Diario quotidiano del 20 luglio 2016, tra cui benefit ai dipendenti anche per l’auto aziendale

Pubblicato il 20 luglio 2016



1) Tassazione della produzione e della cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali
2) Sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore: novità in condominio
3) Obbligo contributivo sui lavoratori apprendisti: precisazioni sulla modalità di recupero
4) Modello Unico 2016: sintesi trattamento immobili dei professionisti
5) Benefit ai dipendenti per la fruizione di servizi incentivanti
6) Benefit anche per l’auto aziendale
7) Nel Modello F24 arrivano anche i tributi speciali
8) MinEconomia: tasse ridotte e pagarle con semplicità
9) Falcidia IVA, un documento dei commercialisti
10) CNDCEC: “Proposta di modifica al D.Lgs. n. 28/2010” per incrementare la mediazione e la conciliazione
   
  Indice: 1) Tassazione della produzione e della cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali 2) Sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore: novità in condominio 3) Obbligo contributivo sui lavoratori apprendisti: precisazioni sulla modalità di recupero 4) Modello Unico 2016: sintesi trattamento immobili dei professionisti 5) Benefit ai dipendenti per la fruizione di servizi incentivanti 6) Benefit anche per l’auto aziendale 7) Nel Modello F24 arrivano anche i tributi speciali 8) MinEconomia: tasse ridotte e pagarle con semplicità 9) Falcidia IVA, un documento dei commercialisti 10) CNDCEC: “Proposta di modifica al D.Lgs. n. 28/2010” per incrementare la mediazione e la conciliazione; varie news  
  1) Tassazione della produzione e della cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 54/E del 18 luglio 2015, si è soffermata sulle modalità di tassazione della produzione e della cessione dell’energia da fonti rinnovabili verdi a seguito alle modifiche apportate dalla legge di Stabilità 2016 L’applicazione di un regime fiscale in luogo di un altro (agrario, forfetario o ordinario) è legato alla quantità di calore e/o elettricità in totale forniti e al rispetto del principio di prevalenza. L’Agenzia ha precisato che la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali, fino a 2.400.000 kWh anno, costituiscono attività connesse a quella agricola e si considerano produttive di reddito agrario. Sono pertanto tassate su base catastale, nel presupposto che ricorra il requisito della prevalenza che caratterizza le attività agricole connesse, così come precisato nella circolare 32/E del 2009. A tal riguardo, il requisito della prevalenza risulta soddisfatto quando, in termini quantitativi, i prodotti utilizzati nello svolgimento delle attività connesse e ottenuti direttamente dall’attività agricola svolta nel fondo siano prevalenti, ossia superiori rispetto a quelli acquistati presso terzi. La produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali, oltre i 2.400.000 kWh, andrà invece assoggettata a tassazione forfettaria, sempre a condizione che risulti verificato il requisito della prevalenza. Si applicherà, in tal caso, all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a registrazione ai fini Iva, relativamente alla componente riconducibile alla valorizzazione di quanto ceduto, con esclusione della quota incentivo, il coefficiente di redditività del 25%, fatta salva l’opzione per la determinazione del reddito nei modi ordinari. In caso di mancato rispetto di tale requisito, produzione e cessione saranno assoggettate a tassazione secondo le ordinarie regole in materia di reddito d’impresa. Per quanto riguarda, il fotovoltaico, entro il limite dei 260.000 kWh, la produzione e la cessione da fonti fotovoltaiche costituiscono sempre attività connesse a quella agricola, di conseguenza produttive di reddito agrario (risoluzione 86/E del 2015). Oltre i 260.000 kWh l’anno, la tassazione avviene, invece, forfettariamente, sempreché tuttavia risultino rispettati i criteri di connessione all’attività agricola principale (circolare 32/E del 2009). In caso contrario, trovano applicazione, per la parte di reddito derivante dalla produzione di energia in eccesso, le regole ordinarie in materia di reddito d’impresa (circolare 20/E del 2016).   ******   2) Sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore: novità in condominio Entro il 31 dicembre 2016 in ogni condominio andrà verificato se vi sia l’obbligo di introdurre sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore e, in caso positivo, di modificare in tal senso gli impianti di riscaldamento esistenti. Altrimenti, chi non rispetta l’obbligo di installare i contabilizzatori, si rischia di vedersi applicare multe, che variano da 500 fino a 2.500 euro a condomino. A meno che non si riesca a dimostrate l’impossibilità tecnica d’installazione degli stessi o la loro inefficacia economica attestata da una relazione tecnica a cura di un progettista o di un tecnico abilitato. Si tratta delle novità che sono contenute nel Dlgs correttivo del dlgs n. 102/204 di recepimento della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri del 14 luglio 2016. Dunque, entro il 31 dicembre 2016 i condomini, ove sia presente una rete di teleriscaldamento o in cui l’impianto di riscaldamento è centralizzato, dovranno installare i cosiddetti contatori di calore sui termosifoni; lo scopo di tali apparecchi è quello di individuare il consumo di ogni proprietario e, quindi, ripartire le spese in condominio sulla del reale consumo della singola utenza. L’importo complessivo deve essere suddiviso tra gli utenti finali, in base alla norma tecnica Uni 10200. Alla suddivisione così ripartita delle spese si può derogare se si provano, tramite apposita relazione tecnica asseverata, differenze di fabbisogno termico tra le unità immobiliari del condominio superiori al 50%. In questo caso, sarà possibile dividere l’importo complessivo tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 70% agli effettivi prelievi volontari di energia termica e suddividendo gli importi rimanenti secondo altri metodi (millesimi, metri quadri, metri cubi o altro).   ******   3) Obbligo contributivo sui lavoratori apprendisti: precisazioni sulla modalità di recupero Per i lavoratori apprendisti tutti i Fondi di solidarietà istituiti presso l’Inps, dal mese di agosto 2016, ai fini della compilazione del flusso Uniemens, la contribuzione ordinaria sarà calcolata nella aliquota complessiva. E’ questa una precisazione che è contenuta nel messaggio dell’Inps n. 3112 del 18 luglio 2016 (che contiene la correzione al precedente messaggio n. 3109 del 18 luglio 2016, etichettato come errata corrige). Fondi di solidarietà Il D.lgs. 148/2015 ha ampiamente revisionato l’ambito di applicazione dei fondi di solidarietà e ha introdotto nuove disposizioni volte disciplinare il concreto avvio degli stessi (vedi circolare Inps n. 30 del 12 febbraio 2016). Le prestazioni ordinarie dei fondi di solidarietà sono finanziate con un contributo ordinario, ripartito tra datore di lavoro e lavoratore nella misura, rispettivamente, di due terzi e di un terzo. Sono i decreti di cui agli articoli 26, commi 2 e 3 (Fondi di solidarietà bilaterali), 28 (Fondo residuale) e 29 (Fondo di integrazione salariale), a determinare le aliquote di contribuzione ordinaria. A tal proposito, il Ministero del Lavoro, con nota prot. 8475 del 14 aprile 2016, ha precisato che, a differenza di quanto previsto dalla legge n. 92/2012, l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 148/2015 ha modificato parzialmente anche il novero dei lavoratori in relazione ai quali sussiste obbligo di assoggettamento delle retribuzioni al contributo ordinario di finanziamento dei fondi di solidarietà. In particolare, il primo periodo del comma 1 dell’articolo 39, estende ai Fondi di solidarietà l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 2, commi 1 e 2. Tali norme, come rappresentato nel messaggio n. 24 del 5 gennaio 2016, stabiliscono che possono essere considerati tra i beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante. Dalle norme citate deriva che il decreto legislativo n. 148/2015 ha innovato la materia prevedendo espressamente che le prestazioni dei Fondi di solidarietà possano essere riconosciute agli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante. Con riferimento al personale assunto con contratto di apprendistato, viene precisato, pertanto, che la contribuzione ordinaria di finanziamento ai Fondi di solidarietà è applicata soltanto alla categoria degli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante. L’esonero contributivo decorre dal periodo di paga in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 148/2015 (settembre 2015). L’Inps precisa che tali indicazioni attengono al solo aspetto contributivo mentre, per quanto attiene al computo dei lavoratori si applicherà l’articolo 26, comma 