In vigore il nuovo codice doganale, aspettando l’effetto Brexit

Pubblicato il 12 luglio 2016



Dal 1° maggio 2016 è entrato in vigore il nuovo codice doganale dell’Unione Europea e porta con se notevoli novità che solo nei giorni scorsi hanno trovato le prime istruzioni operative nei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Dogane

Dal 1° maggio 2016 è entrato in vigore il nuovo codice doganale dell’Unione Europea e porta con se notevoli novità che solo nei giorni scorsi hanno trovato le prime istruzioni operative nei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Dogane.

L’Unione Europea ha, infatti, rinnovato la disciplina in materia di scambi internazionali adottando una serie di complessi provvedimenti di carattere regolamentare che innovano profondamente, ad esempio, il quadro dei regimi doganali speciali, dei perfezionamenti e dei depositi, della rappresentanza, del valore in dogana o, ancora, delle procedure di sdoganamento in house.

Novità

Tra le novità di rilievo si registra, anzitutto, la ridefinizione del concetto di esportatore (si veda, al punto 1 del diario fiscale odierno, la nota n. 70662 del 7 luglio 2016 delle Dogane), al quale è richiesto l’onere dello stabilimento nell’UE. In questo senso, non potendo operare per il tramite di rappresentanti fiscali, le multinazionali devono ridisegnare i propri flussi logistici e individuare un rappresentante indiretto che, intestandosi la dichiarazione, procederà con l’export, sebbene permangano dubbi di carattere extratributario quali l’applicabilità al sistema delle autorizzazioni e delle licenze all’esportazione o, per alcuni, il ricorso allo status di esportatore autorizzato.

Novità si registrano ancora per le procedure di sdoganamento presso i locali delle imprese. La procedura di sdoganamento c.d. domiciliata è superata dall’estensione totale della sola modalità c.d. normale. Gli operatori possono ora scegliere di operare, sostanzialmente con le medesime modalità, sia in dogana sia presso luoghi privati approvati, inviando indistintamente le dichiarazioni a seconda della localizzazione delle merci.

Con il fascicolo elettronico, inoltre, l’operatore potrà immediatamente, sia per le operazioni in dogana, che per quelle in house, effettuare l’upload della documentazione che rimane a disposizione degli uffici in caso di controllo.

Certificazione AEO

Resta poi centrale il ruolo del soggetto certificato AEO (operatore economico autorizzato) che ora, per ottenere o mantenere lo status deve curare con particolare attenzione i propri flussi operativi, tipizzando le procedure doganali e, al contempo, curando la formazione e la preparazione del soggetto responsabile delle questioni doganali.

In ogni caso, solo l’AEO può avere accesso a minori controlli e facilitazioni allo sdoganamento, altrimenti interdette. E la valenza del sistema di certificazione è diretta e indiretta in quanto per l’accesso ai regimi speciali, come per numerosissime altre facilitazioni e procedure particolari (es. forfettizzazione del valore o sdoganamento c/o luoghi) è comunque necessaria la comprovata compliance dell’operatore ad alcuni dei requisiti propedeutici all’AEO.

Depositi doganali

Con il nuovo codice scompaiono i depositi doganali di tipo C, D ed E ed il regime diviene essenzialmente contabile e virtuale, ancorché legato ad ampi luoghi di stoccaggio: Sono permessi gli immagazzinamenti comuni di merci UE o extra UE da registrare e gestire in contabilità.

Con il nuovo perfezionamento attivo, poi, dal 1° maggio le merci in questione potranno essere introdotte in sospensione dai dazi e, una volta deciso il loro impiego, essere solo parzialmente soggette ad imposizione, senza vincoli di necessaria riesportazione a monte.

Valore e origine della merce

Altra novità si registra poi su due punti cruciali dell’accertamento doganale: Il valore e l’origine delle merci.

In tema di valore, il nuovo codice ridefinisce il concetto di valore di transazione e della relativa forfettizzazione, i c.d. intangibles (prestazioni di servizio e beni immateriali), ora da valutare dal punto di vista, soprattutto, contrattuale. In materia di royalties, in particolare, si registra una nuova disciplina applicativa che le imprese importatrici devono ora considerare con speciale interesse.

Per l’origine, è meglio definita l’origine non preferenziale che ha ora criteri più chiari ed esaustivi, mentre il relativo sistema è unificato e razionalizzato. In caso di dubbio, l’operatore può chiedere una Informazione (IVO) alle Dogane che, così come l’ITV in materia di classificazione, è ora vincolante per entrambe sia per le dogane che per gli operatori, per 3 anni. Detto vincolo impone l’utilizzo dell’informazione in dichiarazione.

Effetto Brexit

Dopo il voto referendario in Gran Bretagna, resta ancora nebulosa la situazione dopo l’avvenuta consultazione sul distacco del Regno Unito dal resto dei 27 paesi dell’Unione. In attesa di sapere meglio cosa accadrà, cerchiamo di capire cosa potrebbe cambiare nell’Iva e nel commercio estero. La conseguenza di maggior rilievo sarà dal lato dell’Iva e dei dazi doganali. Se finora gli scambi commerciali tra i paesi dell’UE e la Gran Bretagna hanno fruito dell’esenzione di dazi doganali, vista l’applicazione del principio di libera circolazione delle merci e dei capitali, una volta completato l’iter di ratifica della fuoriuscita della Gran Bretagna dall’UE le parti dovranno stabilire se introdurre o meno dazi doganali sull’interscambio commerciali.

Da lato pratico, le operazioni poste in essere con soggetti passivi residenti o stabiliti nel Regno Unito verrebbero qualificati come importazioni e/o esportazioni e non più come scambi intracomunitari. Da qui il necessario pagamento dell’Iva all’atto dell’importazione dei beni dal Regno Unito (salvo applicazione dei regimi sospensivi), senza più l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile. Per le cessione di beni verso soggetti residenti o stabiliti nel Regno Unito applicazione del regime di non imponibilità tipico delle esportazioni.

12 luglio 2016