I contribuenti che si adeguano a Gerico non pagano la maggiorazione dello 0,4% – Diario quotidiano del 3 agosto 2016

Pubblicato il 3 agosto 2016



1) STP: linee guida per i consulenti del lavoro
2) Parlamento: nuovo testo del DDL lavoro autonomo
3) Decorrenza dei rimborsi Irap
4) Redditometro: occorre prima sentire le rimostranze del contribuente
5) Basta con i fannulloni anche quando manca l’obbligo di timbrare
6) Canone Rai non dovuto: nell’incertezza comunicativa é meglio pagare e poi chiedere il rimborso
7) Formazione unica per il revisore/commercialista o si rischia la duplicazione?
8) Adeguato software Gerico 2016: non si applica la maggiorazione dello 0,40%
9) Accertamenti dell’Agenzia delle entrate: effetti sulla contribuzione
10) Contributi assistenziali degli ex dipendenti di banca
 
studisettore_immagineIndice: 1) STP: linee guida per i consulenti del lavoro 2) Parlamento: nuovo testo del DDL lavoro autonomo 3) Decorrenza dei rimborsi Irap 4) Redditometro: occorre prima sentire le rimostranze del contribuente 5) Basta con i fannulloni anche quando manca l’obbligo di timbrare 6) Canone Rai non dovuto: nell’incertezza comunicativa é meglio pagare e poi chiedere il rimborso 7) Formazione unica per il revisore/commercialista o si rischia la duplicazione ? 8) Adeguato software Gerico 2016: non si applica la maggiorazione dello 0,40% 9) Accertamenti dell’Agenzia delle entrate: effetti sulla contribuzione 10) Contributi assistenziali degli ex dipendenti di banca: ok alla deduzione per quanto versato nel Fondo Sanitario integrativo  
  1) STP: linee guida per i consulenti del lavoro Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro (durante le sedute del 16 e 17 giugno 2016) ha approvato le linee guida riguardanti i profili giuridici e deontologici e gli obblighi disciplinari per la costituzione delle Società tra professionisti, mettendo in relazione il dettato normativo con le regole interne alla professione. La notizia è stata resa nota nei giorni scorsi. Di rilievo la circostanza che l’oggetto sociale preveda l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci. Il contenuto dell’oggetto sociale, in particolare, deve essere limitato alle sole attività professionali regolamentate e realizzato dal lavoro dei soci professionisti, in quanto iscritti nei relativi albi, collegi o Ordini. L’esclusività si pone a tutela del carattere professionale della prestazione, che diversamente assumerebbe carattere di imprenditorialità. Il socio professionista potrà continuare a svolgere la propria attività in modo individuale o all'interno di un’associazione professionale, poiché il divieto previsto dalla Legge si pone solamente in relazione allo svolgimento dell’attività professionale contestualmente in più Stp. Dopo una prima analisi storica ed evolutiva delle regole e delle forme societarie, le linee guida del CNO si soffermano a descrivere il carattere di specialità della norma, la centralità del professionista e il ruolo di amministratore del socio non professionista. All'interno del documento anche l'analisi del regime disciplinare: in particolare la responsabilità disciplinare della società, gli obblighi di informazione, incompatibilità e conflitto di interessi, la disciplina riguardante il segreto professionale e le osservazioni sulla denominazione sociale e sulla pubblicità. Questi i temi esaminati dal Consiglio nazionale: - Analisi storica ed evolutiva della normativa - Forme societarie - Srl unipersonale - Carattere di specialità della norma - Centralità del professionista - Sul concetto di maggioranza qualificata - Socio non professionista quale amministratore - Regime disciplinare in generale (art. 12 D.M. 8 febbraio 2013) - Responsabilità disciplinare della società - Obblighi di informazione (art. 3, 4 D.M. 8 febbraio 2013) - Sull’incompatibilità e sul conflitto di interessi (art. 4 e 6 D.M. 8 febbraio2013) - Segreto professionale e sulla indipendenza - Denominazione sociale e sulla pubblicità-   ******   2) Parlamento: nuovo testo del DDL lavoro autonomo E’ stato reso noto il nuovo testo del disegno di legge sul Lavoro Autonomo e Lavoro Agile, così come approvato dalla Commissione Lavoro del Senato. Il documento dovrà andare in Senato verso la fine di settembre per essere approvato. Successivamente, inizierà l’iter alla Camera. Queste le novità: Tutela del lavoratore autonomo nelle transazioni commerciali La tutela si applica anche alle transazioni commerciali tra lavoratori autonomi e imprese, tra lavoratori autonomi e amministrazioni pubbliche. Il lavoratore autonomo ha diritto al risarcimento dei danni, anche promuovendo un tentativo di conciliazione mediante gli organismi abilitati. Ai rapporti contrattuali si applica, in quanto compatibile, l’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192, in materia di abuso di dipendenza economica. Delega al Governo in materia di atti pubblici rimessi alle professioniordinistiche Al fine di semplificare l'attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di rimessione di atti pubblici alle professioni ordinistiche e nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
