Riforma della revisione legale dei conti in vigore dal 5 agosto 2016 – Diario quotidiano del 25 luglio 2016

Pubblicato il 25 luglio 2016



1) Studi di settore: le “multiattività”
2) Animali domestici: illegittime le cinture in auto
3) Consulta: anche le vetture storiche devono parere il bollo auto
4) Riforma revisione legale dei conti in vigore dal 5 agosto 2016
5) Jobs Act: maggiori tutele per il lavoro autonomo
6) IVA: aliquota applicabile alle prestazioni rese dalle cooperative sociali
7) Dal 22 luglio 2016 in vigore nuove regole per lavoratori distaccati
8) Procedura rimborsi tributi locali
9) Revoca della sospensione dell’attività imprenditoriale
10) Su facebook il Fisco piace?
 
prodotti-gratuitiIndice: 1) Studi di settore: le “multiattività” 2) Animali domestici senza cinture in auto 3) Consulta: anche le vetture storiche devono parere il bollo auto 4) Riforma revisione legale dei conti in vigore dal 5 agosto 2016: debutta lo scetticismo professionale 5) Jobs Act: maggiori tutele per il lavoro autonomo 6) IVA: aliquota applicabile alle prestazioni rese dalle cooperative sociali 7) Dal 22 luglio 2016 in vigore nuove regole per lavoratori distaccati 8) Procedura rimborsi tributi locali 9) Revoca della sospensione dell’attività imprenditoriale: precisazioni ministeriali 10) Su facebook il Fisco piace?  
  1) Studi di settore: le “multiattività” Spesso nell’attuale periodo di crisi le imprese più che cambiare attività (per evitare di cessarla) mutano la propria natura cominciando ad esercitare anche altri tipi di attività che si affiancano a quella “storica” ---> Leggi tutto   ******   2) Animali domestici senza cinture in auto Il Ministero dei trasporti, con il parere n. 4372 del 13 luglio 2016, ha affermato che non sono legittime le cinture di sicurezza per cani e gatti trasportati sui veicoli. L’art. 169, comma 6, del codice della strada prevede che si possa trasportare liberamente un animale domestico, purché non costituisca impedimento o pericolo per la guida. Inoltre, è consentito trasportare animali domestici anche in numero superiore, purché siano custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete o altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della Motorizzazione civile. Secondo il Ministero dei trasporti, la locuzione “altro analogo mezzo idoneo” non ha una portata generica tale da includere anche le cinture di sicurezza per cani e gatti, ma deve essere interpretata esclusivamente con riferimento alla rete di separazione del vano posteriore al posto di guida. Pertanto, i sistemi di ritenuta consistenti nelle cinture di sicurezza non possono essere ritenuti legittimi. Gli automobilisti dovranno prestare molta attenzione a tale parere ministeriale, perché in caso di errata sistemazione sul veicolo, eventuali lesioni agli animali domestici trasportati potrebbero configurare anche estremi di reato.   ******   3) Consulta: anche le vetture storiche devono pagare il bollo auto La Consulta non fa sconti a nessuno: le auto storiche di età compresa tra i 20 e i 29 anni devono pagare il bollo. Ogni «scappatoia» fiscale prevista dalle regioni è illegittima, perché lesiva della competenza legislativa esclusiva dello stato sui tributi erariali. Lo ha decisola Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 199 del 21 luglio 2016, che ha bocciato le agevolazioni previste dalle leggi regionali n. 8/2015 dell’Umbria e n. 14/2015 della Basilicata (nel frattempo corrette dalle stesse regioni). La Legge n. 190/2014 ha infatti eliminato l’esenzione dalla tassa automobilistica per i veicoli e motoveicoli di interesse storico o collezionistico immatricolati da almeno 20 anni ma non più di 30. Il beneficio è rimasto solo per gli esemplari ultratrentennali. Le due regioni avevano tuttavia mantenuto a certe condizioni il regime di favore, attraverso la sostituzione della tassa automobilistica con una tassa di circolazione forfettaria, e sollevando dall’applicazione di sanzioni e interessi i contribuenti che non avessero osservato i termini per pagare il dovuto. Il governo aveva impugnato le disposizioni ritenendole in contrasto con gli articoli 117 e 119 della Costituzione, che sanciscono i principi di potestà legislativa e autonomia finanziaria degli enti territoriali.   ******   4) Riforma revisione legale dei conti in vigore dal 5 agosto 2016: debutta lo scetticismo professionale Sono tante le novità per i revisori legali: dal tirocinio, all’applicazione delle regole internazionali, all’incompatibilità, alle sanzioni, alla formazione permanente. Saranno in vigore dal 5 agosto 2016. Restano fuori, invece, i compensi ---> Leggi tutto   ******   5) Jobs Act: maggiori tutele per il lavoro autonomo La Commissione Lavoro del Senato sta ultimando l’iter di esame del DDL 2233, collegato alla Legge di Stabilità 2016 e recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, meglio noto come “Jobs Act del lavoro autonomo”. Pare che prima dell’inizio della pausa estiva dei lavori, il testo possa essere licenziato e trasmesso all’Aula per il voto. E’, dunque, alle battute finali l’esame avanti alla Commissione Lavoro del Senato del DDL recante le norme del Jobs Act del lavoro autonomo. Tra le modifiche che dovrebbero entrare nel testo finale, che verrà sottoposto al voto dell’Aula, l’introduzione dell’emendamento che estende la tutela “privatistica” nelle transazioni commerciali di cui al D.Lgs. 231/02, che prevede tempi certi di pagamento, diritto agli interessi di mora in caso di ritardo e nullità delle clausole contrattuali inique anche nei rapporti contrattuali intercorrenti tra lavoratori autonomi ed Amministrazioni pubbliche. Nuove tutele per gli autonomi Ma, a parte l’ampiezza dei soggetti pubblici coinvolti, vediamo quali sono le tutele che il DDL appresta in favore dei lavori autonomi. Il D.Lgs. 231/02 prevede le seguenti “garanzie” principali, in favore delle imprese e, nel prossimo futuro, dei lavoratori autonomi. Responsabilità del debitore: il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi legali di mora sull'importo dovuto, salvo che il debitore dimostri che il ritardo nel pagamento del prezzo è stato determinato dall'impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Termini di pagamento ed interessi di mora: gli interessi moratori decorrono, senza bisogno di costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento. In particolare, salve specifiche eccezioni dettate dall’art. 4 del D. Lgs. 231/02, il termine di pagamento non può superare 30 giorni (da date iniziali analiticamente indicate dal medesimo articolo). Il mancato rispetto dei termini comporta, altresì, il diritto del creditore al ristoro delle eventuali spese di recupero crediti sostenute. Clausole inique: Le clausole relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero, a qualunque titolo previste o introdotte nei contratti, sono nulle quando risultano gravemente inique in danno del creditore. Il giudice può dichiarare la nullità di tali clausole, tenendo conto di tutte le circostanze, tra le quali il “grave scostamento dalla prassi commerciale in contrasto con il principio di buona fede e correttezza”, la natura della merce o del servizio oggetto del contratto, l'esistenza di motivi oggettivi per derogare al saggio degli interessi legali di mora, ai termini di pagamento o all'importo forfettario dovuto a titolo di risarcimento per i costi di recupero. E’ comunque considerata “gravemente iniqua” la clausola che esclude l'applicazione di interessi di mora, senza che sia ammessa la prova contraria. Si presume, altresì, “gravemente iniqua” la clausola che esclude il risarcimento per i costi di recupero crediti. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione è nulla la clausola avente ad oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura. Tale nullità è dichiarata d'ufficio dal giudice.   ******   6) IVA: aliquota applicabile alle prestazioni rese dalle cooperative sociali IVA – Aliquota applicabile alle prestazioni rese dalle cooperative sociali: circolare n. 31/E del 15 luglio 2016 dell’Agenzia delle Entrate. Sul tema è intervenuta Assonime con la nota del 20 luglio 2016. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 31/E del 15 luglio 2016, ha commentato la nuova disciplina IVA delle prestazioni socio-sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali, introdotta, con effetto dal 1° gennaio 2016, dall’art. 1, commi 960, 962 e 963 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), disposizioni già illustrate da Assonime con la circolare n. 15 del 2016. Tra le indicazioni più rilevanti contenute nel citato documento di prassi, Assonime segnala che l’Agenzia (peraltro, confermando quanto da già osservato nella citata circolare n. 15 del 2016) ha chiarito che il regime di imponibilità ad IVA, con la nuova aliquota del 5% introdotta dalla legge di stabilità, si rende obbligatoriamente applicabile a tutte le prestazioni socio-assistenziali ed educative elencate nei punti 18), 19), 20), 21) e 27-ter) dell’art. 10 del D.P.R. n. 633 del 1972 rese dalle “cooperative sociali” individuate dall’art. 1 della legge 8 novembre 1991, n. 381, sia direttamente nei confronti delle categorie di soggetti svantaggiati indicate nel n. 27-ter) dell’art. 10 del D.P.R. n. 633 del 1972, sia in esecuzione di contratti di appalto, o di convenzioni, con soggetti terzi. La circolare ribadisce, inoltre, che le prestazioni ora dette, se effettuate da cooperative non sociali, ma aventi la qualifica di ONLUS, continuano ad essere esenti dall’imposta in base ai nn. da 18) a 21) e 27-ter) dello stesso art. 10 del D.P.R. n. 633; le stesse prestazioni, se vengono rese da cooperative non sociali e non ONLUS (o, a nostro avviso, da altri soggetti non rientranti tra quelli elencati nel n. 27-ter) dell’art. 10 del d.P.R. n. 633), rimangono invece soggette all’aliquota IVA ordinaria del 22%, salvo che – come precisato dall’Agenzia – non abbiano oggettivamente le caratteristiche per rientrare nell’applicazione delle esenzioni di cui ai nn. da 18) a 21), e 27-ter), dello stesso art. 10 del D.P.R. n. 633. In merito alla decorrenza delle nuove disposizioni, infine, la circolare ha precisato – autorevolmente confermando, sul punto, la circolare Assonime n. 15 del 2016 – che le prestazioni rese dalle cooperative sociali e i loro consorzi, sia direttamente in favore dei fruitori finali delle medesime, sia sulla base di appalti o convenzioni, rimangono soggette alla disciplina previgente – che stabiliva, per esse, l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata del 4%, o, in alternativa, l’esenzione – nei casi in cui i relativi contratti risultino già in essere alla data del 31 dicembre 2015; le stesse prestazioni, invece, se derivano da contratti stipulati, rinnovati o prorogati a partire dal 1° gennaio 2016, devono essere obbligatoriamente assoggettate ad IVA con la nuova aliquota del 5%. A tali effetti la circolare precisa, infine, che occorre fare riferimento “..alla data della stipula, del rinnovo o della proroga dei contratti in argomento, che avvengono, generalmente, a conclusione delle procedure di affidamento esperite e a seguito dell’adozione delle relative delibere da parte dell’ente concedente”.   ******   7) Dal 22 luglio 2016 in vigore nuove regole per lavoratori distaccati In vigore dal 22 luglio 2016 le nuove regole, disciplinate dal D.lgs 136/2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2016, sull’impiego in Italia di lavoratori distaccati da altri Paesi europei. Il provvedimento, che attua la direttiva 2014/67/UE, introduce regole, indicatori e adempimenti per contrastare il ricorso a forme non autentiche di distacco, utilizzate al solo scopo di ridurre il costo del lavoro. La proposta stabilisce che i lavoratori distaccati beneficeranno, in generale, delle stesse norme che disciplinano la retribuzione e le condizioni di lavoro dei lavoratori impiegati stabilmente in Italia. Inoltre, l’azienda distaccante deve fornire in anticipo numerose informazioni al ministero del Lavoro e avere determinate caratteristiche per non essere considerata una semplice società di gestione del personale. Le regole – stabilisce il decreto - valgono anche per la somministrazione e in caso di inadempimenti sono previste sanzioni amministrative pecuniarie. È stato, dunque, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2016, il D.Lgs n. 136 del 17 luglio 2016, di attuazione della direttiva 2014/67/UE del 15 maggio 2014, concernente l’applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi. Al fine di agevolare la cooperazione tra gli Stati membri nell’accertamento dell’autenticità dei distacchi e nella repressione di quelli abusivi, il provvedimento individua le modalità e le condizioni secondo cui le imprese stabilite in un altro Stato membro possono distaccare in Italia uno o più lavoratori in favore di un'altra impresa, anche appartenente allo stesso gruppo, o di un’altra unità produttiva o di un altro destinatario, purché durante il periodo del distacco continui ad esistere un rapporto lavorativo con il lavoratore distaccato.   ******   8) Procedura rimborsi tributi locali Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato il 22 luglio 2015 sul proprio sito internet un comunicato su alcune semplificazioni dell’applicazione prevista per i comuni. In merito alle procedure di riversamento, rimborso e regolazioni contabili relative ai tributi locali il MEF fa presente che dal 26 luglio 2016 sarà possibile: - gestire una pratica per più versamenti identici effettuati dallo stesso contribuente; - duplicare i dati relativi a uno stesso contribuente che rimangono invariati (ad esempio quelli anagrafici); acquisire le “determine”, vale a dire i provvedimenti che certificano il diritto al rimborso.   ******   9) Revoca della sospensione dell’attività imprenditoriale: precisazioni ministeriali Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 13792 del 12 luglio 2016, ha fornito, ai propri ispettori, ulteriori precisazioni circa le modalità operative in caso di inottemperanza al pagamento dell’importo residuo della somma richiesta ai fini della revoca della sospensione. Il Ministero ha precisato che è l’impresa la destinataria del provvedimento di sospensione e non anche la persona fisica che ricopre la carica di responsabile legale della stessa. Ciò in quanto la somma dovuta ai fini della revoca del provvedimento e per la riapertura dell’attività non riveste la natura di sanzione amministrativa, trattandosi di una mera somma aggiuntiva il cui versamento è condizione necessaria per la riapertura dell’attività sospesa. Anche in sede di iscrizione a ruolo delle somme di cui sopra, occorrerà indicare esclusivamente l’impresa come unica obbligata. In proposito, affinché possa considerarsi correttamente perfezionata la procedura di iscrizione a ruolo, la notificazione del provvedimento di revoca della sospensione dovrà essere effettuata nei confronti dell’impresa seguendo le indicazioni contenute nella modulistica attualmente in uso sul sistema SGIL. Dal punto di vista procedurale il dicastero precisa che – a causa dell’impossibilità tecnica di far partire il conteggio degli interessi legali da una data antecedente rispetto a quella di notifica del provvedimento di accoglimento dell’istanza di pagamento dilazionato – gli uffici dovranno sempre indicare, ai fini del conteggio degli interessi, la data di notificazione di quest’ultimo provvedimento anziché quella della presentazione della istanza di revoca. Ciò anche nei residuali casi in cui le due date non coincidano.   ******   10) Su facebook il Fisco piace? Stando al comunicato stampa n. 149 del 22 luglio 2016 sembra di si. Eccolo di seguito: Il Fisco social piace, oltre 7mila like su Facebook e 37mila persone raggiunte. A quota 1.000 le risposte già date ai cittadini via Messenger La pagina Facebook dell’Agenzia delle Entrate piace 7mila volte e più. A 4 giorni dal lancio, sono 37mila i cittadini raggiunti grazie al popolare social network e circa 1.000 i messaggi privati inviati alle Entrate per chiedere un chiarimento sul canone tv che hanno già ricevuto una risposta. Per i post pubblicati niente “grrr”, la faccina che sul popolare social network indica le reazioni negative, ma 1.900 “like” e anche qualche “wow”. Così gli italiani hanno accolto l’iniziativa, realizzata a costo zero, lanciata lo scorso 18 luglio dal Fisco: una pagina su Facebook, per accorciare le distanze con i milioni di utenti del popolare social network, e un servizio di risposta “one to one” a dubbi e domande tramite Facebook Messenger. La pagina Fb dell’Agenzia è raggiungibile a questo link https://www.facebook.com/agenziadelleentrate/. Fisco & Facebook, un binomio che piace - Oltre 7mila “pollici in su” per la pagina Facebook delle Entrate, 22mila visualizzazioni, di cui 7,5mila registrate il giorno del debutto, mentre i video postati dall’Agenzia