Scritture contabili scomparse ed altre notizie sul diario quotidiano del 26 agosto 2016

Pubblicato il 26 agosto 2016



1) Regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata
2) Valenza probatoria delle scritture contabili “scomparse”
3) Contribuente con presunte operazioni inesistenti: conseguenze sul rimborso
4) Rapporti di lavoro ampliati in agricoltura
5) Banca: revoca del fido all’azienda solo se motivata
6) Rate scadute: estesa a regime la possibilità di potere fruire di un nuovo piano di rateizzazione
7) Commercialisti: si valutano le iniziative utili a supporto nelle zone colpite dal terremoto
8) Detrazione per erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici: svista delle Entrate corretta
9) Detrazioni fiscali per la frequenza scolastica
10) In presenza di illeciti tributari la notifica al contribuente è veloce
diario-quotidiano-articoli-91) Regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata 2) Valenza probatoria delle scritture contabili “scomparse” 3) Contribuente con presunte operazioni inesistenti: conseguenze sul rimborso 4) Rapporti di lavoro ampliati in agricoltura 5) Banca: revoca del fido all’azienda solo se motivata - altre dalla Cassazione 6) Rate scadute: estesa a regime la possibilità di potere fruire di un nuovo piano di rateizzazione 7) Commercialisti: si valutano le iniziative utili a supporto nelle zone colpite dal terremoto 8) Detrazione per erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici: svista delle Entrate corretta 9) Detrazioni fiscali per la frequenza scolastica 10) In presenza di illeciti tributari la notifica al contribuente è veloce   ***   1) Regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata E’ allo studio, con la prossima legge di stabilità, l’introduzione di un regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata. Si assisterebbe, quindi, ad una deroga del principio di competenza per tali soggetti, al pari dei professionisti. Questo tenuto conto del periodo di crisi. Lo scopo è quello di evitare che il l’azienda debba pagare imposte su redditi conseguiti ma non ancora percepiti. Si pensi al classico caso delle provvigioni maturate dalle imprese esercenti l’attività di agenzia di commercio, ma che poi vengono erogate dalle case mandanti diverso tempo dopo. Forse, per tale ipotesi sarebbe giusto introdurre la deroga al principio di competenza anche per le imprese che si trovano in regime ordinario. Come già anticipato nei giorni scorsi sul diario quotidiano, si dovrebbe registrare la proroga dei dei cd. max-ammortamenti. Un'ulteriore misura dovrebbe interessare la revisione dell’ACE (aiuto alla crescita economica), con l’intento di favorire ulteriormente la capitalizzazione delle imprese con un “potenziamento” della misura. Si punta sull’ACE-bis. L’altra misura verrebbe destinata alle imprese di piccole dimensioni con l’introduzione dell’imposta sul reddito dell’imprenditore (IRI). Ma qui il condizionale è d’obbligo. Infine, altra ipotesi è quella che riguarda i redditi di lavoro dipendente. Potrebbe venire elevata la soglia dei predetti redditi (attualmente pari a 2.000 euro) soggetta all’applicazione dell’imposta sostitutiva del 10%. Questo purché tali somme siano corrisposte in relazione ad incrementi della produttività del lavoratore (premi di produttività).   ******   2) Valenza probatoria delle scritture contabili “scomparse” Le scritture contabili possono non essere esibite se andate in fumo, contribuente giustificato se sono, quindi, “scomparse” per cause a lui non imputabili. L’incendio della contabilità stoppa ogni preclusione probatoria. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16960 del 11 agosto 2016, ha stabilito che il fisco deve riuscire a provare che la mancata esibizione della documentazione comporti il rifiuto doloso. Dunque, niente preclusioni probatorie che inibiscono l’esibizione della documentazione contabile richiesta al contribuente e da questi non fornita in fase di accesso o di verifica, qualora, a fronte della giustificazione addotta circa la causa dell’indisponibilità di tale documentazione, ovvero un incendio, l’Amministrazione finanziaria non alleghi circostanze, anche indiziarie, utili a ravvisare la condotta del rifiuto doloso di esibizione da parte del contribuente. Eppure la norma sembra più categorica: L’art. 52, comma 5 del DPR 633/1972, stabilisce che i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa; per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione (analoga disposizione è recata, peraltro, dall’art. 32, comma 4, del DPR 600/1973). Per cui il divieto di prendere in considerazione ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa i libri, scritture e documenti di cui si è rifiutata l’esibizione risulta operante non solo nell’ipotesi di rifiuto (per dolo) dell’esibizione, ma anche nei casi in cui il contribuente dichiari di non possedere o sottragga all’ispezione i documenti in suo possesso, anche per errore non scusabile, di diritto o di fatto (dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative, ecc.) e, quindi, per colpa. Di recente, i supremi giudici hanno stabilito che l’operatività delle preclusioni probatorie è automatica e consegue all’omessa o intempestiva consegna della documentazione richiesta dall’Ufficio al contribuente, questo, quindi, a prescindere dalla causa che abbia determinato l’omissione o la tardiva esibizione (Cass. n. 5734/2016). Con la nuova sentenza, la Cassazione ha stabilito che la citata disposizione di cui all’art. 52, comma 5, assume una valenza in parte probatoria e in parte sanzionatoria per la violazione dell’obbligo di leale collaborazione con il Fisco. Ne consegue che non sono ravvisabili i presupposti di applicazione della norma allorquando l’indisponibilità sia determinata da colpa, caso fortuito o forza maggiore. Per quanto riguarda, poi, l’onere probatorio, secondo la Suprema Corte, la natura eccezionale della norma comporta che l’onere della sussistenza dei presupposti di fatto per la sua applicazione non possa che incombere su chi la invochi, ovvero sull’Amministrazione finanziaria, che può soddisfarlo, anche mediante meri indizi. Nel caso di specie, l’Ufficio non aveva allegato elementi, neppure indiziari, che potessero far ritenere che la mancata esibizione della documentazione a causa del dedotto incendio integrasse, invero, un rifiuto doloso di esibizione di tale documentazione e, quindi, le preclusioni probatorie non potevano trovare applicazione. Neppure, peraltro, la circostanza che poi, in contenzioso, il contribuente fosse poi riuscito a produrre una parte di quella documentazione è riuscita a demolire tale principio.   ******   3) Contribuente con presunte operazioni inesistenti: conseguenze sul rimborso L’insolvenza del contribuente non “fa gioco” per le Entrate, non sono contestabili le operazioni se sono state messe nero su bianco attraverso dei contratti. Anche l’insolvente ha diritto al rimborso dal Fisco. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17188 del 18 agosto 2016, ha stabilito che non può essere rifiutato il rimborso al contribuente fallito, cui rimane, invece, la capacità processuale almeno fino a quando non viene contestata dal curatore fallimentare. L’Agenzia delle entrate ha esposto nel ricorso innanzi la Cassazione tre motivi, tutti respinti. Tra di essi quello dell’avvenuta contestazione di operazioni inesistenti in capo al contribuente, rivelatasi infondata dato che antecedentemente all’emissione delle fatture, le operazioni svolte erano state documentate con contratti alla mano. Dunque, il fatto che il fallito possa avere perso la capacità processuale non può essere contestabile da fisco, ma solo dal curatore fallimentare. Per la verità, la Corte rivela che l’Amministrazione finanziaria potrebbe contestare d’ufficio la perdita della capacità processuale del contribuente fallito (in sede di ricorso contro un diniego di rimborso) ma solo se effettivamente si sia dimostrata interessata al “rapporto in causa”. Solo in tale caso il fisco assume “il difetto di legittimazione processuale del fallito”. In genere, in caso di inerzia della curatela, la perdita della capacità processuale che scaturisce dalla dichiarazione di fallimento, può essere eccepita soltanto dal curatore, nell’interesse della massa dei creditori. In tale contesto, il giudice di legittimità ha avallato la tesi della C.T.R. che si è uniformato a tali principi giurisprudenziali. Peraltro, l’Agenzia delle Entrate non è riuscita a dimostrare, nel gravame in cassazione, che la mancata impugnazione della curatela non era stata dettata da una scelta di convenienza, ma dall’impossibilità di promuovere un giudizio in assenza di documentazione a proprio sostegno. Proprio questo ha fatto rilevare il difetto di capacità processuale della società fallita da parte di altro soggetto che non sia il curatore, unico legittimato a censurare il contribuente fallito e non quindi l’Agenzia delle entrate.   ******   4) Rapporti di lavoro ampliati in agricoltura Ampliata la platea dei datori di lavoro ammessi sullea ssunzioni congiunte in agricoltura. Questo a seguito dell’entrata in vigore dal 25 agosto 2016 della disposizione (Legge n. 154 del 28 luglio 2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 186 del 10 agosto 2016) che riduce dal 50% al 40% la percentuale minima di aziende agricole che deve essere presente tra le partecipanti al contratto di rete che decide di instaurare rapporti di lavoro congiunto. Dunque, da tale data anche le imprese legate da un contratto di rete dove almeno il 40% di esse siano agricole potranno ricorrere alla semplificazione d'instaurare rapporti di lavoro “congiunto” in agricoltura con il medesimo lavoratore dipendente, per lo svolgimento di attività subordinata presso le aziende dei soggetti coobbligati all’assunzione, come previsto dalla Legge n. 99 del 9 agosto 2013. La Legge n. 154/2016 ha previsto una serie di disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale. In materia di lavoro, il provvedimento ha variato la percentuale, portandola appunto dal 50% al 40%. Assunzioni congiunte Tale facoltà è riservata alle aziende agricole, comprese quelle costituite in forma cooperativa, che possiedano almeno uno dei seguenti requisiti: - appartenenza allo stesso gruppo di imprese; - adesione ad un contratto di rete che includa, almeno per il 50%, imprese agricole; si tratta di realtà produttive nelle quali le aziende hanno tra di loro rapporti di collaborazione od interdipendenza, in termini di scambio di informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, diversi ed ulteriori rispetto allo scambio delle prestazione e dei beni ed alle relazioni di concorrenza di mercato. Il contratto di rete è soggetto a determinati requisiti di forma (generalità dei contraenti, obiettivi, diritti ed obblighi delle imprese, ecc.), pubblicità (registrazione presso l’ufficio registro di competenza in relazione alla sede di ogni azienda firmataria); - medesimo assetto proprietario; - titolarità di soggetti diversi ma legati tra loro da un vincolo di parentela o di affinità entro il terzo grado: a norma del codice civile, la parentela è il vincolo che unisce i soggetti che discendono dalla stessa persona; i gradi si contano calcolando le persone e non considerando lo stipite. L’affinità, invece, è il vincolo che unisce un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge; per stabilire il grado di affinità si tiene conto del grado di parentela con cui l’affine è legato al coniuge. Tenuto ad effettuare tutti gli adempimenti è il cosiddetto “referente unico”, che il legislatore identifica: - nell’impresa capogruppo, nell’ipotesi di gruppo d’imprese; - nel proprietario, nell’ipotesi di imprese appartenenti allo stesso soggetto; - nel soggetto individuato da uno specifico accordo o contratto di rete depositati presso le associazioni di categoria, nell’ipotesi di imprese legate tra loro da un vincolo di parentela o di affinità entro il terzo grado o da un contratto di rete. Il “Referente Unico”, deve poi presentare la Denuncia Aziendale (D.A.) e la denuncia trimestrale di manodopera (DMAG).   ******   5) Banca: revoca del fido all’azienda solo se motivata - altre dalla Cassazione La banca deve giustificare l'ordine di rientro dal fido concesso al proprio cliente: lo ha stabilito la prima sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17291 del 24 agosto 2016. Limiti più stretti alla banca nella chiusura del conto del cliente che diminuisce le sue garanzie patrimoniali. La giusta causa di recesso dal contratto di apertura di credito, in sostanza, deve essere adeguatamente provata e non basta una improvvisa diminuzione delle garanzie - cioè la loro vendita - per defenestrare il correntista. Il cliente ne esce, quindi, “rafforzato” nel rapporto con l’istituto di credito. Nel caso specifico abbiamo un correntista, che, in assenza di informazioni negative, usa il fido nei limiti dell'importo