  1. a) individuazione degli atti delle pubbliche amministrazioni che possono essere rimessi anche alle professioni ordinistiche in relazione al carattere di terzietà di queste;
  2. b) riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche, demandando agli iscritti l'assolvimento di compiti e funzioni finalizzati alla
deflazione del contenzioso giudiziario, ad introdurre semplificazioni in materia di certificazione dell'adeguatezza dei fabbricati alle norme di sicurezza ed energetiche, anche attraverso l'istituzione del fascicolo del fabbricato. Delega al Governo in materia di sicurezza e protezione sociale delle professioni ordinistiche Al fine di rafforzare le prestazioni di sicurezza e di protezione sociale dei professionisti iscritti agli ordini o ai collegi, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze uno o più decreti legislativi nel rispetto del seguente principio e criterio direttivo: abilitazione degli enti di previdenza di diritto privato, anche in forma associata, ove autorizzati dagli organi di vigilanza, ad attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, anche altre prestazioni sociali, finanziate da apposita contribuzione, con particolare riferimento agli iscritti che hanno subìto una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie. Rimborsi spese ai professionisti Tutte le spese relative all'esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista. Le disposizioni di cui all'articolo 54, comma 5, del TUIR si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2016. Trattamenti per congedo parentale A decorrere dal 1° gennaio 2017, le lavoratrici ed i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, tenuti al versamento della contribuzione maggiorata (di cui all'articolo 59, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449), hanno diritto ad un trattamento economico per congedo parentale per un periodo massimo pari a sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino. Delega al Governo in materia di semplificazione della normativa di salute e sicurezza degli studi professionali Vengono poi previste misure in tal senso: Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali. Appalti pubblici per i professionisti Al fine di consentire la partecipazione ai bandi e concorrere all’assegnazione di incarichi e appalti privati consentiti, è riconosciuto ai soggetti che svolgono attività professionale, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, la possibilità:
  1. a) di costituire reti di esercenti la professione e consentire agli stessi di partecipare alle reti di imprese (reti miste) di cui all’articolo 3, comma 4-ter e seguenti del decreto-legge n. 5 del 2009 convertito con la legge n. 33 del 2009, con accesso alle relative provvidenze in materia;
  2. b) di costituire consorzi stabili professionali;
  3. c) di costituire associazioni temporanee professionali.
  ******   3) Decorrenza dei rimborsi Irap Il termine per ottenere il rimborso dell’IRAP illegittimamente versata decorre dal versamento del tributo. Dunque, valgono 48 mesi per chiedere il rimborso dell’IRAP per tutti gli studi professionali e le piccole aziende che, secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione, impiegano un solo dipendente con funzioni meramente esecutive, come una segretaria: ma il termine non decorre né dalla data della predetta sentenza né da quella della Corte Costituzionale del 2001 (secondo cui è tenuto a pagare l’imposta solo chi ha una “autonoma organizzazione”), ma dalla data dell’effettivo versamento del tributo. Questo è quanto è emerso dall’ordinanza 15530 del 27 luglio 2016 con la quale la Cassazione ha tolto le speranze dei contribuenti per i quali si sono ormai prescritti i termini per chiedere il rimborso dell’IRAP illegittimamente versata. Solo qualche mese addietro la Cassazione ha chiarito, per la prima volta, in termini quantitativi: bastano due dipendenti con funzioni meramente esecutive o uno soltanto con mansioni professionali (in grado cioè di potenziare l’attività del contribuente) per far scattare l’autonoma organizzazione che è il presupposto dell’imposta. L’interpretazione è stata accolta con grande entusiasmo dagli operatori del settore, entusiasmi però subito smorzati per chi, in tutti questi anni, ha versato l’imposta e ora assaporava già l’idea di un “maxi-rimborso IRAP”. Tutto ciò che sarà concesso è il rimborso degli ultimi due anni di imposta: per quelli precedenti è già scattata la prescrizione. Difatti, come chiarito dalla Cassazione con la recente sentenza, il termine per chiedere il rimborso IRAP non scatta dal momento in cui il contribuente è venuto a conoscenza del fatto che non era tenuto a versare l’imposta (appunto con la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite o quella della Corte Costituzionale del 2001) bensì dal giorno dell’effettivo versamento del tributo.   ******   4) Redditometro: occorre prima sentire le rimostranze del contribuente La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15534 del 27 luglio 2016, ha stabilito che il giudice deve sempre valutare le difese esposte in appello dal contribuente, laddove si sostiene che le somme relative al conto corrente contestato sono di altra pertinenza. In tal modo, la Corte Suprema ha accolto il ricorso presentato da un contribuente. Nel caso di specie, il contribuente ricorreva presso la Suprema Corte impugnando la decisione della CTR: i Giudici di merito avevano semplicemente affermato che il contribuente non aveva offerto la prova della disponibilità del conto corrente della madre: in tal modo, la Commissione Regionale aveva tralasciato di esaminare la doglianza con la quale si sosteneva che le somme del conto corrente della madre erano in realtà di pertinenza dello stesso contribuente, poiché provenienti da un immobile di sua proprietà. I Giudici supremi hanno ancora una volta osservato che per vincere la presunzione nascente dall’accertamento redditometrico, la prova documentale richiesta non è quella di dimostrare l’impiego di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte negli acquisti effettuati, ma anche quella di evidenziare l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso. Sono insomma circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte. Al contrario, la CTR aveva ritenute necessaria, per vincere la presunzione, la prova dell’impiego effettivo delle somme negli acquisti dei beni destinati alla famiglia.   ******   5) Basta con i fannulloni anche quando manca l’obbligo di timbrare La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33567 del 1 agosto 2016, giustifica l’utilizzo della videosorveglianza se serve a verificare una truffa. Arriva lo stop, quindi, ai fannulloni dalla Suprema Corte: È legittimo l’uso di videoriprese per controllare l’eventuale falsificazione degli orari di entrata e di uscita dei lavoratori. Infatti, le garanzie dello Statuto dei lavoratori non si applicano quando il datore, mediante le apparecchiature, verifica un reato, in questo caso una truffa. Ma non basta: il principio è valido anche quando non sussiste l’obbligo di timbrare il cartellino o il badge ma solo il foglio presenze. La Corte di Cassazione, con la citata sentenza n. 33567, ha, così, respinto il ricorso di due dipendenti comunali, accusati di truffa per aver falsificato gli orari di entrata e uscita nell’ente locale.   ******   6) Canone Rai non dovuto: nell’incertezza comunicativa é meglio pagare e poi chiedere il rimborso Attenzione, pare che le compagnie elettriche non vogliano tenere conto di quanto comunicato dalle Entrate su facebook, si tratta comunque di un organo non ufficiale per loro e quindi rischia il cittadino che non paga la parte della bolletta del canone Rai, poiché rischia di vedersi “tagliata la luce”. Non esiste neppure uno “straccio” di comunicato stampa. Per cui è comunque consigliabile pagare e poi, per chi ne ha diritto, chiedere il rimborso. Come riportato ieri in un quotidiano, “Decidere di non pagare la quota del canone tv in bolletta è una pessima scelta a meno che non si voglia passare l’estate dietro a una pratica di reclamo. Si, perché se si decide di pagare solo la componente energetica, presente nella bolletta di luglio, è necessario in automatico aprire una pratica di reclamo (come impongono alcune compagnie elettriche come Edison). La conseguenza? Si dovrà seguirne tutto l’iter, tenendo presente che la risposta dovrà arrivare direttamente dall’Agenzia delle entrate e che quindi i tempi potrebbero essere dilatati. La questione è nata perché la settimana scorsa le Entrate hanno scritto sulla propria pagina di Facebook che chiunque si fosse visto addebitare erroneamente il canone tv nella bolletta di luglio avrebbe avuto di fronte a sé due possibilità: pagare e chiedere successivamente il rimborso oppure decidere di non effettuare il versamento di 70 euro (pari ai ratei mensili del canone da gennaio a luglio). L’Agenzia delle entrate ha dato la notizia su Facebook, attraverso un post e non tramite i suoi canali ufficiali. Questo ha fatto si che molte compagnie elettriche non si siano sentite autorizzate a dare risposte ai loro clienti e si siano attenute alla linea del «prima pagate tutto e poi chiedete il rimborso», aggiungendo che si attende ad horas il provvedimento delle Entrate sui rimborsi per capire come muoversi”.   ******   7) Formazione unica per il revisore/commercialista o si rischia la duplicazione ? Da più parti viene auspicata una sola formazione per il revisore/commercialista, ciò poiché, come è noto, il DLgs. 135/2016 prevede l’equivalenza tra i due tipi di formazione continua, previo però riconoscimento da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Come è risaputo, nel momento in cui il revisore legale sia anche un dottore commercialista o un esperto contabile, tale soggetto viene iscritto – oltre che nel Registro dei revisori legali – anche nell’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. A tale proposito la formazione continua viene regolata: - dal D.Lgs. n. 1392 del 8 giugno 2005, per l’attività di dottore commercialista ed esperto contabile; - dall’art. 5 del D.Lgs. n. 135 del 17 luglio 2016, per l’attività di revisore legale. Proprio tale ultimo decreto (attuativo della direttiva 2014/56/UE), come già riportato nel diario fiscale quotidiano nei giorni scorsi, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2016 , con entrata in vigore prevista per il 5 prossimo agosto 2016. Come viene previsto nella neo disposizione, il periodo di formazione continua del revisore legale è triennale e decorre dal 1° gennaio al 31 dicembre di ciascun anno: Il revisore legale deve acquisire almeno 20 crediti formativi, per un totale di un minimo di 60 crediti formativi nel triennio (almeno la metà del programma di formazione deve riguardare la gestione del rischio e il controllo interno, i principi di revisione nazionali e internazionali, la disciplina della revisione legale, la deontologia professionale, l’indipendenza e la tecnica professionale della revisione). Nel contesto, il problema si pone per il revisore legale che è anche dottore commercialista o esperto contabile considerato che dovrebbe potere beneficiare dell’equivalenza stabilita dal comma 10 dell’art. 5 del DLgs. 39/2010 (così come modificato dal DLgs. 135/2016), ove venga dichiarata conforme dal MEF, tra la formazione continua del revisore legale e quella prevista dagli Albi professionali di appartenenza. La norma stabilisce che, in questo caso, gli Ordini professionali devono comunicare annualmente al MEF l’avvenuto assolvimento degli obblighi formativi da parte dei revisori legali che hanno preso parte ai programmi formativi, nell’ambito della formazione continua prevista dai singoli Ordini professionali. Il CNDCEC potrebbe, quindi, stipulare un accordo con il MEF per consentire ai revisori legali-dottori commercialisti di non duplicare la loro formazione continua: una in qualità di revisore legale (60 crediti, nel triennio) ed una in qualità di dottore commercialista (90 crediti, sempre nel triennio). Per cui a breve il CNDCEC dovrebbe stipulare un accordo con il Ministero Finanze. Peraltro, per i revisori legali, l’obbligo della formazione continua decorre dal 1° gennaio 2017 (art. 27 comma 4 del DLgs. 135/2016) e l’accordo tra il CNDCEC ed il MEF dovrebbe essere stipulato prima di tale data.   ******   8) Adeguato software Gerico 2016: non si applica la maggiorazione dello 0,40% Niente maggiorazioni dello 0,40%. L’agenzia delle entrate ha pubblicato il seguente comunicato il 2 agosto 2016. Versione disponibile di Gerico 2016: 1.0.6 del 02/08/2016. I contribuenti che si adeguano alle risultanze degli studi di settore sulla base di una successiva versione di GERICO, realizzata dall’Agenzia delle Entrate e pubblicata sul sito internet oltre il termine ordinario per il versamento delle imposte, sempre che i ricavi e i compensi stimati siano diversi da quelli calcolati con la versione precedente, non applicano maggiorazioni. Aggiornamenti La versione 1.0.6 del 02/08/2016 prevede le seguenti modifiche rispetto alla versione precedente: per 21 studi di settore applicabili alle attività di lavoro autonomo con modello di stima "a costi" (11 del comparto dei professionisti, risultando escluso lo studio VK28U, e 10 del comparto dei servizi) è stato inserito un controllo, all'interno del calcolo del correttivo di quinto livello (correttivo congiunturale individuale), per il numero di soci o associati dichiarati dal contribuente nel Quadro T. In particolare è previsto che il numero dei soci o associati non possa essere inferiore a 1, coerentemente con il controllo previsto in fase di compilazione del campo omologo del Quadro A degli stessi studi, presente nelle versioni di GERICO applicabili alle annualità di imposta 2012, 2013 e 2014. Adeguamento ad una versione aggiornata di gerico Con i comunicati stampa del 13 luglio 2010 e del 10 luglio 2012 è stata evidenziata la possibilità, per i contribuenti interessati dall’applicazione degli studi di settore, di adeguare i ricavi/compensi alle relative risultanze senza il pagamento di sanzioni ed interessi, oltre i termini previsti dalla