Se non è catering il titolare della ditta che somministra pasti all’interno di strutture deve avere la SCIA

Il titolare della ditta che ha ricevuto incarico, da parte dei titolari di una residenza protetta, di preparare e somministrare i pasti agli ospiti utilizzando le strutture della residenza, deve presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio di Attività) presso il comune competente per territorio.
Questo poiché l’attività in questione non può essere considerata come un’attività di catering.
Lo ha chiarito il Ministero dello Sviluppo Economico, con la risoluzione n. 136574 del 2016, che ha risposto ad un quesito posto dalla ditta che ha ricevuto l’incarico per la preparazione dei pasti utilizzando le strutture di una residenza protetta.
Ora a parere del MISE, avendo tale ditta preso in carico la gestione dell’attività di preparazione in loco di pasti caldi per gli ospiti della residenza protetta, non assimilabile a quella di catering, il titolare della medesima ditta deve presentare una Segnalazione Certificata di Inizio di Attività al Comune competente per territorio.
Questo anche se la ditta non riceve alcun compenso diretto dai fruitori dei pasti ma solo dai titolari della residenza, l’obbligo di presentazione della SCIA deriva comunque dal tipo di attività svolta, infatti, come detto prima, per il Ministero non si tratta di catering (che si caratterizza nel “preparare i pasti in un luogo di produzione per poi trasportarli in un altro per il consumo da parte di una collettività”), ma di “un’attività di somministrazione di alimenti e bevande non al pubblico indistinto, bensì riservata a particolari soggetti (…), per l’avvio della quale il titolare della ditta incaricata deve presentare apposita SCIA al SUAP del Comune competente per territorio”.
Ecco di seguito la risoluzione:
Oggetto: Attività di fornitura di servizi di pasti e rinfreschi per gli ospiti di una residenza protetta – Necessità di presentazione della SCIA – Quesito
Si fa riferimento alla nota pervenuta per e-mail, con la quale codesto Comune chiede se una ditta, che ha ricevuto l’incarico, da parte dei titolari di una residenza protetta, di preparare e somministrare i pasti agli ospiti utilizzando le loro strutture, debba presentare o meno, stante la circostanza che la medesima non riceverà alcun compenso diretto dai fruitori ma soltanto dai titolari della struttura, una Segnalazione Certificata di Inizio di Attività (SCIA).
Al riguardo, la scrivente Direzione rappresenta quanto segue.
In via preliminare, precisa che l’attività in questione non può essere considerata un’attività di catering, la quale consiste nel preparare i pasti in un luogo di produzione per poi trasportarli in un altro, ossia in un luogo diverso da quello in cui il cibo viene prodotto, per il consumo da parte di una collettività.
Nel caso di specie, infatti, la ditta che ha ricevuto l’incarico per la preparazione dei pasti utilizzerebbe le strutture della residenza in discorso.
Pertanto, stante la circostanza che la ditta in discorso avrebbe preso in carico la gestione di tale attività, ossia la preparazione in loco di pasti caldi per gli ospiti della residenza protetta, il titolare della medesima deve presentare una Segnalazione Certificata di Inizio di Attività al Comune competente per territorio.
Ad avviso della scrivente, infatti, l’attività in discorso si configura come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande non al pubblico indistinto, bensì riservata a particolari soggetti (cfr. articolo 3, comma 6, della legge n. 287 del 1991, come sostituito dall’articolo 64, comma 7, del decreto legislativo n. 59 del 2010), per l’avvio della quale il titolare della ditta incaricata deve presentare apposita SCIA al SUAP del Comune competente per territorio.
Detta attività di somministrazione, comunque, stante il contenuto del citato comma 6 dell’articolo 3 della legge 287 deve essere esercitata “… nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, …

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