Il reverse charge nei settori edile e informatico: criteri generali e profili operativi

tratto dal diario quotidiano del 19 luglio 2016
Tanti ancora i dubbi che affliggono la discplina del reverse charge nei settori edile e informatico. Proprio per questo da una video conferenza organizzata da Assonime ne è scaturito un documento diffuso contenente tutti i chiarimenti del caso.
Pubblicato da Assonime l’intervento n. 12/2016 del 18 luglio 2016. Assonime ha pubblicato le slide illustrate dai relatori nel corso della videoconferenza avente ad oggetto “Il reverse charge nei settori edile e informatico; criteri generali e profili operativi”.
Come è stato evidenziato dai relatori, nel corso dell’incontro svoltosi il 12 luglio 2016, i numerosi quesiti che le Associate continuano ad inviare ad Assonime confermano come, nonostante i numerosi chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate, molti siano ancora i dubbi sulla corretta applicazione del reverse charge nel settore edile e nel settore informatico.
Per questo motivo Assonime ha ritenuto utile organizzare la videoconferenza, nel corso della quale sono stati, tra l’altro, anticipati alcuni contenuti della circolare Assonime in corso di elaborazione.
Il reverse charge prevede che gli obblighi relativi all’applicazione dell’IVA debbano essere adempiuti, anziché dal cedente o dal prestatore, dal cessionario o committente, se soggetto passivo d’imposta.
La fattura è emessa dal cedente o prestatore senza applicazione dell’IVA ed è integrata dal cessionario o committente con l’indicazione dell’aliquota propria dell’operazione e dell’ammontare del tributo.
Il cessionario o committente è tenuto a registrare tale fattura sia nel registro degli acquisti che in quello delle fatture emesse liquidando il tributo.
Il reverse charge generalizzato
Nel 2008 la Commissione europea ha presentato una comunicazione – Com (2008) 109 – contenente alcune misure per combattere le frodi IVA: tra queste c’era la proposta di introdurre un sistema generalizzato di inversione contabile, esteso cioè a tutti i settori dell’economia.
In sede di Ecofin non è stato raggiunto un accordo politico su questa misura, quindi ci si è concentrati su soluzioni diverse, realizzabili nel breve periodo, che prevedono una applicazione selettiva del reverse charge.
Il reverse charge mirato
Con la direttiva 2006/69/CE del 24 luglio 2006 – che ha inserito nella Direttiva IVA l’art. 199 – è stata prevista per gli Stati membri la facoltà di applicare il meccanismo del reverse charge per contrastare la frode e l’evasione dell’IVA in determinati settori dell’economia risultati particolarmente difficili da controllare e per determinate operazioni considerate maggiormente a rischio.
Tra queste ipotesi sono comprese le “prestazioni di servizi di costruzione, inclusi i servizi di riparazione, pulizia, manutenzione, modifica e demolizione relative a beni immobili . . ”.
Nei casi indicati nell’articolo 199 della Direttiva IVA gli Stati membri possono adottare il reverse charge senza la necessità di un’autorizzazione preventiva, essendo sufficiente una semplice comunicazione al Comitato IVA.
Il reverse charge temporaneo
L’art. 199 bis, inserito nella direttiva IVA dalla direttiva 2010/23/UE, e recentemente ampliato dalla direttiva 2013/43/UE, prevede l’applicazione facoltativa e temporanea del reverse charge a determinate operazioni a rischio di frodi individuate nello stesso articolo.
Tra queste sono comprese, tra l’altro, le “cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop” e le “cessioni di dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale”.
Il reverse charge può essere applicato “fino al 31 dicembre 2018 e per un periodo minimo di due anni” informando previamente il Comitato IVA e fornendo le informazioni relative all’ambito applicativo della misura e alle caratteristiche della frode.
La diffusione del reverse …

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