sono stati visti 15mila volte. Circa 37mila le persone raggiunte complessivamente: la platea più ampia è costituita da utenti di età compresa tra 35 e 44 anni (27%), mentre spicca il dato relativo agli “over 65”, che raggiungono complessivamente, tra uomini e donne, il 7%. Inoltre, il 56% degli utenti ha utilizzato un cellulare o comunque un dispositivo mobile. Particolarmente “reattivi” i cittadini delle grandi città: a Roma i post delle Entrate sono stati visti da 9mila cittadini, a Milano da 4mila, a Napoli da 2.500 e a Bologna da 2mila. A sorpresa, qualche centinaio di visualizzazioni arriva anche dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Svizzera, dalla Francia e dagli Stati Uniti. Fermento anche sul canale per i messaggi privati Messenger: centinaia le richieste di chiarimenti arrivate ogni giorno al team social dell’Agenzia. Di queste, circa 1.000 hanno già ricevuto una risposta grazie a questa innovazione destinata a cambiare radicalmente il rapporto con i contribuenti: non si tratta infatti solo di un nuovo canale social delle Entrate, che si affianca a quelli già esistenti, YouTube e Twitter, ma di una nuova forma di dialogo a tu per tu con i cittadini. Per il momento l’assistenza è dedicata al canone tv e sarà poi gradualmente estesa ai dubbi fiscali più comuni. Risposte “in chiaro” alle domande più frequenti - Come suggerito da alcuni utenti, le Entrate hanno iniziato a pubblicare sulla pagina Fb anche le risposte ai quesiti più ricorrenti. Eccone alcune. D: Se non possiedo apparecchi televisivi, ma sono titolare di utenza elettrica residente, come faccio a non pagare il canone? R: Per superare la presunzione di detenzione di apparecchi televisivi è necessario presentare la dichiarazione di non detenzione, compilando il Quadro A della dichiarazione sostitutiva pubblicata sui siti www.agenziaentrate.gov.it e www.canone.rai.it. Tale dichiarazione ha validità annuale. D - Sono uno studente fuori sede che vive in affitto in un appartamento dove è presente un televisore. Faccio ancora parte ancora della stessa famiglia anagrafica dei miei genitori, che già pagano il canone tv. Devo pagarlo anch’io? R - No! E non devi fare alcuna comunicazione. Solo se l’utenza elettrica della casa “fuori sede” è intestata a te, devi presentare la “dichiarazione sostitutiva” compilando il quadro B dove indichi il codice fiscale del genitore che paga già il canone. La dichiarazione sostitutiva la trovi sul nostro sito internet nella sezione dedicata al canone tv D: Quali sono i termini di presentazione della dichiarazione sostitutiva? R: Per il 2016, la dichiarazione di non detenzione presentata entro il 16 maggio 2016 esonera dall’obbligo di pagamento del canone per tutto l’anno; quella presentata dal 17 maggio al 30 giugno esonera per il semestre luglio-dicembre 2016. La dichiarazione presentata dal 1° luglio 2016 al 31 gennaio 2017 esonera dall’obbligo di pagare il canone per tutto il 2017. Dal 2017 i termini sono i seguenti:  dichiarazione presentata dal 1° febbraio al 30 giugno: esonera dall’obbligo di pagamento per il secondo semestre dello stesso anno;  dichiarazione presentata dal 1° luglio al 31 gennaio dell’anno successivo: esonera dall’obbligo del pagamento per l’intero anno successivo.   La dichiarazione sostitutiva presentata per comunicare che il canone è addebitato sull’utenza elettrica intestata ad altro componente della famiglia anagrafica (quadro B) può essere presentata in qualunque momento dell'anno, ha effetto dal 1° gennaio dell’anno di presentazione e non deve essere ripresentata annualmente. Solo messaggi privati, solo info sul canone tv, occhio alla policy - Per assicurare un servizio di prima informazione utile a tutti l’Agenzia consiglia di dare prima di tutto un’occhiata alle regole per l’utilizzo della Pagina. La social media policy è disponibile a questo link http://goo.gl/9amA0t. Per quanto riguarda il servizio di risposta via Messenger, le Entrate rispondono solo alle richieste di prima informazione arrivate con messaggio privato, quindi senza entrare nello specifico, e solo su tematiche relative al Canone Tv. Le risposte ai quesiti più comuni continueranno, comunque, ad essere pubblicate sulla pagina.   Vincenzo D’Andò