normativa vigente, nel caso in cui una versione aggiornata di GERICO sia pubblicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate oltre i termini ordinari previsti per il versamento delle imposte. In particolare, con il comunicato stampa del 13 luglio 2010 è stato precisato che “tenuto conto dei principi di collaborazione e di buona fede previsti dallo Statuto dei diritti del contribuente, qualora il contribuente ritenga opportuno adeguarsi ai ricavi stimati sulla base della versione aggiornata del software Gerico (sempre che gli stessi siano diversi da quelli calcolati con la versione precedente) potrà farlo versando le maggiori imposte dovute per adeguamento entro il termine di pagamento più lungo senza il pagamento della maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo”. Tanto premesso, si ritiene che, in linea generale, i contribuenti che si adeguano alle risultanze degli studi di settore sulla base di una successiva versione di GERICO, realizzata dall’Agenzia delle Entrate e pubblicata sul sito internet oltre il termine ordinario per il versamento delle imposte, sempre che i ricavi e i compensi stimati siano diversi da quelli calcolati con la versione precedente, non applicano maggiorazioni se tale adeguamento avviene entro i termini più lunghi previsti dall’articolo 17, comma 2, del d.P.R. n. 435 del 2001. Paragrafo 8 Circolare 23   ****   9) Accertamenti dell’Agenzia delle entrate: effetti sulla contribuzione Gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e gli istituti definitori della pretesa tributaria: effetti sulla contribuzione previdenziale. L’Inps, con la circolare n. 140 del 2 agosto 2016, fornisce un riepilogo delle principali procedure di adesione della pretesa fiscale e illustra l’efficacia in relazione alla debenza o meno dei contributi previdenziali. L’Agenzia delle entrate ha il compito di verificare i dati denunciati dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi. In relazione al maggior reddito eventualmente accertato nei confronti dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e liberi professionisti iscritti alla gestione separata) devono essere calcolati anche i contributi previdenziali dovuti. Qualora il contribuente, in sede amministrativa o giudiziaria, si avvalga degli istituti sorti per favorire la definizione agevolata della pretesa tributaria, la rideterminazione delle somme da corrispondere all’Erario può avere conseguenze anche sul ricalcolo della contribuzione previdenziale da imporre.   *****   10) Contributi assistenziali degli ex dipendenti di banca: ok alla deduzione per quanto versato nel Fondo Sanitario integrativo Deducibili le somme versate al Fondo Sanitario integrativo del gruppo: Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate la risoluzione n. 65/E del 2 agosto 2016. Sono deducibili dal reddito i contributi versati dai pensionati, anche in favore dei familiari non a carico, al Fondo Sanitario integrativo del gruppo bancario presso cui erano dipendenti. La deducibilità è riconosciuta nel limite di 3.615,20 euro e nel rispetto delle stesse condizioni previste per i dipendenti in servizio, purché il Fondo persegua esclusivamente fini assistenziali. Contributi di assistenza sanitaria I contributi di assistenza sanitaria, versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, dal datore di lavoro o dal lavoratore, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente purché di ammontare inferiore al limite di 3.615,20 euro (art. 51 del Tuir). Ai fini della deducibilità è necessario che i contributi siano corrisposti “in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale”. Questi contributi, come chiarito dalla circolare delle Entrate n. 50/E del 2002, non concorrono a formare il reddito del lavoratore anche se versati in favore di familiari del dipendente, compresi quelli non fiscalmente a carico dello stesso; occorre, in ogni caso, che le somme siano versate ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale. Trattamento delle somme versate dagli ex dipendenti Considerata l’equiparazione normativa (art. 49 del Tuir) delle pensioni di ogni genere ai redditi di lavoro dipendente, anche i lavoratori in quiescenza possono fruire della deducibilità dei contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza ad accordi aziendali, come precisato anche dalla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 293/E del 2008. La neo risoluzione n. 65/E chiarisce che i pensionati, nel rispetto delle medesime condizioni e dei limiti previsti per i dipendenti, possono dedurre dal proprio reddito complessivo i contributi versati in favore dei familiari, anche non fiscalmente a carico, al Fondo Sanitario integrativo del gruppo bancario, riconducibile alla tipologia di Ente o Cassa avente esclusivamente fini assistenziali.   Vincenzo D’Andò