Esecuzione dei rimborsi IVA e nuovi chiarimenti sui requisiti per l’esonero dalla presentazione della garanzia

Pubblicato il 26 luglio 2016

l’Agenzia delle entrate, con una circolare fa il punto sui rimborsi Iva anche a seguito delle ultime novità introdotte dai decreti legislativi attuativi della legge delega per la revisione del sistema fiscale

Questa notizia fa parte del diario del 26 luglio 2016

L’Agenzia delle entrate, con una circolare, fa il punto sui rimborsi Iva anche a seguito delle ultime novità introdotte dai decreti legislativi attuativi della legge delega per la revisione del sistema fiscale (L. n. 23/2014).

In particolare, con la circolare n. 33/E del 22 luglio 2106, fornisce chiarimenti sulla possibilità di erogare rimborsi Iva senza la presentazione della garanzia, in presenza di comunicazioni di irregolarità, avvisi di accertamento o rettifica; sull’applicabilità degli istituti della sospensione e del fermo amministrativo; sull’obbligo di garanzia per i contribuenti con meno di due anni di attività e per i soggetti in liquidazione volontaria e sulla sanzione per omessa prestazione della garanzia nell’Iva di gruppo in caso di franchigia.

Sospensione o meno del rimborso: Se il contribuente ha ricevuto una comunicazione di irregolarità e non sono ancora decorsi trenta giorni oppure nel caso in cui vi sia un piano di rateazione che sta regolarmente pagando per un accertamento con adesione, un’acquiescenza, una conciliazione giudiziale o un reclamo/mediazione, queste non sono considerate carichi pendenti ai fini della sospensione dei rimborsi Iva. Il rimborso, invece, viene sospeso se l’omesso o il ritardato pagamento delle rate comporta la decadenza dal beneficio della rateazione. Non si considerano, inoltre, carichi pendenti le somme riammesse al piano di rateazione. Stesso discorso vale per le rate di una cartella di pagamento non ancora versate.

Garanzia obbligatoria: Per semplificare l’erogazione dei rimborsi Iva è stato eliminato l’obbligo generalizzato di prestazione della garanzia, che ricorre, solo per i rimborsi superiori a 15mila euro e per i contribuenti considerati più “a rischio”, cioè quelli che, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, hanno ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica con significativi scostamenti tra quanto accertato e quanto dichiarato. Con il documento di prassi è stato precisato che l’integrale soddisfacimento della pretesa erariale nei termini di legge da parte del soggetto passivo - il quale non abbia reso necessaria alcuna ulteriore attività di riscossione da parte dell’Amministrazione ed abbia spontaneamente versato quanto richiesto - è idonea, comunque, a rimuovere gli effetti pregiudizievoli della notifica dell’atto impositivo nei due anni precedenti la richiesta, ai fini dell’erogazione del rimborso I