7, del decreto legislativo n. 148/2015 che stabilisce che “ai fini del raggiungimento della soglia dimensionale vengono computati anche gli apprendisti”. Pertanto, tutte le tipologie di apprendistato concorrono al raggiungimento del requisito occupazionale fissato in alcuni decreti istitutivi dei Fondi di solidarietà. Istruzioni operative Per tutti i Fondi di solidarietà istituiti presso l’Inps, a decorrere dal mese di agosto 2016, con riferimento ai lavoratori apprendisti, ai fini della compilazione del flusso Uniemens, la contribuzione ordinaria sarà calcolata nella aliquota complessiva applicata sulle retribuzioni imponibili degli apprendisti denunciati con il codice “PB” (Apprendistato professionalizzante) nell’ambito dell’elemento <TipoLavoratore>. Il messaggio poi procede a fornire le istruzioni per consentire alle imprese – che risultino avere versato indebitamente la contribuzione ordinaria di finanziamento ai Fondi di solidarietà anche per lavoratori apprendisti assunti con tipologie diverse rispetto all’apprendistato professionalizzante - di recuperare il contributo mensile di finanziamento per i mesi da settembre 2015 a luglio 2016. Le imprese interessate potranno recuperare il suddetto contributo, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione del presente messaggio, come disposto da Consiglio di Amministrazione dell’Istituto con delibera n. 5 del 25 marzo 1993, approvata con D.M. del 7 ottobre 1993, indicando l’importo indebitamente versato con uno dei codici conguaglio presenti nella tabella sotto riportata, da valorizzare all’interno della sezione <AltrePartiteACredito> di <DenunciaAziendale>.
SETTORE FONDO DI SOLIDARIETA’ CODICE CONGUAGLIO
CREDITO ORDINARIO L151
CREDITO COOPERATIVO L134
ASSICURAZIONI L152
SOCIETA’ GRUPPO POSTE L156
SOCIETA’ GRUPPO FERROVIE L154
FONDO RESIDUALE / FONDO DI INTEGRAZIONE SALARIALE L220
SOLIMARE L155
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE L157
Istruzioni contabili Il rimborso ai datori di lavoro della contribuzione ordinaria di finanziamento dei Fondi di solidarietà di cui agli articoli 26, 28 e 29, del decreto legislativo n. 148/2015, risultata non più dovuta per i lavoratori apprendisti, assunti con contratto di lavoro diverso dall’apprendistato professionalizzante, avverrà con imputazione ai seguenti conti delle gestioni contabili di riferimento, alcuni di nuova istituzione ed altri già in uso che, con l’occasione, sono stati opportunamente ridenominati: FBR34100 (codice UNIEMENS “L151”); FCR34100 (codice UNIEMENS “L134”); ISR34100 (codice UNIEMENS “L152”); PIR34100 (codice UNIEMENS “L156”); FER34100 (codice UNIEMENS “L154”); FRR34100 (codice UNIEMENS “L220”); SMR34100 (codice UNIEMENS “L155”); FHR34100 (codice UNIEMENS “L157”). La procedura informatica di ripartizione contabile dei DM sarà conseguentemente aggiornata.   ******   4) Modello Unico 2016: sintesi trattamento immobili dei professionisti Ritorniamo sul Modello Unico 2016, in particolare facendo una sorta di “carrellata” storica “flash” sul trattamento sugli immobili dei professionisti non utilizzati promiscuamente, che in atto è il seguente: - Per gli immobili acquistati fino al 14.06.1990, gli ammortamenti sono deducibili; - per gli immobili acquistati dal 15.06.1990 al 31.12.2006, gli ammortamenti non sono deducibili; - per gli immobili acquistati dal 2007 al 2009, gli ammortamenti sono deducibili; - per gli immobili acquistati dopo il 2009, gli ammortamenti non sono deducibili; - per gli immobili acquisiti in leasing dal 2007 al 2009, i canoni sono deducibili a condizione che il contratto abbia durata da un minimo di 8 a un massimo di 15 anni; - per gli immobili acquisiti in leasing dal 2010 al 2013, i canoni non sono deducibili; - per gli immobili acquisiti in leasing dal 2014, i canoni sono ammessi in deduzione per un periodo minimo di 12 anni (indipendentemente dalla durata del contratto). In particolare, nel rigo RE10 del Modello Unico PF/2016 vanno indicati: - il 50% della rendita catastale dell’immobile di proprietà o posseduto a titolo di usufrutto o di altro diritto reale, utilizzato promiscuamente per l’esercizio dell’arte o della professione e per l’uso personale o familiare del contribuente, a condizione che quest’ultimo non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o della professione; ovvero in caso di immobili acquisiti mediante locazione va indicato un importo pari al 