Operazioni straordinarie mai elusive o quasi

Un recente Studio (n. 56-2016/T) del Consiglio Nazionale del Notariato, che analizza l’impatto degli interventi sull’abuso di diritto, rende più difficile la contestazione da parte del Fisco.
Questo a seguito delle ultime modifiche allo Statuto dei diritti dei contribuenti, grazie al quale si rende più complesso, per l’Amministrazione finanziaria, contestare operazioni straordinarie strutturate. Si può, quindi, trasferire aziende o rami di azienda in neutralità fiscale, optando per ulteriori soluzioni oltre a quella già prescritta dal testo unico delle imposte sui redditi. Dunque il Notariato, con il suddetto studio 56-2016/T, ha analizzato alcuni aspetti pratici, concernenti le valide ragioni extrafiscali e gli effetti nell’ambito della contestazione dell’elusione, dopo l’introduzione del nuovo art. 10-bis nella legge 212/2000 (Statuto dei diritti dei contribuenti). Il primo comma del citato articolo, infatti, dispone che «configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti»; per il Notariato, però, il dettato normativo non risolve numerose problematiche emergenti dalla realizzazione di numerose operazioni, anche di natura straordinaria, con la conseguenza che è necessario individuare quando assumono rilevanza le «valide ragioni extrafiscali» non marginali (Cassazione, sentenza 1372/2011). Il documento, prima, traccia una serie di verifiche da eseguire al fine di potere desumere la potenzialità elusiva di una determinata operazione, evidenziando che l’operazione deve essere considerata elusiva solo se e quando la stessa risulta tassabile con due o più opzioni; solo così, astrattamente, si può ipotizzare che la realizzazione più vantaggiosa possa configurare un’ipotesi di abuso del diritto. Poi, i contribuenti devono verificare la potenzialità evasiva dell’operazione, intendendosi tale la violazione alle norme tributarie, con l’ulteriore verifica del rispetto formale delle norme di natura tributaria, mentre la terza valutazione deve riguardare, necessariamente, la verifica dei possibili vantaggi fiscali ottenibili, al fine di evitare che gli stessi non siano conseguenza di una libertà di scelta dei regimi applicabili, ma la mera ricerca di un diverso e minore carico fiscale. Infine, è necessario valutare se l’operazione risulti priva di sostanza economica e sia finalizzata al realizzo di indebiti vantaggi di natura tributaria. Riguardo l’individuazione delle valide ragioni, lo studio notarile, innanzitutto, ricorda che, il comma 4, dell’art. 10-bis citato, afferma che non si devono considerare abusive «in ogni caso» le operazioni che risultino giustificate; per le Entrate (R.M. 12/E/2009) un’operazione si deve considerare elusiva in assenza di valide ragioni economiche. Pertanto, le valide ragioni devono essere oggettive e documentate, effettive, non marginali e, soprattutto, «rispondere a finalità di miglioramento strutturale e funzionale dell’impresa», con la conseguenza che le stesse possono essere riscontrate nell’ottimizzazione della gestione, nella risoluzione delle liti tra soci, nella modifica della diversa assunzione responsabilità dei soci, nella ricerca di evitare confusioni patrimoniali in vista di acquisizioni di rami aziendali, nell’evitare la concorrenza di creditori di determinati rami di azienda, nella necessità di assicurare il controllo di una società al fine di migliorare la gestione complessiva, nel creare opportunità per migliorare il perseguimento dell’oggetto sociale e, infine, nell’assicurare un ricambio generazionale anche attraverso il subentro nella titolarità delle partecipazioni. Lo Studio del Notariato, inoltre, prende atto che le disposizioni attuali non richiedono una formalizzazione (esplicitazione) delle valide ragioni negli atti, ma ritiene opportuno, comunque, menzionare nell’atto la presenza, …

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