accordato; abbiamo, poi, una banca che revoca il fido, chiedendo la restituzione di tutto il saldo negativo, e questo perchè il cliente ha venduto qualcuno dei propri beni. Il problema è se la banca abbia abusato o meno del suo diritto a sciogliersi dal contratto: Nella vicenda, oggetto del processo, il correntista ha fornito in giudizio l'elenco dei cespiti rimasti, in capo a lui e anche ai fideiussori, e ha anche chiesto di verificare il loro valore con una consulenza tecnica d'ufficio (ctu). In assenza di altri segnali negativi, il giudice, per avallare la revoca dei fidi, deve disporre la ctu. Se la ctu non viene effettuata, il giudice non ha le notizie necessarie per verificare se la banca abbia agito correttamente. Come nel caso in questione, in cui la cassazione ha rinviato ad un nuovo processo d'appello per la stima del patrimonio residuo. *** Lavoro, se la risoluzione del rapporto è consensuale non scatta l'indennità di disoccupazione In caso di cessazione del rapporto di lavoro per risoluzione consensuale il dipendente non ha diritto all’indennità di disoccupazione. Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 17303 del 24 agosto 2016. I giudici di legittimità sono stati chiamati a decidere sul ricorso di un lavoratore dopo che la Corte d’appello di Torino - richiamando l’articolo 34, comma 5, della legge 448/1998 - gli aveva negato l’indennità di disoccupazione. *** Omesso versamento di ritenute, le rate provano la conoscenza della contestazione Nell’omesso versamento delle ritenute previdenziali la prova dell’effettiva conoscenza della contestazione può essere desunta dalla richiesta di rateizzazione anche se non è possibile risalire all’identità di chi ha consegnato il plico e a prescindere dall’impiego di particolari formalità per la notifica. La Corte di cassazione mette considera l’effettiva conoscenza, ai fini del termine utile per provvedere al pagamento di quanto dovuto all’Inps, prevalente sulla formalità della notifica. E qui basta l’autogol” del ricorrente (Corte di Cassazione, sentenza n. 35386 del 24 agosto 2016). *** Per le fatture false sequestro se si prova il vantaggio illecito Per il reato di emissione di fatture false il profitto dell’illecito da individuare ai fini del sequestro finalizzato alla confisca non va commisurato all’imposta evasa da parte di colui che ha utilizzato tali documenti, ma all’eventuale compenso incassato per la commissione del delitto. Il risparmio di imposta, infatti, è riferibile solo all’utilizzatore con esclusione per espressa previsione normativa del concorso tra i due soggetti. Ad affermare questo interessante principio è stata la Corte di Cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 35459 del 24 agosto 2016.   ******   6) Rate scadute: estesa a regime la possibilità di potere fruire di un nuovo piano di rateizzazione Le novità si applicano anche alle dilazioni concesse, a qualsiasi titolo. É estesa a regime la possibilità di ottenere un nuovo piano di rateizzazione nel rispetto delle previste condizioni. La Legge n. 160 del 7 agosto 2016, in vigore il 21 agosto 2016, ha convertito in legge, con modificazioni, il D.L. n. 113 del 2016 - c.d. decreto Enti Locali. In sede di conversione è stato introdotto l'art. 13-bis contenente disposizioni in materia di dilazione del pagamento di somme. Le novità sono diverse: alcune sono contingenti ed altre a titolo definitivo, alcune riguardano somme dovute a qualsiasi titolo (tributario e previdenziale), altre somme dovute solo a titolo tributario. È consentito ai contribuenti decaduti, alla data del 1° luglio 2016, dal beneficio della rateizzazione dei debiti di essere riammessi alla rateizzazione, fino a un massimo di ulteriori 72 rate mensili, presentando apposita richiesta entro 60 giorni dalla data del 21 agosto 2016. Il nuovo piano è concesso anche se, all’atto della presentazione della richiesta, le rate scadute non sono state integralmente saldate. Si decade dalla nuova rateizzazione in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive. La possibilità di ottenere un nuovo piano di rateizzazione, a condizione che le rate scadute siano integralmente pagate all’atto della domanda, è estesa anche alle dilazioni concesse, a qualsiasi titolo, in data antecedente al 22 ottobre 2015. I debitori decaduti, dal 15 