50% del relativo canone. Per i contratti di leasing stipulati entro il 31 dicembre 2006 è deducibile il 50% della rendita catastale; per quelli stipulati nel periodo 1° gennaio 2007 – 31 dicembre 2009, è deducibile il 50% del canone, a condizione che il contratto abbia durata non inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, e, comunque, con un minimo di otto anni ed un massimo di quindici; per i contratti stipulati a partire dal 2010 e fino al 31 dicembre 2013 non è ammessa alcuna deduzione. Per i contratti di locazione finanziaria stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore a dodici anni nella misura del 50% del canone; - l’ammontare della quota di ammortamento, di competenza dell’anno, del costo di acquisto o di costruzione dell’immobile strumentale acquistato o costruito entro il 14 giugno 1990, ovvero acquistato nel periodo 1° gennaio 2007 – 31 dicembre 2009; - l’ammontare del canone di locazione corrisposto nell’anno 2015 per l’immobile utilizzato esclusivamente per l’esercizio dell’arte o della professione; - la rendita catastale dell’immobile strumentale utilizzato in base a contratto di locazione finanziaria, per i contratti stipulati dal 15 giugno 1990 al 31 dicembre 2006, ovvero il canone di locazione finanziaria per i contratti stipulati entro il 14 giugno 1990, ovvero per i contratti nel periodo 1° gennaio 2007 – 31 dicembre 2009. Per i contratti stipulati nel 2007, nel 2008 e nel 2009, la deduzione è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e, comunque, con un minimo di otto anni e un massimo di quindici avendo per oggetto beni immobili; per i contratti stipulati a partire dal 2010 e fino al 31 dicembre 2013, non è ammessa alcuna deduzione. Per i contratti di locazione finanziaria stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, la deduzione, in caso di beni immobili, è ammessa per un periodo non inferiore a dodici anni, ai sensi dell’art. 54, comma 2, del TUIR, come modificato dall’art. 1, comma 162, della legge 27 dicembre 2013, n. 147; - l’ammontare della quota deducibile di competenza dell’anno delle spese di ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione non imputabili ad incremento del costo degli immobili utilizzati nell’esercizio dell’arte o della professione, nonché le quote di competenza delle predette spese straordinarie sostenute negli esercizi precedenti; - le altre spese relative all’immobile strumentale a qualunque titolo utilizzato, con esclusione della locazione finanziaria, ad esempio: spese condominiali e per riscaldamento; - il 50% delle spese per servizi e dell’ammontare della quota deducibile nell’anno delle spese di ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione non imputabili ad incremento del costo relative agli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o della professione e all’uso personale o familiare del contribuente di proprietà o utilizzati in base a contratto di locazione anche finanziaria, nonché le quote di competenza delle predette spese straordinarie sostenute negli esercizi precedenti.   ******   5) Benefit ai dipendenti per la fruizione di servizi incentivanti Voucher, sia cartacei sia elettronici, per incentivare i propri dipendenti. Si anche per meglio erogare servizi ai propri lavoratori: In tema di fringe benefits, una delle novità introdotte dalla Legge di Stabilità per il 2016 (che ha inserito, dopo nell’art. 51 TUIR il comma 3-bis, che ha trovato posto nel decreto attuativo delle nuove disposizioni, art. 6, D.M. 25 marzo 2016) consiste nella possibilità per i datore di lavoro di erogare beni, prestazioni, opere e servizi anche mediante i voucher. Si tratta di documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, che riportano un valore nominale e non rappresentano denaro. I datori di lavoro possono utilizzare documenti di legittimazione (c.d. voucher), sia cartacei sia elettronici, per erogare beni, prestazioni, opere e servizi ai propri dipendenti. La Stabilità 2016 ha, quindi, modificato l’art. 51 TUIR. In particolare sono state modificate, in senso estensivo, alcune delle somme e dei valori che non concorrono a determinare il reddito di lavoro dipendente. Si tratta: - dell’utilizzo da parte dei lavoratori e loro familiari dei servizi erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a particolari categorie; - delle somme, ai servizi e alle prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione da parte dei familiari dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché la frequenza di ludoteche e di centri estivi ed invernali e per borse di studio a favore di medesimi familiari; - delle somme e alle prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità di dipendenti o ad alcune categorie per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti. Tra le altre cose, è stato anche previsto che l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro possa avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico riportanti un valore nominale. Adesso viene, quindi, regolamenta la possibilità dell’utilizzo di voucher, siano essi cartacei che elettronici. Erogazione di fringe benefit con voucher L’art. 51, comma 3-bis, TUIR stabilisce: “ai fini dell'applicazione dei commi 2 e 3, l'erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale”. I commi 2 e 3 richiamati contengono la disciplina dei fringe benefit che il datore di lavoro può erogare ai propri dipendenti e il loro trattamento fiscale, che varia a seconda della tipologia di benefit. La nuova norma è stata resa operativa con il D.M. 25 marzo 2016 il quale, all’art. 6, ha disposto che i voucher: - non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare; - non possono essere monetizzati o ceduti a terzi; - devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare. Inoltre, in deroga alle regole generali in materia di reddito di lavoro dipendente, i beni e servizi di importo non superiore nel periodo d'imposta a 258,23 euro (limite esente ai sensi dell’art. 51, comma 3, ultimo periodo, TUIR) possono essere cumulativamente indicati in un unico voucher purché il valore complessivo degli stessi non ecceda il limite di importo di cui sopra. Pertanto, il fatto che il documento deve dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale prefigura una esatta corrispondenza tra il valore indicato nel documento di legittimazione e il valore della prestazione offerta che deve essere determinato in base al valore normale, come definito dall’art. 9 TUIR. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 28/E del 2016, ha menzionato la risoluzione n. 26/E del 2010: il valore normale può essere costituito anche dal prezzo scontato, praticato dal fornitore sulla base di apposite convenzioni stipulate dal datore. Inoltre é stato chiarito che i voucher: - non possono essere emessi a parziale copertura del costo della prestazione, opera o servizio e quindi non sono integrabili; - non possono rappresentare più prestazioni opere o servizi di cui all’art. 51, comma 2, TUIR. Inoltre, l’oggetto della prestazione alla quale il titolo può dare diritto deve consistere in un bene o un servizio e, pertanto, il voucher non può essere rappresentativo di somme di denaro. Aspetti operativi Dal lato operativo, viene precisato che: - i voucher, avendo lo scopo di identificare il soggetto che ha diritto alla prestazione sottostante, devono essere intestati, preventivamente, all’effettivo fruitore della prestazione, opera o servizio anche nei casi di utilizzo da parte dei familiari del dipendente; - il dipendente non deve intervenire nel rapporto economico con la struttura che eroga la prestazione (se ciò avvenisse si configurerebbe un aggiramento del divieto di erogare la prestazione in denaro ove non previsto); - il dipendente assume la veste di mero destinatario della prestazione, estraneo al contratto in virtù del quale acquista il relativo diritto; - la prestazione rappresentata dal voucher, fruibile presso una delle strutture convenzionate, deve essere individuata nel suo oggetto e nel suo valore nominale e può consistere anche in somministrazioni continuative o ripetute nel tempo, indicate nel loro valore complessivo, quali, ad esempio, abbonamenti annuali a teatri, alla palestra, cicli di terapie mediche, pacchetto di lezioni di nuoto; - non rilevano eventuali corrispettivi pagati dal dipendente alla struttura che eroga il benefit, a seguito di un rapporto contrattuale stipulato autonomamente dal dipendente.   ******   6) Benefit anche per l’auto aziendale In materia di benefit rileva anche quello dato al dipendente a seguito dell’avvenuta concessione dell’auto in funzione del suo utilizzo. Si pone anche il problema della deducibilità del costo auto data in uso ai dipendenti. La deducibilità del costo auto concessa in uso ai dipendenti, per il datore di lavoro che agisce nell’ambito della propria attività imprenditoriale o professionale, segue regole diverse rispetto alle altre tipologie di contribuenti utilizzatori (professionisti, agenti ecc.) che ne fanno un uso proprio. Solitamente il benefit concesso al dipendente viene direttamente inserito nella sua busta paga oppure, in alternativa, viene addebitato con fattura soggetta ad IVA. Le principali voci di costo legate alla concessione dell’autovettura al dipendente, solitamente considerate dal datore di lavoro (impresa, lavoratore autonomo, ecc.), sono relative a: - acquisto; - noleggio; - leasing. Per questo occorre effettuare un ulteriore distinguo legato all’uso dell’auto da parte del dipendente: - utilizzo esclusivamente personale, il cui costo viene dedotto dal datore di lavoro che agisce nell’ambito della propria attività imprenditoriale o professionale, seguendo le regole limitatamente correlate al fringe benefit (art. 9 del TUIR); - utilizzo esclusivamente aziendale, la cui deducibilità del costo pari al 20% segue le ordinarie regole fiscali previste per le auto aziendali (art.164 comma 1 lett. b) del TUIR); - utilizzo promiscuo, il cui costo auto concessa in uso al dipendente viene ora dedotto nel limite del 70% (art. 164 comma 1 lett. b-bis del TUIR). In quest’ultimo caso, affinchè si possano applicare le regole di deducibilità del costo auto concessa in uso promiscuo al dipendente nel limite del 70%, occorre che si rispetti e che si dimostri un ulteriore vincolo legato al fatto che il dipendente ne faccia uso per la maggior parte del periodo decorrente dall’acquisto e per la maggior parte del periodo d’imposta. Per tale finalità, il datore di lavoro che agisce nell’esercizio della propria impresa o professione, procede a delineare nel contratto di lavoro subordinato i termini e le condizioni dell’utilizzo dell’autovettura concessa al dipendente.   ******   7) Nel Modello F24 arrivano anche i tributi speciali Dal 1° settembre 2016, i tributi speciali si potranno versare mediante il modello “F24”. Con successiva risoluzione dell’Agenzia delle entrate verranno istituiti i codici tributo da utilizzare per i versamenti ed impartite le istruzioni per la compilazione dei modelli di pagamento. Lo ha disposto il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 114710 del 19 luglio 2016. Il citato provvedimento vuole apportare una spinta verso la semplificazione degli adempimenti fiscali dei contribuenti, che già utilizzano il modello stesso per il pagamento di numerosi tributi. Periodo transitorio Fino al 31 dicembre 2016 si potrà utilizzare il modello F23, in alternativa al modello F24, per il versamento dei tributi di cui al presente provvedimento. Per gli atti emessi dagli uffici dell’Agenzia delle entrate, i pagamenti sono effettuati utilizzando esclusivamente il tipo di modello di pagamento allegato o indicato negli atti stessi. Contrassegno sempre valido I tributi speciali potranno comunque essere versati mediante apposizione del contrassegno telematico utilizzato per l’assolvimento dell’imposta di bollo (ovvero con le modalità previste dall’articolo 3, comma 3, del decreto dirigenziale del 9 dicembre del 1997 del Ministero delle Finanze). ******   8) MinEconomia: tasse ridotte e pagarle con semplicità Presentati ai parlamentari i rapporti OCSE e FMI sull'amministrazione fiscale italiana. Padoan: “le tasse vanno ridotte e pagarle deve essere semplice”. Il 19 luglio 2016 si è tenuta al Ministero dell'Economia e delle Finanze la presentazione ai parlamentari delle Commissioni Finanze di Camera e Senato dei rapporti sullo stato dell'amministrazione fiscale italiana, commissionati dal MEF all'OCSE e al Fondo Monetario Internazionale. Le due organizzazioni hanno elaborato i rapporti in maniera indipendente ma sono giunte a conclusioni e suggerimenti molto simili. Ad illustrare i documenti sono stati, per l'OCSE il direttore del Tax Forum, Pascal Saint-Amans e per il FMI il capo missione, Juan Toro. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, svolgendo l'intervento introduttivo, ha sottolineato che "la pressione fiscale in Italia si deve ridurre" e che "il fisco deve diventare più semplice per i contribuenti". I rapporti dell'OCSE e del Fondo Monetario, ha aggiunto il Ministro "riconoscono i risultati positivi recenti" conseguiti dal sistema fiscale italiano anche a seguito delle iniziative introdotte dal governo, ma permangono problematiche che devono essere superate. Tra queste Padoan ha indicato il "tax gap" dell'Iva che "è ancora molto alto, le stime parlano del 30" e "l'elevato stock di tasse da riscuotere". Nel suo complesso, ha puntualizzato ancora il ministro, il rapporto tra fisco e contribuenti può migliorare attuando strategie organizzative maggiormente improntate a facilitare l'adempimento spontaneo. Nei documenti di OCSE e FMI emerge un giudizio positivo sulle Agenzie fiscali che, dalla loro istituzione nel 2000, hanno sempre migliorato la performance del sistema italiano, il grado di adempimento dei contribuenti e la capacità di combattere l'evasione fiscale. Allo stesso tempo il sistema presenta alcune criticità, a partire dalle molteplici entità che vi operano: la agenzie fiscali, la Guardia di Finanza, Equitalia che si occupa della riscossione. Il Fmi e l'Ocse raccomandano un migliore coordinamento, a livello strategico e operativo. Allo stesso tempo le agenzie dovrebbero disporre di maggiore autonomia finanziaria e nell'organizzazione interna. Le convenzioni che regolano i rapporti tra il Ministero dell'Economia e delle Finanze e le Agenzie dovrebbero prevedere pochi obiettivi di carattere generale e strategico evitando di concentrarsi su numerosi micro-obiettivi. I rapporti di OCSE e FMI pongono l'accento sulla necessità di migliorare l'adempimento spontaneo. La strategia dell'amministrazione finanziaria nei confronti dei contribuenti deve curare i servizi e la prevenzione dell'evasione, non soltanto prevedere controlli e accertamenti. Il Ministero dell'Economia si è già mosso in questa direzione. I nuovo schema di convenzioni tra il Mef e le Agenzie fiscali, predisposto per il triennio 2016-2018, identifica obiettivi strategici generali e i risultati vengono valutati in termini di servizi al contribuente e prevenzione, mentre il tradizione obiettivo del contrasto all'evasione, pur permanendo, assume un peso meno rilevante. La presentazione dei rapporti è stata conclusa dal Vice Ministro all'Economia, Luigi Casero, che si è augurato, su questi temi, l'avvio di un proficuo confronto in Parlamento per individuare soluzioni volte al raggiungimento di tre obiettivi prioritari: "maggiore compliance, riduzione del tax gap e un fisco più friendly". (Ministero dell’Economia, nota del 19 luglio 2016)   ******   9) Falcidia IVA, un documento dei commercialisti Il commento del Consiglio nazionale di categoria all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 aprile 2016. Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha pubblicato il documento “L’(in)falcidiabilità del credito IVA”. Si tratta di un commento alla sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 aprile 2016 (causa C- 546/14) che ha affermato l’ammissione di un pagamento parziale di un credito IVA, da parte dell’imprenditore che ha presentato domanda di ammissione a concordato preventivo, che non costituisca una rinuncia generale e indiscriminata alla riscossione del tributo e che non sia contraria all’obbligo gravante sugli stati dell’Unione di assicurare il prelievo generale dell’Iva nel territorio su cui insiste la propria sovranità, nonché la riscossione effettiva delle risorse proprie dell’Unione. Già all’indomani della sentenza, il Consiglio nazionale era intervenuto sul tema, affermando che la Corte UE aveva confermato definitivamente la posizione dei commercialisti in materia di transazione fiscale. La Corte UE ha riconosciuto che i principi comunitari non precludono ad uno Stato membro di accettare un pagamento parziale del debito IVA da parte di un imprenditore in difficoltà finanziaria, nel corso di un concordato preventivo basato sulla liquidazione del suo patrimonio, a condizione che un professionista indipendente abbia attestato che il credito non riceverebbe trattamento migliore in sede fallimentare. La questione è comunque di vertice dal momento che restano ancora aperte problematiche relative all’ambito applicativo dell’indirizzo giurisprudenziale espresso dalla Corte di Giustizia nel quale non sembrerebbero ricadere, per esempio, le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento. In attesa di ulteriori chiarimenti, da esprimersi auspicabilmente anche in sede legislativa, i commercialisti pubblicano un documento che racchiude anche le proposte in materia fiscale già presentate in occasione del contributo fornito in questi mesi allo