Il commercialista paga l'errore a caro prezzo - Diario quotidiano del 26 luglio 2016

 

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Indice:

1) L’errore del professionista si paga a caro prezzo

2) Esecuzione dei rimborsi IVA e nuovi chiarimenti sui requisiti per l’esonero dalla presentazione della garanzia

3) Attività per imposte anticipate: opzione per la trasformazione in credito d’imposta di da esercitare entro il 1° agosto 2016

4) Ratifica la convenzione tra l’Italia e il Vaticano

5) Quando si parla di cessione d’azienda e non di cessione di singoli beni; Recupero bonus: termini di decadenza

6) ASD: sulla temporaneità dei soci

7) Compilazione del modello per il deposito dei contratti aziendali e territoriali

8) Scadenza di trasmissione dei dati sanitari

9) Arriva “Bilancio Aperto’’, l’app innovativa per leggere i bilanci dello Stato

10) Documento del CNDCEC: focus su sindaco-revisore e Isa Italia

 

 

1) L’errore del professionista si paga caro

Commercialista condannato a risarcire per un milione di euro l’assistito. Il cliente si è rivalso sul professionista per una consulenza errata sulla ristrutturazione societaria.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15107 del 22 luglio 2016, ha affermato che il professionista che sbaglia a strutturare l’operazione richiesta dal cliente, causando per quest’ultimo un maggiore esborso conseguente ad un accertamento dell’Agenzia delle entrate, ne risponde personalmente. Di fronte a un mandato professionale che preveda espressamente di delineare una ristrutturazione societaria fiscalmente neutra, avvalersi di uno strumento quale il conferimento (suscettibile di generare, invece, imposizione) costituisce un “grave e totale inadempimento” dell’obbligazione assunta. Motivo per cui la Suprema Corte ha confermato la condanna a carico di un commercialista a risarcire oltre un milione di euro alla società assistita, ossia un importo pari a quanto versato da quest’ultima a titolo di maggiori imposte.

La sentenza n. 15107/2016, costituisce una pronuncia significativa in tema di responsabilità professionale, rinnovando la necessità per i professionisti di porre la massima attenzione ai contenuti delle lettere di incarico rivolte ai committenti e poi firmate. Nel caso di specie il tribunale civile di Milano aveva respinto l’azione risarcitoria dell’azienda, ritenendo che l’inadempimento del commercialista fosse solo parziale, in quanto non c’erano le prove che l’operazione non sarebbe stata portata a termine se gli imprenditori avessero conosciuto ex ante le effettive conseguenze fiscali.

Giudizio però ribaltato dalla Corte d’appello meneghina, secondo la quale «il rapporto contrattuale venne regolato sulla base della precisa individuazione di alcuni obiettivi da raggiungere e, in particolare, quello della sospensione d’imposta, assicurata erroneamente dal professionista». Tesi condivisa dalla suprema corte, che aggiunge come l’obbligazione del consulente era «strumentale al conseguimento di quel preciso risultato, nella specie non raggiunto per causa imputabile al debitore, inadempiente in toto all’obbligo assunto nel contratto».

Mentre l’oggetto del mandato era la progettazione dell’operazione straordinaria, infatti, «la causa concreta era costituita dallo scopo di evitare la tassazione», prosegue la sentenza, ribadendo peraltro che nessun onere probatorio incomberebbe sulla società, dal momento che l’inadempimento del professionista alla propria obbligazione contrattuale, individuatone correttamente la causa e l’oggetto, era emerso dall’iter processuale. Motivazioni che portano la corte a respingere il ricorso del consulente, condannato anche a risarcire alla società 17.500 euro di spese processuali.

 

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2) Esecuzione dei rimborsi IVA e nuovi chiarimenti sui requisiti per l’esonero dalla presentazione della garanzia

L’Agenzia delle entrate, con una circolare, fa il punto sui rimborsi Iva anche a seguito delle ultime novità introdotte dai decreti legislativi attuativi…

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