ottobre 2015 al 1° luglio 2016, dai piani di rateizzazione concessi a seguito di definizione di accertamenti con adesione o di omessa impugnazione degli stessi, possono ottenere, a semplice richiesta (da presentare, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla data del 21 agosto 2016), la concessione di un nuovo piano di rateizzazione anche se, all’atto della presentazione della richiesta stessa, le rate eventualmente scadute non siano state saldate. Si eleva a regime, da 50.000 a 60.000 euro, l’importo delle somme iscritte a ruolo oltre il quale la dilazione può essere concessa solo se il contribuente documenta la temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Nuova rateazione Il debitore decaduto alla data del 1° luglio 2016 dal beneficio della rateizzazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, concessa in data antecedente o successiva al 22 ottobre 2015 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 159/2015, che ha riformato la disciplina della riscossione dei tributi, in attuazione della legge delega fiscale n. 23 del 2014), può nuovamente rateizzare l’importo dovuto, fino ad un massimo di 72 rate - fatti salvi i piani di rateizzazione con un numero di rate superiore a 72 già approvati - anche se, all’atto della presentazione della richiesta, le rate scadute non siano state integralmente saldate. Si decade dalla nuova rateizzazione in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive. La nuova richiesta di rateazione dovrà essere presentata, a pena di decadenza, entro il 20 ottobre 2016 (entro 60 giorni dalla data del 21 agosto 2016 - giorno di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 113). La rateizzazione contemplata dalla norma è quella prevista dall’art. 19, commi 1, 1-bis e 1-quinquies, D.P.R. n. 602/1973, modificati dal D.Lgs. n. 159/2015. Il comma 1 stabilisce che per ottenere la dilazione è sufficiente che il contribuente dichiari di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà: in tal caso l'agente della riscossione deve concedere la rateizzazione; ove le somme siano di importo superiore a 50.000 euro (elevato a 60.000 dalla neo disposizione), la dilazione può essere concessa solo se il contribuente documenta la temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Il comma 1-bis stabilisce che la dilazione può essere prorogata una sola volta, per un ulteriore periodo e fino a 72 mesi, a condizione che non sia intervenuta decadenza, in caso di comprovato peggioramento della situazione di obiettiva difficoltà. Il comma 1-quinquies prevede che la rateizzazione può essere aumentata fino a 120 rate mensili nel caso in cui il debitore si trovi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica. La novità normativa richiama l’applicazione, in quanto compatibili, delle norme che condizionano l’iscrizione dell’ipoteca o del fermo amministrativo al mancato accoglimento della richiesta o in caso di decadenza (art. 19, comma 1-quater, D.P.R. n. 602/1973) e che individuano la scadenza e la modalità di pagamento delle rate (art. 19, comma 4). L'istanza va presentata ad Equitalia che ha in carico l'iscrizione a ruolo. L’art. 19, comma 1, D.P.R. n. 602/1973 concerne la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo (tributi erariali, locali, contributi previdenziali, ecc.). Accertamenti con adesione Somme definite a seguito di accertamenti con adesione o acquiescenza: Per effetto dell’art. 1, commi da 134 a 138, della legge di Stabilità 2016, anche i contribuenti decaduti nei tre anni antecedenti al 15 ottobre 2015 dal beneficio della rateazione di somme dovute a seguito di accertamenti con adesione possono essere riammessi al piano originario di dilazione (C.M. n. 13/E del 22 aprile 2016).   ******   7) Commercialisti: si valutano le iniziative utili a supporto nelle zone colpite dal terremoto Terremoto, il cordoglio dei commercialisti italiani: Il presidente del CNDCEC, Gerardo Longobardi, ha inviato una lettera ai rappresentanti degli Ordini territoriali delle zone colpite Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili esprime vicinanza e cordoglio alle popolazioni del centro Italia, gravemente colpite la scorsa notte dal terremoto che ha causato decine di vittime. “Esprimiamo vicinanza e grave preoccupazione - afferma il presidente del CNDCEC, Gerardo Longobardi - per le testimonianze e le immagini che stanno giungendo dai territori colpiti dal sisma”. Il Consiglio nazionale ha anche inviato una lettera ai presidenti locali di categoria i cui Ordini insistono sulle zone colpite: Rieti, Ascoli Piceno, Perugia, Macerata-Camerino, Avezzano. “Seguiamo con attenzione gli sviluppi e le operazioni di primo intervento - conclude Gerardo Longobardi - e chiediamo ai presidenti degli Ordini territoriali di tenerci aggiornati su avvenimenti e fattori di criticità che coinvolgono i territori interessati dal terremoto, anche al fine di valutare con loro ogni iniziativa utile ed a supporto di colleghe, colleghi e popolazioni residenti nelle aree colpite”. (CNDCEC, comunicato del 24 agosto 2016)   ******   8) Detrazione per erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici: svista delle Entrate corretta Le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastiche non sono detraibili se sostenute per i familiari a carico. Difatti, l’art. 15, comma 2, del Tuir non comprende tali spese tra quelle che possono essere fatte valere anche se sostenute per un familiare a carico, l’Agenzia delle Entrate è corsa ai ripari e, pertanto, nelle istruzioni ministeriali al Modello Unico 2016, ora corrette dalla stessa Agenzia, la voce (codice 31) è stata inserita tra gli oneri che possono essere portati in detrazione solo dal soggetto intestatario del documento di spesa. Occorre, quindi, controllare che i contribuenti che non abbiano inserito nella propria dichiarazione gli oneri sostenuti in favore dei propri familiari a carico ed eventualmente procedere a correggere l’errore. Rientrano tra gli oneri in questione le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione (L. 62/2000) finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa con le condizioni previste dalla norma. Prima della correzione, nelle citate istruzioni ministeriali del Modello Unico 2016, a pagina 44, alla voce: “ONERI DETRAIBILI Spese che danno diritto alla detrazione del 19 per cento (da indicare nella sezione I del quadro RP)”, tra le spese sostenute dal contribuente nell’interesse proprio o dei familiari fiscalmente a carico, all’ultimo punto, venivano ricomprese anche le spese per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici (righi da RP8 a RP14, codice 31). Come è noto, è stata prevista la detrazione, nella misura del 19%, che spetta per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle università, purché appartenenti al sistema nazionale di istruzione, e siano finalizzate all’innovazione tecnologica (per esempio, all’acquisto di cartucce stampanti), all’edilizia scolastica (è il caso di piccoli e urgenti lavori di manutenzione e riparazione) e all’ampliamento dell’offerta formativa (ad esempio, acquisto di fotocopie per verifiche e approfondimenti). Per questo tipo di erogazioni, per le quali non è previsto un limite massimo di spesa, occorre che il pagamento sia effettuato mediante versamento postale o bancario, oppure con carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari. A questo proposito l’agenzia delle Entrate ha precisato che i contributi volontari consistenti in erogazioni liberali finalizzate alle attività in questione rientrano solo in questa tipologia di detrazione, mentre i contributi, anche volontari, e le altre erogazioni liberali per finalità differenti, come la frequenza e l’iscrizione, rientrano tra le spese di istruzione. Nel 730/2016 la detrazione per erogazioni liberali va indicata nel quadro E, righi da E8 a E12, con il codice 31.   ******   9) Detrazioni fiscali per la frequenza scolastica In relazione alle spese di istruzione che sono state sostenute nel periodo 2015, sia nel 730/2016 sia nel Modello Unico 2016 sono previsti due righi distinti: uno è dedicato alla frequenza di scuole dell’infanzia del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado, mentre nell’altro si indicano gli importi relativi all’istruzione universitaria. Per quanto attiene alle spese scolastiche, si possono portare in detrazione le tasse, i contributi obbligatori e quelli volontari che sono stati deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica, come, ad esempio, le tasse pagate per l’iscrizione e la frequenza di asili, scuole elementari, medie e superiori. L’agenzia delle Entrate, di