studio e alla rielaborazione della legge fallimentare, nell’ottica di una riforma organica della disciplina dell’insolvenza e della crisi di impresa, nonché un saggio di Michele Monteleone, presidente della II Sezione civile, Ufficio Fallimenti, del Tribunale di Benevento e componente della Commissione sulla riforma della legge fallimentare del CNDCEC (CNDCEC, comunicato stampa 19 luglio 2016)   ******   10) CNDCEC: “Proposta di modifica al D.Lgs. n. 28/2010” per incrementare la mediazione e la conciliazione Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, al fine di incentivare il ricorso al procedimento di mediazione volto alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, intende proporre delle modifiche alla disciplina di cui al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28 (di seguito, D.Lgs. n. 28/2010), come modificato dal decreto legge 21 giugno 2013 n. 69 (di seguito, D.L. n. 69/2013) convertito, con modificazioni, dalla successiva legge 9 agosto 2013 n. 98 (di seguito, L. n. 98/2013). Come noto, il procedimento di mediazione si colloca nell’ambito delle procedure di Alternative Dispute Resolution (ADR) e si caratterizza per la presenza aggiuntiva di un terzo soggetto neutrale, estraneo alla vicenda, chiamato ad assistere le parti nella ricerca di una soluzione amichevole della controversia (mediazione compositiva), anche attraverso la formulazione di un accordo per la risoluzione della stessa (mediazione propositiva). Il travagliato iter normativo dell’istituto, che in questa sede si ripercorre brevemente, ha avuto inizio con la legge 18 giugno 2009 n. 69 che, sulla scia della direttiva 2008/52/CE, ha conferito al Governo la delega in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali, dettando una serie di principi e criteri direttivi cui attenersi e recepiti nel D. Lgs. n. 28/2010, attraverso il quale la mediazione in materia civile e commerciale ha debuttato nel nostro ordinamento sotto diverse forme, tra cui quella obbligatoria (ossia, in determinate materie, come condizione di procedibilità della domanda giudiziale). Successivamente, la Corte Costituzionale, con la nota sentenza del 6 dicembre 2012 n. 272, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, comma 1 del D. Lgs. n. 28/2010 (in cui si faceva riferimento al carattere obbligatorio della mediazione) per eccesso di delega legislativa, poiché il provvedimento adottato dal Governo si discostava dai principi espressi nella legge delega che non prevedevano l’obbligo di esperire la mediazione in alcune materie quale condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria. Tuttavia, trattandosi di un vizio meramente procedurale, nulla ha impedito che il carattere obbligatorio della mediazione venisse reintrodotto dal legislatore nazionale ad opera, questa volta, del D.L. n. 69/2013, convertito nella L. n. 98/2013. (CNDCEC, nota informativa n. 87 del 19 luglio 2016) *** Questionario sul concordato preventivo Il CNDCEC con la nota informativa 86 del 19 luglio 2016 informa del lancio di un questionario sul concordato preventivo. *** Tirocinio tramite corsi di formazione – scadenza termini per la presentazione delle proposte di istituzione dei corsi La nota informativa 86 del 19 luglio 2016 del CNDCEC si sofferma su: Tirocinio tramite corsi di formazione – scadenza termini per la presentazione delle proposte di istituzione dei corsi.   ***   Equitalia:venerdì 22 luglio 2016 assemblee del personale Equitalia informa che dalle ore 8 alle ore 10:30 di venerdì 22 luglio 2016 si terranno negli uffici territoriali assemblee del personale indette dalle organizzazioni sindacali. Pertanto, in questa fascia oraria potrebbero non essere garantiti i servizi di sportello. (Equitalia comunicato del 19 luglio 2016)   ***   Linee guida DAU - Documento di lavoro DIH 15/008 del 23.4.2016. L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la nota 82452 RU del 18 luglio 2016.   ***   Prima casa: il bonus prima casa spetta anche se il contribuente si trasferisce prima La normativa non obbliga il contribuente a mantenere, per un periodo minimo di tempo, la residenza nel cComune in cui si trova l’abitazione per la quale ha chiesto il beneficio prima casa. Pertanto, l’immediato ri-trasferimento non fa perdere l’agevolazione dell’agevolazione. Non c’è quindi bisogno di aspettare 18 mesi. (Cassazione, sentenza n. 14510 del 15 luglio 2016)   Vincenzo D’Andò