alla ricerca contrattuale, trattandosi di ricerca “commissionata” a soggetti esterni, i relativi costi si considerano sostenuti alla data di ultimazione della prestazione ovvero, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi da parte del committente.   Vincenzo D’Andò