recente, ha chiarito (C.M. 3/E del 2 marzo 2016 e 18/E del 6 maggio 2016) che rientrano nel novero delle spese detraibili anche quelle sostenute per la mensa scolastica, indipendentemente dalla circostanza che il servizio di ristorazione sia deliberato dagli organi di istituto, poiché è istituzionalmente previsto dall’ordinamento scolastico. L’importo massimo su cui calcolare la detrazione del 19% non può eccedere i 400 euro per alunno o studente, comprensivi di quanto pagato anche per il servizio mensa. Ai fini della detrazione, la spesa può essere documentata mediante la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al soggetto destinatario del pagamento, ad esempio la scuola, il Comune o l’effettivo fornitore del servizio. Nella causale si devono riportare l’indicazione del servizio mensa e della scuola di frequenza, nonché il nome e il cognome dell’alunno. Se si paga in contanti o con il bancomat, oppure se si acquistano buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, è necessario che il beneficiario del pagamento certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati dello studente. Sono esenti da imposta di bollo sia la richiesta che la stessa attestazione. Per il solo anno 2015, inoltre, considerato il ritardo con cui sono state fornite le istruzioni citate, se la documentazione è incompleta, i dati mancanti possono essere annotati dal contribuente sul documento di spesa. Trattandosi di un onere che può essere sostenuto anche nell’interesse dei familiari a carico, la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento giustificativo, mentre, se la spesa è intestata al figlio, spetta in misura uguale a ciascuno dei genitori. Se invece il costo è rimasto a carico di uno solo dei genitori o di entrambi in misura diversa dal 50%, è sempre possibile annotare sul documento di spesa una diversa percentuale di ripartizione. Nel 730/2016 la detrazione per spese scolastiche va indicata nel quadro E, righi da E8 a E12, con il codice 12.   ******   10) In presenza di illeciti tributari la notifica al contribuente è veloce L’emissione anticipata dell’avviso di accertamento è giustificata per la pericolosità fiscale. Nessuna deroga. invece, nel caso di cattiva pianificazione dell’attività da parte dell’ufficio. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 15527 del 27 luglio 2016, ha stabilito che l’accertamento emesso prima dei 60 giorni dal rilascio della copia del processo verbale di constatazione nel caso di verifica svolta presso la sede del contribuente, è valido se motivato in relazione alla pericolosità fiscale del contribuente, reo, tra l’altro, di aver commesso alcuni illeciti tributari. Infatti, il pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie è, in astratto, una indubitabile e valida ragione di urgenza atta a giustificare l’anticipazione della notifica dell’atto impositivo, in deroga al termine previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente. E’ stato, così, accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. La Ctr della Basilicata, accogliendo l’appello di un contribuente, annullava un avviso di accertamento per violazione del termine dilatorio stabilito dall’articolo 12, comma 7, della legge 212/2000 (Statuto del contribuente); secondo i giudici lucani, infatti, difettavano le ragioni d’urgenza che, sole, avrebbero potuto giustificare un’emissione anticipata dell’atto impositivo, non potendo ritenersi tali né l’imminente scadenza del termine di decadenza per l’accertamento né la rilevanza penale delle condotte attribuite al contribuente. Con il successivo ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate denuncia innanzitutto la violazione dell’articolo 112 cpc, ovvero del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato: la Ctr, infatti, si sarebbe pronunciata su una circostanza (quella dell’imminente scadenza del termine di accertamento) mai dedotta dall’ufficio. L’altra censura attiene alla violazione del predetto articolo 12, comma 7, in quanto la Ctr aveva erroneamente escluso, ai fini della deroga al rispetto del termine dilatorio previsto dalla norma, la rilevanza della condotta penalmente rilevante del contribuente, pure eccepita dall’ufficio. La Corte Suprema ha, invece, accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.   Vincenzo D’Andò