La deduzione delle perdite su crediti

Questo articolo fa parte del diario del 29 luglio 2016

Argomento principe di ieri (27 luglio 2016) sul gruppo facebook del Commercialista Telematico: come si possono dedurre le perdite su crediti.

Proviamo a fornire (senza alcuna presunzione di esaustività) un breve schema sintetico della relativa disciplina, come, peraltro, ripromesso in risposta all’ultimo intervento del sottoscritto sul post

 

A seguito della revisione operata dal D.Lgs. n. 147/2015, in atto l’art. 101 comma 5 del Tuir ricomprende due tipologie di perdite su crediti. La prima riguarda quelle relative a procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo e fallimentare, amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa) e assimilate (accordi di ristrutturazione dei debiti) che si caratterizzano per l’immediata deducibilità, senza dovere fornire alcuna prova ulteriore. La seconda riguarda le altre fattispecie, per le quali occorre dimostrare la sussistenza degli elementi certi e precisi che, per effetto del D.L. 83/2012, comunque si presumono per:

– i crediti di modesta entità (non superiori a 5.000 euro per imprese con ricavi sopra a 100 milioni e a 2.500 euro per le tutte le altre imprese) qualora siano scaduti (ovvero siano trascorsi 6 mesi dalla scadenza);

– i crediti prescritti, a prescindere dal loro importo (C.M. 26/E/2013);

– i crediti cancellati dal bilancio in applicazione dei principi contabili.

Un problema ricorrente riguarda l’individuazione dell’esercizio di competenza in cui dedurre le perdite, che secondo la giurisprudenza non può essere lasciata al libero arbitrio del contribuente (Cassazione 16330/2015).

Al riguardo il nuovo comma 5-bis dell’art. 101 Tuir (definibile “elastico” poiché contiene una sorta di apertura) dispone che per i crediti di modesta entità e per quelli relativi a soggetti in procedure concorsuali e assimilate la deduzione è ammessa:

– nel periodo di imputazione in bilancio, anche se successivo a quello in cui ricorrono gli elementi certi e precisi o si verifica l’assoggettamento alla procedura; – comunque purché l’imputazione in bilancio non avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello in cui si sarebbe dovuto cancellare il credito in base ai corretti principi contabili, stabilendo un termine massimo per la deduzione.

In generale le perdite su crediti, la cui inesigibilità si è già manifestata, sono deducibili (art. 101 comma 5 del Tuir) se la perdita risulta da elementi certi e precisi (ad esempio un decreto ingiuntivo negativo) al ricorrere dei quali il creditore è liberato dall’onere di provare la certezza e l’entità della perdita, sempre per la parte che eccede il fondo di accantonamento fiscale 0,50% (ovvero del totale della somma già accantonata e già dedotta fiscalmente anno per anno nella misura dello 0,50%).

Deducibilità delle perdite su crediti di modesta entità Se il credito è di modesta entità cioè ha un valore nominale:

– inferiore a 2.500 Iva compresa per tutte le imprese;

– inferiore a 5.000 euro Iva compresa per le imprese con ricavi superiori a 100 milioni di euro;

ed è scaduto da oltre 6 mesi può essere portato in deduzione.

Rimane comunque possibile dedurre la perdita su un credito di importo non modesto o non scaduto da più di sei mesi, laddove si possa dimostrare l’irrecuperabilità definitiva dello stesso.

Deducibilità dei crediti prescritti Per i crediti prescritti, la deducibilità è ammessa, indipendentemente dall’importo; normalmente un credito si prescrive in 10 anni, se in questo periodo non sono intervenuti atti interruttivi.

La nuova formulazione dell’art. 101 comma 5 del Tuir ora prevede che esistano gli elementi certi e precisi per la deduzione della perdita anche quando il diritto alla riscossione del credito sia prescritto, indipendentemente dall’importo. Ne consegue che è possibile dedurre una perdita su crediti, se certa e precisa,…

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